
Vito Gigante, 69 anni, il padre cui i servizi sociali vogliono togliere il figlio più piccolo

Ci sperava ancora, Vito Gigante – il padre che secondo il Tribunale dei minori di Trieste non ha diritto a crescere suo figlio perché alcuni assistenti sociali lo ritengono “poco empatico” - che alla fine nessuno avrebbe avuto davvero il coraggio di prelevare suo figlio “a tradimento” e portarlo nella casa famiglia di Porto Marghera a 130 km dalla sua abitazione. Continua

Vito Gigante, 69 anni, il padre cui i servizi sociali vogliono togliere il figlio più piccolo
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«Quello che mi stanno facendo, oltre che ingiustamente punitivo nei miei confronti, è devastante per il bambino. Mi chiedo come la magistratura possa togliermi un figlio solo perché un’operatrice dei servizi sociali ha scritto nella sua relazione che io sarei un padre poco empatico». Continua

Papà scippati è il titolo di copertina del numero 40 di Panorama
Sono una mamma separata con due figli uno di 17 anni e l’altro di 11, scrivo perché dopo aver udito sia in TV e aver letto varie riviste tra cui anche Panorama del 30/09/2010 , mi sento indignata perché con queste associazione di padri separati si sta facendo “di tutta l’erba un fascio, e questo non lo trovo giusto… Continua

Papà scippati è il titolo di copertina del numero 40 di Panorama
«Gentile redazione,
sono la moglie separata del signor Mirko Fusaroli di cui avete pubblicato una lettera firmata sul vostro giornale n. 40 del 30 settembre 2010 che riguardava i padri scippati.
Come spesso succede vi siete comportati da “giornalisti”, e lo dico proprio in modo ironico». L’inchiesta sui padri separati pubblicata sul numero 40 di Panorama ha provocato molte reazioni. Ecco le lettere che abbiamo ricevuto. Continua
“Rivolgo a lei questa richiesta sperando che arrivi anche agli altri organi di stampa: evitate di dare notizie troppo semplificate su questa vicenda che presenta invece una grande complessità”.
A parlare è Mariastella Paiar, l’avvocato di una ragazza di Trieste (di cui non si conosce il nome per rispetto della privacy ndr) cui il Tribunale dei Minori ha sottratto la figlia perché guadagna troppo poco. A costo di deludere le aspettative dell’avvocato Paiar non possiamo fare a meno di spiegare così, semplicisticamente e banalmente, la sentenza di un giudice per il quale 500 euro non sarebbero sufficienti a garantire alla piccola il sostentamento necessario alla sua crescita. Probabilmente è anche vero, ma è certo che se in altri paesi si facessero simili calcoli, ci sarebbero milioni di bambini strappati ai propri genitori.
“Non si tratta solo di una questione economica – insiste l’avvocato Paiar – il Tribunale ritiene che questa mamma, che ha un passato difficile, non sia in grado di occuparsi della bambina”.
E lei, invece, che opinione si è fatta di questa ragazza?
Io posso dire di aver visto una giovane che in questi mesi si è data da fare, è cresciuta e vuole dimostrare di poter essere una buona mamma. Una ragazza che sta lottando per la sua bambina e per se stessa.
Cosa intende quando parla di “passato difficile”?
Questa mamma ha oggettivamente avuto delle difficoltà: è rimasta incinta in fase di separazione dal marito, è rimasta senza casa ed è stata ospitata in una struttura.
Come capita a migliaia di persone. Se si cominciano a togliere i figli a tutti quelli che si separano e restano senza casa ci sarebbero milioni di bambini “orfani”…
Sì infatti. Nel suo caso, però, si sono attivati i servizi sociali e il giudice ha deciso di sottrarre la minore a questo stato di precarietà.
La legge prevede che si possano togliere i figli ai genitori se c’è la prova che essi abbiano subito violenze o rischino di esserne vittime per stati patologici dei genitori o di latri che vivono con loro. La ragazza non può aver fatto nulla di male alla piccola visto che le è stata portata via subito dopo la nascita senza permetterle di allattarla nemmeno una volta. Ma io le chiedo anche: la sua assistita beve?
No
Fa uso di sostanze stupefacenti?
No
Ha un’indole violenta?
Niente affatto.
E’ vero che le fu consigliato anche di abortire? Se sì, da chi?
Sì, le è stato suggerito. Ma visto che l’aborto è un’opzione prevista dalla legge, è prassi che i consultori la facciano presente alle giovani che vi si recano. Lei ha liberamente deciso di portare avanti questa gravidanza.
Cosa chiede questa ragazza?
Chiede un’opportunità. Chiede di essere aiutata a diventare una buona mamma. E’ ben supportata, sta lavorando su se stessa, continua a fare passi in avanti nel suo cammino.
Da chi è supportata?
Ci sono gli enti pubblici e le associazioni di volontariato.
E la sua famiglia d’origine?
No. Come ho detto si tratta di una ragazza che non ha avuto una vita semplice.
Fino ad oggi alla sua assistita non è stato consentito di vedere la figlia e nei giorni scorsi il Tribunale ha dichiarato lo stato di adottabilità della bambina. Farete ricorso in appello?
Sì, se voi giornalisti mi lasciate il tempo di scriverlo.
Che chance ci sono di vincerlo?
Lo saprò valutare quando avrò finito di scriverlo.
Ce l’ha con la stampa?
No, ma vorrei che i giornalisti stessero più attenti a quello che scrivono. La mia cliente legge quello che viene pubblicato su di lei e spesso ne resta confusa.
In rete alcuni gruppi nati su facebook parlano di “rapimento di stato”. Un’espressione forte. Lei si sente di condividerla?
Non in questo modo. Certo è che nonostante la buona volontà e l’impegno per fare l’interesse del minore, capita che si arrivi a sentenze “monstrum” come questa. Grazie al cielo non sono io il giudice.
Se lo fosse stato avrebbe preso la stessa decisione?
Assolutamente no.

Antonio Di Pietro con la figlia Anna, studentessa alla Bocconi
Ma sì, cancelliamo per sempre quell’orrenda battutaccia sull’”Italia dei favori”. E chiudiamo la polemica sui presunti aiutini, politici e giudiziari, forniti al rampollo molisano. Che sia stoppata definitivamente, insomma, l’idea malfidata di un Antonio Di Pietro nepotista, teso a sostenere la carriera e l’onore del primogenito Cristiano. Non è così: da sostenere c’è pure Annina, la figlia femmina. Continua

Vanessa Guccio. Alle spalle, i genitori Pietro e Tina
Un tavolo rotondo di legno al centro del soggiorno di una casa popolare di Quarto Oggiaro, periferia di Milano. Comincia qui, una sera di aprile del 2005, la storia di Pietro Guccio, a cui la giustizia ha portato via tre figli. Continua
- Tags: adolescenti, bambini, domande, educazione-sessuale, figli, genitori, masturbazione, Milano, minorenni, rapporto-orale, scuola, sesso, sex, termini
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Giochi erotici a 13, 15 e 17 anni, in cambio dell’ultimo modello di iPod (o iPhone o scarpe, vestiti, borse griffate). Succede sempre più spesso nelle scuole milanesi, senza distinzione tra i prestigiosi licei del centro e gli istituti della periferia, tra le scuole pubbliche e quelle private. Ci sono le liste di baby-escort che circolano via internet o sui cellulari dei ragazzi, il ragazzino ne contatta una via sms e le dà appuntamento in un angolo appartato della scuola. Rigorosamente al di fuori dell’intervallo quando l’attenzione di docenti e personale scolastico è più alta.
Questo è l’allarme lanciato dal Comune di Milano, ripreso dal Corriere Milano e da La Stampa, che raccontano di episodi sconcertanti che rivelano le dinamiche della compravendita del corpo, in età adolescenziale. “Stiamo lavorando per creare le condizioni affinché l’uso di internet e di altri dispositivi tecnologici sia più controllato e contro un generale decadimento dei valori”, dice l’assessore Landi di Chiavenna. “Ma lottiamo anche contro l’aumento di malattie a trasmissione sessuale, come mononucleosi ed epatite B”.
Ma l’importante è: “Non far finta di niente, dimenticare la cosa come se riguardasse sempre e solo gli altri”, ammonisce Luca Bernardo, primario della struttura di Pediatria e dell’area adolescenza al Fatebenefratelli, il primo esempio in Italia di osservatorio pubblico sul mondo giovanile. La prima segnalazione si è avuta nel 2008, ma è nel corso di quest’anno che il fenomeno ha assunto una rilevanza preoccupante con 12 segnalazioni giunte dagli adolescenti in cura presso la struttura milanese. “Quasi mai un adolescente viene da noi per denunciare questi episodi” chiarisce il professor Bernardo, “noi abbiamo avuto notizie di questi episodi attraverso alcuni adolescenti che volevano uscire da storie di bullismo e alcol. È molto difficile che a quell’età parlino di sessualità”.
Ecco perché secondo l’assessore Landi i casi segnalati sarebbero solo la punta di un iceberg del fenomeno. Così come, segnala la dottoressa Giuliana Proietti su Donna Moderna.com: “Non vi è ragione di credere che ciò che accade a Milano non accada anche in altre città del nostro Paese: nelle grandi metropoli, così come nei piccoli centri”.
Fenomeno tanto inquietante quanto trasversale: dai casermoni anonimi della periferia ai palazzi dei quartieri “bene”, gli adolescenti - almeno a scuola - finiscono tutti negli stessi bagni, a vendere e comprare piacere senza alcuna inibizione: “Lo fanno per noia, per apparire, per voler essere sempre più oggetto del desiderio” spiega il medico del Fatebenefratelli: “di sicuro non sono storie di degrado. E nessuna scuola può chiamarsi fuori”. Le prestazioni orali vanno per la maggiore e si concedono a orari predefiniti, già dalla fase preliminare: quella della “contrattazione”. Il fenomeno è sotterraneo e difficile da fare emergere.
Finora, dalle testimonianze raccolte tra gli adolescenti, non si sono scoperti episodi di sesso in cambio di denaro, mentre è prassi “ricambiare” la prestazione con oggetti di valore come può essere un lettore mp3. “Si tratta” racconta ancora il professor Bernardo “di uno scambio di atti sessuali tra ragazzi in cambio di oggetti di pregio che una volta sono l’iPod un’altra un capo di abbigliamento firmato. Per ora non ci sono segnali di giri di denaro: stanno molto attenti a non entrare nell’illegalità”.
Il problema è che in alcuni casi i genitori preferiscono chiudere un occhio, fiduciosi che una volta superata l’adolescenza il problema svanisca. “Noi abbiamo parlato con i genitori” spiega ancora il medico “alcune famiglie avevano avvertito qualcosa, ma molte altre non volevano crederci. Noi ci sentiamo solo di dire che quando si hanno delle avvisaglie è fondamentale parlare con i ragazzi e non soprassedere”.
Per dare una mano alle famiglie, all’inizio del nuovo anno scolastico scenderà in campo anche il Comune, con una lettera aperta spedita ai genitori, opuscoli informativi, campagne pubblicitarie sui giornali e specialisti mobilitati nelle farmacie comunali.