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Sicurezza, Franceschini accusa: “Per il G8, chiesto agli agenti di anticipare le spese”

Il segretario del Pd Dario Franceschini

E così, dalla piazza, parte la denuncia del Pd sui presunti tagli del governo alla sicurezza.
Ecco cosa ne pensa il leader dei Democrats, Dario Franceschini, presente davanti al Viminale, per la protesta dei sindacati di polizia: “Ci sarà una ragione se tutti i sindacati di polizia esprimono una protesta civile e ferma”. Quale ragione? Secondo il segretario del Pd, è questa: il governo, ha spiegato, “ha fatto tagli per 3,5 miliardi al settore e poi con un’operazione demagogica e d’immagine ha raccontato che il problema viene risolto con le ronde di privati cittadini. È ora” ha aggiunto “di dire basta alla demagogia e alle falsità, servono fatti concreti”.
Per esempio? Cominciando, dice Franceschini, dall’intensificare la lotta agli evasori fiscali: “Bisogna evitare di essere un Paese che vede cresce l’evasione fiscale mentre basterebbe recuperarne il 10% per garantire risorse a chi sta perdendo il posto di lavoro ed alla sicurezza. Loro, invece” ha aggiunto “fingono che il problema non esiste e tagliano nella scuola, nella sicurezza, nell’università”.
Anche perché, rincara la dose il leader Pd: “Mi è stato raccontato che ai poliziotti che dovranno operare al G8 è stato chiesto di anticipare di tasca propria le spese”. Di più: “Mi è stato anche detto” ha proseguito Franceschini “che in molte città sono in trasferta permanente agenti di polizia per occuparsi della tutela dei soldati impiegati nei presidi fissi e per evitare che dalle ronde nascano problemi per la sicurezza”.
E ancora: “La destra ha fatto in campagna elettorale delle politiche sulla sicurezza la propria priorità, ma la scelta è stata tradita dai successivi comportamenti parlamentari e di governo con cui sono stati tagliati 3 miliardi e mezzo di euro al comparto. Basta quindi con la demagogia e la falsità” ha sottolineato il leader del Pd “servono fatti concreti”. E una risposta concreta per il Pd sarebbe rivedere l’election day: il 7 giugno, accorpando europee e referendum, si potrebbero risparmiare 500 milioni di euro, 1.00 miliardi di vecchie lire “che potrebbero essere utilizzati per assumere nuovi operatori nelle forze di Polizia, riparare i mezzi e acquistare il carburante per le auto”.

Tutto falso secondo Maroni. Che ha insistito al termine della presentazione di uno studio sull’immigrazione della Università Cattolica, un aumento del 10% per le spese correnti. “Di tutto si può accusare il governo salvo di cose non vere e cioè di aver tagliato per il 2009 i fondi per la sicurezza”. Così il ministro dell’Interno replica alla protesta dei sindacati di polizia che oggi hanno manifestato davanti al Viminale, che ha annunciato la volonta’ di organizzare un incontro nei prossimi giorni. E asostegno delle sue parole, il responsabile del Viminale ha mostrato un documento ufficiale del ministero fatto dal dipartimento della pubblica sicurezza con le cifre degli stanziamenti fatti dai governi dal 2006 al 2009: “Nel 2006″ ha spiegato “sono stati stanziati 2,9 miliardi di euro, nel 2007 6,7, nel 2008 6,7 miliardi e nel 2009 7,4 miliardi. Come potete vedere la curva sale: abbiamo aumentato gli stanziamenti del 10% per le spese correnti, cioè per gli straordinari, la benzina e le macchine”. Quindi: “Chi sostiene il contrario” ha aggiunto “dice una falsità”. “Detto questo” ha concluso “sappiamo che i soldi non bastano mai e io sono disposto a discutere di risorse aggiuntive. Nel decreto antistupri abbiamo messo 100 milioni in più e nella prossima finanziaria c’è il mio impegno ad aggiungere risorse e io che sono sempre disponibile ad ascoltare le ragioni di chi protesta, nei prossimi giorni organizzerà un incontro con i sindacati”.

Sindacati di polizia che, in piazza, tornano a protestare contro le ronde di cittadini: “È importante dare un segnale al governo e al presidente del Consiglio” ha detto il segretario nazionale del Siulp, Michele Alessi, “noi non condividiamo questo progetto. Bisogna rafforzare le forze di polizia ordinarie come i carabinieri, la finanza, la polizia di Stato e le altre polizie. Bisogna dare mezzi e strumenti a queste forze dell’ordine”. Il segretario del Siulp ha voluto sottolineare il fatto che al momento mancano uomini e mezzi. “Le auto sono ormai usurate” ha aggiunto “mancano gli uomini, gli organici sono ridotti all’osso, gli agenti che vanno in pensione non vengono sostituiti. Oggi manifestiamo per dare un segnale forte al governo affinché corregga la rotta. Bisogna potenziare la sicurezza: non la sicurezza privata ma una sicurezza di stato”.

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Pattuglie miste, se è un immigrato a portare l’uniforme

Agenti della Polizia di Stato

Una delle difficoltà maggiori è quella di identificare gli stranieri che commettono reati in Italia. Siano clandestini oppure provenienti da Paesi dell’Unione Europea, come la Romania, nel caso in cui abbiano dei precedenti penali diventano dei fantasmi. Non hanno documenti, usano decine di alias, si spostano di continuo. Vengono espulsi e rientrano in Italia più volte e rintracciarli per le forze dell’ordine diventa quasi impossibile.

Per questo il ministero dell’Interno ha cominciato la collaborazione con la polizia di alcuni Stati esteri. Il risultato sono squadre di investigatori miste, che riescono a collegare le persone fermate o i sospettati ai loro precedenti in patria e alle organizzazioni criminali.
Una soluzione non nuova. Ma che in queste ore, in cui le ripetute violenze sessuali (dal parco della Caffarella di Roma, a Bologna, a Milano) portano la firma di immigrati clandestini o di cittadini romeni, rappresenta la risposta istituzionale alla proposta delle ronde di residenti. Prima di tutto la Romania.

Da un paio di anni il Viminale ha promosso il progetto Itaro (Italia Romania, appunto), che prevede l’affiancamento di agenti romeni agli italiani. Il lavoro congiunto ha già dato buoni risultati, ad esempio, a Milano nel contrasto allo sfruttamento dei minori e ai reati informatici.
Nelle ricerche dei responsabili dello stupro al parco della Caffarella la collaborazione è stata intensificata. Due giorni fa a Roma sono arrivati i primi 15 ufficiali della polizia romena che affiancheranno la polizia italiana in questa e nelle altre indagini delle questure maggiormente coinvolte nel contrasto alla criminalità organizzata proveniente dalla Romania. Presto la task force, istituita in base ad accordi tra il capo della polizia Antonio Manganelli e il suo omologo romeno nel corso di numerosi incontri sia in Romania sia al Viminale, sarà rafforzata da altri 10 ufficiali romeni.

Dieci dei quindici agenti arrivati dalla Romania, spiega un comunicato della polizia di Bucarest, provengono dall’ispettorato generale e, fino al 15 aprile, lavoreranno insieme ai colleghi italiani in una nuova missione di collaborazione nell’ambito del progetto Itaro. Il progetto in passato è stato attuato anche nelle indagini sull’omicidio Reggiani (avvenuto a Tor di Quinto nell’ottobre 2007), quando arrivarono in Italia circa 35 poliziotti. Rimasero fino ad aprile 2008, quando furono sostituiti da altri 16 colleghi. Itaro ha consentito alle forze dell’ordine di arrestare in poco più di un anno alcune centinaia di cittadini romeni autori di reati in Italia.

“La sollecitazione è avvenuta a seguito del contributo decisivo dei poliziotti romeni nella soluzione di altri simili casi avvenuti in Italia, che hanno visto coinvolti dei cittadini romeni” negli ultimi anni, si legge ancora nel comunicato della polizia romena. I dieci agenti che provengono dall’ispettorato generale parlano molto bene l’italiano e parteciperanno a pattugliamenti misti per sostenere le autorità italiane nelle inchieste che vedono coinvolti dei romeni, facilitando così lo scambio di informazioni per la prevenzione e il contrasto della delinquenza. Gli altri cinque sono poliziotti di confine e, per un mese, aiuteranno i colleghi italiani a controllare i documenti di viaggio negli aeroporti e verificheranno se i romeni hanno le carte in regola in base alla legislazione italiana ed europea.

Il caso della polizia romena non è isolato. Pattuglie miste composte da poliziotti italiani e nigeriani lavoreranno presto nelle città. Lo scopo è di combattere il traffico di esseri umani e l’immigrazione clandestina. L’accordo di cooperazione tra Italia e Nigeria è stato sottoscritto ad Abuja dal capo della polizia Manganelli e dai vertici della polizia nigeriana. L’accordo, simile a quello già siglato con la Tunisia, punta a intensificare la lotta ai reati legati all’immigrazione illegale e spesso gestiti dalle organizzazioni criminali.

Il progetto pilota, coordinato dall’Interpol cui spetta proprio il compito di individuare eventuali legami tra le persone fermate e la criminalità organizzata nazionale ed internazionale, durerà due anni e vedrà lavorare insieme le forze di polizia dei due paesi. Verranno create squadre di polizia miste che opereranno in Italia per un anno: non solo alle frontiere, nei porti e negli aeroporti, ma anche nella città dove la presenza nigeriana è più radicata. Infine, l’accordo prevede dei corsi per i poliziotti nigeriani, che saranno organizzati dalla Direzione centrale per l’immigrazione e le frontiere della polizia italiana.

La Cassazione: “Il carabiniere con l’amante discredita l’Arma”

Carabinieri in alta uniforme,

“Nei secoli fedele”. Il motto dei carabinieri è una promessa di fedeltà, assoluta, alla Patria e all’Arma. E nei confronti della moglie (o del marito)? Fatti privati, si dirà.

E invece… Una sentenza della Cassazione diffusa oggi potrebbe dare un valido motivo di preoccupazione agli adulteri in divisa: il motivo? Chi ha un’amante “arreca disdoro” (tradotto: “disonore”, “vergogna”) alla Benemerita e un suo superiore può legittimamente chiedergli di troncare la relazione. La suprema Corte ha infatti confermato con la sentenza 24414 della Prima Sezione Penale la condanna a 4 mesi di reclusione militare inflitta dalla Corte d’appello di Napoli a un appuntato dei carabinieri ritenuto responsabile di insubordinazione, minaccia e ingiuria contro un luogotenente, comandante della stazione in cui prestava servizio.

Questi i fatti: l’ufficiale aveva rimproverato l’appuntato per la relazione extraconiugale che intratteneva con una donna del posto, anch’essa sposata: “Ora basta, devi smetterla di vederla”. Che il paese sia piccolo o grande, la gente mormora. Al rimprovero l’adultero aveva reagito chiamando “bugiardo, infame e ladro” il suo superiore e minacciando di tirargli addosso la scrivania. Da lì l’azione legale. Il giudice di Primo grado ha assolto l’imputato sostenendo che l’ingiuria e la minaccia dell’appuntato erano da ricondurre ”a un contesto di relazioni private e personali, estranee al servizio”. In pratica, per il Tribunale, il fatto che il carabiniere avesse un’amante non doveva interessare il suo capo. Sul ricorso del Pm, invece, la Corte d’appello aveva ribaltato il verdetto giudicando opportuno ”il richiamo del superiore all’osservanza, da parte dell’appuntato, della fondamentale norma che prescrive al militare di tenere ‘in ogni circostanza, condotta esemplare a salvaguardia del prestigio delle forze armate’, prescritta dall’articolo 545 del Regolamento di disciplina militare”.
Insomma, niente corna con addosso la divisa. O almeno, si usi discrezione. La Cassazione ha infatti confermato la sentenza, ribadendo che il rapporto extraconiugale “è ovviamente un fatto privato”, ma lo stesso non si può dire del richiamo del superiore, che quindi “è legittimo”, né della “illecita reazione dell’imputato”.

Il VIDEO servizio:

L’amaro sfogo di Manganelli: “In Italia indulto quotidiano”

Agenti della Polizia di Stato

In Italia c’è una vera situazione di “indulto quotidiano”. Tutti la conoscono, tutti ne parlano, “ma negli ultimi anni non s’è fatto niente”. Amaro e duro lo sfogo pronunciato dal capo della Polizia, Antonio Manganelli, intervenuto in commissione Affari costituzionali al Senato.
La situazione è dovuta dal fatto che la pena: “oggi è quando di più incerto esiste in Italia”; un qualcosa che rende “assolutamente inutile” la risposta dello Stato e “vanifica” gli sforzi di polizia e magistratura. “Non gioco a fare il giurista” prosegue “nè voglio entrare nelle prerogative del Parlamento, ma quella che abbiamo oggi è una situazione vergognosa”.
E il paradosso, denuncia Manganelli è quotidiano: “noi operatori delle forze dell’ordine viviamo tutti i giorni, quando arrestiamo qualcuno per uno dei reati di cosiddetta criminalità diffusa e scopriamo che quel qualcuno nell’ultimo semestre era stato già arrestato altre tre o quattro volte per lo stesso tipo di reato”.
Manganelli è intervenuto anche sul tema dell’immigrazione clandestina, ammettendo che gli strumenti a disposizione non consentono una azione adeguata. “Noi forze di polizia che diciamo che l’immigrazione clandestina va contrastata con un certo rigore” afferma Manganelli “rinunciamo già in partenza a qualsiasi possibilità di contrastare l’immigrazione clandestina”. E per spiegare le difficoltà del contrasto all’immigrazione clandestina Manganelli cita alcuni dati “inquietanti”.

“Dal 1 gennaio ad oggi, le forze dell’ordine hanno fermato oltre 10.500 clandestini per i quali hanno ritenuto di avviare le procedure di espulsione. Solo 2.400 di costoro hanno trovato posto nei centri di permanenza; gli altri 8mila hanno di fatto ottenuto un ’perdono sul campò e gli è stato consegnato un foglio di via, che equivale a un niente”.
E nel 2007 non è andata diversamente: “Abbiamo fermati 33.897 immigrati clandestini che dovevano essere avviati ai cpt e per i quali dovevano essere avviate le procedure di espulsione” spiega Manganelli. “Abbiamo trovato posto solo per 6.366 persone. 27mila sono stati destinatari di un foglio di via, naturalmente non accolto nella stragrande maggioranza dei casi”. E dunque, conclude Manganelli, “qualsiasi norma che possa rendere certa la pena, rendere effettiva l’espulsione attraverso l’adeguatezza dei centri e dei tempi di permanenza e qualsiasi cosa che vada in contro alla rapidità delle procedure è ben accetta”. Manganelli denuncia anche che il 30% dei reati di criminalità diffusa sono commessi da immigrati clandestini e un terzo della popolazione carceraria è composta da stranieri irregolari.

Napoli, De Gennaro non compatta i rifiuti, ma l’ala dura del movimento

Il nuovo commissario per l'emergenza rifiuti in Campania, Gianni De Gennaro (D) e il suo vicario, il generale di divisione Franco Giannini | Ansa

I rifiuti sono ancora lì. Coprono tutto. Puzzano e bruciano. Per il governo, per le forze dell’ordine, per il supercommissario Gianni De Gennaro la priorità, in queste ore, a Pianura come in molte altri centri campani, non è l’immondizia ma il mantenimento dell’ordine pubblico, visto che - come ha ammesso lo stesso questore di Napoli, Oscar Fiorolli - è in atto una forma di guerriglia “difficile da controllare”. Ma, più che le ecoballe, l’arrivo del poliziotto De Gennaro sembra per ora aver compattato la protesta da parte dell’ala più dura del movimento anti discariche. Infiltrato magari da chi, probabilmente, con gli uomini di De Gennaro aveva già avuto un incontro ravvicinato (e per niente cordiale) nel G8 del 17 marzo 2001 (qui un video), tenuto proprio nel capoluogo campano e a Genova a luglio dove trovò la morte Carlo Giuliani.

A tal proposito, proprio la senatrice del Prc Haidi Giuliani, madre del ragazzo ucciso, è la prima a protestare: “È inaccettabile che la soluzione di un problema che richiede da molto tempo ponderati interventi tecnici, venga invece affidato ad un esperto di repressione”.
Così dopo l’aggressione e il ferimento di sette pompieri a Pozzuoli (una vera e propria imboscata, messa in atto da circa trenta teppisti che, con i volti coperti da sciarpe o passamontagna, hanno prima appiccato il fuoco alla spazzatura poi hanno atteso l’arrivo dei vigili del fuoco e li hanno aggrediti), dopo i sassi lanciati contro i carabinieri, il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha convocato un vertice al Viminale per vederci chiaro “su questi ripetuti attacchi ai vigili del Fuoco”.

Ecco perché stridono, di fronte a quest’ulteriore emergenza, le parole di Gianni De Gennaro, che assicura come le risposte “non tarderanno: sono abituato a mantenere la parola”. “Ho bisogno di tempo” ha proseguito il supercommissario nella sua prima conferenza stampa, in Prefettura a Napoli, affiancato dal generale Franco Giannini, suo vice “per dare risposte credibili che siano frutto di una valutazione e di uno studio approfondito. Non lascerò nulla di intentato per proseguire su una linea risolutiva del problema nell’interesse dei cittadini”.

Ma la linea del dialogo con la popolazione auspicata da De Gennaro è stata tradotta dai manifestanti di Pianura in sassaiole che hanno alzato a livelli altissimi la tensione con le forze dell’ordine. Eppure, ha specificato ancora il supercommissario: “L’Esercito non svolgerà compiti di ordine pubblico”, ma metterà a disposizione i supporti logistici. Sempre che a Napoli non prevalga l’ala che ieri in un corteo ha scandito lo slogan: ”Il G8 ce l’ha insegnato, De Gennaro deve essere fermato”.

Il VIDEO servizio:

Tutti sparano sui poliziotti. Ma loro non sparano più (al poligono)

Agenti di polizia di pattuglia in piazza Duomo a Milano

La morte di Gabriele Sandri, ma anche l’imprudenza di agenti di polizia (o carabinieri) che sparano e uccidono un fuggiasco al posto di blocco. L’8 settembre scorso è successo a Ivrea, vittima una donna romena che aveva compiuto un furto ed è morta in ospedale, qualche anno fa a Napoli fece scalpore la morte di un 17enne passato davanti a una pattuglia in motorino senza casco. Fatalità o errore, chi lavora con una pistola nella fondina dovrebbe essere addestrato per usarla.

Ma quanto si esercitano i poliziotti al tiro con le armi? Poco, molto meno di quanto preveda la legge, non abbastanza. I primi a sostenerlo sono proprio i sindacati di polizia. In parte è colpa della carenza di personale, che impedisce la turnazione necessaria a staccarsi dal servizio alcune ore per sparare. Ma il vero problema sono i poligoni a disposizione delle forze di commissariati e questure. Troppo costosi da mantenere, spesso inagibili, a volte ristrutturati di tutto punto e con grossa spesa. Ma mai utilizzati.

“Succede quindi che”, spiega Giorgio Innocenzi, segretario generale del Consap, “se le regole prevedono per ogni agente 96 colpi all’anno da sparare con arma corta (circolare del capo della polizia numero 500/A/NTB.6/5979, del 19 aprile 1999), il 50 per cento del personale della Polizia di Stato non si addestra da almeno un anno”. Oppure che, pur di far mettere qualche crocetta sul libretto di tiro dei propri uomini, alcuni dirigenti li mandano a fare pratica in strutture non adatte. Ex cave, greti di fiumi, centri per il tiro a segno come quelli del Coni. “Solo che le munizioni in dotazione agli agenti, che sono para bellum, rovinano sagome e percorsi di questi poligoni e i gestori si rifiutano spesso di metterli a disposizione. E poi la trasferta arriva a costare alla pubblica sicurezza anche 70 euro al giorno”, aggiunge Innocenzi.

Oggi i poligoni sono ufficialmente una cinquantina, secondo una relazione del sindacato ne funziona poco più della metà. “Agli inizi degli anni ‘80 ne sono stati realizzati circa cento, mal distribuiti sul territorio, che nel ‘94 sono stati dichiarati tutti inagibili per problemi tecnici dall’Ispettorato dell’arma del genio. Negli anni successivi ne sono stati ristrutturati e riaperti circa cinquanta, appunto”, conclude Innocenzi. Ma dal 2001, considerato che restare al passo con le normative e mantenere i poligoni in buono stato è molto costoso, si è deciso di ricorrere sempre più spesso a strutture esterne. Il Consap segnala infine il caso del poligono di tiro della questura di Como, ristrutturato e tirato a lucido ma poi trasformato in archivio, perché mancano i fondi per la manutenzione.

Per affrontare questi problemi l’amministrazione della pubblica sicurezza sta pensando a un escamotage virtuale. Far addestrare i poliziotti al computer, con un programma di simulazione di tiro già usato negli Stati Uniti. Potrebbe funzionare.

Ma i tagli alle forze dell’ordine hanno creato altri problemi, ormai cronici. Volanti a secco di benzina, poliziotti costretti a usare il proprio pc per il lavoro d’ufficio o la propria macchina per le operazioni perché, stimano i rappresentanti di categoria, il 50 per cento del parco auto è fermo in officina in attesa di essere riparato, la Stradale di Roma che ha lavorato tutta l’estate con le divise invernali che ora che arriva il freddo si sono usurate.

Per questo il 1 dicembre, per dire che la misura è colma e contro la Finanziaria 2008, “che penalizza le forze dell’ordine”, i poliziotti hanno deciso di scendere in piazza a Roma. A quella che definiscono “la nostra più grande manifestazione da oltre dieci anni, ci aspettiamo 20 mila presenze” partecipa il 90 per cento dei sindacati di categoria: Siulp, Siap-Anfp, Silp-Cgil, Consap, Fsp-Ugl, Coisp, Uilps. Manca solo il Sap, che organizza una protesta parallela a Milano. “Contro un governo che si riempie la bocca con la parola ’sicurezza’, ma poi toglie risorse alla polizia”, spiega il segretario generale, Filippo Saltamartini. Anche il Cocer dell’Esercito, pur non scendendo in piazza, condivide con una nota le motivazioni dell’iniziativa degli agenti, definiti “interpreti anche del nostro profondo disagio”. Mentre il Cocer dei carabinieri promette “forme democratiche di contestazione”, se il governo approverà la norma che esclude “dai lavori particolari-usuranti gli appartenenti ai comparti di Sicurezza e Difesa”.

Anziani, soli e truffati. Vademecum anti fregatura

[i](Credits: Ansa)[/i]

Un uomo sui cinquant’anni, elegante e gentile, questa mattina ha bussato alla porta di Jolanda, 91 anni. Ha detto di essere un carabiniere, che ci sono in giro tanti poco di buono e di essere lì per controllare se era tutto a posto. L’anziana signora lo ha fatto entrare e mentre lui la distraeva, la sua complice ha rubato 400 euro.

Le denunce sono quotidiane. In estate, addirittura aumentano. A Milano nei primi 100 giorni di quest’anno i raggiri ai danni di anziani sono stati 92, in tutto il 2006 si è arrivati a 305 casi. Le forze dell’ordine cercano di limitare i danni e, ad esempio, nel capoluogo lombardo la polizia ha organizzato degli incontri nei commissariati dei vari quartieri dove viene spiegato come difendersi. Le regole da seguire e i consigli utili si trovano anche sul sito della Polizia di Stato, su quello dei carabinieri, su quello di Assoedilizia e sul portale della terza età, Intrage.

La prima precauzione è quella di non far mai entrare in casa sconosciuti, nel caso uno di loro bussi insistentemente, chiamare subito le forze dell’ordine o un vicino. Ricordarsi che gli operatori degli enti di fornitura di luce e gas non sono autorizzati a chiedere soldi e se uno di loro (o presunto tale) si presenta, fare sempre una telefonata di controllo all’azienda. Ma il consiglio più prezioso è quello di cercare di non restare troppo soli.

In Italia meno violenza che in Europa. Ma i cittadini hanno più paura

Poliziotti in azione
Criminalità (soprattutto quella micro) da una parte e agenti dall’altra. In mezzo, gli abitanti. Che assistono alla lotta con un senso d’impotenza e di insicurezza sempre più crescente. Nonostante i dati non siano allarmanti. Almeno quelli contenuti nel rapporto messo a punto da Transcrime, istituto di ricerca sulla criminalità transnazionale delle Università Cattolica di Milano e di Trento parlano chiaro: l’Italia non è un Paese violento. Soprattutto se messo a confronto con il resto d’Europa.
Leggendo lo studio (che prende in esame il trend criminale dal 1985 al 1995) sull’andamento della criminalità in Europa, risulta che sia il Nord del continente la zona dove si verificano più omicidi, mentre nella penisola, almeno per quel che concerne questo reato gravissimo, le statistiche sono più rassicuranti.
E questa è una novità: la violenza da noi sembra “esprimersi sempre meno in omicidi e sempre più in una pluralità di comportamenti differenti, proprio come un fiume in piena che, frenato da un ostacolo, si disperde in molti rivoli prima di arrivare alla foce”.
Spiega il direttore dell’istituto Ernesto Savona: “L’uso di alcol e droghe ha invertito il vecchio cliché secondo cui nei paesi caldi ci sono più delitti personali e in quelli freddi più furti, rapine. I risultati della ricerca ci dicono che noi italiani abbiamo paura indipendentemente dai rischi concreti”.
Ecco i numeri: decresce l’andamento degli omicidi nell’Europa dei 15, che passa da 1,7 ogni 100 mila abitanti nel 1995 a 1,2 nel 2005. Il calo riguarda anche il nostro Paese perché, sempre nel periodo preso in esame, c’è un autentico abbattimento del tasso di morti violente nelle Isole (da 3,8 a 1,4), e comunque una diminuzione nelle regioni del Sud (da 3,1 a 1,8), mentre al Nord non si registrano variazioni di rilievo. Un abbassamento del numero degli assassinii nel Mezzogiorno secondo al ricerca è dovuto alla fortunata e tenace lotta contro la mafia siciliana che, dopo l’arresto di Totò Riina e Bernardo Provenzano, ha cambiato pelle e strategia. Per i ricercatori, è la Finlandia, con i suoi 5,2 milioni di abitanti, “a registrare la condizione peggiore”: picco di 3 omicidi ogni 100 mila abitanti nel 2001 e 2,8 nel 2004, seguita dal Belgio (1,9 nel biennio 2004-2005).
Una sottolineatura a parte merita il capitolo su reati violenti come risse, lesioni, violenze sessuali. Nel decennio 1995-2005, in Italia c’è stato un aumento di denunce, “dovuto anche a una diversa rilevazione dei dati”: la percentuale più alta riguarda il Centro (191,9) che registra anche un più 357,3 per quanto riguarda le violenze sessuali. L’Europa del Nord resta comunque la più a rischio: soltanto nel Regno Unito viene presentato l’85 per cento del totale delle denunce. E allora perché tanta paura tra i cittadini italiani? “I nostri dati su Milano, per esempio, non sono allarmanti, ma i cittadini si sentono ugualmente insicuri perché aumentano le rapine, i furti d’auto e negli appartamenti”. Secondo Savona la richiesta di agenti sarebbe solo un provvedimento tampone, altre le necessità: “Bisogna potenziare la sorveglianza elettronica con strumenti avanzati in luoghi appropriati e fare investimenti massicci di prevenzione precoce con genitori e insegnanti per ridurre le cariche di aggressività nei bambini, possibili futuri criminali”.

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