Il diavolo si serve anche di internet? “Naturalmente. Satana sa utilizzare internet e tutti i mezzi di comunicazione molto meglio di noi” ha detto a Panorama il direttore di Radio Maria, Livio Fanzaga, l’emittente vaticana presente in 50 Paesi che, però, non rinuncia al mondo online: ha un sito web aggiornatissimo, con un ricco archivio audio delle trasmissioni e un’ampia rassegna stampa.
L’incontro della Chiesa con internet è un processo che viene da lontano, ma rivela anche orientamenti differenti. Ispirati alla cautela. Il cardinale Crescenzio Sepe è su Facebook, il social network che unisce 5 milioni di italiani: in poche settimane ha superato la soglia record di 5mila amici, oltre la quale non è più possibile aggiungere nuovi contatti. Anche il cardinale Carlo Maria Martini ha la sua pagina con 2700 fan. Eppure la Cei frena sui social network, definendoli un fenomeno di “individualismo interconnesso”.
Il mondo cattolico non resta a guardare le trasformazioni tecnologiche globali. Lo sbarco del Vaticano su YouTube è stato l’ultimo passo. Quasi l’86 per cento delle parrocchie italiane dispone di un computer: nel 70 per cento dei casi sono dotate di una connessione a internet e circa il 62 per cento ha un indirizzo di posta elettronica. Sono dati emersi nel convegno Chiesa 2.0 che apre una finestra sui luoghi in cui i fedeli si confrontano e discutono in rete. Come, per esempio, la comunità Webcattolici sulla tecnologia. Oppure piccole comunità locali che attraverso internet hanno un spazio per confrontarsi e approfondire un percorso religioso. Sono infatti due le tipologie principali dei siti Internet parrocchiali: il “sito informativo”, di carattere “turistico- identitario”, destinato “non ai fedeli ma ai visitatori”, dove dominano informazioni su bellezze e ricchezze artistiche e architettoniche della parrocchia, e il “sito comunitario”, finalizzato a “costruire una comunità ”.
Anche per questo, l’anno scorso il cardinale Camillo Ruini ha invitato le suore a navigare su internet a aprirsi un blog. Proprio sul portale delle Conferenza episcopale italiana è stato pubblicato l’orientamento ufficiale verso il web: “La Chiesa” si legge “si è spesso dichiarata convinta del fatto che i mezzi di comunicazione sociale sono, come ha affermato il Concilio Vaticano II, ‘meravigliose invenzioni tecniche’ che pur facendo già molto per soddisfare le necessità umane, possono fare ancora di più”. Anzi, a preoccupare è anche la censura sul web. Monsignor Maria Celli, presidente del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali ha dichiarato: “Mi auguro che il governo cinese comprenda che con il nuovo canale YouTube del Papa si immette una presenza di certi valori e tenga conto del fatto che Benedetto XVI è un Papa rispettoso e accogliente”.
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di Ignazio Ingrao
Il ritiro della scomunica a carico dei lefebvriani: è quanto si attendono i tradizionalisti da Benedetto XVI dopo il ritorno alla messa in latino secondo il rito tridentino del XVI secolo. La scomunica a carico di Marcel Lefebvre e di quattro vescovi venne comminata da Giovanni Paolo II il 2 luglio 1988. Il ritiro metterebbe la parola fine a uno scontro durato oltre vent’anni e ristabilirebbe la piena comunione nella Chiesa cattolica dei tradizionalisti legati al “vescovo ribelle”.
Se ne discute in seno alla commissione Ecclesia Dei, presieduta dal cardinale DarÃo Castrillón Hoyos. Secondo i tradizionalisti, la scomunica di Karol Wojtyla fu illegittima poiché Lefebvre non aveva compiuto alcuno scisma, non avendo mai messo in dubbio l’autorità del Papa. Alcuni membri della commissione Ecclesia Dei chiedono però di subordinare il rientro dei lefebvriani nella Chiesa cattolica all’esplicito riconoscimento del Concilio Vaticano II.
In attesa di una decisione in materia, verrà reso noto nei prossimi giorni il regolamento di attuazione del motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI che dal 14 settembre ha liberalizzato l’uso della liturgia preconciliare.
Il regolamento, predisposto dalla commissione Ecclesia Dei, si propone di chiarire alcuni aspetti della normativa che in queste prime settimane di applicazione sono stati fonte di attriti e incomprensioni, in particolare nella diocesi di Milano, nella Chiesa tedesca e in quella francese. Il motu proprio del Papa impone che “nelle parrocchie in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica” il parroco consenta la celebrazione della messa in latino con il vecchio rito.
Ma cosa si deve intendere per gruppo stabile di fedeli? C’è un numero minimo richiesto? Il regolamento darà risposta a questi interrogativi: senza fissare criteri troppo rigidi dal punto di vista numerico, offrirà alcuni parametri per giudicare la stabilità di un gruppo di tradizionalisti. E ribadirà che la nuova normativa voluta dal Papa si applica a tutti i riti, compreso quello ambrosiano.
Si attendono anche indicazioni in merito al calendario liturgico, poiché l’antico rito celebra festività soppresse o rese facoltative nel nuovo. Inoltre il rito tridentino presenta differenze di data nella celebrazione di alcune festività , come quella di Cristo Re, e nella durata della Quaresima. Non mancheranno chiarimenti in merito alla celebrazione del triduo pasquale e tra le preghiere del Venerdì santo potrebbe essere eliminata l’invocazione alla conversione degli ebrei duramente criticata dalle comunità ebraiche.
Nel frattempo a Venezia è stato sottoscritto un accordo tra la diocesi e i tradizionalisti. Il cardinale Angelo Scola ha affidato la comunità di tradizionalisti veneziani alla cura di un sacerdote tedesco della Fraternità San Pietro, Konrad zu Löwenstein (48 anni), al quale la Santa Sede ha riconosciuto la facoltà di celebrare esclusivamente con il vecchio rito. Ogni giorno don Konrad celebra la messa preconciliare nella chiesa di San Simeon Piccolo. “Si tratta del primo accordo in Italia e forse nel mondo per l’applicazione delle nuove norme del Papa. E riscontriamo un ottimo successo: oltre 100 persone ogni domenica partecipano alla nostra messa” riferisce Alessandro Zangrando, esponente dei fedeli veneziani che ha condotto le trattative con la curia.
I tradizionalisti attendono con trepidazione anche un altro importante evento per domenica 2 oppure 9 dicembre: Benedetto XVI potrebbe celebrare una messa in latino secondo l’antico rito di San Pio V. Un evento storico al quale parteciperebbero decine di migliaia di cattolici tradizionalisti da tutto il mondo.
Joseph Ratzinger da cardinale ha già celebrato in pubblico con il vecchio rito almeno due volte (a Wigratzbad nel 1990 e a Weimar nel 1999). La decisione non è stata ancora presa ma è stato chiesto ad alcuni autorevoli liturgisti di preparare una relazione in merito allo svolgimento di una messa papale con il vecchio rito.
È da escludere che la celebrazione possa svolgersi in San Pietro, poiché il vecchio rito prevede la presenza della corte pontificia che Paolo VI ha abolito. È stato proposto di celebrare la messa lontano da San Pietro, per esempio nella Basilica di San Paolo fuori le mura. In tal caso il vecchio rito prevede una messa papale semplificata, senza bisogno della corte. I tradizionalisti auspicano che in tale occasione il Papa annunci il ritiro della scomunica.
Questa ipotesi ha rallentato l’esodo di lefebvriani, che dopo l’annunciata liberalizzazione del vecchio rito, il 7 luglio, stanno ritornando alla Chiesa cattolica romana. Tra questi ci sono anche alcuni sacerdoti che hanno lasciato la Fraternità San Pio X fondata da Lefebvre per confluire nell’Istituto del Buon Pastore, fondato l’8 settembre 2006 su iniziativa dell’arcivescovo di Bordeaux, Jean-Pierre Ricard, e della commissione Ecclesia Dei. Per molti sacerdoti infatti, la liberalizzazione del vecchio rito ha fatto venire meno le ragioni per restare fuori della Chiesa di Roma.
Il 10 e 11 novembre a due passi dal Vaticano si terrà l’assemblea mondiale dell’associazione tradizionalista Una voce. Nel corso dell’assemblea il cardinale Georges Cottier celebrerà una messa con l’antico rito presso la Chiesa di Gesù e Maria al Corso.
La celebrazione secondo il rito tridentino sta diventando anche un business. Pietro Siffi, presidente e fondatore della Catholic anti-defamation league, ha creato un sito internet dove si possono acquistare on-line paramenti, suppellettili e arredi sacri per celebrare la messa di San Pio V.
Inoltre, per i sacerdoti che desiderano imparare il vecchio rito, la Tridentinum organizza brevi corsi a domicilio con attività di tutoraggio. “I corsi, della durata di due o tre giorni, sono completamente gratuiti e sono tenuti da esperti liturgisti. A poche settimane dal lancio di questa iniziativa abbiamo già ricevuto decine di richieste” spiega Siffi. Forse ora sarebbe utile pensare anche alle ripetizioni di latino.
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Il Concilio Vaticano II ora è più lontano. E non solo perché un altro giorno è passato da quel 1965, in cui si chiusero i lavori di “ammodernamento” della Chiesa cattolica e che durarono ben tre anni. Ma è più lontano anche perché da oggi, 14 settembre, entra in vigore il motu proprio lanciato il 7 luglio scorso da Papa Benedetto XVI che sdogana la messa in latino: “Ciò che per le generazioni anteriori era sacro” aveva scritto il Santo Padre “anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso”.
Adesso, insomma, sarà più facile per i parrocci di tutte le diocesi cattoliche italiane e del mondo celebrare il rito nell’antica forma liturgica andata in pensione ufficialmente nel 1969 dopo oltre 1500 anni di onorato servizio. Secondo il documento pontificio i sacerdoti che vorranno, sia su propria iniziativa sia su richiesta esplicita dei fedeli, utilizzare il vecchio messale per la celebrare la messa, potranno farlo senza chiedere l’autorizzazione al Vescovo della propria Diocesi.
La messa cosiddetta tridentina, che potrà essere celebrata non soltanto nei giorni festivi ma anche il sabato e la domenica, non ha come unica caratteristica quella dell’essere in latino (con alcune parti in greco antico): il sacerdote, infatti, a differenza di quanto avveniva fino a ieri, darà le spalle ai fedeli e reciterà preghiere e salmi che tra le navate e i banchi delle parrocchie non si sentivano da quasi quarant’anni.
Profondamente intimista (prevede numerosi momenti di silenzio) e legata alla spiritualità dei credenti, la messa secondo il rito di San Pio V elimina le preghiere corali dei fedeli e prevede una sola lettura oltre quella del Vangelo: entrambe, comunque, saranno lette appunto in latino, mentre resterà la lingua nazionale per l’omelia.
Una curiosità : il rito tridentino non sarà tollerato dalla diocesi milanese. Secondo quanto comunicato dall’arcivescovo Dionigi Tettamanzi all’indomani della promulgazione del Sommorum Pontificum da parte di Ratzinger, in nessuna parrocchia cittadina è “presente uno stabile gruppo di fedeli che voglia la celebrazione in latino”.
Nell’intera diocesi, insomma, resterà in vigore il rito ambrosiano.
Il VIDEO servizio: