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Associazionismo e istituzioni, un rapporto che spesso è faticoso

di Paolo Fiora

Il Forum Nazionale dei Giovani è l’unica piattaforma di organizzazioni giovanili italiane ed è stato riconosciuto dal Parlamento nel 2004, quando un Consiglio Nazionale dei Giovani era già presente, da anni, in molti Paesi europei. Il Forum è un enorme tavolo attorno al quale siedono quasi 70 associazioni giovanili. Cristian Carrara, nato a Pordenone nel 1977, è il primo portavoce del Forum Nazionale dei Giovani, dove è approdato dall’attività nelle Acli. Ha studiato Filosofia all’Università di Padova e si è diplomato in Composizione al Conservatorio Jacopo Tomadini di Udine.
Carrara ha vissuto dall’interno il riconoscimento istituzionale del Forum Nazionale dei Giovani, ci può raccontare com’è andata?
In realtà noi abbiamo giocato su tre fonti: sapendo che l’Italia è un Paese in cui le politiche per i giovani non esistevano abbiamo puntato tutto sull’estero, cioè abbiamo puntato sull’essere riconosciuti come insieme di organizzazioni prima a livello internazionale raggiungendo la membership al Forum Europeo della Gioventù e poi in Italia. E così è accaduto. Questo ci ha dato molta legittimità, sta accadendo infatti che, per esempio, dal Forum Europeo della Gioventù e quindi direttamente da Bruxelles, arrivino lettere al Ministero in cui si chiede espressamente di coinvolgere il Forum Nazionale dei Giovani. Purtroppo è la conseguenza della mancanza di una legge in Italia che riconosca la nostra piattaforma come interlocutore diretto con le istituzioni. Poi abbiamo puntato all’essere visibili in Italia e all’instaurazione di legami con le istituzioni italiane partendo dal presupposto che c’era un grosso vuoto, in altre parole di giovani si parlava ma nessuno aveva ricette. Ora il Forum non è ovviamente una ricetta, ma abbiamo sfruttato questa volontà, anche inconsapevole, di coinvolgere comunque i giovani perché vogliamo che siano presenti e partecipi. Al tempo stesso abbiamo però riscontrato anche la grossa difficoltà di portare avanti un’azione incisiva anche nei confronti della politica, un po’ per mancanza di fondi, un po’ perchè i problemi erano altri, un po’ anche perchè le associazioni stesse che fanno parte del forum non hanno ancora una cultura di condivisione così forte, perché è più di partecipazione. Comunque alcune cose le abbiamo dette, infatti, da tre anni a questa parte, anche i media si sono accorti della presenza del Forum Nazionale dei Giovani e più volte i quotidiani ci hanno ripreso. Calcolando che prima non c’era nulla questo per noi è stato anche un grosso salto. Ed infine abbiamo puntato ad avere, tramite il passaparola, più associazioni possibili nella nostra piattaforma
Le istituzioni vi hanno compreso quando avete provato a parlare con loro?
No in realtà no. Il Forum Nazionale dei Giovani per quasi nessuno è una priorità o meglio, il coinvolgimento dei giovani nelle scelte politiche spesso non è una priorità.
In primavera ci sarà il Congresso del Forum che porterà un cambiamento significativo con l’elezione di un nuovo portavoce. Quali i rischi e i vantaggi di un cambio di interlocutore per le istituzioni e le associazioni? Che futuro vede per il Forum Nazionale dei Giovani?
Questo congresso significherà un ulteriore passaggio perché verranno meno tutte le persone che hanno visto la fondazione dell’attuale Forum Nazionale dei Giovani e paradossalmente si entra in una nuova era anche molto rischiosa, perché non essendoci più i fondatori ci sarà bisogno di un gruppo di giovani che continuino a credere in questo progetto. Ma spero che il prossimo Congresso unisca le associazioni in una scelta di un portavoce e di ungruppo di persone che possano portare avanti questa esperienza, nel modo più condiviso possibile.
Cosa farà Carrara dopo questa esperienza nel Forum? Lo aspetta la stessa ascesa di Giorgia Meloni?
No, non credo proprio!! Almeno nessuno al momento me l’ha proposto. Il mio futuro è fare quello che faccio: il compositore, servizio e attività nelle Acli per quanto posso. E poi i miei interessi sono anche sociali. Politici, vedremo.

Il ministro Meloni: “Permettiamo ai giovani di prendere in mano le redini del futuro”

Giorgia Meloni

di Paolo Fiora

“Il mio programma prevede l’incoraggiamento dei giovani a rivendicare con forza il protagonismo generazionale ed il diritto al futuro, ostacolati in Italia da alcuni impedimenti, pratici e culturali”. Lo ha dichiarato il ministro della gioventù Giorgia Meloni nel suo saluto alla cerimonia per la premiazione dei vincitori della sessione italiana del Concorso europeo “Il diritto dei minori di essere protetti”, in occasione della Giornata dell’infanzia che si celebra oggi. Panorama.it ha fatto qualche domanda al ministro sugli spazi per le politiche giovanili in Italia.

Quale riconoscimento e spazio per le politiche giovanili?
Riguardo le politiche giovanili dico subito che non credo molto alle politiche di genere, qualsiasi esse siano. Non credo alle politiche femminili, alle politiche per gli anziani o per i giovani. Le azioni di un governo devono essere rivolte al bene della Nazione nella sua totalità. Se i giovani saranno messi in condizione di contribuire proficuamente alla vita dell’Italia sarà tutta la comunità nazionale a trarne beneficio. Viceversa, se si adotteranno soluzioni valide sui problemi che attanagliano la nostra società, saranno anche i giovani ad usufruirne. Allora ecco la sfida che lancio a me stessa ed all’Italia: creare una sintesi capace di dare ai giovani risposte che possano avere valore anche per tutto il resto della società, ed avere dalla stessa società risposte ed indicazioni valide anche per i giovani. Con il Forum Nazionale dei Giovani ho già avviato un confronto proficuo riguardo un’iniziativa su cui lavorare: vale a dire la costituzione ed il riconoscimento del Consiglio Nazionale della Gioventù come interlocutore ufficiale del Governo, del Parlamento e delle altre organizzazioni sociali ed economiche, per dare voce ai giovani su tutti i temi che li riguardano da vicino.

Siamo stati uno degli ultimi Paesi a dotarci di un ministero per la gioventù e ad avere un forum nazionale, ma il riconoscimento con una legge nazionale ad oggi manca. Inoltre il suo ministero è senza portafoglio… Pensa che riusciremo comunque a vincere questa sfida?

Certo che possiamo vincerla, ma da qualche parte questo percorso doveva pur cominciare. Credo che siamo una delle società più “gerontocratiche” del mondo e quindi, per arrivare a costituire un ministero riservato ai giovani c’è voluto più tempo: la vecchia politica ha un incedere più lento…Battute a parte, la legge per il riconoscimento del forum arriverà, ma ciò che veramente conta è la considerazione che ho del Forum stesso. È vero, la situazione economica dell’Italia, e di molte altre nazioni aggiungerei, richiede una razionalizzazione delle spese ed una attenta valutazione di ogni passo che si compie. Ciò non toglie che iniziative realmente valide, come è accaduto in occasione dell’approvazione del disegno di legge sulle comunità giovanili, non vengano supportate finanziariamente dall’esecutivo.

Cosa pensa dell’associazionismo giovanile come agente di cambiamento politico e sociale?

Uno dei quattro punti fondamentali delle linee guida del mio programma di governo l’ho chiamato “protagonismo generazionale”. Ai giovani vengono negate alcune opportunità che impediscono l’autodeterminazione e la partecipazione a pieno titolo alla vita sociale e politica. È necessario iniziare un’opera di rimozione di tali impedimenti per consentire alle nuove generazioni di prendere in mano le redini del proprio futuro. Faccio un esempi: non vedo perché se a venticinque anni si è in grado di votare per il Senato, non si possa invece essere eletti. Va adottata una corrispondenza anagrafica tra elettorato attivo e passivo nelle elezioni di Camera e Senato che dia più responsabilità ai ragazzi. Riconosco l’importante contributo che l’associazionismo, in modo particolare quello culturale e volontaristico-sociale, fornisce alla crescita dei giovani ed alla società tutta. Infatti intendo coinvolgere nell’attività del Ministero le associazioni giovanili più rappresentative, da quelle del volontariato nazionale e internazionale a quelle che raccolgono istanze ispirate dalla religione o dalla partecipazione civile; avranno spazi adeguati anche tutti gli organismi di rappresentanza istituzionale come le consulte giovanili, i consigli comunali dei giovani e le varie rappresentanze dell’Anci. L’associazionismo è un ottimo veicolo di diffusione di cultura civile e civica, soprattutto se supportato al proprio interno da un sentimento di “comunitarismo” e dalla consapevolezza dei singoli di far parte di un progetto sociale più ampio.

Perché, in Italia, il cambio generazionale in politica non avviene così di frequente come accade negli altri Paesi europei? Quale futuro vede per i giovani che vogliono cimentarsi in politica?

Il mancato ricambio generazionale non riguarda solo la politica ma tantissimi ambiti della nostra società. Finché ci sarà una classe dirigente che reputa “bamboccioni” i trentenni italiani come se fosse una loro scelta quella di restare a casa con i genitori, è dura cambiare. Ma qualcosa si sta muovendo. Faccio notare che in questo governo ci sono quattro under 40: Alfano (Giustizia), Gelmini (Istruzione), Fitto (Rapporti con le Regioni) e la sottoscritta. Mi auguro che questo rappresenti un segnale di una inversione di tendenza di cui l’Italia ha urgentemente bisogno.

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