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Finanziaria

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (Ansa)
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha assicurato che per mettere in pratica il federalismo fiscale occorreranno meno di dieci anni. Ma intanto starebbe lavorando a una manovra estiva di 5 miliardi per aggiustare ulteriormente i conti pubblici del 2011. Continua
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Nessun indulto, niente amnistia.
Per dare dignità a chi deve scontare una pena in carcere occorrono nuovi istituti penitenziari e duemila agenti in più. A ribadirlo è stato lo stesso Guardasigilli, Angelino Alfano, illustrando il nuovo piano carceri varato dal Consiglio dei Ministri. Continua

I ministri Giulio Tremonti e Renato Brunetta
L’immagine di compattezza della compagine di governo, rivendicata in questi giorni dallo stesso Berlusconi, è stata offuscata in sole 24 ore dalla sortita del ministro Renato Brunetta, che dalle colonne del Corsera ha attaccato “l’amico-nemico” Giulio Tremonti. Continua
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Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il premier Silvio Berlsuconi
Non si sciolgono i nodi del confronto tra Pdl e Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia non arretra, confermando la necessità di blindare le linee della politica economica. E non rinuncerebbe alla richiesta di essere nominato vicepremier, ricevendo di nuovo l’appoggio di Umberto Bossi: “Sì” dice il Senatur alla proposta “lui ha i contatti che servono in Europa”. Continua

“Dormano sonni tranquilli, su quattro cuscini”. Chi? I vescovi.
Perché: “C’è un emendamento del relatore che ripristina il livello originario dei fondi per le scuole paritarie”, il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas a margine dei lavori della commissione Bilancio del senato sulla Finanziaria.
Verranno quindi ripristinati i fondi per le scuole private: stanziati 120 milioni per il 2009 sui 130 di tagli previsti in origine. Vegas tranquillizza così la Cei che oggi ha lanciato l’allarme, rimproverando severamente al ministro dell’Economia Giulio Tremonti di colpire di nuovo la scuola cattolica. “Guarda caso nel 2008 ripete la stessa manovra del 2004: taglia per tre anni consecutivi 130 milioni di euro alla scuola cattolica. È un film già visto: si continua a colpire il sistema paritario” ha tuonato monsignor Bruno Stenco, direttore dell’Ufficio Cei per l’educazione, la scuola e l’universita.
“Nel 2000 la legge sulla parità scolastica ha previsto un contributo di 530 milioni di euro per tutto il sistema delle scuole paritarie, mentre la spesa per la scuola statale è di 50 miliardi. Il contributo, dello 0,1 per cento, è quindi già irrisorio. Nel 2004″ ha proseguito il vescovo “per tre anni consecutivi Tremonti ha tagliato 154 milioni sui 530 di contributo totale, cioè il 33 per cento. La scuola cattolica ha taciuto” ha aggiunto “e li abbiamo recuperati anno per anno con emendamenti, con fatica e con ritardi. Ora, però, il ministro ripete la stessa manovra. La Chiesa adesso” ha concluso “deve tirare le sue conseguenze perché senza contributi le scuole dell’infanzia non vanno avanti e di certo rischiano di chiudere”.
Secondo monsignor Stenco “qui si vuole la scuola statale e la scuola commerciale, lo stato e il mercato ma non il privato sociale che rappresentiamo noi e che fa la scuola non per interesse privato, ma per interessi pubblici. Tra stato e mercato” si è chiesto il vescovo “perché colpire proprio il privato sociale? Non è il taglio da 130 milioni di euro di adesso che fa scoppiare la scuola cattolica” ha aggiunto il prelato. Il punto è che sono dieci anni che il finanziamento si è inceppato. “Può una scuola parrocchiale, ad esempio, permettersi ogni anno una passività di 20,25 mila euro? Dopo 10 anni che cosa è divenuta? 250mila euro. E il contributo dello Stato” ha concluso “serve a malapena a pagare gli stipendi”.
Dopo le parole di Vegas, il portavoce della Conferenza Episcopale Italiana, don Domenico Pompili, ha sfumato i toni della polemica. “I vescovi italiani” ha ricordato “sono preoccupati come emerso anche di recente da diverse voci del mondo cattolico, per il destino delle scuole pubbliche non statali, tuttavia pur consapevoli del momento economico e sociale che il Paese sta attraversando, confidiamo negli impegni che il governo ha assunto pubblicamente”.
Una situazione “anomala” quella dell’esame della finanziaria in commissione Bilancio, con il testo inviato in aula senza aver prima esaminato gli emendamenti. E che diventerebbe anche “politicamente deprecabile” se su quel testo il governo intendesse porre la fiducia. Il presidente della Camera Gianfranco Fini è intervenuto così, in apertura della seduta in aula, rispondendo alle proteste dell’opposizione su quanto accaduto stanotte in commissione Bilancio.
Fini ha parlato di un atteggiamento da parte del governo che “in qualche modo toglie alla Camera il diritto dovere di emendare e di assumersi le proprie responsabilità, attraverso il formarsi di maggioranze su questo o quell’emendamento”. “Mi auguro” ha aggiunto “che il governo tenga in dovuto conto quanto espresso, con sostanziale concordia, dalla Camera dei deputati”.
Un atteggiamento, quello di Fini, che mostra di non poter trascurare le ormai incontenibili proteste di tutta l’opposizione. Strali giungono soprattutto dall’IdV: “Questa notte, Italia dei valori, insieme a Pd e Udc, ha abbandonato per protesta i lavori della commissione Bilancio. Ci troviamo di fronte all’impossibilità di discutere sulle nostre proposte emendative, questo governo e questa maggioranza ha svuotato il Parlamento delle sue prerogative. La Commissione Bilancio è ostaggio del governo” ha detto Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo Idv alla Camera, che ha aggiunto: “Ma questa notte si è arrivati al paradosso. Dopo che, nell’arco della giornata, l’unica votazione effettuata in Commissione ha visto il relatore battuto dalla sua stessa maggioranza, lo stesso relatore ha ritirato tutti i suoi emendamenti sostenendo che, come chiesto dal governo, la legge Finanziaria non doveva essere minimamente modificata”. In tal modo: “Se lunedì il governo porrà la fiducia, ci ritroveremo con una Finanziaria che non è stata discussa in Commissione né in Aula. Questo non è solo uno schiaffo al Parlamento, ma un attentato alla democrazia”. Rincara Donadi, capogruppo dell’IdV a Montecitorio: “Da sei mesi denunciamo che questo governo calpesta ogni minima regola democratica. Se anche Fini è arrivato a denunciarlo vuol dire che siamo arrivati oltre ogni livello di guardia”.
In aula le proteste si rincorrono. “Non c’è più neanche il continuum auspicato da Lei, signor presidente della Camera, fra maggioranza e governo” ha detto a Fini il vice presidente del gruppo Pd, Gianclaudio Bressa “Siamo ormai al governo che espropria il Parlamento, compresa la sua maggioranza” ha continuato. E facendo a riferimento all’esame della finanziaria della commissione Bilancio, Bressa ha detto che si tratta solo dell’ultimo esempio che dimostra come il governo stia stravolgendo la Costituzione per la parte che riguarda la formazione delle leggi. “In realtà” ha concluso Bressa “siamo in pratica a un sostanziale commissariamento di governo e Parlamento da parte del ministro Tremonti, come dimostra il modo con cui siete intervenuti su scuola e università”.
Economia, sicurezza interna e politica estera. Questi i temi principali di cui si è discusso oggi nel Consiglio dei ministri (anticipato rispetto al classico venerdì per il viaggio del premier Silvio Berlusconi a New York dove dovrebbe parlare all’Onu), che ha approvato la Finanziaria, ha inviato 500 soldati nel casertano in Campania e ha rifinanziato le missioni militari di pace all’estero.
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il primo a scendere in conferenza stampa al termine del Cdm, ha spiegato che l’esecutivo ha dato il via libera all’utilizzo di 500 militari da impiegare nei casi di emergenza criminalità. Subito dopo il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha contestualizzato la decisione rispetto ai gravi fatti seguiti alla strage di camorra di Castel Volturno: “Invieremo la maggioranza dei 500 militari nel casertano. Potranno essere impiegati per tre mesi e con funzioni di “check point”. Lo stesso ministro di An ha anche rivelato che il governo è intenzionato a prorogare per altri 6 mesi la presenza dei 3 mila militari nelle città.
Maroni ha quindi annunciato che domani riferirà in Parlamento sui gravi fatti accaduti a Castel Volturno “su cui il governo ha risposto prontamente inviando 400 persone delle forze dell’ordine” e ha attaccato il leader dell’opposizione, Walter Veltroni: “Sono francamente sconcertato dalle polemiche su quanto avvenuto, soprattutto da parte del segretario del Pd, che chiede conto al governo del perché un camorrista era agli arresti domiciliari. E’ evidente a tutti, salvo al segretario del Pd, che gli arresti domiciliari non sono concessi dal governo ma dalla magistratura”. E comunque per Maroni “chi è in carcere con l’accusa di associazione mafiosa non dovrebbe godere degli arresti domiciliari”. Il responsabile del Viminale ha dato l’annuncio ad un giro di vite per fronteggiare l’immigrazione clandestina, tramite la costruzione di “10 nuovi centri (gli ex Cpt), visto che i clandestini arrivati in Italia nel 2008 sono aumentati del 60% rispetto al 2007”. Maroni ha annunciato una stretta ai ricongiungimenti familiari: “Lo facciamo per evitare i ricongiungimenti facili fatti solo per ottenere sussidi da parte dello Stato”. E per questo ha detto che i test del Dna saranno a carico del richiedente asilo.
Sul fronte della politica estera il Cdm, come a riferito La Russa, ha varato il decreto legge che “finanzia per l’ultimo trimestre le missioni militari all’estero. Si tratta di un provvedimento che, integrando le anticipazioni di spesa già previste dal precedente decreto di gennaio, assicura fino al 31 dicembre la partecipazione italiana alle missioni di pace”. Inoltre l’Italia aumenta la propria presenza militare in Afghanistan ed in Iraq. In Afghanistan infatti vengono inviati 4 Tornado con compiti di osservazione. In Iraq vengono inviati altri 16 carabinieri con compiti di addestramento. Sempre nel decreto sulle missioni militari sono state inoltre prorogare alcune missioni, i cui finanziamenti scadevano il 30 settembre: Libano (Unifil), Althea (Bosnia), Eufor (Ciad e Repubblica Centrafricana). La Russa ha poi spiegato che l’Italia invia anche ulteriori 36 soldati in Kosovo con compiti di addestramento.
Quindi la finanziaria. Giulio Tremonti, sceso nella sala conferenze stampa di palazzo Chigi, ha descritto la nuova legge finanziaria “che è composta sostanzialmente da tre articoli e realizza l’impegno di approvare una legge di bilancio entro luglio, cosa che marca una discontinuità significativa rispetto al passato e riallinea l’Italia agli altri Paesi europei che sono soliti fare una finanziaria triennale per dare stabilità ai conti”. Ma lo stesso ministro – che ha sottolineato come il risultato senza precedenti sia merito “della regia del presidente del Consiglio, Berlusconi - ha messo un deciso stop agli assalti alla diligenza a cui si assisteva negli anni scorsi: “Prevediamo in Parlamento una discussione molto costruttiva, ma di principi e non sui dettagli. Saremo aperti alle valutazioni e alle discussioni di principio nelle Camere e chiusi ad emendamenti microsettoriali”. E per questo ha avvertito: “In caso di assalti alla diligenza potremo mettere la questione di fiducia, che è stata autorizzata dal Consiglio dei ministri”.
Infine il titolare dell’Economia ha ricordato che nella nota di aggiornamento approvata dal Cdm stamattina si parla abbastanza chiaramente di “crisi economica in atto nel mondo, in Europa, in Italia e conseguentemente rettifica il Pil 2008 da 0,5 a 0,1; il Pil 2009 da 0,9 a 0,5. L’indebitamento, corretto per il ciclo in base ai criteri europei, resta invece sostanzialmente invariato”.
Il VIDEO servizio:
Nessuna “sconfessione”, nessuna “scomunica” dal Vaticano. Anche perché Famiglia Cristiana, “non solo non ha mai preteso di ‘esprimere la linea’ politica della Santa Sede e della Cei, che hanno entrambe i loro giornali”, ma rivendica la propria autonomia di giudizio. Cerca così di chiudere le polemiche con il mondo politico (anzi, con la maggioranza di governo) e sulla precisazione del Vaticano (che aveva preso le distanze dall’attacco del settimanale al governo per le politiche per la sicurezza e sui timori di un ritorno del fascismo) il settimanale diretto da don Antonio Sciortino, con un editoriale sul prossimo numero di mercoledì 20, dal titolo Autonomia di giudizio ma sempre fedeli alla Chiesa.
Non abbiamo “mai preteso di ‘esprimere la linea politica della Santa Sede e della Cei”, puntualizza il settimanale dei Paolini. Ma “abbiamo ritenuto di non poter tacere la nostra opposizione e accettare l’invito a restare super partes“.
Nell’editoriale, Famiglia Cristiana spiega come la linea seguita dalla direzione sia stata quella “di conformarsi al detto in certis oboedientia, in dubiis libertas, confermato dal Vaticano II: totale, appassionata fedeltà alla dottrina della Chiesa, libertà di giudizio sulle vicende politiche e sociali fin dove non toccano i principi e i valori ‘irrinunciabili’ che discendono dal Vangelo”.
“Bastino” si ricorda nell’editoriale “due esempi tra tanti: i progetti avanzati dal governo di Romano Prodi circa la legittimazione delle coppie di fatto e la proposta dell’attuale ministro Maroni di rilevare le impronte digitali ai bambini rom. In entrambi i casi abbiamo ritenuto di non poter tacere la nostra opposizione e accettare l’invito a restare super partes, che di tanto in tanto ci viene rivolto anche da un certo numero di nostri lettori”.
Chiusa (più o meno) la querelle politica, il settimanale cattolico ne apre (involontariamente) una nuova, con i giornali e i media. “Nel giornalismo” sottolinea il giornale “super partes è poco più di un modo di dire, applicabile molto raramente, se non ci si vuole rassegnare al silenzio. A meno che, cent’anni dopo, non si voglia ripristinare per i cattolici il non expedit. La democrazia è esattamente il contrario: esprimere in piena libertà i propri giudizi critici, in base a principi e valori, nel nostro caso quelli cristiani, condivisi da molti cittadini”.
“La stampa cattolica” continua l’editoriale “ha in più qualcosa che la differenzia da quasi tutto il resto dei media: non ha alle spalle nessun conflitto di interesse, pubblico o privato, non ha legami, né economici né politici, con nessun gruppo egemonico nella società civile. È più vicina ai poveri che ai ricchi. Adesso che i cattolici, politicamente divisi, contano sempre meno a destra e a sinistra, è una linea non facile da mantenere”.
Linea da trovare dunque, e mantenere, anche districandosi nel vespaio della politica, dove, conclude l’editoriale: “Nessun argomento dev’essere tabù”. Le opinioni possono essere dibattute, confrontate, chiarite, disapprovate, ma sempre in termini di rispetto. Tutti devono poter intervenire, tutti devono esporsi sul giornale. La politica del coprirsi e del coprire non serve a nulla”.