Archivio per il tag “feriti”
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Duecentoquattordici episodi di pirateria stradale nei primi sei mesi di quest’anno, il 57% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno passato (quando erano stati 136), per un bilancio complessivo di 43 persone uccise (-10%) e 263 ferite (+ 107%).
A rilanciare l’allarme è l’Associazione amici sostenitori polizia stradale che sottolinea come il monitoraggio affidato allo speciale osservatorio del periodico Il Centauro “riguarda solo una piccola parte degli eventi effettivamente accaduti”.
Anche se il dato 2009 conferma, purtroppo, il trend al rialzo. Nel 2008, rispetto al 2007, sempre secondo i dati Asaps di Forlì, sono stati 136 gli eventi osservati (+74%), con 48 morti (+30%) e 127 feriti (addirittura +92%).
Boom di incidenti
Gli episodi passati al setaccio dall’Osservatorio sono quelli più gravi, utili, spiega il presidente Giordano Biserni, “per ottenere importanti spunti di riflessione”: il 75% degli autori viene poi smascherato, mentre “solo” il 25% resta ignoto. Su 214 inchieste monitorate, 160 hanno condotto all’identificazione del responsabile, arrestato in 73 occasioni (45,6% delle individuazioni) e denunciato a piede libero in altre 87 (54,4%). Su tutti questi eventi pesa l’ombra dell’alcol e delle droghe: in 59 casi, 37%, ne è stata accertata la presenza, “ma è un dato che deve essere accolto con eccessivo difetto per essere considerato ‘attendibile’. Bisogna infatti considerare che la positività dei test condotti è riferibile solo agli episodi di pirateria nei quali il responsabile sia stato identificato, 160 su 214. In diversi casi poi gli investigatori non possono più sottoporre il pirata a controllo alcolemico o narcotest, perché sono trascorse ore o giorni dall’evento”.
Gli eventi mortali sono stati 42 (19,6%), quelli con lesioni 172 (80,4%), con 43 vittime e 263 persone ospedalizzate. “Ovvio” aggiunge Biserni “che al nostro esame passano solo gli atti di pirateria più grave, quelli che bucano la cronaca o che i nostri 700 referenti sul territorio selezionano sulla scorta di precisi standard di riferimento”.
La mappa degli episodi, regione per regione
La regione che vanta il poco invidiabile primato è la Lombardia, con 36 episodi, seguita dal Lazio (29), Emilia- Romagna 28 e Veneto (18), Puglia (15), Liguria (14), Piemonte, Toscana e Sicilia (11). Le categorie deboli della strada, in particolare anziani e bambini, pagano un prezzo altissimo in termini di mortalità e lesività: 26 sono gli anziani coinvolti. Incremento vistoso dei bambini vittime di pirateria in 42 episodi (13,7% del totale), rispetto ai 17 del 2008.
Tanti gli stranieri, tra le vittime i pirati
L’Osservatorio ha preso in esame anche la presenza di conducenti stranieri, definiti per questo “attivi”. Il 26,9% dei pirati identificati è risultato essere forestiero; anche l’11,1% delle vittime è costituito da stranieri. Il 58,4% degli atti di pirateria - 125 su 214 - avviene di giorno. Nel mese di luglio, ad oggi, sono già stati monitorati 29 episodi, con 12 morti e 44 feriti (23 pirati identificati).
L’identikit del pirata? “Nella maggior parte dei casi uomini di età fra i 18 ed i 45 anni, spesso sotto effetto di sostanze alcoliche o stupefacenti. I motivi della fuga sono sempre gli stessi: guida senza patente perché mai conseguita o ritirata, paura di perdere i punti e quindi la stessa licenza di guida, assicurazione falsa o scaduta e per questo decidono di fuggire, sottraendosi alle proprie responsabilità. Le pene, peraltro, rimangono non elevatissime: da un anno a tre anni. Ora però le sanzioni per l’omicidio colposo connesso col consumo di alcol o sostanze stupefacenti sono diventate più pesanti. Le vocazioni all’irresponsabile fuga dovrebbero calare, se non altro per il fatto che tre pirati su quattro vengono scoperti”.
Report pirateria primi sei mesi 2009
Totale: 214
Notturni: 89 (41,6%)
Diurni: 125 (58,4%)
Autore noto: 160 (74,8%)
Autore ignoto: 54 (25,2%)
Denuncia (*): 87 (54,4%)
Arresto (*): 73 (45,6%)
Ebbrezza accertata (**): 59 (36,9%)
Stranieri attivi (*): 43 (26,9%)
Stranieri passivi (***): 34 (11,1%)
Donne (*): 10 (6,2%)
Eventi mortali: 42 (19,6%)
Eventi con lesioni: 172 (80,4%)
Persone uccise: 43
Persone ferite: 263
Pedoni – episodi 96
morti: 21
feriti: 75
morti: 21,9%
feriti: 78,1%
Ciclisti – episodi 19
morti: 3
feriti: 16
morti: 15,8%
feriti: 84,2%
di cui under 14: episodi 10
morti: 2 feriti: 8
morti: 20%
feriti: 80%
(*) ovviamente, il dato si riferisce agli autori noti, in tutto 160
(**) la fattispecie riguarda anche l’assunzione di sostanze stupefacenti. Si ricorda che in molti casi l’ebbrezza non è stata rilevata per il semplice fatto che l’autore è stato individuato a distanza di giorni, quando gli effetti sono ormai scomparsi. Ci si riferisce, dunque, ad episodi di cui si sia individuato l’autore, ma il dato è da considerarsi sottostimato.
(***) Percentuale sul totale delle vittime tra morti e feriti, in tutto 306
Elaborazione Il Centauro/ASAPS.
Fonte: referenti Asaps e cronaca
Visualizza Allarme pirateria, più 57% nella prima metà del 2009 in una mappa di dimensioni maggiori
- Tags: esplosione, feriti, Ferrovie, Fs, gas, incidenti, mappa, meci, morti, rotaie, sicurezza, strage, treno, Viareggio, video, vittime
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Visualizza Dopo Viareggio: i treni a rischio in una mappa di dimensioni maggioriLa strage ferroviaria di Viareggio occupa tutte le prime pagine. E dopo la cronaca arrivano le inevitabili polemiche. Il Corriere della Sera punta il dito sui nuovi pericoli. Ogni giorno ci sono 35 treni ad alto rischio. Trasportano gas, acido solforico, zolfo. Viaggiano sulla rete ordinaria, spesso di notte.
Anche Il Giornale punta l’attenzione sulla sicurezza. Sicurezza, il libro nero: tre anni di incidenti: si dà conto di motrici deragliate, vagoni di traverso, disastri sfiorati. Salta fuori un dossier elaborato dai macchinisti preposti al trasporto merci su rotaia: un elenco degli incidenti sconosciuti alla cronache e delle tratte più a rischio.
Nella sua edizione in edicola, Il Giornale pubblica anche un’infografica con le zone critiche della rete ferroviaria italiana. Ve la riproponiamo qui in una versione multimediale.
Repubblica mette l’accento sulle polemiche, i controlli mancati, le omissioni da individuare, il j’accuse del procuratore: “Un disastro non per caso”. Le ipotesi di reato sono omicidio colposo plurimo e incendio colposo. Ora dovrà fare luce l’inchiesta aperta dalla procura di Lucca.
Il video un minuto dopo l’esplosione
Le tragedie sfiorate a giugno
Il disastro di Viareggio è stato preceduto, nel mese di giugno, da altri due incidenti avvenuti sempre in Toscana, che hanno bloccato a lungo la linea ferroviaria, sfiorando, in alcuni casi, la tragedia.
6 giugno: un cavo della linea elettrica aerea si stacca e colpisce il locomotore di un treno Intercity partito da Milano, rompendo uno dei finestrini anteriori. Le schegge feriscono al volto, lievemente, uno dei macchinisti. L’incidente succede nella galleria Val di Sambro, tra Bologna e Firenze, in una zona tristemente famosa per le stragi dell’Italicus (1974) e della vigilia di Natale (1984). L’Intercity riesce a uscire dal tunnel e ad arrivare alla stazione di Vernio (Prato), ma un altro treno rimane bloccato in galleria per due ore circa. Pesanti ripercussioni su tutto il traffico ferroviario.
22 giugno: due vagoni di un treno merci deragliano a Vaiano (Prato) urtando un Intercity regionale, ma senza conseguenze per i passeggeri. Uno dei vagoni era una cisterna piena di acido fluoridrico. Il traffico ferroviario rimane bloccato per più di 4 ore e riprende poi su un solo binario, con ritardi enormi.
Le informazioni per chi viaggia
Sono stati attivati tue numeri verdi per rispondere agli inevitabili disagi dei treni dopo l’esplosione a Viareggio. Il numero 800.892.021 attivato dalle Ferrovie dello Stato: informazioni sul servizio dei bus sostitutivi. Il numero verde regionale 800.570.530: informazioni sui ritardi e sui blocchi del traffico ferroviario. Il numero verde 800.732.911 è stato invece attivato dal Comune di Viareggio: qui è possibile avere informazioni “relative all’incidente ferroviario, danni, vittime, interventi”.

LA GALLERY
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Il fiume grosso, un’arcata del ponte ha ceduto e c’è stato il crollo, parziale, del ponte tra Piacenza alla sponda lombarda (qui la mappa di Google), a San Rocco al Porto (Lodi). Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, si è messo subito in contatto con il prefetto e il presidente della Provincia di Piacenza, per capire la dinamica dell’incidente. Secondo quanto si apprende, il crollo di uno dei piloni di sostegno non sarebbe stato dovuto alla piena provocata dal maltempo di questi giorni, in quanto la parte di struttura che ha ceduto si trova in un’area golenale.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco sommozzatori che hanno soccorso almeno tre feriti, di cui uno apparentemente grave, che si trovavano in tre auto precipitate in acqua.
Il cedimento ha interessato il tratto che sovrasta la golena, non il letto del fiume. Nei paraggi è atterrato un elicottero del 118 e i vigili del fuoco hanno calato un’autoscala per raggiungere il ferito che era aggrappato a uno sportello di una delle tre auto precipitate. Sul ponte che ha ceduto erano in corso lavori di ristrutturazione.
Si lavora sulle due sponde, quella piacentina e quella lombarda, nel Comune di San Rocco al Ponte. Ci sono pesantissime ripercussioni sul traffico.
“Non sappiamo ancora con certezza cosa sia successo: le campate del ponte sono cadute in acqua trascinandosi dietro le auto. I vigili del fuoco stanno verificando la presenza di eventuali dispersi” ha detto Maurizio Mainetti, responsabile del servizio gestione emergenze della Protezione Civile.
Per il cedimento del ponte stradale sulla via Emilia tra Piacenza e la sponda lombarda del Po, Trenitalia fa sapere che non ha ricevuto alcuna disposizione dalla Protezione civile per il blocco del traffico sull’adiacente ponte ferroviario che collega il nord al sud. Quindi - prosegue Trenitalia - il traffico è regolare sia sulla vecchia linea ferroviaria che sulla nuova dell’Alta Velocità.
Ma il “grande fiume” è ancora sotto osservazione: l’ondata di piena è arrivata a Cremona, dove il livello delle acque supera i 4 metri, per la precisione 4,04 secondo le rilevazioni idrometriche. L’ondata, a quanto informa la Sala operativa della Protezione Civile della Lombardia, sta ora cominciando a diminuire, dopo aver toccato il massimo circa mezz’ora fa. Non si segnalano danni particolari, dato che il passaggio della piena era previsto: c’è solo acqua in golena.
Anche nella provincia di Reggio Emilia è scattato lo stato di allarme per la piena del Po che sta passando da Cremona e ha già registrato una portata superiore agli 8mila metri cubi al secondo. A confermarlo è il direttore della Protezione civile dell’Emilia-Romagna, Demetrio Egidi, al lavoro con le squadre di soccorso dei volontari. “Stiamo per attivare lo stato di allarme a Reggio Emilia” spiega Egidi “mentre manteniamo il pre-allarme a Parma e lo estendiamo anche alle province di Modena e Ferrara. Con le squadre di volontari, in accordo con Aipo (Agenzia Interregionale per il fiume Po), stiamo monitorando costantemente l’asta del Po tra Parma e Reggio Emilia”. “Nelle prossime 36 ore” aggiunge il direttore della Protezione civile “la piena è prevista a Boretto e abbiamo già squadre pronte per il monitoraggio a Modena anche se non è lambita particolarmente dal Po e a Ferrara”.
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La cosa più importante: l’ambulanza. Poi l’ombrello, la boccia con i pesci rossi, il sole. Sono queste le “cose” essenziali che, dopo il terremoto, i bambini delle tendopoli mettono nei loro disegni.
Elaborano la paura con fogli e matite colorate. Da quei disegni le neuropsichiatre infantili cercano di capire come e quanto il trauma della scossa è presente nei più piccoli.
Il foglio con l’ambulanza e l’ombrello l’ha disegnato Davide, un bimbo dell’asilo, che ha aggiunto anche delle pistole. Un simbolo di difesa in questo caso, precisano gli esperti, non di violenza.
La violenza è quella che i ragazzini attribuiscono al terremoto. In molti dei disegni dei piccoli ospiti della tendopoli di Piazza d’Armi, la più grande dell’Aquila, ci sono montagne minacciose all’orizzonte, i profili marcati e cime che assomigliano ai denti di una sega. Chi invece ha elaborato positivamente lo stress post-terremoto disegna le montagne come amiche, protettive, i profili sono dolci. Lo fa ad esempio Claudia, una bimba di 10 anni che al centro del foglio mette una casetta tutta di legno, senza finestre. Claudia disegna però se stessa fuori dalla casa, con le braccia aperte, in segno di fiducia. Nel disegno di Robert si intravede invece un bambino spaesato. Sul foglio ha realizzato un grande campo da calcio, ma lui è da solo su quell’erba, non ha amici accanto.
Per qualcun’altro il terremoto è un mostro tecnologico: un bambino, subito dopo il sisma - raccontano le neuropsichiatre - lo aveva disegnato come un robot che “aveva il compito di aprire e pulire la terra”.
Non mancano le elaborazioni mistiche della tragedia: “le case sono tutte rotte - ha scritto una bambina - la mia no, perchè la mamma l’ha salvata con le preghiere”. Laura, infine, una piccola di 5 anni, disegna sul foglio un grande arcobaleno che copre tutti i bambini sul prato, e sopra l’arco una sorta di “madre protettiva”. I bimbi che per Laura sono buoni si trovano sopra il prato, i cattivi, con le pistole, sono esclusi dal tappeto verde. Il titolo del disegno è “Forza Bambini”.
Dai racconti, e dai tanti, colorati disegni, emerge la creatività infantile, tra paura e capacità di adattamento, che si lega magari a cogliere gli aspetti positivi della nuova situazione, accanto alla nostalgia per la vecchia. E così c’è chi scrive della propria felicità di passare tutte le giornate con i genitori: “A volte giochiamo a carte con papà e io mi diverto tanto perchè mi spiace stare così sempre con lui”.

A raccolgiere disegni, sfoghi, racconti delle piccole vittime del sisma - quello di Umbria e Marche, nel settembre 1997 - fu il maestro Antonio Mosciatti, della scuola elementare di Serravalle di Chienti. Li fece parlare, scrivere, disegnare su quella loro esperienza, anche per aiutarli a tirarla fuori. Da una frase, bella e terribile, di un bimbo, è nato anche il titolo Mi tremava anche il sogno del libro, edito dalle Edizioni Scientifiche Magi (pp. 104 - 10 euro)
Qualche stralcio: “La mamma urlava per il terrore. La casa ballava tanto forte che i mattoni cadevano davanti a noi, per fortuna senza colpirci. ‘Questa è la nostra fine!’, esclamava accanto a me che piangevo per la paura. Ora la mia casa è gravemente danneggiata e la mia famiglia non ha più un rifugio sicuro. Le vie del mio paese sono piene di ruderi. Dove noi giocavamo a nascondino non si passa più”, scrive Valentina. “In roulotte ci dormo perchè ancora abbiamo tanta paura del terremoto che non finisce mai: l’ultima scossa l’abbiamo sentita proprio oggi. Era fortissima. Comincio a stancarmi di questa vita. Io voglio che il terremoto finisca perchè voglio tornare a vivere nella mia casa”, sbotta Gessica.
Una Gessica di 12 anni fa a Serravalle, che non appare diversa dai bambini elle tendopoli abruzzesi, e anzi aiuta a capirli, a saperli sentire più vicini.

Non conoscono tregua, le popolazioni dell’Abruzzo. Lo sciame sismico non cessa: da lunedì mattina a oggi, la terra non ha mai smesso di tremare.
E se, come dicono gli esperti, l’epicentro si sta spsotando a nord, le scosse di assestamento non lasciano tranquilli gli sfollati. Non “consola” nemmeno sapere che le scosse di assestamento, paradossalmente, possono essere considerate “una buona notizia”: significa che l’energia della terra si sta scaricando piano piano, segno che il terremoto che ha stritolato, nella notte di lunedì, L’Aquila e dintorni, va lentamente ad affievolirsi.
La forte scossa di terremoto nell’aquilano intorno alle 21.40, è stata avvertita anche a Roma. La scossa, secondo i primi rilievi, è stata di magnitudo di 4.9 ed è stata una tra le repliche più importanti dal 6 aprile. È stata avvertita distintamente in gran parte dell’Umbria e ha causato il crollo di una casa vuota in via Roma all’Aquila.
Il terremoto è stato avvertito anche a Spoleto, Foligno e Perugia. L’epicentro è stato a nord dell’Aquila, in un’area compresa tra i comuni di Barete, Capitignano e Campo Tosto.
Intanto, la Guardia di Finanza ha diffuso la notizia che aggrava il bilancio delle vittime. Il numero dei morti, estratti dalle macerie, è salito a 289: sono stati ritrovati altri due corpi sotto le macerie di un palazzo in via Roma, a L’Aquila. Il decesso, secondo la guardia di finanza, è seguito alla forte scossa registrata dopo le 22 di ieri. Le vittime, una madre di 53 anni e la figlia di 18, erano entrate in casa per recuperare dei vestiti. Proprio oggi, sono iniziati da parte delle squadre dei Vigili del Fuoco i primi rilevamenti sulla staticità degli edifici. 85 gli ingegneri specializzati che stanno operando: il lavoro risulta particolarmente difficoltoso, per le continue scosse di terremoto che provocano nuove lesioni o crolli
Intanto Protezione Civile e Regione Abruzzo hanno diffuso sul web la lista (qui il .pdf) delle vittime: il bilancio aggiornato è di 287 morti. Una delle vittime, di sesso maschile, non è stata ancora identificata. Il bilancio dei feriti, invece, sale a 1.500. In tutto le persone assistite sono ventimila. I soccorritori sono 11.662, 17 i presidi sanitari e 41 le aree di ricovero.
Questo il triste e provvisorio elenco degli scomparsi.
n./cognome/nome/data di nascita/sesso
1 Abdija Nurije 1968 F
2 Airulai Alena 07/02/1998 F
3 Alessandri Carmine 55/65 anni M
4 Alloggia Silvana 09/11/1942 F
5 Alviani Marco 11/08/1967 M
6 Andreassi Irma 27/09/1936 F
7 Andreassi Maria Antonella 03/11/1958 F
8 Andreassi Loreto 22/04/1931 M
9 Antonacci Giuseppa 31/01/1924 F
10 Antonini Giusy 09/07/1984 F
11 Antonini Maurizio 02/03/1971 M
12 Antonini Genny 17/11/1986 F
13 Antonini Stefano 11/08/1999 M
14 Antonucci Maria Assunta 16/09/1947 F
15 Bafile Vittorio 22/02/1928 M
16 Balassone Silvana 17/07/1936 F
17 Basile Anna 24/11/1960 F
18 Bassi Agata 06/12/1940 F
19 Battista Ines 31/01/1933 F
20 Battista Martina Benedetta 14/08/1987 F
21 Belfatto Angela 02/10/1919 F
22 Berardi Achille F
23 Bernardi Maria 16/06/1949 F
24 Bernardi Gaetano 26/10/1928 M
25 Bernardini Giovanna 28/09/1978 F
26 Berti Valentina 11/02/1975 F
27 Bianchi Nicola 08/08/1986 M
28 Biasini Giovanni 1946 M
29 Biondi Elisabetta 19/07/1936 F
30 Bobu Darinca Mirandoli 29/09/1973 F
31 Bonanni Anna Bernardina 16/11/1936 F
32 Bortoletti Daniela 09/01/1987 F
33 Bronico Sara 06/07/1997 F
34 Brunelli Giulio 10/01/1937 M
35 Bruno Filippo Maria 10/11/1992 F
36 Bruno Berardino 23/04/1982 M
37 Brusco Luisa 28/02/1913 F
38 Calvi Bolognese Angela 04/05/1976 F
39 Calvisi Maria 31/05/1926 F
40 Calvitti Massimo 08/06/1959 M
41 Canu Antonika 27/01/1931 F
42 Capasso Iolanda 15/02/1963 F
43 Capuano Luciana Pia 25/07/1989 F
44 Carletto Lidia 30/01/1933 F
45Carli Anna Maria 18/01/1944 F
46 Carli Augusto 03/01/1931 M
47 Carnevale Giulia 10/07/1986 F
48 Carosi Claudia 25/05/1979 F
49 Carpente Giovannino 01/01/1953 M
50 Cellini Luigi 17/11/1993 M
51 Centi Ludovica 28/09/2008 F
52 Centi Antonio 21/06/1947 M
53 Centi Pizzutilli Rocco M
54 Centofanti Davide 12/09/1989 M
55 Cepparulo Teresa 08/05/1948 F
56 Cervo Francesca 06/08/1945 F
57 Chernova Marija 07/01/2001 F
58 Chiarelli Achille 17/07/1934 M
59 Cialone Katia 09/06/1975 F
60 Ciancarella Elvezia 13/12/1958 F
61 Cicchetti Adalgisa 08/05/1932 F
62 Cimini Anna 27/04/1928 F
63 Cimorroni Concetta 28/11/1945 F
64 Cinì Lorenzo 01/06/1986 M
65 Cinque Matteo 05/08/1999 M
66 Cinque Davide 22/10/1997 M
67 Ciocca Elena 03/10/1919 F
68 Ciolfi Loris M
69 Ciolli Danilo 25/10/1983 M
70 Cirella Chiarina 16/04/1921 F
71 Ciuffini Dario 16/04/1983 M
72 Ciuffini Nadia 21/09/1952 F
73 Ciuffoletti Fernanda 09/03/1919 F
74 Cocco Anna 15/08/1928 F
75 Colaianni Ada Emma 11/12/1926 F
76 Colaianni Antonina 30/09/1926 F
77 Colaianni Daniele 1933 M
78 Colaianni Elisa 10/10/1933 F
79 Compagni Giovanni 11/03/1982 M
80 Cora Alessandra 08/01/1986 F
81 Corridore Rocco 05/04/1946 M
82 Cosenza Giovanni 20/12/1926 M
83 Costantini Luigia 07/01/1932 F
84 Cristiani Armando 24 anni M
85 Cruciano Angela Antonia 13/06/1987 F
86 Cupillari Andrea 11/01/1978 M
87 Dal Brollo Alice 24/12/1988 F
88 Damiani Giovanna 04/04/1923 F
89 D’amore Osvaldo 22/05/1951 M
90 D’Andrea Vinicio 14/06/1926 M
91 D’Antonio Giannina 60/70 anni F
92 De Angelis Lisa 03/02/1939 F
93 De Angelis Jenny 18/03/1983 F
94 De Felice Fabio 09/08/1987 M
95 De Felice Antonio 14/01/1966 M
96 De Felice Alexandro 30/01/2005 M
97 De Felice Lorenzo 14/01/2006 M
98 De Iulis Luigi 05/02/1927 M
99 De La Cruz Cursina Roberta 04/02/1952 F
100 De Nuntiis Maria Giuseppa 01/01/1925 F
101 De Paolis Anna Maria 17/04/1949 F
102 De Santis Angelina 20/04/1927 F
103 De Vecchis Panfilo 25/10/1922 M
104 De Vecchis Sara 01/02/1987 F
105 De Vecchis Pasquale 12/12/1938 M
106 Del Beato Maria Laura 08/03/1933 F
107 Del Beato Marisa 04/07/1935 F
108 Deli Serafina 18/11/1925 F
109 Della Loggia Lorenzo 02/12/1983 M
110 D’Ercole Alfredo 17/05/1942 M
111 D’Ercole Simona 23/05/1979 F
112 Di Battista Giuliana 04/03/1932 F
113 Di Cesare Luca 50 anni M
114 Di Filippo Rosina 26/02/1924 F
115 Di Giacobbe Maria 01/11/1947 F
116 Di Marco Stefania 12/02/1952 F
117 Di Marco Paolo 30/03/1987 M
118 Di Pasquale Alessio 14/10/1988 M
119 Di Pasquale Alessia 10/08/1986 F
120 Di Silvestre Gabriele 10/08/1989 M
121 Di Simone Alessio 13/09/1984 M
122 Di Stefano Domenica 23/01/1943 F
123 Di Stefano Odolinda 05/07/1937 F
124 Di Vincenzo Caterina 55/65 anni F
125 D’Ignazio Assunta 11/11/1937 F
126 Dottore Corrado 03/04/1963 M
127 El Sajet Boshti 09/12/2005 M
128 Elleboro Liliana 17/02/1933 F
129 Enesoiu Adriana 11/05/1961 F
130 Esposito Andrea 12/04/2006 M
131 Esposito Francesco Maria 16/02/1985 M
132 Fabi Domenica 12/02/1934 F
133 Ferella Delia Solidea 05/05/1928 F
134 Ferrauto Filippo 19/04/1932 M
135 Fioravanti Claudio 28/03/1943 M
136 Fiorentini Liliana 12/07/1931 F
137 Fiorenza Elpidio 26/10/1983 M
138 Franco Rosalba F
139 Fratì Mauran 13/01/1997 F
140 Gasperini Wilma 29/08/1926 F
141 Germinelli Giuseppina 2002 F
142 Germinelli Chiara 1998 F
143 Germinelli Micaela 16/08/1995 F
144 Germinelli Rosa 29/03/1992 F
145 Ghiroceanu Laurentiu Costant 19/12/1968 M
146 Ghiroceanu Antonio Ioavan 12/11/2008 M
147 Giallonardo Aurelio 16/06/1930 M
148 Giannangeli Salvatore 25/09/1934 M
149 Giannangeli Vincenzo 09/10/1973 M
150 Giannangeli Riccardo 13/05/1977 M
151 Gioia Piervincenzo 07/06/1963 M
152 Giugno Luigi 01/08/1974 M
153 Giugno Francesco 20/09/2007 M
154 Giustiniani Armando 30/04/1916 M
155 Grec Kristina o Marina 3-5 anni F
156 Guercioni Alberto 16/08/1973 M
157 Hasani Demal 15/12/1967 M
158 Hasani Refik 01/05/1965 M
159 Husein Hamade 28/07/1987 M
160 Ianni Franca 17/03/1948 F
161 Iavagnilio Michele 20/09/1983 M
162 Iberis Maria Incoronata 02/04/1927 F
163 Innocenzi Pierina 03/09/1952 F
164 Iovine Carmelina 15/12/1986 F
165 Italia Giuseppe 02/08/1963 M
166 Koufolias Vassilis 08/09/1981 M
167 Lannutti Ivana 03/07/1986 F
168 Leonetti Maria 21/03/1928 F
169 Liberati Vezio 12/06/1946 M
170 Liberati Vincenzo 06/11/1941 M
171 Lippi Giovanna 01/01/1955 F
172 Lippi Giuseppe 03/12/1918 M
173 Lisi Pasqualina 03/03/1950 F
174 Longhi Laura 10/05/1935 F
175 Lopardi Lidia 18/03/1917 F
176 Lunari Luca 15/03/1989 M
177 Magno Ada 05/10/1916 F
178 Marchione Francesca 08/08/1984 F
179 Marcotullio Elide 11/02/1939 F
180 Marcotullio Maria 06/11/1939 F
181 Marcotullio Bruno 13/05/1942 M
182 Marotta Carmine 13/01/1962 M
183 Marrone Maria Gilda 24/07/1920 F
184 Marrone Lina Loreta 15/04/1927 F
185 Marrone Maria Fina 29/10/1923 F
186 Marzolo Giuseppe 11/04/1976 M
187 Massimino Patrizia 19/08/1954 F
188 Mastracci Luana 05/12/1961 F
189 Mastropietro Luisa 16/01/1935 F
190 Mazzarella Anna 06/09/1929 F
191 Mazzeschi Valeria 23/09/1924 F
192 Miconi Giuseppe 19/03/1920
193 Migliarini Roberto 06/12/1966 M
194 Mignano Maria Civita 20/08/1984 F
195 Milani Francesca 10/01/2000 F
196 Monti Vicentini Erminia 11/11/1945 F
197 Moscardelli Federica 19/04/1984 F
198 Muntean Silviu Daniel 22/11/2002 M
199 Muzi Liberio 26/04/1920 M
200 Muzi Lucilla 13/12/1961 F
201 Nardis Cesira Pietrina 03/04/1934 F
202 Natale Maurizio 07/12/1987 M
203 Negrini Vincenza 25/02/1929 F
204 Nouzovsky Ondrey 25/05/1991 M
205 Olivieri Francesca 03/08/1986 F
206 Olivieri Francesco 19/02/1951 M
207 Orlandi Argenis Valentina 01/01/1986 F
208 Osmani Valbona 13/04/1996 F
209 Pacini Arianna 30/07/1982 F
210 Palumbo Anna 09/06/1947 F
211 Paolucci Maria Gabriella 03/03/1959 F
212 Papola Arturo 09/05/1942 M
213 Papola Elena 24/02/1935 F
214 Parisse Maria Paola 10/05/1993 F
215 Parisse Domenico jr 07/08/1991 M
216 Parisse Domenico sr 31/10/1934 M
217 Parobok Anna 25/07/1990 F
218 Passamonti Fabiana Andrea 06/07/1970 F
219 Pastorelli Sonia 18/07/1964 F
220 Pastorelli Aleandro 19/07/1921 M
221 Persichetti Sara 02/01/1986 F
222 Pezzopane Tommaso 05/02/1928 M
223 Pezzopane Iole 13/06/1918 F
224 Pezzopane Susanna M. Celes 04/10/1983 F
225 Pezzopane Benedetta 16/08/1982 F
226 Placentino Ilaria 10/11/1989 F
227 Puglisi Paola 18/12/1940 F
228 Puliti Andrea 30-40 anni M
229 Rambaldi Ilaria 24/01/1984 F
230 Ranalletta Rossella 22/10/1984 F
231 Ranieri Oreste 24/04/1932 M
232 Romano Carmen 24/05/1988 F
233 Romano Giustino 06/09/1984 M
234 Romano Elvio 31/08/1984 M
235 Romualdo Maurizio Rocco 06/10/1920 M
236 Rosa Antonina 07/12/1925 F
237 Rossi Michela 27/04/1971 F
238 Rossi Valentina 22/04/1975 F
239 Rotellini Silvana 11/19/1933 F
240 Russo Annamaria 24/01/1970 F
241 Sabatini Serenella 07/09/1960 F
242 Salcuni Martina 31/03/1988 F
243 Salvatore Antonio 10/02/1931 M
244 Santilli Anna 09/07/1934 F
245 Santosuosso Marco 05/09/1988 M
246 Sbroglia Edvige 45/50 anni F
247 Scimia Maria Santa 12/01/1935 F
248 Scipione Serena 05/05/1984 F
249 Sebastiani Lorenzo 28/09/1988 M
250 Semperlotti Maria Grazia 17/09/1965 F
251 Sferra Ernesto 26/10/1925 M
252 Sidoni Emidio 08/01/1922 M
253 Sidoni Emanuele 10/06/1948 M
254 Silvestrone Vittoria 20/11/1917 F
255 Smargiassi Francesco 26/02/1944 M
256 Spagnoli Flavia 04/04/1989 F
257 Spagnoli Sandro 25/12/1957 M
258 Spagnoli Assunta 04/02/1949 F
259 Spaziani Claudia 1963 F
260 Sponta Aurora 25/02/1936 F
261 Strazzella Michele 22/01/1981 M
262 Suor Lucia Ricci Rosina 03/11/1926 F
263 Tagliente Vittorio 11/07/1983 M
264 Tamburro Marino 18/12/1930 M
265 Tamburro Giuliana 09/01/1963 F
266 Terzini Enza 02/02/1988 F
267 Testa Ivana 06/10/1930 F
268 Testa Evandro 07/06/1913 M
269 Tiberio Noemi 02/02/1975 F
270 Tomei Paola 28/05/1960 F
271 Troiani Raffaele 19/01/1975 M
272 Turco Giuliana 55-65 anni F
273 Urbano Maria 23/03/1989 F
274 Valente Mario 26/03/1926 M
275 Vannucci Matteo 21/06/1986 M
276 Vasarelli Vittoria 01/01/1924 F
277 Vasarelli Giuseppina 02/09/1929 F
278 Verzilli Paolo 11/04/1982 M
279 Visione Daniela 20/03/1966 F
280 Vittorini Fabrizia F
281 Zaccagno Armedio 07/09/1923 M
282 Zaninotto Sergio 04/09/1940 M
283 Zavarella Roberta 23/12/1983 F
284 Zelena Marta 15/07/1992 F
285 Zingari Guido 17/01/1949 M
286 Zugaro Giuseppina 17/06/1956 F
1 Non identificato
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Povera la mia bella città, massacrata da 30 secondi di terremoto. Pensavo che l’ultima strage sarebbe rimasta quella del 1703, quando fu inghiottita da un terremoto buona parte della città medioevale. Ressero le facciate delle chiese romanico-gotiche e rinascimentali più belle. Le colonne snelle e svettanti furono imbracate da orride camicie barocche e restituite alla loro meraviglia solo negli anni 70 da un coraggioso sovrintendente, Mario Moretti, morto di crepacuore per le critiche ingiustamente subite. La tragedia di Avezzano del 1915 ci colpì solo di striscio, ma il terremoto fa parte della nostra storia e non c’è aquilano che non abbia imparato a convivervi. Quando ero bambino, negli anni 50, mi insegnarono ad affrontare gli sciami sismici tenendo abiti e scarpe ai piedi del letto e correndo a rifugiarmi a ogni scossa sotto i muri maestri della casa: quelli che non crollano neanche quando la terra inghiotte il resto. Allora i vecchi edifici aquilani furono rinforzati da catene di ferro e i nuovi costruiti secondo rigorose regole antisismiche.
O così avrebbe dovuto essere. Perciò quando ieri notte la televisione ha detto che era crollato un grande albergo costruito vicino a casa mia una trentina d’anni fa, ed era inagibile lo stesso modernissimo ospedale, mi sono cascate le braccia. Le prime immagini trasmesse nella notte ci hanno mostrato la casa di mia moglie, nel cuore del centro più colpito della città. La facciata rinascimentale sembrava aver retto ma poco oltre abbiamo visto delle macerie. Ce l’avrebbe fatta a resistere? Ha retto bene la casa in cui sono nato: costruita nel ‘40, era stata rinforzata una ventina d’anni dopo da poderose catene di ferro. Dentro, le lesioni hanno gonfiato la vecchia carta da parati ma non sono esplose. Non ha retto invece il mobile da toletta al quale mia madre era molto affezionata: vi riponeva i pettini e i soli due tubi di crema che usava.
Adesso che con l’elicottero sorvolo la mia città ferita, vedo che il disastro è enormemente superiore alle previsioni. Mi colpiscono innanzitutto le chiese. È crollato il campanile di San Bernardino, magnifica chiesa rinascimentale già distrutta all’interno dal terremoto devastante del 1703. Aveva retto (e ha retto stavolta) la splendida facciata che incantò il grande pianista russo Sviatoslav Richter, alla sua prima tournée fuori della cortina di ferro. Non si presentò in orario al vicino teatro comunale e il direttore artistico della società dei concerti, bravo musicologo comunista, pensò a un sequestro della Cia. Richter era invece sotto la pioggia battente e senza ombrello ad ammirare questa meraviglia che custodisce il corpo del santo senese.
Ma il campanile non c’è più. Credo che anche la chiesa delle Anime sante, un triste tempio barocco in piazza del Duomo, avesse resistito a molti terremoti. Quello di domenica notte l’ha sventrata. Come spesso accade, le facciate intatte nascondono molte rovine. Così per il Duomo, ricostruito dopo il 1703 e ora irreparabilmente devastato nella parte absidale. E ancora San Marciano e, in misura minore, altre chiese importanti. Lo stesso Castello spagnolo costruito nel ‘500 (”per reprimere l’audacia degli aquilani”) è stato severamente sbrecciato. Molte delle case antiche hanno resistito, altre sono cadute per sempre.
Ma colpisce vedere distrutta la Prefettura, che pure dovrebbe aver avuto rinforzi in ferro negli anni 70; il grande albergo Duca degli Abruzzi, costruito negli anni 70, e infine l’ospedale costruito anch’esso tra gli anni 70 e 80, quando già gli avvertimenti sismici erano largamente presenti. Ci sono ancora molti morti sotto le macerie della mia città. Tra i vivi nessuno osa dormire in casa. Nella notte tra lunedì e martedì perciò forse 70 mila persone avranno dormito in ricoveri di fortuna. Molti andranno negli alberghi sulla costa esattamente come avvenne nel ‘76 in Friuli. Allora la ricostruzione fu sollecita e molto ben fatta. Speriamo che stavolta avvenga la stessa cosa.
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Ha progettato alcuni degli edifici dell’Aquila. Si chiama Giuseppe Zia, fa parte del Consiglio nazionale degli ingegneri ed è stato raggiunto da Panorama a poche ore dalla forte scossa di terremoto del 6 aprile. Insieme con una squadra di volontari stava cercando di estrarre dalle macerie di un edificio un ragazzo ferito; ha accettato di spiegare a caldo, per quanto è possibile, che cosa è successo nella sua città. “Da quello che vedo, le case a norma hanno danni a tamponature e tramezzi, cioè i muri interni di cemento non portanti. I comignoli invece sembrano avere subito una torsione” racconta Zia. “Particolari, questi, che fanno capire come si siano sovrapposti movimenti sussultori e ondulatori. A ciò va aggiunto il fatto che le scosse, molto intense, si sono protratte a lungo. Tutti fattori che mettono a dura prova un edificio”.
Ma perché edifici che sono stati costruiti secondo norme antisismiche sono crollati nel giro di pochi secondi? Intanto occorre precisare che l’Italia è stata la prima a dotarsi di regole antisismiche a partire dal 1909, anno successivo al terribile terremoto di Messina (qui il VIDEO con immagini d’epoca), e da allora si sono succedute una decina di norme sempre più aggiornate (quelle più recenti sono del 2003). Così anche all’Aquila edifici diversi, costruiti in tempi successivi, soddisfano requisiti leggermente differenti.
Ogni norma stabilisce il grado di resistenza a due parametri, ovvero l’accelerazione subita dall’edificio e la duttilità, in un certo senso la risposta non elastica agli sforzi. Ma le regole imposte seguono i progressi tecnici raggiunti in quel dato periodo di costruzione. “Qui ci sono edifici costruiti con la norma numero 64 del 1973 che sono crollati. E altri, che rispettano norme antecedenti, ancora in piedi” spiega Zia. “Ogni struttura è un caso a sé”.
Prima di tutto l’accelerazione subita da questi edifici è stata tale da superare quella sopportabile dai vecchi materiali. “Inoltre, il fatto che L’Aquila si trovi in una conca ha amplificato l’intensità delle scosse. In altri termini, sebbene l’intensità registrata sia stata di 5,8 (scala di magnitudo del momento sismico), la morfologia del territorio ne ha acuito gli effetti” continua Zia. “E alcuni edifici sono stati sfavoriti dalla posizione”.
A poche ore dal sisma la Bbc spiegava che nessun edificio della città dell’Aquila, nemmeno i più moderni, soddisfa i criteri di costruzione delle città californiane. Non abbiamo normative adeguate, quindi? Le cose non stanno esattamente in questi termini, spiega Rui Pinho, ingegnere sismico proveniente dall’Imperial College di Londra, ora in servizio all’Eucentre di Pavia, centro di eccellenza in ingegneria sismica. “L’attuale normativa italiana è la più moderna al mondo, ed è stata introdotta nel 2003, fortemente voluta dal direttore del dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso. È l’unica legge davvero all’avanguardia con i progressi scientifici, e non ha nulla da invidiare alle norme in vigore in Giappone e negli Stati Uniti. Il problema è che i nuovi edifici all’Aquila sono stati costruiti tutti prima”.
D’altra parte, la norma del 2003 è entrata in vigore con ritardo rispetto a Giappone e Stati Uniti; e c’è voluto l’impulso di un evento tragico, il terremoto del Molise (tra il 31 ottobre e il 2 novembre 2002), per vararla. “I progressi scientifici degli ultimi anni riguardano da una parte la capacità di determinare la probabilità dell’evento sismico, dall’altra l’utilizzo di materiali più duttili. Tra questi le fibre di carbonio avvolte attorno alle travi per migliorarne la duttilità. Solo la normativa del 2003 tiene conto di questi fattori” spiega Pinho.
Ci sono poi ulteriori fattori che spiegano il perché alcune case sono crollate in Abruzzo e altre no, come rimarca Paolo Stefanelli, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri: “Il cemento armato ha una durata nel tempo, alla lunga si ‘plasticizza’ e diventa poco elastico. Allora è naturale che case costruite negli anni Cinquanta o Sessanta abbiano resistito meno, rispetto sia ad alcune più recenti sia a vecchie case in muratura. Queste ultime ovviamente non sono antisismiche ma in qualche caso potrebbero avere resistito meglio di quelle più moderne: non impiegano cemento e sono costruite pietra su pietra con archi e legno nelle coperture, materiale capace di rispondere bene alle sollecitazioni”.
Il Consiglio nazionale degli ingegneri e altri organi di categoria sono stati invitati dalla Protezione civile a inviare volontari per la valutazione degli edifici a rischio: “Cosa fare si deciderà caso per caso, a volte è necessario raderli al suolo, a volte si può intervenire, ma non sono lavori che possono farsi nel giro di qualche settimana. Per il futuro si può essere più ottimisti: il decreto sul piano casa del governo stimolerà tutti quei lavori necessari per rendere gli edifici più resistenti ai terremoti. Un lavoro da troppo tempo rimandato” conclude Stefanelli. Ma altre norme potrebbero essere necessarie. “Al momento” sostiene Zia “la legge affida gli interventi nei centri storici a tecnici e architetti, escludendo gli ingegneri”.
Che forse dovrebbero avere voce in capitolo in modo da rendere le strutture più sicure.
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Con il “rilancio” di Berlusconi, L’Aquila, in mezzo ai mille problemi provocati dal terremoto, ha cominciato a discutere sulla new town.
La Nuova Aquila è però un concetto che lascia perplesso Massimo Cialente, sindaco del Pd del capoluogo abruzzese che preferirebbe veder usate le risorse per rimettere in piedi il centro storico e per dare ordine alla periferia. Più possibilista, invece, il presidente della Regione Gianni Chiodi (Pdl) che però sottolinea l’importanza di non abbandonare il centro. Le perplessità derivano, fondamentalmente, da due motivi. Il primo è il timore per l’abbandono del centro storico.
Quella città fantasma che in questi giorni inquieta chi all’Aquila è nato e cresciuto è un incubo che tutti vogliono rimuovere. Cercando di far tornare a vivere in fretta quel centro storico che ha bisogno di immani lavori di ricostruzione e consolidamento. Il secondo è di natura ambientale e urbanistica: L’Aquila ha un territorio comunale vastissimo, ma ha avuto uno sviluppo un po’ disordinato nelle periferie, soprattutto ad ovest. E non è semplice individuare un’area abbastanza grande e con le caratteristiche necessarie a farci nascere un’Aquila Due, come ipotizzata da Berlusconi.
Per il momento nessuno si sbilancia sull’area in questione. Quella lanciata dal presidente del consiglio è un’ipotesi nata per rispondere all’emergenza e per utilizzare uno strumento previsto nel piano casa. A tre giorni dal sisma, nessuno ha fatto verifiche di fattibilità né elaborato programmi di massima. Una delle idee che balza in testa agli addetti ai lavori è Coppito, dove c’è la sede della Guardia di Finanza che in questi giorni serve da base operativa alla protezione civile, circa cinque chilometri dal capoluogo, verso nord ovest, non lontano dall’uscita dall’autostrada. Ma proprio quella è una delle aree urbanisticamente meno ordinate.
Fra quelli che, al momento, si dicono contrari a una Nuova Aquila c’è il sindaco Massimo Cialente. “La città” ha detto “ha la periferia particolarmente disordinata, costruita soprattutto per lottizzazioni. Questa è anche l’occasione per rimettere ordine. Noi dobbiamo ricostruire un tessuto urbanistico e coinvolgeremo in questa operazione anche grandi architetti. C’è poi il rischio di spopolare il centro”. “L’Aquila” ha aggiunto “vuole rinascere e trovarsi più bella di prima a partire proprio dal centro. Io non sono in contrapposizione con Berlusconi, trovo ad esempio molto interessanti i meccanismi di finanziamento. Ma la sua idea può funzionare in grandi città, qui è un problema. Possiamo invece pensare alla costruzione di una cittadella universitaria”.
Il presidente della Regione Giovanni Chiodi ha promosso l’idea di una new town, che deve andare di pari passo con il consolidamento del centro storico. Secondo Chiodi è necessario ricostruire il centro storico, ma la new town potrebbe essere una risposta efficace alle emergenze. Chiodi ritiene tuttavia che l’idea della new town e quella della riqualificazione del centro non debbano escludersi una con l’altra.
Il VIDEO servizio:
LEGGI ANCHE: Reportage da L’Aquila - Il Cavaliere: “Cento progetti, uno per provincia” - Lo SPECIALE di Panorama.it
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Terza visita del premier dal lunedì della tragedia. Silvio Berlusconi è di nuovo tra i terremotati dell’Abruzzo. Con un elmetto dei Vigili del Fuoco, inizia un sopralluogo nel centro dell’Aquila. “Purtroppo questa è diventata una città fantasma”, commenta il premier giungendo a Piazza Duomo. “Il problema” ha aggiunto “è vedere come e dove sistemare chi è rimasto senza casa e che non può certamente tornare ad abitare qui”.
Intanto snocciola le cifre del dramma e della speranza: “Ci sono più di 8500 soccorritori tra uomini e donne. Ieri sera ci sono stati ulteriori danni che devono essere verificati e a cui bisogna dare immediata risposta. Abbiamo prodotto uno sforzo straordinario”.
Durante la conferenza stampa, il presidente del Consiglio ha fatto il punto sui lavori di soccorso dopo il terremoto annunciando che “si è scatenata una gara di solidarietà straordinaria”. “L’indicazione che diamo a chi ha offerto queste offerte di trasformarle in soldi” ha invitato il premier “magari vendendo sul mercato ciò che è stato offerto e poi facendo pervenire i soldi”.
Berlusconi si è detto “commosso” per il lavoro sin qui fatto e ha ringraziato tutti gli uomini che, “nonostante il pericolo continuativo di ulteriori scosse, hanno messo in pericolo la propria vita”. “È un atteggiamento che ci essere ottimisti sul nostro popolo”, ha continuato Berlusconi spiegando che, ad oggi, si contano già 2962 tende per 17672 persone. “Siamo a posto per quanto riguarda le attrezzature, le brande, le coperte” ha assicurato Berlusconi “31 tendopoli in totale, e abbiamo installato 24 cucine da campo e 14 ambulatori già operativi”. Da oggi hanno, inoltre, cominciato a essere operativi i tecnici della Regione per la verifica del danno: sono oggi già centinaia e domani saranno oltre mille. In totale vi sono oltre 8.500 soccorritori, organizzati in 5 centri operativi. Il premier ha fatto sapere che “ne sarà aggiunto un sesto per le altre situazioni delle zone fuori dall’area di 600 chilometri quadrati sui quali la scossa di ieri sera ha prodotto ulteriori danni che devono essere verificati e ai quali va data risposta”. Sono stati, infine, recuperati 171 hotel per gli sfollati: “Sarà lo Stato a sostenere le spese e stiamo vedendo di avere lo sconto più alto possibile”. “Quindi” ha osservato Berlusconi “abbiamo in assistenza quasi 28mila persone”.
Per la ricostruzione si potrebbe anche intervenire con una “tecnica antisismica giapponese”. È quanto annucnia Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa. “Non c’è terremoto che possa portare danno a una ricostruzione di questo modo. Stiamo ragionando su queste tecniche”, aggiunge il premier. “Stiamo lavorando ad un piano perchè c’è una richiesta elevata di giovani”. Silvio Berlusconi torna poi a parlare del progetto “new town”. “Mettiamo lo Stato in campo per realizzare abitazioni razionali”. Perché le new town che saranno costruite in Abruzzo non saranno “ghetti”, ma città “costruite in zone verdi”, dunque “nulla a che vedere con banlieu o ghetti di altri Paesi”.
Infine un’idea: elaborare cento progetti di ricostruzione a e affidarli alle Province. È questo il piano del presidente del Consiglio per far partire la ricostruzione delle terre colpite dal sisma. Potrebbe “essere una bella sfida per le province” che agirebbero sotto “la responsabilità centrale” della Protezione civile. E qualora “non rispettassero tempi certi e obbiettivi” loro assegnati “sarebbero additate al pubblico ludibrio”.
Il VIDEO servizio:
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La notizia è stata diramata dalla Protezione Civile dell’Aquila: dal momento della tragedia, sono stati segnalati numerosi furti nelle abitazioni abbandonate alla periferia della città. Anzi, si parla di “sciacallì provenienti da diverse parti d’Italia”.
E da parte delle Forze dell’Ordine (Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Forestale e Vigili Urbani) la conferma: la vigilanza diurna e notturna è stata concetrata nei luoghi più colpiti dal terremoto ed in particolare nel centro storico dell’Aquila, dove sono ubicati numerosi istituti di credito, gioiellerie e negozi. Oltre alla sede della sezione abruzzese della Banca d’Italia, permanentemente pattugliata.
La capillare attività garantita da più di 1000 operatori delle Forze dell’ordine all’interno della città e nei paesi colpiti dal terremoto ha scongiurato qualsiasi fenomeno criminale.
E comunque il governo ha deciso di inserire il nuovo reato nell’ordinamento: quello di “sciacallaggio”. Il nuovo reato, ha fatto sapere il premier Berlusconi, “Sarà sanzionato severamente perché chi si abbassa a compiere azioni del genere dimostra di avere dentro di sé un disvalore umano molto forte”. La previsione di questo reato “sarà fatta quanto prima” e il presidio sarà affidato “ai carabinieri”.
Anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni, nel corso della visita al Centro operativo nazionale dei vigili del fuoco, ha toccato l’argomento: “È stata potenziata l’azione delle forze dell’ordine contro gli sciacalli, per garantire ai cittadini che hanno perso tutto di riposare senza l’angoscia supplementare che qualcuno possa entrare in casa e portar via le poche cose rimaste”.
Insomma, mentre tutta Italia manda aiuti (mezzi, persone, materiali) ai terremotati d’Abruzzo, c’è anche chi dalla tragedia pensa di lucrare.
E gli sciacalli non sono in azione solo sul territorio abruzzese. Da ieri infatti sono apparsi sul web falsi allarmi con telefonate ed sms e inesistenti raccolte di fondi spacciate per vere. E ci sono anche i falsi sfollati, per lo più nomadi, che nelle ultime ore hanno cercato di usufruire dell’accoglienza gratuita nelle strutture ricettive della costa adriatica abruzzese. Ci hanno provati in molti, a dormire “a sbafo”. Tanto che i Carabinieri del Comando provinciale di Pescara, insieme agli albergatori, invitano i cittadini che hanno bisogno di essere accolti negli hotel della costa a mettersi in contatto e raccordarsi con le sale operative della Protezione Civile di Pescara e dell’Aquila. Il comandante provinciale, Giovanni Esposito Alaia, ha riferito infatti che alcune persone, per lo più nomadi, hanno cercato nelle ultime ore di mescolarsi agli sfollati. Per evitare questi “curiosi” atti di sciacallaggio i carabinieri stanno controllando all’interno di alcuni hotel le persone che man mano arrivano.
Un ulteriore appello della Protezione civile riguarda poi i falsi allarmi, dopo che nelle ultime ore nella zona già colpita dal devastante sisma che ha distrutto L’Aquila e dintorni si è scatenata una psicosi per la notizia di un’imminente nuova scossa. La paura si è diffusa a causa di una catena di sms firmati da qualcuno che si spacciava per funzionario della sicurezza e che prevedevano un terremoto dopo circa un’ora. La Protezione civile spiega che “nessun funzionario del Dipartimento è stato autorizzato a procedere ad evacuazioni o annunci di nuove scosse”.
L’allarme si è diffuso anche nella zona di Teramo. Le forze dell’ordine stanno girando in tutto il territorio provinciale, anche con megafoni, per avvertire la gente che la Questura smentisce ogni allarme su presunte evacuazioni. A Teramo ci sono famiglie in strada con bambini e anziani, ma anche dipendenti del Comune, uffici finanziari, tribunale, banche: perfino nell’ospedale si era sul punto di predisporre l’evacuazione. Stessa cosa in provincia: panico a macchia d’olio. “Mi risultano analoghi fenomeni anche in province al di fuori dei confini regionali” ha detto il questore. “Gli studiosi ci dicono che nessuna scossa di terremoto è prevedibile, di conseguenza occorre ricordare che l’obiettivo di simili atti potrebbero essere atti di sciacallaggio o desiderio di diffondere panico”.
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