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Da Fiumicino parte la sperimentazione dei “body scanner” - Le foto

Il ministro alla Salute Ferruccio Fazio prova il body scanner

(AP Photo/Gregorio Borgia)

È partita oggi la sperimentazione dei “body scanner” per gli aeroporti italiani che ospitano voli verso gli Stati Uniti e altre destinazioni “sensibili”. Le foto

Fiumicino: un piano contro i disagi. A regime nel 2044

Uno dei nastri per la riconsegna dei bagagli all'aeroporto di Fiumicino

Uno dei nastri per la riconsegna dei bagagli all'aeroporto di Fiumicino

C’è un’emergenza bagagli a Fiumicino? Certo, l’aeroporto è stato talmente funestato da smarrimenti e danneggiamenti di valigie che l’Enac, l’ente che vigila sul trasporto aereo, ha organizzato mercoledì 23 settembre un corso di formazione per esaminare la catena delle responsabilità e verificare le ipotesi di class action nei confronti dei gestori di un servizio pubblico. Continua

Ritardi, caos bagagli e disservizi: benvenuti nello scalo-imbuto di Fiumicino

aereoterra

Intollerabile, insopportabile, inaccettabile… Gli aggettivi diventano pesanti quando si parla con le associazioni dei consumatori di partenze e arrivi all’aeroporto di Fiumicino.
Tutti i servizi sono sotto accusa. “Non te la puoi cavare con una sanzione pecuniaria se lasci a terra centinaia di persone nel momento delle ferie, che con la crisi magari durano una sola settimana, perché hai venduto più biglietti dei posti disponibili” dice a Panorama Rosario Trefiletti, presidente della Federconsumatori, invocando un cambiamento radicale delle norme. “È inaccettabile che venga perduta o consegnata con grandi ritardi una mole così importante di bagagli” rincara Paolo Landi, segretario generale dell’Adiconsum (ultimo caso, quello sperimentato il 25 agosto dal sindaco di Roma Gianni Alemanno: un’ora abbondante davanti al na­stro della riconsegna bagagli “in piedi e senza aria condizionata”, racconta il Corriere della Sera). Senza contare la reprimenda sulla pulizia di Primo Mastrobuoni, segretario dell’Aduc, dopo un sopralluogo compiuto sabato 25 luglio. O la rabbia dei passeggeri, bloccati per ore in fila, venerdì 7 agosto, perché gli impianti per le accettazioni erano andati in tilt.

Certo, le code estive aggiungono esasperazione e non tengono forse conto di due elementi: in ogni aeroporto il periodo di massimo movimento produce caos; altri grandi scali europei sono inefficienti (Gatwick, per esempio). Quindi sui pesanti giudizi c’è un po’ di ingenerosità. Ma a testimoniare che a Fiumicino i problemi ci sono intervengono numeri e statistiche. Le ultime rilevazioni dell’Eurocontrol, organizzazione civile e militare che vigila sul traffico aereo, mostrano che il ritardo medio delle partenze da Fiumicino è stato pari in maggio a 16,9 minuti per ogni volo: primo posto negativo della graduatoria internazionale. E in cima alla scala dei maggiori ritardi medi per collegamento in Europa c’è una tratta che parte da Roma: quella per Torino. Non solo: oltre la metà dei voli in partenza da Fiumicino sono in ritardo o hanno problemi con i bagagli (e per questo l’Enac ha appena multato l’Alitalia).
Da che cosa dipendono ritardi e disfunzioni? Bastano le difficoltà dell’Alitalia a spiegare tutto? Ci sono anche responsabilità delle imprese autonome di servizio a terra, come dell’azienda che gestisce lo scalo, la società Aeroporti di Roma? La verità è che in un grande aeroporto funziona un sistema a catena, con decine di protagonisti, ciascuno con la propria attività.

Una specie di puzzle delle responsabilità in cui spiccano tre attori principali: il gestore dello scalo per l’adeguatezza delle infrastrutture, in questo caso la Aeroporti di Roma; la principale compagnia di volo, e cioè l’Alitalia, per la propria efficienza; le società di servizio a terra, autonome ma che lavorano per le diverse compagnie. Dice a Panorama Claudio Claudiani, sindacalista della Cisl che ben conosce il trasporto aereo: “A Fiumicino il primo dato è che gli investimenti della società Aeroporti di Roma sono da tempo annunciati ma poco praticati. Il problema risale alla precedente gestione di Cesare Romiti. Lo scalo è stato acquistato per larga parte a debito. Forse non restavano molte risorse da impiegare”. La storia ha avuto inizio nel 2000, anno in cui fu privatizzata la società Adr.

Dal 2000 al 2006 gli investimenti ammontarono in media a 46 milioni l’anno, accumulando ritardi sulle previsioni.
Nel 2007, con il cambio degli azionisti e l’ingresso del gruppo Benetton, si passò a circa 87 milioni di euro, che diventarono 110 nel 2008. Quest’anno si sfioreranno i 90 milioni. Un netto miglioramento, dunque. Però i ritardi sulla tabella di marcia restano. L’ultimo grande intervento riguardò nel 2001 il terminal A di Fiumicino, oggi dedicato ai voli interni e che dal prossimo ottobre, grazie a un accordo con l’Alitalia, sarà riservato alla compagnia italiana e ai partner dello Sky team (Air France e Klm in primo luogo).
Un passaggio da tempo necessario ma al quale, prima della fusione con l’Alitalia, si opponeva Carlo Toto della AirOne.
Ritardi significativi riguardano altre due strutture decisive. La prima è il molo C. Solo nel marzo 2008 è stata posta la prima pietra e dovrebbe essere pronto fra 3 anni e mezzo. Costo: 300 milioni di euro. La seconda struttura è il nuovo impianto di smistamento automatico dei bagagli, che dovrebbe essere pronto fra due anni, costo 100 milioni di euro.
Ci sono colpe dell’Adr? Solo in parte. Nel contratto di privatizzazione era previsto che le tariffe aeroportuali fossero collegate al tasso di inflazione. La norma è stata disattesa, gli introiti dell’Adr sono rimasti fermi al 2000, perdendo valore in termini reali. Insomma, gli azionisti dell’Adr non hanno potuto contare sulle entrate previste e solo adesso, con il decreto anticrisi del governo, è stata prevista una procedura più rapida per decidere. Anche se la fase da allarme rosso che sta attraversando il trasporto aereo nel mondo difficilmente potrà agevolare rincari. Il contributo più rilevante alle difficoltà di Fiumicino arriva dall’Alitalia, che rappresenta metà del lavoro dell’aeroporto Leonardo Da Vinci. O meglio, dall’eredità lasciata dalla vecchia Alitalia, unita alle difficoltà organizzative che la nuova compagnia sta cercando di risolvere in corsa.

Basti pensare al funzionamento delle due società di servizi a terra (biglietteria, accettazione, bagagli) collegate alla compagnia, la Az Service (ex Alitalia) e la Eas (ex AirOne). Oppure ricordare che l’Hub control center, struttura di software della compagnia aerea, è da tempo giudicato obsoleto. La vecchia Alitalia cercava di compensare la mancanza di investimento su questo sistema con più lavoro umano. Oggi, anche per il taglio degli organici, limiti e problemi riemergono. Sta di fatto che, con il 25 per cento di traffico in meno e con gli aerei che a giugno erano pieni in media per il 66,4 per cento, la puntualità dell’Alitalia risulta peggiorata rispetto al 2008. Ma i problemi di Fiumicino non derivano solo da Alitalia o Adr.
Il treno che collega la Stazione Termini all’aeroporto, struttura che in altre città del mondo è un fiore all’occhiello, parte da un binario scomodissimo, per buona parte della notte non funziona e certo non brilla per comodità e pulizia.

Passeggeri in attesa a Fiumicino

PARTENZE, IL PUZZLE DEI SERVIZI IN AEROPORTO: UNA GIUNGLA DI RESPONSABILITÀ
Ma di chi è la colpa se un volo parte in ritardo? Ecco in questa scheda chi deve fare che cosa.
- La Aeroporti di Roma (Adr) deve informare i passeggeri.
- L’Ente nazionale aviazione civile controlla che tutto sia regolare.
- Le società autonome di servizio (handling) affittano le strutture (di Adr) e a pagamento curano per le compagnie aeree accettazione, controllo identità, carte di imbarco, ritiro bagagli. A Fiumicino sono: Az Servizi ed Eas (nuova Alitalia); Flight Care (spagnola); Aviapartner (belga).
- Gli handler indirizzano il bagaglio, ma l’Adr risponde della struttura di smistamento.
- L’Adr cura la sicurezza, ma nei voli internazionali intervengono polizia di frontiera e Agenzia dogane.
- L’Adr assegna le uscite di imbarco, ma questo è fatto da compagnie e handler.
- Pulizia di aerei, vettovaglie e carburanti sono assicurati da altre società di servizio. - L’Adr aiuta i passeggeri con handicap.
- I finger per gli aerei (di Adr) sono affittati e gestiti dagli handler.
- L’Ente nazionale assistenza al volo indirizza rullaggio e decollo.

Voli puntuali? A Fiumicino la maglia nera per i ritardi

Passeggeri in aeroporto

“Presto, all’aeroporto” fa l’uomo al taxista di turno. Che parte sgommando e lascia il passeggero all’area partenze dello scalo. Dove scoprirà che il volo… è in ritardo.
Classica scena da film? Non proprio: capita spesso anche nella realtà. Italiana (soprattutto) ed europea.
Ma, se negli scali del Vecchio Continente, stando a un rapporto del giugno scorso di Eurocontrol - l’organizzazione per la sicurezza del traffico aereo - si comincia a volare mediamente più in orario, rispetto all’anno scorso, a far difetto sono quasi tutte le tratte che partono da aeroporti italiani. Roma Fiumicino in testa.

Fiumicino maglia nera
Lo scalo Leonardo da Vinci ha la maglia nera e guida la classifica della poca puntualità al decollo, con una media di 20,8 minuti per ogni volo.
La rotta con minore puntualità è da Parigi a Istanbul con una media, sempre a giugno, di 25,2 minuti di ritardo. Ma già al secondo posto (e per un solo secondo) c’è Fiumicino-Torino, la rotta italiana con i maggiori ritardi in partenza, 25,1 minuti di ritardo in media per ogni volo. Ma nella lista nera delle prime venti ci sono anche la Fiumicino-Palermo (terzo posto), Fiumicino-Malpensa (quarto), Fiumicino-Atene (sesto), Fiumicino-Catania (decimo), Fiumicino-Venezia (diciassettesimo), Torino-Fiumicino (ventesimo).
Tra organizzazione dei voli e degli equipaggi, e altri disservizi, i ritardi causati dai vettori incidono a Fiumicino più che in ogni altro aeroporto. Un problema, questo, che a Fiumicino è legato anche a ritardi nei servizi di terra, come per i bagagli, affidati a quattro diverse società dopo che è stato scelto di aprire alla concorrenza del settore.
Dopo Roma Fiumicino, per trovare grandi aeroporti nella classifica degli scali con maggiori ritardi al decollo, si va direttamente al nono posto per New Jork Jfk (fuori dall’area di Eurocontrol ma inserito nelle classifiche come termine di paragone) con 17,2 minuti.
C’è poi l’Ataturk di Istanbul, all’undicesimo con 15,7 minuti; Londra, al dodicesimo con 15,1 minuti. Gli altri sono per lo più scali secondari. Con altri tre scali italiani: Pisa al settimo posto, Napoli al sedicesimo, Torino al diciottesimo.
Quanto ai ritardi all’arrivo va meglio per Fiumicino ma non in generale per gli scali italiani, con cinque nella top-20: Pisa al quinto posto, Torino al dodicesimo, Fiumicino al quindicesimo, Napoli al sedicesimo, Roma Ciampino al ventesimo

Le rotte più battute
La rotta aerea più trafficata in Europa a giugno è stata Barcellona-Madrid. Linate-Fiumicino (-27% del traffico rispetto a giugno 2008) è al terzo posto, dopo Tolosa-Parigi. Nelle prime venti anche Palermo-Roma (+8%) al diciassettesimo posto e Catania Roma (-16%) al diciannovesimo.
Più in generale, a giugno 2009 rispetto a giugno 2008 Eurocontrol ha rilevato per gli aeroporti europei un calo del traffico dell’8%, colpa della crisi, ed una media di ritardi che considerando tutte le cause è stata di 10,4 minuti per i decolli e 10,1 minuti per gli arrivi, in calo del 24-25%. Il 39,4% dei voli in Europa è decollato in ritardo (di questi il 18,2% con ritardi oltre i 15 minuti), ed il 36,7% è stato in ritardo all’arrivo (18,1% oltre i 15 minuti). Ma va anche registrato che a giugno il 17,1% dei voli è decollato in anticipo rispetto all’orario previsto, ed il 37,5% è atterrato in anticipo.

Alitalia, dal governo sì ai francesi. Bossi tuona: “Una stupidata”

berlusconi, Letta e Bossi

È il gelo che fa ha fatto slittare a giovedì 8 gennaio l’annunciato vertice tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi sul dossier Alitalia - Malpensa. Ghiaccio non solo “metereologico”, che ha ritardato l’arrivo a Roma del leader leghista, ma anche quello che irrigidisce nelle rispettive posizioni i due alleati. Dopo una doppietta di incontri governo-Cai, il premier benedice infatti le nozze Alitalia-Air France senza addurre “controindicazioni” alla scelta del vettore francese, che Roberto Colaninno e Rocco Sabelli vanno a motivare in serata a Palazzo Chigi impegnandosi al rilancio dello scalo lombardo di Malpensa.
“Il discorso è ancora aperto. È una stupidaggine fare l’accordo con i francesi che chiudono Malpensa e portano i turisti a Parigi”, tuona il Senatur. Che rilancia: “Non possiamo chiudere Malpensa per fare un favore a Cai. Il governo ha in mano gli slot: noi chiediamo che li lasci a Malpensa“. I nodi verranno al pettine nella colazione a Palazzo Grazioli che riunirà allo stesso tavolo il premier, Bossi, i vertici della nuova Alitalia Colaninno-Sabelli e il sindaco di Milano Letizia Moratti.

Ma Berlusconi aveva già detto chiaro al mattino come la pensava sul mancato matrimonio Alitalia-Lufthansa. “Anche il sottoscritto aveva caldeggiato l’ipotesi, ma non tocca a me o alla Lega decidere” ricordava in una conversazione pubblicata da Libero. “E comunque le sorti di Malpensa stanno a cuore a me almeno quanto stanno a cuore a Bossi e alla Lega”. “Berlusconi l’è un po’ incasà… - prende atto in dialetto il senatur a stretto giro - ma il problema Malpensa resta, perchè il Nord non ci sta ad essere schiavo di Roma”. A sera, nuovo botta e risposta. È ancora il premier a tagliare corto: “Con Bossi la situazione è ormai chiara. Lufthansa non si è mai fatta presente nè fisicamente, nè con un’offerta”.

La strada imboccata porta perciò dritto a Parigi e l’ipotesi di un accordo con i tedeschi è ormai sfumata. Bossi tuttavia non demorde. “Comunque ci sono gli slot”, si impunta, indicando la liberalizzazione degli slot come punto di possibile accordo nella maggioranza. Berlusconi asseconda: “L’Enac ha sempre concesso slot a tutti i richiedenti. Non c’è alcun problema al riguardo”. Il leader della Lega fa buon viso a cattivo gioco. “Dite a Berlusconi che vado a prendere un caffè” coinvolge i cronisti in Transatlantico, passando a pochi metri dal premier e ignorandolo. “Anzi ditegli che gli offro il caffè, nonostante minacci di sculacciarmi”. Poi, fumando platealmente il sigaro su un divanetto malgrado i divieti, l’ultimo affondo: “La partita è ancora aperta. Bisogna sempre smantellare le balle che raccontano gli altri. Vediamo di tirare fuori qualcosa di buono domani. Per come la vedo io, non è ancora chiusa”.

Malpensa, la Lega furiosa alza la voce. E Berlusconi vedrà Bossi

L'aeroporto di Malpensa a Milano
Passata l’Epifania, Umberto Bossi incontrerà Silvio Berlusconi. Sul tavolo la questione Malpensa. Che agita non poco il Carroccio. Mentre Air France sembra avviarsi a essere il partner straniero designato per la nuova Alitalia, forte della sua offerta di 300 milioni di euro per il 25% della quota, il Senatùr non si rassegna e chiede senza troppi giri di parole un intervento a favore dei tedeschi di Lufthansa.

Lo fa con un comunicato a nome della segreteria in cui si afferma “la risoluta volontà di difesa e di sostegno dell’aeroporto di Malpensa quale hub internazionale e della relativa occupazione” e si indica in “Lufthansa l’unica compagnia in grado di garantire occupazione, servizi di livello internazionale e gli hub di Milano Malpensa e Roma Fiumicino”. Mentre è noto che Air France punterebbe solo sulla capitale e dirotterebbe molti dei voli milanesi su Parigi. I leghisti possono contare sull’appoggio dei due pezzi forti del Pdl milanese: il sindaco Letizia Moratti e il presidente della regione Roberto Formigoni. Proprio il sindaco, insieme al presidente della Sea Bonomi ha partecipato all’incontro con Bossi a Milano al termine del quale è stato emesso il comunicato. Ma alla fine chi deciderà sarà Colaninno, e per ora l’offerta di Air France sembra più consistente. Nel caso in cui la decisione finale fosse favorevole ai francesi, la Lega chiede che il governo “liberalizzi i diritti di traffico aereo con effetto immediato, garantendo così l’effettiva concorrenza su tutte le tratte ivi compresa quella Milano-Roma” (al momento in monopolio dopo la fusione tra AirOne e Alitalia). Ma se il fronte del Nord promette battaglia, le “truppe” capitoline non stanno certo con le mani in mano: “Se dovessimo verificare che il piano industriale va a peggiorare la situazione dell’aeroporto Leonardo da Vinci” promette il sindaco di Roma Gianni Alemanno “saremmo pronti anche noi a mobilitarci”.
E per il governatore Piero Marrazzo si è “alla vigilia di una battaglia decisiva” che sintetizza con uno slogan: “giù le mani della politica dagli aeroporti”. In ogni caso, sostiene il Carroccio, il governo dovrà “garantire ai lavoratori coinvolti il medesimo trattamento e gli stessi ammortizzatori sociali già previsti per i dipendenti Alitalia”. Il danno d’immagine dato al partito da un tracollo dell’occupazione nel feudo elettorale di Varese sarebbe insostenibile, dopo che proprio i leghisti erano stati tra i più duri oppositori al piano di Air France. L’incontro di mercoledì con Berlusconi diventa quindi importante anche per chiarire alcuni degli attriti emersi tra gli alleati della maggioranza prima e durante la pausa natalizia: il summit che, a quanto si apprende, potrebbe svolgersi a palazzo Chigi, non avrà al centro solo la questione dello scalo varesino, ma anche quello dell’allargamento della squadra dei ministri con le promozioni di Ferruccio Fazio alla Salute e Michela Vittoria Brambilla al Turismo. Non molto ben visti dalle parti di An. Sullo sfondo, le riforme, con la preoccupazione di Bossi che l’iniziativa sulla Giustizia metta il freno al Federalismo e la volontà del premier di mettere mano alle intercettazioni. D’altra parte, nello staff del premier sono certi che l’attivismo della Lega sia legato alle imminenti elezioni europee.

Silvio Berlusconi continua a dire che con Bossi i rapporti sono eccellenti, convinto di poter superare l’impasse che si è creata con l’alleato. Nella discussione potrebbero rientrare anche le poltrone per i governi regionali, quelli del Nord in primis, tanto cari alla Lega. Argomento che potrebbe essere utilizzato anche per placare lo stop all’allargamento della squadra dei ministri. Ma su questo punto Berlusconi non dovrà vedersela solo con Bossi e con An che già con Maurizio Gasparri ha detto chiaro e tondo che questo riaprirebbe l’intera partita delle poltrone. Contro la promozione dei due sottosegretari a ministri, infatti, ci sarebbe anche buona parte di Forza Italia preoccupata che questo rimetta in discussione tutti gli equilibri (e i privilegi) finora trovati.

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Alitalia, caos di Natale. A Fiumicino, giornata nera e passeggeri infuriati

Sciopero Alitalia

Sono arrivati anche i fischi. Dai passeggeri nell’aeroporto di Fiumicino, verso i lavoratori. Dopo una giornata di disagi, ritardi e assemblee continue. E 74 voli cancellati.
La nuova Alitalia continua a registrare problemi, come la vecchia. E nel periodo natalizio i disservizi si notano molto di più. A protestare però questa volta non erano i piloti ma il personale di terra, manutenzione e servizi aeroportuali. I lavoratori denunciano “ripetute e gravi violazioni” da parte di Cai degli accordi sottoscritti sui criteri d’assunzione.

Ma sono ancora centinaia i passeggeri ancora bloccati nelle aerostazioni dello scalo romano a causa delle cancellazioni dei voli per le assemblee di ieri dei lavoratori di AZ Airport. Una lunga coda di viaggiatori, in attesa di sapere quando potranno ripartire con i primi voli utili, si è formata davanti alla biglietterie, in particolare davanti alle partenze internazionali. Molti passeggeri, in fila già da diverse ore, a più riprese hanno perso la pazienza con gli impiegati Alitalia e in alcuni casi per sedare gli animi è dovuta intervenire la polizia, che sta comunque presidiando l’area per ragioni di sicurezza. In conseguenza delle assemblee spontanee di lunedì , poi sospese, sono stati cancellati finora 25 voli di cui 8 in partenza.
Intanto nell’aeroporto sono stati in molti i viaggiatori coinvolti che non riuscendo a trovare un posto per dormire negli alberghi vicini all’aeroporto romano, essendo tutti pieni, hanno trascorso la notte bivaccando sulle poltrone all’interno delle aerostazioni. Per loro, a cura della società di gestione e della Protezione Civile, sono state distribuite coperte pasti e bevande calde.
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli ha ordinato la ripresa immediata del lavoro ritenendo le assemblee uno sciopero in violazione della legge dello Statuto dei lavoratori e del contratto collettivo di lavoro, “con grave pregiudizio al diritto di mobilità garantito dalla Costituzione in un periodo in cui il numero dei viaggiatori che usufruiscono degli aerei è altissimo”.
Le due assemblee, indette da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugltasporti, sono andate avanti ad oltranza e le segreterie nazionali delle quattro sigle hanno indetto successivamente un’assemblea dei lavoratori dell’ex gruppo Alitalia, in attesa di soluzioni da parte di Cai. I quattro sindacati sono arrivati a chiedere, con una lettera aperta, l’intervento al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. La compagnia ha riconosciuto “alcuni errori” e promesso che saranno corretti.

Un invito a Cai e sindacati a chiarire al più presto è arrivato dal presidente dell’Enac, Vito Riggio, ”per permettere un sereno svolgimento delle attività di volo, fermo restando che tale modo di agire da parte dei lavoratori può configurare l’interruzione di pubblico servizio”. Duecento persone sono ancora in aeroporto in attesa di notizie sulla riprogrammazione dei voli.

Roma: la paura passa, i danni restano. Alemanno: “Calamità naturale”

Relitti dei barconi issati su Ponte Sant' Angel

La pioggia continua a cadere. L’emergenza sembra non fiire.
Solo la grande paura, a Roma, sembra passata. La piena di venerdì notte, la più imponente dal 1937 ad oggi, è stata superata e le nuove piogge non dovrebbero far rialzare l’allarme. Il livello dell’acqua cresce, infatti, di soli 2 centimetri ogni ora. Nell’ultima rilevazione di ieri sera, l’idrometro di Ripetta, nel centro di Roma, misurava 8 metri e 72 centimetri. Passato lo spavento, ora si contano i danni. Sono Ponte Mammolo e Pietralata le zone più danneggiate dall’onda di piena dell’Aniene secondo una prima stima della Protezione civile. Non meno di 150 milioni di euro per l’allagamento di diversi esercizi commerciali, botteghe e capannoni industriali. Meno colpite le abitazioni private, situate a piani più alti rispetto ai negozi.

Il sindaco Gianni Alemanno è andato a visitare la zona, rassicurando gli imprenditori della “Tiburtina Valley” che lamentavano di essere stati dimenticati nei momenti caldi dell’allarme maltempo. “Nel momento in cui si temeva che il Tevere potesse esondare o far rigurgitare le fogne, le risorse sono state tutte concentrate sulla zona abitata”, ha spiegato il primo cittadino. “Appena cala l’emergenza tutta l’azione della Protezione civile sarà concentrata in questa zona”.

Il sindaco ha poi annunciato che il 19 dicembre sarà dichiarato lo stato di calamità naturale a livello nazionale. Questo “permetterà di fare gli interventi compensativi alle imprese colpite dell’area industriale della Tiburtina”, dice il primo cittadino. Che aggiunge: “Parlando col ministro Tremonti ho avuto la disponibiltà del governo a rinviare i pagamenti di tasse e di contributi Inps delle aziende colpite. Da gennaio partirà una grande opera infrastrutturale per la pulizia straordinaria in profondità delle caditoie e per nuove rete fognarie, che siano in grado di smaltire le acque per evitare allagamenti”.

Anche a Fiumicino si parla di svariati milioni di euro, secondo una prima stima non ufficiale. Occorreranno oltre 500 mila euro solo per ripulire spiagge, coste e argini del territorio sui quali si sono riversate tonnellate di rifiuti che ora dovranno essere rimossi. Tra le aree più colpite quella intorno al vecchio faro di Fiumicino e nella zona di passo della Sentinella, dove, proprio come a Ostia nell’area dell’Idroscalo, sulla sponda opposta del fiume Tevere, esiste un vero e proprio dedalo di casupole e baracche di legno usate dai pescatori, costruite in un’area golenale, quindi soggetta ad allagamenti. Il sindaco Canapini chiede un intervento finanziario “urgente da parte della Regione Lazio per sostenere i costi di questa operazione, visto che è di propria competenza intervenire sulle aree demaniali colpite”. Il comune di Fiumicino si troverà a dover sostenere costi piuttosto elevati soltanto per smaltire le tonnellate di materiali ingombranti prima trasportate per chilometri e chilometri dal fiume, poi spinte con violenza sulle coste dalle violente mareggiate. “Forse non tutti sanno che i comuni devono pagare una certa somma per tonnellata”, continua il sindaco di Fiumicino, “a favore del comune, in questo caso Roma, su cui opera la discarica”.

Danni materiali tangibili, ma anche tanti rischio per il patrimonio artistico e archeologico della capitale che, in caso di piena, sarebbe stato forse il più grave dal punto di vista storico e culturale. Sotto monitoraggio, in particolare, l’area archeologica centrale tra il Palatino e i Fori imperiali e il Colosseo: i funzionari della soprintendenza speciale per i beni archeologici valutano se eventuali infiltrazioni d’acqua hanno provocato danni. Preoccupa l’esondazione della Cloaca Massima che attraversa il Foro e, che, a causa della forte umidità di risalita, potrebbe mettere a rischio gli affreschi delle Domus di Augusto e di Livia sul Palatino. La soprintendenza ha precisato comunque che “ad oggi non si constatano danni relativi al patrimonio archeologico e che il comune si è difeso più che bene in questa emergenza”. Nessun pericolo corre anche Ponte Sant’Angelo, fatto costruire nel 134 dC dall’imperatore Adriano per collegare alla riva sinistra il suo mausoleo (Castel Sant’Angelo) e che dal 1669 è arricchito dalle dieci statue raffiguranti angeli che portano gli strumenti della Passione, scolpite da seguaci di Bernini sotto la sua direzione. Si pensava che la piena potesse rovinare le statue o che il barcone incagliato sotto una delle arcate potesse farle oscillare, ma gli “angeli” hanno retto anche questa volta.
Ora l’attenzione della Protezione civile della Regione Lazio, è concentrata soprattutto sull’Aniene. Secondo quanto riferisce l’ultimo bollettino, “vengono monitorate in particolare la zona di Tivoli a Ponte Lucano e Albuccione”. Ancora disperso, infine, il corpo dello sfortunato turista irlandese caduto nel Tevere la notte tra venerdì e sabato: a vuoto anche ieri le ricerche dei sommozzatori, in azione intorno all’isola Tiberina, e inutile anche la perlustrazione del fiume fatta da un elicottero, prima che il buio costringesse a sospendere le ricerche. Anche oggi del giovane nessuna traccia: nemmeno gli “angeli” del Bernini sembrano poter fare nulla.

Il VIDEO da YouTube con i barconi incagliati a Ponte S.Angelo:

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Roma, il Tevere non fa più paura. Disperso un giovane irlandese

La piena del Tevere

La lunga notte della paura è passata: il livello del Tevere sta tornando, lentamente, alla normalità. L’onda di piena del fiume, attesa con il passare delle ore, è stata meno grave del previsto e in nessun punto della città si sono verificati problemi o esondazioni.
Il fiume sta scivolando a valle, favorito dal forte maestrale che soffia su Roma e la tensione che si è respirata nel corso della giornata di ieri è calata.

Dalle tre della scorsa notte la piena scorre imponente, ma il livello dell’acqua è ormai stabilizzato, rimanendo stazionario e fluttuando di appena 2 centimetri ogni ora.
C’è ansia, invece, per un irlandese di 26 anni caduto nel Tevere nei pressi di ponte Mazzini, sul Lungotevere Sangallo, intorno alle tre del mattino. Il ragazzo, Vincent Thomas Wall, era in compagnia di un suo connazionale quando, probabilmente per il tasso alcolemico elevato, sporgendosi troppo dal parapetto del ponte, è caduto nel fiume. L’irlandese sarebbe stato visto fino a ponte Sisto e malgrado l’intervento di un gommone dei Vigili del Fuoco, sarebbe stato risucchiato dalla forte corrente del fiume. L’amico, David Pio Mc Grath, era ubriaco ed è stato portato all’ospedale Santo Spirito in stato di choc. I ragazzi erano giunti a Roma con un gruppo di circa 40 irlandesi per un matrimonio.

UNA NOTTE PER STRADA. Tutta Roma si è riversata sul lungotevere guardando il fiume che si ingrossava e che sembrava pronto ad esplodere in qualsiasi momento. Intorno alla mezzanotte si è diffusa la voce a Ponte Milvio che il livello del fiume stesse superando i 14 metri, ma in realtà è di poco superiore ai 13. La Protezione civile e tutti gli altri addetti di sicurezza ha rassicurato i tanti curiosi assiepati davanti al “ponte dei lucchetti dell’amore”: tutto sotto controllo. Qualcuno, per passare il tempo ci scherzava su: “E se la piena travolge ponte Milvio, i lucchetti che fine faranno?”.
Altri ricordavano la famosa piena del 1937. “Io c’ero, avevo sette anni” dice un anziano signore “e vi assicuro che il fiume faceva molta più paura. Oggi poi ci sono argini più solidi e non credo che succederà nulla”. E infatti: la piena vera e propria arriva intorno alle tre, ma non desta preoccupazione. Anche il sindaco Gianni Alemanno era presente, non ha abbandonato i punti di osservazione strategici all’interno della città per quasi tutta la notte. “La situazione siè stabilizzata” dice. “Non è ancora conclusa del tutto la fase di piena, ma a questo punto possiamo stare tranquilli”. Poi ha aggiunto con un pizzico di polemica: “Noi abbiamo fatto tutto il possibile, purtroppo Roma è strutturalmente fragile per queste emergenze. Serve un piano straordinario di infrastrutture che manca da quindici anni”. Passata la piena, dunque, ci sarà tempo e modo per le responsabilità e per contare i danni, ingenti ma ancora non quantificabili.

IL RISVEGLIO DELLA CAPITALE. La città si è svegliata con un pallido sole, il Tevere sembra mansueto e quasi docile alla vista anche se resta “sorvegliato speciale”, come ci dicono dalla Protezione civile. La folla dei curiosi non è più numerosa e chiassosa come questa notte. Nella rilevazione delle ultime due ore, il fiume si è mantenuto a quota 12,54-12,55 metri anche a Ripetta, il punto di osservazione al centro della città. Solo a monte del Tevere, all’altezza dell’idrometro di Ponte del Grillo, nella zona del comune di Monterotondo, alle porte di Roma, l’altezza dell’acqua ha toccato i 7,5-7,10 metri e c’è stata attorno alle 4 “una piccola esondazione” che non ha provocato alcun danno ed è stata tenuta sotto controllo.
Le previsioni dicono che anche a valle, nelle zone più “problematiche” dell’Idroscalo e di Passo della Sentinella, prima di Fiumicino dove il Tevere va ad adagiarsi in mare, la piena arriverà lentamente intorno all’ora di pranzo, ma non vi saranno particolari emergenze. “Dai dati che ci ha fornito l’Ardis (Agenzia regionale difesa del suolo), l’ondata di piena dovrebbe ingrossare il fiume al massimo di 30 centimetri” sottolinea Mario Canapini, sindaco di Fiumicino. “In base a queste previsioni non riteniamo ci siano i presupposti per procedere allo sgombero delle abitazioni di Passo della Sentinella”. A rendere la situazione più serena, il fatto che il fiume “esce molto bene in mare, ad una velocità di circa 12 nodi e la situazione è completamente stabilizzata”, dice un ingegnere idraulico della Regione Lazio.
Il Tevere a Ponte Milvio

MALTEMPO IN TUTTA ITALIA. Dunque Roma torna a tirare il fiato e guarda il cielo con la speranza che il peggio sia passato, anche se da domenica è previsto un peggioramento delle condizioni meteo. Ma in tutta la Penisola, da nord a sud, si registrano forti disagi e molti sono stati gli interventi di soccorso delle forze dell’ordine e degli uomini della protezione civile per allagamenti, esondazioni, frane, nevicate in montagna e mareggiate sulle coste. Nevica abbondantemente in tutto l’arco alpino e oggi potrebbe nevicare anche in pianura sotto gli ottocento metri. Prevista molta pioggia nel centro, mentre la situazione più grave è in Calabria dove il maltempo ha causato la morte di due persone e molti danni: a Reggio Calabria un anziano è deceduto per un malore dopo che il ramo di un albero si era abbattuto sulla sua auto; a Polistena, in provincia di Reggio Calabria, una persona ha perso la vita nel crollo di un ponte, mentre tentava di portare aiuto ad un conoscente rimasto in panne in mezzo all’acqua. In Sicilia, sull’Etna, 10 scout e una guida che da 4 giorni erano bloccati in un rifugio a 2 mila metri, a causa di una tormenta di neve, sono stati soccorsi e riportati a valle dal soccorso alpino della Guardia di Finanza.

Il VIDEO del cronista di Panorama.it sulla piena del Tevere, del 13 dicembre

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Fiumicino, cinque donne travolte alla fermata dell’autobus

Un maxitamponamento ha provocato la morte di cinque donne e numerosi feriti a Fiumicino. L'incidente stradale è avvenuto poco prima delle 8 del 26 febbraio, tutte le vittime aspettavano ad una fermata lo scuolabus |Foto Ansa<br />

Aspettavano lo scuolabus quando sono state travolte da un’auto: cinque donne (tra le quali quattro ragazze, di cui tre minorenni, e una donna di 37 anni) sono morte in un maxi tamponamento avvenuto a Fiumicino, in provincia di Roma, questa mattina poco prima delle 8. Otto persone sono rimaste ferite. L’incidente è avvenuto in via Idra, all’incrocio con via Geminiano Montanari. Sul posto sono intervenuti cinque mezzi dei vigili del fuoco e dieci ambulanze del 118.

Tutte le vittime dell’incidente aspettavano ad una fermata lo scuolabus diretto a Maccarese. Su di loro, secondo una prima ricostruzione delle forze dell’ordine, sarebbe piombata un’auto poi finita in un fosso. Ne sarebbe seguito il maxi tamponamento che ha coinvolto otto auto.

Considerato grave anche il quadro dei feriti che sono otto. All’Aurelia Hospital è ricoverata una persona che nell’incidente ha riportato vari traumi. Al San Camillo altri due feriti gravi, uno dei quali, un ragazzino trasportato in elicottero, si trova in rianimazione. All’ospedale Grassi di Ostia sono ricoverate due persone alle quali è stato necessario effettuare una Tac. Mentre al Cto di Roma sono stati trasportati tre feriti in codice verde.

Secondo una prima ipotesi, l’incidente sarebbe stato causato dallo scontro tra due auto, che ha innescato una carambola coinvolgendo altri tre veicoli. Non è escluso che uno dei veicoli andasse a forte velocità. “È una tragedia immane”, si sfoga una donna, che abita poco distante dal luogo dell’incidente. “Via Montanari è una strada stretta che è diventata negli ultimi tempi sempre più trafficata come arteria di sfogo per chi è diretto ai grandi centri commerciali realizzati poco distante: il sabato e la domenica non possiamo uscire di casa. Hanno realizzato così tante grandi opere in fretta, ma senza che ci sia un’adeguata viabilità. Le cose vanno fatte con calma e con criterio. Cosa succederà quando aprirà anche l’interporto?”

“Si poteva prevedere che potesse succedere una tragedia del genere”, affermano alcune signore, “ci sono stati in passato già incidenti su questa strada, l’ultimo la scorsa settimana, in particolare proprio all’incrocio con via Idra. E poi qui molti corrono ad alta velocità: sembra come se sia Les Mans”. Via Montanari è una strada lunga circa due chilometri, con un marciapiede da un solo lato illuminato, che collega via della Muratella all’asse della via Portuense, dove sono stati realizzati i centri commerciali Parco Leonardo e Central Market da Vinci.

“C’è sconforto e commozione in tutta la città”, ha affermato il sindaco di Fiumicino, Mario Canapini, arrivato sul luogo dell’incidente, “siamo increduli per quanto avvenuto”. Non sono mancati, all’arrivo del primo cittadino, momenti di rabbia da parte di cittadini e familiari. “Tragedie come questa”, ha detto il sindaco, “possono e debbono essere evitate. Le istituzioni e i cittadini insieme devono impegnarsi collaborando perché si torni a dare valore alla vita, evitando di mettere a rischio la propria e quella altrui”.

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