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Se Mentana sbatte la porta in faccia alla corporazione dei giornalisti

Il direttore del Tg de La7 Enrico Mentana

Il direttore del Tg de La7 Enrico Mentana

Annalisa Chiricodi Annalisa Chirico

Lo ammetto, io ero rimasta ai comunicati delle Brigate Rosse, quelli con il numericino accanto. Conosco persino quelli delle assemblee universitarie manovrate dai capetti marxisti-leninisti, che in nome della democrazia dei soviet, per l’appunto, licenziano poche e scarne dichiarazioni, e ne affidano la lettura al primo studentello che passa di lì. Comunicati da leggere con rigore ossequioso, in modo impersonale, scandendo parola per parola perché in quelle parole (non in altre!) è cristallizzata la volontà collettiva, oligarchicamente concepita e partorita. Continua

La lettera di una giornalista precaria: «Perché oggi sciopero anche io»

Si e' tenuta oggi a Napoli a largo San Giovanni Maggiore Pignatelli (piazzetta dell'Orientale) la prima protesta dei fotogiornalisti napoletani contro la cosiddetta "legge bavaglio"

La prima protesta dei fotogiornalisti napoletani contro la cosiddetta "legge bavaglio"

Questa lettera, che ci ha inviato una collaboratrice di Panorama.it, offre a tutti noi - come cittadini, lettori e cronisti - un punto di vista spesso dimenticato nel dibattito sindacale e politico del nostro Paese: quello dei giornalisti precari, o senza contratto, che ogni giorno - spesso senza  riconoscimenti formali né retribuzioni all’altezza - contribuiscono al lavoro di giornali, tv, siti internet. Una lettera  che è soprattutto un j’accuse: non solo contro il decreto legge sulle intercettazioni ma anche  contro quella che, secondo l’autrice, è la divisione della categoria dei giornalisti  «tra la casta dei super pagati, super tutelati, super ammanicati, e quella dei paria: i disoccupati, i precari, le partite iva, le  ritenute d’acconto, i co.co.co., i co.co.pro ecc ecc, senza diritti, senza ferie, senza malattie e senza stipendio». Vorremmo rassicurarla: non siamo certo tutti, noi giornalisti assunti, «super pagati, super tutelati, super ammanicati». Anzi: la maggior parte di noi - come in tutte le categorie - fa sacrifici per far quadrare il bilancio familiare, svolgendo un lavoro difficile, non sempre gratificante, ma comunque prezioso per garantire la libera informazione nel nostro Paese. Eppure, il suo punto di vista merita  una riflessione, nostra (i giornalisti) e vostra (i lettori), proprio perché rompe un silenzio, proprio nel Giorno del Silenzio, sulle condizioni di una parte,  dimenticata, della categoria.

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No: i diritti dei giornalisti a pubblicare tutte le intercettazioni che vogliono e quelli degli editori a risparmiarsi multe astronomiche, c’entrano ben poco. Continua

Giornalisti: siglato l’accordo per il rinnovo del contratto

giornali

Comunicato sindacale Fnsi: perché una Giornata del Silenzio

Segrate, 29 giugno 2007

Domani 30 giugno 2007 è la Giornata del Silenzio per tutti gli organi di informazione a carattere quotidiano. Uno sciopero nazionale proclamato per respingere l’attuale pesante attacco all’autonomia del giornalismo e al diritto di cronaca.

Oltre a sottolineare le limitazioni previste del disegno di legge Mastella sulle intercettazioni, la Fnsi chiede la rapida approvazione delle leggi che riguardano l’editoria, la Rai e gli uffici stampa. Il Sindacato dei giornalisti denuncia inoltre il blocco della contrattazione attuato dalla Fieg per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, e l’aggravarsi delle tematiche relative al precariato.

Il CdR della Mondadori aderisce alla protesta nazionale e chiede per domani, sabato 30 giugno, la pubblicazione di questo comunicato sulle testate on line.

CdR Mondadori

Giornalisti precari. Anche l’informazione è a rischio

Il precariato è un virus che si è espanso a macchia d’olio, silenziosamente, contagiando ogni settore. Col tempo è diventato fenomeno: generazionale, sociale, di massa. Quindi culturale. È oggetto di riflessione per chi è in quarantena e per chi, da una posizione privilegiata, ne constata gli effetti: chi volesse leggere racconti, saggi o romanzi sul tema ha l’imbarazzo della scelta. Il giornalismo, da sempre considerato mestiere ricco di privilegi, non è affatto esente dal contagio.

Dei circa 30mila giornalisti presenti in Italia solo 12mila sono contrattualizzati. Ciò significa che l’informazione in Italia è affidata per due terzi a persone che hanno una debolezza contrattuale tale da essere esposte a ricatti d’ogni sorta. “Come è possibile raccontare i fatti con la schiena dritta, come chiese l’allora Capo dello Stato Ciampi, se proprio chi dovrebbe farle, le denunce, è sotto lo schiaffo continuo di un minaccioso licenziamento?”, si chiede Chiara Lico, 32 anni, giornalista Rai, che nel romanzo Zitto e scrivi, edito da Stampa alternativa, riflette su quella che considera un’emergenza nazionale. La grottesca storia di Pieffe, “giornalista praticante con contratto a termine da metalmeccanico” è l’emblema di un disagio sempre più diffuso, che fa male allo stesso sistema dell’informazione.
Alle stesse conclusioni giunge anche la seconda edizione del Libro bianco sul lavoro nero: storie di violazioni e soprusi nel mondo dell’informazione raccolte dal Fnsi. Nella prefazione Paolo Serventi Longhi, segretario del sindacato dei giornalisti, ricorda che “ciò che sta avvenendo da alcuni anni è la violazione sistematica di ogni regola nella maggioranza delle imprese editoriali, dalla carta stampata all’emittenza nazionale, dalle televisioni locali alle agenzie di informazione, dai siti internet ai canali tematici satellitari”.

Il panorama italiano non è però l’unico a essere dipinto a tinte fosche: anche un esponente del Sindacato Giornalisti Francese, Saafi Allag-Morris, considera che più i freelance sono mal pagati, più questi ultimi rappresenteranno un’attrattiva interessante agli occhi dei gruppi editoriali.
Lo ha detto in un convegno svoltosi in Belgio alla fine di marzo e intitolato “Pigeons, pas pigistes“, arguto gioco di parole che significa “Fessi, non freelance”.

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