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Bologna alle urne per le comunali nel 2008? Se il suo sindaco, Sergio Cofferati, non le esclude, il deputato Franco Grillini (presidente onorario Arcigay, ex Ds, ora approdato ai Socialisti per la Costituente), fa di più. Si candida.
Scatenando una gragnola di dichiarazioni, a partire proprio dal primo cittadino bolognese, che ha commentato lapidario: “Grillini candidato per il centrosinistra? Non ci credo neanche se lo vedo”.
Dal canto suo, lui, intercettato da Panorama.it risponde secco: “Voglio ripetere l’esperienza di Bertrand Delanoe, il politico francese che prima di diventare sindaco di Parigi è stato per 25 anni in consiglio comunale e che non si è mai candidato alla Presidenza della Repubblica, come invece hanno fatto diversi politici d’oltralpe, perché voleva migliorare le condizioni dei cittadini. Io dico la stessa cosa per rendere Bologna più bella”.
Ma non è un po’ presto per le candidature? Fino a prova contraria, le elezioni saranno fissate nel 2009.
Non sono stato io, ma il sindaco a dire che vuole andare a lezioni anticipate. A tutti coloro che hanno parlato di candidatura prematura, rispondo quindi che la loro eventuale proposta rischia di essere ritardataria. E poi io sono un candidato naturale di questa città. Sono bolognese, parlo con un accento bolognese, sono stato presidente di commissione provinciale e due volte deputato. Sono una persona che conosce benissimo la sua città e i suoi problemi. Nessuno me lo può contestare.
È però vero che il fuoco di dichiarazioni è stato incrociato. Gian Guido Naldi, di Sinistra Democratica, ha detto ad esempio che, considerati i voti che ha la possibilità di prendere, lei potrebbe fare al massimo il sindaco di Pianoro, la sua città natale.
Intanto fare il primo cittadino di Pianoro non è affatto una cosa indegna. È tra l’altro anche la città di residenza di Luca Cordero di Montezemolo. E poi queste dichiarazioni sono tutte funzionali a giochi di tattica per rientrare nel Partito Democratico.
Qualcuno le ha però pure ricordato che non molto tempo fa lei era stato ospite di Matrix, ed era proprio uno dei difensori più attivi della linea dura di Cofferati.
Francamente non capisco come facciano a parlare questi esponenti. Insieme a me, c’erano anche loro. Se dobbiamo fare autocritica, la dobbiamo fare tutti. La mia è una candidatura fuori dalle logiche partitiche così come da quelle dei poteri forti. L’unico obiettivo è rendere Bologna ancora più bella, e non utilizzare la poltrona di sindaco per avere una vetrina nazionale, come fanno invece certi altri.

Viviamo insieme/ questa irripetibile esperienza/ con passione politica/ autentica… ci mancheremo/ quando verrà il tempo nuovo/ e ci mancherà/ anche quello che non abbiamo vissuto assieme… la mia fede è la tenerezza dei tuoi sguardi/ la tua fede è nelle parole che cerco.
Politica in versi. E il binomio porta subito a Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia e poeta prolifico. La poesia (sedici versi in tutto) è stata composta e dedicata ai 67 anni di Fabrizio Cicchitto, suo vice nel partito: un regalo particolare comparso sull’ultimo numero del settimanale Vanity Fair, dove Bondi tiene la rubrica “Versi diversi”.
Rime che ripercorrono la comune esperienza dei due dirigenti azzurri e che a quanto pare Cicchitto ha gradito in modo particolare. Bondi infatti questa poesia gliel’aveva già “donata” personalmente il 26 ottobre scorso, quando Cicchitto, per festeggiare il suo compleanno, aveva organizzato una cena con un trentina di amici. Dopo la torta, Bondi si è alzato è ha declamato i suoi versi davanti a tutti. Cicchitto, raccontano alcuni partecipanti alla serata, ha molto apprezzato il singolare regalo, considerandolo un gesto di “grande sensibilità” e il segno di “amicizia vera”.
Quanto al coordinatore azzurro, pure lui era parecchio soddisfatto. Bondi del resto non è nuovo a questi exploit letterari: per lui la poesia, come ha più volte spiegato, è una forma di distrazione dalla politica, quasi “un’evasione” dalla gabbia dei Palazzi. Di cui hanno beneficiato nel tempo altri esponenti dell’entourage forzista: da Michela Vittoria Brambilla (Ignara bellezza/Rubata sensualità/Fiore reclinato/Peccato d’amore), a Stefania Prestigiacomo (Luna indifferente/Materna sensualità/Velo trasparente/Severo abbandono); dalla moglie del Cavaliere (Bellezza del soccorso/sensuale ironia/vigore dell’amore/intrepida solitudine) alla signora Rosa, la madre (Mani dello spirito/Anima trasfusa. Abbraccio d’amore/Madre di Dio).
La vena poetica del politico non si è però limitata ai nomi noti (Veltroni, Ferrara, Berlusconi, Prodi sono finiti tra le rime dell’onorevole). Anche una anonima ma giovane commessa della Camera, “bella e gentile, di una bellezza sfuggente e dolente” ha fatto battere il cuore a Sandro Bondi. Come rivelato dallo stesso: “A lei misterioso arcano della vita e della femminilità, è ispirata questa poesia: Dolente fulgore/ mite regina/ misteriosa malia/ polvere di stelle.
La passione del coordinatore azzurro è sfociata, l’estate scorsa, in una raccolta, dal provocatorio e altisonante titolo Perdonare Dio, per le Edizioni della Meridiana.
Tornando ai versi per l’amico Cicchitto, Bondi è riuscito nell’impresa di suscitare l’apprezzamento, non disinteressato né privo di ironia, di Franco Grillini, deputato di Sd nonché presidente onorario di Arcigay: “È bene che ci sia tenerezza tra uomini anche in Parlamento”.

“Ancora una volta la Chiesa dimostra il suo volto discriminatorio e integralista, imponendo ai fedeli divieti illegittimi e razzisti”. Basta così? Neanche per sogno: “Il paradosso è che io, da politico, ho il privilegio di poter celebrare matrimoni civili, ma da trans ho un diritto in meno”.
È inviperita Vladimir Luxuria. Si dice dispiaciuta ma, soprattutto, si sente discriminata la deputata di Rifondazione Comunista a cui il vescovo di Foggia ha vietato di poter essere testimone di nozze di una cugina. E per questo reagisce “con stupore e rabbia al divieto imposto, in quanto transessuale”.
“È un fatto gravissimo” accusa Luxuria “che dimostra ancora una volta la lontananza dei vertici ecclesiastici dalla comunità cattolica, sempre pià aperta e tollerante. Per quanto mi riguarda, ho accettato la richiesta di mia cugina e del futuro marito senza opporre alcun problema riguardo alla scelta di sposarsi con rito cattolico. Sono una persona educata rispetto dei valori altrui e quindi mi sarei aspettata un atteggiamento altrettanto tollerante da parte del vescovo”.
Alle rimostranze dell’onorevole transgender, la chiesa risponde così: “La decisione di negare il permesso di essere testimone di nozze” dice don Francesco, parroco del santuario pugliese “non è stata presa in quanto Luxuria è omosessuale, ma in quanto non crede nei valori della famiglia, anche dal punto di vista politico”.
Spiegazione che non consola Luxuria. Il cui piglio si fa ancora più battagliero quando spiega cosa pensa di fare: “Mi sono informata e so che non è necessario essere cattolici per fare il testimone di nozze. Non ti chiedono né il battesimo, né la cresima. Puoi essere di qualsiasi religione, non controllano neppure la fedina penale. L’unico requisito richiesto è la maggiore età e io l’ho passata da parecchio tempo”, afferma ridendo.
La deputata promette, anzi minaccia, di andare fino in fondo in questa storia, presentando, a breve, una interrogazione parlamentare sulla questione. Poi il giudizio, duro, sulla Chiesa di oggi: “Ancora una volta questa è la Chiesa del bussate e vi sarà chiuso, non disposta al dialogo, al confronto. La faccenda” conclude l’onorevole di Prc “mi rattrista e non è certo isolata. Molti, meno in vista di me, ogni giorno, subiscono queste umiliazioni senza poter fare nulla. Quanto accaduto spero che possa contribuire a far calare il velo di ipocrisia che spesso circonda gli ‘affari’ della Chiesa”.

È Rosy Bindi la nuova one woman show della politica italiana. In un solo giorno, ieri, la ministra della famiglia è riuscita ad attaccare i magistrati, difendere i diritti delle minoranze sessuali e candidarsi per la guida del Partito democratico. E così la poliedrica toscana ha raggiunto l’obiettivo: avere la botte piena e la moglie ubriaca. Più dell’onorevole transgender Valdimir Luxuria, più del deputato Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay, è dunque lei la nuova icona parlamentare del popolo omosessuale? E nonostante l’esclusione di quello stesso popolo dalla conferenza nazionale sulla Famiglia, lo scorso maggio a Firenze?
Per elevare la Bindi agli altari dell’orgoglio gay è stato sufficiente il duro attacco sferrato alla Procura di Roma. Nel mirino, il pasticciaccio brutto der Colosseo. “L’indagine è eccessiva” ha detto la ministra “credo che l’arresto sia ingiusto e sia avvenuto nel momento meno opportuno. Proprio in questi giorni la Cassazione ha riconosciuto alle persone il diritto a manifestare il proprio orientamento omosessuale”.
Naturalmente la Bindi avrà fatto confusione, dimenticando per un attimo la differenza tra il fermo di polizia e l’arresto. Per la pace e l’amore di tutti è bene specificare che nessuno ha arrestato nessuno. In compenso Roberto e Michele, i due ragazzi pizzicati dai carabinieri ad amarsi su un muretto vista Colosseo, sono stati ufficialmente indagati per atti osceni in luogo pubblico.
Lapidaria, la Bindi non ha lasciato spazio né alla verifica da parte della magistratura né alla possibilità, anche solo remota, che i carabinieri non abbiano detto bugie. Ipotesi questa, che se invece fosse verificata costerebbe ai due militari una denuncia per falso e abuso d’ufficio. Così Rosy ha rimediato un invito al Kiss day, la notte bianca del bacio omosessuale in programma il 2 agosto prossimo al Colosseo. La strada verso la leadership del partito democratico passa anche da lì.
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I commenti dei politici sulla famiglia, sul Family day del 12 maggio e sulla manifestazione del Coraggio laico che si terrà contemporaneamente in Piazza Navona
Gianfranco Fini: “Attenzione a pensare che chi sabato va a piazza San Giovanni lo faccia in ossequio al volere delle gerarchie cattoliche, e chi al contrario va a piazza Navona lo faccia per difendere la laicità delle istituzioni. Sarebbe questo un modo barbaro e infame di concepire un problema molto più importante”. “La famiglia sta a cuore a tutti, a chi crede e a chi non crede. Andare in piazza non deve diventare la cartina al tornasole per vedere chi è attento a cosa dice la Cei e chi no. Questo è l’approccio più largo nel senso più bello”. (8 maggio Kataweb)
Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci a Palazzo Madama, ha annunciato l’adesione alla manifestazione a favore dei Dico che si terrà a piazza Navona il 12 maggio. “Sono molto preoccupata della cultura che iniziative come il Family Day possono produrre. Più che a difesa della famiglia, il Family Day è contro la libertà individuale”. (Da La Stampa 07 maggio 2007)
Antonio Di Pietro, ministro delle infrastrutture: “Sono un cattolico credente e penso che un buon cristiano debba adoperarsi per far soffrire meno gli altri”. Tutti hanno il diritto, secondo il ministro, di “manifestare i propri pensieri, sia a favore dei Dico sia del matrimonio tradizionale”. L’Italia dei Valori ha comunque dato libertà di coscienza ai propri militanti. (da Il Giornale 7 maggio 2007)
Clemente Mastella, ministro della Giustizia, andrà al Family day: “Io ci sarò e invito tutti a partecipare”. (Da Repubblica 7 maggio 2007)
Rosy Bindy: “Alla Conferenza nazionale sulla Famiglia non ho invitato le associazioni gay, ma i genitori di omosessuali. (…) A me il discorso delle priorità quando si parla di diritti delle persone non piace, su qualunque diritto siamo sempre in ritardo. Ma alla conferenza nazionale sulla Famiglia gli omosessuali non hanno legittimazione a partecipare”. Paola Concia co-portavoce di Gayleft (la consulta LGBT dei Ds) commenta: “Ne avevamo parlato, avevamo chiesto di invitare l’associazione Arcobaleno, lei ha fatto una scelta di mediazione. Poco fa ha parlato della necessità di non fare distinzioni tra famiglia e famiglie e poi ha escluso i gay. Loro, i cattolici, sono fatti così. Non capisco la necessità di questo annuncio plateale”. Franco Grillini presidente onorario di Arcigay commenta invece: “Per Rosy Bindi quella omosessuale non è famiglia, e nemmeno quella eterosessuale convivente, visto che non sono state invitate nemmeno le associazioni delle coppie di fatto. (da L’Unità 07 maggio 2007)
Francesco Rutelli: “La priorità va alla famiglia - spiega Rutelli - perchè oggi chi progetta di avere figli è svantaggiato. Allo stesso tempo, tenendo ben conto delle priorità, è giusto riconoscere diritti e doveri alle persone conviventi”.
(3 maggio 2007)
Enrico Boselli, segretario dello Sdi, sarà a piazza Navona: “Non vogliamo fare una gara con l’altra piazza, vogliamo semplicemente non lasciarli soli. Dimostrare che c’è un’altra Italia, credente ma anche laica, quella dei diritti civili. E il 12 maggio sarà in piazza a chiedere che l’Italia non torni indietro. A piazza San Giovanni manifesterà la Controriforma, mentre a piazza Navona ci sarà la Riforma”. (La Repubblica 29 aprile 2007)
Paola Binetti, senatrice della Margherita è convinta che il Family Day “sarà un successo totale. Non sarà una piazza nè di destra nè di sinistra ma bipartisan. Non sarà cattolica nè laica. È una piazza in cerca di pace allegra, festosa, costruttiva, contro nessuno”. (Il Giornale 7 maggio 2007). Definisce invece quella di piazza Navona: una “manifestazione contro la famiglia”, che muove da “anacronistici presupposti ideologici”. (La Repubblica 29 aprile 2007)
Silvio Berlusconi: “Di fronte ai Dico e ai non-Dico, dobbiamo riaffermare con vigore che per noi la famiglia e’ l’istituzione tra un uomo ed una donna che si vogliono amare e che vogliono procreare dei figli”. (21 aprile 2007)
Pier Ferdinando Casini: “Il tema che abbiamo di fronte oggi non è quello di evocare improbabili parallelismi tra la famiglia e nuove forme di convivenza. Il problema è invece quello di mettere finalmente al centro della politica economica del Paese la tutela delle famiglie, soprattutto di quelle numerose”. “Attraverso la difesa della famiglia intendiamo difendere una visione del nostro Paese che si basa sulla forte connotazione della difesa dell’identità cristiana dell’Italia, in un momento in cui in tanti cercano di disperdere e far dimenticare quelle che sono le nostre radici” (gennaio 2007)
Gianfranco Rotondi, segretario della Dc: “È sciocco sparare su Prodi a proposito delle coppie di fatto: un conto è la difesa della famiglia, che è solo quella formata dalla mamma e dal papà e dai loro bimbi; altra cosa sono i diritti delle persone conviventi, e mi pare che Prodi abbia ben chiara la distinzione fra i due piani”. (da La Repubblica 12 settembre 2005)
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Ma dove sono finiti i laici Ds? E i liberal del centro destra? Sul Family day le posizioni sono tutte morbide, tutte possibiliste. Fuori dal fronte di Piazza Navona (dove si terrà la contromanifestazione Coraggio laico) si ode solo qualche sporadico “Io non ci vado”, ma non si leva nessuna voce che dica nettamente “l’appuntamento di piazza San Giovanni è sbagliato”. Nel centrodestra, gli storici difensori della laicità dello Stato tacciono. Nel centrosinistra si cova il progetto dei Dico, ma non ci si oppone alla mobilitazione che proprio a quel progetto vuole sbarrare la strada. Possibile che i laici siano improvvisamente spariti tutti?
La prima risposta arriva da Franco Grillini, che a Panorama.it dice: “Ai miei interventi sulla laicità, durante i congressi Ds, i palazzetti dello sport rimbombavano di applausi. Adesso invece nessuno fiata. All’ultimo congresso ho detto a Fassino: ‘Di’ qualcosa di laico’. Lui non solo non l’ha detto, ma ha affermato che tutte le leggi, nel nuovo Pd, dovranno essere condivise, un eufemismo per dire che si è prigionieri degli integralisti religiosi”. Insomma, stando a Grillini, sinistra e laicità nel Pd non vanno più d’accordo. “Non si può sposare una forza storicamente laica con un partito confessionale: quello tra Ds e Dl è un matrimonio contro natura. Pur di fare l’unione con la Margherita, i Ds hanno accettato di svendere non solo la questione sulle coppie di fatto, ma tutta la questione della laicità, dalla legge 40, al divorzio breve, alla liberalizzazione delle droghe leggere”. Così l’ex storico leader dell’Arcigay esce dai Ds. E al al Partito democratico preferisce Cecchi Paone, col quale si appresta a fondare un nuovo soggetto politico.
Nel frattempo, chi resta con Fassino sopporta in religioso silenzio la nuova svolta. Unica eccezione, Vittoria Franco, la sola ad aver contestato la scelta del ministro Rosy Bindi di escludere le associazioni gay dalla Conferenza nazionale sulla famiglia. Intervistata da Panorama.it non se la sente di dire che il Family day sarebbe da evitare. “Siamo in democrazia” dice la deputata “e non si può impedire a nessuno di fare una manifestazione”. Ma poi chiarisce: “Quello che non mi piace del Family day non è la mobilitazione, ma il suo ordine del giorno, che è ideologico e non politico. Si stanno saldando sempre più chiesa e politica, un binomio che andrebbe smontato”.
Il binomio andrebbe smontato anche per Alfredo Biondi, Presidente del Consiglio Nazionale di Forza Italia, che non si allinea alle posizioni del suo leader di partito. Berlusconi non andrà al Family day pur sostenendone le ragioni. Biondi invece non ci andrà perché lo considera “un appuntamento senza senso”. “Gli organizzatori dicono che sarà una manifestazione per difendere la famiglia della Costituzione, dunque un’iniziativa laica” osserva Biondi “Ma questi signori confondono laicità con elettoralità. La verità è che hanno paura di mettere in discussione i dictat della Chiesa. La fede smuove le montagne” conclude Biondi “e smuove anche molti voti”.
Altra mosca bianca nel centro destra è Benedetto Della Vedova, ex radicale approdato a Forza Italia, che dice: “Non soltanto non ci andrò, ma considero la mobilitazione un errore ideologico. Non si può mettere in contrapposizione la difesa della famiglia con il sostegno alle unioni omosessuali. Il centrodestra italiano” dice “dovrebbe cogliere la lezione francese, dove i Pacs convivono con un’ottima politica per la famiglia”. E domanda: “Quando ci sarà un Sarkozy italiano col coraggio di dire che la posizione della Chiesa sull’omosessualità fa orrore?”

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Potendo, dove andreste sabato 12 maggio?
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Dopo gli strali della Cei sui Dico, in una netta campagna di opposizione al disegno di legge, il mondo politico si spacca nuovamente. E in modo trasversale. Per primo, è intervenuto anche il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha ribadito come la “lacità dello Stato sia fondativa per le istituzioni”. “Bisogna anche avere grande rispetto per tutti i fenomeni religiosi e, in particolare, per la presenza significativa della religione cattolica. Ma proprio per questo” ha proseguito Bertinotti” bisogna avere l’ambizione di realizzare ogni giorno la laicità dello Stato per costruire la storia delle istituzioni su valori autonomi”. Si è trincerato dietro un “no comment” Romano Prodi: “Non ho letto la nota della Cei”.
Benedetto Della Vedova, Presidente dei Riformatori Liberali e Deputato di Forza Italia, invita il centrodestra a dire di no ai tabù sulle “coppie di fatto, in particolare quelle omosessuali”. E spiega: “Nella stragrande maggioranza dei paesi europei convivono felicemente legislazioni molto più avanzate di quella italiana sul sostegno alla famiglia e alla maternità e il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, anche gay. Se il centrodestra facesse proprio il ‘non possumus’ rispetto a qualsiasi ipotesi di riconoscimento giuridico delle coppie di fatto rischierebbe di isolarsi tanto dal resto dei centrodestra europei, quanto da una parte consistente dei propri elettori”.
Isabella Bertolini, vice capogruppo alla Camera di Forza Italia, sostiene invece: “Siamo d’accordo con i vescovi sul fatto che bisogna prevedere forme di tutela dei diritti individuali delle persone conviventi senza creare una nuova figura giuridica che offende la famiglia fondata sul matrimonio”. In questa prospettiva, Bertolini chiede che “Bindi e Pollastrini accantonino, una volta per tutte, l’orrendo pasticcio legislativo”.
Chiamata in causa, il ministro Rosy Bindi, cattolica di sinistra, non le manda a dire ai vescovi: “Il governo ha fatto il suo dovere e la parola passa ora al Parlamento che nell’esaminare il testo è chiamato a dare una prova di laicità: dovrà decidere se approvarlo così come il governo lo ha presentato o se apportare delle modifiche”.
“L’omofobia ecclesiastica sancita solennemente dal Consiglio permanente dei Vescovi è brutalmente razzista”. Così in una nota Franco Grillini (Ulivo) critica la nota della Cei sui Dico.
“L’odio verso gli omosessuali espresso dalla gerarchia ecclesiastica cattolica legittima ed alimenta la quotidiana campagna discriminatoria e di violenza verso gli omosessuali rendendo la loro vita un calvario. Il Vaticano notifichi pure ciò che crede utilizzando, con i privilegi della truffa dell’8 per mille, la fiscalità generale e quindi anche denaro di chi non fa parte del gregge, non è cattolico, non è credente o di chi è omosessuale”.
Per Maurizio Gasparri dell’esecutivo di Alleanza Nazionale la nota dei Vescovi “spazza via ogni ambiguità e che soprattutto invita alla coerenza politici e non solo. Chi infatti dice di difendere e valorizzare la famiglia, di volere partecipare alla manifestazione organizzata dal mondo cattolico in suo sostegno, non può al tempo stesso reggere una legge che, di fatto, ammazza la famiglia”.
È nata poche settimane fa, si chiama Associazione dei parlamentari amici delle nuove tecnologie e, a voler fare una battuta facile facile, verrebbe da dire che è un’amicizia così solida da non meritare nemmeno un sito. L’associazione è presieduta dal diessino Franco Grillini, vanta come presidente onorario Francesco Cossiga e ha come scopo il progresso multimediale delle strutture parlamentari. Una battaglia trasversale a cui hanno aderito una settantina di parlamentari, per una volta senza distinzioni tra maggioranza e opposizione. Il primo obiettivo che si propongono i deputati multimediali è l’ingresso del wi-fi alla Camera, la tecnologia senza fili che consentirebbe a tutti di connettersi alla rete in qualunque ambiente di Montecitorio. “Un passo avanti importante”, spiega Grillini, “perché qui alla Camera è in costante aumento il numero di persone disposte ad imparare”. Anche se le mail restano un mistero per molti: “c’è chi fa leggere la propria posta elettronica agli assistenti, agli stessi ai quali chiede di rispondere. Ma sono ancora circa 200 i deputati che, invece, di posta elettronica e di internet non ne vogliono sapere”. Attualmente i messaggi in entrata e in uscita dalla Camera sono più di 500 mila al mese, con un aumento compreso tra il 20 e il 30 per cento rispetto allo scorso anno. Se a ciò si aggiunge che nel 2005 la Camera ha speso circa 4 milioni di euro tra hardware e software, e che, con numerosi ordini del giorno, è stato deciso l’acquisto di palmari Balckberry da 490 euro per ciascun parlamentare, non si può certo dire che lo Stato non fa di tutto per migliorare le capacità tecnologiche dei nostri parlamentari. L’unico problema vero? L’età media dei fortunati: uno su quattro ha più di 70 anni. E la rete, ai loro tempi, era solo quella del gol.