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(Ansa)
Sigarette ai minori, si o no? A riaprire il dibattito sull’opportunità di permettere ai giovanissimi l’acquisto delle “bionde” è il sottosegretario all’Economia, Alberto Giorgetti, che nel corso di un convegno sul tema della regolamentazione del settore tabacchi (che tra accise e iva assicura allo stato entrate per oltre 14 miliardi di euro l’anno), si è dichiarato “favorevole all’innalzamento a 18 anni del limite minimo per l’acquisto di sigarette”. Continua

Un fumatore al volante
Dopo ospedali, scuole, autobus, cinema, teatri, discoteche e ristoranti, fra poco sulle spalle dei fumatori potrebbe abbattersi un altro divieto: fumare mentre si è al volante. L’idea è venuta al senatore leghista Piergiorgio Stiffoni, che l’ha così giustificata: “La sigaretta riduce il livello di attenzione. E al volante questo può uccidere”.
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Quella lunga estate calda del 2009 verrà ricordata (oltre che per le temperature sopra la media) anche come la stagione del “non si può”.
I Comuni ne hanno inventati di tutti i tipi con ordinanze e sanzioni ad hoc. Sono ormai più di 150 i divieti emanati dai primi cittadini in base alla normativa prevista dal “pacchetto Maroni”, un elenco in alcuni casi alquanto bizzarro.
L’ultimo divieto in ordine di tempo riguarda il “burkini”, il bikini islamico (che ha fatto la sua comparsa a Verona, suscitando polemiche e timori), vietato nelle piscine e lungo i fiumi e i torrenti di Varallo Sesia (Vercelli). Lo stabilisce un’ordinanza del sindaco Gianluca Buonanno, parlamentare della Lega Nord. Chi contravverrà al divieto di indossare il costume intero unito a un copricapo pagherà una multa di 500 euro.
Dopo Lucca, in Toscana, niente kebab nel centro storico di Capriate, paesino del bergamasco. Lo esclude una delibera della giunta leghista che vieta l’apertura di locali pubblici gestiti da immigrati. Il divieto non vale per gli italiani che vorranno aprire pub o ristoranti.
Ecco una MAPPA aggiornata con le altre ordinanze più strane:
No smoking under 16
A Capoliveri, nell’isola d’Elba, dal 25 agosto è in vigore un’ordinanza che punisce i minori di 16 anni sorpresi in luogo pubblico a fumare o anche solo in possesso di tabacco con multe dai 250 ai 500 euro. Già in vigore nello stesso comune il divieto di bere alcolici. A Verona, nel luglio dello scorso anno, un uomo è stato multato per 50 euro, “colto in flagrante” mentre fumava una sigaretta in un parco cittadino. L’esempio del sindaco scaligero è stato seguito dalle amministrazioni di Bolzano e Napoli. Quest’ultima, con un provvedimento che risale al 18 novembre 2007, ha ampliato il divieto di fumo ai luoghi all’aperto, quindi anche parchi comunali, in presenza di lattanti e bambini fino a 12 anni, nonche’ di donne in stato di gravidanza.
Panchine e aiuole
In provincia di Savona è vietato mangiare nelle aree comunali di Alassio e sdraiarsi nelle aiuole ad Albisola Marina. A Sorrento gli artisti di strada non possono sostare nello stesso punto più di 15 minuti e i ristoratori non possono avvicinare i turisti per invitarli a sedersi con “forma petulante e molesta”. A Voghera non ci si può sedere sulle panchine dopo le 23 in più di 3 persone mentre, sempre in tema di panchine, a Viareggio non ci si possono poggiare i piedi sopra.
Pordenone - Siete per le strade del centro di Pordenone, e vi ritrovate (purtroppo) a litigare con il/la vostro/a partner o un amico? State attenti: rischiate una multa da 25 a 500 euro. Perché? Perché sono vietati gli assembramenti di persone nelle vie principali del paese “che assumono atteggiamenti o fanno cose che non consentono la fruizione degli spazi pubblici da parte di altri cittadini”. Anche se solo in due.
San Remo - “Carta d’identità, prego”. Chi si siederà sui bordi delle aiuole o dei vasi di fiori che decorano la città, potrebbe sentirsi dire questa frase.
Perché il Sindaco di Sanremo ha stabilito il divieto di seduta in città per “mantenere il decoro”, salvo poi offrire dispense ai minori di 12 anni e ai maggiori di 60. I vigili, a controllare le età, avranno un bel da fare.
Ravenna - Musica sulla spiaggia? Sia mai. A Ravenna dite pure addio ai pianobar e ai cantanti che animavano le serate dei lidi del lungomare: il sindaco ha detto no. A loro e agli spettacoli di ballo (accompagnati da musica). Un’ordinanza che si affianca a quella anti-alcool, che impedisce di consumare bevande alcoliche in bicchieri o bottiglie di vetro sulla spiaggia. Tanto da spingere i giovani a un singolare metodo di consumo: bere direttamente dai secchielli di plastica, quelli dei giochi da bambinoDite pure addio ai gelati mangiati in compagnia per le strade della città, chiaccherando con gli amici. Ma anche agli spuntini veloci, alle bevande, al buon latte di mandorla siciliano. Un’ordinanza del sindaco risalente allo scorso settembre ha infatti vietato “sostare per consumare cibo e/o bevande, banchettando e/o abbandonando ogni minimo rifiuto”. E se per ovviare alla fame dovesse venirvi voglia di cantare, fermatevi: rischiate multe fino ai 500 euro.
Termoli - I fiori non devono piacere, in Molise. Almeno al sindaco di Termoli, che ha stabilito con un’ordinanza che tutti i vasi e le fioriere che occupano indebitamente il suolo pubblico vanno rimossi.
A meno che, ovviamente, non si voglia pagare per abbellire la città con un po’ di verde.
Cortina d’Ampezzo - Hanno fatto scuola, a Cortina d’Ampezzo: niente camper in centro. Meglio: niente camper in città. Un modo per incentivare l’affitto turistico di case e appartamenti in loco, aumentando in questo modo la circolazione del denaro in città? Il divieto è partito lo scorso anno. E quest’anno, anche Sanremo ne ha seguito l’esempio.
Eraclea (Venezia) - La delibera risale al 2004: vietati i giochi che possono arrecare disturbo agli altri bagnanti e che impediscano l’uso comune della spiaggia. E quindi, per estensione, no alle buche nella sabbia e ai castelli che hanno accompagnato l’infanzia di molti di noi: “anche fare buche che modificano in modo pericoloso la percorribilità a piedi della spiaggia diventa un gioco molesto”.
Capri - È un’ordinanza del 1960, ma a quanto pare a nessuno interessa toglierla: gli estivi zoccoli fanno troppo rumore, e sull’isola campana non si possono usare. I turisti dovranno dirottare la loro attenzione su scelte più… ovattate.
Genova - Dall’8 agosto scorso, non si può passeggiare con una bottiglia di bevanda alcolica in mano, tra i carrugi del centro storico. Se è ormai scattato il divieto di vendere alcolici ai minori di 16 anni a Milano, a Roma non si può mangiare davanti alla Fontana di Trevi, così come a Venezia non lo si puo’ fare seduti sui gradini dei monumenti.
Lucca - Dar da mangiare ai piccioni può costare fino a 500 euro di multa, stessa sanzione un bacio in auto a Eboli: 500 euro.
Vicenza - In controtendenza, i divieti decide di toglierli. Il 13 agosto 2008, un uomo che leggeva un libro sdraiato sul prato è stato multato di 50 euro, in base a un’ordinanza del 2002. Il Comune l’ha perdonato e ha deciso di permettere ai cittadini di “stendersi sull’erba: cosa che tranquillamente avviene in tutti i più bei parchi del mondo”.
Il risarcimento per i danni da fumo è ormai solo un ricordo lontano. L’orientamento dei giudici si sta facendo sempre più chiaro: siccome esiste una consapevolezza diffusa e incontestabile dei rischi che derivano dal fumo di sigaretta, i parenti delle vittime da tabacco non possono pretendere un risarcimento per danni morali. Anzi, chi sta pensando di intraprendere una causa contro i produttori di sigarette, ci pensi bene, perché oltre a restare a bocca asciutta rischia pure l’addebito delle spese processuali.
Lo conferma la sentenza numero 23877/2007 del tribunale di Roma che ha rispedito al mittente le richieste avanzate dagli eredi di un fumatore morto a causa del suo maledetto vizio, all’Ente nazionale Tabacchi (Eti) oggi inglobato nella British American Tobacco (Bat). Nel 2005 dopo che la Corte d’appello di Roma condannò l’Eti a pagare 200mila euro ai familiari di un altro fumatore morto, molti parenti di vittime del tabacco, associazioni dei consumatori e altrettanti avvocati, speravano di giocarsi la carta del risarcimento contro i produttori di sigarette. Ma quella sentenza, in cui si supponeva che la vendita del tabacco potesse considerarsi un’attività pericolosa, è rimasta isolata.
Negli ultimi tre anni i tribunali di Roma (8067/05), Brescia (3900/05) e Napoli (12729/04) hanno ribadito la notorietà pubblica dei rischi del fumo risalente addirittura al fascismo. Eppure al contrario di quanto si creda, l’orientamento dei giudici italiani sarebbe in linea con le corti d’Appello americane. “Non dimentichiamoci”, dice Francesca Rolla, legale dello studio Lovells che ha difeso Bat in quest’ultimo procedimento, “che in secondo grado i giudici degli Stati Uniti d’America tendono sempre a ribaltare il verdetto della giuria popolare di primo grado. Le sentenze risarcitorie quindi si bloccano in primo grado”. E ai poveri fumatori, non resta che prendersela con se stessi.

Tre anni senza “bionde” nei ristoranti e negli uffici d’Italia. Il 10 gennaio la legge Sirchia, fra le più severe e copiate (per esempio da Gran Bretagna, Francia e Germania), capace di rivoluzionare le abitudini per milioni di italiani e anche il bon ton nazionale, festeggia il suo terzo compleanno sotto gli occhi preoccupati del “padre” che gli ha dato il nome.
“Non si fa più niente, nessun controllo, nessuna prevenzione. Sarebbe auspicabile” ha detto l’ex ministro della Sanità, Girolamo Sirchia “che le associazioni facessero una class action contro le istituzioni per public health malpractice, in sostanza per l’incapacità di gestire la salute pubblica”.
I risultati, secondo gli esperti, sono invece più che soddisfacenti: la legge ha contribuito a ridurre nel 2005 del 6% il consumo di sigarette (che rappresentano il 95% dei consumi di tabacco), risaliti dell’1,1% nel 2006 come effetto rimbalzo e, secondo quanto appare dai dati preliminari, con una nuova riduzione dell’1% circa nello scorso anno che ristabilisce il livello raggiunto dopo l’introduzione dei divieti.
“In sostanza” ha spiegato Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Istituto superiore di sanità “la legge ha fatto quello che doveva fare ma non si è andati oltre e il numero dei fumatori non è sceso”.
L’Italia, con la Legge 3/2003 “Tutela della salute dei non fumatori” è stata uno dei primi paesi dell’Ue (prima di noi solo Irlanda e Malta) a regolamentare il fumo in tutti i locali chiusi pubblici e privati, compresi tutti i luoghi di lavoro e le strutture del settore dell’ospitalità.
Gli ultimi dati Istat disponibili mostrano una riduzione della prevalenza dei fumatori, passata dal 23,9% nel 2003 (maschi 31.0%, femmine 17.4%) al 22.7% nel 2006 (maschi 28.8%, femmine 17.0%). Positivi gli effetti sulla salute dei cittadini. I dati di un recente studio in 4 regioni italiane (Piemonte, Friuli VG, Lazio e Campania) mostrano infatti un calo superiore al 7% dei ricoveri per infarto acuto del miocardio, andamento confermato anche da un analogo studio portato a termine per la regione Piemonte.
I carabinieri dei Nas hanno effettuato, fino ad agosto 2007, oltre 2800 ispezioni in luoghi di lavoro che hanno evidenziato un sostanziale rispetto della legge, essendo state riscontrate solo 189 infrazioni al divieto di fumo (pari al 6.7% dei controlli) contro le 327 del 2005.
Ma i dati sulle riduzione dei consumi sono fermi da tempo.
Il VIDEO servizio:

Smettere di fumare non è sempre così facile, come promette un libro di grande successo dell’inglese Allen Carr. Il problema è trovare l’occasione giusta, il momento fertile (quasi irripetibile) per mettere in pratica le nostre migliori intenzioni. Spesso si tende a rimandare il distacco dalla dipendenza verso il fumo perché “ci si trova in un momento stressante” o perché “non si è convinti fino in fondo”, ma è giusto sapere che smettere di fumare dipende molto da impegno e forza di volontà: i farmaci da soli non bastano.
Ecco perché ad Altroconsumo non piace troppo la campagna antifumo che la multinazionale Pfizer fa per lanciare Champix, un nuovo farmaco che dovrebbe ridurre il desiderio compulsivo della sigaretta e l’effetto piacere legato al fumo. Al di là del messaggio condivisibile (smettere di fumare è sempre un ottimo invito), ci lascia perplessi l’aspetto promozionale della campagna che sembra realizzata per aggirare la legge italiana. Champix, che è un medicinale in fascia C (quindi a carico del paziente), negli slogan non compare come tale: da noi infatti è vietata la pubblicità diretta dei farmaci acquistabili solo con ricetta. Mentre sui manifesti pubblicitari del prodotto, dove campeggia il nome Pfizer, si recita: “Chiedi informazioni al tuo medico sulle nuove soluzioni per smettere”.
La finalità è chiara: la campagna salutista nasconde la promozione di un prodotto che si propone come una soluzione alla dipendenza da fumo. Ma il messaggio inoltre è scorretto: non esistono farmaci che da soli bastano a smettere di fumare, semmai ci sono medicinali che possono aiutare persone motivate a spegnere per sempre la sigaretta.
Al di là dell’efficacia vera o presunta, è bene sapere che dire addio alle bionde prendendo pastiglie costa caro: Champix costa fino al 70% in più di altre terapie antifumo presenti sul mercato. Inoltre non è escluso il rischio di controindicazioni. Il farmaco è stato sperimentato solo su una popolazione limitata e secondo l’Emea, l’agenzia europea di valutazione dei medicinali, mancano indagini adeguate su alcune categorie di consumatori a rischio: i fumatori che soffrono di epilessia, diabete mellito, danni renali o epatici, alcolismo. Ecco perché Altroconsumo consiglia cautela nel seguire questa terapia.

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Il film (Saving Grace - L’erba di Grace: una dolce commedia inglese) è del 2000, il fatto (reale) è invece di ieri. È quindi presumibile che la protagonista di quest’ultimo abbia, anche inconsciamente, voluto emulare le gesta di Brenda Blethyn, quando qualche mese fa ha trasformato l’attico della sua abitazione (a Dolo, in provincia di Venezia) in un’imponente serra, celata agli occhi dei passanti e dei vicini con teli in tessuto e siepi, nella quale erano presenti ben 670 piante di marijuana.
A gestire la serra, appunto come nel film, una donna di 60 anni, ex bibliotecaria dell’università di Padova, denunciata assieme al figlio ventottenne: nella loro casa la Guardia di finanza di Mirano ha trovato - e subito sequestrato - un buon quantitativo dello stesso stupefacente essiccato, già pronto per l’uso.
Divertente il siparietto messo in piedi dalla 60enne davanti ai militari: si sarebbe giustificata vantandosi che il suo prodotto, coltivato per uso esclusivamente privato (diversamente che nel film, dove Grace rivendeva lo stupefacente per appianare i suoi debiti), era il migliore della zona, essendo lei dotata di “pollice verde” e dedicandoci gran parte del suo tempo e della sua passione. La stessa ha poi riferito ai finanzieri di aver smesso di fumare grazie alla marijuana che le causa un senso di allegria e un leggero “sballo”. Incredibile, infine, che il figlio abbia rimproverato la madre non tanto per l’attività, ma per non essere stata accorta ed essersi fatta scoprire.
Il trailer di Saving Grace, da YouTube:
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La proposta ha suscitato scalpore. L’assessore alla Salute del Comune di Milano, Carla De Albertis (di An), intende distribuire gratuitamente alle famiglie dei test antidroga. In questo modo, ha spiegato, i genitori potranno controllare se i loro figli abusano di sostanze stupefacenti e intervenire per farli smettere. In una prima fase la distribuzione riguarderà le quasi 4 mila famiglie di Zona 6 con ragazzi tra i 13 e i 16 anni e poi sarà estesa a tutti i nuclei. Per richiamare l’attenzione sulla propria iniziativa, l’assessore De Albertis si è spinta oltre: “Proporrò il test a tutti i colleghi della Giunta”, ha dichiarato. Non si è tirato indietro Vittorio Sgarbi, responsabile della Cultura, che interpellato da Panorama.it ha risposto di essere pronto a sottoporsi alla prova: “Accetto la sfida, non ho niente da nascondere”.
La pubblicità però si è dimostrata superflua. In pochi giorni la polemica sugli stupefacenti è esplosa sulla scia dei fatti di Vercelli, dove l’autista di un autobus responsabile di un incidente in cui sono morti due bambini è risultato positivo al test della cannabis. Il dibattito sulla distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, sulla loro pericolosità per la salute e sull’opportunità di prevedere esami specifici per alcune categorie di lavoratori è tornata alla ribalta.
Ma se un genitore vuole sapere se il proprio figlio si droga, non deve aspettare che il test glielo regali il Comune.

Su Internet ci sono decine di aziende che vendono questo tipo di kit a prezzi modici. La media è intorno ai 20 euro, ma certi stick scendona fino a 2 euro. Alcuni produttori parlano proprio di uno “strumento concreto per tutti coloro che hanno dei dubbi sui propri familiari. Da oggi”, si legge nel lancio, “è possibile eseguire un test antidroga senza andare in un laboratorio di analisi, quindi nell’assoluta tranquillità della propria casa e senza alcuna intromissione nella privacy familiare”. Altri usano come traino la celebre inchiesta delle Iene tra i parlamentari.
Il sito che offre gli Screen Droga Test fornisce anche una lista delle famracie italiane in cui si possono trovare. A Milano ce ne sono una ventina. “Li abbiamo da alcuni mesi” spiega Carlo Arienti, della farmacia di via Solferino, “ma i clienti non ne conoscevano neppure l’esistenza. Ora cominciamo a ricevere richieste e domande da parte dei genitori”. Richieste subito accontentate con una vasta scelta di prodotti.
Sono proprio i kit acquistati dal Comune. Ce ne sono di otto tipi: sei rilevano attraverso l’urina le singole sostanze (marijuana, cocaina, anfetamine, ecstasi, benzodiazepine e oppiacei), uno ne rileva cinque contemporaneamente (tutte tranne le benzodiazepine, che sono dei sedativi) e uno le rileva tutte e sei attraverso la saliva. Costano rispettivamente 12, 24 e 36 euro.
I farmacisti precisano che si tratta solo di esami preliminari, che attestano la presenza o meno di sostanze stupefacenti anche a distanza di alcuni giorni. Per analizzarne la concentrazione o il momento della somministrazione, occorre ricorrere ai controlli di laboratorio.
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I kit antidroga (disponibili in farmacia e che il Comune di Milano vuole distribuire gratuitamente alle famiglie), per scoprire se i figli fanno uso di stupefacenti, secondo voi, sono un test corretto e utile per controllare i comportamenti degli adolescenti?