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Di Girolamo: Senato accoglie dimissioni - Le foto

Nicola Di Girolamo: "La mia non è una storia criminale"

Nicola Di Girolamo (Ansa)

Il Senato ha accolto a voto segreto le dimissioni di Nicola Di Girolamo, il senatore del Pdl per il quale il gip di Roma ha ordinato la custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta su frodi e ricettazioni nella telefonia. LE FOTO

Il paese dei dentisti abusivi: San Ferdinando di Puglia


Visualizza abusivismo odontoiatrico in una mappa di dimensioni maggiori

Quando è scattato l’ennesimo blitz e i carabinieri del Nas di Bari sono entrati all’interno di un ambulatorio di San Ferdinando di Puglia il paziente era immobile sul riunito, la poltrona del dentista. Aveva la bocca aperta e un molare anestetizzato in attesa di un’otturazione. Intorno a lui nessuno. Era completamente solo con un tavolo, un armadio, un lavandino e diverse confezioni di medicinali scaduti.

Il falso professionista, che fino a pochi attimi prima gli stava trapanando il dente, si era appena dato alla fuga; si era accorto dell’arrivo dei militari da un monitor che trasmetteva le immagini di una telecamera a circuito chiuso che lui stesso aveva posizionato nella sala d’attesa. Così, come in una scena di un film, attraverso l’armadietto che nascondeva una porta, aveva deciso di nascondersi in una stanza adiacente: un garage che solitamente utilizzava per riparare le dentiere e costruire protesi. Da anni infatti si faceva chiamare dottore ma in realtà era solo un bravo odontotecnico con un fiuto per gli affari. Nel “suo studio dentistico” praticava prezzi decisamente concorrenziali; per un’otturazione, un impianto e per una pulizia dei denti si poteva risparmiare dal 30 al 70 per cento.
In Italia fenomeno dell’abusivismo odontoiatrico è in preoccupante crescita. Da Nord a Sud.
Nel 2008, i carabinieri dei Nas hanno sequestrato 170 laboratori per un valore di oltre 55 milioni di euro e denunciato 556 falsi odontoiatri, 80 in più rispetto all’anno precedente.
Solo nelle provincie di Bari e Foggia nei primi sette mesi di quest’anno ne sono stati scovati ventidue, di cui poco meno della metà proprio a San Ferdinando di Puglia. La crisi, si sa, aguzza l’ingegno ma in questo paesino in provincia di Foggia tutti sembrano aver avuto la stessa idea per poter arrotondare a fine mese. E tutti con ottimi risultati: centinaia di pazienti e un “fatturato” da capogiro.
In meno di trenta giorni i militari ne hanno scoperti e denunciati nove per esercizio abusivo della professione e per irregolarità nella licenza: “I falsi dentisti che abbiamo denunciato sono per la maggior parte odontotecnici che hanno deciso di ‘improvvisarsi’ odontoiatri per aumentare il reddito a fine mese” afferma il capitano Antonio Citarella, comandante del Nas di Bari e Foggia “lavorano abusivamente all’interno di ambulatori che non hanno i requisiti sanitari, in condizioni igieniche precarie e spesso con medicinali scaduti“.

All’interno degli studi dentistici sequestrati dalla magistratura, i militari dell’Arma, hanno trovato centinaia di confezioni di antibiotici e anestetici ormai scaduti da anni. E non solo in Puglia. Anche a Padova, Cagliari e Viterbo dove durante le perquisizioni sono spuntati anche medicinali rubati dagli scaffali degli ospedali pubblici. “Non tutti i pazienti che abbiamo sorpreso nelle sale d’attesa sono consapevoli di rivolgersi ad un falso dentista ma vengono attratti dai costi decisamente più contenuti” prosegue il capitano Citarella “altri invece pur essendo a conoscenza che si tratta solo di un tecnico e non di un medico, accettano di sottoporsi anche a delicati interventi chirurgici pur di risparmiare”.

Ma si moltiplicano anche i casi di medici odontoiatri, regolarmente iscritti all’Albo, titolari di studi dentistici che non esercitano la professione ma affidano i propri pazienti agli odontotecnici; Citarella conclude: “Stiamo ricevendo numerose denunce da parte di pazienti che hanno riportato gravi lesioni al cavo orale ma anche da parte dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Foggia che devono intervenire su pazienti che hanno subito danni”.

Un dentista all'opera

Rimini, frode milionaria con le pedane vibranti

Guardia di Finanza

L’affascinante Valeria Marini è stata la testimonial di due società “gemelle” che hanno evaso al Fisco italiano oltre 200 milioni di euro. Ma lei, showgirl italiana dalla voce sensuale e il sorriso accattivante, della maxi evasione fiscale non ne sapeva proprio niente.
Il suo volto appariva solo qualche istante, il tempo di  pronunciare il nome della ditta e subito dopo iniziava la televendita, sui maggiori network italiani, di pedane vibranti e rasoi elettrici a matita capaci di tagliare la peluria di troppo dal naso, sopracciglia e orecchi.
A scoprire la frode milionaria ai danni dello Stato italiano è stata la Guardia di Finanza di Rimini. La Punto Shop spa, società italiana che aveva ingaggiato la Marini, per evadere il pagamento delle imposte acquistava la merce che poi rivendeva sul territorio nazionale dalla sua gemella, stesso nome e stessi proprietari, con sede sul Monte Titano. “In sostanza la società italiana invece di comprare gli oggetti direttamente dal fornitore asiatico ad un prezzo più favorevole li acquistava attraverso la consorella sammarinese, società ‘esterovestita’, ad un prezzo dieci volte superiore” spiega il tenente colonnello Gianfranco Lucignano, comandante del Nucleo di Polizia tributaria della Finanza di Rimini “ in questo modo i maggiori costi inseriti in contabilità gli permettevano sia di abbattere i ricavi  limitando al minimo la base imponibile su cui pagare le tasse e sia di esportare illecitamente all’estero capitali camuffandoli in operazioni commerciali”.
Mentre la società con sede in Italia si occupava della vendita delle pedane vibranti, rasoi elettrici e altri oggetti per la cura del corpo fabbricati in Cina  presso negozi in franchising e registrava le vendite emettendo regolari le fatture, quella di San Marino vendeva  contemporaneamente le stesse cose attraverso le televendite su televisioni pubbliche e private italiane andate in onda nel 2008, ma totalmente al ‘nero’.
Solo attraverso gli elenchi dei corrieri che consegnavano gli acquisti effettuati attraverso il numero verde dai privati che le fiamme gialle sono riuscite a ricostruire il meccanismo utilizzato dalle due società. Tre le persone che sono state denunciate tra cui due amministratori di fatto e uno di diritto con l’accusa di omessa e infedele dichiarazione dei redditi. Solo ai fini delle imposte dirette e Irap, le due società hanno evaso oltre 200 milioni di euro mentre per il pagamento dell’Iva, l’evasione supera i 20 milioni.
Intestato alla società anche uno yacht di 20 metri ancorato nel porto di Rimini; A bordo risiedevano e gestivano gli affari due imprenditori romani, padre e figlio, coinvolti nella maxi frode.

Dal web al bancomat: a un italiano su quattro hanno rubato l’identità

pc fumetti

I “ladri di identità” vivono, prosperano e lottano contro di noi.
Colpiscono nascondendosi negli angoli telematici più oscuri della Rete, clonando carte di credito e bancomat, promettendo false vincite e regali via sms, spacciandosi nelle e-mail come banche o istituti di credito (il cosiddetto phishing), perfino rovistando tra i rifiuti alla ricerca di dati sensibili contenuti in buste gettate vie, bollette o altri documenti utili: ad un italiano su 4 è già capitato di finire vittima della nuova frontiera delle frodi. Ma nonostante ciò non siamo un popolo di sprovveduti: solo il 15,5% è caduto nella trappola del phishing, le email provenienti da false finanziarie e banche che chiedono l’aggiornamento dei dati sensibili.
Dall’analisi dei numeri contenuti nella ricerca realizzata dall’Adiconsum, presentata oggi a Roma, emergono alcune certezze e diverse novità; ma, soprattutto, si conferma che nell’era di internet il fenomeno interessa tutto l’occidente e che c’è un gap normativo da colmare per porre un freno alla sua crescita costante.

Lo studio è stato svolto su un campione di 1.325 persone rappresentative di tutta la popolazione. “La necessità di una ricerca simile” sottolinea l’Adiconsum “nasce dal fatto che si tratta di un fenomeno in notevole crescita in Europa e negli Usa, e che i dati relativi al nostro paese sono estremamente frammentati. Elemento, questo, che non consente una fotografia sufficientemente nitida del fenomeno”.
Un’analisi reale visto che a disposizione ci sono soltanto stime del 2006, quando in Italia sono stati ipotizzati oltre 17mila tentativi di frode creditizia, il 55% in più rispetto al 2005, per circa 80 milioni (erano 46,5 nel 2005). Numeri tutto sommato ancora bassi se paragonati con quelli degli altri paesi: da un sondaggio effettuato negli Usa è emerso che un americano su 5 ha subito il furto dei dati bancari e uno su 7 quello dei propri documenti. Nel 2007, inoltre, sono stati 8,4 milioni gli americani truffati.
Ma chi sono le vittime preferite dei ladri d’identità? La ricerca individua nei lavoratori dipendenti, nei commercianti e nei liberi professionisti del centro Italia le categorie più a rischio. Anche se sono proprio queste persone, che usano il pc abitualmente per effettuare acquisti, ad essere quelle che pongono maggior attenzione a non cadere nella trappola.

Allargando l’indagine all’Europa, una ricerca in 5 paesi (Gran Bretagna, Irlanda, Germania, Belgio e Olanda) ha quantificato in 6,5 milioni i cittadini vittime delle frodi. Del 26% degli intervistati che hanno dichiarato di aver vissuto almeno una volta un furto d’identità, il 53% lo ha subito dopo il furto o lo smarrimento di documenti, estratti conto, carte di credito.
Un 25% dice invece di aver avuto la carta di credito clonata, il 18% di aver sottoscritto contratti online senza saperlo, il 28% di aver acquistato beni o servizi mai recapitati, mentre il 29% si è visto addebitare somme per acquisti non richiesti. Il 57% del campione ha ammesso di aver scoperto la truffa solo leggendo l’estratto conto, mentre il 20% dalle forze dell’ordine e il 29,5% dalla propria banca.
Proprio la mancanza di informazione dettagliate su come proteggersi è uno dei problemi più sentiti dal 55% degli intervistati, mentre uno su due dice addirittura di non aver mai sentito parlare del problema. E se è vero che il 33% non prende alcuna precauzione per ridurre i rischi su internet, una buona metà fa acquisti in rete (il 51%), custodisce documenti e pin in luoghi sicuri (69%), controlla che i siti dove acquista siano protetti da sistemi informatici (58%), utilizza firewall, antivirus e anti spaywere per proteggere il proprio computer (56%). Quanto alle cifre sottratte, il 47% ha dichiarato somme che non superano i 500 euro e soltanto il 10% degli intervistati ha detto di essersi visto sottrarre più di mille euro.

Auto di lusso: frode da un milione di euro ai danni dell’Erario

Mercedes McLaren Roadster
La frode viaggiava su auto di lusso. In poco più di diciotto mesi una società friulana e nove concessionarie di automobili del nord Italia, sono riuscite ad evadere l’Iva per un milione di euro comprando e rivendendo i modelli più costosi di Mercedes, Audi e Bmw.
La frode milionaria ai danni dell’Erario, scoperta dalla Guardia di Finanza di Udine, era stata organizzata da un gruppo dodici persone di cui nove titolari di autosaloni di Treviso, Brescia, Bergamo, Verona, Venezia e Vicenza e dai rappresentanti di una società cartiera. Gli accertamenti bancari, le perquisizioni e gli esami effettuati dagli investigatori in Italia e in Germania, hanno portato alla luce il giro d’affari dell’organizzazione di quasi cinque milioni di euro. Gli imprenditori residenti in Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia acquistavano direttamente le auto e i suv in territorio tedesco, dalle case produttrici le quali fatturavano le vetture alla società di Udine. Il compito dell’azienda friulana che si è rivelata essere una società fantasma, era proprio quella di interporsi tra i fornitori esteri e i reali destinatari, per evitare a quest’ultimi di versare l’Iva allo Stato. Ricostruire il complesso sistema di frode per la Finanza non è stato semplice perché una parte delle fatture e della documentazione contabile, secondo quanto dichiarato dai rappresentanti della società cartiera, era andata distrutta in un incendio avvenuto alcuni mesi fa. Ma a ‘tradire’ l’organizzazione sono stati i movimenti bancari; Le fiamme gialle, hanno individuato un conto corrente presso una banca del centro città di Udine dove la società fantasma faceva transitare i soldi della compravendita delle vetture. “All’azienda era permesso di operare con modalità al di fuori di ogni logica commerciale e finanziaria e spesso per posta elettronica- spiega il colonnello Guido Zelano, comandante provinciale Guardia di Finanza di Udine- e anche gli estratti conto invece di essere recapitati ai reali intestatari venivano consegnati a soggetti diversi”. Infatti, nei confronti del direttore della filiale, il pm Claudia Danelon della Procura della Repubblica di Udine, ha contestato violazioni della normativa antiriciclaggio, per oltre due milioni di euro. Infine tra i compiti della società fantasma anche quello di falsificare le dichiarazioni sostitutive di atto notorio che attestavano il regolare pagamento dell’Iva per permettere l’immatricolazione delle auto di lusso.
Agli indagati, sono stati contestati reati di emissione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, falso documentale, occultamento e distruzione di documenti contabili. Inoltre la Finanza ha già iniziato gli accertamenti per recuperare l’imposta evasa alle aziende indagate.

Mille falsi invalidi in provincia di Palermo. Scoperti e indultati

Falsi tagliandi di parcheggio per invalidi | Ansa
Abitanti di quartieri ridotti d’un tratto a cecità (manco fossero i protagonisti del romanzo del Nobel José Saramago), virus che provocano sordità a buona parte dei residenti in piccole cittadine sul mare.
Lo scenario, che può sembrare apocalittico, è in realtà grottesco. Sono queste infatti le motivazioni addotte da alcuni falsi invalidi palermitani per incassare un migliaio di pensioni negli ultimi dieci anni. Nella sola provincia di Palermo, 979 falsi invalidi sono stati così smascherati da un’indagine della Procura, che ha intercettato un giro d’affari di 98 milioni di euro ed uno tangentizio di poco più di 6.
Per i magistrati, a coordinare le frodi era una vera e propria cupola di funzionari corrotti e di “spiccia faccende” composta da poco meno di quaranta persone, che per ogni pratica da falsificare chiedeva circa 2.000 euro insieme al primo conguaglio della pensione ottenuta. Un’organizzazione saldissima e gerarchicamente organizzata in vere e proprie zone d’influenza, gestite da veri e propri uffici di accoglimento delle richieste.
Evidentemente, a dispetto delle presunte sordità, in alcun quartieri la voce delle false pensioni correva velocissima, trovando quasi sempre pronte (e generose) risposte. Risposte che, ora, grazie all’indulto, resteranno impunite: anche se saranno condannati, quasi tutti i falsi invalidi inquisiti non rischiano neppure un giorno di galera, ma solo la restituzione degli emolumenti intascati.

Calciopoli solo settimo tra gli scandali di tutti i tempi

Un puzzle tridimensionale che riproduce un pallone da calcio, e che suggerisce l'immagine di un ''giocattolo rotto'' ovvero quello che probabilmente pensano ormai del calcio una buona parte di appassionati, rimasti delusi e amareggiati dai recenti scandali che hanno coinvolto i vertici di questo sport
E noi che pensavamo a chissà quale truffa. A chissà quale catastrofe, legata a “Calciopoli”. E invece. Nella speciale graduatoria stilata da The Times occupa “solo” la settima posizione nella classifica dei 50 scandali che hanno macchiato la storia dello sport. La bufera che lo scorso anno ha terremotato il pallone italiano, portando alla retrocessione della Juventus e alla revoca di due scudetti bianconeri, merita una collocazione nella top ten delle nefandezze ma non un posto sul podio.
Lo scandalo per eccellenza è legato ad un personaggio poco noto alle grandi platee. Il numero 1 è assegnato a Basil D’Oliveira, stella del cricket degli anni ‘60. Nato a Città del Capo, l’asso di colore emigrò in Inghilterra per sfuggire al regime dell’apartheid. Nel Regno Unito divenne un fuoriclasse e, soprattutto, un cittadino britannico. Si guadagnò un posto fisso nella Nazionale di Sua Maestà, aggiudicandosi riconoscimenti di prestigio. Nel 1968, il suo nome fu al centro di una vicenda controversa: il tour dell’Inghilterra in Sud Africa saltò proprio per la sua presenza, ritenuta inaccettabile dai padroni di casa.
La piazza d’onore spetta ai Chicago White Sox, la squadra della Major League Baseball passata alla storia per la pagina nera scritta delle World Series del 1919: 8 giocatori, compresso il leggendario “Shoeless” Joe Jackson, vennero accusati di aver venduto le partite della finale del campionato e furono banditi.
Terzo gradino del podio per Ben Johnson, ‘l’uomo con gli occhi gialli’. Lo sprinter canadese dominò i 100 metri ai Mondiali di Roma ‘87 e alle Olimpiadi di Seul ‘88: ai Giochi volò al traguardo in 9″79, ritoccando il suo stellare primato mondiale. I controlli antidoping, però, rivelarono un uso smodato di steroidi e confermarono i sospetti alimentati già dalle telecamere che avevano inquadrato i suoi occhi allo start. Johnson confessò il sistematico uso di doping e il suo nome venne cancellato dall’albo d’oro.
Nella classifica delle ‘vergogne’ sportive c’è anche l’edizione 2007 del Tour de France: le vicende di doping che hanno coinvolto, tra gli altri, il danese Michael Rasmussen e il kazako Alexandre Vinokourov valgono il quarto posto.
la vittoria del canadese Ben Johnson sullo statunitense Carl Lewis, nella gara dei 100 metri, nella quale Johnson conquistò il record mondiale con il tempo di 9''79. Ma tre giori dopo Johson venne squalificato dal Cio per doping
Anche le parole possono essere scandalose. Lo sa bene Glenn Hoddle, dimissionario ct della nazionale inglese di calcio: l’11° posto è tutta colpa sua e delle frasi secondo cui “i disabili scontano peccati commessi in una vita precedente”.
Penoso anche il comportamento degli atleti spagnoli, 12esimi secondo il Times, che nel 2000 si sono finti disabili per vincere l’oro nel basket alle Paralimpiadi.
In confronto sembra meno grave l’Operacion Puerto, l’inchiesta sulla rete internazionale di doping legata al ciclismo: il sistema ideato dal dottor Eufemiano Fuentes merita il 18° posto.
In questo panorama, Mike Tyson deve accontentarsi della 20a posizione per aver staccato un pezzo dell’orecchio di Evander Holyfield nel 1997. Quasi nell’anonimato Diego Armando Maradona: la sua ‘mano de Dios’, costata carissima agli inglesi ai Mondiali del 1986, vale solo il numero 29.

Il VIDEO servizio:

Calciopoli: è l’ora dei processi

(In alto, da sin.) Luciano Moggi,Antonio Giraudo, Innocenzo Mazzini: (in basso, da sin.) Pier Luigi Pairetto, Massimo De Santis e Paolo Bergamo. I pm di Napoli Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci hanno chiesto il rinvio a giudizio per 37 imputati nell'ambito dell'inchiesta sugli illeciti nel calcio. Le accuse vanno dall'associazione per delinquere alla frode in competizioni sportive.
Da Luciano Moggi ad Antonio Giraudo, dal dirigente Figc Innocenzo Mazzini ai designatori Paolo Bergamo w Pierluigi Pairetto all’arbtirto Massimo De Santis. Sono alcuni dei 37 personaggi che dai pm napoletani vengono indicati come promotori “costitutori ed organizzatori dell’associazione per delinquere”. Per loro la procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio per lo scandalo del calcio: 29 partite condizionate nella stagione 2004-2005 sono costate agli indagati accuse che vanno dalla frode sportiva all’associazione a delinquere.

Diverse squadre sono state riconosciute come parti offese: Atalanta, Bologna, Brescia, Cagliari, Chievo, Lecce, Livorno, Palermo, Parma, Roma, Sampdoria, Siena Udinese e Salernitana. Anche i ministeri dell’Economia e delle Finanze e quello per le Politiche Giovanili sono considerati parti lese, assieme ai Monopoli di Stato, il Coni, la Figc, la Lega Calcio e la Rai.

Guarda i servizi VIDEO
Processo per 37 a Napoli:

Sfilata di nomi eccellenti del calcio al processo di Roma contro la Gea:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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