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Fiumicino
- Tags: Alitalia, Fiumicino, Forza-Italia, Lega-Nord, Lufthansa, maggioranza, Malpensa, ministri, pdl, rotte, Silvio Berlusconi, slot
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È il gelo che fa ha fatto slittare a giovedì 8 gennaio l’annunciato vertice tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi sul dossier Alitalia - Malpensa. Ghiaccio non solo “metereologico”, che ha ritardato l’arrivo a Roma del leader leghista, ma anche quello che irrigidisce nelle rispettive posizioni i due alleati. Dopo una doppietta di incontri governo-Cai, il premier benedice infatti le nozze Alitalia-Air France senza addurre “controindicazioni” alla scelta del vettore francese, che Roberto Colaninno e Rocco Sabelli vanno a motivare in serata a Palazzo Chigi impegnandosi al rilancio dello scalo lombardo di Malpensa.
“Il discorso è ancora aperto. È una stupidaggine fare l’accordo con i francesi che chiudono Malpensa e portano i turisti a Parigi”, tuona il Senatur. Che rilancia: “Non possiamo chiudere Malpensa per fare un favore a Cai. Il governo ha in mano gli slot: noi chiediamo che li lasci a Malpensa“. I nodi verranno al pettine nella colazione a Palazzo Grazioli che riunirà allo stesso tavolo il premier, Bossi, i vertici della nuova Alitalia Colaninno-Sabelli e il sindaco di Milano Letizia Moratti.
Ma Berlusconi aveva già detto chiaro al mattino come la pensava sul mancato matrimonio Alitalia-Lufthansa. “Anche il sottoscritto aveva caldeggiato l’ipotesi, ma non tocca a me o alla Lega decidere” ricordava in una conversazione pubblicata da Libero. “E comunque le sorti di Malpensa stanno a cuore a me almeno quanto stanno a cuore a Bossi e alla Lega”. “Berlusconi l’è un po’ incasà… - prende atto in dialetto il senatur a stretto giro - ma il problema Malpensa resta, perchè il Nord non ci sta ad essere schiavo di Roma”. A sera, nuovo botta e risposta. È ancora il premier a tagliare corto: “Con Bossi la situazione è ormai chiara. Lufthansa non si è mai fatta presente nè fisicamente, nè con un’offerta”.
La strada imboccata porta perciò dritto a Parigi e l’ipotesi di un accordo con i tedeschi è ormai sfumata. Bossi tuttavia non demorde. “Comunque ci sono gli slot”, si impunta, indicando la liberalizzazione degli slot come punto di possibile accordo nella maggioranza. Berlusconi asseconda: “L’Enac ha sempre concesso slot a tutti i richiedenti. Non c’è alcun problema al riguardo”. Il leader della Lega fa buon viso a cattivo gioco. “Dite a Berlusconi che vado a prendere un caffè” coinvolge i cronisti in Transatlantico, passando a pochi metri dal premier e ignorandolo. “Anzi ditegli che gli offro il caffè, nonostante minacci di sculacciarmi”. Poi, fumando platealmente il sigaro su un divanetto malgrado i divieti, l’ultimo affondo: “La partita è ancora aperta. Bisogna sempre smantellare le balle che raccontano gli altri. Vediamo di tirare fuori qualcosa di buono domani. Per come la vedo io, non è ancora chiusa”.
- Tags: AirFrance, Alitalia, An, Fi, Fiumicino, Lega, Letizia-Moratti, Lufthansa, Malpensa, pdl, Roberto-Formigoni, Silvio Berlusconi, Umberto Bossi
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Passata l’Epifania, Umberto Bossi incontrerà Silvio Berlusconi. Sul tavolo la questione Malpensa. Che agita non poco il Carroccio. Mentre Air France sembra avviarsi a essere il partner straniero designato per la nuova Alitalia, forte della sua offerta di 300 milioni di euro per il 25% della quota, il Senatùr non si rassegna e chiede senza troppi giri di parole un intervento a favore dei tedeschi di Lufthansa.
Lo fa con un comunicato a nome della segreteria in cui si afferma “la risoluta volontà di difesa e di sostegno dell’aeroporto di Malpensa quale hub internazionale e della relativa occupazione” e si indica in “Lufthansa l’unica compagnia in grado di garantire occupazione, servizi di livello internazionale e gli hub di Milano Malpensa e Roma Fiumicino”. Mentre è noto che Air France punterebbe solo sulla capitale e dirotterebbe molti dei voli milanesi su Parigi. I leghisti possono contare sull’appoggio dei due pezzi forti del Pdl milanese: il sindaco Letizia Moratti e il presidente della regione Roberto Formigoni. Proprio il sindaco, insieme al presidente della Sea Bonomi ha partecipato all’incontro con Bossi a Milano al termine del quale è stato emesso il comunicato. Ma alla fine chi deciderà sarà Colaninno, e per ora l’offerta di Air France sembra più consistente. Nel caso in cui la decisione finale fosse favorevole ai francesi, la Lega chiede che il governo “liberalizzi i diritti di traffico aereo con effetto immediato, garantendo così l’effettiva concorrenza su tutte le tratte ivi compresa quella Milano-Roma” (al momento in monopolio dopo la fusione tra AirOne e Alitalia). Ma se il fronte del Nord promette battaglia, le “truppe” capitoline non stanno certo con le mani in mano: “Se dovessimo verificare che il piano industriale va a peggiorare la situazione dell’aeroporto Leonardo da Vinci” promette il sindaco di Roma Gianni Alemanno “saremmo pronti anche noi a mobilitarci”.
E per il governatore Piero Marrazzo si è “alla vigilia di una battaglia decisiva” che sintetizza con uno slogan: “giù le mani della politica dagli aeroporti”. In ogni caso, sostiene il Carroccio, il governo dovrà “garantire ai lavoratori coinvolti il medesimo trattamento e gli stessi ammortizzatori sociali già previsti per i dipendenti Alitalia”. Il danno d’immagine dato al partito da un tracollo dell’occupazione nel feudo elettorale di Varese sarebbe insostenibile, dopo che proprio i leghisti erano stati tra i più duri oppositori al piano di Air France. L’incontro di mercoledì con Berlusconi diventa quindi importante anche per chiarire alcuni degli attriti emersi tra gli alleati della maggioranza prima e durante la pausa natalizia: il summit che, a quanto si apprende, potrebbe svolgersi a palazzo Chigi, non avrà al centro solo la questione dello scalo varesino, ma anche quello dell’allargamento della squadra dei ministri con le promozioni di Ferruccio Fazio alla Salute e Michela Vittoria Brambilla al Turismo. Non molto ben visti dalle parti di An. Sullo sfondo, le riforme, con la preoccupazione di Bossi che l’iniziativa sulla Giustizia metta il freno al Federalismo e la volontà del premier di mettere mano alle intercettazioni. D’altra parte, nello staff del premier sono certi che l’attivismo della Lega sia legato alle imminenti elezioni europee.
Silvio Berlusconi continua a dire che con Bossi i rapporti sono eccellenti, convinto di poter superare l’impasse che si è creata con l’alleato. Nella discussione potrebbero rientrare anche le poltrone per i governi regionali, quelli del Nord in primis, tanto cari alla Lega. Argomento che potrebbe essere utilizzato anche per placare lo stop all’allargamento della squadra dei ministri. Ma su questo punto Berlusconi non dovrà vedersela solo con Bossi e con An che già con Maurizio Gasparri ha detto chiaro e tondo che questo riaprirebbe l’intera partita delle poltrone. Contro la promozione dei due sottosegretari a ministri, infatti, ci sarebbe anche buona parte di Forza Italia preoccupata che questo rimetta in discussione tutti gli equilibri (e i privilegi) finora trovati.
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Sono arrivati anche i fischi. Dai passeggeri nell’aeroporto di Fiumicino, verso i lavoratori. Dopo una giornata di disagi, ritardi e assemblee continue. E 74 voli cancellati.
La nuova Alitalia continua a registrare problemi, come la vecchia. E nel periodo natalizio i disservizi si notano molto di più. A protestare però questa volta non erano i piloti ma il personale di terra, manutenzione e servizi aeroportuali. I lavoratori denunciano “ripetute e gravi violazioni” da parte di Cai degli accordi sottoscritti sui criteri d’assunzione.
Ma sono ancora centinaia i passeggeri ancora bloccati nelle aerostazioni dello scalo romano a causa delle cancellazioni dei voli per le assemblee di ieri dei lavoratori di AZ Airport. Una lunga coda di viaggiatori, in attesa di sapere quando potranno ripartire con i primi voli utili, si è formata davanti alla biglietterie, in particolare davanti alle partenze internazionali. Molti passeggeri, in fila già da diverse ore, a più riprese hanno perso la pazienza con gli impiegati Alitalia e in alcuni casi per sedare gli animi è dovuta intervenire la polizia, che sta comunque presidiando l’area per ragioni di sicurezza. In conseguenza delle assemblee spontanee di lunedì , poi sospese, sono stati cancellati finora 25 voli di cui 8 in partenza.
Intanto nell’aeroporto sono stati in molti i viaggiatori coinvolti che non riuscendo a trovare un posto per dormire negli alberghi vicini all’aeroporto romano, essendo tutti pieni, hanno trascorso la notte bivaccando sulle poltrone all’interno delle aerostazioni. Per loro, a cura della società di gestione e della Protezione Civile, sono state distribuite coperte pasti e bevande calde.
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli ha ordinato la ripresa immediata del lavoro ritenendo le assemblee uno sciopero in violazione della legge dello Statuto dei lavoratori e del contratto collettivo di lavoro, “con grave pregiudizio al diritto di mobilità garantito dalla Costituzione in un periodo in cui il numero dei viaggiatori che usufruiscono degli aerei è altissimo”.
Le due assemblee, indette da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugltasporti, sono andate avanti ad oltranza e le segreterie nazionali delle quattro sigle hanno indetto successivamente un’assemblea dei lavoratori dell’ex gruppo Alitalia, in attesa di soluzioni da parte di Cai. I quattro sindacati sono arrivati a chiedere, con una lettera aperta, l’intervento al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. La compagnia ha riconosciuto “alcuni errori” e promesso che saranno corretti.
Un invito a Cai e sindacati a chiarire al più presto è arrivato dal presidente dell’Enac, Vito Riggio, ”per permettere un sereno svolgimento delle attività di volo, fermo restando che tale modo di agire da parte dei lavoratori può configurare l’interruzione di pubblico servizio”. Duecento persone sono ancora in aeroporto in attesa di notizie sulla riprogrammazione dei voli.

La pioggia continua a cadere. L’emergenza sembra non fiire.
Solo la grande paura, a Roma, sembra passata. La piena di venerdì notte, la più imponente dal 1937 ad oggi, è stata superata e le nuove piogge non dovrebbero far rialzare l’allarme. Il livello dell’acqua cresce, infatti, di soli 2 centimetri ogni ora. Nell’ultima rilevazione di ieri sera, l’idrometro di Ripetta, nel centro di Roma, misurava 8 metri e 72 centimetri. Passato lo spavento, ora si contano i danni. Sono Ponte Mammolo e Pietralata le zone più danneggiate dall’onda di piena dell’Aniene secondo una prima stima della Protezione civile. Non meno di 150 milioni di euro per l’allagamento di diversi esercizi commerciali, botteghe e capannoni industriali. Meno colpite le abitazioni private, situate a piani più alti rispetto ai negozi.
Il sindaco Gianni Alemanno è andato a visitare la zona, rassicurando gli imprenditori della “Tiburtina Valley” che lamentavano di essere stati dimenticati nei momenti caldi dell’allarme maltempo. “Nel momento in cui si temeva che il Tevere potesse esondare o far rigurgitare le fogne, le risorse sono state tutte concentrate sulla zona abitata”, ha spiegato il primo cittadino. “Appena cala l’emergenza tutta l’azione della Protezione civile sarà concentrata in questa zona”.
Il sindaco ha poi annunciato che il 19 dicembre sarà dichiarato lo stato di calamità naturale a livello nazionale. Questo “permetterà di fare gli interventi compensativi alle imprese colpite dell’area industriale della Tiburtina”, dice il primo cittadino. Che aggiunge: “Parlando col ministro Tremonti ho avuto la disponibiltà del governo a rinviare i pagamenti di tasse e di contributi Inps delle aziende colpite. Da gennaio partirà una grande opera infrastrutturale per la pulizia straordinaria in profondità delle caditoie e per nuove rete fognarie, che siano in grado di smaltire le acque per evitare allagamenti”.
Anche a Fiumicino si parla di svariati milioni di euro, secondo una prima stima non ufficiale. Occorreranno oltre 500 mila euro solo per ripulire spiagge, coste e argini del territorio sui quali si sono riversate tonnellate di rifiuti che ora dovranno essere rimossi. Tra le aree più colpite quella intorno al vecchio faro di Fiumicino e nella zona di passo della Sentinella, dove, proprio come a Ostia nell’area dell’Idroscalo, sulla sponda opposta del fiume Tevere, esiste un vero e proprio dedalo di casupole e baracche di legno usate dai pescatori, costruite in un’area golenale, quindi soggetta ad allagamenti. Il sindaco Canapini chiede un intervento finanziario “urgente da parte della Regione Lazio per sostenere i costi di questa operazione, visto che è di propria competenza intervenire sulle aree demaniali colpite”. Il comune di Fiumicino si troverà a dover sostenere costi piuttosto elevati soltanto per smaltire le tonnellate di materiali ingombranti prima trasportate per chilometri e chilometri dal fiume, poi spinte con violenza sulle coste dalle violente mareggiate. “Forse non tutti sanno che i comuni devono pagare una certa somma per tonnellata”, continua il sindaco di Fiumicino, “a favore del comune, in questo caso Roma, su cui opera la discarica”.
Danni materiali tangibili, ma anche tanti rischio per il patrimonio artistico e archeologico della capitale che, in caso di piena, sarebbe stato forse il più grave dal punto di vista storico e culturale. Sotto monitoraggio, in particolare, l’area archeologica centrale tra il Palatino e i Fori imperiali e il Colosseo: i funzionari della soprintendenza speciale per i beni archeologici valutano se eventuali infiltrazioni d’acqua hanno provocato danni. Preoccupa l’esondazione della Cloaca Massima che attraversa il Foro e, che, a causa della forte umidità di risalita, potrebbe mettere a rischio gli affreschi delle Domus di Augusto e di Livia sul Palatino. La soprintendenza ha precisato comunque che “ad oggi non si constatano danni relativi al patrimonio archeologico e che il comune si è difeso più che bene in questa emergenza”. Nessun pericolo corre anche Ponte Sant’Angelo, fatto costruire nel 134 dC dall’imperatore Adriano per collegare alla riva sinistra il suo mausoleo (Castel Sant’Angelo) e che dal 1669 è arricchito dalle dieci statue raffiguranti angeli che portano gli strumenti della Passione, scolpite da seguaci di Bernini sotto la sua direzione. Si pensava che la piena potesse rovinare le statue o che il barcone incagliato sotto una delle arcate potesse farle oscillare, ma gli “angeli” hanno retto anche questa volta.
Ora l’attenzione della Protezione civile della Regione Lazio, è concentrata soprattutto sull’Aniene. Secondo quanto riferisce l’ultimo bollettino, “vengono monitorate in particolare la zona di Tivoli a Ponte Lucano e Albuccione”. Ancora disperso, infine, il corpo dello sfortunato turista irlandese caduto nel Tevere la notte tra venerdì e sabato: a vuoto anche ieri le ricerche dei sommozzatori, in azione intorno all’isola Tiberina, e inutile anche la perlustrazione del fiume fatta da un elicottero, prima che il buio costringesse a sospendere le ricerche. Anche oggi del giovane nessuna traccia: nemmeno gli “angeli” del Bernini sembrano poter fare nulla.
Il VIDEO da YouTube con i barconi incagliati a Ponte S.Angelo:
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La lunga notte della paura è passata: il livello del Tevere sta tornando, lentamente, alla normalità. L’onda di piena del fiume, attesa con il passare delle ore, è stata meno grave del previsto e in nessun punto della città si sono verificati problemi o esondazioni.
Il fiume sta scivolando a valle, favorito dal forte maestrale che soffia su Roma e la tensione che si è respirata nel corso della giornata di ieri è calata.
Dalle tre della scorsa notte la piena scorre imponente, ma il livello dell’acqua è ormai stabilizzato, rimanendo stazionario e fluttuando di appena 2 centimetri ogni ora.
C’è ansia, invece, per un irlandese di 26 anni caduto nel Tevere nei pressi di ponte Mazzini, sul Lungotevere Sangallo, intorno alle tre del mattino. Il ragazzo, Vincent Thomas Wall, era in compagnia di un suo connazionale quando, probabilmente per il tasso alcolemico elevato, sporgendosi troppo dal parapetto del ponte, è caduto nel fiume. L’irlandese sarebbe stato visto fino a ponte Sisto e malgrado l’intervento di un gommone dei Vigili del Fuoco, sarebbe stato risucchiato dalla forte corrente del fiume. L’amico, David Pio Mc Grath, era ubriaco ed è stato portato all’ospedale Santo Spirito in stato di choc. I ragazzi erano giunti a Roma con un gruppo di circa 40 irlandesi per un matrimonio.
UNA NOTTE PER STRADA. Tutta Roma si è riversata sul lungotevere guardando il fiume che si ingrossava e che sembrava pronto ad esplodere in qualsiasi momento. Intorno alla mezzanotte si è diffusa la voce a Ponte Milvio che il livello del fiume stesse superando i 14 metri, ma in realtà è di poco superiore ai 13. La Protezione civile e tutti gli altri addetti di sicurezza ha rassicurato i tanti curiosi assiepati davanti al “ponte dei lucchetti dell’amore”: tutto sotto controllo. Qualcuno, per passare il tempo ci scherzava su: “E se la piena travolge ponte Milvio, i lucchetti che fine faranno?”.
Altri ricordavano la famosa piena del 1937. “Io c’ero, avevo sette anni” dice un anziano signore “e vi assicuro che il fiume faceva molta più paura. Oggi poi ci sono argini più solidi e non credo che succederà nulla”. E infatti: la piena vera e propria arriva intorno alle tre, ma non desta preoccupazione. Anche il sindaco Gianni Alemanno era presente, non ha abbandonato i punti di osservazione strategici all’interno della città per quasi tutta la notte. “La situazione siè stabilizzata” dice. “Non è ancora conclusa del tutto la fase di piena, ma a questo punto possiamo stare tranquilli”. Poi ha aggiunto con un pizzico di polemica: “Noi abbiamo fatto tutto il possibile, purtroppo Roma è strutturalmente fragile per queste emergenze. Serve un piano straordinario di infrastrutture che manca da quindici anni”. Passata la piena, dunque, ci sarà tempo e modo per le responsabilità e per contare i danni, ingenti ma ancora non quantificabili.
IL RISVEGLIO DELLA CAPITALE. La città si è svegliata con un pallido sole, il Tevere sembra mansueto e quasi docile alla vista anche se resta “sorvegliato speciale”, come ci dicono dalla Protezione civile. La folla dei curiosi non è più numerosa e chiassosa come questa notte. Nella rilevazione delle ultime due ore, il fiume si è mantenuto a quota 12,54-12,55 metri anche a Ripetta, il punto di osservazione al centro della città. Solo a monte del Tevere, all’altezza dell’idrometro di Ponte del Grillo, nella zona del comune di Monterotondo, alle porte di Roma, l’altezza dell’acqua ha toccato i 7,5-7,10 metri e c’è stata attorno alle 4 “una piccola esondazione” che non ha provocato alcun danno ed è stata tenuta sotto controllo.
Le previsioni dicono che anche a valle, nelle zone più “problematiche” dell’Idroscalo e di Passo della Sentinella, prima di Fiumicino dove il Tevere va ad adagiarsi in mare, la piena arriverà lentamente intorno all’ora di pranzo, ma non vi saranno particolari emergenze. “Dai dati che ci ha fornito l’Ardis (Agenzia regionale difesa del suolo), l’ondata di piena dovrebbe ingrossare il fiume al massimo di 30 centimetri” sottolinea Mario Canapini, sindaco di Fiumicino. “In base a queste previsioni non riteniamo ci siano i presupposti per procedere allo sgombero delle abitazioni di Passo della Sentinella”. A rendere la situazione più serena, il fatto che il fiume “esce molto bene in mare, ad una velocità di circa 12 nodi e la situazione è completamente stabilizzata”, dice un ingegnere idraulico della Regione Lazio.

MALTEMPO IN TUTTA ITALIA. Dunque Roma torna a tirare il fiato e guarda il cielo con la speranza che il peggio sia passato, anche se da domenica è previsto un peggioramento delle condizioni meteo. Ma in tutta la Penisola, da nord a sud, si registrano forti disagi e molti sono stati gli interventi di soccorso delle forze dell’ordine e degli uomini della protezione civile per allagamenti, esondazioni, frane, nevicate in montagna e mareggiate sulle coste. Nevica abbondantemente in tutto l’arco alpino e oggi potrebbe nevicare anche in pianura sotto gli ottocento metri. Prevista molta pioggia nel centro, mentre la situazione più grave è in Calabria dove il maltempo ha causato la morte di due persone e molti danni: a Reggio Calabria un anziano è deceduto per un malore dopo che il ramo di un albero si era abbattuto sulla sua auto; a Polistena, in provincia di Reggio Calabria, una persona ha perso la vita nel crollo di un ponte, mentre tentava di portare aiuto ad un conoscente rimasto in panne in mezzo all’acqua. In Sicilia, sull’Etna, 10 scout e una guida che da 4 giorni erano bloccati in un rifugio a 2 mila metri, a causa di una tormenta di neve, sono stati soccorsi e riportati a valle dal soccorso alpino della Guardia di Finanza.
Il VIDEO del cronista di Panorama.it sulla piena del Tevere, del 13 dicembre
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Aspettavano lo scuolabus quando sono state travolte da un’auto: cinque donne (tra le quali quattro ragazze, di cui tre minorenni, e una donna di 37 anni) sono morte in un maxi tamponamento avvenuto a Fiumicino, in provincia di Roma, questa mattina poco prima delle 8. Otto persone sono rimaste ferite. L’incidente è avvenuto in via Idra, all’incrocio con via Geminiano Montanari. Sul posto sono intervenuti cinque mezzi dei vigili del fuoco e dieci ambulanze del 118.
Tutte le vittime dell’incidente aspettavano ad una fermata lo scuolabus diretto a Maccarese. Su di loro, secondo una prima ricostruzione delle forze dell’ordine, sarebbe piombata un’auto poi finita in un fosso. Ne sarebbe seguito il maxi tamponamento che ha coinvolto otto auto.
Considerato grave anche il quadro dei feriti che sono otto. All’Aurelia Hospital è ricoverata una persona che nell’incidente ha riportato vari traumi. Al San Camillo altri due feriti gravi, uno dei quali, un ragazzino trasportato in elicottero, si trova in rianimazione. All’ospedale Grassi di Ostia sono ricoverate due persone alle quali è stato necessario effettuare una Tac. Mentre al Cto di Roma sono stati trasportati tre feriti in codice verde.
Secondo una prima ipotesi, l’incidente sarebbe stato causato dallo scontro tra due auto, che ha innescato una carambola coinvolgendo altri tre veicoli. Non è escluso che uno dei veicoli andasse a forte velocità. “È una tragedia immane”, si sfoga una donna, che abita poco distante dal luogo dell’incidente. “Via Montanari è una strada stretta che è diventata negli ultimi tempi sempre più trafficata come arteria di sfogo per chi è diretto ai grandi centri commerciali realizzati poco distante: il sabato e la domenica non possiamo uscire di casa. Hanno realizzato così tante grandi opere in fretta, ma senza che ci sia un’adeguata viabilità. Le cose vanno fatte con calma e con criterio. Cosa succederà quando aprirà anche l’interporto?”
“Si poteva prevedere che potesse succedere una tragedia del genere”, affermano alcune signore, “ci sono stati in passato già incidenti su questa strada, l’ultimo la scorsa settimana, in particolare proprio all’incrocio con via Idra. E poi qui molti corrono ad alta velocità: sembra come se sia Les Mans”. Via Montanari è una strada lunga circa due chilometri, con un marciapiede da un solo lato illuminato, che collega via della Muratella all’asse della via Portuense, dove sono stati realizzati i centri commerciali Parco Leonardo e Central Market da Vinci.
“C’è sconforto e commozione in tutta la città”, ha affermato il sindaco di Fiumicino, Mario Canapini, arrivato sul luogo dell’incidente, “siamo increduli per quanto avvenuto”. Non sono mancati, all’arrivo del primo cittadino, momenti di rabbia da parte di cittadini e familiari. “Tragedie come questa”, ha detto il sindaco, “possono e debbono essere evitate. Le istituzioni e i cittadini insieme devono impegnarsi collaborando perché si torni a dare valore alla vita, evitando di mettere a rischio la propria e quella altrui”.
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Circa 10mila i bagagli persi nei giorni scorsi nello scalo romano di Fiumicino. Chi la valigia l’ha riavuta, spesso ha dovuto attendere più di un’ora guardando sconsolato il nastro trasportatore.
Così l’Ente nazionale aviazione civile (Enac) chiede che le forze di polizia aumentino i controlli sullo smistamento dei bagagli. Il presidente Vito Riggio ha parlato sia di possibili sabotaggi e comportamenti illeciti da parte dei lavoratori delle ditte private che gestiscono lo smistamento dei bagagli, sia dell’eccessiva permissività di alcune compagnie aree nel consentire ai passeggeri di imbarcare un numero di bagagli superiore a quello realmente possibile, così che le valige verrebbero accantonate per essere infilate nel volo successivo. Quando anche quello è pieno, difficilmente se ne viene a capo.
Per far luce sulla causa dei disservizi l’Enac ha chiesto un’indagine interna alla società Aeroporti di Roma. E il ministero dei Trasporti ha convocato martedì mattina l’ente e la società di gestione per una riunione che faccia luce su quanto sta accadendo. Il ministro Alessandro Bianchi ha addirittura ventilato l’ipotesi di revocare le concessioni: ”I rapporti tra lo stato e le società di gestione degli aeroporti non sono corretti”, argomenta il ministro. ”Lo Stato rilascia concessioni quarantennali e chiede poco in cambio.
Dobbiamo quindi rivedere urgentemente questi contratti, in simili questioni lo Stato deve avere più poteri. Inoltre” ha aggiunto facendo riferimento alla riunione di martedì “va modulata tutta una serie di sanzioni”.
A placare l’ira dei passeggeri non bastano i consigli per allontanare il rischio di brutte sorprese a chi è in partenza. Sono chiari e regolamentati i diritti di chi si ritrova immerso nel caos dell’overbooking o della valigia che non si trova. Come spiega Mara Colla, Presidente nazionale di Confconsumatori, “L’opuscolo Conosci i tuoi diritti in distribuzione negli aeroporti italiani (e scaricabile in pdf qui, ndr) ha il pregio di chiarire molti aspetti sui quali, fino ad ora, i vettori aerei hanno spesso creato confusione, arrivando a negare perfino la legge per sottrarsi alle proprie responsabilità e non essere obbligati a pagare rimborsi, compensazioni e risarcimenti”. Che invece vanno richiesti, e anche subito, per non perdere i propri diritti.
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“È la prima volta che un organo di stampa italiano contatta il nostro ufficio. Eppure è già da alcuni anni che la cocaina sta inondando la regione”. Inizia così, tra sorpresa e disappunto, l’intervista a Antonio Luigi Mazzitelli, da quasi quattro anni Responsabile regionale dell’Unodc (United Nations Office on Drugs and Crime) in Africa occidentale e centrale.
Il sequestro a Milano di 250 kg di cocaina proveniente dal Brasile via Dakar lascia intuire che l’Italia sarebbe al centro di un vasto traffico internazionale di droga che coinvolge l’Africa. È così?
Sì, i segni sono tangibili. Oltre il caso da lei citato, tra febbraio e aprile sono stati effettuati a Malpensa due sequestri di cocaina, circa 15 chili, provenienti dall’Africa occidentale. In entrambi le circostanze, si trattava di corrieri umani, tra cui un cittadino britannico in possesso di otto chili di polvere bianca sbarcato da Dakar. Atri sequestri sono stati poi effettuati su voli charter provenienti da Capo Verde, un paese sino a poco tempo fa centrale nello smistamento della droga. I trafficanti hanno poi la possibilità di sfruttare i collegamenti aerei dell’Alitalia in Senegal, Ghana e Nigeria, tutti noti per la solida strutturazione del crimine organizzato. Detto questo, il caso di Milano ribadisce l’importanza del traffico via container e nave rispetto al trasporto aereo.
Ma come si configura?
Dall’America Latina partono container diretti verso i principali porti commerciali dell’Africa occidentale: Dakar, Abidjan (Costa d’Avorio), Lomé (Togo), Cotonou (Benin), Tema e Takoradi in Ghana piuttosto che Port Harcourt in Nigeria. Lì la droga viene stoccata per poi essere reimbarcata su battelli da pesca e navi di piccolo cabotaggio diretti verso la Spagna e il Portogallo, per poi essere dirottata nel resto del continente europeo, ivi compreso in Italia.
Qual è l’intensità del traffico?
Alta. Il boom africano coincide con il giro di vite imposto attorno al 2003 in Europa sulle tratte aerea e marittime (guarda i grafici, ndr) provenienti dal Sud America. Logica vuole che al rafforzarsi delle misure di sicurezza sarebbe coincisa una diminuzione del traffico di droga. E invece no. Il consumo di cocaina in Europa è in aumento, il che conferma la nuova strategia adottata dai narcos latinoamericani: aggirare i controlli nei porti ed gli aeroporti europei attraverso l’uso di scali africani.
Casi concreti?
Negli ultimi sette mesi precedenti la vicenda mauritana, sono stati sequestrati in Guinea-Bissau 1300 kg di coca. Due settimane fa, la polizia venezuelana ha messo le mani su due tonnellate e mezzo di polvere bianca pronta a partire per la Sierra Leone. Tra il 9 e il 10 giugno scorsi, la marina francese ha bloccato al largo del Golfo di Guinea una nave con a bordo 830 kg di coca proveniente dall’America Latina.
Ci sono possibilità di fermare, o almeno di rallentare questo traffico?
La mancanza di controlli alle frontiere nazionali, il progressivo disfacimento delle amministrazioni pubbliche e la corruzione alimentano il traffico di droga in Africa. La povertà è poi un terreno fertilissimo su cui sguazzano le organizzazioni criminali per reclutare “corrieri umani”. Nel gennaio 2007, ne sono stati bloccati una trentina sul volo Casablanca-Amsterdam. Erano tutti partiti dalla Guinea-Conakry, ormai centrale per il trasporto della droga attraverso i corrieri umani.
Torniamo all’Italia. A Milano è stata sgominata una cosca calabrese coinvolta nel traffico di cocaina transitata dall’Africa. Ci sono i segni di una presenza mafiosa radicata nel continente africano?
È ancora presto per dirlo. Ma di sicuro la mafia ha sempre avuto un occhio di riguardo sull’Africa occidentale. Nel passato riguardava il traffico di rifiuti tossici abbandonati in Sierra Leone. Oggi prevale la droga. Nel 2003, fu arrestato a Dakar uno degli uomini più importanti di Cosa Nostra. Giungeva dalla Costa d’Avorio, nota per essere l’eldorado africano della mafia siciliana e della Camorra.