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Vernazza, i funerali dei dispersi, in un’allerta infinita

credits Eleonora Lorusso

credits Eleonora Lorusso

Tra poco sarà Natale qui a Vernazza, un Natale insolito che arriva a due mesi esatti dall’alluvione del 25 ottobre scorso, che ha cambiato tutto: il paesaggio, la vita, i pensieri della gente che qui è nata e che ora vive in uno stato di allerta infinita; sono cambiate anche le abitudini di chi qui veniva in vacanza, per lo spiù stranieri e in particolare americani, che ora da oltreoceano mandano denaro, aderiscono alle raccolte fondi e alle iniziative per far tornare il borgo ad essere la perla delle Cinque Terre. Un paese che oggi ha dato l’ultimo saluto a Giuseppina Carro, Sauro Picconcelli e Giuseppe Giannoni, i cui corpi erano stati trascinati via dalla furia dell’acqua e del fango, e ritrovati in Francia, sulle coste di Saint Tropez. Continua

“Li abbiamo mandati noi e sono tornati morti”. Il Bossi “pacifista” fa discutere, a destra

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“Li abbiamo mandati noi e sono tornati morti”. Poche, semplici parole che Umberto Bossi pronuncia davanti alle bare dei sei parà caduti in Afghanistan. Il leader della Lega ha partecipato al funerale nella basilica di San Paolo fuori le mura, dove era presente insieme a tutto il governo, al presidente della Repubblica e alle alte cariche istituzionali. Una cerimonia funebre accompagnata dal dolore e dalla commozione intorno alle bare avvolte nel tricolore di Davide Ricchiuto, Matteo Mureddu, Antonio Fortunato, Roberto Valente, Massimiliano Randino e Giandomenico Pistonami. Continua

Marcelletti, l’ipotesi del suicidio: la salma sotto tutela giudiziaria

Il cardiochirurgo Carlo Marcelletti agli arresti domiciliari
“Dal giorno del mio arresto non riesco a guardarmi più allo specchio”. Carlo Marcelletti, il cardiochirurgo morto ieri a Roma di un malore  a 64 anni, era depresso e distrutto dalle vicende giudiziarie di un anno fa. Lo confidò ad un giornalista del settimanale Oggi. “Non trovo né giustificazioni né attenuanti verso me stesso. Vorrei farmi perdonare dalle persone che ho deluso, prima di tutto dai bambini che adesso non potrò più curare”. ”Mi sono trovato a un passo dalla morte, ma non era arrivata ancora la mia ora”. Aveva detto, confessando di aver tentato di farla finita.
Tutti gli amici più vicini del paese natale nelle Marche, Maiolati Spontini, confermano questa sua mancanza di serenità negli ultimi mesi della sua vita, anche dopo la revoca degli arresti domiciliari lo scorso novembre. Anche per questo il suicidio sembra un’ipotesi non così remota.

I funerali del noto chirurgo saranno posticipati: la salma di Marcelletti è infatti sotto tutela giudiziaria. Nelle prossime ore il pm della Procura di Roma Elisabetta Ceniccola deciderà se disporre l’autopsia, in seguito a una serie di accertamenti che la Procura sta compiendo in queste ore, tra cui l’acquisizione di informazioni presso l’ospedale di Roma San Carlo di Nancy, dove si è verificato il decesso.

L’obiettivo è ricostruire le ultime ore di vita di Marcelletti. Il magistrato inoltre dovrà accertare se il cardiochirurgo fosse affetto da eventuali patologie e se fosse sottoposto ad una particolare terapia farmacologica.

Napolitano sui crolli in Abruzzo: “Tutti si facciano un esame di coscienza”

Napolitano visita le zone devastate dal terremoto

“Ho voluto rendermi conto della realtà de L’Aquila e dell’Abruzzo all’indomani del terremoto”. Sono le parole con cui il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al termine della mattinata passata in mezzo alle popolazioni terremotate, ha spiegato perché è andato a trovare gli abbruzzesi duramente colpiti dal sisma di domenica notte.
Anche se il capo dello Stato è voluto andare in Abruzzo in maniera sobria. Senza cerimoniale, con una sicurezza ridotta al minimo e cercando di evitare, per quanto possibile, i cronisti. E nonostante la forma senza pompa magna, la sostanza è quella di chi rappresenta la nazione: “Lo Stato oggi c’è fortemente, ma – ammonisce e promette - deve continuare ad esserci anche domani”. Poi, parlando dei crolli degli edifici di recente costruzione, è durissimo: “Tutti devono farsi un esame di coscienza che non conosce assolutamente coloriture e discriminanti politiche perché ci sono state irresponsabilità diffuse”.

Ma la mattinata era iniziata alle 9.30, quando puntualissimo, arrivando alla caserma della Guardia di Finanza a Coppito, dove ha sede il centro di coordimanento dei soccorsi, Napolitano rende omaggio alle vittime: varca da solo l’hangar della caserma dove sono raccolte decine e decine di salme e gli si para davanti una distesa di bare, vegliate da famiglie distrutte, dal cappellano delle Fiamme Gialle, da pochi e selezionati scout. Parole di conforto per i familiari. E alcuni minuti di raccoglimento davanti a una bara su cui se ne appoggia un’altra piccola, bianca. Una famiglia ‘rapita’ dal terremoto.

Quindi l’incontro con gli esponenti della Protezione civile a cui Napolitano si affida per un giro nei luoghi simbolo del disastro. Non vorrebbe al suo seguito il codazzo dei giornalisti, il presidente, e ai fotografi che lo inseguono spiega che lui non è lì “per farsi fotografare, voglio solo parlare con queste persone”. Non cerca ribalte, ma vuole capire da vicino - dopo giorni di stretta vicinanza telefonica - come sta funzionando la macchina dei soccorsi, come stanno le persone, quali sono le loro immediate necessità.

Non a caso si fa interprete di un “angoscioso interrogativo”: una volta che sarà passata l’ondata di emotività l’Italia si scorderà dell’Aquila? Il presidente stesso si “impegna” a garantire un’attenzione “continua dello Stato”, “nei mesi e negli anni” che verranno. Intanto tributa “un apprezzamento senza riserve alle decisioni prese dal governo” osservando, comunque, che “ci sarà tempo per le decisioni definitive sulla base di valutazioni e di ricognizioni che è ancora prematuro poter annunciare”.

Onna, il piccolo borgo “polverizzato” dalla furia della natura la cui popolazione è stata “per il 30%” sepolta sotto le macerie, è l’immagine di questa tragedia. “Un’immagine che, insieme alle voci della gente disperata che ha perso casa e cari, mi resterà nella mente”, dice commosso l’inquilino del Quirinale. Ma la gente è composta e dignitosa e Napolitano è “ammirato”: è il volto dell’Italia di cui essere orgogliosi. Ma c’è anche il marcio e davanti ad edifici costruiti sulla carta con norme antisismiche ma crollati alla prima scossa Napolitano invoca un esame di coscienza collettivo.

Nell’applicazione di queste norme ci sono stati “un difetto di controlli” e “irresponsabilità diffuse perché molti sono i soggetti che in definitiva sono coinvolti nella costruzione di un palazzo, nella costruzione o nell’acquisto di una casa. E nessuno dovrebbe chiudere gli occhi”. Per prevenire i terremoti non ci si può affidare a “profezie fantasiose” o “impossibili”, sottolinea Napolitano riprendendo anche la polemica scoppiata tra alcuni studiosi, ma è necessario rispettare, da un lato, le norme antisismiche e, dall’altro, mettere in sicurezza gli edifici più vecchi.

Trema ancora l’Abruzzo: scossa all’alba. 250 morti: venerdì i funerali

 Chiesa di Santa Maria a Paganica

Sale il numero dei morti e dei feriti. Inesorabilmente, l’ultimo bilancio della Protezione civile parla di 250 morti accertati per il terremoto che ha colpito l’Abruzzo. E ancora non si tratta di un numero definitivo. Undici corpi non sono stati ancora identificati.
Non definitivo purtroppo, neanche il numero delle scosse che continuano a far tremare la terra de L’Aquila e dintorni: molto forte quella di martedì sera, che alle 19:47 ha provocato nuovi danni, meno intense invece quelle registrate intorno alle 23:30 e dopo la mezzanotte. Secondi interminabili di di paura, e di brutti ricordi, per i 25 mila sfollati de L’Aquila, costretti sotto le tende all’ennesima notte d’angoscia. E di freddo: la temperatura è calata fino a 4-5 gradi. Troppo poco per chi è scappato di casa senza vestiti e sulla testa ha solo la tela delle tende montate in fretta e furia dai soccorritori.
I pochi che ancora hanno un tetto vero sotto cui vivere hanno preferito aspettare il giorno in macchina. La paura e il panico sono ancora troppo grandi per infilarsi di nuovo nell’uscio di casa. “La vede? È su da 100 anni e non ha subito nessun danno”, dice un uomo con la barba di tre giorni sul volto. “È una casa sicura, solida” aggiunge “e dentro potremmo dormire meglio. Ma come faccio a fidarmi dopo che quello che è successo?”. Dentro la sua auto, parcheggiata sul marciapiede davanti a casa all’inizio di via XX Settembre, ci sono la moglie, i figli e i genitori anziani. “Stiamo stretti” osserva riuscendo perfino a fare un mezzo sorriso “ma almeno ci scaldiamo”.
I soccorritori, che lavorano ormai da 48 ore, non li hanno dimenticati. Volontari della Protezione civile girano per la città e distribuiscono a queste persone una coperta, qualche bevanda calda e una parola di conforto quando i piedi tremano per le scosse dello sciame sismico. Più in alto, vicino al centro che ieri sera le forze dell’ordine hanno chiuso per precauzione, si continua a scavare. L’esempio di Eleonora Calesini, 20 anni, estratta viva dalle macerie dopo 42 ore, ha restituito un po’ di forza anche ai Vigili del fuoco che scavano alla ricerca dei quattro giorni dispersi sotto le macerie della Casa dello studente.
Ormai la grossa cesoia messa in funzione ieri pomeriggio ha finito di abbattere l’ala pericolante dell’edificio e tra poco si potrà riprendere a cercare. “Continuiamo a lavorare” dicono i pompieri “anche se le speranze si fanno sempre più flebili”.

Martedì 7 il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha indicato in 48 ore il termine delle ricerche. Poi i dispersi, ancora una trentina, andranno ad aggiungersi all’elenco delle vittime. Per loro, probabilmente venerdì alle 11, si svolgeranno i funerali di Stato.
L’ipotesi è ancora al vaglio di una riunione presieduta dal capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, in corso questa mattina nel capoluogo con i rappresentanti degli enti locali. “Quella di fare le esequie venerdì è un’ipotesi che stiamo valutando”, ha infatti detto la presidente della Provincia Stafania Pezzopane. Le esequie solenni si dovrebbero tenere alla presenza delle più alte cariche dello Sstato ed è molto probabile che si svolgano nel piazzale delle Armi della Scuola ispettori della GdF a L’Aquila, dove ora sono ospitate le salme delle vittime.
Dovrebbe esserci anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per i funerali delle vittime del terremoto. Il Capo dello Stato fin dal primo momento ha seguito l’evolversi della tragedia tenendosi in stretto contatto con tutte le autorità coinvolte e anche con i rappresentanti degli enti locali. La sua visita in Abruzzo è stata esclusa nell’imminenza della tragedia per evitare di intralciare i soccorsi ma in occasione dei funerali la sua presenza non mancherà.

Il VIDEO servizio:

LEGGI ANCHE: 6 aprile, 03.32: catastrofe in Abruzzo - Lo SPECIALE di Panorama.it - I sopravvissuti raccontano il terremoto sul web

Funerali senza tv per Eluana. Il prete: “Non spettacolarizzare il dolore”

Corona di fiori per Eluana

“Non trasformate il dolore in spettacolo”. Forte il monito di don Tarcisio Puntel che nel
pomeriggio celebrerà i funerali di Eluana Englaro, morta - come recita l’autopsia - per “uno scompenso cardiorespiratorio” compatibile con il protocollo previsto per l’interruzione di alimentazione e idratazione.

L’invito del parroco sembra non in linea con l’andamento di tutta la vicenda Englaro: muovendosi all’interno della legge, portando avanti la propria battaglia civile per 17 anni, mettendo in piazza il suo dramma personale, è stato lo stesso Beppino Englaro a volere che il caso della figlia diventasse di dominio pubblico. Un concetto caro al professor Vittorino Andreoli, intervenuto ieri a Linea Notte del Tg3 per sottolineare che la questione è stata “giustamente resa pubblica”. Perché secondo lui è servita a utilizzare il caso Englaro per educare il pubblico alla morte. Quella cultura che, ha spiegato Andreoli, a noi manca, soprattutto tra i giovani: “Non l’affrontiamo mai, è sempre qualcosa che riguarda gli altri…”.

Molto probabilmente, non avrebbe voluto e non aveva previsto la famiglia, che sul quel dramma tutto familiare il Paese si spaccasse così ideologicamente, che la politica entrasse a piedi uniti, che i media costruissero le proprie prime pagine. E allora l’appello di don Puntel trova sbocco proprio qui: dice basta, chiede letteralmete un passo indietro, alla massa di giornalisti, fotografi e cineoperatori che da ieri pomeriggio ha invaso il tranquillo paesino di Paluzza, tra i monti della Carnia dove la famiglia Englaro ha le sue radici.

Al rito funebre, voluto dallo zio Armando, fratello di Beppino, non sono ammessi fotografi e cineoperatori. Perché la cerimonia “deve restare privata, come privato deve essere il dolore di questa famiglia che ben poco si è finora rispettato”, aggiunge il religioso ricordando che “a un funerale si va per pregare, meditare, riflettere, stare vicino a chi in quel momento soffre”. Un funerale, ha insistito il religioso, che “non è mai una festa in piazza: non ci sono giocolieri e clown, ma gente che soffre”.

Alle esequie parteciperanno poche persone, i parenti più stretti, forse un paio di amiche da Lecco. Un rito semplice, intimo “come semplice e intima è questa famiglia”. Don Tarcisio spera “di poter assecondare la sua volonta”. Non ci sarà papà Beppino che vuole evitare l’assalto mediatico; non ci sara’ mamma Saturna, obbligata a stare lontano da quel male che lentamente, inesorabilmente, da alcuni anni la sta divorando. Eluana Englaro, che non sarà cremata, sarà sepolta nel cimitero di San Daniele, accanto alla tomba dei nonni.
FORUM: È utile spettacolarizzare il dolore?

Milano, arrestate 41 persone per la Tangentopoli dei funerali

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A caccia di defunti negli ospedali e negli obitori. Per arrivare un secondo prima dei concorrenti e accaparrarsi il funerale. Dietro, un sistema collaudato e infallibile che andava avanti da anni. Facendo guadagnare agli informatori (gli infermieri) e ai beneficiari (dipendenti e titolari delle pompe funebri) decine di migliaia di euro. La scorsa notte a Milano sono state arrestate 41 persone, cinque sono in carcere e 36 ai domiciliari. L’accusa nella maggior parte dei casi è di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla rivelazione di segreti d’ufficio.

All’operazione, chiamata “Caronte”, hanno partecipato circa 300 agenti in esecuzione di tre ordinanze emesse dal gip Giuseppe Vanore, su richiesta dei pm Fabio Napoleone e Grazia Colacicco che hanno coordinato le indagini della sezione di polizia giudiziaria della procura di Milano. In tutto sono state fatte 81 perquisizioni. Le intercettazioni e i controlli hanno rivelato che praticamente tutte le persone morte in ospedale e i defunti degli obitori finivano nella rete delle “spie” delle società di pompe funebri coinvolte, escludendo dal mercato le altre.

Gli infermieri favorivano le imprese in vari modi. Segnalando la presenza dei familiari nella camera mortuaria, comunicando il loro indirizzo e numero di telefono agli impiegati che subito li contattavano per il funerale, consigliando loro stessi ai parenti una determinata azienda. Se quest’ultima riceveva l’incarico della cerimonia funebre, l’infermiere guadagnava fino a 250 euro. Ma il calcolo degli inquirenti sul giro d’affari legato a queste attività illecite va ben oltre. Considerato che a Milano ci sono circa 40 decessi al giorno, le tangenti incassate dagli addetti degli ospedali arrivavano fino a 15 mila euro quotidiani. E se un funerale frutta all’impresa in media 3.500 euro, l’incasso giornaliero arriva a 150 mila euro, di cui il 5-10 per cento finiva nelle tasche degli infermieri. I più attivi e spregiudicati guadagnavano dai 5 ai 10 mila euro al mese in bustarelle.

Alcuni di loro avevano persino un ruolo di coordinatori degli altri colleghi, semplici esecutori. In funzione del mercato delle salme organizzavano i turni degli operatori di camera mortuaria e distribuivano schede telefoniche intestate a terze persone e sostituite periodicamente per le telefonate più delicate.

Le persone indagate sono 48, di cui 24 infermieri, due dipendenti di ospedali e 22 rappresentanti legali o dipendenti delle aziende funerarie. Gli arrestati sono 41 e le cinque persone finite in carcere sono tutte titolari o collaboratori delle imprese. Si tratta di Alcide, Massimo e Andrea Cerato, responsabili della società di onoranze funebri San Siro, Riccardo D’Antoni, titolare della Varesina, altra azienda del settore, e Vito Lo Verde, dipendente della Varesina. Le aziende coinvolte sono in tutto 19, gli ospedali sono otto.

Il cosiddetto “business del caro estinto” non è un’esclusiva milanese. Nei mesi scorsi ci sono state indagini simili, anche se non di tali dimensioni, in diverse città d’Italia e il Codacons stima che questi affari illeciti “generano un giro d’affari annuo di tre miliardi e mezzo di euro per più di 5 mila imprese di pompe funebri”. Dura condanna del collegio degli infermieri Ipasvi di Milano-Lodi verso i colleghi coinvolti, mentre la Sefit (l’associazione Servizi funerari italiani) sottolinea che gli arresti di oggi sono “la punta di un iceberg. Denunciamo da anni la presenza di illeciti tra gli ospedali e le imprese dei servizi funerari”.

LEGGI ANCHE: A Milano fa paura il racket del caro estinto - Crematori inquinanti? Sequestri e denunce

Roma, la marcia degli ultrà per i funerali di Gabriele Sandri

L'omaggio dei tifosi di tutta Italia a Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso da un poliziotto in un autogrill sull'A1
“Raccomando a tutti i tifosi di vivere il loro dolore in maniera corretta, in maniera cristiana, se sono credenti, in memoria di Gabriele, per affetto per Gabriele che vive in Dio, di non fare nessun gesto, di non approfittare di una situazione celebrativa per aggiungere problemi a problemi. Non si ottiene giustizia con la violenza, questo è sicuro”.
Sono parole accorate quelle usate da don Paolo, il parroco che a mezzogiorno di mercoledì celebra i funerali di Gabriele Sandri, nella Chiesa San Pio X alla Balduina (zona nord di Roma).
La raccomandazione del prete pare non sia scontata: a dare l’ultimo saluto a Gabbodj, ucciso domenica da un colpo di pistola sparato da un poliziotto in un autogrill sulla A1, ci saranno infatti molte delegazioni di ultrà, provenienti da diverse città d’Italia. Molte tifoserie organizzate di serie A, B e C hanno infatti dato la loro adesione e saranno presenti. E la preoccupazione delle forze dell’ordine, dopo la guerriglia urbana che ha messo a ferro e fuoco una buona fetta della capitale, è comprensibilmente alta. La polizia, nel pomeriggio di martedì ha compiuto più di un controllo nel quartiere e nelle strade vicine a via Attilio Friggeri, dove si trova la chiesa dei funerali.
Da lunedì è infatti partito, soprattutto via internet, un intenso e veloce tam tam tra le curve più calde del nord, che stanno radunando le proprie delegazioni. Il sindaco di Roma, Walter Veltroni, parla con il legale della famiglia Sandri dopo essersi recato nella camera ardente di Gabriele Sandri a rendere omaggio alla salma
I funerali saranno un momento di raccoglimento, ma la presenza degli ultrà assume anche un significato politico e di testimonianza, ancor più della presenza alle esequie dei vertici del calcio italiano, di tutta i giocatori e i dirigenti della Lazio, dei politici cittadini e nazionali (molti dei quali - da Fini a Veltroni alla Melandri - hanno fatto visita anche alla camera ardente del giovane laziale, mischiandosi tra le migliaia di cittadini comuni). Intanto in segno di lutto il sito tifonet, il portale che raccoglie informazioni sulle tifoserie di tutta Italia, ha deciso di continuare ad auto-oscurarsi.
Un segnale simile anche dalla giunta comunale di Roma, che ha proclamato per oggi, dalle 12 alle 14 il lutto cittadino. Per l’occasione gli edifici del Comune di Roma, delle società, delle aziende, delle istituzioni e delle fondazioni comunali esporranno a mezz’asta la bandiera con i colori cittadini.

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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