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La procura della Repubblica di Roma, ha chiesto l’archiviazione per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e per l’ex direttore di Rai Fiction Agostino Saccà, in relazione alla vicenda legata alla raccomandazione di cinque attrici per la produzione di fiction tv, in cambio di un sostegno finanziario allo stesso Saccà.
La procura della Repubblica di Roma ha chiesto al gip la distruzione di tutte le intercettazioni che riguardano l’inchiesta sulla presunta corruzione che ha coinvolto Silvio Berlusconi e l’ex direttore di Rai fiction Agostino Saccà. La richiesta riguarda le conversazioni tra Saccà e Berlusconi e conversazioni private fatte dagli indagati con terze persone tra cui attrici e politici non coinvolte nell’indagine.
Secondo quanto scritto nella richiesta di archiviazione “le conversazioni appaioni irrilevanti” e la distruzione viene sollecitata al gip per “assicurare il massimo della tutela possibile alla riservatezza dei soggetti coinvolti”. Inoltre, si legge nelle motivazioni, non vi è certezza sull’esistenza di un ‘do ut des’. Lo stretto legame tra Berlusconi e Saccà, che emerge con l’evidenza dall’attività investigativa, era tale da consentire al primo di effettuare segnalazioni al secondo senza dover promettere o ottenere nulla in cambio”.
I magistrati romani hanno chiesto di archiviare l’altro filone relativo a un presunto accordo corruttivo che legava la commercialista Stefania Tucci, il consulente finanziario Giuseppe Proietti e Saccà. Entrambi i capitoli di inchiesta provenivano dalla procura di Napoli.
Disintegrato dalle intercettazioni sul caso Rai e reintegrato per sentenza sul posto di lavoro.
Agostino Saccà, direttore di Rai Fiction indagato dalla procura di Napoli in un’inchiesta di veline e veleni, ha conosciuto in questi mesi il doppio volto della giustizia. Saccà è un tipo coriaceo, dall’identikit multiforme. È la quintessenza del dirigente Rai, ha la consuetudine a trattare con il potere, presenta qualche aspetto decisamente démodé, come la passione per i formalisti russi, ed è passato ai disonori delle cronache come il collettore delle raccomandazioni. Saccà è la Rai, di tutto, di più.
Saccà, è da molto tempo che non usa il telefonino?
No, lo uso continuamente, addirittura a fine mattina s’era esaurita la batteria di uno dei miei due cellulari. La mia vita non è cambiata.
Che impressione le ha fatto leggere le sue telefonate con Silvio Berlusconi?
Non credevo potesse mai accadere, anche se avevo visto tante cose in passato, ma ritenevo a ragione di essere nel giusto perché non avevo nulla da nascondere. Allora non immaginavo vi fosse un Grande orecchio che praticamente ascolta tutti perché tutti parlano con tutti.
Lei ha visto il materiale dell’inchiesta che la riguarda?
Sì, le telefonate sono quelle di un pezzo dell’establishment italiano, non solo politico.
La chiamavano un po’ tutti; destra, sinistra, centro. Tutti segnalavano delle persone, sempre in maniera molto garbata. L’Italia è un paese fondato sul lavoro o sulla raccomandazione?
Guardi, penso che vada così in tutto il mondo. Le industrie serie usano le segnalazioni come degli agenti e poi le sottopongono all’esame di meccanismi neutrali di selezione.
E lei i raccomandati li selezionava?
Sempre. Avevo costituito gruppi collegiali per valutare i provini.
Berlusconi la chiama per segnalarle attrici come Evelina Manna, Elena Russo e Antonella Troise. Lei che fa?
Le indico al capostruttura per il provino, che viene poi valutato da una commissione che io ho istituito. I miei predecessori facevano di testa loro. Col senno di poi, ho fatto bene per due ragioni: per garantire la qualità e per proteggermi. Sapendo di essere sottoposto a chiamate, potevo rispondere che non ero solo a decidere e dire “non ci posso fare nulla “. Un mio amico un po’ ruvido mi ha detto: “Ma Agostino, ho letto tutte ’ste cose, tutti chiamano, chiamano, poi fai lavorare solo quelli bravi… e ’sti cazzi, se tutto funziona come dici tu, va bene”.
Perché la Rai è un’azienda dove è necessaria la raccomandazione?
Non penso solo alla Rai, ma dappertutto. Il sistema è così in tutti i paesi, solo che all’estero sono più coperti, passano meno attraverso la politica e più grazie alle lobby degli amici e dei sistemi di potere. La cosa importante è che i meccanismi di selezione siano neutrali. Alla fine io ho detto no a Letizia Moratti, no a Berlusconi, no a Gianni Letta e a tantissimi altri. Perciò sono uscito da questa vicenda più forte di prima.
Non vorrà far credere che lei era una centrale telefonica che riceveva chiamate da tutti e diceva no a tutti…
No, non dicevo sempre no a tutti. Ma ho messo in piedi un meccanismo di selezione molto severo e in questo caso sono stato fortunato. La severità editoriale, il rigore sono la base del successo. Un attore sbagliato può bloccarti il set, far innervosire il protagonista, il direttore della fotografia e il regista. Così alla fine si perde il prodotto. È una questione di estetica del racconto.
È vero che tra le persone che ha aiutato c’è la fidanzata di un sodale politico di Walter Veltroni?
Era un consigliere comunale, ma non l’ho aiutata io. E qui mi fermo.
Lei è di destra o di sinistra?
Sono sempre stato di sinistra. Solo che la sinistra oggi sta a destra. L’attenzione ai più deboli e il garantismo oggi sono da quella parte.
Dopo questa vicenda c’è qualcuno che l’ha delusa tra i suoi amici di un tempo?
No, la stima e l’attenzione di tanti amici sono rimaste, anche a sinistra e da persone molto importanti.
Lei è un berlusconiano di sinistra?
Io ero e sono un socialista.
Cosa pensa di Bettino Craxi?
È stato un grande.
L’ex presidente della Rai Enrico Manca ricordava che “anche il Pci raccomandava”. Cosa è cambiato nel sistema rispetto alla Prima repubblica?
Allora la raccomandazione era più organica, c’era come una sorta di canale diretto fra i partiti e i rappresentanti della Rai. Oggi invece telefonano i leader, conta il rapporto individuale tra il dirigente e il leader politico. In passato era una questione di partito, di politica culturale e propaganda.
Il suo deve essere un mestiere poco allegro. Sempre al telefono a ricevere chiamate di raccomandazione.
Cerchiamo di essere obiettivi: ne avrò ricevute una o due a settimana di quelle chiamate. E se le concentriamo in 4 anni… Io non avrei mai tollerato una richiesta meno che educata e perbene. Sono più i no che ho detto dei sì. Credo che Berlusconi mi abbia sempre stimato proprio per i miei no.
Perché pensa questo?
Perché Berlusconi ha l’etica dell’impresa. Anche se non sono intimo di Berlusconi (non sono mai andato a Villa Certosa o ad Arcore), lo conosco bene e quindi so che è un uomo che mette insieme due fattori: massimo risultato con il minimo costo. Berlusconi di fronte alla logica dell’impresa si arrende.
Immagino che il suo non fosse l’unico telefono bollente di Viale Mazzini.
Appunto, non scherziamo.
Il presidente della Rai Claudio Petruccioli dice che il suo comportamento non è in linea con quello di un dirigente della Rai.
Sandro Curzi, un uomo di passioni, ha detto che la fiction è il comparto più forte e vincente. Lo stesso presidente Petruccioli ha sostenuto che la fiction è il settore industriale ed editoriale da portare per esempio per la riforma dell’azienda. Che vuol dire questo? L’efficienza industriale non tollera intrusioni e questo significa che io non ho tollerato intrusioni. E siccome le altre cose dell’azienda non sono indicate come modelli, allora che Petruccioli vada a guardare da altre parti. Lui lo sa cosa voglio dire. Lo stimo, è un uomo equilibrato e intelligente, ma stavolta non lo capisco. Io sono un uomo che ha onorato la Rai.
C’è qualcuno che le deve la carriera?
Molti. Ho preso Fiorello che s’era spento alla Mediaset. Ho preso Panariello quando non era nessuno e ho investito su di lui. Ho recuperato Morandi, lanciato lo show di Celentano.
Si è guardato molto in questa storia al “lato b” della faccenda, alle femmine. Ma immagino che le raccomandazioni non arrivassero solo per le belle donne ma anche per gli uomini.
Assolutamente sì. Persone importanti chiamavano per segnalare anche attori bravi.
Fu lei a licenziare Enzo Biagi?
Non è assolutamente vero. Questa è la più grande bugia dopo l’accusa di Goebbels ai comunisti per l’incendio del Reichstag. Finché era vivente Biagi non ho mai querelato nessuno, oggi che lui non c’è più voglio non solo una verità storica ma anche giudiziaria.
Perché lo fa solo oggi?
Perché con Biagi eravamo amici. Mi voleva molto bene e lui quando Roberto Zaccaria e Pier Luigi Celli mi mandarono via da Raiuno mi difese sul Corriere della sera. Fu Biagi a chiamare due personaggi importantissimi di questo Paese per dire “state facendo un errore ad allontanare Saccà”.
L’accordo per l’uscita di Biagi per la Rai fu molto oneroso.
Certo. E Biagi quella cifra se la meritava tutta perché era un grande amico della Rai.
Berlusconi è il dominus di “Raiset”?
Raiset non esiste. La Mediaset non ha avuto mai tante botte come quando sono stati scelti gli uomini di Berlusconi in Rai. Pensi a cosa ho fatto io a Raiuno e da direttore generale, pensi a cosa ha fatto Flavio Cattaneo, che in sostanza ha aggredito il salvadanaio della Mediaset, cosa senza precedenti. Raiset è una banalità. Un equilibrio tra le due aziende c’è sempre stato, anche quando presidente della Rai era Zaccaria, che era un nemico ideologico di Berlusconi, ma un amico della Rai e dunque consapevole del bilancio e dell’equilibrio in un mercato difficile.
Torniamo alle raccomandazioni. Che cosa hanno in comune Antonella Troise, Evelina Manna ed Elena Russo?
Tutti gli attori cercano un posto, ma c’è un problema: tutti vogliono essere protagonisti, però protagonisti si nasce.
Andare a letto con un dirigente Rai o con un politico potente aiuta o no?
Il confronto e il conflitto tra i sessi si gioca in mille modi. Così va il mondo da sempre, non è che voglio essere disincantato, è un dato antropologico. E non mi scandalizza.
E cosa la scandalizza allora?
Mi scandalizza se una raccomandata leva il posto a una che è brava. Questa è una delle ragioni per cui non ho mai fatto passare chi non lo meritava.
Qual è l’errore più grande che ha fatto?
Tutti fanno errori. Piccoli e grandi. Io credo di aver commesso un peccato d’orgoglio intellettuale, di vanità. Sentirsi un po’ pieni del successo. Ma non tanto per la vita sociale, io non esco mai e vivo in una casa di 60 metri quadrati, è il narcisismo di lavorare sull’immaginario del Paese e se azzecchi una fiction puoi cambiare una cultura. Questo dà un senso di potenza.
Il direttore generale Cappon dice che lei parlava con la concorrenza per organizzare la sua società di produzione.
Parlare con la concorrenza è normale. Lui dice una cosa non vera in atti. E cioè che io, per organizzare la mia uscita dalla Rai, preferissi la concorrenza. Quello che dice Cappon è negato in atti, nelle intercettazioni e nelle dichiarazioni di Luca di Montezemolo e Corrado Passera, i miei partner in questa operazione a cui poi si sarebbe aggiunto Ratan Tata. Era un progetto molto importante. Già il fatto che questi personaggi credessero in me la dice lunga sul valore che mi viene attribuito e dicono molto anche dell’invidia che queste cose generano sui mediocri. La Mediaset poteva essere un cliente, non un socio.
Perché Cappon ce l’ha con lei?
Forse la risposta è nei risultati che ho avuto.
Però Giovanni Minoli l’ha difesa a spada tratta…
Minoli ha una grande intelligenza e un grande cuore. Con me hanno funzionato entrambi.
Cosa l’ha divertita in questo periodo?
Mio figlio mi ha fatto tanto ridere quando mi ha detto: “Papà, sta’ tranquillo che non c’è buona azione in questo paese che resti impunita”.
Che impressione le hanno fatto i magistrati?
Ci ho parlato una sola volta, li ho visti molto presi dal loro lavoro, ma se devo essere franco mi sembra che pestino l’acqua nel mortaio.
Scriverà un libro su questa vicenda?
Sì.
Farà tremare qualcuno?
Non mi interessa far tremare qualcuno, voglio raccontare me e questa storia, come nasce e si sviluppa.
È una storia di puttane e o di sputtanamento?
Né di puttane né di sputtanamento. È una storia molto seria, lo specchio di qualcosa di profondo che è avvenuto nel Paese, dove si è combattuta una grande battaglia negli ultimi 15 anni tra i vecchi apparati politici e una nuova classe dirigente che si è raccolta intorno a Berlusconi. La guerra si è conclusa con le ultime elezioni.
In Italia un governo può cadere per una storia di letto?
Sarebbe un paese finito, da piangere.
Lei ha una figlia: se volesse fare l’attrice, le consiglierebbe di farsi raccomandare?
No, le consiglierei di studiare. Prima di tutto devi avere talento, attori si nasce. Poi studio, studio, studio. Se la mia nipotina (mia figlia fa altro) volesse fare l’attrice, le direi: ma sei proprio sicura? Perché dopo non puoi fare altro mestiere.
I politici ci marciano su questa storia delle attrici e della Rai?
I politici non sono assatanati, molte segnalazioni sono anche figlie del collegio elettorale, del consenso. Penso che a loro interessi di più l’informazione.
Ha visto il film “Le vite degli altri”?
Sì e l’ho amato molto. Ci si è ritrovato? Sì, quando le intercettazioni finiscono sui giornali e telegiornali è un po’ come stare nella Germania di Erich Honecker dominata dalla Stasi. Ma là erano toccati solo i nemici del regime, qui in Italia può capitare a tutti.
Che cosa non va nella tv italiana?
Manca il gusto del lavoro ben fatto: ci si affida al programma che tira al momento. Abbiamo i reality che sono in crisi, io l’ho detto 5 anni fa. L’iperbole si nutre d’iperbole e alla fine che fai? La roulette russa in diretta?
Chi sono gli ipocriti in questa storia di raccomandati?
Le persone che fanno esattamente quello che lei ha visto, ce ne sono alcune che lo fanno più di tutti e ora si indignano. Per carità! Ci sarà tempo…
Tornerà a lavorare in Rai?
Il giudice ha deciso così, poi vediamo. Sicuramente scrivo un libro sulla mia vita, partendo proprio da questa vicenda perché io ho passato una prova incredibile e mi piacerebbe che la passassero i miei critici. Sarebbe bello.
Gli atti del procedimento contro Silvio Berlusconi per la vicenda di segnalazioni di attrice all’ex dg di Rai Fiction, Agostino Saccà, sono stati trasferiti a Roma. Lo ha deciso il gip di Napoli, Luigi Giordano, che ha dichiarato la incompetenza territoriale dell’autorità giudiziaria partenopea. Il giudice ha accolto la richiesta dei legali di Berlusconi, gli avvocati Michele Cerabona e Niccolò Ghedini.
Il provvedimento è stato depositato stamattina nella cancelleria del giudice per le indagini preliminari. Il gip, sostenendo che la competenza territoriale è del Tribunale di Roma, non si è pertanto pronunciato sulla richiesta avanzata dal pm Vincenzo Piscitelli di inoltrare al Parlamento l’istanza per autorizzare l’utilizzazione delle intercettazioni telefoniche nei confronti di Berlusconi. Gli atti saranno quindi trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma che dovrà riesaminare la vicenda giudiziaria.
L’autorità giudiziaria della Capitale sarà chiamata anche a pronunciarsi sulla distruzione delle telefonate di carattere privato o comunque ritenute irrilevanti sotto il profilo processuale. Nell’ambito dell’inchiesta, Berlusconi è accusato di corruzione in concorso con Saccà per le segnalazioni di alcune attrici da inserire nei cast di fiction prodotte dalla Rai.
Uno dei legali di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, ha espresso soddisfazione per la decisione del Gip partenopeo. “Abbiamo presentato prove documentali e testimoniali in base alle quali il giudice ha correttamente trasmesso il processo a Roma - ha commentato - le telefonate si erano svolte a Roma”.

Francesco Cossiga vede in anteprima, con Panorama (la cronaca sul numero in edicola da giovedì 1° maggio), Aldo Moro. Il presidente (della TaoDue Film), che andrà in onda su Canale 5 il 9 e l’11 maggio. E nell’occasione racconta particolari inediti sui 55 giorni del rapimento dello statista ucciso dalle Brigate rosse. “Centrale è il ruolo del Vaticano” ricorda Cossiga.
“Ma anche intorno a questo passaggio cruciale bisogna aggiungere un nuovo pezzo di verità: ho sempre creduto che don Antonello Mennini, allora suo confessore, attualmente nunzio apostolico in Russia, abbia incontrato Moro prigioniero delle Br per raccogliere la sua confessione prima dell’esecuzione dopo la condanna a morte. Come ministro dell’Interno allora mi sentii giocato. Mennini ci scappò. Seguendolo avremmo potuto trovare Moro. Ma ancora oggi il Vaticano è riuscito a fare in modo che Mennini non potesse essere interrogato mai da polizia e carabinieri”.
Nell’intervista a Panorama, Cossiga svela anche un’altra verità, questa volta politica: “Durante i 55 giorni siamo stati a un passo dalla rottura con il Pci. La politica della fermezza voluta dal governo di unità nazionale concedeva alla famiglia di Moro la piena libertà di trattare per la liberazione, ma mai direttamente con le Br. Attraverso la Caritas, la Croce rossa, Amnesty international oppure il Vaticano, l’Onu… Ma un certo punto venne da me Enrico Berlinguer, insieme a Ugo Pecchioli, il suo ministro degli interni, per dirmi: “Adesso basta, abbiamo detto che non si tratta e non si tratta”.
In confidenza, poi, Pecchioli si preoccupò di informarmi che se si fosse trattato di pagare molti soldi sarebbe stato meglio non lo dirlo prima, così il Pci avrebbe potuto protestare senza però arrivare alla rottura politica. Tutto questo nel film non c’è”.
Guardando lo sceneggiato televisivo, il presidente emerito della Repubblica è rimasto colpito soprattutto dall’interpretazione che Michele Placido fa dello statista ucciso dalle Br. “Placido fissa per sempre nell’immaginario televisivo un Moro idelebile” commenta. “Ma devo dire che il più verosimile di tutti mi è sembrato Benigno Zaccagnini. Uguale!”.

Doveva simulare un indicente mortale sul lavoro, per una fiction. Ma l’incidente è avvenuto davvero. La vittima è Nicolò Ricci, trent’anni, di Torino, uno dei più conosciuti stuntman italiani. Girando la scena, Ricci si è lasciato cadere nel vuoto da una decina di metri d’altezza ma ha battuto il capo contro la sporgenza di una impalcatura, appoggiata a una delle palazzine che costituivano la cittadella dell’acciaio della Falck di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. La Procura di Monza ha aperto un’inchiesta: l’ipotesi di reato, al momento contro ignoti, è omicidio colposo.
Un suo collega, lasciatosi cadere nel vuoto insieme a lui, è finito senza conseguenze sul lettino gonfiabile. Lui, invece, non s’è rialzato. La troupe si è immediatamente accorta della gravità della lesione e ha chiamato i soccorsi. Ricci è giunto in coma all’ospedale. I medici hanno dichiarato la morte cerebrale e chiesto (e ottenuto) alla famiglia l’autorizzazione per il prelievo degli organi. Ricci stava lavorando come controfigura a una puntata di una fiction per Rai Due, dal titolo provvisorio “Dem” (Dipartimento emergenza medica). Precedentemente era stata girata la stessa scena con il volo dei due stuntman dalla medesima altezza e non era successo nulla. Il regista ha chiesto la ripetizione della caduta mezz’ora dopo. Un bis fatale.
Eppure Ricci non era un novellino del mestiere: faceva lo stuntman da sette anni e lavorava per un’agenzia di Roma, la Cinestar, che fornisce controfigure alle produzioni tv.
Secondo un testimone, però, si sarebbe sbilanciato all’indietro al momento del lancio e questo errore gli sarebbe stato fatale: nella caduta ha battuto la testa contro un tubo dell’impalcatura. L’impatto con il tubo gli ha provocato un fortissimo trauma e una frattura al cranio. Soccorso dal 118 è stato trasportato in condizioni disperate all’ospedale Niguarda. I danni al cervello hanno provocato nel giro di poche ore la morte cerebrale, dichiarata intorno alle 20.30. I familiari hanno deciso di donare i suoi organi e nella notte è stato effettuato l’espianto. “Morire per due soldi: questo proprio non è possibile”, dicono i parenti e gli amici della vittima.
Ispirata al format spagnolo “Hospital Central”, la fiction è una serie in diciotto puntate che Alessandro Ippolito di Videomedia produce per Rai Fiction e attesa a settembre in prima serata sulla seconda rete Rai. Prendendo spunto da fatti di cronaca, racconta le vicissitudini personali e lavorative di un’equipe di quindici camici bianchi, tra medici e paramedici, che lavorano in un pronto soccorso di un immaginario grande ospedale pubblico milanese. Nel cast ci sono Rodolfo Corsato, Sergio Muniz, Milena Miconi, Antonella Fattori, Cesare Bocci, Max Pisu. Dietro la macchina da presa si alternano tre registi, Giampaolo Tescari, Lucio Gaudino e Carmine Elia.
La videocassetta con le riprese della caduta, insieme all’impalcatura e alle attrezzature del set, è stata sequestrata dalla polizia e dall’Asl, competenti per le indagini. In più ci sono i testimoni, una ventina. Gli inquirenti effettueranno inoltre nuovi accertamenti sulla struttura approntata per il set.
“Tutta la società è affranta e non si spiega come sia potuta avvenire la tragedia” dicono da Videomedia, il gruppo che produce la fiction. L’ufficio stampa fa sapere che “i set interni ed esterni sono organizzati in modo appropriato, con tutto il necessario per salvaguardare l’incolumità fisica della troupe e del cast”. L’azienda si dichiara infine “a completa disposizione della magistratura per le indagini”.
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“Beh, così sui due piedi (sulla battigia, per altro, ndr)… Però mi sarebbe piaciuto svolgere il tema a carattere storico e riflettere «sulle ragioni degli imponenti flussi di immigrati nell’odierna Europa e sui nuovi scenari che si aprono nei rapporti tra i popoli, dopo la fine del colonialismo moderno e l’avvento del neocolonialismo»”.
Dalla Sardegna, dove si gode una vacanza tutta in famiglia, parla Serena Autieri, la bella professoressa di cui si innamora Paolo (Giorgio Panariello), il padre di Luca (Nicolas Vaporidis), nel film cult dei diciottenni maturandi: Notte prima degli Esami - Oggi.
Già, i ragazzi oggi hanno a disposizione sei ore per la prova di italiano, la prima dell’esame di maturità…
Appunto, in un tema come quello hanno la possibilità di spaziare, di scrivere molto, di approfondire, partendo da fatti storici fino ad arrivare ai nostri giorni.
Quindi, niente Foscolo, niente Leopardi, Galileo, il tormentone Dante… E niente saggio sulla “Costituzione repubblicana nel laborioso cammino da una dittatura alla partecipazione politica in Italia”.
Esatto. Nonostante mi piacciano molto i saggi. Sopratutto quelli a carattere storico e psicologico. Quando riesco a trovare il tempo di entrare in libreria faccio incetta di questi titoli. Ne compro a dozzine. Tornando al tema, avrei parlato del villaggio globale. Che credo sarà la traccia più seguita, oggi.
Perché?
Perché i giovani, più di noi (e più di me che la maturità l’ho fatta al Liceo artistico di Napoli, 12 anni fa) ci abitano dentro. I diciottenni hanno più argomenti di quanti ne avessimo noi. Per le mie ricerche, ricordo che ricorrevo al metodo classico della vecchia cara enciclopedia. Oggi loro hanno a disposizione il mondo della Rete, appunto: un villaggio globale tutto in digitale, tutto a portata di un qulasiasi motore di ricerca.
La rete… sa che già alle 09.36 sui siti specializati (Skuola.net e Studenti.it) c’erano materiali, appunti e spunti per fare il tema?
Immagino. Ma questa è la modernità. Anche se l’esame di Stato resta una tappa importante per i ragazzi. Nel bene e nel male segna un passaggio verso la crescita, verso la maturità, appunto.

Delle altre tracce che cosa dice? Sempre sul web si è scatenata la polemica sul ritorno, dopo soli due anni, di Dante. Che, a detta di alcuni, penalizzerebbe gli studenti degli Istituti tecnici.
Tutto sommato mi sembrano tracce buone. Coprono diversi argomenti. Direi che ce n’è per tutti.
A lei com’era andata la prima prova della maturità?
Ricordo solo che ho passato la prima ora a fare la cosiddetta scaletta: buttavo giù idee e le collegavo. Un metodo ottimo che ancora oggi uso, quando mi diverto a scivere canzoni, poesie e favole per bambini.
E che cosa sta scrivendo in questo periodo?
No, adesso mi sto rilassando con i miei nipotini, visto che per settembre ho da girare un nuovo film e a ottobre una fiction tv.
Buon relax, allora.
Grazie e in bocca al lupo ai ragazzi.
Qui il VIDEO servizio: