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Il premier Silvio Berlusconi | (Marco Merlini/LaPresse)
“Se c’è un governo che più di tutti ha fatto della lotta alla mafia uno dei suoi obiettivi più netti e coerenti, questo è il mio governo“. Silvio Berlusconi passa al contrattacco. È così, dopo aver trascorso un giornata di riposo a villa la Certosa, alla vigilia della sua visita ufficiale in Bielorussia, il presidente del Consiglio sferra un nuovo affondo contro il tam-tam dei giornali su un suo presunto coinvolgimento nelle indagini di mafia sugli avvenimenti del 1992-93. Continua
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Chi tocca la casta si brucia. Anche se si tratta dello scalino più basso degli eletti della politica, quello delle circoscrizioni, tema di un’inchiesta sul numero 13 di Panorama, titolo “Una casta piccola piccola”.
L’articolo si è occupato anche di Reggio Calabria, dove ci sono ben 315 consiglieri per 15 quartieri. “Non hanno nessun compito e uno stipendio spropositato” ha raccontato Michele Marcianò, capogruppo di FI in consiglio comunale e titolare della delega al decentramento. “Dietro di loro c’è sempre un referente politico di primo piano: li usano come galoppini elettorali e poi li ricompensano con una poltrona comoda e discretamente retribuita”. Dichiarazioni che hanno scatenato ira.
Riunitosi d’urgenza, il cooordinamento dei presidenti di circoscrizione ha firmato un documento per chiedere le dimissioni di Marcianò dal partito e la revoca dei suoi incarichi. “Mi hanno bersagliato solo per avere detto la verità” racconta il consigliere comunale, che ora annuncia la remissione delle deleghe.
A guidare la rivolta dei capi rione, Antonio Eroi, presidente della V circoscrizione, e Giuseppe Eraclini, a capo della VI. Poltrone remunerate: poco meno di 2 mila euro al mese. A cui i due aggiungono i gettoni di presenza di consigliere provinciale, carica a cui sono stati eletti nel 2006. Piccole (e permalose) caste crescono.
Un intervento durato 91 minuti, poco più di una partita di calcio, nel quale Silvio Berlusconi ha tracciato le linee guida del nuovo partito unico di centrodestra: “Il Pdl nasce oggi e sono molto emozionato”. Nel suo discorso il Cavaliere ha rivendicato ai 6mila delegati riuniti nel catino del padiglione 8 della Nuova Fiera di Roma, “siamo il partito degli italiani di buon senso. Il partito dei moderati alternativi alla sinistra”. Due i saluti affettuosi del premier lanciati, uno a Bossi (“il fedele alleato di sempre”), e l’altro a Fini (“che ha anteposto l’interesse dell’Italia a quello personale, scrivendo questa pagina di storia insieme”).
Poi un commento sui sondaggi: “Siamo al 43,2% vogliamo arrivare al 51%”. Poi i valori. Di fronte alla platea dei delegati il presidente del Consiglio parla della libertà, come della “nostra religione laica”. Berlusconi è soddisfatto di essere finalmente arrivato alla nascita del Pdl. “Siamo”, esclama dal palco della Fiera, “l’unico movimento che realizza il sogno di un popolo. L’unico partito che definisce l’identità del popolo. E per questo saremo il baluardo e la garanzia della libertà in Italia”. Quindi aggiunge: “Tenendo fede a questo impegno avremo una maggioranza più vasta per riformare il nostro paese”. La nascita del Pdl per il Cavaliere “colma la lacuna, visto che non ha mai avuto una vera ed autentica rivoluzione liberale. Noi realizziamo la rivoluzione moderata, popolare, borghese e interclassista”.
Berlusconi ha anche rivendicato l’importanza della Costituzione, ma ha chiesto “tempi di reazioni ben più rapidi per le istituzioni per uscire dalla crisi”. “Rispettiamo la Costituzione e in essa ci riconosciamo, sentiamo il patriottismo della Costituzione ma non fine a se stessa”, afferma il presidente del Consiglio. Ma la Costituzione non “è proprietà esclusiva della sinistra”. E proprio alla sinistra e all’opposizione il Cavaliere ha vibrato un durissimo fendente: “Considerano lo Stato come un Moloch, come una divinità, come lo Stato padrone della vita dei cittadini. Hanno cambiato il loro vocabolario, ma non la loro concezione del potere. Nel nostro Paese”, continua, “ci sono stati milioni di adoratori di tiranni sanguinari come Stalin, Mao, Pol Pot. Quel passo che hanno fatto da decenni tutte le sinistre del mondo gli eredi diretti del comunismo italiano non hanno mai avuto la volontà, il coraggio, la forza di farlo. Voglio dire il coraggio e la forza di rinnegare il comunismo e di chiedere scusa agli italiani”.
E ancora giù duro: “Il comunismo ha prodotto ovunque miseria e terrore, la sinistra non lo ha imparato”. Parole nette anche contro il Pd. Ma ne ha anche per i dirigenti. Veltroni? “un bluff, mi ero illuso”. E sull’ultimo governo di Romano Prodi è meglio “stendere un velo pietoso”. Dario Franceschini, invece, “ha subito rinnegato quello che era stato il suo segretario per cercare di salvare il salvabile, ma gli italiani non hanno gli occhi bendati, ci vedono benissimo e sanno che noi andiamo avanti, mentre loro hanno la testa rivolta all’indietro, guardano al passato, continuano nelle loro liti e ad insultarci. Non esiste e non è mai esistita discontinuità nella sinistra e mentre noi andiamo avanti, loro vanno indietro”.
La prima giornata del congresso Pdl è stata dunque un Silvio-show. Prima delle sue parole l’Inno alla Gioia e l’Inno di Mameli. Il saluto della deputata più giovane del partito, la 26enne Anna Grazia Calabria, che ha letto un messaggio al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Da rilevare anche i saluti del sindaco di Roma Gianni Alemanno e del presidente del PPE Wilfred Martens. In apertura di assise congressuali spazio anche a 4 giovani simpatizzanti che hanno rivendicato la loro appartenenza alla nuova formazione politica.
A scandire lo spazio tra un intervento e l’altro di ‘Volare’ di Domenico Modugno e di ‘Azzurro’ di Adriano Celentano. Da rilevare infine il pensiero di Gianfranco Fini, che lasciando la nuova Fiera di Roma dopo aver ascoltato l’intervento di Silvio Berlusconi al congresso del Pdl e, a quanto si apprende, si dice soddisfatto. Il presidente della Camera avrebbe in particolare apprezzato i riconoscimenti arrivati dal premier che, citando parole dello stesso Fini nell’ultimo congresso di An, ha confermato che non c’è stato nessuno sdoganamento “perché le idee non si sdoganano ma si impongono da sole”.
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Prima l’inno alla gioia, poi l’inno di Mameli. Infine quando il Cavaliere ha messo piede nel salone della Fiera (da una porta laterale, evitando l’ingresso presidiato dai cronisti), per il primo e fondativo congresso del Pdl, parte un’ovazione. Tutti in piedi ad accogliere Silvio Berlusconi che entra sulle note (ma senza parole) della canzone simbolo dell’ultima campagna elettorale del nuovo partito: “Meno male che Silvio c’è”.Comincia così il primo congresso costitutivo del Pdl che viene aperto dal saluto della deputata più giovane del partito, Anna Grazia Calabria (qui la scaletta e lo Statuto): “Siamo il futuro dell’Italia. Oggi è una delle giornate più belle della mia vita, sicuramente la più emozionante. Sono consapevole di questo momento storico. Siamo noi, siamo il Popolo della Libertà”, dice tra gli applausi della platea.
Poi è toccato al sindaco di Roma Gianni Alemanno salutare la platea congressuale: “Costruiamo intorno a Berlusconi e Fini una casa comune per lottare insieme” ha detto. “Uno strumento al servizio di una nuova Italia che abbiamo sempre sognato. Ce lo chiedono i nostri padri, lo dobbiamo ai nostri figli. Viva l’Italia, viva il Popolo della Libertà”. “Voglio ringraziare il governo Berlusconi” ha detto ancora Alemanno “per averci aiutato a realizzare in un anno piu’ di quanto la sinistra abbia realizzato in 15 anni di potere interrotto”. Il primo cittadino romano sottolinea: “il progetto che oggi nasce parte da lontano. Parte proprio qui da Roma, nel ‘93, quando Berlusconi scelse di scendere in campo a sostegno di Fini nella sfida al Campidoglio”.E da allora, cioè 15 anni fa, è iniziato quel percorso di un progetto politico che cambiera’ l’Italia”.
Il congresso fondativo del Popolo della libertà ha inviato poi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un messaggio. “Il congresso del Popolo della libertà” si legge “saluta in Lei, nella più alta istituzione della Repubblica, il garante supremo della Costituzione democratica, dell’unità della nazione, della liberta’ dei cittadini”. “La sua costante sollecitudine per la leale collaborazione fra i poteri e gli ordinamenti dello Stato, ma anche per una comune responsabilita’ delle forze politiche nei confronti del superiore interesse della nazione, per un clima politico piu’ costruttivo per l’efficacia dell’azione di governo e del ruolo di maggioranza e opposizione in Parlamento, fanno di lei un punto di riferimento al quale l’intera collettività nazionale guarda con fiducia e rispetto. Ella costituisce dunque, al di sopra delle emperie del confronto politico, il simbolo di quei valori di libertà e di democrazia sui quali e’ fondata la nostra Patria, la nazione alla quale siamo orgogliosi di appartenere. È con questi sentimenti” conclude il messaggio “i delegati del Popolo della libertà, riuniti al congresso, Le rivolgono un deferente omaggio e un rispettoso indirizzo di saluto”.
Sono numeri da grande evento, quelli dei tre giorni del congresso fondativo del Popolo della libertà, convocato dal 27 marzo, data della prima vittoria elettorale di Silvio Berlusconi dopo la “discesa in campo”. I delegati saranno circa 6mila, moltissimi gli invitati e centinaia giornalisti, fotografi e operatori. C’è chi parla complessivamente di oltre 9mila partecipanti, che convergeranno sulla nuova Fiera di Roma. All’apertura dei cancelli del padiglione 8 della nuova fiera di Roma si è verificata una vera e propria “corsa al prato” di fan: una corsa che ricorda i migliori concerti rock. I delegati che erano assiepati, fin dalle prime ore del mattino, all’ingresso, si sono riversati nel padiglione per guadagnare i primi posti disponibili vicino al palco.
Una tale affluenza si “giustifica” anche per il fatto che il Pdl “è l’insieme di tutti i moderati italiani, ne abbiamo dato dimostrazione il 13 aprile. Il fatto del 40 per cento non è un miracolo anzi i nostri sondaggi ci danno al di sopra largamente e lo vedremo nella prova elettorale di giugno delle europee”. Ai microfoni di Panorama del giorno, intervistato da Maurizio Belpietro, il coordinatore nazionale di Forza Italia, Denis Verdini, ha lanciato il gran giorno del Pdl negando la possibilità che anche Forza Italia si sciolga e diventi una fondazione, così come ha fatto An. “È una diversa storia: Alleanza nazionale porta con sè anche un patrimonio immobiliare e che quindi giustamente deve in qualche modo gestire perchè confluisce solo il patrimonio politico dentro il Pdl. Forza Italia è un partito più giovane, poi vedremo, decideremo anche noi. Comunque” ha concluso “il patrimonio politico diventa tutto patrimonio del Pdl”.
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29 giugno 1993: Viene costituita, presso lo studio del notaio Roveda a Milano, dal fondatore e proprietario della Fininvest Silvio Berlusconi, assieme a Marcello Dell’Utri, Antonio Martino, Gianfranco Ciaurro, Mario Valducci, Antonio Tajani, Cesare Previti e Giuliano Urbani: Forza Italia! Associazione per il buon governo.
23 novembre 1993: Silvio Berlusconi, a Casalecchio di Reno (Bo), durante l’inaugurazione di un ipermercato, dichiara ai giornalisti che “Se il centro moderato non dovesse organizzarsi, non potrei non intervenire direttamente, mettendo in campo la fiducia che sento di avere da larga parte della nostra gente”. E poi sulle elezioni comunali di Roma dice che, se potesse votare, voterebbe per Gianfranco Fini, segretario del Movimento Sociale Italiano. Tre giorni dopo nasce l’Associazione nazionale dei club di Forza Italia
9 dicembre 1993: Berlusconi inaugura il primo club Forza Italia e presenta l’inno degli “Azzurri”. E il 15 dicembre viene aperta la sede centrale di Forza Italia in via dell’Umiltà a Roma, nel palazzo che fu la sede del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo.
18 gennaio 1994: Silvio Berlusconi, Antonio Tajani, Luigi Caligaris, Antonio Martino e Mario Valducci danno vita ufficialmente al Movimento Politico Forza Italia.
26 gennaio 1994: con un messaggio televisivo Silvio Berlusconi annuncia la sua “discesa in campo”. Definisce Forza Italia un movimento politico piuttosto che un partito vero e proprio e con esso si candida alla guida del Paese.
6 febbraio 1994: al Palafiera di Roma, si tiene la prima convention di Forza Italia e Berlusconi pronuncia il primo discorso da leader politico.
27-28 marzo 1994: i risultati delle elezioni politiche sanciscono la vittoria di Silvio berlusconi. Forza Italia si afferma come il primo partito italiano con il 21% dei voti e va alla guida del Governo insieme ad altri partiti dell’area di centrodestra: al Nord l’alleanza è denominata Polo delle Libertà (Forza Italia, CCD, Lega Nord); mentre al Sud, Polo del Buon Governo (Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD). Escono sconfitte la coalizione di sinistra dei Progressisti e la coalizione centrista del Patto per l’Italia (Partito Popolare Italiano e Patto Segni).
22 dicembre 1994: il primo governo Berlusconi va in crisi. Sempre in diretta televisiva Silvio Berlusconi dichiara che il patto sancito con la Lega all’inizio dell’anno era stato tradito e chiede di tornare immediatamente alle urne. Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, però non ritiene di sciogliere le camere. Nasce un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini, appoggiato da Lega, e dai parlamentari popolari e della sinistra.
27 gennaio 1995: il Movimento Sociale Italiano celebra il congresso di Fiuggi. La prima svolta di Fini, che abbandona l’etichetta di post-fascismo e si trasforma in Alleanza Nazionale. Attraverso questa svolta, pensata da Pinuccio Tatarella insieme a Fini, la destra diventa conservatrice e democratica.
21 aprile 1996: Consumata la rottura con la Lega, nel 1996, lo schieramento del Polo per le Libertà composto da Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD e CDU, perde le elezioni. Si costituisce il governo dell’Ulivo, la coalizione avversaria, presieduto da Romano Prodi. Inizia la lunga traversata del deserto.
13 giugno 1999 e 16 aprile 2000: Forza Italia e il Polo vincono le elezioni Europee e le elezioni regionali. I consensi per Berlusconi cominciano a crescere. E si ricompone la frattura con la Lega di Bossi.
13 maggio 2001: La Casa delle Libertà (Forza Italia, Allenaza Nazionale, CCD-CDU, Lega Nord e altre forze minori) trionfa alle elezioni politiche. Nasce il secondo governo Berluscconi, che conquisterà il primato del governo più longevo nella storia della Repubblica. Dura in carica 1.422 giorni.
9-10 aprile 2006: la coalizione di centrodestra, guidata da Berlusconi, perde le elezioni politiche contro l’Unione di Romano Prodi. Alla Camera dei deputati il centrosinistra ottiene con 24.755 voti in più, il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge elettorale varata nel 2005. Al Senato, la situazione si ribaltata: la CdL ottiene nel complesso circa 147.000 voti in più (il 49,57% contro il 49,16%), ma per il sistema degli sbarramenti e con l’apporto del voto della circoscrizione Estero, l’Unione riusce comunque a conquistare due seggi in più.
18 novembre 2007: Silvio Berlusconi, a margine di un’iniziativa di Forza Italia contro il governo Prodi e dal predellino della sua macchina, in piazza San Babila a Milano, dichiara il prossimo scioglimento del partito che confluirà in una formazione maggiore, il partito del Popolo della Libertà. Irritazione e disaggio da parte di An e Udc. La Lega si tira subito fuori.
22 gennaio 2008: Mastella si dimette da ministro. Berlusconi chiede elezioni anticipate e dice che il Pdl sarà alleato con chi non vorrà confluire, Fini precisa che, con questa legge elettorale, An sarà nel centrodestra.
8 febbraio 2008: improvvisa accelerata. Berlusconi e Fini decidono che Fi e An unite si presenteranno nella lista del Pdl e invitano l’Udc a confluire. L’Udc chiede invano di potersi alleare senza entrare nel Pdl, come la Lega, ma gli viene negato.
16 febbraio 2008: La direzione di An ratifica l’accordo già concluso da Fini con Berlusconi.
8 marzo 2008: Prima manifestazione del Pdl, che apre la campagna elettorale al Palalido di Milano.
13-14 aprile 2008: Il Pdl e la Lega vincono le elezioni politiche col 46,8%. Il Popolo della Libertà è il primo partito con il 37,3% dei consensi. Silvio Berlusconi, il giorno dopo, conferma che entro il 2008 vuol completare la nascita del Pdl.
11 maggio 2008: Gianfranco Fini nuovo presidente della Camera dei Deputati lascia la guida del partito. La Russa è il reggente con il mandato di concludere il percorso di adesione al Pdl.
5 settembre 2008: Gli stati maggiori di Fi e An stabiliscono la road map per la creazione del partito unico. An esclude un allargamento all’Udc, come auspicato da Fi, prima che il Pdl sia nato e si sia consolidato.
21 novembre 2008: Consiglio nazionale di Forza Italia approva per acclamazione la confluenza nel Pdl. Berlusconi rilegge il discorso della “discesa in campo” del 1994.
25 novembre 2008: Gianfranco Fini avverte che senza democrazia interna nel Pdl c’è il rischio di ‘cesarismo’.
16 gennaio 2009: Un vertice Berlusconi-Fini scioglie le tensioni fra i partiti, e conferma la road map fino al congresso.
21-22 marzo 2009: si celebra alla Nuova Fiera di Roma l’ultimo Congresso di An: il partito si scioglie e vota l’ingresso nel Pdl. Gianfranco Fini riconosce la leadership di Silvio Berlusconi ma si schiera contro il “pensiero unico” nel nuovo partito.
La tre giorni fondativa del congresso del Popolo della Libertà si svolgerà a partire dal pomeriggio di oggi, venerdì 27 marzo (una data che richiama le prime elezioni vinte da Silvio Berlusconi). L’inizio dei lavori è previsto per le ore 17, quando porteranno il loro saluti i due rappresentanti del Partito Popolare Europeo: Hans-Gert Pöttering e Wilfried Martens. La scaletta dei tre giorni di congresso alla Fiera di Roma e lo statuto del Pdl sono state anticipate da Panorama la settimana scorsa. C’è solo da aggiungere una novità dell’ultima ora: il congresso sarà presentato dalla più giovane deputata Pdl, Annagrazia Calabria.
Il congresso non avrà una vera e classica dinamica congressuale, perché come noto il partito è saldamente in mano al Cavaliere. C’è però da affrontare la questione politica della fusione. “Il Pd ha dato vita a una fusione fredda mentre il Popolo della Libertà darà vita a una fusione più calda, basata sulla condivisione dei valori”. E’ una delle affermazioni fatte da Gianfranco Fini dal palco dell’ultimo congresso di Alleanza Nazionale domenica scorsa. Parole simili a quelle di Silvio Berlusconi: “Libertà e sussidiarietà saranno i valori del Pdl”. E che non sarà una fusione a freddo, che non verranno ripetuti gli errori fatti dal Partito Democratico, è uno dei mantra degli ultimi mesi dei dirigenti Pdl. A detta del centrodestra a sinistra sono mancati i medesimi valori, che invece ispirano la nascita del Pdl: “I nostri comuni, cioè quelli del popolarismo europeo”.
E se qualche turbolenza all’interno di An e Fi è stata ammessa dagli stessi futuri coordinatori “dipendeva dalla difficoltà” hanno detto nelle settimane scorse La Russa e Verdini “di fondere gli organismi dirigenti. La formula varata nei mesi scorsi è stata e dovrebbe continuare ad essere quella del 70-30: una sorta di 2 a 1 in favore di Forza Italia su An. Così agli azzurri andranno due coordinatori (Sandro Bondi e Denis Verdini) e uno al partito di Fini (Ignazio La Russa). Gli azzurri dovrebbero poter contare su 14 coordinatori regionali, mentre ad An ne spetteranno 6 (due regioni grandi, due medie e due piccole). La direzione del partito, che inizialmente era stata pensata per una ventina di persone, dovrebbe arrivare a contenere circa 50-60 elementi.
Il Pdl però non sarà composto solo da Fi e An. Nelle settimane scorse il coordinatore di Forza Italia, Denis Verdini, aveva rassicurato: “Con i piccoli abbiamo raggiunto l’intesa”. Ma la galassia di piccoli partitini e cespugli che ruotano intorno al Pdl è folta. C’è la Dc per le Autonomie del ministro dell’Attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi, come pure Azione sociale di Alessandra Mussolini. Ma si va anche da ciò che resta del Nuovo Psi dell’onorevole Stefano Caldoro, fino ai Riformatori liberali di Benedetto Della Vedova (ex Partito radicale) e ai gruppi di Mario Baccini (Cristiano popolari) e Francesco Pionati (Alleanza di centro). Tra i piccoli pure il Partito Repubblicano guidato da Francesco Nucara, il Partito Pensionati dell’eurodeputato Carlo Fatuzzo (1,1% dei consensi alle europee del 2004) e i Popolari Liberali del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi.
Nella tre giorni della Fiera di Roma sono previste presenze da record: quasi 6 mila delegati a cui si aggiungeranno giornalisti, ospiti e invitati. Una cifra che sfiorerà le 10 mila presenze al giorno all’interno dei due grandi padiglioni 6 e 8 (gli stessi dove lo scorso fine settimana si è svolto il congresso di scioglimento di An).
Se 30 pullman sono previsti solo dal Lazio è ragionevole la cifra che parla di circa 200 pullman da tutta la Penisola. 180 navette serviranno per fare la spola dagli alberghi e dai parcheggi all’interno della Fiera di Roma. 280 hostess saranno, invece, gestite da una società che si occuperà solo della logistica.
All’arrivo dei delegati, che dovranno accreditarsi presso i quasi 30 stand all’ingresso, verrà consegnato un badge elettronico e il kit del delegato: al cui interno bloc notes, penna e simbolo nuovo del Pdl. Per ordini superiori verranno riposti in cantina i vecchi vessilli di Fi e An, mentre in platea sventoleranno 5000 bandiere del Pdl.
Ma delegati e ospiti dovranno anche consumare due pasti al giorno. E allora ecco che gli chef ‘azzurri’ avranno a disposizione 3 mila kg di pasta al forno, 400 chili di mozzarella, 10mila litri d’acqua.
Nelle settimane scorse si era parlato di un gadget, una matrioska a forma di Cavaliere che avrebbe contenuto gli otto leader del centrosinistra “fatti fuor” da Berlusconi in questi 15 anni di politica. In realtà la matrioska sarà solo virtuale: soltanto scaricabile dal sito del Pdl. Sugli 80 metri di palco del Padiglione 6 della Nuova Fiera di Roma i tecnici stanno ultimando la scenografia. Anche se potrebbe essere riconfermata la formula architettonica del congresso di An.
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A come Angelino Alfano: ex enfant prodige del partito azzurro. A 25 anni eletto all’Assemblea regionale siciliana. Poi parlamentare nazionale e consigliere di Berlusconi. Oggi è il più giovane Guardasigilli della storia repubblicana. Dilemma amletico: è arrivato troppo in alto troppo presto, o, come qualcuno sussurra, è il vero erede di Silvio Berlusconi alla guida del governo e/o del partito? Chiedetelo a Maria Latella.
B come Silvio Berlusconi: molti non condivideranno, altri invece si. E pure tanto. Il Cavaliere “è un individuo geniale. E’ una persona che ha veramente dei tratti strabilianti, un self made man che riesce a costruire un’intera epopea della vita culturale nazionale”. Pensieri e parole di Nichi Vendola. La nuova sinistra che avanza.
C come Casa, Piano Casa: dovrebbe essere un provvedimento che permetterà di ampliare oltre 9 milioni di immobili, per un complesso di lavori pari a 60 miliardi di euro, il triplo dell’investimento delle grandi opere. Sarà approvato dal governo proprio nel giorno di apertura del congresso Pdl. Controverso e atteso, ma sarà fonte, secondo tanti, di grande consenso popolare.
D come Democratico, Partito Democratico: c’è chi sostiene che si deve la nascita del Pdl alla geniale – almeno all’inizio – intuizione ‘kamikaze’ di Walter Veltroni di far correre da solo il Pd alle elezioni politiche del 2008. Altri pensano che la creatura di Berlusconi sarebbe nata comunque, perché sbocco naturale del un percorso intrapreso nel ’94. E se avessero ragione entrambi? Bipartitismo perfetto.
E come Eutanasia/Eluana/Englaro: il più grande problema etico che il Popolo della Libertà dovrà affrontare nei prossimi mesi. Anarchia (come aveva detto il Cavaliere nei mesi scorsi), libertà di coscienza o partito confessionale? La sacralità della vita contro la forza della libertà.
F come Gianfranco Fini: ha ereditato un partito di nicchia e lo ha trasformato in movimento di popolo. E’ passato dalla destra fascista ad una destra post ideologica e democratica. Ha trovato nel Cavaliere l’alleato che gli ha consentito di diventare prima ministro degli Esteri e poi presidente della Camera. Sono in molti a scommettere che si giocherà la successione con Tremonti e Alfano.
G come Gente: sarà il partito degli italiani, della gente comune: quella a cui il Cavaliere si richiama sempre. Dei moderati, ma anche dei socialisti riformisti; dei cattolici ma anche dei laici liberisti; della casalinga di Voghera ma anche dei circoli ufficiali tanto cari alla destra; dell’Ugl ma anche di Brunetta; insomma come la Rai, di tutto e di più.
H come Hub: Alitalia, AirOne, Cai, Malpensa, Linate, AirFrance e Lufthansa. Chi avrebbe mai pensato che la campagna elettorale del Cavaliere sarebbe stata scandita da queste parole? Il Pdl rulla in pista in attesa del decollo, il ritardo accumulato in partenza verrà recuperato in volo, correnti permettendo.
I come Italia, Forza Italia: nasce nel ‘93 e muore… Non si sa quando: se An ha solennemente celebrato, tra lacrime e abbracci, il proprio congresso di chiusura, dalle parti di via dell’Umiltà continuano a chiedersi, come mai non lo abbiano fatto? Ormai non c’è più tempo, nasce il Pdl. Oppure una Forza Italia allargata? Per avere una risposta non interpellare gli ex colonnelli di An.
L come Leadership: Silvio Berlusconi vs. Gianfranco Fini. E’ stato uno dei leit motiv degli ultimi mesi. Che ha movimentato il dibattito interno e la nascita del Pdl. Dalla svolta del predellino dell’autunno 2007 al congresso di An molto è cambiato, ma la discussione intorno a ‘chi comanda’ è sempre la stessa.
M come Mercato, Economia Sociale di Mercato: dalla teoria de ‘La paura e la speranza’ alla pratica di Via XX Settembre. Giulio Tremonti, il nuovo guru della politica economica di destra, oltre la destra; del Pdl, oltre le libertà. Nel pieno della tempesta ha tenuto dritto il timone del bastimento Italia. Ora bisogna solcare l’oceano e conquistare il Nuovo Mondo.
N come Napoli: città simbolo del governo Berlusconi. Troppo scontato celebrare il congresso fondativo del Pdl nella città ‘ripulita’ dalla mondezza. Ma accanto a Napoli, anche il simbolo dell’appena conquistata Capitale di Alemanno. ‘Anema e core’ del Cavaliere.
O come Opere, le Grandi Opere: Ponte sullo Stretto, Mose e Tav, ma anche Pd e Pdl. Se le prime rappresentano un sogno o un incubo per molti italiani, i secondi verranno ricordati come le grandi costruzioni della migliore ingegneria politica dell’Italia postmoderna.
P come Predellino: E’ il pomeriggio del 18 novembre 2007. Annuncio vobis gaudio magnum: habemus partitum. Piazza san Babila come il balcone della basilica di San Pietro. Il Cavaliere in piedi sull’Audi presidenziale lancia il nuovo partito. Questa favola moderna confonde però il modo dell’annuncio con la sostanza della decisione.
Q come Quo Vadis Pdl? La via è tracciata, ma qualche nube mattutina si staglia in uno scenario di cieli azzurri. Correnti e componenti. Venti gelidi dal nord e caldo scirocco dal sud. Roma occhio di un ciclone che rischia di investire chi sarà ‘investito’ dal Capo.
R come Ronde: Dopo il poliziotto di quartiere, ecco quelle che Berlusconi preferisce chiamare associazioni di volontari. Roberto Maroni le sponsorizza, ma la carica dei 101 parlamentari ‘dissidenti’ è sempre in agguato. La sicurezza può rischiare di trasformarsi da tema centrale in campagna elettorale, in centrale elettrica ad alto voltaggio del Pdl. E la Lega gongola.
S come Sardegna: quasi tutti, anche qualcuno nel Pdl, credevano nella riconferma di Renato Soru come governatore nell’isola. Ha creato Tiscali. Ha messo la tassa sui ricchi. Ha comprato pure l’Unità. Ma non è riuscito nell’impresa finale. Quella di sconfiggere Berlusconi travestito da Ugo Cappellacci. Coraggioso esempio di masochismo in salsa Pd. Tanto che dopo la sconfitta Walter Veltroni si è pure dimesso.
T come Tornelli: L’iconografia della Pubblica Amministrazione che tenta di funzionare. Quanti statali prenderanno la tessera del Pdl? Un Brunetta al giorno toglie il certificato medico falso di torn(ell)o.
U come Università: Onda su onda. La Gelmini è sul surf. Simbolo e icona femminile del Pdl e del governo Berlusconi. Grembiulino, maestro unico, cinque in condotta, lotta ai baronati, sistema universitario più trasparente: riuscirà nell’impresa dove tutti hanno fallito? La meritocrazia, una delle parole più usate dal centrodestra, trionferà?
V come Valori: “il Pd ha dato vita a una fusione fredda mentre il Popolo della libertà darà vita a una fusione più calda, basata sulla condivisione dei valori”. Parola di Gianfranco Fini. Si ma quali? “Libertà a sussidiarietà saranno i valori del Pdl”. Parola di Silvio Berlusconi. Amen. Ma tutti dentro al Ppe.
Z come Zenzero: così come la spezia ha molte virtù salutari, il Pdl dovrà essere capace di non limitare o esaurire la rappresentatività nel consenso, ma di esprimerla nell’azione quotidiana e dunque nella capacità di governo.
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Naturalmente da Silvio Berlusconi è arrivata la rettifica: “I miei concetti sono stati stravolti, cado dalle nuvole”. Alla quale segue, altrettanto naturalmente, un vertice a due, “chiarificatore”. Naturalmente Gianfranco Fini, presidente della Camera ed ex leader di An, era insorto: “Il premier non può irridere il Parlamento, lo dirò chiaramente a Berlusconi”. Naturalmente Silvio Berlusconi, a Napoli per inaugurare il termovalorizzatore di Acerra, e perciò molto su di morale, con i giornalisti aveva pronunciato le consuete battute di troppo. Fra queste c’è (o secondo la versione berlusconiana, ci sarebbe stata) quel “i parlamentari stanno lì a far numero, ad approvare con due dita emendamenti di cui non conosce nulla”. Con l’aggiunta di un “pazienza se ora Fini si risentirà”.
Un breve resoconto al contrario per dire come il congresso fondativo del Popolo della Libertà si apra all’insegna di un nuovo conflitto tra capo del governo e presidente della Camera. Tra i due fondatori, Berlusconi e Fini. Sempre loro: per l’esultanza dell’opposizione, lo sconcerto dei militanti e la sostanziale alzata di spalle dell’opinione pubblica. Non basterà a guastare la festa del Pdl, eppure il problema c’è, ed è destinato a durare. Ben al di là dei summit chiarificatori, e ben oltre l’orizzonte della tre giorni della Fiera di Roma.
Alcune cose non possono essere smentite né minimizzate. Quando Fini difende l’onore del Parlamento è chiaro che fa il suo dovere. Quando Berlusconi si lamenta del ritardo delle Camere nell’approvare i provvedimenti governativi dice una cosa, dal suo punto di vista, altrettanto giusta. C’è un dettaglio indicativo del vero umore del premier nei confronti del suo co-fondatore nel Pdl: quel “stanno lì ad approvare con due dita emendamenti di cui non conoscono nulla”. Le due dita sono quelle necessarie a votare con il nuovo sistema di impronte digitali voluto da Fini per debellare i famigerati “pianisti” di Montecitorio, deputati che per oltre cinquant’anni hanno premuti pulsanti ed infilato badge in nome e per conto dei colleghi assenti.
Ebbene, quell’innovazione delle impronte a Berlusconi non è mai andata giù. Ed il motivo è semplice: tra ministri, sottosegretari e deputati impegnati in commissione, e mettiamoci un po’ di assenteismo, il centrodestra, nonostante la maggioranza amplissima di cui gode, rischia di non essere mai al completo nell’aula di Montecitorio. L’opposizione, che di impegni ne ha oggettivamente meno, si presenta ogni volta compatta. E così il governo va sotto.
Aggiungiamoci che il sistema delle impronte digitali porta via, tecnicamente, circa cinque minuti per ogni singola votazione, ed ecco che palazzo Chigi vive nell’ansia di non vedere approvate leggi e decreti a cui ha affidato la propria azione di governo, ed anche la propria immagine. Berlusconi (e non solo lui) avrebbe preferito che Fini, più che sulle impronte, si impegnasse nella modifica dei regolamenti parlamentari, dove vige tuttora la regola ereditata dalla prima repubblica per la quale il rappresentante di un singolo partito può ritardare o bloccare il calendario dei lavori.
L’iniziativa di Fini è andata a piovere sul bagnato. Cioè ad aggiungersi ad un feeling con il Cavaliere che non è mai stato brillantissimo, ma che con la nascita del Pdl è quasi sceso ai minimi storici. La competizione interna c’entra poco: nessuno mette in discussione la leadership berlusconiana né nel nuvo partito né nell’alleanza di governo. Quanto alla successione, il problema è più concreto, ma remoto. No, le incomprensioni sono più attuali e riguardano non solo i due primi attori, ma il rapporto tra Fini e il Pdl. Perché se è vero che Berlusconi va spesso sopra le righe nelle sue esternazioni, costringendo Fini a reagire, è altrettanto certo che il presidente della Camera vede ridursi un consenso, nel Popolo della Libertà, che ai tempi del patto di ferro tra Forza Italia e An era quasi pari, se non superiore, a quello di Berlusconi.
Oggi Fini appare distante dai suoi ex colonnelli della fiamma; quanto alla corrente di destra sociale di Gianni Alemanno lo è sempre stato. La sensazione è che sciolta An, la sua classe dirigente stia in qualche modo facendo a meno di Fini, e viceversa. Per questo l’ultimo congresso di Alleanza nazionale dello scorso week end è scivolato via senza incidenti, ma anche senza particolari emozioni.
Tutto ciò dall’altra parte, nella ex Forza Italia, non sarebbe neppure immaginabile. E Berlusconi lo sa benissimo.
Tuttavia l’immagine di Fini nel Paese è sempre forte, e sempre più apprezzata dall’opposizione; cosa che non piace né a Berlusconi e neppure allo stato maggiore del Pdl, compresi molti ex di An. Se del prececessore di Fini alla presidenza di Montecitorio, Pier Ferdinando Casini, Berlusconi temeva i trabocchetti come leader dell’Udc (ed infatti è finita come è finita), la diffidenza nei confronti di Fini riguarda il personaggio in sé, ed il profilo sempre più bipartisan che si sta ritagliando, in un’Italia politica molto partisan.
Perché Fini non è solo quello delle impronte digitali e della difesa del ruolo del Parlamento: è anche quello del no alle norme sugli immigrati e sulla bioetica. È il partner che Berlusconi, nei passaggi più delicati di un governo che pure continua ad avere il vento in poppa nei sondaggi, non ha mai sentito realmente al proprio fianco come alleato strategico.
I tre giorni di kermesse del Pdl cercheranno ovviamente di sotterrare, sul breve, queste divergenze e queste diffidenze. E lo faranno, da parte di Berlusconi, su un terreno che da sempre costituisce un cavallo di battaglia di Fini: la riforma dell’impianto istituzionale con l’introduzione del presidenzialismo. Fini ha messo l’argomento al centro del suo discorso di domenica scorsa. Berlusconi farà presumibilmente altrettanto. Anche se quando si parla presidenzialismo bisognerà poi vedere a quale modello tende il centrodestra: se quello americano, con l’elezione diretta del capo dello Stato, oppure francese (elezione diretta ma capo dello Stato diverso dal capo del governo), oppure i cosiddetto modello Westminster, la formula inglese per cui alle elezione politiche si scelgono contemporaneamente la maggioranza parlamentare ed il premier. Berlusconi sembra orientarsi a quest’ultima formula, che garantirebbe meglio la governabilità. E che certamente ridurrebbe gli spazi di manovra del Parlamento nei confronti di palazzo Chigi.
Berlusconi e Fini non vogliono far nascere il Pdl in mezzo ad una lite tra loro. Ad uscirne peggio, nonostante tutto, sarebbe oggi il presidente della Camera. E quindi nei prossimi tre giorni assisteremo ad uno scambio di reciproci riconoscimenti, e forse anche a qualche abbraccio. Ma non ci vuole molto a scommettere che sarà solo una tregua.
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