
Bossi e Maroni in Piazza Duomo (credits: Gian Mattia D'Alberto/LaPresse)
Di Paola Sacchi
“Non solo a Verona ma in tutto il Veneto la Lega andrà da sola alle amministrative, lo ha già detto il segretario nazionale (regionale ndr) Gianpaolo Gobbo”. Parlando con Panorama.it Matteo Bragandini, deputato tosian-maroniano, molto vicino al sindaco di Verona Flavio Tosi, è netto. Anche se in altri ambienti leghisti lo strappo di Tosi con il Pdl non viene ancora dato per definitivo. Continua

«Bonasera siori e siore…». I reprobi chioggiotti si ritrovano in un’anonima pizzeria sul lungomare di Sottomarina, alle spalle della Laguna veneta. «Bonasera a tuti» esclama l’ennesimo convitato. «Bonasera a ti» risponde il gruppo di ormai ex leghisti. Cacciati, declassati, depennati: caduti sul campo della militanza uno dopo l’altro, come birilli, negli ultimi due mesi. Diciotto camicie verdi considerate fuori ordinanza: colpite per avere criticato i dirigenti veneti del partito. Le ultime sette lettere sono arrivate una settimana fa. Continua


Il sindaco di Verona, Flavio Tosi (ANSA/DAVIDE BOLZONI)
Che la patrimoniale fosse nell’aria, gli italiani se ne erano accorti dall’inverno appena trascorso. Ossia da quando l’ex premier Giuliano Amato è tornato a riparlarne in un’intervista al Corsera. Continua

Il leader della Lega Umberto Bossi (ANSA/BRAMBATTI)
Alla fine l’ha spuntata la Lega che si porta a casa un bel regalo di Natale. Anzi due. I candidati di centrodestra per il Piemonte e Veneto, infatti, non saranno due membri del Pdl, ma due uomini del Carroccio. Questa la decisione comunicata dall’ufficio di presidenza del Popolo delle libertà , riunito a Palazzo Grazioli (assente, per ovvie ragioni, il padrone di casa, Silvio Berlsuconi, raggiunto telefonicamente poco prima della riunione dai tre coordinatori Ignazio La Russa, Denis Verdini e Sandro Bondi), che ha snocciolato le prime candidature ufficiali per le regionali che si terranno il 28 e 29 marzo 2010. Continua

Flavio Tosi, della Lega, sindaco di Verona
Racconta una leggenda metropolitana che verso la fine degli anni Novanta un giovane leghista passeggiasse per Verona con un leone al guinzaglio, al motto: “El leon magna el teron”.
Quel ragazzotto ora ha 40 anni e di mestiere fa il sindaco della città scaligera, eletto con un plebiscito, oltre il 60 per cento dei voti. “Ma no, non ho mai detto quella cosa lì. E poi non era un leone ma una tigre, anzi un tigrotto” puntualizza Flavio Tosi. Leggi l’intervista

Allontanate dalle strade, le prostitute di Verona ora rischiano di dover chiudere anche le attività negli appartamenti privati. La lotta alla prostituzione si arricchisce di un nuovo capitolo. È già pronta ed entrerà in vigore a breve un’ordinanza del sindaco Flavio Tosi, contro le squillo che esercitano in casa.
Nel giugno del 2007 fu Padova a assumere, prima in Veneto, provvedimenti anti-prostituzione varando le multe per i clienti. Ma è stata Verona, poche settimane dopo, a trasformare quelle prime ordinanze in un’autentica battaglia anti racket e anti lucciole.
Tosi lo aveva promesso in campagna elettorale e ne ha fatto un punto d’orgoglio. Da due anni a Verona la lotta alla prostituzione non conosce soluzione di continuità grazie anche a nuove sentenze della Cassazione e dai provvedimenti governativi che hanno permesso ai sindaci di dotarsi di strumenti particolarmente incisivi. “Il Decreto Sicurezza del ministro Maroni” aveva gioito Tosi dopo il varo “è una norma importante, introdotta dal ministro proprio su nostra richiesta, perchè amplia il potere dei sindaci in materia di sicurezza urbana, consentendo di emanare provvedimenti più incisivi ed efficaci rispetto al fenomeno da contrastare”.
In pochi mesi nel Comune scaligero sono spuntate le sanzioni per intralcio al traffico destinate agli automobilisti che premono sul freno per contrattare una prestazione, le aree off-limits, le limitazioni orarie alla circolazione degli autoveicoli e l’aumento delle multe ai clienti passate dall’agosto scorso da 47 a 500 euro. Tutte misure che, secondo Tosi, hanno praticamente cancellato il fenomeno. “A Verona” ha detto “con le contravvenzioni da 500 euro ai clienti, la prostituzione di strada dopo qualche decina di multe è praticamente scomparsa”.
Ora inizia la seconda parte del piano. Quella che nei piani del sindaco colpirà la parte “meno visibile” del fenomeno “ma che provoca ancora problemi” soprattutto a causa del “degrado” e della “mancanza di controlli sanitari”. Infine, è il pensiero del primo cittadino leghista, “c’è da considerare l’aspetto fiscale, perché la prostituzione è un’ attività che produce un reddito molto alto senza tassazione alcuna. Esiste inoltre il concreto pericolo che la prostituzione d’appartamento, se non verrà regolamentata, possa esser controllata da racket di malavitosi”. Dice Tosi: “Dopo averle allontanate dalla strada ora vogliamo colpire anche le prostitute, e sono molte, che esercitano in casa”.
L’ordinanza, precisa, andrà a sanzionare chi crea disturbo nei condomini. Per Tosi la strada delle ordinanze comunali è quella che per ora permette maggiore autonomia ai Comuni. Già qualche settimana fa lo stesso esponente del Carroccio aveva ricordato che “finché non ci sarà una norma nazionale che regola il fenomeno della prostituzione, le amministrazioni comunali non potranno fare altro che tentare di arginare il problema utilizzando i pochi strumenti a loro disposizione. Sono interventi-tampone che non risolvono certo il problema della prostituzione e del degrado connesso ma sono provvedimenti che ci auguriamo servano a rendere il fenomeno della prostituzione meno gravoso sulla cittadinanza”.
Il VIDEO servizio:
Conto salatissimo per i clienti delle prostitute veronesi: chi venisse sorpreso appartato per strada per fare sesso a pagamento rischia infatti una multa di 500 euro. La pena pecuniaria massima consentita dalle nuove norme del decreto sicurezza che danno più potere ai sindaci. E quello di Verona, il leghista Flavio Tosi, non si è lasciato sfuggire l’occasione:”In questo caso” spiega “abbiamo deciso di applicare la sanzione massima di 500 euro per la violazione dell’ordinanza antiprostituzione: un deterrente ben più forte dei 36 euro per intralcio alla circolazione previsti dal codice della strada al quale finora i sindaci erano tenuti a richiamare le proprie ordinanze”.
Nel mirino la prostituzione di strada, quindi. Per una volta non solo dal lato dell’offerta, ma anche e soprattutto della domanda. “Chi contratta prestazioni sessuali alimenta un racket criminale che riduce in schiavitù le donne” dice l’ordinanza, che si propone di colpire soprattutto “il degrado e il disturbo causato ai cittadini”. Ma non ci sono solo clienti e “belle di notte” tra gli obiettivi del sindaco veronese. Anche chi beve alcolici per strada fuori dai locali (multe a partire da 100 euro), chi compie “atti contrari al pubblico decoro” (gettare rifiuti solidi al di fuori dei contenitori, bivaccare o sistemare giacigli, passeggiare a torso nudo) che rischiano fino a 50 euro di sanzione.
Non poteva mancare la multa anti accattonaggio, già stabilita in altri comuni, contro cui si era espressa la Chiesa dalle colonne di Avvenire.
Non considerare reato le iniziative politiche che hanno come obiettivo i comportamenti illegali di appartenenti alle minoranze etniche e non le etnie di per sé: è l’indicazione della Cassazione che accoglie il ricorso del sindaco di Verona, Flavio Tosi, entrato al ‘Palazzaccio’ con una condanna a due mesi di reclusione per “propaganda di idee discriminatorie” e uscito con l’annullamento del verdetto per nuovo esame.
In particolare, la Suprema Corte osserva che quando si tratta di “temi caldi come quello della sicurezza dei cittadini” bisogna fare attenzione a non accusare i politici di commettere incitamento all’odio razziale quando intendono prendere iniziative discriminatorie non in nome della diversità razziale ma a fronte dei “comportamenti criminali” di soggetti di determinati gruppi.
Tosi, insieme ad altri quattro leghisti (Matteo Bragantini, Lucio Coletto, Enrico Corsi e Maurizio Filippi) era stato rinviato a giudizio dal pubblico ministero veronese Guido Papalia per essere stato promotore di una petizione nella quale si chiedeva “lo sgombero immediato di tutti i campi nomadi abusivi e provvisori e che l’amministrazione non realizzi nessun nuovo insediamento nel territorio comunale”. La raccolta di firme era stata pubblicizzata da manifesti con su scritto “no ai campi nomadi, firma anche tu per mandare via gli zingari”.
A carico di Tosi, all’epoca (2001) capogruppo regionale della Lega, e a riprova della volontà discriminatoria erano state considerate anche le parole da lui pronunciate: “Gli zingari” aveva detto “dovevano essere mandati via perché dove arrivavano c’erano furti”. Ma “la discriminazione” avverte la Suprema Corte “si deve fondare sulla qualità del soggetto (nero, zingaro, ebreo ecc) e non sui comportamenti. La discriminazione per l’altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l’altrui criminosità . In definitiva un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso”.
“Prendere le impronte digitali ai minori dei campi rom per evitare fenomeni come l’accattonaggio”. Siete d’accordo con il piano del ministro Maroni?