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Azzurri, tutto in un pomeriggio: via Donadoni, riecco Lippi

Marcello Lippi

Roberto Donadoni non è più il ct della nazionale. Meno di tre ore per dirsi addio. Poco più di una per annunciare il nuovo commissario tecnico: Marcello Lippi. La comunicazione ufficiale arriva dalla Federcalcio, al termine dell’incontro tra Abete e il tecnico che ha guidato la nazionale a Euro 2008. È durata due anni l’esperienza del tecnico bergamasco sulla panchina azzurra. Un’esperienza “stupenda” dice, salutando, Donadoni. Sulla quale hanno pesato i rigori. Un vero incubo.

“Dispiace che un calcio di rigore abbia determinato questa situazione” l’ha ripetuto ancora oggi, dopo aver avuto la conferma, dal presidente della Figc Giancarlo Abete, della fine del suo contratto. “In questi due anni” si è difeso “la mia Italia ha fatto anche qualcosa di positivo, un’ ultima partita non può cancellarlo”. E invece, pare proprio che si possa.

La semifinale era l’obiettivo minimo, per i campioni del Mondo. Tanto che il contratto firmato prima dei campionati dava alla federcalcio la possibilità di rescindere se non si passavano i quarti. Senza penali. Donadoni ha ragione: “se fossero entrati i rigori di Di Natale e De Rossi adesso sarebbero tutti a elogiare la squadra”. Già, ma l’Italia contro la Spagna si è arresa prima del 120°, rinunciando a giocare. E quando si arriva alla lotteria può andar bene come male.

D’altronde, nessuno lo sa meglio dell’ormai ex commissario tecnico: nel 1990 è proprio lui a sbagliare uno dei rigori decisivi nella semifinale del 3 luglio contro l’Argentina; ad Usa ‘94 non riesce a vincere il Mondiale, battuto nella finale con il Brasile, sempre dal dischetto. Da calciatore di club ha vinto tutto il vincibile, dominando la fascia destra nel Milan di Sacchi e Capello. Da allenatore ha avuto meno fortuna, scontrandosi con presidenti bizzosi come Preziosi (esonero dopo appena tre giornate con il Genoa) e Spinelli (si dimise per le critiche del presidente quando occupava un ottimo sesto posto con il Livorno).
Oggi si chiude ufficialmente l’avventura dell’allenatore bergamasco sulla panchina azzurra. Scelto da Demetrio Albertini nei giorni di post-sbornia mondiale e post-incubo Calciopoli. L’ombra della coppa vinta a Berlino da Lippi sempre addosso. 23 panchine per un bilancio di 13 vittorie, 5 pareggi e 5 sconfitte. Pessimo esordio il 16 agosto 2006, amichevole perduta a Livorno per 0-2 contro la Croazia. Tre partite esaltanti, contro la Scozia a Glasgow (decisiva per la qualificazione all’Europeo), contro il Portogallo in amichevole (Cristiano Ronaldo e soci schiacciati dagli azzurri) e contro la decadente Francia di questi Europei, due settimane fa. Poi la fine, il 22 giugno scorso, contro la Spagna. Ovviamente dal dischetto. In queste 23 partite sono stati 59 i giocatori schierati almeno una volta, con pluripresente risultato Gigi Buffon, a quota 19 gettoni ed anche re dei minuti giocati (1695). Due invece i bomber dell’era-Donadoni: con 6 reti ciascuno ci sono Luca Toni e Totò Di Natale. Entrambi l’hanno tradito nel momento decisivo, a Euro 2008: il primo non segnando nemmeno una rete, dopo aver vinto la classifica dei cannonieri nel campionato tedesco; il secondo sbagliando un rigore nella sfida contro la Spagna.
Roberto Donadoni

Dei calci di rigore si dice sempre che siano una lotteria. A vincerla, dopo Berlino, è nuovamente Marcello Lippi. Che torna a sedersi sulla panchina della Nazionale. L’annuncio viene sempre dalla Figc. E non è una sorpresa. Quasi chiamato a furor di popolo (e di stampa), il nuovo Ct degli azzurri “sarà presentato ufficialmente il 1 luglio”, si legge sul sito della Federazione.

Si tratta del secondo “ritorno” tra i ct azzurri, a 60 anni da Vittorio Pozzo (il ct che vinse due titoli mondiali). Il tecnico viareggino - che ha collezionato in azzurro 29 panchine con 17 vittorie, 10 pareggi e 2 sconfitte - vanta tra l’altro un curriculum da vero numero uno. E nella notte mondiale di Berlino, se lo era detto: ”Non so quanti allenatori sono riusciti a fare quello che ho fatto io, a diventare campione d’Europa e del Mondo con un club, e poi Campione del Mondo con una Nazionale”. Infatti in un mondo di star, è quello del tecnico toscano il palmarès più ricco: 1 mondiale, 5 scudetti, 1 Champions League, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa europea, 1 Coppa Italia, 4 supercoppe di Lega.

Il VIDEO servizio:


Abete: “Esonerare Donadoni? Il contratto già non esiste più”

Allenamenti azzurri aspettando Italia-Romania

Fuori dalla panchina, senza passare dal via.

Donadoni non avrà nessuna penale dalla Figc in caso di rottura del contratto. Un’eventualità che sembra sempre più una certezza. ”Nel contratto firmato a Baden con il Ct si è tornati alla formula iniziale che non prevedeva nessuna clausola di rescissione esercitabile dalle parti ma un rinnovo automatico del rapporto in caso di raggiungimento di semifinale o finale”: i termini del contratto col Ct bergamasco sono stati resi noti proprio dal presidente della Federcalcio Giancarlo Abete a margine del consiglio nazionale del Coni.
Quindi, niente soldi per Donadoni, eliminato ai quarti di Euro 2008, ai rigori dalla Spagna. Nessuna penale anche se non si dimette. Il presidente della Federcalcio conferma che la versione iniziale del contratto prevedeva una clausola di rescissione: “Era stata fissata in una somma lorda di 900 mila euro ed è documentata. Quando Donadoni mi ha chiesto di eliminare la clausola di rescissione io ho accettato. Ho privilegiato la necessità di dare al commissario tecnico la massima serenità in vista degli Europei”.
Sembra sempre più certo, adesso, il ritorno sulla panchina azzurra di Marcello Lippi, il Ct campione del mondo, nonostante le smentite di facciata dei diretti interessati. Sempre Abete ci tiene a precisare due punti. Il primo: “L’automatismo inserito nel contratto di Donadoni dimostra che la Federazione non ha in tasca nessun accordo con un altro tecnico”. Il secondo aspetto che il presidente vuole chiarire è che nessuno ha mai remato contro il tecnico. “Abbiamo sempre continuato a lavorare con l’obbiettivo di far bene ad Euro 2008 - aggiunge Abete - e per questo abbiamo sempre voluto garantire la massima serenità al commissario tecnico e all’ambiente.

Stasera intanto, a Berna si affronteranno Turchia e Germania nella prima semifinale dell’Europeo. La Spagna, giustiziera dell’Italia, e la sorprendente Russia di Hiddink si contenderanno l’altro posto in finale giovedì sera.

Il VIDEO servizio:

La serie A quasi tutta compatta: “Davanti alla morte bisogna fermarsi”

Cristiano Doni giocatore dell'Atalanta cerca, invano, di calmare i tifosi bergamaschi dopo gli incidenti sugli spalti per i quali la partita con il Milan è stata rinviata
“Dieci minuti di ritardo sull’inizio delle partite sono poca cosa, la protesta doveva essere più forte, forse era meglio non giocare”, dice l’allenatore del Torino, Walter Novellino. “Quel che è successo è gravissimo, forse dieci minuti di ritardo non bastano: dovevamo rinviare tutta la giornata di campionato”, chiarisce il tecnico della Fiorentina, Cesare Prandelli. E, allo stesso modo, la pensano la maggior parte degli allenatori di serie A che ieri, dopo le partite della 12esima giornata, hanno detto la loro sulla morte del tifoso della Lazio, Gabriele Sandri.

Ma forse la dichiarazione più importante è quella del presidente del Catania, Antonio Pulvirenti, testimone, il 2 febbraio scorso, dei tragici avvenimenti che portarono alla morte dell’ispettore capo della Polizia, Filippo Raciti, ucciso negli scontri del post-partita tra gli ultrà etnei e quelli del Palermo. Allora, in pochissimo tempo, il commissario straordinario della Figc, Luca Pancalli, decise la sospensione immediata delle gare. “In questo ambiente” ha commentato Pulvirenti “ci sono due pesi e due misure. Sarebbe stato giusto fermarsi”. Molti degli intervistati hanno sostenuto la tesi che davanti alla morte, seppur accidentale e avvenuta lontano da uno stadio di calcio, ci si doveva fermare, mettendo lo spettacolo, almeno per una volta, ai margini e lasciando spazio alla riflessione e al dolore.

C’è chi, invece, è rimasto più cauto nell’analizzare la giornata. Il tecnico della Juventus, Claudio Ranieri, ha spiegato che la decisione è stata presa, molto probabilmente, per motivi di ordine pubblico, per evitare cioè che i tanti tifosi accorsi nei vari stadi italiani reagissero in modo incontrollabile alla notizia della sospensione del campionato. Lo stesso Ranieri ha poi però ammesso: “Ci stiamo abituando ai bollettini di guerra e questa è la cosa più triste”.

E che ci sia stata una discussione anche in seno alle istituzioni, sulla possibilità di fermare la serie A, lo ha confermato anche il presidente della Federazione italiana gioco calcio, Giancarlo Abete: “Sì, avevamo pensato anche a fermare il campionato. Ma se non l’abbiamo fatto non è per insensibilità: ci siamo assunti la responsabilità della decisione”, ha precisato il presidente federale, senza entrare nei retroscena delle lunghe telefonate con il ministro dell’Interno Giuliano Amato e con il capo della Polizia Antonio Manganelli. “È un lutto per tutto il calcio italiano”, ha aggiunto poi lapidario lo stesso Abete, ammettendo, probabilmente, che la vita e, in questo caso la morte, vale più di ogni altra cosa.

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Dopo la morte del giovane tifoso della Lazio Gabriele Sandri il campionato di calcio, secondo voi, va fermato?

Calciopoli solo settimo tra gli scandali di tutti i tempi

Un puzzle tridimensionale che riproduce un pallone da calcio, e che suggerisce l'immagine di un ''giocattolo rotto'' ovvero quello che probabilmente pensano ormai del calcio una buona parte di appassionati, rimasti delusi e amareggiati dai recenti scandali che hanno coinvolto i vertici di questo sport
E noi che pensavamo a chissà quale truffa. A chissà quale catastrofe, legata a “Calciopoli”. E invece. Nella speciale graduatoria stilata da The Times occupa “solo” la settima posizione nella classifica dei 50 scandali che hanno macchiato la storia dello sport. La bufera che lo scorso anno ha terremotato il pallone italiano, portando alla retrocessione della Juventus e alla revoca di due scudetti bianconeri, merita una collocazione nella top ten delle nefandezze ma non un posto sul podio.
Lo scandalo per eccellenza è legato ad un personaggio poco noto alle grandi platee. Il numero 1 è assegnato a Basil D’Oliveira, stella del cricket degli anni ‘60. Nato a Città del Capo, l’asso di colore emigrò in Inghilterra per sfuggire al regime dell’apartheid. Nel Regno Unito divenne un fuoriclasse e, soprattutto, un cittadino britannico. Si guadagnò un posto fisso nella Nazionale di Sua Maestà, aggiudicandosi riconoscimenti di prestigio. Nel 1968, il suo nome fu al centro di una vicenda controversa: il tour dell’Inghilterra in Sud Africa saltò proprio per la sua presenza, ritenuta inaccettabile dai padroni di casa.
La piazza d’onore spetta ai Chicago White Sox, la squadra della Major League Baseball passata alla storia per la pagina nera scritta delle World Series del 1919: 8 giocatori, compresso il leggendario “Shoeless” Joe Jackson, vennero accusati di aver venduto le partite della finale del campionato e furono banditi.
Terzo gradino del podio per Ben Johnson, ‘l’uomo con gli occhi gialli’. Lo sprinter canadese dominò i 100 metri ai Mondiali di Roma ‘87 e alle Olimpiadi di Seul ‘88: ai Giochi volò al traguardo in 9″79, ritoccando il suo stellare primato mondiale. I controlli antidoping, però, rivelarono un uso smodato di steroidi e confermarono i sospetti alimentati già dalle telecamere che avevano inquadrato i suoi occhi allo start. Johnson confessò il sistematico uso di doping e il suo nome venne cancellato dall’albo d’oro.
Nella classifica delle ‘vergogne’ sportive c’è anche l’edizione 2007 del Tour de France: le vicende di doping che hanno coinvolto, tra gli altri, il danese Michael Rasmussen e il kazako Alexandre Vinokourov valgono il quarto posto.
la vittoria del canadese Ben Johnson sullo statunitense Carl Lewis, nella gara dei 100 metri, nella quale Johnson conquistò il record mondiale con il tempo di 9''79. Ma tre giori dopo Johson venne squalificato dal Cio per doping
Anche le parole possono essere scandalose. Lo sa bene Glenn Hoddle, dimissionario ct della nazionale inglese di calcio: l’11° posto è tutta colpa sua e delle frasi secondo cui “i disabili scontano peccati commessi in una vita precedente”.
Penoso anche il comportamento degli atleti spagnoli, 12esimi secondo il Times, che nel 2000 si sono finti disabili per vincere l’oro nel basket alle Paralimpiadi.
In confronto sembra meno grave l’Operacion Puerto, l’inchiesta sulla rete internazionale di doping legata al ciclismo: il sistema ideato dal dottor Eufemiano Fuentes merita il 18° posto.
In questo panorama, Mike Tyson deve accontentarsi della 20a posizione per aver staccato un pezzo dell’orecchio di Evander Holyfield nel 1997. Quasi nell’anonimato Diego Armando Maradona: la sua ‘mano de Dios’, costata carissima agli inglesi ai Mondiali del 1986, vale solo il numero 29.

Il VIDEO servizio:

Calciopoli: è l’ora dei processi

(In alto, da sin.) Luciano Moggi,Antonio Giraudo, Innocenzo Mazzini: (in basso, da sin.) Pier Luigi Pairetto, Massimo De Santis e Paolo Bergamo. I pm di Napoli Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci hanno chiesto il rinvio a giudizio per 37 imputati nell'ambito dell'inchiesta sugli illeciti nel calcio. Le accuse vanno dall'associazione per delinquere alla frode in competizioni sportive.
Da Luciano Moggi ad Antonio Giraudo, dal dirigente Figc Innocenzo Mazzini ai designatori Paolo Bergamo w Pierluigi Pairetto all’arbtirto Massimo De Santis. Sono alcuni dei 37 personaggi che dai pm napoletani vengono indicati come promotori “costitutori ed organizzatori dell’associazione per delinquere”. Per loro la procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio per lo scandalo del calcio: 29 partite condizionate nella stagione 2004-2005 sono costate agli indagati accuse che vanno dalla frode sportiva all’associazione a delinquere.

Diverse squadre sono state riconosciute come parti offese: Atalanta, Bologna, Brescia, Cagliari, Chievo, Lecce, Livorno, Palermo, Parma, Roma, Sampdoria, Siena Udinese e Salernitana. Anche i ministeri dell’Economia e delle Finanze e quello per le Politiche Giovanili sono considerati parti lese, assieme ai Monopoli di Stato, il Coni, la Figc, la Lega Calcio e la Rai.

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Processo per 37 a Napoli:

Sfilata di nomi eccellenti del calcio al processo di Roma contro la Gea:

Calciopoli: dopo quelli di mafia ecco i pentiti del pallone

Il procuratore federale Stefano Palazzi
I pentiti entrano anche nella giustizia sportiva con sconti di pena e patteggiamenti in cambio di confessioni. Il consiglio federale della Federcalcio ha approvato in gran fretta il nuovo codice, con le regole che guideranno i processi disciplinari nati dalla stagione degli scandali.

L’eredità di Calciopoli ha lasciato il segno e fra le novità contenute nei 55 articoli del codice ce n’è una rivoluzionaria. Se gli incolpati ammettono le proprie responsabilità, collaborano e contribuiscono a far scoprire violazioni del regolamento, la procura federale può proporre al giudice di ridurre le sanzioni fino a trasformarle in “prescrizioni alternative”.

E l’ultimo comma dell’articolo 24 prevede che i vantaggi ottenuti dal pentito possano estendersi alla società di cui fa parte, quando le violazioni sono contestate anche al club. Oltre ai benefici della collaborazione con gli inquirenti, l’articolo 23 concede un’ulteriore chance agli accusati, a patto che non siano recidivi: prima della conclusione del procedimento di primo grado possono dichiararsi colpevoli e patteggiare, proponendo una pena ridotta che accettano in cambio della chiusura del procedimento. In tal caso la decisione sarà inappellabile.

Con una decisa svolta verso le regole del processo penale, il nuovo codice è in vigore dal 1° luglio per sostituire, ancor prima che diventasse operativo, quello messo a punto all’indomani della crisi dal commissario straordinario della Figc Luca Pancalli. La riforma prodotta dall’ufficio giuridico della Federcalcio è stata presentata dal presidente Giancarlo Abete, che ha voluto minimizzare le modifiche rispetto al “codice Pancalli”. Ma agli esperti non sfugge il cambio di rotta.

Accanto all’obiettivo di assicurare il regolare svolgimento delle gare c’è ora un chiaro intento punitivo che non convince del tutto gli esperti. Secondo l’avvocato Lucio Giacomardo, docente in una delle prime cattedre di diritto sportivo, istituita all’Università di Napoli, “il processo sportivo dovrebbe essere simile a quello disciplinare e non a quello penale, altrimenti si rischierebbe di dover introdurre anche qui garanzie processuali, come la verifica delle dichiarazioni dei pentiti, a svantaggio della celerità e della sanzione sportiva”.

La bilancia della giustizia dello sport pende ora verso il potere degli inquirenti. E delle nuove norme è soddisfatto il procuratore federale Stefano Palazzi, che le definisce “un’arma in più contro eventuali accordi trasversali per pilotare partite e risultati”.

In questa direzione vanno le altre novità del codice. Anzitutto sanzioni per “tre o più soggetti che si associano per commettere illeciti”, un reato identico all’associazione a delinquere del Codice penale. Inoltre il divieto per società, dirigenti e tesserati di avere “rapporti abituali” con esponenti della giustizia sportiva e dell’associazione arbitri. Infine, l’ufficio indagini assorbito dalla procura federale. Da questo momento chi conduce le inchieste potrà sostenere anche l’accusa in giudizio: una condizione indispensabile per far funzionare gli accordi con i collaboratori di giustizia.

Ciliegina sulla torta, la creazione di una sorta di Csm dello sport, una commissione di garanzia di cui fa parte anche l’ex procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli, che dovrà giudicare sulle irregolarità commesse dagli stessi giudici sportivi. Per la serie: chi è senza peccato…

Dopo Euro 2012, il calcio italiano vuole perdere la poltrona Uefa e i soldi Coni

Lo stadio Olimpico di Roma
A una settimana dal naufragio di Cardiff (Gran Bretagna) il calcio italiano, bocciato dalla Uefa nella corsa per organizzare gli Europei del 2012, non ha smaltito la batosta. Il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete è in difficoltà per la nomina dei tre vicepresidenti. Associazioni e leghe collegate alla Figc non si sono messe d’accordo e Antonio Matarrese, presidente della Lega di A e B, rischia di perdere la corsa alla poltrona. Si deciderà il 3 maggio. Lo stesso giorno Abete dovrà scegliere se accettare le dimissioni di Franco Carraro da membro nell’esecutivo Uefa ora guidata da Michel Platini. Se lo farà, l’Italia perderà il suo seggio, che è ad personam. Come se non bastasse, in questo pasticcio, il Tar di Catania ha nominato il prefetto di Roma Achille Serra, commissario ad acta per decidere l’arbitro della partita Catania-Ascoli. Sarà per questo circo che il presidente del Comitato olimpico italiano Gianni Petrucci è sempre più deciso a ridimensionare i contributi al calcio, che nel 2007 ammontano a 81 milioni di euro. La domanda è: perché dare più denari per questo teatrino desolante, penalizzando sport che nel mondo mostrano le facce migliori dell’Italia, dall’atletica di Stefano Baldini, al nuoto di Filippo Magini?
Al Coni ci tengono a sottolineare che a Cardiff non è stato sconfitto il nostro sport, ma solo un calcio arrogante (in Galles la delegazione italiana sfoggiava cinque Ferrari) e senza credibilità. La prova? Gli ultimi mondiali assegnati all’Italia: 2006 scherma, 2008 ciclismo, 2009 nuoto, 2010 pallavolo. E le olimpiadi invernali del 2006 sono state affidate a una città di pianura (seppur circondata dalle Alpi) come Torino. Nel mondo si fidano dell’Italia, non del suo calcio.

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