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La comunicazione politica digitale nell’era del web 3.0 - L’INTERVISTA (2)

Francesco Pira

Francesco Pira

Prima parte: parla Alberto Castelvecchi

La comunicazione digitale ha davvero cambiato la politica italiana? Quanto conta per un leader politico la presenza sui social network?  Come si possono promuovere esperienze partecipative digitali? Ne abbiamo parlato con il professor Francesco Pira, autore del libro «La net comunicazione politica. Partiti, movimenti e cittadini-elettori nell’era dei social network» che è considerato il più aggiornato studio su un tema di cui oggi, nel nostro paese, si parla ancora troppo poco: la scarsa presenza dei grandi partiti italiani nel dibattito pubblico in rete. E questo, all’indomani del lancio di un nuovo portale, PdL.it, che tutti gli esperti di comunicazione digitale con cui abbiamo parlato considerano tecnicamente all’avanguardia, in grado cié di aprire quel canale di dialogo con gli elettori che oggi appare imprescindibile per vincere la battaglia della comunicazione digitale. Basterà? Continua

On e off line: vale la stessa norma. “Perché Facebook è lo specchio della società”

Un gruppo su Facebook contro Massimo Tartaglia, l'aggressore di Berlusconi | (Ansa)

Un gruppo su Facebook contro Massimo Tartaglia, l’aggressore di Berlusconi | (Ansa)

“La Rete deve rimanere libera e non ha bisogno di restrizioni, perché è lo specchio della società“. Lo dice con sicurezza Francesco Pira, sociologo della comunicazione e professore di Relazione pubbliche all’ateneo di Udine. Panorama.it lo ha contattato per capire il fenomeno dei gruppi pro Tartaglia e della campagna di odio verso il premier, comparsi sui social network, e le reazioni della classe politica, che ha proposto norme più stringenti sul web. Leggi l’intervista

Antipolitica? La Casta impari a spogliarsi su YouTube

Ferve il lavoro di Senatori e Deputati per definire nuovi meccanismi elettorali. In tutti prevale la nobile intenzione di trovare soluzioni che garantiscano sicurezza e stabilità .<br /> [i](Credits: [url=http://uberg.ods.org/]Gianfranco Uber[/url])[/i]<br />
La nuova macchina elettorale per garantire stabilità

Chiusa in se stessa (o nelle stanze del Palazzo), quando tenta di uscire e mostrarsi alla gente, la “Casta” zoppica. Perché non conosce bene le forme di una comunicazione in grado di raggiungere tutti i suoi elettori. E sui nuovi media (sul web, in particolare) è in continuo ritardo. Tanto che la rete è appannaggio degli outsider stile Grillo.
Sono le conclusioni a cui sono giunti il sociologo Francesco Pira, professore di comunicazione pubblica e sociale e relazioni pubbliche dell’Università degli Studi di Udine, ed il giovane esperto di comunicazione Luca Gaudiano, Consulente del Ministero delle Politiche Agricole in un volume appena uscito in un’edizione aggiornata e rivoluzionata de La Nuova Comunicazione Politica. Dal volantini al blog, dalla radio a Second Life, edito dalla Franco Angeli.
“Abbiamo voluto mettere in evidenza le potenzialità e gli aspetti più innovativi che l’era digitale offre alla comunicazione di partiti e candidati, e che dai più non vengono sfruttate, e nemmeno studiate e comprese a pieno”, esordisce il professore.

Pira, non sarà mica questa poca familiarità con le nuove tecnologie a tenere la politica italiana lontana dai giovani?
E invece sì. Con le dovute e lodevoli eccezioni, la distanza delle nuove generazioni dall’attività politica non dipende dalla poca voglia dei primi. Una ricerca della Unione Europea, ripresa anche dalla Doxa, lo dimostra. Piuttosto dipende dal fatto che la politica è per i ragazzi incomprensibile. E dal loro punto di vista hanno ragione: come si fa ad appassionarsi al dibattito su “Mattarellum”, “Porcellum” e “Vassallum”?
Eppure nei talk show politici in tv se ne parla quotidianamente…
Infatti i giovani mica la guardano la tv. Anzi, la fanno: coi telefonini o con le videocamere digitali e poi postano tutto su YouTube. Il piccolo schermo conquista ormai solo un pubblico di indecisi e anziani. Le persone più acculturate e ideologizzate cercano risposte altrove.
Sul web. Ma è lì, come lei sostiene, che la politica tentenna?
Sì. Abbiamo notato dei passi avanti rispetto alle precedenti ricerche, ma la situazione è ancora in fieri. Siamo fermi allo stadio della consapevolezza: il Pd pare aver capito che per raggiungere tutti i suoi elettori, soprattutto quelli più giovani, era giunto il momento di aprire un sito basato sulla bidirezionalità.

Cioè?
Sul dialogo continuo tra leader e popolo. O tra gli apparati e la gente. Quando Veltroni parla di partito fluido un po’ intende anche questo, credo.
E nel centrodestra?
So che stanno rifacendo il sito di Forza Italia, anche alla luce del lancio del nuovo partito di Silvio Berlusconi. Speriamo che lo facciano più aperto, cioè che non si limitino a un sondaggio online per la scelta del nome o alla possibilità di scaricare documenti e dossier. Ma che sia uno spazio di continuo contatto tra il partito e chi lo vota.
All’estero succede così?
Sì: se voglio mandare una mail al presidente degli Stati Uniti d’America, vado sul sito di Bush e lo faccio, sapendo che qualcuno mi risponderà. E così su quello di Nicolas Sarkozy o della Ségoléne Royal. Non è un caso che la Royal abbia investito nella campagna elettorale in rete ben due milioni di euro, Sarkozy un milione e Bayrou 500 mila. Non è un caso che il cancelliere tedesco Angela Merkel, settimanalmente, risponda dal suo sito, in video chat, ai suoi concittadini.
Uno scenario impensabile da noi?
Diciamo: ancora di là da venire. Per farlo ci vogliono investimenti sul fronte delle risorse umane. Se i partiti e le istituzioni assumessero gruppi di giovani a cui affidare la comunicazione sarebbe perfetto: la “Casta” diventerebbe meno distante e comincerebbe a parlare un linguaggio a tutti comprensibile.
Insomma, più YouTube per tutti
Se la vogliamo dire con uno slogan…

No profit, no web: i siti del terzo settore non superano la prova

La home del sito di Banca Etica
Il mondo del volontariato sul web non è efficace e non riesce a dialogare con i giovani. Lo dice una ricerca del gruppo di lavoro della dell’Università degli studi di Udine, coordinato da Francesco Pira, docente di Comunicazione sociale e pubblica e Relazioni pubbliche. Il rapporto ha preso in considerazione 23 siti, divisi per otto aree tematiche: pubblica assistenza, volontariato, tutela dell’ambiente, protezione animali, donazione del sangue, economia sociale, tutela dei minori e diritti umani. Di questi soltanto sei sono risultati accessibili: Wwf, Fare Verde, Altro Mercato, Banca Etica, Unicef, Emergency e Telefono Azzurro, che però ha soltanto la possibilità dell’ascolto audio di alcuni contenuti.

“Rispetto alla rilevazione del 2006″, spiega il professor Pira, “è cambiato pochissimo e le critiche che avevamo mosso non sono state raccolte. Non sono aumentati gli investimenti”. Alcuni miglioramenti ci sono stati, soprattutto nelle pagine di Wwf, Altro Mercato, Nessuno Tocchi Caino ed Emergency. Ma l’unica novità viene da Green Peace che trasferisce su You Tube le immagini di alcune attività importanti. Emercgency ha mantenuto alti gli standard dei contenuti, mentre Avis, Fratres e Caritas hanno compiuto piccoli passi in avanti. Nell’insieme, però, il lavoro svolto non è soddisfacente. Secondo Pira questo accade perché “il mondo del volontariato non si fida della rete e forse preferisce concentrarsi in attività sui territori. Ma le due cose non sono incompatibili. C’è un forte bisogno di trovare sul web risposte a quesiti che magari tantissime donne e uomini, ragazze e ragazzi mai riuscirebbero a porre di persona ma potrebbero invece farlo attraverso una mail o un sms”. Scarsa anche l’attenzione per le fasce deboli: “L’accessibilità per i non vedenti, gli ipovedenti e le persone che non fanno uso degli arti è quasi nulla. Non c’è, come abbiamo già detto in passato, nessun obbligo di legge al contrario che per i portali pubblici, ma rimane quello etico-morale”, sottolinea Pira.

Insomma, a fronte di una richiesta sempre maggiore degli utenti (soprattutto giovanissimi), le associazioni italiane non riescono a dare risposte soddisfacenti e non sanno utilizzare il mezzo più immediato a loro disposizione: internet. “Anche perché”, dicono dall’università di Udine, “il volontariato a differenza della politica, delle istituzioni e delle imprese non ha utilizzato e non utilizza per implementare i contenuti i laureati in Relazioni pubbliche o Scienze della comunicazione che hanno il giusto know how per lavorare a questi progetti”.

Politici e web: si cercano, ma non si trovano


Politica e Internet provano ad andare d’accordo. Nell’era della globalizzazione fioriscono siti, blog e persino sezioni distaccate dei partiti nostrani in quel di Second Life. La rete e il Palazzo si tendono una mano. Anche se, sarebbe il caso di dire, si cercano ma spesso non si trovano. L’anteprima del monitoraggio annuale dei siti politici curata dal Francesco Pira professore dell’Università di Udine, che Panorama.it pubblica in esclusiva, rivela che i primi della classe sono i parlamentari della Margherita.
Paolo Gentiloni, Ministro delle Comunicazioni, ha il sito più agile, animato e longevo, con un archivio che risale al 2005. “Ci sono poi” spiega Pira “Linda Lanzillotta, con un blog che sembra essere nato di recente, nel novembre 2006, ma che è ben costruito sotto il profilo delle notizie personali, anch’esso aggiornato e frequentato da utenti commentatori”.

Dario Franceschini raccoglie consensi in base ai criteri della ricerca che tengono conto di voci quali grafica, usabilità, contenuti e comunicazione interattiva. Tra gli esponenti del Governo, grande successo riscuote il blog di Antonio Di Pietro. Il Ministro, reduce da una sfortunata esperienza su Second Life, dove aveva cercato di creare una sezione politica, generando una violenta rivolta degli avatar, conta almeno un centinaio di commenti per ogni intervento pubblicato, scrive quotidianamente e ha un’agenda sempre aggiornata. Tonino posta video anche su Youtube e dice così la sua sui principali fatti del paese. Diligente e moderno, come il collega di Forza Italia Antonio Palmieri, il migliore in forza al centrodestra. Grazie ad una newsletter, sostengono sempre all’Università di Udine, Palmieri mantiene un contatto costante con il suo elettorato e risponde puntualmente alle mail, tanto da essersi guadagnato il titolo di miglior sito personale in diverse rilevazioni. Di buon livello anche i siti personali di Luca Volonté e Carlo Giovanardi dell’Udc. Decisamente sottotono sono invece altri colleghi della Casa delle libertà, mentre si guadagnano una citazione di merito il radicale Marco Cappato e la versione blog del sito della Lega Nord. E dire che a Montecitorio è nata anche un’associazione ad hoc Amici delle nuove tecnologie.

A proposito di politica nella blogosfera, da una ricerca condotta da Giuseppe Veltri della London School of Economics su un campione di oltre 1100 blogger, con la collaborazione delle tre principali piattaforme di blogging italiane(Dada.net, Splinder e il Cannocchiale), risulta che il profilo dei blogger politici italiani è in maggior parte costituito da adulti di sesso maschile (71%), di buon livello culturale, orientati a sinistra (solo il 27% dei blog si colloca a destra). “Nel caso dei politici” come spiega lo stesso autore della ricerca “il blog è visto come il passo successivo al sito personale. La maggioranza dei blogger ritiene l’utilizzo del social networking lo strumento di un politico per promuovere eventi, dibattiti, manifestazioni, in altre parole per mobilitare il proprio elettorato”. Il 47% degli interpellati considera i blog come una fonte complementare ai media tradizionali e giudica meglio i politici che decidono di interagire con il proprio elettorato. In pratica, quelli che rispondono alle mail e si aprono ai commenti dei visitatori dei loro siti.

Spifferi dal Transatlantico
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Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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