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Studenti del Liceo Cavour di Torino. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
In appena sei anni, dall’anno scolastico 2004/2005 a quello 2010/2011, gli iscritti nelle scuole elementari, medie e superiori paritarie sono cresciuti in media del 10 per cento, mentre nelle statali si registra una sostanziale stabilità. Il dato è stato pubblicato dall’Ufficio statistica del ministero dell’Istruzione e mancava dalle statistiche ufficiali da circa 10 anni. Continua
- Tags: Antimafia, camorra, fondi, governo, lavoro-nero, Mafia, ndrangheta, piano, politica, sequestri, Silvio Berlusconi
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Silvio Berlusconi, durante il Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria | (AP Photo/Adriana Sapone)
Urge una cura da cavallo. Visto che, come da metafora del premier Silvio Berlusconi, Mafia, camorra e ‘ndrangheta sono una “terribile patologia per il Paese” contro cui, dice, “abbiamo già ottenuto risultati straordinari”. Una cura forte, decisa, costante. E infatti da oggi la pressione aumenta con un piano in dieci punti approvato dal Consiglio dei ministri (qui il .Pdf), proprio in quella che è una delle capitali dei clan, Reggio Calabria. Continua

Mariastella Gelmini (Foto: LaPresse)
Mariastella Gelmini prosegue dritta per la sua strada, con il beneplacito del Consiglio dei Ministri. È stato infatti approvato il “famigerato” (per gli studenti) disegno di legge per la riforma dell’università. Continua

La chiesa di San Marco: era stata "adottata" da Obama
“Cosa posso fare per restaurare questa bellissima chiesa?”. Era l’8 luglio quando il presidente Barack Obama, giunto per il G8, visitò il centro dell’Aquila distrutto dal terremoto e pronunciò quelle parole davanti a San Marco e a molti testimoni (qui le FOTO della visita e il VIDEO da YouTube). In mattinata Michelle Obama voleva adottare la chiesa di S. Maria Paganica. Ma, a oggi, gli Stati Uniti non hanno ancora onorato la promessa. Continua
- Tags: carabinieri, comune, consiglio-comunale, Difesa, fondi, Ignazio-La-Russa, infiltrazioni-mafiose, Lega, Paternò, pdl, Roberto Maroni, sindaco, Viminale
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di Carlo Puca e Domenico Calabrò
Eccolo lì profilarsi veloce sul ring mediatico l’ennesimo cruento round del match permanente tra Roberto Maroni e Ignazio La Russa. Un pasticciaccio brutto: lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, più che possibile, del consiglio comunale di Paternò.
Cittadina catanese abitata da circa 50 mila persone, Paternò è insieme con Milano la patria politica del titolare della Difesa. Qui Ignazio La Russa è nato. Qui è nato il fratello, l’europarlamentare Romano. E qui ancora (rim)piangono il patriarca, Antonino, segretario fascista nel 1942, fondatore della prima sezione del Msi in Sicilia e senatore per un altro ventennio, quello che va dal 1972 al 1992. Lì vicino, poi, il ministro trascorre le vacanze. Per la precisione a Ragalna, sull’Etna, dove nel giugno 2003, ad amicizia ancora intatta, favorì la nomina ad assessore di Daniela Santanchè, passata alla cronaca paesana per un unico evento mondano: il “Paese delle stelle”.
Insomma, proprio nel paese dei La Russa, dove Ignazio è leader indiscusso, amato e lodato pure dagli sconosciuti, Maroni potrebbe far detonare una piccola bomba atomica. A indagare sulla presunta infiltrazione mafiosa di Paternò furono dapprima i carabinieri. I benemeriti riferiscono in un’aula di tribunale già il 3 settembre 2007, ai tempi del governo Prodi, cioè quando La Russa non era ancora alla Difesa e dunque ministro delegato all’Arma.
Secondo i carabinieri a Paternò si registra “il superamento della tradizionale figura del politico o dell’imprenditore colluso, ma allo stesso tempo estraneo”. Per loro, invece, “col chiaro scopo di superare ogni compiacente mediazione, la mafia aveva occupato direttamente una poltrona“. Il 28 novembre 2008, insieme con altre 23 persone, viene arrestato l’assessore ai Servizi sociali Carmelo Frisenna, il candidato più votato al consiglio comunale nelle elezioni del maggio 2007. Di conseguenza arriva in municipio la cosiddetta commissione d’accesso interforze, incaricata dal ministero dell’Interno di accertare (su richiesta dell’ormai ex prefetto di Catania Giovanni Finazzo) i termini della infiltrazione mafiosa. La commissione ha prodotto una relazione, letta da Panorama, che è stata trasmessa dalla prefettura a Maroni nella prima settimana di agosto, dopo quattro mesi di verifica degli atti. I commissari sono partiti dall’arresto di Frisenna, indicato nella relazione come elemento organico alla cosca Santapaola-Ercolano, per giungere alle insistenti “raccomandazioni” che per conto del clan sarebbero state rivolte ai vari uffici e allo stesso sindaco. Fino a citare ulteriori episodi: dalle famiglie mafiose che ricevono contributi dal comune all’ex vigile urbano sospeso, reintegrato e infine condannato per mafia, che per premio (si fa per dire) ottiene il trasferimento ai servizi sociali. Con ruolo di dirigente. Nell’ordinanza che conferma l’arresto di Frisenna, allegata alla relazione della commissione d’accesso, il giudice per le indagini preliminari di Catania Antonino Fallone scrive: “Non possono non rilevarsi le inquietanti ombre circa la sussistenza di una ‘intesa’ tra gli amministratori del Comune di Paternò e gli esponenti della mafia locale, che perdura tuttora”.
Sussistono, aggiunge, “condizionamenti tali da prendere in seria considerazione lo scioglimento del consiglio comunale conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso”.
Il gip registra “la totale infedeltà del Frisenna, stabilmente inserito nell’associazione mafiosa”, così da svolgere “la preminente mansione di tutelare gli interessi della “famiglia” all’interno del consiglio comunale di Paternò, gettando inevitabilmente pesanti ombre circa l’operato dell’intera amministrazione, con particolare riferimento al sindaco Giuseppe Failla“ (pronto anche a battaglie eclatatnti, la scorsa estate si fece riprendere in mutande per protestare contro l’emergenza rifiuti, qui il VIDEO) e agli assessori “Antonino Cosentino e Salvatore Torrisi, successivamente diventato assessore provinciale”. Sono tutti uomini del Pdl. E tutti si onorano, pubblicamente e a vario titolo, dell’amicizia di Ignazio La Russa. Non ricambiati, in verità, perché il ministro della Difesa vuol tenersi comprensibilmente alla larga da loro. Un’intercettazione, in particolare, appare emblematica.
Cosa nostra punta al controllo dello smaltimento dei rifiuti e Francesco Amantea, interlocutore dei clan di Paternò, spiega a un imprenditore considerato colluso, Rosario Sinatra, ciò che ha intenzione di dire agli amministratori locali: “Carmelino Frisullo deve essere il nostro portavoce, il mio orecchio e i miei occhi. Voi siete padroni a casa vostra. Ma tutto quello che fate a livello politico e di cui discutete deve passare da me. Perché a Paternò non vi faccio camminare più. Vi potete candidare centomila volte!”.
L’assoluta estraneità personale di La Russa è scontata. Ma la vicenda resta fastidiosa. A cominciare dal fatto che il nullaosta definitivo allo scioglimento del comune dovrebbe arrivare dal Consiglio dei ministri, in cui La Russa ha peso personale, oltre che per la rilevanza del suo ministero. D’altra parte il Viminale sembra deciso.
Negli uffici del ministero dell’Interno sottolineano che la lotta alla mafia si fa anche con severe misure sulle amministrazioni locali. Di destra come di sinistra. In teoria Paternò non potrebbe essere salvata nemmeno dalla nuova legge sulla sicurezza pubblica, datata 15 luglio 2009, che riduce i parametri della “mafiosità” ravvisabile. La stessa legge cui ha fatto seguito il “lodo Fondi”, il comune laziale al quale è stato per ora risparmiato lo scioglimento poiché, secondo la spiegazione di Silvio Berlusconi, “diversi ministri hanno fatto notare come nessun componente della giunta o del consiglio comunale sia stato toccato da un avviso di garanzia“.
Invece a Paternò v’è l’indagato, anzi l’arrestato. E pure tutto il resto.
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Una volta, a dir la verità solo una manciata di anni fa, quelli che aprivano i congressi con l’inno di Mameli erano i missini. Tutti in piedi, mentre intorno era uno sventolare di bandiere col tricolore. Ma quei tempi, appunto, sono passati.
E nell’estate 2009, in un agosto infuocato (per i politici) dalle provocazioni della Lega – inno e bandiere delle regioni nella Costituzione e sulle maglie delle squadre di Serie A, gabbie salariali e dialetto a scuola e nel cinema (come aveva già pensato Dino Risi) - a tessere le lodi dell’inno d’Italia e, anzi, a cantarlo a squarcia gola sono stati gli eredi del Pci. Non è un paradosso. Lo si è fatto sul serio alla festa nazionale del Pd a Genova, città rossa per tradizione (dove l’inno è nato), che ha aperto le danze alle feste estive dei partiti.
In chiave anti Lega, ovviamente, che festeggia sul Monviso con l’ampolla. Ma le sorprese non finiscono. La politica, dopo l’ubriacatura ferragostana, sembra andare al contrario. Un esempio? Tra gli ospiti della festa Atreju, ex raduno di Azione giovani e ora festa dei giovani del Pdl, tra hobbit e letture di Talkien spunta un tipo “sinistro”, Massimo D’Alema. E c’è pure chi non festeggia: l’Udc fa il porta-a-porta, i radicali visitano le carceri e Mastella fa una “cena” allargata. Intanto Di Pietro…
Il Pd in festa o forse no
La seconda Festa democratica nazionale, l’appuntamento estivo del Pd che sarà ospitato nel capoluogo ligure fino al 6 settembre, vedrà quest’anno sfilare uno dopo l’altro – con frecciate assicurate agli avversari - i tre candidati alla segreteria di partito: l’attuale segretario Dario Franceschini, l’ex ministro Pierluigi Bersani e l’outsider Ignazio Marino. Non poteva mancare, poi, (giovedì 3 settembre) lo show di Roberto Benigni, ovviamente su Dante. Mancheranno sicuramente invece i ministri del governo, visto che il premier Berlusconi non è stato invitato (”È una festa, mica un festino”, ha sentenziato il responsabile Lino Paganelli).
Il Pdl recicla le feste di An
Nel Pdl è tutto pronto per la Festa della libertà, che prende il posto dell’ex Festa Tricolore di Mirabello, il raduno di Alleanza nazionale prima della nascita del Popolo della libertà (dal 27 agosto al 6 settembre). Atteso, il ritorno del presidente della Camera, Gianfranco Fini, programmato per il 2 settembre. Tra i “big” invitati, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.
Diventa Festa dei giovani del Pdl, Atreju - l’appuntamento che era di Azione giovani – in programma a Roma. Quest’anno, con la nuova sigla di Giovane Italia, si replica dal 9 al 13 settembre. Tema: “Oltre ogni muro”, a 20 anni dalla caduta di quello di Berlino. A far gli onori di casa il ministro per la Gioventù Giorgia Meloni. E tra i big della politica già ci si chiede chi sarà la vittima illustre degli scherzi dei giovani pidiellini, visto che, negli annis corsi, a Silvio Berlusconi fu chiesto di boicottare (l’inesistente) tiranno Pai Mei; a Gianfranco Fini di patrocinare la causa degli (inesistenti) kaziri; a Ignazio La Russa di spiegare la presenza (inventata) di militari italiani a Paros; a Walter Veltroni di migliorare la vita nella (inesistente) borgata Pinarelli a Roma… Ospite d’onore sarà il premier Silvio Berlusconi, ma tra gli altri appuntamenti, un dibattito con Massimo D’Alema e Ignazio La Russa. Confermate, poi, le Summer school di settembre a Gubbio (dal 10 al 12) e di Frascati (dall’1 al 7). A settembre gran chiusura con la Festa della libertà a Milano, inaugurata l’anno scorso dal Cavaliere.
Il Meeting di Cl tra Formigoni e Bersani
Il meeting di Comunione e liberazione a Rimini compie quest’anno 30 anni. Si concluderà il 29 agosto (qui il programma), tra incontri e dibattiti con ministri, come il titolare della Farnesina, Franco Frattini e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. E ancora, sindacalisti, imprenditori, politici, intellettuali ed esponenti del mondo cattolico. A chiudere la kermesse ciellina sarà il presidente del Senato, Renato Schifani. Uno degli appuntamenti più attesi del Meeting è il faccia a faccia tra Bersani e il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, con la partecipazione del vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, e del presidente della Fondazione per la sussidiarietà, Giorgio Vittadini.
La Lega e l’ampolla
Il Carroccio non rinuncia al rito dell’ampolla riempita dall’acqua del Po: anche quest’anno il tradizionale appuntamento sarà aperto dal Senatùr l’11 settembre sul Monviso e si chiuderà a Venezia due giorni dopo con la festa dei popoli Padani. In calendario, inoltre, diverse feste locali, soprattutto nel Nord Italia.
È qui la festa? No
Niente festa quest’anno per l’Udc, che preferisce impegnarsi in una campagna porta-a-porta per sensibilizzare i cittadini sul quoziente familiare (qui il video su YouTube): t-shirt, bianca con il simbolo del partito, per raccogliere le firme in favore di una fiscalità di vantaggio per la famiglia (tradizionale). La campagna toccherà 128 spiagge in 15 regioni italiane. Poi tutti a Chianciano, dove si apriraranno gli “Stati generali” dall’11 al 13 settembre.
Un altro ex democristiano non rinuncia, invece, alla festa: riprenderà quest’anno, dopo 12 mesi esatti di pausa, la Festa del Campanile a Telese con un appuntamento bonsai, a misura di un partito con pochi finanziamenti. “Una cosetta soft con molta modestia”, spiega l’ex Guardasigilli. “Saranno solo tre giorni (dal 3 al 6, ndr), ma basati sempre sul confronto tra il centrodestra e il centrosinistra“, rivela Mastella. Il programma è ancora in fase di definizione. Tra gli ospiti qualcuno è già confermato (vedi Sacconi, Bocchino, Cicchitto, Quagliariello, Bonanni Polverini, La Torre) qualcun altro è in stand by (vedi Berlusconi). “Siamo un partito senza finanziamento pubblico”, dice l’ex Guardasigilli. E indica per il partito il “modello Obama”. Cioè: “Leggero, che si basa prevalentemente sull’autofinanziamento”.
Niente festa, infine, per i Radicali che hanno passato il Ferragosto a visitare le carceri italiane.
Mentre a metà settembre, per la precisione il 16, aprirà i battenti nella Città della Scienza a Bacoli (Napoli) la prima festa nazionale di Sinistra e libertà, che si concluderà il 19 con la prima asseblea nazionale della federazione rosso-verde. Chiude l’Italia dei valori che anche quest’anno terrà la sua festa, giunta alla quarta edizione, a Vasto dal 18 al 20 settembre.

Ormai è allarme. Le polemiche tra il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, e il sindaco, Massimo Cialente (Pd), hanno sancito ciò che gli aquilani sapevano. Nonostante l’encomiabile impegno della Protezione civile sono ancora da risolvere giganteschi problemi. Perché, a quattro mesi dal terremoto del 6 aprile che ha distrutto L’Aquila e il suo circondario, il nodo non sono le casette antisismiche in costruzione che, fra settembre e dicembre, ospiteranno circa 14 mila persone. Il punto è la sistemazione degli altri aquilani.
L’emergenza è tale che per trovare analogie bisogna risalire ai terremoti del Settecento o a quelli di Messina e della Marsica di un secolo fa.
I numeri
Sono ancora 47.208 gli sfollati assistiti dalla Protezione civile, di cui 19.973 in 137 tendopoli e 27.235 in alberghi e case sulla costa. A essi vanno sommate le migliaia di aquilani che si sono sistemati autonomamente altrove. Le casette antisismiche, pronte per i primi 3 mila cittadini entro settembre, non saranno sufficienti per le famiglie con abitazione inagibile che secondo il sindaco Cialente sono 12.547.
In realtà, le effettive esigenze si conosceranno intorno a Ferragosto, visto che il censimento è durato fino al 10 di questo mese. Le abitazioni potrebbero essere assegnate applicando la graduatoria a punti approvata dal consiglio comunale. Durante il censimento gli aquilani hanno potuto scegliere fra trasferirsi nelle casette in costruzione, farsi ospitare da parenti o amici, andare in affitto a spese della Protezione civile. Titti Postiglione, capo della sala operativa della Protezione civile, comunque garantisce: “Daremo un tetto a tutti quelli che hanno una casa inagibile e stiamo valutando la requisizione di appartamenti e alberghi anche nei comuni circostanti, oppure la concessione di un contributo per l’autonoma sistemazione”. Di requisizioni si parla nell’ordinanza del 30 luglio e non si esclude l’uso della caserma della Finanza a Coppito. Molti appartamenti sfitti, però, sono danneggiati.
L’Associazione costruttori ne ha promessi 500 in tempi rapidi e agli imprenditori vengono concessi 30 mila euro per miglioramenti antisismici sugli edifici quasi ultimati e, forse, su quelli pronti e invenduti. Gli altri comuni del cratere sismico avranno invece casette in legno a un piano: in 18 dei 49 comuni interessati fra agosto e settembre saranno montate le prime 1.300 (su un totale di 2.300), mentre in quattro località attorno all’Aquila si stanno costruendo 298 case in legno donate da vari enti.
Ricostruzione in ritardo
Tuttavia, per le abitazioni poco danneggiate è tutto fermo. Bertolaso si è lamentato dell’immobilismo dopo le ordinanze di giugno, nonostante la possibilità per i cittadini di incaricare un’impresa. “Non si può pretendere che faccia tutto la Protezione civile” si è sfogato. In realtà incertezza prima e contraddizioni normative poi hanno frenato i terremotati. Il nuovo prezziario della regione è ufficiale dall’8 luglio e le linee guida per applicare le ordinanze sono state pubblicate sulla Gazzetta ufficiale il 27 luglio. Postiglione ammette: “Ci sono stati ritardi vari ed è comprensibile perfino l’inerzia di chi ha subito un terremoto del genere. Però si potevano avere progetti pronti da presentare appena emanate le linee guida”. Peccato che queste contraddicano l’ordinanza chiedendo al cittadino di presentare “documenti attestanti l’avvenuto pagamento delle fatture”. Un equivoco chiarito soltanto con una nota del 2 agosto. Anche la gran parte delle case più o meno agibili (il 68,4 per cento) richiede lavori, quasi tutte della durata di alcuni mesi. È il nucleo decisivo per la ripresa della vita in città, ma i ritardi rendono improbo l’impegno delle famiglie in vista della riapertura delle scuole il 21 settembre e dell’università. Nell’ateneo, su 14 mila studenti fuori sede, 1.700 hanno risposto a un questionario dell’Unione degli universitari. Il risultato: il 4 per cento non tornerà e il 43 per cento lo farà solo se ci saranno alloggi disponibili. A molti pare indispensabile, dunque, che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenga in prima persona. Se non si accelerano fondi, pratiche e lavori l’inverno troverà un capoluogo di regione semideserto. Gli appelli si moltiplicano: il presidente della provincia, Stefania Pezzopane (Pd), sollecita un incontro fra tutte le autorità interessate perché “la ricostruzione vera è un argomento purtroppo non ancora affrontato”; e lo stesso fa il presidente dell’Ordine provinciale degli ingegneri, Paolo De Santis, “perché in questa situazione la ricostruzione non partirà neppure a Natale”.
I costi
La sola ricostruzione leggera dovrebbe costare tra 250 e 300 milioni. “Finora L’Aquila ha ricevuto dalla Protezione civile 20 milioni, più altri 10 per i puntellamenti” dice Cialente. Postiglione ribatte che gli altri soldi arriveranno con gli stati di avanzamento dei lavori. Il sindaco si farà prestare tecnici da altri comuni e assicura che saranno smaltite “fino a 400 pratiche al giorno su circa 10 mila relative alla ricostruzione leggera”.
Per questa vale il silenzio-assenso dopo 30 giorni. Sull’effettiva disponibilità dei fondi, però, circolano dubbi. Il decreto Abruzzo del 28 aprile assegna 700 milioni tra 2009 e 2010 al progetto case, le abitazioni antisismiche. Come mai, allora, la Protezione civile annuncia che sui 74,6 milioni raccolti finora con le donazioni 40 saranno destinati proprio a quel progetto?

Il centro storico
Il cuore della città è inagibile al 78 per cento. Il piano di ricostruzione, di competenza del sindaco, è agli inizi mentre le scosse di assestamento sbriciolano le case e un patrimonio di 1.900 edifici vincolati. Secondo il segretario della Uil beni culturali, Gianfranco Cerasoli, il direttore regionale ai beni culturali, Anna Maria Reggiani, e il vicecommissario delegato, Luciano Marchetti, “operano a proprio rischio perché mettono in sicurezza senza avere i fondi e le imprese reclamano i pagamenti”.
Il danno ai beni culturali è calcolato in 3 miliardi, ma dei 50 milioni annunciati dal ministro Sandro Bondi stanno cominciando ad arrivare poche gocce. Marchetti: “Hanno deliberato i primi 2 milioni, a breve arriverà qualcos’altro. Siamo a 3 milioni di debiti e, tra noi e il comune, abbiamo messo in sicurezza il 20 per cento degli immobili“.
Per ricostruire il centro storico si prevedono almeno cinque anni. Inoltre, sono ancora pochissime le adozioni di monumenti da parte degli stati intervenuti al G8.
Strani furti
A dispetto di un’eccellente attività di soccorso, all’Aquila si sono verificati furti nella zona rossa alla quale si può accedere solo se scortati. Il titolare di un’enoteca a pochi passi dalla prefettura ha trovato vuoto il suo deposito di vini: 20 mila euro di danni. Il questore, Filippo Piritore, non esclude qualche “mela marcia: è inevitabile che i primi sospetti siano diretti verso alcuni soccorritori” ammette con Panorama. “La squadra mobile ha avviato controlli sui mezzi che sono entrati o che entrano nella zona rossa, pur con imbarazzo. E su quei furti qualche traccia c’è”.

Li ha convocati per un pranzo-vertice. Li ha riuniti intorno a un tavolo di Palazzo Grazioli per dire che no, non c’è spazio per un “Partito del Sud”, perchè a rappresentare le istanze del Mezzogiorno c’è già il Popolo delle Libertà, e la dimostrazione è il piano per la Sicilia e per il sud che il governo varerà dopo le ferie. Anche per questo l’unità del Pdl non deve essere minimamente messa in discussione.
È un alt, forte e chiaro, quello che il premier Silvio Berlusconi avrebbe espresso nella riunione con i “lealisti” del Pdl siciliano tenutasi a palazzo Grazioli, secondo quanto riferito da alcuni dei partecipanti: “Nessuno può minare l’unità del Pdl. La mia missione è, è stata e sarà quella di costruire questo grande soggetto politico a qualsiasi sacrificio. Io ci tengo ancor più dell’attività di governo”. Insomma: non c’è possibilità per alcun progetto politico al di fuori del Pdl. “Ci sono delle regole, dei coordinatori e una struttura chiara. Non ci sono altre possibilità e spero che anche Micciché, che conosco da tanto tempo, si adegui a questa realtà”, ha spiegato il premier.
Al pranzo nella residenza del presidente del Consiglio (piatto unico: pomodori al riso e roast-beef seguiti da un gelato, racconta Il Giornale) erano presenti il ministro della Giustizia Angelino Alfano, i coordinatori siciliani del Pdl Domenico Nania e Giuseppe Castiglione, presidente della Provincia di Catania, e numerosi parlamentari e amministratori locali dell’isola tutti del “correntone” che fa capo al ministro Angelino Alfano e al presidente del Senato Renato Schifani.
Mancavano cioè i frondisti, quelli dell’Mpa del governatore Raffaele Lombardo e quelli dell’area di Gianfranco Micciché(fra i senatori il gruppo può contare su Mario Ferrara e Roberto Centaro; alla Camera su Fallica, Minardo, Grimaldi, Stagno): “Coloro che hanno messo in atto un ricatto non corretto, arrivando addirittura a non votare l’ultima fiducia alla Camera, con una posizione dialetticamente sbagliata”, spiega il senatore Antonio D’Alì al termine della riunione. Riferisce il senatore Carlo Vizzini, laconico e soddisfatto: “Qualunque altro soggetto non ha spazio, non c’è spazio per nessun “Partito del Sud, perchè c’è già il Pdl. E la dimostrazione e il bel piano per la Sicilia e per il sud che oggi ci ha illustrato il presidente Berlusconi”.
“Stiamo lavorando” ha osservato il Cavaliere secondo quanto viene riferito “ad un grande piano per il Sud e lo dovremo fare tutti insieme. Noi sappiamo che il Mezzogiorno è uno dei problemi prioritari per l’esecutivo”.
Il coordinamento regionale ha consegnato al premier un documento, un contributo in cui vengono riportate le priorità per la Sicilia. Nel documento si parla dell’utilizzazione “virtuosa e non con fondi a pioggia” delle risorse, della necessità di una cabina di regia fra fondi europei i e fondi Fas e si sollecità il governo regionale a mettere in campo i soldi già disponibi. La premessa è che “il Pdl è un partito di aggregazione , non di divisione” e “c’è piena fiducia nell’impegno, anche a fronte delle diverse emergenze, che il governo sta mettendo per il Sud”. Berlusconi ha apprezzato, riferiscono le stesse fonti, il documento e ha aperto “alla discussione per qualsiasi contributo ulteriore”. “Insieme ‘rifaremo’ il Sud”, ha sottolineato il presidente del Consiglio.
Il primo mattone sarà posto venerdì 31 luglio, con la riunione del Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) che delibererà stanziamenti di 4 miliardi per le infrastrutture. Mai più finanziamenti a pioggia, ha assicurato Berlusconi ai presenti, ma soltanto finanziamenti in conto capitale per recuperare i ritardi infrastrutturali accumulati dal Mezzogiorno e dalla Sicilia in questi anni. Subito dopo ci sa sarà il Consiglio dei ministri.
Il complesso delle infrastrutture da finanziare in Sicilia, secondo quanto si è appreso, è stato calcolato da Berlusconi in 138 progetti “già definiti dal ministro per le infrastrutture Altero Matteoli per il Sud“, a partire da quello per il ponte sullo Stretto. Nella seduta del Comitato interministeriale per le infrastrutture in programma domani, saranno deliberati fondi per 200 milioni per opere infrastrutturali nel Comune di Palermo.