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Le “verità” di Ciancimino jr - Le foto dal processo Mori

Massimo Ciancimino al processo per favoreggiamento alla mafia a carico del generale dell'Arma Mario Mori

(ANSA/MIKE PALAZZOTTO)

(ANSA) - Vito Ciancimino pensava da politico e, preoccupato del calo di consensi subito nel ‘92 dal suo partito, la Dc, sognava la nascita di un grande movimento in grado di ereditare l’enorme patrimonio elettorale democristiano in cui, per anni, erano confluiti pure i voti della mafia.
Un’ambizione che il vecchio sindaco del sacco edilizio di Palermo avrebbe messo sul piatto della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia e che avrebbe avuto nella costituzione di Forza Italia la sua concretizzazione.

Continua

Bossi e le europee: ritorneremo Lega di lotta

Umberto Bossi

di Paola Sacchi

Non stuzzicare il can leghista che dorme. Ha reagito con calma alla carica dei 101 parlamentari del Pdl e al successivo invito di Silvio Berlusconi a darsi una calmata. Ma ora il Carroccio per la campagna elettorale delle europee e amministrative si prepara a fare scintille. “Prenderemo voti da tutte le parti: non solo dagli scontenti della nascita del Pdl ma anche a sinistra da quelli del Pd e magari ci allargheremo fino all’Italia dei valori. Forse noi esageriamo, come dice Berlusconi, ma forse noi siamo in sintonia con quello che vogliono gli elettori su federalismo, sicurezza, misure per fronteggiare la crisi”. Parola di Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega lombarda, presidente della commissione Bilancio di Montecitorio, colonnello di punta del “cerchio magico” bossiano. Uno che di solito parla poco e mai a caso.

Segno che la Lega si appresta ad abbandonare il profilo basso con il quale, su ordine di Umberto Bossi, ha accompagnato l’approvazione del federalismo fiscale a Montecitorio. Il Senatùr ha imposto ai suoi di non portare cartelli in aula per esultare. Ma poche ore prima del fatidico voto nella pausa pranzo li avrebbe ringalluzziti così: “Toni bassi fino al voto definitivo del Senato, perché non si sa mai, ma poi vedrete”. Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione normativa, secondo padre dopo Bossi del federalismo, già annuncia che presto dismetterà le vesti del Kissinger della diplomazia padana. E tornerà a indossare i bermuda di Pontida. “Sì, fammi essere ecumenico fino all’approvazione della riforma, poi vedrai” promette a un deputato nel cortile di Montecitorio. Scherza: “Certo, la maglietta anti Islam non la metterò più, anche perché l’ho regalata a un generale dei carabinieri che pur di averla accettò il mio invito provocatorio di infilarsela in mezzo alla strada”. La maglietta no, anche perché, annuncia il ministro, “dopo quello fiscale partirà la battaglia per il federalismo politico, quello istituzionale”.

La campagna elettorale sarà tutta giocata su questa promessa agli elettori: “Solo la Lega vi garantisce”. La scritta già compare su alcuni manifesti in Veneto, l’epicentro della sfida tra Pdl e Lega. Qui il Carroccio, forte di molti sondaggi, si candida al fatidico sorpasso. Lo stesso slogan dovrebbe comparire su “una cinquantina di camion con la vela verde che verranno sguinzagliati da Nord a Sud” anticipa a Panorama Mario Borghezio, capodelegazione a Strasburgo. Per le elezioni europee il Sole delle Alpi scenderà fino in Sicilia. Non si sa ancora se la Lega si presenterà anche alle amministrative nel Centro-Sud. Attacca il deputato ligure Giacomo Chiappori, segretario di Alleanza federalista, l’altra faccia della medaglia della Lega nel Meridione, uno nel cuore del Senatùr: “Il Pdl lì non ci vuole, perché ci teme, il rischio è che si ripeta la stessa cosa accaduta alle regionali in Abruzzo dove fecero saltare l’apparentamento con noi per via dei sondaggi che ci davano quasi all’8 per cento”. Chiappori lancia una proposta: “Per il Sud dirò a Umberto di togliere la parola Padania e di scrivere sotto Lega nord, Italia federale”.

Intanto in Lombardia il trentenne Marco Reguzzoni, pupillo del Senatùr, vicecapogruppo alla Camera, già presidente della Provincia di Varese con il 70 per cento dei voti, si prepara a una campagna martellante. E attacca: “Voglio vedere come faranno gli elettori di Alleanza nazionale a seguire le indicazioni di Italo Bocchino (vicecapogruppo del Pdl alla Camera, ndr) che ha definito Malpensa un aeroporto delle nebbie. Uno schiaffo al Nord, le cui ragioni sono rappresentate solo da noi”. Matteo Salvini, vicesegretario della Lega lombarda, racconta di avere ricevuto email e sfoghi a Radio Padania di iscritti a Forza Italia che vogliono passare alla Lega. Spiega: “Si sentono soffocati dall’asse di potere che la nascita del Pdl salderà tra Comunione e liberazione vicina al governatore Roberto Formigoni e il feudo dei voti milanesi di Ignazio La Russa”.
Sarà anche una campagna obamiana quella della Lega. Forse al posto dell’indiano che campeggiò nei manifesti delle elezioni politiche di un anno fa ci sarà il presidente statunitense Barack Obama con scritto: anche lui ci ha dato retta. L’idea la lancia la vicecapogruppo alla Camera Manuela Dal Lago, ex presidente della Provincia di Vicenza. Osserva: “La Lega ha anticipato le misure di Obama quando ha detto che prima dovevano essere assunti i lavoratori italiani, poi gli stranieri”. Non c’è praticamente giorno che il quotidiano leghista La Padania non omaggi il presidente Usa, definendolo “un grande leader”. I richiami obamiani, è chiaro, servono per rastrellare ancora voti a sinistra.
Avverte Angelo Alessandri, presidente federale della Lega, artefice dello sfondamento verde nell’Emilia rossa: “Ci fanno un baffo. Il Pdl con noi non ha partita per quanto riguarda il radicamento sul territorio e la capacità di rappresentare gli interessi di tutti. Se dobbiamo rappresentare le ragioni sociali, diventiamo più a sinistra della sinistra; se invece dobbiamo batterci per quelle identitarie, siamo più a destra della destra”.
Alessandri si prepara a una simbolica sfida nella roccaforte rossa di Reggio Emilia, dove si è candidato a sindaco. “Se porterò il candidato del Pd al ballottaggio, il Pdl dovrà seguirmi”.
Ronde e possibilità per i medici di denunciare i clandestini: la Lega batterà il tasto laddove il Pdl ha espresso perplessità. “Così dimostreremo che siamo coerenti tra quello che diciamo sul territorio e quello che proponiamo in Parlamento” dice Andrea Gibelli, presidente della commissione Attività produttive della Camera.

Chissà se si avvererà il pronostico del deputato bergamasco del Pdl Gregorio Fontana. Ricorda: “La Lega è un partito a fisarmonica che si allarga quando sta all’opposizione e perde consensi a nostro vantaggio quando governa”. Intanto però ai leghisti arriva un complimento a sorpresa proprio dal Pdl. È quello di Stefania Craxi, sottosegretario agli Esteri: “Sono un vero partito moderno: leaderistici come aveva anticipato mio padre, pragmatici come la schiera di amministratori che sono le antenne del partito sul territorio”.

Asse inedito Lombardo-Micciché contro il “pistacchio” di Cuffaro

Salvatore Cuffaro e Raffaele Lombardo

Stavolta, il nodo è la sanità. In queste ore, l’ultimo duello del governatore siciliano Raffaele Lombardo e dell’ex presidente isolano, l’udc Salvatore Cuffaro, si sta giocando su uno dei territori politicamente ed elettoralmente più insidiosi nell’isola, quello della riforma sanitaria.
Uno scontro aperto ormai da mesi, e iniziato con la scelta del leader dell’Mpa di nominare l’ex pm Massimo Russo a capo dell’assessorato più delicato della giunta.
La querelle, nelle ultime settimane, è continuata in sordina. Ma le ultime notizie che arrivano dal capoluogo siciliano hanno lasciato presagire il peggio. Specie dopo la decisione di Lombardo di nominare i direttori generali e i superburocrati senza consultare anticipatamente i propri alleati.

Una scelta, questa, che ha favorito l’ala di Forza Italia che gravita attorno a Gianfranco Miccichè e che avrebbe penalizzato proprio l’Udc. Nonostante i bellicosi intenti di buona parte dell’esecutivo, Lombardo per il momento va avanti. Forte, tra l’altro, dell’appoggio del premier, che in un incontro di qualche giorno fa avrebbe confermato piena fiducia al governatore e alle sue scelte.
Ora, resta da capire quali saranno le future mosse del governo regionale. Sulle nomine dei dirigenti, l’Udc si è schierata compatta con il capogruppo all’Assemblea regionale Rudy Maira che ha detto: “Non si possono varare le nomine dei dirigenti generali se sono assenti gli assessori che devono fare le proposte. Quegli atti sono illegittimi e qualsiasi tribunale amministrativo darà ragione ai ricorrenti”.

Ma è piuttosto evidente come il problema, più che giuridico, sia politico. Aldilà di ricorsi e cavilli, è probabile che l’unica soluzione passi per un chiarimento definitivo tra Udc e MpA e i rispettivi leader.

Alitalia, dal governo sì ai francesi. Bossi tuona: “Una stupidata”

berlusconi, Letta e Bossi

È il gelo che fa ha fatto slittare a giovedì 8 gennaio l’annunciato vertice tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi sul dossier Alitalia - Malpensa. Ghiaccio non solo “metereologico”, che ha ritardato l’arrivo a Roma del leader leghista, ma anche quello che irrigidisce nelle rispettive posizioni i due alleati. Dopo una doppietta di incontri governo-Cai, il premier benedice infatti le nozze Alitalia-Air France senza addurre “controindicazioni” alla scelta del vettore francese, che Roberto Colaninno e Rocco Sabelli vanno a motivare in serata a Palazzo Chigi impegnandosi al rilancio dello scalo lombardo di Malpensa.
“Il discorso è ancora aperto. È una stupidaggine fare l’accordo con i francesi che chiudono Malpensa e portano i turisti a Parigi”, tuona il Senatur. Che rilancia: “Non possiamo chiudere Malpensa per fare un favore a Cai. Il governo ha in mano gli slot: noi chiediamo che li lasci a Malpensa“. I nodi verranno al pettine nella colazione a Palazzo Grazioli che riunirà allo stesso tavolo il premier, Bossi, i vertici della nuova Alitalia Colaninno-Sabelli e il sindaco di Milano Letizia Moratti.

Ma Berlusconi aveva già detto chiaro al mattino come la pensava sul mancato matrimonio Alitalia-Lufthansa. “Anche il sottoscritto aveva caldeggiato l’ipotesi, ma non tocca a me o alla Lega decidere” ricordava in una conversazione pubblicata da Libero. “E comunque le sorti di Malpensa stanno a cuore a me almeno quanto stanno a cuore a Bossi e alla Lega”. “Berlusconi l’è un po’ incasà… - prende atto in dialetto il senatur a stretto giro - ma il problema Malpensa resta, perchè il Nord non ci sta ad essere schiavo di Roma”. A sera, nuovo botta e risposta. È ancora il premier a tagliare corto: “Con Bossi la situazione è ormai chiara. Lufthansa non si è mai fatta presente nè fisicamente, nè con un’offerta”.

La strada imboccata porta perciò dritto a Parigi e l’ipotesi di un accordo con i tedeschi è ormai sfumata. Bossi tuttavia non demorde. “Comunque ci sono gli slot”, si impunta, indicando la liberalizzazione degli slot come punto di possibile accordo nella maggioranza. Berlusconi asseconda: “L’Enac ha sempre concesso slot a tutti i richiedenti. Non c’è alcun problema al riguardo”. Il leader della Lega fa buon viso a cattivo gioco. “Dite a Berlusconi che vado a prendere un caffè” coinvolge i cronisti in Transatlantico, passando a pochi metri dal premier e ignorandolo. “Anzi ditegli che gli offro il caffè, nonostante minacci di sculacciarmi”. Poi, fumando platealmente il sigaro su un divanetto malgrado i divieti, l’ultimo affondo: “La partita è ancora aperta. Bisogna sempre smantellare le balle che raccontano gli altri. Vediamo di tirare fuori qualcosa di buono domani. Per come la vedo io, non è ancora chiusa”.

Querelle nella maggioranza per i due nuovi ministri, il gelo di An

Michela Vittoria Brambilla

La promozione a ministro di Michela Vittoria Brambilla e Ferruccio Fazio (rispettivamente al Turismo e alla Sanità) scuote la maggioranza. Berlusconi è intenzionato a portare a termine il rimpasto di governo il più in fretta possibile, perchè nei due settori “c’è bisogno di un coordinamento centrale”. Per questo i due sottosegretari saranno fatti ministro.
Questo è l’unico cambiamento che si prospetta nella squadra di governo, “di cui sono molto contento”, dice il premier. Ma le rassicurazioni di Berlusconi non convincono le altre componenti della maggioranza. L’altolà della Lega è giunto per bocca di Roberto Calderoli che sabato aveva stoppato la proposta di Berlusconi. Inaspettatamente, però, un secondo stop alla nomina di Fazio e Brambilla, entrambi di Forza Italia, arriva dal capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri (di An) secondo cui le nomine sarebbero una manovra che “costringerebbe a riaprire il manuale Cencelli e a ridiscutere tutto. Sarebbe una lotteria. Meglio evitare”.

Marcello Dell’Utri, uno degli uomini più vicini al presidente del Consiglio, dà per certa la “promozione” di Fazio e della Brambilla: “Nella maggioranza non ci sono malumori” assicura il senatore di Forza Italia al quotidiano online Affaritaliani.it “è solo un pò di dialettica interna. Berlusconi ha annunciato da tempo che quelle due posizioni, la Sanità e il Turismo, sono molto importanti. Macché malumore della Lega… e poi non è che Alleanza Nazionale può pensare di avere una contropartita. C’è solo il Popolo della Libertà. Punto e basta. Poi una contropartita dove? Al Commercio con l’Estero… su dai. Non esiste”. Ma le certezze di Dell’Utri non convincono i leader di An che ribadiscono le loro perplessità sulla nomina di due nuovi ministri.
Nulla da dire sulle persone candidate alla promozione, Fazio e Brambilla, ma un eventuale ritocco comporterebbe un riequilibrio complessivo della squadra di palazzo Chigi, fanno sapere da via della Scrofa. Andrea Ronchi, ministro per le Politiche europee, ribadisce che “la leadership di Berlusconi non è in discussione, ma se fossero nominati due nuovi ministri, allora si dovrà tener conto dell’equilibrio complessivo del governo”. Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato del Pdl, sottolinea che “per fare dei nuovi ministri ci vuole una legge. E per fare una legge, ci vuole una proposta del governo. Allo stato, non c’e niente in questo senso. Se ci sarà, allora vorrà dire che ne discuteranno in primo luogo al Consiglio dei ministri”. In quella sede, spiega, ci sono ministri che rappresentano An, e “ognuni dirà la sua. Ma, al momento, non c’è nulla”.
Anche il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ripete che l’arrivo di nuovi innesti comporterebbe necessariamente “una ridiscussione di tutto l’impianto” dell’esecutivo. “Se si vogliono nominare due nuovi ministri -precisa- non ci sono problemi, ma è evidente che non si può svincolare questo dalla discussione di un impianto generale”. L’ipotesi di allargare la squadra del governo non piace neppure alla Lega Nord. Calderoli si dice “perplesso” su nuovi ingressi al governo perchè “più ministri a Roma si traduce in meno ministri sul territorio”. In particolare, a preoccupare la Lega è la promozione di Fazio al dicastero della Salute che rappresenterebbe una “minaccia” per il federalismo fiscale. “Sanità e turismo” precisa infatti il coordinatore delle segreterie leghiste “sono materie di competenza regionale e” avverte ancora Calderoli “nel momento in cui si fa il federalismo non si possono accentrare due materie come queste”.

Forza Italia si scioglie e confluisce nel Pdl

Silvio Berlusconi

Forza Italia si scioglie. Il consiglio nazionale infatti ha approvato per acclamazione la mozione che prevede la convergenza del partito nel Popolo della libertà. Il documento conferisce al consiglio nazionale, fino al 31 dicembre 2009, il potere di definire ed indirizzare la politica di Forza Italia e “affida a Berlusconi pieno mandato per le scelte e gli adempimenti in vista del congresso”. “In questo Consiglio nazionale si fa un passo avanti, tutti noi e tutti gli elettori, nella battaglia dell’avventura della libertà”, ha detto Berlusconi.

La platea del Consiglio nazionale di Forza Italia si è rianimata quando intorno alle 17 è arrivato il presidente del Consiglio. Sulle note di “Meno male che Silvio c’è”, la canzone dedicata al Cavaliere nell’ultima campagna elettorale, il premier è salito sul palco e in platea c’è stata una standing ovation.

Accolto con calore dal Consiglio nazionale Berlusconi ha aperto il suo intervento leggendo il discorso con il quale annunciò nel 1994 la sua discesa in campo: “Questa notte avevo scritto un discorso, stamattina l’ho riletto e data l’età mi sono commosso, per questo ho deciso di non leggerlo. Ma ho trovato in una cartella un passo datato gennaio ’94 che inizia così: ‘L’Italia è il Paese che amo’. Non c’è da cambiare una sola parola rispetto al testo della mia discesa in campo”, ha poi aggiunto il premier. “In questi 14 anni abbiamo dato al nostro Paese qualcosa di positivo e che era indispensabile. Forza Italia è stata, è ancora e sarà in futuro il vero baluardo della democrazia nel nostro paese”.

La riproposizione del testo del ‘94 ha commosso il Cavaliere (”data l’età sono facile alla commozione”) e l’intera platea azzurra. Nei 15 minuti in cui è stato di fronte alla platea dell’Auditorium della Conciliazione, Berlusconi non ha mai citato Alleanza Nazionale, e neanche altre forze minori che confluiranno nel Pdl. Mentre ha più volte sottolineato “l’importanza storica” che ha rivestito il partito azzurro in questi ultimi 14 anni della politica italiana.

Berlusconi da Napoli: “Chi insulta il premier fa male alla democrazia”

Il leader del Popolo della Libertà , Silvio Berlusconi

“Insulti come quelli rivolti da Walter Veltroni fanno male non a me ma alle istituzioni. Insultare il presidente del Consiglio dandogli dell’imbroglione e del buffone fa male alla democrazia”. Silvio Berlusconi non ci sta a entrare a piedi tesi nella polemica, dopo gli attacchi che gli ha rivolto il segretario del Pd, ma puntualizza alcune cose precise. “Io non rispondo. Ricevo da sempre insulti e aggressioni che non mi fanno nè caldo nè freddo, devo dire la verità. Io non ne ho mai fatti non solo a Veltroni ma a nessun altro perché io ho un grande rispetto degli altri, di tutti gli altri, a partire dai più deboli e non ho mai rivolto in vita mia un insulto ad alcuno”. “Ma chi insulta me insulta una istituzione dello Stato”, ha aggiunto.
Il premier torna sull’argomente che aveva già precisato nei giorni scorsi. “Se i giornali si inventano cose non è colpa mia. Non ho mai detto che Veltroni è inesistente, anche perché è una stupidaggine in se. Ho detto invece parlando ad una platea numerosa con molte registrazioni che si possono verificare che il Partito democratico quanto a collaborazione con la maggioranza era inesistente. Niente di diretto a Veltroni ma un’affermazione sulle possibilità di collaborazione che mi veniva chiesto in quel momento se si potessero effettuare”.
“Noi andiamo avanti nella realizzazione del nostro programma - ha aggiunto Berlusconi - anche aggiungendo cose che nel programma non c’erano. Il nostro gradimento è al di sopra del 68%, un record nella storia repubblicana e della democrazia. I cittadini sapranno essere buoni giudici”.
E ha spiegato che il governo ricorrerà allo strumento del decreto legge per tutte le materie considerate urgenti perché i disegni di legge hanno un iter troppo lento. “Prendiamo ad esempio le nostre città, assediate da graffiti beceri - ha detto Berlusconi - è una situazione che non può non essere considerata lesiva per i nostri figli. Quindi, per quanto mi riguarda cercherò di usare al massimo questi strumenti”.
E sulla “campagna d’autunno” del Pd che scenderà in piazza contro il governo: “Non credo possa avere nessun effetto, l’opposizione evidentemente ha iniziato la campagna elettorale per le elezioni della prossima primavera”, dice il Cavaliere, forte anche del risultati ottenuti nell’emergenza rifiuti:
“Ogni giorno abbiamo grandi difficoltà ad operare. Tuttavia si procede senza esitazioni verso il risultato finale di una regione modernamente attrezzata per lo smaltimento dei rifiuti. È finita l’emergenza, la situazione è sotto controllo”. Il premier ha aggiunto che in Campania sarà realizzato un quinto termovalorizzatore, localizzato probabilmente nell’area nord-ovest della regione, dove ci sono i depositi e “servirà a smaltire cinque milioni di ecoballe ereditate dal passato”.

Pdl: scene da un patrimonio

Silvio Berlusconi, Raffaele Lombardo e Gianfranco Fini

Di Carlo Puca

Lo Statuto, la costituente, la leadership. Ma i soldi, la vile pecunia? Ufficialmente la questione è marginale. Eppure se ne parla, eccome, tra i fondatori del Popolo delle libertà, il nascente partito unico composto dai due giganti Forza Italia e Alleanza nazionale e da nanetti vari (quel che resta di democristiani, socialisti, repubblicani, radicali e liberali di centrodestra, più il movimento di Alessandra Mussolini). E però, per dirla alla Shakespeare, “nulla può andare male se viene insieme ai soldi”. Già, ma i denari chi ce li mette?
Arriviamo così al paradossale. Secondo la bibbia del lusso, la rivista americana Forbes, Silvio Berlusconi è l’uomo più ricco d’Italia e il 51esimo nel mondo con un patrimonio pari a 11,8 miliardi di dollari. Ma con circa 110 milioni di euro di saldo negativo, il suo partito, Forza Italia, è il più indebitato d’Italia (se si escludono i 180 milioni dei Ds, partito ormai virtuale, perché confluito nel Pd). Al punto che il Cavaliere, per evitare il default, ha garantito al tesoriere Rocco Crimi fideiussioni personali per 75 milioni di euro. Inoltre, Forza Italia è priva di un quotidiano di partito, mentre la brambilliana Tv delle libertà ha chiuso i battenti da poco più di un mese. Né il partito possiede immobili: tutte le sedi dei 4 mila circoli sono in affitto. Nessuna esclusa.
Gianfranco Fini, invece, ha dichiarato per il 2007 un reddito di 147.814 euro, inferiore, per dire, a quello del leader comunista Fausto Bertinotti (233.195 euro). Eppure la sua creatura, Alleanza nazionale, non ha debiti. Anzi, ha chiuso il bilancio in pareggio e vanta proprietà immobiliari invidiabili: circa il 30 per cento delle 14 mila sezioni, più case e palazzi, talvolta di lusso, sparsi in tutta Italia. Stando al racconto del senatore Franco Pontone, segretario amministrativo di An, “le sedi sono nostre perché fino agli anni Novanta nessuno affittava locali al Movimento sociale ed eravamo costretti ad acquistare per poterci diffondere in modo capillare in tutta Italia”. Il risultato? An ha costituito una immobiliare che proprio a causa della fusione con Forza Italia sta catalogando le proprietà del partito. Sul mercato immobiliare, quello vero, non segnato a bilancio secondo i parametri del catasto, i beni di An valgono almeno mezzo miliardo di euro. Un tesoretto niente male.
Poi c’è il Secolo d’Italia, il quotidiano di partito. Il deputato bolognese Enzo Raisi ne ha rimesso a posto i conti su mandato di Fini. A Panorama dice: “Con la fusione, il giornale ha la grande occasione di diventare il quotidiano di opinione del centrodestra, sulla falsariga dello stile di Foglio e Riformista”. Non solo: “Vogliamo affiancare al giornale una casa editrice per produrre libri e dvd di area”. Ma il Secolo rimarrà in mano ad Alleanza nazionale? “In queste settimane stiamo ragionando su una struttura societaria capace di allargare l’area degli azionisti. Sia chiaro però: a nuovi azionisti devono corrispondere soldi freschi”. Soldi azzurri, s’intende.
Dunque, è vero che sulla carta il Pdl sembra cosa fatta e finita, con numeri da paura: un potenziale elettorale superiore al 40 per cento, un capitale umano di 400 mila iscritti, una forza parlamentare di 273 deputati e 147 senatori. Ma non tutto è risolto. Nella riunione del 9 settembre si metteranno nero su bianco le decisioni prese il 18 agosto, anzitutto il rapporto percentuale tra Forza Italia (70) e An (30) nella dirigenza del nuovo partito. Ma restano aperte questioni vitali come quella del reggente o del comitato di reggenti e del tesseramento. Secondo Fi basta il reggente, secondo Alleanza nazionale ci vuole il comitato. E ancora: se non c’è il tesseramento, non ci sarà mai congresso vero. An, Fini e tutti gli altri sarebbero così condannati alla subalternità, vita natural durante. Magari rimettendoci pure gli immobili.
Una ipotesi che fa sobbalzare la vedova di Giorgio Almirante, padre fondatore della destra italiana. Donna Assunta, dall’alto del suo piglio di proprietaria terriera, così commenta il prossimo matrimonio, del quale non vorrebbe essere “né sensale né madrina”. Dice: “Forza Italia arriva a mani nude, le uniche proprietà sono personali di Berlusconi. An invece porta tante belle proprietà ereditate dal Msi. Proprio bella questa: per una volta faremo noi la figura dei ricchi dinanzi al Cavaliere”.
E invece no, An si sta cautelando. O Berlusconi mette mano al portafogli secondo il criterio del 70-30 (70 euro Fi, 30 An) oppure, in vista della fusione dei bilanci, prevista per atto notarile nel 2011, Fini punta sulla strada già intrapresa dai Ds al momento di confluire nel Pd. Riparare, cioè, il patrimonio del partito in una fondazione. Manca soltanto un dettaglio non secondario: quale fondazione?
Fini già presiede Farefuturo. I più audaci tra i suoi collaboratori vorrebbero piazzare qui i beni postmissini; altri, più romantici, in una fondazione ex novo di vago sapore almirantiano. Si vedrà.
Certo è che la manovra economica ha sottinteso un valore politico. Quando Italo Bocchino, Ignazio La Russa e compagnia chiedono, fin da ora, che il successore di Berlusconi sia Fini, recitano un discorso di chiarezza ai vari aspiranti leader: o comandiamo noi o dopo Berlusconi rifacciamo Alleanza nazionale. I soldi ci sono, insieme a giornali e casa editrice. Libro e tesoretto, partito perfetto.

Leadership del Pdl. Dopo Berlusconi? Sempre e solo Berlusconi

Roberto Calderoli e Silvio Berlusconi

Dopo il Cavaliere? Solo il Cavaliere.

Non c’è spazio per nessun altro: “Berlusconi è lì, è il leader del Pdl, non c’è nessuna guerra e nessuna successione”. Anche perché il premier in fatto di appeal sta andando a gonfie vele: “ha fatto ciò che aveva promesso”, e il gradimento dell’opinione pubblica è “al 63,8% mentre quello del governo è poco sotto il 60%”.
Lo dice Paolo Bonaiuti, in un’intervista a Il Tempo. Il sottosegretario alla presidenza e portavoce di Silvio Berlusconi frena anche sull’apertura che Gianfranco Rotondi ha rivolto all’Udc di Casini: “Porte aperte a tutti” dice “ma mi sembra un gelatone di Ferragosto che si squaglia al sole. Il dibattito” conclude “sarà finito tra qualche giorno”.
Le questioni economiche e le riforme “sono entrambi temi sui quali sarebbe più che logico dialogare. Noi avevamo creduto che il Pd sarebbe stato quello che Veltroni aveva disegnato al Lingotto di Torino, ci eravamo illusi che fosse quello delle promesse elettorali”, afferma Bonaiuti. E invece, continua Bonaiuti: “Veltroni si è messo a rincorrere Di Pietro sulla strada del giustizialismo che si è conclusa con il grande scivolone di piazza Navona”.
Il portavoce del premier spiega che i temi economici saranno nell’agenda del governo alla ripresa dell’attività, a settembre: annuncia che l’esecutivo “combatterà l’inflazione” e sottolinea che “il sostegno ai redditi fissi, quello dei dipendenti, dei pensionati, soprattutto delle fasce più deboli sarà l’obiettivo fisso del governo nei prossimi mesi”. Ma su queste questioni, continua, servirebbe “un diverso atteggiamento dell’opposizione”.
“Di fronte a una crisi mondiale” dice “oppositori come Bersani sparano a zero sulla manovra del governo che per tre anni non metterà le mani nelle tasche dei cittadini e si limiterà a tagliare spese inutili, sprechi e privilegi. E il leader della Cgil Epifani lancia addirittura la mobilitazione. Possono protestare, è un loro diritto. Ma dall’opposizione mi aspetterei un altro atteggiamento”, ovvero che “si dialogasse, si discutesse e magari si cercassero insieme le soluzioni giuste per il paese”.

Il Cavaliere rassicura la Lega: “Insieme federalismo e giustizia”

Silvio Berlusconi

“Non c’è nessuna sfida o contrasto con la Lega”. E ancora: “La riforma federalista è anche un nostro progetto”. Insomma, sia il federalismo sia la riforma della giustizia saranno presentati contestualmente a settembre: “simil stabunt…“, rassicura Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a margine di un convegno organizzato dalla fondazione Medidea. Per il premier ci sarà una procedura parallela, e cioè, “in una Camera si discuterà il progetto del federalismo fiscale, nell’altra contestualmente la riforma della giustizia”.

Messaggio chiaro per assicurare alla Lega che non ci saranno “strappi” su queste materie e l’alleanza resterà salda. Messaggio chiaro anche per chi, mettendo il dito sulle priorità dei lavori del governo, presagiva una rottura tra Carroccio e Pdl: “Ho parlato ieri sera con Bossi” spiega il premier “non c’è alcun contrasto”. “La Lega ha nei primi punti del suo programma il federalismo che è un progetto anche nostro. Il federalismo fiscale non è un biglietto che paghiamo alla Lega per la tenuta della nostra coalizione perché siamo anche noi convinti” della necessità che il federalismo sia realizzato. “Abbiamo tuttavia, noi come governo e in particolare come Pdl, la riforma della giustizia come progetto prioritario e quindi l’accordo con la Lega è che simul stabunt e che quindi le porteremo avanti insieme”.
“Metteremo in campo uno studio approfondito” ha concluso “per quanto riguarda la riforma della giustizia che presenteremo a settembre e lavoreremo da qui a settembre per preparare un progetto che possa essere sottoposto all’esame e alla votazione del parlamento”. Dove non figurerebbe però l’immunità parlamentare. “Non l’ho mai citata”, garantisce il presidente del Consiglio, convinto che sia giusto “non fare oggi ciò che non hai fatto ieri”.
Poi tocca altri temi, il premier. A cominciare da quello del suo rapporto con al magistratura. “Io ho fiducia nella magistratura” ma vengo spesso “attaccato e aggredito” da certi giudici, ribadisce. “Sono stato processato 17 volte ed assolto per 17 volte”. Aggiunge il presidente del Consiglio: “Non sono io ad attaccare, non c’è una guerra aperta e continuativa. Ho una grande fiducia nei magistrati. L’ho detto più volte. Ma sono spesso aggredito”. Poi precisa il significato delle sue parole sul caso Del Turco per le quali era stato subito attaccato dall’opposizione: “Non ho mai usato la parola teorema per esprimere un giudizio su quanto avvenuto in Abruzzo”, ma “ho semplicemente parlato dei teoremi accusatori” nei miei confronti da parte di alcuni magistrati che poi si sono dimostrati inesistenti.
E dopo aver spiegato perché il governo ha messo la fiducia sulla manovra (”evitate le manovre delle lobby”), Berlusconi parla dell’emergenza petrolio che riguarda l’Italia e l’Occidente. “Il prezzo del greggio è aumentato a livelli assolutamente insostenibili: questa è l’emergenza odierna da risolvere…”. Il caro-petrolio penalizza industria, commercio, famiglie (con un aggravio di mille euro all’anno, calcola) e il premier spiega che agirà come “ufficiale di collegamento” tra i paesi Opec produttori del greggio e l’Occidente perché “serve un immediato incontro tra i paesi produttori e quelli consumatori”.

“Cosa fare di fronte a questo aumento del prezzo?, si chiede. “C’è grande incertezza. Anche perché ho riscontrato una certa carenza di leadership a livello europeo. Soprattutto con la dipartita di leader come Putin, Blair, Chirac, Aznar, Scheroeder. Tutte queste alte personalità non hanno trovato sostituzioni pregnanti”.
Per Alitalia la “soluzione è possibile e vicina”, e sono “personalmente convinto che in tempi abbastanza brevi presenteremo una nuova compagnia con un piano industriale che le consentirà di tornare in attivo”, ha detto Silvio Berlusconi sottolineando che il governo “dovrà dire di no ad alcuni imprenditori, perché in troppi si sono presentati per partecipare al rilancio di Alitalia”.

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