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Franco-Frattini

Quegli assegni in bianco a Muahammar Gheddafi

Il leader libico Muammar Gheddafi (S) con il ministro degli Esteri, Franco Frattini (Ansa)

Il leader libico Muammar Gheddafi (S) con il ministro degli Esteri, Franco Frattini (Ansa)

Di Annalisa Chirico

Intervista al Ministro Frattini su La Stampa. Un anno fa, non di più. Continua

Libia, ora Frattini alza la voce: «Gheddafi fermi il bagno di sangue»

Il ministro degli Esteri Franco Frattini durante l'informativa sulla situazione in Libia alla Camera dei Deputati

Il ministro degli Esteri Franco Frattini durante l'informativa sulla situazione in Libia alla Camera dei Deputati

Ha chiesto all’Europa «di fare l’Europa nella gestione dei flussi migratori» perché non possono essere solo l’Italia,   Malta, Cipro e la Grecia, i Paesi più esposti del Mediterraneo, ad accollarsi  i costi economici e sociali derivanti dal possibile arrivo sulle coste di 250-350mila disperati provenienti dalla Libia e dai paesi del Nord Africa. Ma ha chiesto anche a tutte le forze politiche italiane il massimo dell’«unità possibile» di fronte a un’emergenza, come quella libica, che è «potenzialmente drammatica per gli sviluppi in tutto il bacino del Mediterraneo». Continua

Opposizione a colpi di denunce

Toghe rosse all'inaugurazione dell'anno giudiziario - foto di repertorio (Ansa)

Toghe rosse all'inaugurazione dell'anno giudiziario - foto di repertorio (Ansa)

Che il premier sia da almeno 15 anni oggetto di una «particolare attenzione» da parte di alcuni pm, ossia da quando è sceso in politica nel 1994, e che le sue vicende giudiziarie rischino di far cadere il governo, in particolare dopo l’ultima inchiesta sul caso Ruby della procura di Milano in cui è accusato di prostituzione minorile e concussione, ormai lo sanno anche i sassi. Ma che ormai lo scontro politico si sia trasformato in battaglia a suon di carte bollate, querele, denunce, minacce di denunce  è una novità degli ultimi giorni che rischia di trascinare il Paese in un conflitto istituzionale permanente. Continua

Frattini: «Autentiche le carte sulla casa di Monte-Carlo»

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini,in una foto dell' 8 aprile 2010 a Palazzo Chigi a Roma. (Ansa/Ettore Ferrari)

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini,in una foto dell' 8 aprile 2010 a Palazzo Chigi a Roma. (Ansa/Ettore Ferrari)

Si aggrava la posizione di Gianfranco Fini dopo il discorso che ha tenuto in Senato Franco Frattini, il ministro degli Esteri  italiano venuto in possesso degli scottanti documenti sulla proprietà della casa di Monte-Carlo provenienti dal paradiso fiscale di Santa Lucia. Quei documenti, che certificherebbero come dietro alle due società offshore che hanno acquisito l’immobile ci sia Giancarlo Tulliani, il cognato del presidente della Camera, sono stati definiti «autentici» dal primo ministro di Santa Lucia, ha detto il titolare della Farnesina nella risposta all’interrogazione del PdL Luigi Compagna.  Ora, ha voluto aggiungere il ministro, sono stati messi a disposizione della procura di Roma già titolare dell’inchiesta. «Sarà la procura della Repubblica, se lo riterrà, a farne uso».

Di certo  c’è anche, lo ha stabilito la procura, che quell’immobile che Alleanza Nazionale aveva ricevuto in eredità da un’anziana militante, fu venduto a 300 mila euro, quando ne valeva  819 mila e che, secondo il premier dell’isola caraibica, l’acquirente è proprio Tulliani. Continua

Wikileaks: anche i Paesi (a volte) hanno diritto al segreto


Wikileaks ha pubblicato sul proprio sito i documenti del Dipartimento di Stato Usa (ANSA / www.wikileaks.org)

La pubblicazione dei report del Dipartimento di Stato Usa da parte di Wikileaks farà discutere a lungo. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha parlato di “un 11 settembre per la diplomazia”. Un giudizio esagerato? Probabilmente no, visto che tutti i quotidiani e i siti internet del mondo riportano i contenuti di mail, dossier e quant’altro sia stato scambiato tra i vari responsabili delle ambasciate Usa nel mondo dal 2000 ad oggi, rischiando di compromettere la politica estera di Obama. Continua

Wikileaks: c’è di tutto e ce n’è per tutti

FILE BRITAIN WIKILEAKS RELEASE 250,000 NEW DOCUMENTSDei quasi 250 mila documenti segreti della diplomazia americana (3.012 sull’Italia) contenuti nei file di Wikileaks, ne sono stati resi pubblici finora soltanto una parte. Ma le bombe sganciate su internet da Julian Assange, il fondatore di questo sito che ha  sostituito Bin Laden nella top ten dei nemici della Cia, stanno già esplodendo in serie, una dopo l’altra. Colpendo in tutte le direzioni e rischiano di compromettere in modo serio, secondo la Casa Bianca, i rapporti diplomatici tra Stati e le relazioni anche personali tra centinaia di rappresentanti americani all’estero e i governi ospitanti. Continua

Parla Frattini: sugli sbarchi, Franceschini e Lega disastrosi

Un barcone di migranti

di Stefano Brusadelli

“Sono sconcertato dall’atteggiamento dell’opposizione. In tutta Europa il tema dell’immigrazione è considerato una questione di interesse nazionale, sulla quale maggioranza e opposizione si confrontano. Ovunque, tranne che in Italia, dove l’opposizione specula anche sulle tragedie, pur di attaccare il governo”. Solitamente misurato fino ai limiti dell’algore, stavolta Franco Frattini sembra davvero furibondo.
E in questa conversazione con Panorama il ministro degli Esteri ne ha per tutti: per il Pd (non tutto, però) e per l’Idv, per le intemperanze della Lega, per gli egoismi dei nostri partner nordeuropei e dei nostri vicini maltesi. Sul caso dei naufraghi il ministro fatto per regalargli troppo riposo. L’anno scorso scoppiò il conflitto tra Russia e Georgia. Stavolta sulla quiete ferragostana si è abbattuto il caso dei cinque naufraghi eritrei raccolti nei pressi di Lampedusa (forse gli unici sopravvissuti tra 78 partiti dalla Libia), che ha aperto il vaso di Pandora delle polemiche.

Con il governo accusato di inumanità e ritenuto quasi responsabile di strage; e a sua volta accusatore del centrosinistra e della Ue, che continua a considerare gli arrivi via mare dei disperati africani come un problema dei soli paesi mediterranei.
A indignare Frattini sono l’arrivo di una mozione contro l’esecutivo italiano annunciata al Parlamento europeo dal gruppo dipietrista e la (pubblicizzata) visita del segretario del Pd Dario Franceschini (secondo il quale il governo “è razzista e xenofobo”) a due dei naufraghi eritrei ricoverati a Palermo. “All’Italia” dice il ministro “si deve il salvataggio, non l’abbandono. Noi abbiamo salvato più vite in mare di tutti gli altri paesi europei messi insieme. Non dico che sull’intera politica estera l’opposizione debba avere un atteggiamento costruttivo, ma almeno sulle questioni che toccano la vita e la morte. I nostri partner europei sono stupefatti. Io stesso, negli anni trascorsi a Bruxelles da commissario europeo, non ho mai visto niente di simile. In Spagna il Pse di Zapatero ha sull’immigrazione un atteggiamento ben più rigido di quello italiano, eppure mai il Ppe ne ha fatto oggetto di speculazioni politiche fuori dai confini. Ecco dove sta l’anomalia italiana, ecco perché continuiamo a non essere un paese normale: a causa dell’ossessione antiberlusconiana che acceca l’opposizione, la porta a danneggiare persino il proprio paese”.
Viene da chiedere, ascoltando toni così aspri, se il titolare della Farnesina scorga vie d’uscita, occasioni di ricucitura, con la legislatura appena agli inizi. “Franceschini” è la risposta “ha cominciato male. Quella visita ai sopravvissuti con telecamere e giornalisti al seguito è stato un passo sbagliato. Sarà stato probabilmente influenzato dal clima congressuale, ma registro che Pier Luigi Bersani non l’ha seguito su questo terreno, e ciò va sottolineato. Dopo il congresso, con chi uscirà vincitore desidero francamente un confronto a tutto campo su politica estera, politica mediterranea e di immigrazione. Certo, se dovessero vincere Franceschini o Ignazio Marino non mi faccio molte illusioni”.
Ma non solo per Bersani il ministro ha parole d’apprezzamento. “Quando Piero Fassino era ministro degli Esteri ombra del Pd guidato da Veltroni, queste porcherie non c’erano, con lui avevamo un confronto settimanale. E si sapeva chi esprimeva la politica estera del Pd. Ora, non si sa più”.

Se i rapporti con l’opposizione sono una ferita sanguinante, anche quelli con la Chiesa sono una spina dolorosa. Dinanzi al dramma marittimo ferragostano, l’Avvenire ha addirittura evocato una nuova Shoah, sono arrivate critiche da Cl, dalla Caritas e dal Pontificio consiglio per i migranti. Con tanti temi delicati sul tappeto (testamento biologico, divorzio breve, pillola abortiva) e una pur fin qui misurata presa di distanza del mondo cattolico dalla vita privata del premier, c’è da drizzare le antenne. Ma Frattini non si mostra troppo preoccupato. “Con la Chiesa, a differenza che con il Pd, noi ci confrontiamo. E il salvataggio di ogni vita umana è per loro come per noi un punto irrinunciabile. Inoltre la Chiesa sa bene che abbiamo l’obbligo istituzionale di rispettare la legge europea che prevede il respingimento e il rimpatrio dei clandestini”.

E allora? Per il ministro all’origine delle tensioni ci sono le intemperanze leghiste, il crescendo di uscite al vetriolo (fino alla minaccia di rivedere i Patti lateranensi) che il Carroccio ha scagliato, già dall’inizio della vicenda, contro le gerarchie. “Quando importanti prelati vengono definiti “i soliti cattocomunisti che hanno ormai perso il catto” (riferimento alla polemica tra il leghista Roberto Cota e monsignor Agostino Marchetto, ndr), è chiaro che si innesca una polemica, e la reazione arriva. Bisogna smetterla con questi toni”.
Dopo il Pd e la Lega il Frattini furioso ne ha pure per i partner dell’Ue. Basta chiedergli, viste le sue accuse all’inerzia di Bruxelles che finora sulla lotta all’immigrazione via mare ha lasciato l’Italia da sola, dove fosse lui tra il novembre del 2004 e il maggio del 2008, quando era eurocommissario con delega proprio all’immigrazione. “Intanto” premette “la Commissione europea adotta finalmente un piano per la ridistribuzione dei rifugiati tra tutti i 27 paesi, che è anche frutto del mio lavoro. Poi, certo, il piano dovrà essere esaminato a ottobre dal Consiglio europeo, e può darsi che qualche stato non ci stia e blocchi tutto. Perché finché non entra in vigore il trattato di Lisbona che introdurrà le decisioni a maggioranza qualificata (e qui occorre tra l’altro aspettare il referendum irlandese di ottobre, ndr) tutte le scelte vanno fatte all’unanimità. Ma molti stati potrebbero aderire ugualmente su base volontaria; e in ogni caso sapremo chi denunciare all’opinione pubblica e al Parlamento europeo. L’Italia, statene sicuri, può e deve fare la voce grossa”.

Clandestini eritrei

Sì, ma da che parte potrebbero arrivare i veti? Frattini non si tira indietro: “Belgio, Danimarca, Germania, Austria, Polonia. Gli ultimi tre paesi hanno assorbito in passato grandi flussi di immigrati dall’Est, soprattutto turchi, e non intendono farsi carico dei nuovi immigrati da sud”. Insomma, ci sarebbe da stare poco allegri, ma il responsabile della Farnesina è ottimista. “Anzitutto cresce la consapevolezza che, con la libera circolazione prevista dal trattato di Schengen, qualsiasi rifugiato entri in Italia poi potrà andare dappertutto. Inoltre ho fiducia nella presidenza di turno della Svezia. Tre anni fa circa 20 mila rifugiati provenienti dal Kurdistan si diressero tutti verso quel paese, dove esisteva già una loro comunità. La Svezia, che rischiava il collasso, fu aiutata dall’Europa che accettò di dividere l’onere. E ora sono certo chevorrà ricambiare quell’aiuto”.
L’auspicata redistribuzione dei rifugiati (ormai la gran parte dei clandestini) secondo Frattini porterà a soluzione anche la contesa con Malta, che ora fa di tutto per non accogliere sul proprio minuscolo territorio le barche dei disperati. “Quando capiranno che su 500 persone ne dovranno tenere solo un paio, vedrete che le rigidità maltesi verranno meno”. E con la Libia? Il bilancio sembra in chiaroscuro, visto che da quelle coste si salpa ancora.
Ma anche qui il ministro fa professione di ottimismo e regala qualche rivelazione. “È vero che dalla Libia si parte ancora, ma in proporzione di 1 a 1.000 rispetto a prima dell’accordo italolibico. E la prova che le ultime partenze sono organizzate da disperati isolati è nel fatto che a bordo, purtroppo per loro, non hanno più i gps e i telefoni satellitari forniti dai trafficanti di esseri umani con i quali chiedevano di essere raccolti non appena erano sicuri di essere nelle nostre acque”.

La situazione migliorerà ulteriormente, spiega, “perché sta per decollare un progetto Ue-Italia per monitorare via satellite i confini meridionali della Libia, 1.500 km attraverso i quali arriva il traffico organizzato dall’Africa nera che poi punta via mare verso l’Europa”. Buone notizie anche sul fronte della collaborazione con la Libia nei loro campi d’accoglienza. L’iniziale resistenza a ospitare funzionari dell’Italia e dell’Onu per accertare in loco chi abbia o no diritto all’asilo è venuta meno. “L’Unhcr (l’agenzia Onu per i rifugiati, ndr) ha già aperto un ufficio a Tripoli. E ai libici non dispiace certo se gli preleviamo qualche centinaio di persone in regola per venire in Europa”.
Prima di rituffarsi nelle ultime giornate di vacanza, il ministro ci tiene a smentire una preoccupazione esternata da vari comandanti di pescherecci, convinti che con la nuova legge sulla sicurezza dare soccorso ai clandestini comporti un’accusa di favoreggiamento. “Sciocchezze senza fondamento. Anzi, sarebbe reato fare il contrario”.

Migranti: Bruxelles chiede chiarimenti sui respingimenti, il ministro Maroni non cambia linea, la Chiesa predica l’accoglienza. Voi con chi state?

Fini e le “affinità elettive” con D’Alema. “Ma non scrivete che sono di sinistra”

La sintesi migliore, come spesso accade, è una foto: quella di Gianfranco Fini e Massimo D’Alema insieme sul palco che si stringono la mano. Complice Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio Giovani-Editori e patron del convegno giunto alla sesta edizione ‘Crescere tra le righe’ a Borgo La Bagnaia in provincia di Siena. Un siparietto che nasconde molte convergenze tra i due politici. Di primo mattino è il presidente della Fondazione ItalianiEuropei, attaccando il premier Silvio Berlusconi per le sue parole sul Parlamento, ad ‘avvicinarsi’ a Fini, poi in maniera più esplicita aggiunge: “Ho molto apprezzato il presidente della Camera che ha voluto difendere la dignità del Parlamento di fronte all’aggressione che era venuta da parte del capo del governo e credo che le sue parole sono un punto di riferimento importante per tutte le persone che amano la democrazia”.
Davanti alla platea di studenti de “Il Quotidiano in classe” l’esponente Pd esprime le sue preoccupazioni sulla libertà di stampa parlando di “una zona grigia tra democrazia e dittatura” e ancora “in Italia oggi esiste un problema serio di equilibrio nell’informazione, visto che senza dubbio c’è un enorme potere nelle mani di una persona sola”. Non si tratta di regime “ma la democrazia è un meccanismo delicato, e va presidiata, perché al buio si fanno tante porcherie”.
Dopo poco sul palco arriva la risposta di Fini che dice di “condividere le parole di D’Alema sulla stampa e l’informazione. Così qualcuno dirà che sono sempre più di sinistra. Ma magari qualcuno si deve chiedere se D’Alema non sia di destra…”. Poi però Fini nega che ci siano “bavagli alla stampa, piuttosto bisogna riflettere sul rapporto tra le proprietà, i loro interessi e il modo in cui giornali informano”. Insomma per la terza carica dello Stato il vero problema è che “mancano gli editori puri”.
Sull’immigrazione l’intesa tra i due è nei fatti. Se per la sinistra e D’Alema l’Italia “è già multietnica”, per Fini la politica deve guardare più “all’integrazione che al respingimento”. Se per D’Alema, Barack Obama e Sonia Gandhi da noi dovrebbero chiedere il permesso di soggiorno, Fini invita a guardare avanti “ai prossimi 15 anni quando l’Italia sarà diversa e quindi certi fenomeni, come l’immigrazione, vanno guidati per non essere travolti”. Anche se l’ex leader di An mette le mani avanti “ma ciò non significa essere di sinistra”.
Durante la giornata conclusiva di ‘Crescere tra le righe’ Fini ripete 5 volte di essere d’accordo con D’Alema, anche se chiudendo il suo intervento il presidente di Montecitorio ribadisce una cosa che “pensa da sempre” – ma che molti considereranno un riavvicinamento a Silvio Berlusconi – e cioè che “il ceto politico italiano è pletorico e abbondante”. Fini non si riferisce solo ai 945 parlamentari, “ma alle centinaia di consiglieri regionali e alle migliaia di persone che rappresentano il territorio”, a cui una “sforbiciata, una cura dimagrante farebbe” davvero “bene”.
In mattinata protagonista anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che intervistato dal direttore di Panorama, Maurizio Belpietro ha detto che prima del G8 de L’Aquila il premier Silvio Berlusconi incontrerà il presidente usa, Barack Obama. Il titolare della diplomazia italiana ha anche auspicato che il presidente stella a strisce possa chiudere Guantanamo “e l’Italia saprà aiutare questo percorso”.

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