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Fulco-Pratesi

L’Europa contro le doppiette nostrane. E l’Italia è a rischio multa

Due cacciatori

Le doppiette dei cacciatori italiani sotto la lente dell’Ue.

È ricominciata da poco la stagione ufficiale della caccia: i circa 800mila cacciatori italiani potranno dedicarsi all’arte venatoria fino al 31 gennaio, anche se in quasi tutte le regioni l’apertura è stata anticipata. Ma il nostro paese rischia di pagare una multa salata dalla Ue a causa di sette di esse che, con la scusa dei danni apportati all’agricoltura, hanno dato il permesso di abbattere alcune piccole specie di uccelli, vietate in tutta Europa, come il fringuello, le pettole, i passeri e lo storno. E il Wwf, in particolare, torna alla carica contro le leggi di Lombardia e Veneto, oggetto di un esposto fatto all’Unione europea: niente polenta e osei, insomma.

“Perché siamo fuorilegge?”, ha spiegato Patrizia Fantilli a Panorama.it, direttore dell’ufficio legale del Wwf: “È semplice: sono cinque anni di fila che le giunte regionali venete e lombarde approvano l’apertura alla caccia a specie protette C’è una direttiva europea che ha fornito un elenco di specie non cacciabili, che però si possono cacciare in limitati casi: se fanno danni accertati all’agricoltura, per scopi scientifici o prelievi di piccola quantità. Non stupisce che l’Italia stia per essere condannata, per colpa di alcune regioni, dalla Corte di Giustizia europea proprio per una procedura d’infrazione aperta nel 2006″.
Poi c’è la questione delle specie migratrici. “Il nostro paese è come se fosse un’enorme autostrada tra i paesi scandinavi e il Mediterraneo, solo che qui da noi rischiano di essere colpiti, negli altri paesi europei invece è vietato”, ha aggiunto la Fantilli.
Alcune regioni, inoltre, hanno anticipato ai primi di settembre l’apertura della caccia senza rispettare il parere vincolante dell’Istituto nazionale della Fauna selvatica (Infs, oggi Ispra – Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), che stabilisce quali animali si possono abbattere. “Molte specie ai primi di settembre sono ancora in riproduzione. Non capiscono queste regioni i danni che si possono provocare a causa di leggi superficiali”, ha aggiunto la Fantilli.
E le vittime di queste leggi regionali, per il Wwf, sono soprattutto i piccoli uccelli. “Dobbiamo adeguarci agli standard degli altri paesi europei, soprattutto, per quanto riguarda i piccoli uccelli canori, che in Italia si possono cacciare.
Non credo che sia dignitoso, anche per un cacciatore, sparare ad animali così piccoli”, ha detto a Panorama.it Fulco Pratesi, giornalista e presidente onorario di Wwf Italia: “Eravamo in Italia a un livello passabile una volta, ma ora siamo tornati indietro. La caccia è accettabile se non interferisce con la conservazione e lo sviluppo della fauna. Il futuro sarà un po’ deteriorante, non solo per la tutela degli animali in Italia, ma anche per le salate multe che ci verranno inflitte”.
Federcaccia, la federazione che conta 400mila iscritti (la metà dei cacciatori italiani), invece, ha spiegato che su oltre 400 specie che frequentano l’Italia, si può sparare solo a una cinquantina e ha puntato il dito contro le troppe spese sostenute dai suoi associati. Un business, quello della caccia, che frutta alle casse dello Stato 138,5 milioni di euro, considerando che i cacciatori italiani pagano tre tasse: una allo Stato (per il porto del fucile di 173,16 euro), una alla Regione (per il tesserino che varia dai 32,65 ai 64,56 euro) ed una alla zona di caccia (che va da un minimo di 10 ad un massimo di 100 euro). “Un settore”, ha aggiunto il presidente di Federcaccia in un comunicato, “che dà lavoro a non meno di 45.000 persone ed il cui comparto della produzione ha prodotto nel 2007 circa 549.000 armi sportive e venatorie. La caccia oggi non è più il mero impossessamento della selvaggina ma un’attività congiuntamente diretta alla protezione dell’ambiente naturale e della fauna”.

Allarme nel parco d’Abruzzo: c’è chi avvelena gli orsi. Il Wwf chiama i Ris


Era addirittura più famoso dell’orso Yoghi, quello dei cartoons. Almeno nei centri abitati del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm). Perché l’orso “Bernardo” era vero, vivo e non disdegnava fare “visita”, la notte, ai pollai della zona. “Era” perché è stato trovato morto, insieme alla sua compagna e a un terzo esemplare (oltre agli altri due orsi trovati morti, per cause naturali pare, una quindicina di giorni fa e di cui si è saputo solo ora), nel territorio montano di Gioia dei Marsi, nel cuore del Parco (uno dei più antichi d’Italia con una superficie di 80mila ettari). E ora scatta l’allarme, visto che si fa sempre più probabile l’ipotesi, portata avanti dagli investigatori del Corpo forestale dello Stato, dell’avvelenamento.
Il ritrovamento è stato fatto dal personale che seguiva l’orso Bernardo attraverso il radiocollare satellitare che aveva smesso di trasmettere il segnale: in seguito a successive perlustrazioni attuate dal personale del Servizio di Sorveglianza, de Cta del Corpo Forestale dello Stato e la collaborazione dei ricercatori del Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo dell’Università La Sapienza di Roma, nella stessa zona, è stata ritrovata un’altra carcassa di un’orsa adulta.
“È una grave perdita - ha detto il direttore del Parco, Aldo Di Benedetto - che incide sul potenziale riproduttivo della popolazione dei plantigradi già numericamente esigua; per di più viene a mancare l’orso “Bernardo” che, negli ultimi anni, tanto ha fatto parlare di sé per gli incontri ravvicinati nei centri abitati e che ha battezzato una delle tante associazioni costituitesi per la tutela della specie”.
“La stretta sequenzialità dei ritrovamenti rafforza la tesi di un possibile avvelenamento” dichiara Livia Mattei, esperta biologa e funzionario del Corpo forestale dello Stato “anche se non è escluso che sia stato accidentale e non necessariamente legato alla volontà di sopprimere Bernardo, considerato in passato un orso problematico”.
Dello stesso avviso anche il Wwf, che ha messo una taglia di 10mila euro sui responsabili dell’uccisione dei tre orsi marsicani, due femmine e un maschio, nel Parco nazionale d’Abruzzo: “Si tratta di un atto criminale gravissimo”, ha detto il presidente onorario dell’associazione Fulco Pratesi. “Un Paese civile non può permettersi questi scempi”, ha aggiunto. La somma verrà versata a chi consegnerà i responsabili alla giustizia.
Stando alla denuncia del Wwf, in Abruzzo si sta compiendo una vera e propria mattanza della fauna. Un fenomeno che colpisce non solo gli orsi, ma anche i lupi. Per risolvere il problema, l’associazione ha chiesto “la creazione di una speciale task-force, una sorta di Ris, per la tutela dell’orso marsicano, in grado di condurre indagini puntuali e rintracciare i responsabili di un reato gravissimo che distrugge la nostra fauna”.
Ecco, ci mancano solo i Ris specializzati in “orsocidi”…

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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