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Ferrari

Montezemolo: il Re dello “Stop and Go”

Luca Cordero di Montezemolo al centro del tira e molla politico (Credits: Virginia Farneti/LaPresse)

Luca Cordero di Montazemolo al centro del tira e molla politico (Credits: Virginia Farneti/LaPresse)

Marco Ventura

Se son rosse, fioriranno. Le Ferrari. Non quest’anno, che è stato deludente. Ma il prossimo, il 2012, anno decisivo nel quale, oltre alle nuove macchine “che scaldino più le gomme” e si facciano perdonare la deludente stagione del 2011, bisognerà “preparare, in vista del 2013, l’apertura di una nuova stagione della politica italiana”. Parole quest’ultime che il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, ha scritto ai 40mila associati di Italia Futura. Per qualche mezz’ora qualcuno ha persino creduto che fosse l’annuncio, finalmente, della sua “discesa in campo”. Invece no. Continua

  • asoglio
  • Giovedì 22 Dicembre 2011

Romano: “Non credo al duello Montezemolo-Berlusconi. Per ora”

Il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo

Il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo

È stato sicuramente un caso, un caso curioso, che nell’arco di 24 ore il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e uno dei manager italiani più in vista, ossia Luca Cordero di Montezemolo, abbiano deciso di intervenire sull’attuale situazione politica dicendo pressocché la stessa cosa: no al voto anticipato, la maggioranza si ricompatti, basta con i veleni e così via. Ma mentre il primo fa il Capo dello Stato, l’altro nell’agone politico non ci ha mai voluto mettere, almeno finora, nemmeno la punta del piede. Tanto che, appena pubblicata la nota sul sito di Italia Futura, la fondazione a lui vicina, diversi esponenti del Pdl hanno sottolineanto che prima di parlare di “governo deludente”, Montezemolo dovrebbe avere il coraggio di “scendere in politica esplicitamente”. Continua

Beppe di Nervi, il gradasso perseguitato anche su internet

Sono le 9 di domenica mattina, Genova è grigia e deserta. L’unica macchina a rombare, colorando via Roma, è la sua: una Ferrari F1 430. Giuseppe Torriani, calzoni arancione come faccia e capelli, parcheggia sul marciapiedi, fa due giri intorno all’auto, poi si affretta verso lo studio del suo avvocato. Varcata la soglia, prima ancora di salutare i presenti, spalanca la finestra e si piazza sul balcone: «Sia chiaro che qui non s’inizia un bel niente se uno di voi non si mette qui a controllarla» urla da dietro i vetri. E non scherza mica, Beppe di Nervi, l’ex direttore di banca cinquantanovenne divenuto famoso per gli improperi che si è beccato dal web. In migliaia per mesi lo hanno perseguitato e insultato su Facebook (vedere il riquadro a pagina 103) a causa dell’uso che fa della sua Ferrari: a dire il vero, si ha davvero l’impressione che qualcosa di esagerato nel rapporto fra lui e quell’automobile ci sia. Intimidito dal taccuino, spaventato dal flash, Beppe comincerà quindi a parlare della sua curiosa e un po’ malinconica storia di insulti e minacce solo quando i suoi due legali, Enrico Grego e Michele Ispodamia, avranno stabilito i turni di guardia sul suo gioiello rosso fuoco. L’aplomb degli avvocati, combinato col rigore dello studio, aiuta a contenere le risate durante l’animato e sofferto racconto di una storia che ha del tragicomico.

Tutto inizia nell’agosto del 2008. Beppe, un signore dalle sopracciglia sottili sottili grazie alla depilazione, va in pensione e si compra una Ferrari con cui inizia a sfilare sgasando per Genova, trovando particolare gusto in lunghe soste davanti al Baretto di Nervi. Tempo dieci giorni e a sua insaputa compare su Facebook un gruppo. Questo il titolo della pagina: «Beppe, col Ferrari hai rotto il c…! Pirla!».

Ai piedi della Lanterna l’esibizionismo scandalizza almeno quanto la panna nel pesto: nel giro di pochi mesi sono 6 mila gli iscritti.

L’insofferenza a Beppe pare contagiosa: dà nell’occhio, quindi fastidio. Un record: il gruppo compariva come primo risultato a chiunque, nel mondo, digitasse su Google le parole «Beppe» e «pirla». Dentro la pagina, anche pedinamenti: «Sono in corso Italia: è passato ora. Asfaltiamolo». E insulti: «Un pirla all’ennesima potenza», per non trascrivere altre parolacce. E istigazioni alla violenza: «Dobbiamo andare lì, in massa, e stordirlo con una badilata, se non proprio ammazzarlo». Ma Beppe, che ha l’aria tanto buffa quanto ingenua, non sospetta di nulla e va avanti e indietro per il lungomare sfoggiando il suo gioiello.

Solo in febbraio scopre di essere lo zimbello del quartiere. Una passante lo ferma al semaforo e lo informa: «Mi ha detto che ero famoso e che tutti su internet parlavano di me» racconta imbarazzato. «Ho verificato e sono rimasto allibito. Non ho mai avuto nemici io: cosa ho fatto di male?» s’interroga col suo marcato accento genovese. Da allora Torriani l’eccentrico ha avuto paura. «Voi come stareste se 6 mila persone vi dessero del co…?».

Era terrorizzato, Beppe. Insulti e minacce riguardavano lui e i suoi figli. Ha scoperto che anche sua moglie, la seconda (nel frattempo diventata ex), ne era al corrente: «Non credo che un coro di gente che mi dava del pirla abbia fatto bene al rapporto con lei».

C’è rimasto male, Beppe. Così s’è chiuso in casa. Triste e incredulo, stava lì a cercare di capire quale fosse la sua colpa, dove avesse sbagliato lui che in fondo se ne stava sempre da solo. «Faccio del male solo perché mi vesto sgargiante? E non è vero che porto il parrucchino» gesticola, esibendo una collezione di braccialetti che gli arriva ai gomiti. Saltano fuori i colori della Sampdoria su ognuno dei suoi monili e lui s’irrigidisce: «No, per carità, che non si scriva che sono del Doria. Ci manca che i genoani mi prendano di mira anche per questo». Va in ansia, Beppe. Poi decide però di aprirsi e rivela, con sorpresa di tutti, di detenere diverse azioni della società sportiva. Ogni volta che si sbottona si pente e prova a ritrattare. Ha paura, Beppe. «Per questo sono arrivato alla denuncia. Io non la volevo fare, ma mi hanno spiegato che era l’unico mezzo per far chiudere quel gruppo di Facebook che mi stava terrorizzando». Il social network, infatti, tardava a intervenire, nonostante le ripetute segnalazioni. «Per questo» spiegano gli avvocati Grego e Ispodamia «il procedimento penale in corso si rivolge non solo a chi lo ha perseguitato, ma anche ai vertici americani di Facebook che non hanno dato seguito alle nostre sollecitazioni». Quasi un centinaio i denunciati: 70 per diffamazione, sei per istigazione a delinquere, 10 per minacce. Da loro, però, Beppe non vuole un quattrino: «Non ci penso nemmeno a fare soldi con una storia che mi ha messo tanta tristezza. Tutto quello che ne uscirà andrà in beneficenza e a un’associazione che sto mettendo in piedi» spiega, serio, facendo riferimento all’iniziativa Vittime del web, nata per proteggersi da Facebook.

Non significa che Beppe abbia optato per il basso profilo. «E perché mai? Ho già ordinato un modello nuovo della Ferrari». Poi rassicura i suoi legali: «State tranquilli, cari avvocati, me ne andrò a Monte-Carlo. Là non mi noterà nessuno».

Ferrari, svelata sul web la F60: una Rossa per volare

La Ferrari celebra i 60 mondiali con la nuova F60

Tutti in fila per la nuova Ferrari. Non fisicamente, ma sul web. In linea con il clima di austerità che regna anche nel mondo della Formula 1, Maranello lancia la presentazione sul proprio sito internet.
Così, dopo aver preso il primo caffè della giornata, le migliaia di tifosi che hanno preso di mira la rete per conoscere le fattezze della monoposto hanno di fatto mandato in tilt il sito del Cavallino, bloccando per qualche minuto la connessione. Milioni, forse venti in tutto il mondo stando ai primi dati raccolti da Panorama.it, di appassionati che non volevano perdersi la “prima ” della nuova vettura che darà ancora una volta la scalata al titolo piloti, perso da Felipe Massa lo scorso anno per un solo punto nei confronti di Lewis Hamilton.Si chiama semplicemente F60 e prende il nome dal numero di partecipazioni del Cavallino ad altrettante stagioni mondiali. Proprio dal sito ufficiale, si apprende che il debutto assoluto è avvenuto alle “ore 10.35: il rombo del motore 056 della nuova F60 rompe il silenzio dei box dell’autodromo internazionale del Mugello. Soltanto un giro per la nuova monoposto, che oggi compie i suoi primi giri, al suo debutto ufficiale, per poi uscire nuovamente nel corso della giornata”, si legge. “Alle 10.55 ” è il successivo aggiornamento “Felipe Massa esce dai box per il secondo giro della nuova F60: anche questa volta un giro completo quello compiuto dal pilota brasiliano”.
A prima vista la vettura, la prima a presentarsi del lotto della Formula 1, appare molto diversa da quella della passata stagione. Il Cavallino rampante, visto il cambiamento radicale dei regolamenti che vietano le appendici aerodinamiche e impongono alettoni anteriore e posteriore modificati, ha realizzato una monoposto del tutto nuova. Le regole della Fia impongono anche motori a 18 mila giri, che durino per tre Gp consecutivi, mentre in una stagione se ne potranno cambiare otto.

“È una macchina disegnata a partire da un foglio bianco, frutto di tanti cambiamenti regolamentari dovuti all’introduzione di nuove tecnologie come il Kers o dal desiderio della Federazione di migliorare lo spettacolo e favorire i sorpassi” sottolinea il direttore tecnico Aldo Costa. “L’aerodinamica è stata completamente rivista, così come le gomme slick, proprio per agevolare i sorpassi. Possiamo girare solo con una macchina e abbiamo solo 5 test a disposizione prima dell’inizio della stagione. Dopo il Mugello andremo a Portimao, poi due test in Bahrein, poi a marzo saremo a Jerez e Barcellona”.

La nuova F60 appare decisamente grintosa: classico musetto a punta con presa d’aria e alettone abbassato, ala posteriore più alta e più stretta, fiancate rastremate, scarichi all’aperto, diffusore arretrato. Imposte anche modifiche alle sospensioni, riprogettate per raggiungere una corretta distribuzione dei pesi anche in funzione delle altre due importanti novità: il sistema di recupero dell’energia cinetica (Kers) e la reintroduzione degli pneumatici slick. La macchina è praticamente tutta “made in Italy” anche nelle varie componenti: nella progettazione cruciale il Centro ricerche Fiat, in particolare per l’utilizzo di sistemi di simulazione, e dalla Brembo per lo sviluppo del sistema frenante.

“Viste tutte queste regole nuove, mi aspettavo una vettura diversa e molto più grande, con alettoni immensi” ha detto Felipe Massa “Mi sono sorpreso, ho trovato una macchina piccolina e compatta, come una Formula 3. È molto carina”.
“Mi sembra davvero bella” È il primo commento del pilota finlandese Kimi Raikkonen. “Adesso c’è un grosso punto interrogativo per capire come saranno le macchine dopo che sono cambiate le regole. Provare la nuova monoposto è elettrizzante, ma sarà ancora più bella la prima gara a Melbourne e non vedo l’ora che arrivi quel momento”.
La F60 prenderà nuovamente la pista oggi alle 17 al Mugello con al volante Felipe Massa, questa volta per una presentazione non solo virtuale. Nel circuito di casa, a Fiorano, il ghiaccio non consente di provare. In Toscana un battesimo lo aveva tenuto anche Michael Schumacher, e per gli amanti delle statistiche, seppure toccando ferro, vale la pena ricordare che in quel precedente alla Ferrari non andò bene, infatti alla fine della stagione il titolo andò a Fernando Alonso.

Guarda la GALLERY: la nuova F60

L’ottava meraviglia di Valentino, e Ballan è mondiale nel ciclismo

Valentino Rossi

Sinfonia azzurra sulle due ruote. Valentino Rossi e Alessandro Ballan sono due personaggi molto diversi tra loro, ma hanno un unico obiettivo: arrivare primi al traguardo. Campioni del mondo per grinta, carattere, forza ed efficacia. Il primo, il centauro pesarese, si riprende quello che gli era sfuggito negli ultimi due anni, il titolo mondiale in Moto Gp, la classe regina dei motori a due ruote. Il secondo, buon corridore, brillante nelle corse di un giorno, scatta al momento giusto e arriva da solo sul traguardo di Varese. Un’apoteosi tutta italiana, che fa dimenticare il disastro delle Ferrari a Singapore. Ma andiamo per ordine.
VALE: “È IL TITOLO PIÙ BELLO”. Sono le sette della mattina in Italia quando sulla pista di Motegi, in Giappone, scatta il Moto Gp. Tutti attendono Rossi, quarto nelle prove, e invece Pedrosa è primo davanti a Stoner. Valentino è quinto, poi quarto e dopo, appena tre giri, è già terzo. Basterebbe questa posizione per vincere il mondiale. Ma “The Doctor” non si accontenta e prima sorpassa Pedrosa, poi, in una staccata molto pulita e spettacolare, lascia al palo Stoner, il suo rivale di sempre. È l’inizio del trionfo: Valentino arriva al traguardo impennando sulla sua Yamaha. Stoner è staccato in classifica di 92 punti, troppi a tre gare dal termine (ogni vittoria assegna 25 punti). Dopo l’arrivo è cominciato lo show. Prima la maglietta “Scusate il ritardo”, dopo due anni in cui tra sconfitte in pista e fuori (vicenda fiscale inclusa) è sicuramente cambiato e cresciuto. Poi il tavolino a bordo pista preparato dal fan club: un finto notaio, sedicente Ottavio Ottaviani (nome che dice tutto) certifica la firma di Valentino sul casco bianconero celebrativo del titolo. “Quello del 2004 e questo di oggi sono i titoli più belli che ho vinto. Mi mancava la sensazione di essere di nuovo campione del mondo”. Il tutto con una moto competitiva, gomme che vanno bene e un team che aveva più voglia di vincere di me”.
BALLAN, SCATTO MONDIALE Tutti si aspettavano Paolo Bettini, campione del mondo in carica da due stagioni, ma alla fine spunta Alessandro Ballan, uno spilungone di Castelfranco Veneto che fino adesso in carriera aveva vinto poco o nulla. Che stacca tutti a meno di quattro chilometri dalla fine e vince per distacco il mondiale di ciclismo a Varese davanti ad un altro italiano, Damiano Cunego. Quarto Rebellin, a sfiorare un podio tutto italiano che avrebbe completato una giornata memorabile per i nostri colori. Bettini, che forse ha speso troppe energie troppo presto, è rimasto attardato all’ultimo giro insieme a Freire e Valverde. Il “grillo” ha tagliato il traguardo esultando per il successo di Ballan. “È stato un Mondiale difficile, ero molto teso. Ma sono orgoglioso di aver chiuso la mia carriera con una squadra straordinaria. Complimenti a Ballan, uno che magari ha poche vittorie ma tutte buonissime”.
DISATRO FERRARI NELLA NOTTE DI SINGAPORE. La scuderia italiana esce con le ossa rotte dall’inedito Gp di Singapore, disputato in notturna, con 30 gradi di temperatura e quasi l’80 per cento di umidità dentro le monoposto. Dopo una partenza perfetta, con Massa che teneva il primo posto davanti a Hamilton e Raikkonen subito dietro al pilota della Mc Laren, all’improvviso l’irreparabile. Massa al rifornimento parte trascinandosi dietro il bocchettone della benzina: deve fermarsi in attesa che gli impacciati meccanici lo raggiungano alla fine dei box e riescano a togliergli il bocchettone. Perderà oltre un minuto. Poi verrà anche penalizzato per aver intralciato il passaggio di un altro pilota. Raikkonen va a sbattere contro un muro quando era quinto. Alla fine vince Fernando Alonso, dopo un anno di digiuno. Hamilton chiude terzo e ringrazia ancora una volta le disgrazie Ferrari. Ora è a a +7 da Massa e la McLaren sorpassa nella classifica costruttori.
DERBY AL MILAN, LAZIO IN TESTA E il calcio? Regala emozioni fino a tarda sera con il Milan che nel posticipo della quinta giornata batte l’Inter con un gol di Ronaldinho e costringe alla prima sconfitta Mourinho che questa volta deve presentarsi per forza e prendersi tutte le responsabilità di una sconfitta meritata. La contemporanea vittoria della Lazio a Torino per 3 a 1 (doppietta di Zarate, sempre più leader di questa squadra) permette ai biancocelesti di balzare in testa alla classifica, seguiti da Napoli che espugna Bologna e si candida a essere la squadra rivelazione del campionato. Bene Udinese, Fiorentina (contro il Genoa decide il solito Gilardino) e la Roma che torna al successo contro l’Atalanta. Reggina e Cagliari chiudono la classifica: sullo stretto e nell’isola le panchine traballano.

A Pechino 347 “fratelli d’Italia”. Chi sono gli atleti azzurri

Antonio Rossi

Mancano 16 giorni. Poi il mondo intero si fermerà e guarderà dentro il “Nido”, lo stadio olimpico di Pechino. Le Olimpiadi del 2008 si candidano a essere l’evento dell’anno. Lo sport italiano sarà rappresentato da un esercito di 347 atleti (12 riserve e un’atleta, Nadia Cortassa del Triathlon, ancora in attesa dell’idoneità sportiva). Ufficializzata oggi dal Coni la lista degli olimpionici italiani.

I numeri: La squadra azzurra è composta da 215 uomini e 132 donne. Gli sport più rappresentati saranno l’atletica con 49 atleti (27 uomini e 22 donne) e il nuoto con 33 (21 uomini e 12 donne). La regione da cui proviene la maggioranza degli atleti è la lombardia (52 nomi), seguita dal Lazio (45). Un solo sardo. Ben 25 i nati all’estero, Cuba (3) è la nazione da cui provengono più naturalizzati.

I protagonisti: a sapere prima chi vincerà l’oro non ci riusciva neanche l’oracolo di Delfi. Le sorprese, positive e negative, sono sempre dietro l’angolo. Ci sono però atleti sui quali l’Italia si affida con particolare attenzione. Giovani promesse o vecchi conoscitori dei podii olimpici, dominatori tirannici delle loro discipline o possibili outsider. Ogni quattro anni hanno l’opportunità di far sognare un paese intero. Panorama.it ne ha scelto dieci, per noi i più rappresentativi

Antonio Rossi (kajak): Non si può non cominciare dal portabandiera. Per il bell’Antonio sarà la quarta olimpiade. Da Barcellona ‘92, con l’esclusione di qualche parentesi televisiva, non ha mai smesso di remare con il suo kajak. All’Italia ha dato un bronzo a Barcellona, due ori ad Atlanta 96(insieme a Daniele Scarpa), un oro a Sidney e un argento ad Atene. Gareggerà nel K2.

Andrew Howe Besozzi (salto in lungo, velocità): nato a Los Angeles e “battezzato” dal “figlio del vento” Carl Lewis in persona. Un predestinato. A 23 anni, ha già vinto un oro europeo (Goteborg 2006) e un argento mondiale (Osaka 2007) nel salto in lungo. Ad Atene c’era, ma giovanissimo. Adesso è uno dei favoriti.

Antonietta di Martino (salto in alto): la speranza italiana del salto in alto è nata a Cava dei Tirreni (Sa) nel 1978. 7 titoli nazionali e una carriera in crescendo. E se dopo il secondo posto ai mondiali di Osaka 2007 dovesse salire ancora un gradino?

Vanessa Ferrari (ginnastica artistica): “La donna volante”, così è ribattezzata nello spot ufficiale dei giochi. La giovanissima ginnasta ha stupito il mondo con la sua bravura ai mondiali del 2006 ad Aarhus. Oro a meno di 16 anni. Adesso ne ha 17, la sua palestra è più grande ma lei continua a essere alta 1 metro e 43 e a pesare 36 kg. Si vola leggeri.

Valentina Vezzali (scherma): tiranna del fioretto da un decennio. La 34enne di Jesi è una macchina da medaglie. Limitandoci alle olimpiadi, due ori (Atene e Sidney) e un argento (Atlanta) individuali e due ori a squadre (Atlanta e Sidney). Una mamma dolce ma quando si mette la maschera e impugna l’arma è la fine. Comanda una squadra che schiera anche due altre campionesse mondiali: Giovanna Trillini e Margherita Granbassi.

Paolo Bettini (ciclismo): 34 anni. Oro ad Atene, doppio mondiale negli ultimi 2 anni. Sembra che non sia sceso dalla bici negli ultimi 4, in cui ha vinto di tutto, nelle gare da un giorno. Il livornese è chiamato a quella che potrebbe essere l’ultima impresa di una carriera da sogno.

Giuseppe Rossi (calcio): gli argentini avranno Messi, i brasiliani Ronaldinho. Noi il golden boy nato in New Jersey che gioca nel Villareal, in Spagna. Le speranze degli azzurri sono nei suoi piedi e in quelli della “formica atomica” juventina Sebastian Giovinco. Dodici gol nella liga l’anno scorso, per la gioia del ct Casiraghi. Per un oro olimpico che manca dalle olimpiadi di Berlino 36. Troppa attesa, per i campioni del mondo.

Giuseppe Maddaloni (judo): Tornato agli onori delle cronache a gennaio per aver dichiarato di “non poter più vivere” a Napoli per monnezza e criminalità. La medaglia d’oro nel Judo di Sidney 2000 nella categoria degli 81 kg è tornato a grandi livelli (argento agli europei del 2006) dopo un periodo di appannamento. L’Italia vuole da lui un altro “Ippon”.

Filippo Magnini (nuoto): Voto di castità durante i giochi per l’alfiere del nuoto italiano. Nei 100 stile libero dovrà vedersela coi più veloci del mondo, ma non è una novità per lui: campione mondiale nel 2005 a Montreal e nel 2007 a Melbourne. Polemiche sui costumi ipertecnologici (Jaked, Speedo o Arena?) permettendo, potrebbe ripetersi.

Federica Pellegrini (nuoto): Argento nei 200 stile libero ad Atene, quando aveva appena 16 anni. La sua love-story con l’altro olimpionico Luca Marin ha fatto bollire le vasche per mesi. Lei, in pochi mesi, ha preso tutto alla principale rivale Laure Manaudou: il fidanzato e soprattutto il record del mondo nei 400 stile libero. Si ritroveranno in vasca, per una gara da colpo al cuore.
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A Roma si passa con il rosso

In quest’ultimo fine settimana, a Roma è andata in scena una commedia in quattro atti - con inevitabile happy end - in cui a dominare è stato un colore molto in voga: il rosso.

Primo atto: sul patinato tappeto rosso della Festa del Cinema, il giocattolo-vetrina che i due nuovi leader del partito Democratico il Super Sindaco Walter e il suo braccio destro Goffredo Bettini hanno srotolato in città, sono passate grandi star: dalla famiglia Veltroni al completo a Sophia Loren a Monica Bellucci, da Francis Ford Coppola a Gérard Depardieu, fino a Ségolène Royal.


Secondo atto: protagonista l’estrema destra futurista, che ha messo in campo il “tintore”: un 54enne, poi identificato e arrestato, che ha colorato di rosso la fontana di Trevi. Il monumento barocco tra i più famosi della Capitale non ha subìto danni e anzi la sua foto ha fatto il giro di tutti i giornali (di carta e del web) del mondo, quasi fosse un nuovo spot per la città eterna.

Terzo atto, sabato 20: nuova sfumatura di rosso. Palla all’ala. Sinistra. In un freddo pomeriggio di fine ottobre è la volta dei rossi per antonomasia: i comunisti della sinistra radicale che hanno pacificamente invaso Roma, con un corteo che ha portato a piazza San Giovanni un milione di bandiere. Ovviamente rosse. Rossi che lottavano contro la precarietà e anche contro l’accordo sul welfare. Rossi che sono esplosi in un boato, salutando Pietro Ingrao. Che dal palco di piazza San Giovanni ha scaldato gli animi di una folla infreddolita dal vento romano con un: “La lotta continua…”.

Quarto e ultimo atto: ribalta nazionale. Se Roma si è tinta di rosso, l’Italia non ha voluto essere da meno. Domenica ci ha pensato la Rossa più famosa del mondo: la Ferrari. Kimi Raikkonen in Brasile, compiendo un’impresa che ha del miracoloso e ribaltando un pronostico che lo vedeva sfavorito, ha vinto il mondiale di Formula 1. E a quel punto le rosse hanno cominciato a sventolare su Maranello nuova capitale d’Italia. Fino a che, forse per aggiungere un colore, non si è affacciato il vergognoso ricorso della Mc Laren contro la Bmw: e siamo al giallo. Un colore, per fortuna non solo cromatica, poi svanito nella notte.
Ferrari campione. Roma e Italia tutte rosse: per il più classico lieto fine…

I VIDEO di YouTube:

La Fontana di Trevi s tinge di rosso:

Il corteo della sinistra radicale contro il precariato:

Il trionfo Ferrari:

Montezemolo, obiettivo rompere i poli

Luca Cordero di Montezemolo, presidente Fiat e di Confindustria
Luca Cordero di Montezemolo gioca in due campi: calcistico e politico. Almeno stando alle sue dichiarazioni, rilasciate a Ginevra, al Salone dell’auto. In tema sportivo il presidente Fiat lascia intendere che, dopo la moto Yamaha di Valentino Rossi, “c’è la possibilità che si riapra per Fiat la sponsorizzazione della Juventus”. Cioè un ritorno della casa madre sulle maglie e nelle casse dei bianconeri, penalizzati dalla bufera di Calciopoli.
E poi, a livello politico, il numero uno di Confindustria non si è negato al gioco di chi è convinto che sarà lui il prossimo presidente del Consiglio. “Anche se il prossimo anno sarò premier, verrò comunque in visita ufficiale al Salone di Ginevra” ha detto.
Scherzi e battute a parte, che il capo degli industriali possa - una volta lasciata la poltrona in viale dell’Astronomia - correre per lo scranno di Palazzo Chigi è un tema che torna di stretta attualità. Soprattutto nelle ore in cui centrosinistra e centrodestra si stanno più o meno accapigliando sulla legge elettorale. Del resto, di un partito di (o per) Montezemolo, si parla da tempo nei corridoi del Palazzo e sui giornali. Ne è convinto ad esempio Pasquale Laurito, autore dell’agenzia, di simpatie dalemiane, Velina Rossa. Si tratta di “un’idea più volte smentita” sostiene la Velina Rossa “ma più forti sono le smentite, più forte è la verità” aggiunge.
Data la storia e la provenienza di Montezemolo non è difficile ipotizzare che il presidente della Fiat possa mirare a un’intesa con i centristi dei due Poli: Casini da una parte e Mastella dall’altra, non disdegnano di raccogliere i Margheritini scontenti del Partito democratico, e quelli della federazione della CdL. Obiettivo: rompere il bipolarismo, ridisegnando la geografia politica. Ovvero un terzo polo di centro (che un sondaggio di qualche tempo fa quotava intorno 12%), capace di fare l’ago da bilancia tra la sinistra (riformista) e la destra e di condizionare, se non addirittura di gestire, il governo. Ma senza “estremismi” modello Dico e con un più stretto rapporto col Vaticano.

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