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Federalismo: la Camera vota. Il Pd si spacca sull’astensione

Il segretario del Pd Dario Franceschini

Da possibile “cavallo di Troia” del centrodestra, era divenuto il tallone d’Achille delle tre opposizioni, che avevano deciso di votare in modo diverso. Il disegno di legge sul federalismo fiscale aveva registrato tre risposte differenti da Pd (astensione), Italia dei Valori (voto a favore) e Udc (contraria). Ma la scelta di astenersi da parte del segretario Franceschini ha rischiato di far vacillare i già precari equilibri tra i dirigenti democratici.

Nelle ultime ore, erano infatti sensibilmente aumentati i malumori contro la decisione di astenersi sul progetto simbolo della Lega Nord. Eppure, la direzione del partito non aveva perso le speranze di ricompattarsi attorno a una decisione unitaria, senza passare per l’ennesima dimostrazione di debolezza nei confronti di un elettorato che “non avrebbe capito”.
Ecco perchè, fino a qualche ora fa, Dario Franceschini spiegava che sul tavolo potevano esserci solo due possibilità: “O votare ‘no’ sin dall’inizio al Senato e quindi trovarsi un provvedimento rispondente alle vecchie logiche della Lega, cioè l’antimeridionalismo, oppure lavorare per migliorare il testo, come è avvenuto”.
Una spiegazione che però non ha soddisfatto i “ribelli” del Pd: all’assemblea del gruppo parlamentare, in undici hanno votato così contro la proposta di astensione fatta dal capogruppo Antonello Soro. E sono nomi quasi tutti di un certo peso: tra gli altri, spiccano quelli dell’ex ministro agli Affari Regionali Linda Lanzioltta, Pierluigi Mantini (l’onorevole malamente apostrofato da Fassino in Transatlantico qualche mese fa), Furio Colombo, Renzo Lusetti, Giulio Santagata e Sandra Zampa (portavoce di Romano Prodi).
Franceschini ha però ribadito che i deputati dovranno filare dritti e compatti, visto che questo non è un “tema in cui si applica la libertà di coscienza”. La votazione, prevista per questa sera, vedrà dunque l’astensione compatta di tutti i parlamentari, anche perchè molti dei contrari alla linea del partito hanno già fatto sapere che si adegueranno alle scelte del leader del Pd.
Lusetti, ad esempio, dopo aver detto di essersi “espresso contro l’astensione al voto finale sulla riforma del federalismo per questi punti critici: delega troppo ampia conferita al governo in materia; mancanza di un equilibrato riassetto delle competenze tra potere centrale e poteri locali; carenza di una coesione fiscale nazionale che garantisse di affrontare il problema del debito pubblico”, ha precisato di volersi comunque attenere “alla disciplina di gruppo e alle direttive indicate dal mio partito soprattutto in quanto, a differenza della questione del testamento biologico, non mi trovo, in questo caso, davanti a un problema di coscienza”.

Almeno per un attimo, il vecchio sogno del “centralismo democratico” pare dunque essere tornato, in casa del Pd, scongiurando così un ammutinamento che, viste le ultime turbolenze, avrebbe potuto avere conseguenze inattese e imprevedibili.

Franceschini:”Premier truffa gli elettori”. Berlusconi ai Popolari:”Difendere sacralità della vita”

Il premier Silvio Berlusconi
La campagna per le Europee è già cominciata, lo si vede dalle mosse dei leader dei due schieramenti: Berlusconi è intervenuto al convegno dei Popolari Liberali di Giovanardi che confluiranno nel Pdl, scaldando la platea con una difesa della Chiesa. Mentre Franceschini cerca di riorganizzare il Pd in vista delle prossime scadenze elettorali, parlando di alleanze e candidature. “Sfiderò Berlusconi, ma sulla serietà” ha detto oggi Dario Franceschini, parlando all’assemblea dei circoli del Pd. “Il premier truffa gli elettori” ha continuat “perché si candida come capolista insieme ad altri ministri per un parlamento, quello europeo, in cui non metterà mai piede”. L’attacco del segretario Pd è ancora una volta sull’economia: “non diamo la colpa della crisi a Berlusconi” ha affermato, “ma l’impatto nei diversi paesi dipende dalla fragilità delle misure messe in campo dai rispettivi governi”. Per Franceschini non è l’ora di riforme strutturali ma di emergenza e lo spiega con una metafora: ”Quando dalle mie parti straripa il Po la gente accantona le liti, e lavora insieme a mettere i sacchetti di sabbia sugli argini; passata l’emergenza si ragiona poi sugli aggiustamenti strutturali”.
Il leader democratico però non chiude la porta sul piano casa: “Siamo pronti a lavorare per la sburocratizzazione delle procedure; siamo pronti a dire sì alla demolizione e alla riedificazione di edifici vecchi che non rispondono ai moderni criteri energetici, anche con un premio di metri cubi in più. Ma quello che non possiamo accettare è che tutti possano ampliare del 20% la cubatura, perché diventerebbe una devastazione delle città”.
La strada del Pd verso le prossime scadenze elettorali passa comunque verso le alleanze. Tema spinoso: il segretario ringrazia Veltroni per “averci portato fuori da una situazione come quella dell’Unione, che mi fa venire i brividi”, ma poi sconfessa la linea dell’ autosufficienza, “troveremo degli alleati e il rapporto con loro sarà solido”.
Da parte sua, il premier si prepara alla nascita ufficiale del Pdl e oggi ne ha parlato intervenendo al convegno dei Popolari liberali dell’ex Udc Carlo Giovanardi. “Rispettiamo la Chiesa e ne difendiamo la libertà anche quando si trova a proclamare concetti difficili e impopolari” ha detto Berlusconi, ma ”non ripercorreremo la via di quel collateralismo con la Chiesa che è stata la linea della Democrazia Cristiana - ha spiegato il premier - crediamo nell’autonomia , nella sovranità della politica rispetto alla Chiesa, ma crediamo anche che la Chiesa possa e debba parlare liberamente e svolgere quello che è un suo insostituibile ruolo nella società”. Ha poi spiegato il suo punto di vista sui temi etici, che applicherà nel Pdl: “è un partito laico e ci sarà libertà di coscienza” ma “non rinunceremo a indicare una linea”. “Cerchiamo e cercheremo - ha concluso - sempre soluzioni il piu’ possibile condivise, con un punto di riferimento che consideriamo irrinunciabile, la sacralità della vita e la dignità della persona”.

Franceschini propone, Berlusconi rifiuta: “Assegno di disoccupazione? Non si può”

Manifestazione di disoccupati
Un assegno per chi perde il lavoro nella tempesta della crisi. A tutti, compresi i precari che sono fuori dagli ammortizzatori sociali. La proposta-sfida lanciata dal neosegretario Pd Franceschini fa discutere: “Il governo lo faccia con un decreto, ne fa tanti, noi lo voteremo”. Nella maggioranza c’è chi risponde con sarcasmo e chi invece ragiona sulla proposta e la sua effettiva fattibilità. Ma il presidente del Consiglio, da Bruxelles, risponde con un “No” inequivocabile. “Ci costerrebbe 1,5 punti di Pil e abbiamo il debito troppo alto. Piacerebbe a tutti noi fare ancora di più, ma viviamo in un sistema che è quello dell’Europa che ci impone vincoli e abbiamo altri vincoli dovuti all’enorme quantità di debito pubblico che abbiamo ereditato” dice il premier.
Per Franceschini, invece, le risorse si possono trovare senza aggravare troppo il bilancio statale: ”L’ accompagnamento ai lavoratori in uscita”, così lo chiama il leader Pd in tv da Fabio Fazio, “potrà essere finanziato da più voci come ad esempio il taglio della spesa pubblica contro gli sprechi, ma soprattutto dalla lotta all’evasione fiscale che in Italia si stima sia intorno ai 110 miliardi. Da quando hanno iniziato a governare loro, gli studi dicono che è aumentata di 7-8 miliardi”. “Basterebbe recuperare il 10% dell’evasione - ha aggiunto - per finanziare queste cose”.
“Faccia proposte concrete - è l’invito del ministro della Funzione Pubblica Brunetta -, quelli che hanno perso il lavoro e i cassaintegrati l’assegno ce l’hanno già. Se vuole al segretario Franceschini gli dò un po’ di lezioni di economia del lavoro…”, mentre si mostra più possibilista il deputato Pdl Benedetto Della Vedova: ”Se, ad esempio, fossero Franceschini e magari anche Epifani a proporre al Governo di intervenire con un blocco delle pensioni di anzianità in modo da liberate immediatamente nuove risorse per gli ammortizzatori sociali, allora la proposta diverrebbe di stringente ed immediata utilità e non potrebbe rimanere inascoltata. Questa, infatti, sarebbe la via per un intervento efficace, rispettoso dei necessari equilibri finanziari ed equo dal punto di vista intergenerazionale”.
A difesa di Franceschini interviene il suo probabile futuro avversario per l’egemonia nel Pd, Pierluigi Bersani: ”Ci si dice di presentare una proposta tecnica. L’abbiamo fatto. Ci si dice che facciamo demagogia. Abbiamo presentato un progetto di manovra economica che indica risorse e coperture. Ci si dice che il governo ha già provveduto con otto miliardi per gli ammortizzatori. I precari sono fuori da quelle misure e peraltro di quei miliardi fino ad oggi si sono visti pochi spiccioli”.
”La nostra proposta è seria e va presa sul serio - ha concluso - Il governo prenda atto finalmente della enorme gravità di questa crisi”.

Franceschini: “Assegno a chi perde il posto di lavoro”

Dario Franceschini
Dario Franceschini non ha intenzione di fare da semplice traghettatore. Oggi, da leader pro-tempore del Pd ha lanciato una proposta-sfida al governo: “La prima proposta contro la crisi è di dare un assegno mensile di disoccupazione per tutti quelli che perdono il posto di lavoro”, ha detto Franceschini a Bari, intervenendo a una manifestazione nel teatro Piccinni di Bari. “Berlusconi porti il provvedimento in aula. Se vuole presenti pure un decreto legge e noi lo sosterremo - ha aggiunto Franceschini-. Ci accusano del fatto che diciamo solo dei no? Diciamo invece a Berlusconi: faccia un decreto, ne ha fatti tanti, e noi in parlamento lo sosterremo perché qui l’urgenza c’è”.
Un commento sarcastico alla richiesta di Franceschini arriva da Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia: “A fare proposte e promesse sono bravi tutti, il problema è la realtà” dice Capezzone, “Con cosa li pagheremmo gli assegni di Franceschini? Con il tesoretto inesistente di Prodi?”
La proposta del segretario Pd giunge nello stesso giorno della manifestazione Cgil a Torino, che ha raccolto secondo gli organizzatori 60mila persone (10mila per la questura). In testa al corteo lo striscione “Contro la crisi una soluzione c’è: lavoro e contratti”. Dal palco proteste contro le nuove normative sugli scioperi e il ricorso eccessivo alla cassa integrazione.
LEGGI ANCHE: 2009, annus horribilis per i precari: 60mila posti in meno al mese

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