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Forza-Nuova

Il responsabile di Forza Nuova, Roberto Fiore, durante un comizio a Milano. ANSA/MILO SCIAKY
Tra le organizzazioni neofasciste presenti in Italia Forza Nuova è quella più apertamente nostalgica della Repubblica sociale Italiana, alleata con Hitler durante la seconda guerra mondiale. Le sue parole d’ordine sono Dio, Patria e Famiglia.  I suoi valori sono quelli tradizionali dell’estremismo nero. Ecco, dopo la commemorazione di Acca Larentia e la visita alla locale sezione di CasaPound, il terzo capitolo dell’inchiesta video sull’estrema destra a Roma. Continua
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Manifesto per Roberto Fico in Campania - Ansa
Il loro motto è quello del Barone De Coubertin: “L’importante è partecipare”. E in questo periodo non è mai stato così azzeccato: visto che in Lombardia poteva essere escluso il governatore uscente e in Lazio il candidato del primo partito d’Italia, già il fatto di essere presenti sulla lista elettorale è una piccola vittoria. Continua
L’estrema destra si ritrova a Milano. Ma vola basso. “Non ho visto alcun saluto romano” dice il segretario di Forza Nuova, Roberto Fiore, replicando alle notizie apparse sul fatto che alcune persone lo abbiano salutato, al suo arrivo all’hotel dei Cavalieri di Milano, con il braccio teso. “Forse erano all’altra manifestazione e hanno visto ex partigiani”, commenta Fiore. Secondo l’eurodeputato, parlare di saluti romani è “follia” e dimostra “che non c’è nessuna intenzione di ascoltare le tesi ma solo di cercare lo scoop che in questo caso non c’è”. Eppure al convegno “Popoli e tradizione contro banche e poteri forti” sono arrivati leader dell’ultradestra da tutta Europa, noti per l’antieuropeismo e dichiarazioni xenofobe: il francese Bruno Gollnish, il cipriota Stratos Karanikolaou e l’inglese Simon Darby. “Noi ci rivolgiamo anche a quelle fasce della sinistra scontente che non si sentono rappresentate dai partiti della sinistra e sindacati” ha detto durante la conferenza Fiore.
Contro il convegno dei partiti di estrema destra si sono ritrovati in piazza della Scala i centri sociali, le associazioni, l’Anpi e i partiti della sinistra radicale.
Questa mattina intanto l’Anpi provinciale ha deposto due corone di fiori in ricordo delle vittime del nazifascismo. In circa 200 si sono presentati prima in piazza della Scala per deporre la nuova corona sulla stele della facciata di Palazzo Marino per poi spostarsi alla vicina Loggia dei Mercanti per deporre un’altra corona alla lapide in ricordo dei caduti. Profondo lo sdegno espresso dall’associazione dei partigiani per “lo sfregio di un raduno di partiti che si richiamano alle idee razziste e xenofobe del fascismo e del nazismo”, ha detto in un breve intervento Tino Casali, presidente nazionale dell’Anpi.

Come l’11 marzo 2006. Come il giorno dell’inaugurazione di”Cuore nero“. Come accade da piú di sessant’anni, ogni riunione pubblica di movimenti e partiti della destra radicale a Milano rischia di portare con sé scontri e contro-manifestazioni. La vigilia del convegno organizzato da Forza Nuova nel capoluogo lombardo per il 5 aprile non è diversa dalle altre.
E lo scontro coinvolge i livelli alti della politica cittadina, con il presidente della provincia Filippo Penati, che dice del vicesindaco Riccardo De Corato: “È un vecchio fascista, Milano è città medaglia d’oro della Resistenza, dovrebbe ricordarlo” e l’esponente di An che risponde per le rime: “Penati ha doti di preveggenza, visto che già immagina per il 5 aprile lo stesso tragico film dell’11 marzo 2006. Il riferimento rischia di essere un’istigazione a imitare quegli atteggiamenti”.
Il motivo del contendere è il convegno organizzato da Forza Nuova all’Hotel dei Cavalieri, in piazza Missori, per domenica. Incontro a cui dovrebbero partecipare oltre al leader (ed europarlamentare) Roberto Fiore, esponenti dell’estrema destra di tutta Europa, dal “British National Party” inglese al “Front National” francese fino ai greci del “Proti Grammi“. Tra gli ospiti, lo storico negazionista Simon Darby. ”Domenica” afferma in una nota Fiore, “oltre al convegno La nostra Europa, terremo altre due simboliche iniziative a Milano: una davanti a Sant’Ambrogio, alla messa delle ore 11, per ribadire la nostra profonda convinzione che solo tramite il recupero dell’eticità in politica e nel sociale l’Italia potrà risollevarsi dalla crisi, ed un’altra vicino a Piazza degli Affari dopo le 18.30, per ricordare la definitiva caduta della finanza speculativa e del capitalismo sfruttatore dei più deboli e della classe media”.
Nella galassia dell’ultradestra italiana Forza Nuova si distingue per la sua difesa delle tradizioni cattoliche. “Noi, in questa dicotomia e scontro di Civiltà , siamo dalla parte di Cristo e del suo popolo che proprio il Giorno delle Palme lo accolse in festa, e mai dalla parte di chi, per odio, lo volle crocifiggere” si legge sul sito del partito.
E la città comunque ribolle, temendo che il 5 aprile meneghino possa trasformarsi in una guerriglia anni settanta: rossi contro neri. I centri sociali, già da alcuni giorni, si stanno organizzando per contromanifestare. E Varie associazioni tra le quali l’Anpi meneghina, la Cgil, 55 europarlamentari e i partiti di sinistra, dal Pd a Rifondazione all’Udc, hanno chiesto che venisse vietato il convegno. Ma il Comune ha deciso di non intervenire: “Sono manifestazioni di idee, se non ci sono problemi di ordine pubblico non mi sento di intervenire”ha detto il sindaco Letizia Moratti. ”Gli addetti ai lavori sanno benissimo come potrebbe andare a finire e hanno percezione della gravità della situazione” ha detto il segretario della Cgil di Milano Onorio Rosati. “E infatti per domenica, come riferisce oggi un quotidiano, saranno dislocati tra i 1200 e i 1300 agenti delle forze dell’ordine”.
E proprio l’ordine pubblico è la preoccupazione principale delle forze dell’ordine: il timore è che possano ripetersi gli eventi di tre anni fa, quando in corso Buenos Aires una manifestazione autorizzata di neofascisti attirò no-global e centri sociali che vennero bloccati dalla polizia con violenti scontri. Anche stavolta i centri sociali cittadini hanno annunciato che non resteranno a guardare: il Cantiere ad esempio ha annunicato in piazza della Scala un “Happening culturale, performance teatrali, reading, musica, interventi davanti palazzo marino, una giornata di mobilitazione cittadina, di riappropriazione di spazi ,di libertà contro i fascisti e i razzisti e le politiche securitarie che legittimano questi utili idioti”si legge sul sito del centro sociale di via Monte Rosa.
Azioni di “disturbo” vengono annunciate anche contro l’hotel che ospiterà il convegno dell’estrema destra, dopo la rinuncia della struttura analoga delle “Stelline”: sul sito Indymedia, infatti, sono stati pubblicati i numeri di telefono e le email dell’Hotel Cavalieri di piazza Missori ”per bloccargli le linee, sommergerli di mail, esprimendo tutto il nostro sdegno”, spiega il post che propone la campagna di disturbo.
Se ci si fermerà a questo, la città tirerà un sospiro di sollievo.
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E don Prospero Bonzani alla fine ha ceduto. Di fronte alla ragion politica, per evitare strumentalizzazioni e rischi per l’ordine pubblico, il parroco di Nostra Signora della Provvidenza di Genova, ha rimosso la moschea delle polemiche.
Moschea che dalla notte del 24 dicembre stava accanto alla capanna del presepe. Non è bastato nemmeno il sostegno del Patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola: “Dobbiamo fare i conti con quello che io chiamo il processo di meticciato”.
Niente da fare, ha vinto il “consiglio prudenziale” della Curia, retta dal Cardinale Angelo Bagnasco. Nonostante, inizialmente, lo stesso numero uno della Cei non avesse adombrato problemi di fronte ala scelta di don Prospero.
Tolto a malincuore il minareto, il parroco ha messo il Vangelo delle Beatitudini, con in evidenza il duro monito che non chiude la vicenda e non spegne le polemiche: “Ero straniero e non mi avete riconosciuto: via da me nel fuoco eterno”. E resta al suo posto il muro di Gerusalemme che, ha commentato il parroco, “in questi giorni è di drammatica attualità ”, ha detto il parroco.
“Per me potevano venire anche con le bombe”, ha proseguito don Prospero “non avrebbe fatto alcuna differenza, ma avevo il dovere di avvertire la Curia su quello che Forza Nuova stava preparando“. I simpatizzanti di destra avevano infatti annunciato una “visita” in parrocchia il 31 dicembre con “simpatici doni”, precisando che non si trattava di una minaccia. “Come ho spiegato anche ai parrocchiani contrari alla mia decisione” ha continuato il parroco: “io sono come un lavoratore, devo vedere il mio principale che dice. La Curia mi ha consigliato di togliere la moschea e io ho obbedito”.
Alle critiche giunte nelle scorse settimane, si erano contrapposte manifestazioni di vicinanza a don Prospero: a cominciare dal sindaco Marta Vincenzi, al prete di strada don Andrea Gallo della Comunità San Benedetto al Porto e all’imam di Genova Salah Hussein. E anche alcuni parrocchiani di Nostra Signora della Provvidenza hanno in programma delle gesti di solidarietà per don Prospero. “Tra il 10 e il 15″ spiega Angelo Chiapparo, abitante del quartiere “prepareremo un momento di riflessione in piazza e inviteremo a partecipare le forze politiche, la consulta delle religioni e le comunità ebraica e musulmana”.
Di tutt’altro tono il commento della Lega Nord: “Questa è stata una vittoria non solo della Lega ma di tutti quei fedeli che nei giorni scorsi hanno manifestato il loro disappunto”. Il segretario provinciale Edoardo Rixi commenta così la decisione di togliere la moschea dal presepe di Don Prospero. “È un segnale importante” prosegue Rixi “anche per il Sindaco e la giunta comunale che da tempo cercano di edificare una maximoschea in città . I genovesi non lasceranno cancellare la loro storia e le loro tradizioni. La moschea a Genova sarebbe un affronto alla storia della Superba così come nel presepe era un affronto alla cristianità ”.
Convalida del fermo per tutti e sei gli accusati. Tre di loro finiscono agli arresti domiciliari, gli altri tre tornano in libertà . È la decisione del giudice Luciano Pugliese del tribunale di Roma dopo gli scontri di ieri davanti all’Università La Sapienza tra giovani dei collettivi studenteschi e militanti di estrema destra. La custodia in casa è stata disposta per Martin Avaro, Gabriele Acerra (entrambi militanti di Forza Nuova) ed Emiliano Marini (di sinistra).
Il giudice ha accolto le richieste del pubblico ministero Delia Cardia che aveva circoscritto gli arresti domiciliari ai soli tre indagati che hanno precedenti penali. Tornano invece in libertà Andrea Fiorucci, Federico Ranalli e Giuseppe Mercuri. Tutti e sei sono accusati di rissa aggravata dalle lesioni. Rischiano da tre mesi a cinque anni di reclusione. Nel corso dell’udienza di convalida i due gruppi di giovani hanno attribuito alla fazione opposta la responsabilità della aggressione. Gli avvocati difensori, sia quelli degli studenti sia quelli degli esponenti di Fn, avevano chiesto la non convalida degli arresti per mancanza di flagranza, e la non applicazione delle misure cautelari. Il processo proseguirà il 2 luglio prossimo.
Intanto il preside della facoltà di Lettere della Sapienza, Guido Pescosolido, smentisce una parte della ricostruzione dell’avvocato Stefano Fiore, difensore degli attivisti di Forza Nuova. Il legale aveva sostenuto che uno dei suoi assistiti - Andrea Fiorucci - si trovava in via De Lollis (dove sono avvenuti gli scontri) per un incontro con il preside. “Smentisco categoricamente”, afferma Pescosolido, “non avevo alcun incontro in programma con Andrea Fiorucci. Fiorucci lo ho incontrato solo all’epoca in cui mi è venuto a chiedere l’autorizzazione per il convegno sulle foibe che è stato poi annullato”. Ma Pescosolido respinge anche le richieste di sue dimissioni. Sarebbero, dice, “un’ammissione di una colpa che non intendo riconoscere. Sarebbero una resa. Mi dimetterò solo se coloro che mi hanno eletto dandomi il 70 per cento delle preferenze me lo chiederanno. Solo se ci sarà una mozione di sfiducia”.
Scontri tra diverse fazioni politiche, antifascisti da una parte e militanti di estrema destra dall’altra, questa mattina alla Sapienza. Dopo le aggressioni dei giorni scorsi agli stranieri del quartiere Pigneto, gli incidenti si sono verificati all’università , dove hanno acquistato una chiara matrice ideologica.
Tre ragazzi sono rimasti feriti e sono stati medicati per alcune lesioni al policlinico Umberto I. Sei sono stati fermati e saranno processati per direttissima. Intorno ai disordini, intanto, infuria lo scontro politico. Un gruppo di studenti antifascisti ha denunciato un’aggressione da parte di “un gruppo di fascisti armati di mazze, tirapugni, bastoni”. La denuncia è arrivata poco prima delle 14 da un’organizzazione di “Studenti e studentesse antifascisti della Sapienza”, che hanno precisato che le persone aggredite stavano affiggendo dei manifesti in via De Lollis. “L’aggressione”, si legge in una nota, “durata oltre dieci minuti, è avvenuta in pieno giorno, davanti a centinaia di persone, a testimonianza del clima di impunità assoluta di cui i neofascisti godono in questa citta”.
Paolo Ferrero, del Prc, ha subito parlato di violenza a sfondo politico. “A Roma una cosa è certa: siamo in piena emergenza sicurezza”, ha dichiarato. “Il motivo però non è quello avanzato dalle destre come dal Pd ma molto più tragico: l’emergenza è data dalle violenze e dai raid dei fascisti. È successo al Pigneto, l’altro giorno, succede di nuovo - e in forma palese, dunque ancora più preoccupante - all’Università la Sapienza oggi. Lo Stato, il ministro dell’Interno, le forze di polizia e il Comune devono intervenire immediatamente per affrontare quella che ormai sta diventando una vera e propria questione di ordine pubblico. Le violenze fasciste infatti, al di là della gravità con cui si sono manifestate con l’accoltellamento di alcuni giovani dei collettivi di sinistra avvenuto oggi all’Università , non devono essere solo immediatamente arginate e fermate, devono diventare anche motivo di ferma e netta condanna politica. I fascisti e le loro squadracce devono essere subito isolati. Ecco perché il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che si fregia di portare una croce celtica al collo, deve condannare immediatamente questo genere di violenze e deve fare chiarezza su come intende davvero governare la capitale”.
Già ieri la tensione all’università era salita e il pro rettore vicario della Sapienza Luigi Frati aveva revocato l’autorizzazione data a una conferenza sulle Foibe, in programma giovedì prossimo, alla quale doveva partecipare il segretario nazionale del movimento di destra Forza Nuova, Roberto Fiore. Per protesta gli studenti di sinistra avevano occupato per ore l’ufficio di presidenza della facoltà di Lettere e Filosofia. Gli studenti chiedevano che non non venisse data la parola “al leader di un partito che alimenta un clima di xenofobia e razzismo”, in particolare dopo il raid contro gli immigrati nel quartiere Pigneto.
Il pro rettore ha motivato la decisione con “la preoccupazione che disordini prendano il posto di un libero dibattito”, preoccupazione che purtroppo oggi ha preso corpo comunque e, spiega Frati in un comunicato, dovuta alla concomitanza dei gravi episodi d’intolleranza avvenuti in questi giorni a Roma. Proprio questa situazione induce a ritenere possibile che l’evento possa essere caratterizzato, anziché da un libero dibattito, da posizioni e contrasti tali da sfociare in altrettanti deprecabili episodi di intolleranza”. Gli “Studenti e le studentesse antifascisti” e il Coordinamento dei collettivi della Sapienza avevano parlato di vittoria e tolto l’occupazione, annunciando per domani un’assemblea e per giovedì una mobilitazione a Lettere. “L’università pubblica”, hanno detto gli studenti, “non può e non deve concedere alcuno spazio ad iniziative ed organizzazioni di chiara marca neofascista come Forza Nuova”.
Ma l’annullamento del convegno ha scatenato dure reazioni politiche. “Non credo di essere molto simpatico all’onorevole Roberto Fiore, ma il veto posto allo svolgimento di un convegno sulle foibe organizzato nell’ateneo romano da Forza Nuova mi indigna e molto. Credo che il sindaco di Roma debba spendere una parola: l’Università non deve essere zona franca”, ha affermato il segretario nazionale de La Destra e consigliere comunale di Roma, Francesco Storace, nel suo blog. Per Storace, “è il caso di proporre la convocazione di una seduta del consiglio comunale alla Sapienza, magari proprio sul tema della libertà e del rispetto delle idee altrui. O ci sarebbe problema di ordine pubblico anche per i consiglieri comunali?. C’è un angolo importante di Roma che non si chiama Pigneto, un luogo dove non ci sono le baracche rom, e che dovrebbe rappresentare il sapere, la cultura, la tolleranza. È l’università La Sapienza dove non ha potuto parlare il Papa e dove si continua a negare diritto di parola”.
Guarda la GALLERY degli scontri
Un VIDEO sugli scontri politici degli anni Settanta:
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Una maestra di una scuola elementare di Padova è accusata di vessazioni psicologiche nei confronti degli alunni, in particolare delle bambine, che sarebbero state prese in giro dall’insegnante per il loro aspetto fisico e apostrofate con frasi sprezzanti perché troppo grasse o perché coperte dal velo islamico. La maestra è stata sospesa dall’insegnamento in via cautelare, in attesa dei risultati dell’ispezione disposta dalla dirigente dell’Ufficio scolastico regionale Carmela Palumbo su segnalazione della preside.
E mentre gli ispettori sono ancora al lavoro, il Consiglio di disciplina dell’Ufficio scolastico provinciale, come riporta Il Mattino di Padova, si è espresso per la sospensione della maestra fino alla fine dell’anno. “Si tratta di un caso nato da segnalazioni su molteplici ’strani’ comportamenti da parte dell’insegnante su cui sono in corso gli accertamenti”, precisa Palumbo, escludendo però che si tratti di un caso di discriminazione etnica o religiosa. Gli “sfottò” della maestra - una donna quarantenne descritta come molto appariscente e dall’abbigliamento ritenuto poco consono ad un insegnante - avrebbero infatti avuto come bersaglio bambine italiane e straniere, prese di mira per la loro femminilità “mortificata” dal velo, ma anche dai chili di troppo, con frasi offensive nei riguardi delle piccole alunne “ciccione” e di due bimbe islamiche apostrofate con un “toglietevi ’sto velo”.
Ma la formazione di estrema destra Forza Nuova ha risposto chiedendo le dimissioni della dirigente scolastica del Veneto, che ha sospeso la maestra. Forza Nuova dà una propria versione dell’accaduto, sostenendo che l’insegnante sarebbe stata ingiustamente sospesa dall’incarico “per aver espresso ‘disappunto’ sul velo islamico indossato da alcune bambine extracomunitarie”.