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Ne arriveranno tanti. Ancora di più di quelli (e sono centinaia ogni giorno: 350 nelle ultime 48 ore) che sbarcano sulle nostre coste. Immigrati, irregolari, migranti, (”Non chiamiamoli più clandestini”, propone ai media il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini per una questione di “una ecologia del linguaggio”): sono uno degli effetti della crisi economica nel continente africano. E, nei prossimi mesi, dovremo mettere nell’agenda socio-politico-economica un forte aumento dell’immigrazione clandestina alle frontiere meridionali dell’Unione europea, in particolare in Italia e a Malta.
A lanciare l’allarme è il vicepresidente della Commissione europea e commissario per Giustizia, Libertà e Sicurezza, Jacques Barrot, in una nota interna destinata agli altri 26 commissari Ue a Bruxelles, che l’Adnkronos è riuscita a ottenere ead anticipare.
“Anche se il flusso di immigrati clandestini per via marittima ha smesso oggi di essere un fenomeno ‘estivo’, è probabile che nei prossimi mesi la pressione aumenti in modo significativo”, avverte Barrot nel resoconto del suo recente viaggio a Lampedusa e a Malta.
In particolare, secondo il responsabile Ue, “l’aggravarsi della crisi economica e i suoi primi effetti reali in Africa avranno un impatto diretto sulle categorie di popolazione più inclini all’immigrazione (uomini e donne in buona salute, giovani, relativamente istruiti ma senza prospettive a breve e medio termine)”. Nel documento interno, Barrot insiste quindi sull’esigenza di fornire ai Paesi più esposti ai flussi migratori, in particolare Italia e Malta ma anche Spagna, Grecia, Cipro, “una risposta congiunta e un maggiore sforzo di solidarietà a livello dell’Unione. La frontiera meridionale marittima dell’Unione - ricorda il responsabile Ue - non è solo la porta d’accesso per questi Paesi ma per l’Europa intera”.
Insomma, taglia corto Barrot, “queste sfide hanno bisogno di una risposta globale e un’iniziativa politica forte”. “Serve maggiore solidarietà con questi Stati membri, sia per far fronte a queste sfide importanti, sia per garantire condizioni di accoglienza dignitose e umane a queste persone”, rimarca Barrot, ricordando che “questa solidarietà passa in primo luogo dal finanziamento comunitario, che deve continuare a sostenere l’Italia e Malta nei loro sforzi di accoglienza”, nonché dal potenziamento dell’azione di Frontex, l’agenzia per il controllo delle Frontiere esterne dell’Ue, come le autorità italiane hanno chiesto.
Fra i primi a commentare le parole del Commissario Ue, è Federico Bricolo, capogruppo della Lega Nord al Senato: “L’allarme lanciato oggi da Barrot sull’aumento dei flussi verso il nostro Paese ci rende ancora più determinati nel perseguire la realizzazione di tutte le norme necessarie per contrastare l’immigrazione clandestina”. Il senatore del Carroccio non cita la norma sulla denuncia dei migranti da parte dei medici (contestata proprio oggi da 100 deputati del Pdl), ma nell’elenco delle misure inserisce: “l’attuazione dell’accordo con la Libia con il pattugliamento delle coste, l’istituzione del reato di clandestinità , il blocco dei flussi limitato solo ai lavoratori stagionali, l’aumento della permanenza dei clandestini nei centri di identificazione e espulsione. Strumenti fondamentali”, conclude Bricolo “anche come deterrente nei confronti di chi intende partire dalle coste del Nord Africa verso il nostro Paese perche’ sara’ chiaro a tutti che le nostre frontiere non potranno piu’ essere forzate. Gli stranieri potranno dunque entrare solo nel rispetto delle leggi”.

Un charter con a bordo 44 clandestini egiziani è decollato ieri sera da Lampedusa, destinazione finale Il Cairo. Si tratta del primo volo di rimpatrio “diretto” dopo l’annuncio di ieri del ministro dell’Interno, Roberto Maroni. “Chi sbarca a Lampedusa sarà rimpatriato entro pochi giorni direttamente da Lampedusa, senza essere trasferito in altri centri italiani”, aveva detto ieri Maroni.
E ieri sera è decollato dall’isola un charter con a bordo un gruppo di extracomunitari, tra cui 44 egiziani: dopo uno scalo a Catania, dove sono stati fatti scendere altri immigrati destinati al centro di permanenza di Pian del Lago (Caltanissetta), l’aereo è ripartito per Il Cairo. “Quello dato oggi dal Governo” ha detto il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis “è un forte segnale per le organizzazioni malavitose che sfruttano il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Deve essere chiaro che, d’ora in poi, dopo l’identificazione da parte della polizia, i migranti irregolari verranno rimpatriati. Finalmente Lampedusa potrà forse così tornare ad essere nota come meta turistica”.
L’operazione di rimpatrio è stata possibile grazie a un accordo bilaterale tra Italia e Egitto, che ha già consentito di rimpatriare diverse centinaia di clandestini, ma il 2008 si conferma un anno di massiccio incremento degli sbarchi: secondo gli ultimi dati del Viminale, gli extracomunitari giunti quest’anno sulle coste italiane sono stati 36.900, circa il 75% in più rispetto al 2007, quando erano stati 20.500. Anche quest’anno la stragrande maggioranza dei clandestini è approdata a Lampedusa (circa 31.000 sul totale), il cui centro di accoglienza è arrivato praticamente al collasso dopo gli ultimi sbarchi. Proprio per questo proseguono i trasferimenti di immigrati dall’isola ad altri centri: oggi è stata la volta di oltre 200 immigrati smistati altrove. A Lampedusa ne restano un migliaio.
Numeri che, per il responsabile del Viminale, dovranno abbassarsi radicalmente. Anzi, azzerarsi: “Nel 2009 gli sbarchi dalla Libia verso Lampedusa cesseranno. Non è una promessa, è un impegno”, dice il ministro aroni, intervistato da Libero.
E non demorde Maroni: la soluzione sta nell’accordo siglato un anno fa con la Libia “che prevedeva il pattugliamento delle coste libiche con sei motovedette italiane condotte da personale libico”; “ecco perché” aggiunge “dobbiamo attuare l’accordo alla svelta e mettere a disposizione dei militari libici le sei motovedette. Direi che stavolta ci siamo: entro la fine di gennaio il pattugliamento partirà e noi avremo risolto il problema. E anche la comunità di Lampedusa avrà finito di soffrire”.
Ai cittadini dell’isola lo spiegherà lo stesso Maroni, che sarà a Lampedusa il 5 gennaio, mentre il 13 incontrerà i suoi colleghi di Malta, Cipro e Grecia, “per stilare un documento comune da discutere in Europa, alternativo al programma Frontex“. Passando dal traffico di esseri umani a quello di droga, Maroni sottolinea che “una delle principali porte d’accesso” della cocaina in Italia dal Sudamerica è “il porto di Gioia Tauro, un colabrodo che metteremo presto in sicurezza con un massiccio intervento di sorveglianza”.
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Dovranno indossare le proprie uniformi sulle quali porteranno però un bracciale blu con il distintivo dell’Unione europea e del Frontex (l’Agenzia per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Ue).
Chi sono? Le “Squadre Ue di intervento rapido” da mettere alle frontiere comuni, per fare fronte ad afflussi massicci di immigrati clandestini.
Così, mentre in Italia monta la polemica sul progetto di riforma della Bossi-Fini, il Parlamento europeo ha approvato oggi a Strasburgo, a larga maggioranza (526 voti favorevoli, 63 contrari, tra cui la Sinistra unitaria europea - Gue - che ha cercato senza successo di ottenere la bocciatura del testo), la legge che le istituisce e ne regola gli interventi. Le pattuglie europee di intervento rapido (450 uomini) per combattere l’immigrazione illegale, Rabit nell’acronimo inglese, saranno già attive sul finire di questo 2007. Mal che vada, per l’estate del 2008 chi vive o fa villeggiatura in zone di sbarchi di massa dovrà abituarsi all’idea di incrociare una guardia di frontiera lituana, britannica o rumena, ognuno con la propria divisa ma tutti con un braccialetto comunitario e tutti assieme a sostegno delle forze di polizia locali per controllare, riconoscere e fermare i clandestini. A parte gli stipendi degli agenti, a cui pensa la nazione di provenienza, il conto (assicurazioni, viaggi, vitto e alloggio) sarà a carico del Frontex, che ha ottenuto dall’Europarlamento 10 milioni di euro nel 2007.
La grande novità è il carattere vincolante dato dal parlamento alla partecipazione degli stati membri, un punto che non fa contenti tutti, visto che alcune capitali preferivano dare carattere di non obbligatorietà alla partecipazione al progetto. Un paese potrà sottrarsi a tale obbligo solamente se si trova a far fronte a una situazione eccezionale: il contemporaneo arrivo di ondate di immigrati sul suo suolo o lo svolgersi di avvenimenti di grandi dimensioni, come i Mondiali di calcio o le Esposizioni universali.
Durante una missione, le istruzioni alle squadre di pronto intervento saranno impartite dallo Stato membro ospitante, che però dovrà tenere contro di eventuali pareri dell’Agenzia Frontex. Durante le missioni, inoltre, i membri delle squadre sono assimilati agli agenti dello Stato membro ospitante per quanto riguarda i reati penali che potrebbero commettere o di cui potrebbero essere vittime: il che vuol dire che potranno portare armi e usare la forza. Ma non è che operino in completa autonomia: i membri dei gruppi eserciteranno le loro funzioni e competenze sotto le istruzioni e, per regola generale, in presenza di agenti dello stato che ha richiesto il loro intervento.
Lo Stato ospitante potrà anche limitare il ricorso alle armi ad esclusivo scopo di legittima difesa, conformemente alla propria legislazione. I provvedimenti di respingimento dovranno essere adottati soltanto dalle guardie di frontiera dello Stato membro ospitante.