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Fiumicino

Aeroporto di Fiumicino (Ansa)
Un nuovo scalo a Viterbo per i voli low cost entro il 2019, la trasformazione di Ciampino in “city airport”, investimenti complessivi di 12,1 miliardi di euro per tutti gli aeroporti della capitale e una capacità produttiva che sfiorerà i 500 milioni di euro l’anno. Sono le linee guida annunciate da Lorenzo Lo Presti, amministratore delgato di Aeroporti di Roma (Adr), in occasione delle presentazione del piano di investimenti 2011-2044. Le prime due operazioni avranno un costo complessivo di 419 milioni di euro: 236 milioni per Viterbo, 183 per la riqualificazione di Ciampino. La realizzazione dell’aeroporto nel territorio della Tuscia è però subordinata alla “costruzione delle infrastrutture di collegamento con Roma. In primo luogo quelle ferroviarie”, come ha sottolineato lo stesso Lo Presti. Continua

Sequestri di droga negli aeroporti romani (ANSA/TELENEWS)
Un fiume di droga destinata a cinque regioni d’Italia: Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia e Campania. La Guardia di Finanza ha sequestrato 325 chilogrammi di sostanze stupefacenti in particolare hashish e cocaina e arrestato 40 persone. L’operazione “Febbre da cavallo” che si è conclusa in tarda mattinata, è riuscita a ricostruire e sgominare un sodalizio criminale tra un gruppo di trafficanti marocchini e tunisini e esponenti della criminalità organizzata campana residenti in Emilia Romagna. Continua

(AP Photo/Gregorio Borgia)
È partita oggi la sperimentazione dei “body scanner” per gli aeroporti italiani che ospitano voli verso gli Stati Uniti e altre destinazioni “sensibili”. Le foto

Uno dei nastri per la riconsegna dei bagagli all'aeroporto di Fiumicino
C’è un’emergenza bagagli a Fiumicino? Certo, l’aeroporto è stato talmente funestato da smarrimenti e danneggiamenti di valigie che l’Enac, l’ente che vigila sul trasporto aereo, ha organizzato mercoledì 23 settembre un corso di formazione per esaminare la catena delle responsabilità e verificare le ipotesi di class action nei confronti dei gestori di un servizio pubblico. Continua
- Tags: Adr, aeroporto, Alitalia, attesa, Eurocontrol, Fiumicino, passeggeri, Ritardo, Roma, rotta, scalo, valigia
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Intollerabile, insopportabile, inaccettabile… Gli aggettivi diventano pesanti quando si parla con le associazioni dei consumatori di partenze e arrivi all’aeroporto di Fiumicino.
Tutti i servizi sono sotto accusa. “Non te la puoi cavare con una sanzione pecuniaria se lasci a terra centinaia di persone nel momento delle ferie, che con la crisi magari durano una sola settimana, perché hai venduto più biglietti dei posti disponibili” dice a Panorama Rosario Trefiletti, presidente della Federconsumatori, invocando un cambiamento radicale delle norme. “È inaccettabile che venga perduta o consegnata con grandi ritardi una mole così importante di bagagli” rincara Paolo Landi, segretario generale dell’Adiconsum (ultimo caso, quello sperimentato il 25 agosto dal sindaco di Roma Gianni Alemanno: un’ora abbondante davanti al nastro della riconsegna bagagli “in piedi e senza aria condizionata”, racconta il Corriere della Sera). Senza contare la reprimenda sulla pulizia di Primo Mastrobuoni, segretario dell’Aduc, dopo un sopralluogo compiuto sabato 25 luglio. O la rabbia dei passeggeri, bloccati per ore in fila, venerdì 7 agosto, perché gli impianti per le accettazioni erano andati in tilt.
Certo, le code estive aggiungono esasperazione e non tengono forse conto di due elementi: in ogni aeroporto il periodo di massimo movimento produce caos; altri grandi scali europei sono inefficienti (Gatwick, per esempio). Quindi sui pesanti giudizi c’è un po’ di ingenerosità. Ma a testimoniare che a Fiumicino i problemi ci sono intervengono numeri e statistiche. Le ultime rilevazioni dell’Eurocontrol, organizzazione civile e militare che vigila sul traffico aereo, mostrano che il ritardo medio delle partenze da Fiumicino è stato pari in maggio a 16,9 minuti per ogni volo: primo posto negativo della graduatoria internazionale. E in cima alla scala dei maggiori ritardi medi per collegamento in Europa c’è una tratta che parte da Roma: quella per Torino. Non solo: oltre la metà dei voli in partenza da Fiumicino sono in ritardo o hanno problemi con i bagagli (e per questo l’Enac ha appena multato l’Alitalia).
Da che cosa dipendono ritardi e disfunzioni? Bastano le difficoltà dell’Alitalia a spiegare tutto? Ci sono anche responsabilità delle imprese autonome di servizio a terra, come dell’azienda che gestisce lo scalo, la società Aeroporti di Roma? La verità è che in un grande aeroporto funziona un sistema a catena, con decine di protagonisti, ciascuno con la propria attività.
Una specie di puzzle delle responsabilità in cui spiccano tre attori principali: il gestore dello scalo per l’adeguatezza delle infrastrutture, in questo caso la Aeroporti di Roma; la principale compagnia di volo, e cioè l’Alitalia, per la propria efficienza; le società di servizio a terra, autonome ma che lavorano per le diverse compagnie. Dice a Panorama Claudio Claudiani, sindacalista della Cisl che ben conosce il trasporto aereo: “A Fiumicino il primo dato è che gli investimenti della società Aeroporti di Roma sono da tempo annunciati ma poco praticati. Il problema risale alla precedente gestione di Cesare Romiti. Lo scalo è stato acquistato per larga parte a debito. Forse non restavano molte risorse da impiegare”. La storia ha avuto inizio nel 2000, anno in cui fu privatizzata la società Adr.
Dal 2000 al 2006 gli investimenti ammontarono in media a 46 milioni l’anno, accumulando ritardi sulle previsioni.
Nel 2007, con il cambio degli azionisti e l’ingresso del gruppo Benetton, si passò a circa 87 milioni di euro, che diventarono 110 nel 2008. Quest’anno si sfioreranno i 90 milioni. Un netto miglioramento, dunque. Però i ritardi sulla tabella di marcia restano. L’ultimo grande intervento riguardò nel 2001 il terminal A di Fiumicino, oggi dedicato ai voli interni e che dal prossimo ottobre, grazie a un accordo con l’Alitalia, sarà riservato alla compagnia italiana e ai partner dello Sky team (Air France e Klm in primo luogo).
Un passaggio da tempo necessario ma al quale, prima della fusione con l’Alitalia, si opponeva Carlo Toto della AirOne.
Ritardi significativi riguardano altre due strutture decisive. La prima è il molo C. Solo nel marzo 2008 è stata posta la prima pietra e dovrebbe essere pronto fra 3 anni e mezzo. Costo: 300 milioni di euro. La seconda struttura è il nuovo impianto di smistamento automatico dei bagagli, che dovrebbe essere pronto fra due anni, costo 100 milioni di euro.
Ci sono colpe dell’Adr? Solo in parte. Nel contratto di privatizzazione era previsto che le tariffe aeroportuali fossero collegate al tasso di inflazione. La norma è stata disattesa, gli introiti dell’Adr sono rimasti fermi al 2000, perdendo valore in termini reali. Insomma, gli azionisti dell’Adr non hanno potuto contare sulle entrate previste e solo adesso, con il decreto anticrisi del governo, è stata prevista una procedura più rapida per decidere. Anche se la fase da allarme rosso che sta attraversando il trasporto aereo nel mondo difficilmente potrà agevolare rincari. Il contributo più rilevante alle difficoltà di Fiumicino arriva dall’Alitalia, che rappresenta metà del lavoro dell’aeroporto Leonardo Da Vinci. O meglio, dall’eredità lasciata dalla vecchia Alitalia, unita alle difficoltà organizzative che la nuova compagnia sta cercando di risolvere in corsa.
Basti pensare al funzionamento delle due società di servizi a terra (biglietteria, accettazione, bagagli) collegate alla compagnia, la Az Service (ex Alitalia) e la Eas (ex AirOne). Oppure ricordare che l’Hub control center, struttura di software della compagnia aerea, è da tempo giudicato obsoleto. La vecchia Alitalia cercava di compensare la mancanza di investimento su questo sistema con più lavoro umano. Oggi, anche per il taglio degli organici, limiti e problemi riemergono. Sta di fatto che, con il 25 per cento di traffico in meno e con gli aerei che a giugno erano pieni in media per il 66,4 per cento, la puntualità dell’Alitalia risulta peggiorata rispetto al 2008. Ma i problemi di Fiumicino non derivano solo da Alitalia o Adr.
Il treno che collega la Stazione Termini all’aeroporto, struttura che in altre città del mondo è un fiore all’occhiello, parte da un binario scomodissimo, per buona parte della notte non funziona e certo non brilla per comodità e pulizia.

PARTENZE, IL PUZZLE DEI SERVIZI IN AEROPORTO: UNA GIUNGLA DI RESPONSABILITÀ
Ma di chi è la colpa se un volo parte in ritardo? Ecco in questa scheda chi deve fare che cosa.
- La Aeroporti di Roma (Adr) deve informare i passeggeri.
- L’Ente nazionale aviazione civile controlla che tutto sia regolare.
- Le società autonome di servizio (handling) affittano le strutture (di Adr) e a pagamento curano per le compagnie aeree accettazione, controllo identità, carte di imbarco, ritiro bagagli. A Fiumicino sono: Az Servizi ed Eas (nuova Alitalia); Flight Care (spagnola); Aviapartner (belga).
- Gli handler indirizzano il bagaglio, ma l’Adr risponde della struttura di smistamento.
- L’Adr cura la sicurezza, ma nei voli internazionali intervengono polizia di frontiera e Agenzia dogane.
- L’Adr assegna le uscite di imbarco, ma questo è fatto da compagnie e handler.
- Pulizia di aerei, vettovaglie e carburanti sono assicurati da altre società di servizio. - L’Adr aiuta i passeggeri con handicap.
- I finger per gli aerei (di Adr) sono affittati e gestiti dagli handler.
- L’Ente nazionale assistenza al volo indirizza rullaggio e decollo.

“Presto, all’aeroporto” fa l’uomo al taxista di turno. Che parte sgommando e lascia il passeggero all’area partenze dello scalo. Dove scoprirà che il volo… è in ritardo.
Classica scena da film? Non proprio: capita spesso anche nella realtà. Italiana (soprattutto) ed europea.
Ma, se negli scali del Vecchio Continente, stando a un rapporto del giugno scorso di Eurocontrol - l’organizzazione per la sicurezza del traffico aereo - si comincia a volare mediamente più in orario, rispetto all’anno scorso, a far difetto sono quasi tutte le tratte che partono da aeroporti italiani. Roma Fiumicino in testa.
Fiumicino maglia nera
Lo scalo Leonardo da Vinci ha la maglia nera e guida la classifica della poca puntualità al decollo, con una media di 20,8 minuti per ogni volo.
La rotta con minore puntualità è da Parigi a Istanbul con una media, sempre a giugno, di 25,2 minuti di ritardo. Ma già al secondo posto (e per un solo secondo) c’è Fiumicino-Torino, la rotta italiana con i maggiori ritardi in partenza, 25,1 minuti di ritardo in media per ogni volo. Ma nella lista nera delle prime venti ci sono anche la Fiumicino-Palermo (terzo posto), Fiumicino-Malpensa (quarto), Fiumicino-Atene (sesto), Fiumicino-Catania (decimo), Fiumicino-Venezia (diciassettesimo), Torino-Fiumicino (ventesimo).
Tra organizzazione dei voli e degli equipaggi, e altri disservizi, i ritardi causati dai vettori incidono a Fiumicino più che in ogni altro aeroporto. Un problema, questo, che a Fiumicino è legato anche a ritardi nei servizi di terra, come per i bagagli, affidati a quattro diverse società dopo che è stato scelto di aprire alla concorrenza del settore.
Dopo Roma Fiumicino, per trovare grandi aeroporti nella classifica degli scali con maggiori ritardi al decollo, si va direttamente al nono posto per New Jork Jfk (fuori dall’area di Eurocontrol ma inserito nelle classifiche come termine di paragone) con 17,2 minuti.
C’è poi l’Ataturk di Istanbul, all’undicesimo con 15,7 minuti; Londra, al dodicesimo con 15,1 minuti. Gli altri sono per lo più scali secondari. Con altri tre scali italiani: Pisa al settimo posto, Napoli al sedicesimo, Torino al diciottesimo.
Quanto ai ritardi all’arrivo va meglio per Fiumicino ma non in generale per gli scali italiani, con cinque nella top-20: Pisa al quinto posto, Torino al dodicesimo, Fiumicino al quindicesimo, Napoli al sedicesimo, Roma Ciampino al ventesimo
Le rotte più battute
La rotta aerea più trafficata in Europa a giugno è stata Barcellona-Madrid. Linate-Fiumicino (-27% del traffico rispetto a giugno 2008) è al terzo posto, dopo Tolosa-Parigi. Nelle prime venti anche Palermo-Roma (+8%) al diciassettesimo posto e Catania Roma (-16%) al diciannovesimo.
Più in generale, a giugno 2009 rispetto a giugno 2008 Eurocontrol ha rilevato per gli aeroporti europei un calo del traffico dell’8%, colpa della crisi, ed una media di ritardi che considerando tutte le cause è stata di 10,4 minuti per i decolli e 10,1 minuti per gli arrivi, in calo del 24-25%. Il 39,4% dei voli in Europa è decollato in ritardo (di questi il 18,2% con ritardi oltre i 15 minuti), ed il 36,7% è stato in ritardo all’arrivo (18,1% oltre i 15 minuti). Ma va anche registrato che a giugno il 17,1% dei voli è decollato in anticipo rispetto all’orario previsto, ed il 37,5% è atterrato in anticipo.
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È il gelo che fa ha fatto slittare a giovedì 8 gennaio l’annunciato vertice tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi sul dossier Alitalia - Malpensa. Ghiaccio non solo “metereologico”, che ha ritardato l’arrivo a Roma del leader leghista, ma anche quello che irrigidisce nelle rispettive posizioni i due alleati. Dopo una doppietta di incontri governo-Cai, il premier benedice infatti le nozze Alitalia-Air France senza addurre “controindicazioni” alla scelta del vettore francese, che Roberto Colaninno e Rocco Sabelli vanno a motivare in serata a Palazzo Chigi impegnandosi al rilancio dello scalo lombardo di Malpensa.
“Il discorso è ancora aperto. È una stupidaggine fare l’accordo con i francesi che chiudono Malpensa e portano i turisti a Parigi”, tuona il Senatur. Che rilancia: “Non possiamo chiudere Malpensa per fare un favore a Cai. Il governo ha in mano gli slot: noi chiediamo che li lasci a Malpensa“. I nodi verranno al pettine nella colazione a Palazzo Grazioli che riunirà allo stesso tavolo il premier, Bossi, i vertici della nuova Alitalia Colaninno-Sabelli e il sindaco di Milano Letizia Moratti.
Ma Berlusconi aveva già detto chiaro al mattino come la pensava sul mancato matrimonio Alitalia-Lufthansa. “Anche il sottoscritto aveva caldeggiato l’ipotesi, ma non tocca a me o alla Lega decidere” ricordava in una conversazione pubblicata da Libero. “E comunque le sorti di Malpensa stanno a cuore a me almeno quanto stanno a cuore a Bossi e alla Lega”. “Berlusconi l’è un po’ incasà… - prende atto in dialetto il senatur a stretto giro - ma il problema Malpensa resta, perchè il Nord non ci sta ad essere schiavo di Roma”. A sera, nuovo botta e risposta. È ancora il premier a tagliare corto: “Con Bossi la situazione è ormai chiara. Lufthansa non si è mai fatta presente nè fisicamente, nè con un’offerta”.
La strada imboccata porta perciò dritto a Parigi e l’ipotesi di un accordo con i tedeschi è ormai sfumata. Bossi tuttavia non demorde. “Comunque ci sono gli slot”, si impunta, indicando la liberalizzazione degli slot come punto di possibile accordo nella maggioranza. Berlusconi asseconda: “L’Enac ha sempre concesso slot a tutti i richiedenti. Non c’è alcun problema al riguardo”. Il leader della Lega fa buon viso a cattivo gioco. “Dite a Berlusconi che vado a prendere un caffè” coinvolge i cronisti in Transatlantico, passando a pochi metri dal premier e ignorandolo. “Anzi ditegli che gli offro il caffè, nonostante minacci di sculacciarmi”. Poi, fumando platealmente il sigaro su un divanetto malgrado i divieti, l’ultimo affondo: “La partita è ancora aperta. Bisogna sempre smantellare le balle che raccontano gli altri. Vediamo di tirare fuori qualcosa di buono domani. Per come la vedo io, non è ancora chiusa”.
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Passata l’Epifania, Umberto Bossi incontrerà Silvio Berlusconi. Sul tavolo la questione Malpensa. Che agita non poco il Carroccio. Mentre Air France sembra avviarsi a essere il partner straniero designato per la nuova Alitalia, forte della sua offerta di 300 milioni di euro per il 25% della quota, il Senatùr non si rassegna e chiede senza troppi giri di parole un intervento a favore dei tedeschi di Lufthansa.
Lo fa con un comunicato a nome della segreteria in cui si afferma “la risoluta volontà di difesa e di sostegno dell’aeroporto di Malpensa quale hub internazionale e della relativa occupazione” e si indica in “Lufthansa l’unica compagnia in grado di garantire occupazione, servizi di livello internazionale e gli hub di Milano Malpensa e Roma Fiumicino”. Mentre è noto che Air France punterebbe solo sulla capitale e dirotterebbe molti dei voli milanesi su Parigi. I leghisti possono contare sull’appoggio dei due pezzi forti del Pdl milanese: il sindaco Letizia Moratti e il presidente della regione Roberto Formigoni. Proprio il sindaco, insieme al presidente della Sea Bonomi ha partecipato all’incontro con Bossi a Milano al termine del quale è stato emesso il comunicato. Ma alla fine chi deciderà sarà Colaninno, e per ora l’offerta di Air France sembra più consistente. Nel caso in cui la decisione finale fosse favorevole ai francesi, la Lega chiede che il governo “liberalizzi i diritti di traffico aereo con effetto immediato, garantendo così l’effettiva concorrenza su tutte le tratte ivi compresa quella Milano-Roma” (al momento in monopolio dopo la fusione tra AirOne e Alitalia). Ma se il fronte del Nord promette battaglia, le “truppe” capitoline non stanno certo con le mani in mano: “Se dovessimo verificare che il piano industriale va a peggiorare la situazione dell’aeroporto Leonardo da Vinci” promette il sindaco di Roma Gianni Alemanno “saremmo pronti anche noi a mobilitarci”.
E per il governatore Piero Marrazzo si è “alla vigilia di una battaglia decisiva” che sintetizza con uno slogan: “giù le mani della politica dagli aeroporti”. In ogni caso, sostiene il Carroccio, il governo dovrà “garantire ai lavoratori coinvolti il medesimo trattamento e gli stessi ammortizzatori sociali già previsti per i dipendenti Alitalia”. Il danno d’immagine dato al partito da un tracollo dell’occupazione nel feudo elettorale di Varese sarebbe insostenibile, dopo che proprio i leghisti erano stati tra i più duri oppositori al piano di Air France. L’incontro di mercoledì con Berlusconi diventa quindi importante anche per chiarire alcuni degli attriti emersi tra gli alleati della maggioranza prima e durante la pausa natalizia: il summit che, a quanto si apprende, potrebbe svolgersi a palazzo Chigi, non avrà al centro solo la questione dello scalo varesino, ma anche quello dell’allargamento della squadra dei ministri con le promozioni di Ferruccio Fazio alla Salute e Michela Vittoria Brambilla al Turismo. Non molto ben visti dalle parti di An. Sullo sfondo, le riforme, con la preoccupazione di Bossi che l’iniziativa sulla Giustizia metta il freno al Federalismo e la volontà del premier di mettere mano alle intercettazioni. D’altra parte, nello staff del premier sono certi che l’attivismo della Lega sia legato alle imminenti elezioni europee.
Silvio Berlusconi continua a dire che con Bossi i rapporti sono eccellenti, convinto di poter superare l’impasse che si è creata con l’alleato. Nella discussione potrebbero rientrare anche le poltrone per i governi regionali, quelli del Nord in primis, tanto cari alla Lega. Argomento che potrebbe essere utilizzato anche per placare lo stop all’allargamento della squadra dei ministri. Ma su questo punto Berlusconi non dovrà vedersela solo con Bossi e con An che già con Maurizio Gasparri ha detto chiaro e tondo che questo riaprirebbe l’intera partita delle poltrone. Contro la promozione dei due sottosegretari a ministri, infatti, ci sarebbe anche buona parte di Forza Italia preoccupata che questo rimetta in discussione tutti gli equilibri (e i privilegi) finora trovati.
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