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La Chiesa alle strette: scatta l’ora dei preti sposati

Emmanuel Milingo e Maria Sung, nel giorno delle nozze

Emmanuel Milingo e Maria Sung, nel giorno delle nozze

Nozze in vista per Maurizio Calipari? Il brillante sacerdote, fratello di Nicola Calipari, l’agente del Sismi ucciso in Iraq, ha chiesto un periodo di riflessione per meditare sulla sua vocazione. Esperto di bioetica, docente di teologia morale e soprattutto autorevole membro della Pontificia accademia per la vita, Calipari starebbe valutando se abbandonare il sacerdozio per una nuova vita. Continua

E tra gli ombrelloni i “vu’ pregà”. Hit parade delle spiagge più devote

La chiesa da spiaggia

Acqua e Fede. No, la Pellegrini invincibile ai mondiali di nuoto a Roma, stavolta non c’entra.
Parliamo proprio di fede in Dio, quella dimensione interiore, magari un po’ trascurata nella frenesia di tutti i giorni, che nel tempo vuoto delle vacanze si può coltivare (scoprire o ritrovare) anche in spiaggia.
E a soddisfare il bisogno di un contatto con Dio sotto l’ombrellone, ecco entrare in azione pattuglie di speciali “baywatch” della fede. Preti, suore e giovani delle associazioni cattoliche che, in tutto il Paese con l’arrivo dell’estate si organizzano per portare la parola di Dio tra i bagnanti.
Altro che venditori ambulanti e animatori, da qualche anno i protagonisti della vita da spiaggia sono loro: i missionari dell’estate, ribattezzati simpaticamente anche “vu’ pregà”, che macinano chilometri lungo i litorali di tutta Italia.
Negli anni la cosa ha preso talmente piede che è possibile stilare una hit parade delle “spiagge come Dio comanda”.

In provincia di Chieti, a Vasto, i preti portano la parola di Dio tra i bagnanti amplificandola con l’ausilio di un megafono. Non sono da meno a Mondragone, in provincia di Caserta, dove le suore della Stella Maris si sono organizzate per il “preyer-beach”, in cui sulla spiaggia, in mezzo a castelli di sabbia e ombrelloni, hanno innalzato cappelle itineranti, speciali gazebo in cui in cui ogni giorno si recita il rosario insieme ai turisti. In costiera Amalfitana, poi, le “Sentinelle del mattino” (un’associazione nata a Verona da don Andrea Brugnoli, un sacerdote quarantenne con il pallino dell’evangelizzazione dei giovani: qui una sua VIDEO intervista tratta da YouTube) pregheranno con i villeggianti dall’11 al 14 agosto nel nome del Signore. “Sia chiaro” dice don Andrea Brugnoli, “la spiaggia è, e resta, un luogo di divertimento. I preti e le suore stanno in chiesa. Per quel che ci riguarda, sulla spiaggia, mandiamo giovani che approcciano coetanei facendo loro un invito: ‘Gesù vuole incontrarti’”. I giovani in vacanza, racconta don Andrea, “a volte criticano la Chiesa, a volte si trovano in sintonia. Comunque la si pensi, l’importante è che si apra un dialogo. Chi vuole, ed è incuriosito dalla parola di Dio, la sera viene accolto a braccia aperte e si unisce al nostro gruppo di preghiera e di riflessione spirituale”.

Un’opportunità arriverà il 3 agosto quando, a Termoli, sarà montata la chiesa gonfiabile (una struttura nero-bianco e fucsia, di circa 30 metri di diametro, con abside e altare, capace e può ospitare circa mille fedeli), già collaudata con grande successo a Ravenna e Bibione dove si sono radunate mille persone.
Ma anche i baby vacanzieri sono chiamati nella moderna opera di proselitismo sul lungomare. In Liguria, li ha raggruppati don Roberto Fiscer, della parrocchia dei Santi Nazaro e Celso di Arenzano, in provincia di Genova, con “R-Estate”: frotte di ragazzini, accompagnati dagli educatori, che griano tra lettini e sedie a sdraio invitando i loro coetanei a seguirli al patronato per giocare a pallavolo, ping pong, biliardino e, naturalmente, per pregare.

Il Papa chiede una “ecologia dell’uomo”. “Gender” è autodistruzione

Il papa all'udienza di Castel Gandolfo, non si faceva da Paolo VI

“Non è una metafisica superata, se la Chiesa parla della natura dell’essere umano come uomo e donna e chiede che quest’ordine della creazione venga rispettato”. Nell’atteso discorso alla Curia Romana riunita per gli auguri natalizi, papa Benedetto XVI spiega la posizione della Santa Sede contro la discriminazione dei gay ma anche contro l’equiparazione di queste coppie alle altre che sono state molto contestate in queste ultime settimane. “Qui” afferma il Santo Padre “si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell’ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un’autodistruzione dell’uomo e quindi una distruzione dell’opera stessa di Dio”.

Se la Chiesa è impegnata nella difesa del Creato e dei beni della Terra, a maggior ragione questo impegno vale per la difesa dell’uomo e della donna. Per questo ciò che s’intende con la parola gender equivale all’autodistruzione dell’uomo, al suo allontanamento dal disegno della Creazione. “Qui si tratta di fatto” ha spiegato il Papa nel suo lungo intervento “della fede nel Creatore e dell’ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un’autodistruzione dell’uomo e quindi una distruzione dell’opera stessa di Dio”. “Ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine gender” ha detto il Papa “si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell’uomo dal creato e dal Creatore. L’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda”. “Ma in questo modo vive contro la verità” ha osservato Ratzinger “vive contro lo Spirito creatore. Le foreste tropicali meritano, sì, la nostra protezione, ma non la merita meno l’uomo come creatura, nella quale è iscritto un messaggio che non significa contraddizione della nostra libertà, ma la sua condizione”.
Il matrimonio fra uomo e donna è il sacramento istituito da Cristo, il sacramento che è all’origine della Creazione. In questo modo il Papa ha voluto rinnovare la sua difesa del matrimonio contro qualsiasi altra forma di unione, in particolare quelle gay.

“Grandi teologi della Scolastica” ha spiegato il Papa “hanno qualificato il matrimonio, cioè il legame per tutta la vita tra uomo e donna, come sacramento della creazione, che lo stesso Creatore ha istituito e che Cristo - senza modificare il messaggio della creazione - ha poi accolto nella storia della sua alleanza con gli uomini”. “Fa parte dell’annuncio che la Chiesa” ha detto ancora il Pontefice “deve recare la testimonianza in favore dello Spirito creatore presente nella natura nel suo insieme e in special modo nella natura dell’uomo, creato ad immagine di Dio”. “Partendo da questa prospettiva - ha aggiunto - occorrerebbe rileggere l’Enciclica Humanae vitae: l’intenzione di Papa Paolo VI era di difendere l’amore contro la sessualità come consumo, il futuro contro la pretesa esclusiva del presente e la natura dell’uomo contro la sua manipolazione”.
“Il dato che la materia porta in sè una struttura matematica, è piena di spirito, è il fondamento sul quale poggiano le moderne scienze della natura”. Il Papa è tornato sul rapporto fra scienza e fede parlando di Galileo Galilei e degli altri uomini di scienza. “Solo perché la materia è strutturata in modo intelligente” ha detto Ratzinger rivolto ai membri della Curia vaticana “il nostro spirito è in grado di interpretarla e di attivamente rimodellarla. Il fatto che questa struttura intelligente proviene dallo stesso Spirito creatore che ha donato lo spirito anche a noi, comporta insieme un compito e una responsabilità”. Per questo, ha aggiunto il Papa, “nella fede circa la creazione sta il fondamento ultimo della nostra responsabilità verso la terra”.

Finale non meno duro, quello dedicato da Benedetto XVI alla GMG: “Analisi in voga” tendono a considerare la Giornata Mondiale della Gioventù “come una variante della moderna cultura giovanile, come una specie di festival rock modificato in senso ecclesiale con il Papa quale star: con o senza la fede, questi festival sarebbero in fondo sempre la stessa cosa, e così si pensa di poter rimuovere la questione su Dio”.
E così Papa Ratzinger traccia un solco profondo tra sé e il suo amato predecessore Wojtyla, che dell’aspetto più conviviale degli incontri mondiali con i giovani aveva fatto un tratto distintivo del proprio Pontificato: “Ci sono anche voci cattoliche” osserva Ratzinger “che vanno in questa direzione valutando tutto ciò come un grande spettacolo, anche bello, ma di poco significato per la questione sulla fede e sulla presenza del Vangelo nel nostro tempo. Sarebbero momenti di una festosa estasi, che però in fin dei conti lascerebbero poi tutto come prima, senza influire in modo più profondo sulla vita”. Ma queste analisi sono errate: “in Australia non per caso” ricorda il Pontefice “la lunga Via Crucis attraverso la città è diventata l’evento culminante di quelle giornate. Essa riassumeva ancora una volta tutto ciò che era accaduto negli anni precedenti ed indicava Colui che riunisce insieme tutti noi: quel Dio che ci ama sino alla Croce”.

Questione di diritto, Vaticano sfida l’Onu: “Difendere vita, famiglia e fede”

Il cardinale Tarcisio Bertone

La libertà religiosa è in pericolo, e ”quando viene meno il diritto alla vita e alla libertà religiosa anche il rispetto degli altri diritti vacilla”: lo ha detto il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, intervenendo alla commemorazione dei 60 anni della Dichiarazione sui diritti umani. Lungo e polemico l’intervento del numero 2 Vaticano nell’occasione: “La prospettiva internazionale” ha detto il porporato “lascia emergere la tendenza a relegare il fatto religioso alla dimensione della cultura o ad accomunarla alle pratiche ed ai saperi tradizionali” mentre per Bertone il tema non si esaurisce nella sola “libertà di culto o una questione attinente alla sfera privata”. ”I diritti umani hanno sempre bisogno di essere difesi” sostiene il cardinale , “ma non confusi con semplici e spesso limitati bisogni contingenti”.
Per Bertone “la domanda di diritti non deve dilagare in ogni direzione”. E qui arriva l’attacco sui temi che hanno recentemente messo il Vaticano sotto i riflettori per i suoi “no” alle proposte all’Onu sulla depenalizzazione dell’omosessualità e i diritti dei disabili. ”I diritti” ha detto il segretario di Stato vaticano “non possono essere dei contenitori che, secondo i momenti storici, culturali e politici si riempiono di significati diversi, anzi, è l’assenza di valori a cui legare i diritti la causa principale della loro inefficacia e della loro violazione”.
Va quindi riaffermata, ha detto, ”quella legge naturale che feconda i diritti medesimi ed è l’antitesi di quel degrado che in tante nostre società ha interesse a mettere in discussione l’etica della vita e della procreazione, del matrimonio e della vita famigliare, come pure dell’educazione e della formazione delle giovani generazioni”.

Italiani e fede: perché tanti si fanno sbattezzare

Scene da un battesimo
In latino si chiama “actus defectionis” e per la Chiesa è un nuovo problema: è l’atto con il quale si chiede di essere “sbattezzati”.
Solo in Italia si contano già 3 mila “sbattesimi”. “In realtà il numero è superiore, ma una statistica è impossibile perché tanti chiedono al parroco di essere sbattezzati ma non ci informano” sostiene Federico Sora, fondatore negli anni 80 dell’Associazione per lo sbattezzo, con sede a Fano nelle Marche. I moduli si possono scaricare su internet dal sito dell’Associazione per lo sbattezzo.
Per far fronte alle richieste anche la Cei ha predisposto moduli con i quali vescovi e parroci rispondono ai richiedenti invitandoli a considerare le conseguenze di questa decisione, che comporta la più grave delle pene canoniche, cioè la scomunica.
E nei giorni scorsi sono state pubblicate sul sito internet del Vaticano (www.vatican.va) le norme. Lo “sbattezzo”, spiega il cardinale Julián Herranz, già presidente del Pontificio consiglio per i testi legislativi, “non ha solo un carattere giuridico amministrativo ma si configura come una separazione dalla vita della Chiesa: suppone quindi un atto di apostasia, eresia o scisma”.
Per questo all’inizio vescovi e parroci convocavano quanti chiedevano di essere sbattezzati. Ma il garante per la protezione dei dati personali ha deciso che non è lecita la richiesta a recarsi personalmente in parrocchia per chiedere di essere cancellati dai registri. Anche per lo sbattezzo è stato introdotto così il “rito abbreviato”.

La fede, la ragione. E la penitenza, che si fa ma non si dice


“È un vero peccato”.
Scusi, quale? Lo chiediamo a Monsignor Mauro Cozzoli, ordinario di Teologia morale alla Pontificia Università Lateranense.
È un vero peccato rifiutarsi, anche oggi, di coniugare fede e ragione. Due espressioni dell’uomo che non sono in contrasto. La fede poi è una scelta di vita che non comporta un minus di intelligenza ma un più di maturità.
La sua tesi va controcorrente. Per molti (a partire dal matematico Piergiorgio Odifreddi nel suo ultimo libro Perché non possiamo essere cristiani, ospite anche di un FORUM sul nostro sito), oggi vale la vecchia questione: “Per chi crede non esistono domande, per chi non crede non esistono risposte”.
Ma noi dobbiamo sforzarci di trovare un dialogo. Certo, se si parte da giudizi preconcetti come fa il professor Odifreddi, fede e ragione saranno sempre non solo due mondi paralleli ma anche in contrasto. L’atteggiamento di Odifreddi è tipico di chi non vuol accettare la tesi dell’altro: nonostante il suo laicismo, parte da un atteggiamento fideistico e partigiano. E pensare che essendo non credente dovrebbe avere il dubbio come guida. Invece non prende mai in esame le aporie insite nelle sue tesi che solo con la fede si possono colmare. Anche perché di questo dialogo oggi si sente un forte bisogno: sono sempre migliaia le persone alle udienze del Pontefice.
Anche quando Benedetto XVI richiama i politici a non avallare “leggi contro natura”…
Il richiamo del Papa è alle coscienze. E la coscienza non riguarda solo i credenti: è l’intelligenza morale della persona e inerisce alla sua capacità di decidere per il bene. Attraverso le azioni o il loro esame.
Sta parlando dell’esame di coscienza, Monsignore?
Sì, visto il periodo quaresimale. Intorno a questo tema c’è un po’ di confusione. Farsi l’esame di coscienza è come, usando una metafora moderna, scannerizzare le proprie azioni, valutarle in ordine alla loro bontà o alla loro malvagità. E in questo senso la scannerizzazione non è esclusiva dei cattolici.
Legato al tema della coscienza è quello della penitenza…
Esatto. Ma anche qui, usiamo prudenza. La penitenza non è un’azione particolare ma un valore, una virtù: è accogliere o compiere volontariamente qualcosa che costi privazione per elevarmi a Dio. Facendo penitenza, io non subisco un torto ma faccio un sacrificio.
Come il privarsi della carne al venerdì?
Sì. Anche se la Chiesa richiama, ripeto, ai valori. Che non vanno sacralizzati ma calati nella quortidianità. La prima opera richiesta è la carità: tutto va ad essa rapportata
Quindi non ha senso la protesta dei genitori della scuola di Ponzano Veneto perché alla mensa della scuola i propri figli hanno mangiato spezzatino il primo venerdì di Quaresima?
Non ho seguito il caso. Ma l’importante è che la penitenza sia rapportata allo stile della propria vita. E poi c’è un canone del Diritto Canonico che esenta dall’astinenza dalle carne i bambini…
Se la penitenza è un sacrificio, il cilicio di Paola Binetti, pacato medico psichiatra e pasionaria senatrice Teodem e numeraria dell’Opus Dei, vale di più della rinuncia quaresimale ai dolci e al vino della cattolica di sinistra Rosy Bindi, ministro firmatario dei Dico?
L’invito di Gesù è chiaro: “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati”.

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Uno contro tutti, di Carlo Puca
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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