
Lo spogliatoio del reparto di prevenzione del crimine allagato
di Giorgio Sturlese Tosi
Gabinetti rotti, tubi che perdono, locali allagati, immondizia nelle camerate, caldo torrido d’estate e freddo pungente in inverno. E’ questo lo scenario in cui vivono e lavorano i poliziotti di Firenze. La denuncia, documentata con foto e filmati, arriva dal Siulp, il primo sindacato di categoria. Quando i pompieri hanno fatto irruzione al “Magnifico”, a Firenze, sede di uffici e alloggi della Polizia, dopo aver tentato di arginare il crollo degli intonaci e aver chiuso i tubi dell’acqua, hanno allargato le braccia.
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Lo spogliatoio del reparto di prevenzione del crimine allagato
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Ecco il “Magnifico”
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Ecco il “Magnifico”
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Ecco il “Magnifico”
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Ecco il “Magnifico”
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Ecco il “Magnifico”
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Ecco il “Magnifico”
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Ecco il “Magnifico”
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Ecco il “Magnifico”
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Gianluca Casseri
Classe 1961, pistoiese, Gianluca Casseri, l’uomo che a Firenze ha ucciso almeno due senegalesi ferendone gravemente un altro, era un militante di Casa Pound molto conosciuto negli ambienti del radicalismo neonazista italiano. Di lui sono rimaste molte tracce in rete, a partire dai saggi esoterici e neopagani dove rivalutava i Protocolli dei Savi di Sion, il famigerato libello antisemita degli inizi del secolo, e favoleggiava sulle origini celtiche e precristiane della vecchia Europa. Tra i pamplet più presenti in rete, I protocolli del savio di Alessandria, polemica risposta al Cimitero di Praga di Umberto Eco. Sedicente studioso dell’esoterismo, Casseri fondò nel 2001 il periodico di studi sul fantastico La Soglia, che dirige fino alla chiusura nel 2005, ed è stato anche coautore, con Enrico Rulli, del romanzo La Chiave del Caos (edizioni Il Punto d’Incontro, Vicenza 2010), una sorta - così scrive - di “ludo alchemico nella Praga magica dell’imperatore Rodolfo II”. Continua

Matteo Renzi, primo cittadino di Firenze, in bicicletta il 23 giugno 2009. E' Renzi il sindaco più amato d'Italia, con il 66,8% di consensi
Matteo Renzi, sindaco di Firenze, 35 anni. 36 a gennaio. Non un dettaglio l’età per uno che da qualche tempo si è messo in testa un’idea: rottamare il Pd. Detto in altri termini, costringere i “vecchi” del partito a farsi da parte lasciando la scena ai giovani. A casa chi ha fatto già tre legislature e spazio alle nuove leve. Che poi non è che Bersani sia così vecchio e la Finocchiaro una cariatide. Il segretario ha “appena” 59 anni, la capogruppo al Senato addirittura “solo” 55. Molto meno, comunque, dei 67 anni di Romano Prodi quando divenne capo del governo per la seconda volta nel 2006. Continua


- Il David di Michelangelo, custodito nella Galleria dell’Accademia di Firenze
A chi appartiene il David di Michelangelo? La disfida ferragostana e la disputa patrimoniale è, a distanza, tra il ministero dei Beni culturali e il Comune di Firenze. Secondo una relazione dettagliata degli avvocati dello Stato, commissionata dal ministero dei Beni Culturali, si tratterebbe di un bene dello Stato. Come ce ne sono tanti a Roma, Milano, Napoli e in altre città della Penisola. Punto. Continua
- Tags: amministrative, ballottaggi, Bari, Bologna, crescita, elezioni, Firenze, Milano, Padova, Pd, pdl, roccaforti, Torino, Venezia
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La GALLERY: i volti dei vincitori dei principali ballottaggi
Il centrodestra conquista le province di Milano e Venezia, oltre ad una nutrita serie di comuni, tra i quali ex roccaforti rosse come Prato e Orvieto. E Silvio Berlusconi si dichiara vincitore: “Abbiamo inflitto all’opposizione una sonora sconfitta. Siamo passati dall’amministrare sul territorio 5 milioni di persone a 21 milioni”. E ribattendo all’opposizione ironizza: “Se questa per l’opposizione è una vittoria, noi vogliamo sempre perdere così”. Se questa per l’opposizione è una vittoria, noi vogliamo sempre perdere così”.
Ma il centrosinistra tiene la provincia di Torino e prevale con largo margine a Bologna, Firenze e Bari, riesce a difendere Padova più altri capoluoghi al centro e al sud fortemente pericolanti. E dunque anche Dario Franceschini canta vittoria: “I democratici reggono in mezzo a un’ondata di destra che investe tutta Europa. Mentre per Berlusconi è iniziato il declino”.
Perfino il capo dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, diffonde il proprio personale bollettino: “Tenendoci le mani libere in fatto di alleanze siamo stati determinanti. Ed il fallimento del referendum ci dà ragione due volte”.
Insomma, chi ha vinto? Chi ha perso? In sintesi: la maggioranza di governo arrotonda in questi ballottaggi il bottino di province e comuni già strappati alla sinistra al primo turno. Ma non trionfa e, soprattutto il Popolo della Libertà, non sfonda. Le sue vittorie non sono più per ko come fino a poco tempo fa, ma ai punti. Qualche sconfitta lascia il segno. Al contrario, il Pd incassa vari pugni, eppure riesce a tenersi in piedi. Questo è il dato politico. Al quale va aggiunto, per entrambi gli schieramenti, un diffuso astensionismo che segnala il malessere degli elettori per come la campagna è stata condotta da svariate settimane a questa parte.
Se si fa un calcolo numerico, il bollettino è pesante per il centrosinistra. In queste due settimane si è votato per 62 amministrazioni provinciali: il centrodestra ne aveva 9 ed è riuscito a mantenerle tutte, strappandone all’avversario, tra primo e secondo turno, altre 23, oltre a due di nuova costituzione. Le conquiste: Milano, Venezia, Napoli, Bari, Savona, Biella, Novara, Verbania, Lecco, Lodi, Piacenza, Cremona, Belluno, Frosinone, Ascoli Piceno, Macerata, Teramo, Pescara, Chieti, Avellino, Salerno, Lecce e Crotone; più Monza e Barletta. Il centrosinistra governava in 50 province, ne ha mantenute 27, non ne ha strappata nessuna e ha vinto a Fermo, di nuova costituzione. Bilancio iniziale, 50 province a 9 per il centrosinistra; bilancio finale, 34 province a 28 per il centrodestra, comprese le nuove.
Quanto ai comuni principali, passano da sinistra a destra i capoluoghi Biella, Verbania, Bergamo, Cremona, Pavia, Prato, Ascoli Piceno, Pescara, Campobasso, Caltanissetta, oltre a storiche cittadelle rosse come Orvieto, Bastia Umbra, Gualdo Tadino. Nessuna migrazione, invece, da destra a sinistra. Il bilancio iniziale era di 4 comuni capoluogo governati dal centrodestra e 26 dal centrosinistra; oggi è di 14 a 16.
Si tratta di cifre rilevanti. Anche perché comuni e province controllano potere vero, dalle aziende municipalizzate all’influenza sulle casse di risparmio e sulle camere di commercio. Ma su questi calcoli prevarrà appunto il fattore politico. Che segnala indubbiamente un Berlusconi che sembra rallentare nella propria spinta propulsiva, vittima anche delle vicende personali che tanto hanno deliziato la campagna elettorale. Il Cavaliere dovrà comunque vedersela con un Bossi in forma come non mai. E non potrà farlo che rilanciando l’azione di governo.
Nel campo avverso, Franceschini può dire di aver arginato il premier se non sul Piave, almeno sul Po. E dunque il segretario, sponsorizzato da Walter Veltroni, pare destinato a giocare la battaglia in congresso. Ma si troverà di fronte un Massimo D’Alema, sponsor di Pier Luigi Bersani (qui la GALLERY: il chi sta con chi nel Pd), anche lui rafforzato nei propri feudi del Sud, nonché tre sindaci che non rispondono ai vertici romani, ma a se stessi: Zanonato a Padova ha vinto su una linea di fermezza contro l’immigrazione (come sostenne con un certo orgoglio, intervistato da Panorama.it), il contrario di ciò che predica Franceschini; Matteo Renzi a Firenze e Flavio Delbono a Bologna sono usciti dalle primarie come outsider. Soprattutto, il Partito democratico perde, ad eccezione di Zanonato, un’intera classe dirigente di amministratori cresciuti sotto la falce e il martello, con il Pci ed i Ds. Pur nel rischio scampato di estinzione, un regolamento dei conti ci sta tutto.
La GALLERY: i volti dei vincitori dei principali ballottaggi
Qui (dal sito del Viminale) tutti i risultati delle comunali
Qui (dal sito del Viminale) tutti i risultati delle provinciali
- Tags: chiamata, conquista, Fiorentina, Firenze, Giovanni-Galli, Matteo-Renzi, Milan, Pd, pdl, portiere, Silvio Berlusconi, sindaco
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Serviva solo una telefonata. Quella decisiva, con il premier. E il contatto con Silvio Berlusconi alla fine c’è stato. Esito: positivo (ma non ancora ufficiale). Salvo sorprese dell’ulima ora, il Pdl ha nell’ex portiere di Fiorentina, Milan e nazionale Giovanni Galli, 50 anni, il proprio candidato a sindaco di Firenze.
Il suo nome era circolato molto nelle ultime settimane, e lui, commentatore sportivo per le reti Mediaset, si era subito detto disponibile a “scendere in campo”. Ma qualcuno, all’interno del centrodestra, aveva storto la bocca per la sua inesperienza politica. E qualcun’altro aveva posto resistenza. Poi gli appoggi del coordinatore nazionale di Fi Denis Verdini (convinto della necessità di un candidato “civico” per pescare voti anche nell’elettorato di sinistra deluso dalla maggioranza) e del ministro aennino Altero Matteoli hanno fatto pendere la bilancia in favore di Galli. E alla fine il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo ha contattato, affidandogli il compito di guidare il Pdl nel tentativo - difficile ma non impossibile, pensando alla storica vittoria di Guazzaloca a Bologna del 1999 - di strappare Palazzo Vecchio alla sinistra e al candidato del Pd, Matteo Renzi.
La chiamata del premier è avvenuta giovedì in tarda serata. E, secondo le indiscrezioni, Berlusconi avrebbe chiamato anche i deputati Gabriele Toccafondi e Paolo Amato, che erano altri due nomi circolati come possibili candidati del Pdl, chiedendo loro di fare squadra. “È stata una telefonata tra due persone che si stimano e si rispettano”, ha detto Galli interpellato sul colloquio telefonico avuto con il premier: “non si sa ‘’se ero piu’ entusiasta io o lui”. L’incontro tra i due sarà lunedì o martedì, ma Galli non vuole ancora parlare di programmi: “L’unica cosa che dico è che voglio fare le cose per bene per Firenze: ho un progetto per la città che condividerò e porterò avanti anche con l’aiuto del presidente e del governo”.
Silenzio anche nei confronti del candidato a sindaco avversario Matteo Renzi: “Io” osserva “non devo confrontarmi con nessuno, il mio è un piano diverso da quello solo politico”. “Con Berlusconi” ha proseguito Galli “ho parlato della determinazione che vogliamo mettere tutti per vincere e, durante l’incontro che avrò con lui, sicuramente parleremo di impegni e di programmi”.
Sposato, tre figli, la sua vita personale venne sconvolta nel 2001 quando Niccolò, promessa delle giovanili del Bologna, morì a soli 17 anni in un incidente stradale. Da allora l’ex portiere è impegnato in prima persona nel sociale con la fondazione “Niccolò Galli”, con la quale è presente in molte iniziative di solidarietà a Firenze e non solo.
Tra gli altri candidati sindaco correranno, sostenuti da alcune liste civiche, l’ex ministro Valdo Spini (Insieme per Firenze) e Mario Razzanelli (Firenze c’è), mentre la sinistra radicale è ancora alla ricerca di un nome unitario con cui scendere in campo.