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Pubblicheranno online 10 nomi di politici gay, e in futuro anche di alti prelati, i quali hanno tenuto nascosto il loro orientamento sessuale. L’appuntamento è per il 23 settembre 2011 alle 10. Continua
- Venerdì 16 Settembre 2011
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Pubblicheranno online 10 nomi di politici gay, e in futuro anche di alti prelati, i quali hanno tenuto nascosto il loro orientamento sessuale. L’appuntamento è per il 23 settembre 2011 alle 10. Continua

Non possono diventare sacerdoti persone con “tendenze omosessuali fortemente radicate”. A tre anni da un documento della Congregazione per l’educazione cattolica (2005), lo stesso dicastero della Santa Sede pubblica un testo di piú ampio raggio, “Orientamenti per l’utilizzo delle competenze psicologiche nell’ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio”, che torna anche sul tema dell’omosessualitá in seminario.
“Il cammino formativo” si legge nel documento “dovrà essere interrotto nel caso in cui il candidato, nonostante il suo impegno, il sostegno dello psicologo o la psicoterapia, continuasse a manifestare incapacitá ad affrontare realisticamente, sia pure con la gradualitá di ogni crescita umana, le proprie gravi immaturità (forti dipendenze affettive, notevole mancanza di libertá nelle relazioni, eccessiva rigiditá di carattere, mancanza di lealtá, identitá sessuale incerta, tendenze omosessuali fortemente radicate, ecc).
Lo stesso, aggiunge il documento, deve valere anche nel caso in cui risultasse evidente la difficoltá a vivere nel celibato, vissuto come un obbligo cosí pesante da compromettere l’equilibrio affettivo e relazionale”. Nel 2005 la congregazione vaticana responsabile dell’educazione pubblicó una “Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri”. L’iniziativa venne assunta sulla scia dello scandalo pedofilia negli Stati Uniti, anche se, all’interno della stessa Chiesa cattolica, diverse voci si levarono contro una connessione tra pedofilia e omosessualitá.
E non che stavolta le voci contro si siano taciute. Anzi: sui preti gay, afferma Franco Grillini presidente di Gaynet: siamo in “presenza di un vero e proprio razzismo e della solita ossessione omofoba propria degli apparati clericali”. “Se per fare il prete il requisito principale è la castità, ovvero la, impossibile, rinuncia a qualsiasi attività di carattere genitale, l’orientamento sessuale dovrebbe essere irrilevante. E invece no” ha aggiunto Grillini “se uno è gay niente sacerdozio. Siamo qui di di fronte ad una brutale discriminazione che contribuisce a diffondere il veleno dell’esclusione e del razzismo omofobico”.
“Con ogni probabilità l’intento è quello di fugare il sospetto di essere un’organizzazione omosessuale di massa come accade inevitabilmente alle strutture monosessuali coatte basate sulla rigida separazione tra donne e uomini”.
Prima, in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia, la neo ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna aveva chiesto sobrietà: “In una società evoluta non c’è spazio per ogni tipo di discriminazione; pertanto anche l’omofobia va contrastata con la forza dell’educazione civica e del rispetto. A questo atteggiamento deve corrispondere la sobrietà delle manifestazioni della comunità omosessuale che non dovrebbe mai scendere nell’esibizionismo e nel folklore”.
E le polemiche non si erano fatte attendere. Ora, dopo che dalle pagine del Corriere della Sera, ha negato il patrocinio al Gay Pride nazionale del 28 giugno a Bologna (”Non sono orientata a darlo. Non servono, i Gay Pride. Io sono pronta ad occuparmi di contrasto alle forme di discriminazione e di violenza. Sono pronta a dare patrocini a seminari e convegni che si occupano di questi problemi”) per la neo ministro è piena bufera.
“Come fa il ministro Carfagna a sostenere che non esistono discriminazioni sui luoghi di lavoro per le persone omosessuali?” si chiede il presidente nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso. “Saremmo tanto curiosi di sapere quali sono i gay che la Carfagna dice di conoscere e in quale mondo ella vive” attacca Mancuso “perché ci pare che abbia una percezione della realtà del tutto distorta”. Un ministro, secondo Mancuso, non si occupa dei singoli casi di discriminazione, ma di scrivere una legge perché tutte le discriminazioni siano evitate. Arcigay chiede quindi un incontro alla Carfagna “affinché possa distaccarsi dal mondo delle favole e ritornare tra i comuni mortali, che hanno bisogno di risposte concrete, non di consunte e provocatorie esternazioni sui giornali. Per questo sarebbe bene che un principe la baci e la svegli”.
Non è morbido nei confronti della Carfagna neanche il leader storico dell’Arcigay, il socialista Franco Grillini, secondo il quale quelle del ministro sono “battutacce da bar che confermano quanto la destra italiana sia omofoba e non ami la diversità”. “Mi sembra che per il ministro Mara Carfagna sia più facile sparare a zero sul Gay Pride”, dice Grillini, intervenuto ai microfoni di Ecotv “utilizzando i soliti pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni anzichè svolgere una positiva attività di governo” dice Grillini.
Per gli organizzatori della manifestazione bolognese, il “no” del ministro “non è una disarmante ingenuità, quanto piuttosto la pericolosa strategia politica di questa destra, e di cui Mara Carfagna è la semplice portavoce”. E continuano: “Non potendo affermare apertamente la contrarietà alla concessione di diritti, e dire chiaramente di non voler lottare contro una discriminazione sociale che spinge milioni di persone al silenzio, perché tutto ciò sarebbe intollerabile per un Paese che vuole stare a pieno titolo nell’Unione Europea, si nega l’esistenza della questione stessa, la si aggira, la si depotenzia. Questa ostinata negazione è un argomento allarmante”. Le critiche riguardano tutti i partiti del centrodestra al governo che “con dichiarazioni xenofobe alimentano giorno dopo giorno una qualche caccia alle streghe: immigrati, donne che abortiscono, omosessuali sono i bersagli preferiti su cui soffiano i venti di odio alimentati dalle nostre destre incivili ed eversive. È forse questo il senso civico di cui ci dovremmo appropriare? - continua la nota - C’è bisogno di rispetto e di educazione civica; e soprattutto c’è necessità di una legge che difenda le persone omosessuali, bisessuali e trans dalle violenze che subiscono”.
Anche il giudizio del Pd sulla Carfagna è critico: Pina Picierno, esponente del Pd e ministro ombra delle Politiche giovanili si augura che la Carfagna “ci ripensi e partecipi al Gay Pride” senza farsi “condizionare nella sua attività da visioni manichee e fuori dal tempo”. “È di pochi giorni fa” afferma Picierno “la notizia di una madre che ha accoltellato la figlia perché ‘colpevole’ di essere omosessuale, e quasi ogni giorno i fatti di cronaca ci raccontano di quanto la vita delle persone omosessuali sia densa di difficoltà. Non è vero purtroppo, come ha sostenuto Mara Carfagna, che non esiste un problema di integrazione”.
Unici apprezzamenti dell’opposizione giungono alla Carfagna dalle fila dell’Udc. Il deputato Luca Volontè è netto: “Le stravaganti connivenze politiche con i sindacati gay di sinistra sono finite, è una buona notizia. Nell’ultimo anno” aggiunge Volontè “oltre ai patrocini per sfilate e baccanali fuori stagione, abbiamo visto sponsorizzare dalle istituzioni pubbliche mostruosità blasfeme di ogni tipo”.

L’emergenza sicurezza e la questione Alitalia sono stati i temi centrali del faccia a faccia tra i candidati a sindaco di Roma del centrosinistra Francesco Rutelli e del Pdl Gianni Alemanno nel corso della trasmissione televisiva Ballarò in vista del ballottaggio per le elezioni comunali di domenica e lunedì prossimi.
Non inganni la foto, di rito, sopra: la cordialità fra i due dura solo un attimo: prima che la trasmissione entri nel vivo. Nello studio arroventato dalle luci e dalla tensione, il fair play cede il posto allo scambio dei colpi. Già alla prima domanda, il confronto è serrato, ma senza grande picchi di nervosismo. A prendere la parola, dopo un sorteggio perso, è stato per primo Alemanno che mostrando il quotidiano Il Messaggero ha subito introdotto l’aggressione e la violenza della studentessa del Lesotho avvenuta giovedì scorso e il tema della sicurezza sostenendo che a Roma “ci vuole il cambiamento” perché “queste cose non devono più accadere. A Roma c’è bisogno di una svolta” perché “da 15 anni c’è lo stesso gruppo di potere” alla guida della città, riferendosi agli anni di governo del centrosinistra. Ma Rutelli ha replicato: “il primo ad aver sollevato questo tema è stato l’allora sindaco di Roma Veltroni. Non è un problema del sindaco, ma del Paese. Dobbiamo essere uniti contro questo problema”.
Rutelli ha poi mostrato “il dispositivo di comunicazione” più noto come braccialetto per le donne che tante critiche ha suscitato. E Alemanno ha replicato: “Non mi piace l’idea della sicurezza fai da te. Le ronde e il braccialetto elettronico non mi convincono. La sicurezza è un valore sociale, è un problema dei più deboli. Il paragone con Milano - ha aggiunto replicando a Rutelli - non regge molto. A Roma ci sono 85 campi nomadi, è una realtà impressionante”.
Riferendosi al precedente governo Berlusconi, Alemanno ha sottolineato che “noi abbiamo regolarizzato 640mila persone, che avevamo ereditato dal passato, erano già entrate nel nostro Paese, già lavoravano in nero e sono state prese le impronte digitali”. Il candidato del Pdl ha quindi ricordato che la Romania è entrata in Europa nel gennaio del 2007 quando il Governo Prodi era già in carica. Non sono mancate battute con Rutelli che rivolgendosi ad Alemanno ha detto: “Hai parlato di colonnine SS, hai avuto un lapsus”.
“Dai, dai”, ha replicato Alemanno. E poi è stata volta di Alemanno a prendere in giro Rutelli quando ha apostrofato il suo avversario: “No tesoro…” e lui ha risposto: “Tesoro mai”.
Poi a dominare è stato il tema dell’Alitalia. “Oggi” ha esordito Rutelli “La Padania scrive: ‘La lega vince, Air France vola via’. A chi la volete dare Alitalia? Ai russi? Oggi Alitalia vale meno perché voi, quando eravate al governo, avete fatto non una politica industriale ma una divisione tra Malpensa e Fiumicino che ha portato la compagnia di bandiera vicina al fallimento. Ma dove sta la cordata italiana di cui parlavate?”. “Noi riteniamo che si può costruire una cordata italiana” ha replicato Alemanno che, incalzato da Rutelli, ha ha aggiunto alzando il tono della voce: “Non si può svendere Alitalia. Alitalia, Rutelli, capito? Italia, Italia, Italia”.

“Il mio culo non inganna. Non mente. E soprattutto è molto più pulito della faccia di tanti politici”. Parole che sono tutto un programma. Chiaro e tondo…
Così a Panorama.it la diva hard Milly D’Abbraccio, candidata a Roma con le liste del Partito Socialista, che ha affisso nella Capitale alcuni manifesti che stanno destando parecchio scandalo.
Lei, la pornostar socialista, chiede facce nuove in politica. E per questo si è candidata con i socialisti di Boselli nel nono e decimo Municipio a Roma. E certamente i suoi argomenti potrebbero convincere molte persone. Da stamane, grazie ad un blitz di attacchini notturni formato dall’attrice e da Riccardo Schicchi, in alcuni quartieri di Roma sono comparsi dei manifesti non con il viso dell’ex regina dell’hard, bensì con un’altra parte del corpo: il fondoschiena. Dunque manifesto shock. E shoccante è pure lo slogan: “Basta con queste facce da culo”.
Al Partito Socialista non erano molto d’accordo sulla campagna del “lato b”. Una campagna che, ovviamente, farà scandalo. Ma come spiega ancora la stessa D’Abbraccio: “E’ vero, quelli di Boselli non erano tanto convinti, ma la mia è una provocazione alla Oliviero Toscani. E poi lo faccio a fin di bene. Porto voti a Franco Grillini”.
Scoppia una “bomba” nell’esercito. La lancia il generale Mauro Del Vecchio, candidato nelle file del partito Democratico e protagonista di un’accesa polemica. Il tema è proprio il mondo militare, che lui conosce bene. Tanto bene da sostenere in un’intervista rilasciata a Klaus Davi per KlausCondicio, su YouTube: i gay nell’esercito “sono inadatti”. Piuttosto, meglio “le quote rosa” per aumentare la presenza delle donne nelle forze armate. “Io rispetto ogni scelta legittima e lecita della persona” ha aggiunto “ma credo che nell’ambito di una struttura come l’esercito, dove le attività si svolgono sempre insieme, è opportuno non dichiarare ed evidenziare la propria omosessualità. Anche nella mia carriera mi sono imbattuto in episodi di omossessualità ed ho fatto in modo che quelle situazioni non si verificassero di nuovo, che chi ne era coinvolto venisse ricollocato ed impiegato in altre aree. In ogni caso, non ho mai mandato via nessuno dall’esercito perché gay”.
Infine, una chicca “educativa” sul nonnismo. “Episodi di nonnismo soft” spiega il generale “fanno parte della vita dell’esercito e sono tutto sommato educativi, non lasciano l’amaro in bocca. Anche io” racconta “quando studiavo all’accademia, sono stato vittima di episodi di nonnismo da parte degli anziani, piccoli scherzi come bustinate ai cappelloni. Nulla di male” conclude “sicuramente nulla di diseducativo”.
Ma dopo le dichiarazioni di Del Vecchio è bufera. Secondo Franco Grillini (candidato sindaco di ROma per i socialisti di Boselli) sono idee “omofobe e conservatrici” che dimostrano come la comunità omosessuale non debba fidarsi del Pd. “Le strutture gerarchiche e maschiliste” aggiunge il presidente onorario dell’Arcigay “soprattutto in condizioni di mono-sessualità, tendono a riprodurre un modello di maschilismo autoritario. Tuttavia il mondo è fortemente cambiato e Del Vecchio non se ne è accorto”. Grillini ricorda che “in alcuni paesi, come l’Inghilterra, si fa pubblicità sui giornali gay per l’arruolamento nella marina. L’esercito israeliano, poi, arruola senza difficoltà gli omosessuali. Il generale Del Vecchio non spacci le sue idee omofobe e conservatrici come oggettive”. Comunque, conclude, “le affermazioni di Del Vecchio ci tolgono ogni dubbio: è bene che la comunità lgbt italiana non si fidi del Pd”.
Immediata il dietrofront del generale candidato: “Ho visto che alcune mie dichiarazioni stanno suscitando polemiche. Vorrei precisare che interpretare come un pensiero compiuto qualche frase detta con un po’ di ingenuità sarebbe sbagliato. Ho evidentemente peccato di inesperienza politica prestandomi ad una sorta di intervista che ho interpretato come scherzosa e irrituale”. “Voglio però precisare che non nutro alcun sentimento di omofobia, che la mia adesione al programma del Pd è piena avendolo sottoscritto e condiviso in tutte le sue parti” prosegue Del Vecchio. “Allo stesso modo sono miei i valori di fondo di questo partito che comprendono rispetto e tolleranza. Se le mie parole hanno permesso interpretazioni che hanno offeso qualcuno me ne dispiaccio sinceramente e me ne scuso. Insistere con le polemiche sarebbe a questo punto sbagliato”.
Il VIDEO di Klauscondicio su YouTube:

Le granitiche certezze, oltre che i sondaggi (davvero bulgari), di cui disponeva fino alla settimana scorsa Francesco Rutelli, potrebbero essere intaccate in queste ore dalla discesa in campo per la poltrona di sindaco di Roma di Gianni Alemanno. La scelta di An, dopo un balletto di possibili nomi, è arrivata proprio perché le distanze nelle rilevazioni tra Rutelli e Giorgia Meloni o Maurizio Gasparri erano siderali. Oltretutto, nelle indiscrezioni che filtrano da Alleanza Nazionale, il colonnello di An potrà contare, qualora si arrivasse al secondo turno, sui voti che prenderà La Destra di Francesco Storace.
Ma a turbare l’inizio settimana del neocandidato sindaco di Roma, Rutelli, si aggiunge la possibile/probabile discesa in campo anche di Mario Baccini. Il leader della Rosa Bianca, sarebbe pressato dagli ambienti cattolici, movimenti e gerarchie, per candidarsi al Campidoglio.
Sebbene Rutelli, con la sua storia recente, sembri essere in grado di dare molte garanzie al Vaticano - tanto che Franco Grillini, candidato sindaco in polemica con Rutelli, considerato “troppo moderato e vicino ad ambienti di Oltretevere” ha scelto come slogan della propria campagna “voti Rutelli, scegli Ruini” - le recenti polemiche scoppiate dopo l’accordo con i Radicali e la candidatura di Umberto Veronesi hanno molto allarmato la Cei e le gerarchie ecclesiastiche.

Ambienti che per l’appunto starebbero spingendo l’esponente centrista Baccini, politico che a Roma dispone di un ampio bacino di voti, a candidarsi. Baccini interpellato da Panorama.it conferma l’intenzione della discesa in campo: “Confermo e deciderò nei prossimi giorni. Sono molto impegnato con la Rosa Bianca. Ma fin d’ora dico che le nostre liste correranno per il Campidoglio”. Quindi Rutelli non garantisce i cattolici? Baccini aggiunge: “Certamente no. Ma i cattolici non mi pare che li garantisca nessuno del Pd”. Quindi il segretario della Rosa Bianca chiude con una frase che è prodromica alla candidatura: “L’offerta delle candidature e dei progetti politici è molto carente nei confronti di una città che vuole uscire dal neo paganesimo e dalla città della Romanella costruita in questi 12-13 anni”.
E se i centristi cercano un loro candidato, da ambienti vicini al loft del Pd si apprende che il lavoro di ricucitura con i cattolici è ampiamente iniziato: a garanzia non soltanto il lavoro quotidiano del vicesegretario, Dario Franceschini, ma anche un pacchetto di candidature (dal fondatore della comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, al rafforzamento della corrente teodem di Paola Binetti) di stretta marca cattolica.


Sette pagine per tener uniti i sette alleati, ormai da tempo separati in casa e ingoiati in una crisi che dura da più di quattro mesi. Oggi Sergio Cofferati ha presentato il suo “programma-bis”, chiedendo a tutti i componenti della (ex) maggioranza di sottoscriverlo. Obiettivo? Tener unita una coalizione che a Bologna sembra afflitta dagli stessi “mal di pancia” e dalle stesse liti romane.
Dopo aver proposto il metodo delle “doppie-primarie”, il sindaco-sceriffo è tornato all’attacco con un documento programmatico su sicurezza, casa ed ambiente.
Chi metterà la sua firma al progetto, fa sapere il primo cittadino, farà parte della maggioranza che governa la città e si potrà trovare un nuovo mandato per arrivare alla fine del mandato. Altrimenti “deciderò di conseguenza”.
Il documento, come ha commentato Cofferati stesso dopo aver consegnato ai cronisti le sette pagine del nuovo patto: “è stato scritto e varato in giunta ieri e riepiloga abbastanza dettagliatamente le azioni che sono secondo noi possibili e utili ad integrazione del programma di mandato, per il tempo che va da qui alla fine della legislatura”. “Una conclusione di un percorso, ma anche un’aggiunta al programma del 2004″ ha spiegato, aggiungendo poi di essere convinto che il centrosinistra troverà l’intesa al più presto.
Ottimismo non condiviso però da quasi tutti gli alleati. Da una parte Franco Grillini, (candidato alle prossime amministrative a cui rispondono i due consiglieri di Sinistra Democratica in grado di tenere a galla l’amministrazione) ha intimato al Pd “di mollare subito qualche poltrona. Non possono tenere tutto loro”; dall’altra Rifondazione Comunista ha fatto sapere che di sicuro non rientrerà nella coalizione. “Tutt’al più” hanno precisato gli uomini di Giordano a Palazzo d’Accursio “potremmo appoggiare alcuni provvedimenti che valuteremo positivi”.