
(Ansa/Claudio Peri)
Una piramide di cartone che simbolicamente rappresenta le 375mila leggi abrogate che piano piano prende fuoco. Questa la cerimonia di presentazione del dl taglia-leggi che si è svolta questa mattina nella caserma dei Vigili del fuoco di piazza Scilla a Roma e a cui ha partecipato il ministro per la Semplificazione legislativa Roberto Calderoli. FOTO

Un uomo di 39 anni con alcuni precedenti penali si è dato fuoco questa mattina in Campidoglio, nella giornata in cui si svolge la visita dei reali di Svezia, per protestare contro la mancanza di lavoro. Lo ha riferito la Questura. Intorno alle 9, C.V., un romano che secondo la polizia ha precedenti per rapina e violenza privata, si è cosparso di liquido infiammabile e si è dato fuoco proprio sotto gli occhi della polizia, che presidia in forze il municipio di Roma per la visita del re svedese Carl XVI Gustaf e della consorte Silvia Renate Sommerlath di Heidelberg.
Un agente si è tolto il giubbotto e lo ha utilizzato per soffocare le fiamme. L’uomo è stato poi trasportato all’ospedale Sant’Eugenio, specializzato nella cura degli ustionati.
Secondo la polizia l’uomo, che ha riportato ustioni sul 5% del corpo e non è in pericolo di vita, ha detto di aver compiuto il gesto perché è disoccupato e non riesce a trovare un lavoro.
Si tratta del secondo episodio del genere verificatosi sul Campidoglio. Nel dicembre del 2007 una senegalese di 41 si diede fuoco in occasione della visita del presidente del Senegal a Roma. La donna, che fu soccorsa dai carabinieri, riportò vaste ustioni.

È in gravissime condizioni un uomo di 42 anni, aggredito e bruciato nella notte a Roma. La vittima è Antonio Landolfi, un piccolo imprenditore di origini napoletane, con qualche precedente penale: è stato cosparso di liquido infiammabile e gli è stato dato fuoco intorno all’1.50 nella periferia est della Capitale, in via Casilina. Gli aggressori sarebbero scappati subito dopo. L’uomo, soccorso da un passante e una guardia giurata, è stato ricoverato all’ospedale San Camillo, con il 90% del corpo coperto da ustioni di secondo e terzo grado, e poi trasferito in eliambulanza nel reparto grandi ustionati dell’ospedale Cardarelli di Napoli.
Sotto sedativi, ha detto ai medici di esser stato aggredito da quattro persone. I carabinieri della Capitale stanno cercando di chiarire le cause di quanto avvenuto la scorsa notte in via Casilina. I militari che hanno avviato gli accertamenti non escludono che l’uomo abbia tentato il suicidio.
L’ipotesi, che comunque non è la sola al vaglio degli investigatori, sarebbe avvalorata dal fatto che su un muretto accanto a dove è stato trovato l’uomo c’erano due bottiglie di benzina, oltre al portafoglio con pochi soldi e i documenti. A poca distanza anche l’auto dell’imprenditore, che vive nella zona periferica di Tor Bella Monaca.
L’uomo era uscito di casa martedì mattina per andare a lavorare in un’impresa di costruzioni; la moglie l’ha sentito per l’ultima volta intorno alle 16 di martedì. Poi nessuna notizia, fino a quando è stato trovato bruciato. Ai soccorsi ha dato subito il numero di cellulare della moglie.
Che, ascoltata in mattinata dai carabinieri, avrebbe fatto riferimento ad alcuni debiti che l’uomo aveva e che non riusciva ad onorare. Al momento sembra non ci siano testimoni di quanto avvenuto e la sezione rilievi scientifici della Compagnia Casilina ha intanto sequestrato ed analizzato le due bottiglie di benzina ed ogni elemento trovato accanto all’uomo.
Ignoti hanno tentato di uccidere la scorsa notte un barbone a Rimini, dandogli fuoco mentre l’uomo dormiva su una panchina di via Flaminia, dopo avergli versato addosso una tanica di benzina. Le ustioni su tutto il corpo si sono rivelate così gravi da imporne il trasferimento immediato al centro grandi ustionati di Padova, dove ora è in gravissime condizioni.
La sua identità non è ancora stata accertata: la Polizia scientifica sta cercando di rilevarne le impronte per l’ identificazione. Secondo un’ipotesi potrebbe trattarsi del tarantino di 46 anni che da tempo staziona in città e almeno di vista è noto a molti. Ignote per ora anche le motivazioni del gesto sconsiderato.
Fiamme alte, grande paura, auto che esplodono nel parcheggio. Tutto in una notte, in un condominio di via Libero Leonardi, nel quartiere romano di Cinecittà . Sono circa 250 gli inquilini del palazzo evacuati per l’incendio divampato la notte scorsa e tuttora senza casa. Come fa sapere la polizia, le fiamme hanno avvolto completamente il parcheggio del complesso condominiale, interessando tutte le autovetture presenti, oltre 60 di cui 43 completamente bruciate, per poi estendersi all’intero perimetro dello stabile, circa 120 metri, composto da cinque scale, per un totale di centocinquanta appartamenti.
Dalle informazioni raccolte, non pare ci siano dubbi sulla natura dolosa del rogo, causato da una grossa quantità di liquido infiammabile (”presumibilmente oltre cento litri di benzina”, secondo il dirigente del commissariato di polizia Romanina, Antonio Pignataro), versata a terra per tutta la lunghezza dell’immobile in modo da incendiare tutti i veicoli lì parcheggiati. L’intero piano terra adibito a posti auto è stato sottoposto a sequestrato preventivo e al momento è inagibile, mentre i piani sovrastanti, seppur praticabili, non sono agibili in quanto privi dei servizi di prima necessità . Numerose persone anziane e disabili non deambulanti, sono stati portati in salvo a braccio dai poliziotti e dai Vigili del Fuoco mentre le fiamme, alte circa 15 metri, stavano divampando. Al termine dei soccorsi 12 persone, che erano rimaste intossicate, sono state soccorse da personale medico inviato dalla Sala Operativa della Questura. Alcune famiglie evacuate durante l’incendio sono state momentaneamente accolte nella parrocchia davanti al palazzo e successivamente assistite anche da personale della protezione civile.
Le indagini ‘’stanno procedendo in tutte le direzioni” conclude Pignataro. “In questa zona non abbiamo mai registrato episodi del genere: siamo in un quartiere relativamente tranquillo e lo stabile interessato dalle fiamme èabitato da impiegati e studenti”. Al vaglio degli inquirenti anche le testimonianze di alcuni inquilini. Simona, per esmpio, dice di aver sentito urlare da un gruppo di ragazzi in fuga dal garage condominiale:”Maledetti, dovete morire tutti, vi ammazziamo”. “Erano in tre ragazzi, tutti italiani, uno di loro urlava forte, urla che si confondevano con il rumore delle macchine che scoppiavano. Altri due, forse ventenni, gli si sono messi accanto e lo hanno trascinato via prima di scappare correndo”, aggiunge Simona che ora si trova dal cortile della chiesa di San Giuseppe doev sono state ospitate le 160 famiglie evacuate. La donna, che abita al settimo piano assieme alla madre invalida, racconta la sua notte di terrore. “Ho preso l’ascensore e sono corsa giù lasciando mia madre nell’appartamento”, spiega “una volta in strada ho capito tutto: sono andata di corsa a spostare la macchina, una delle uniche due che non sono andate distrutte. Mi sono girata con l’intenzione di andare a prendere mia madre ma ho visto fiamme altissime che, in pochi minuti dalla scala A si erano propagate fine alla scala C”.
“È stato un vero e proprio attentato, lo hanno detto anche i pompieri, e non è la prima volta che accade”, dice Loredana che abita al settimo piano della scala A del palazzo Leonardi. Gli abitanti di questa zona non sono nuovi a episodi del genere: qualcuno aveva persino pensato di istallare telecamere davanti ai portoni d’ingresso. “Al palazzo accanto” ha spiegato Emanuela, inquilina del secondo piano “è già successo due anni fa e, a quello di fronte, l’anno scorso”. Proprio gli abitanti dell’edificio di fronte a quello colpito dalle fiamme hanno prestato i primi soccorsi a donne, bambini, anziani e invalidi che in pigiama hanno dovuto lasciare le loro case la scorsa notte in preda al panico.
Il VIDEO dell’incendio tratto da YouTube:

Una “gran quantità di materiale neonazista” è stata trovata da specialisti della polizia che hanno analizzato i supporti informatici sequestrati il 5 maggio scorso al quattordicenne di Viterbo arrestato per aver bruciato i capelli ad un compagno di scuola di un anno più piccolo sottoponendolo anche ad altri atti di bullismo.
“Hitler uno di noi”, “Acab” (acronimo di “all cops are bastard”, cioe’ “tutti i poliziotti sono bastardi”), “Banda Liboni assenti-presenti”, “Ultras liberi”. Sono solo alcune delle scritte trovate dai tecnici della polizia nel computer e sul videofonino sequestrati al quattordicenne di Viterbo arrestato per aver bruciato i capelli e sottoposto ad altre sevizie un compagno di scuola di un anno piu’ piccolo. Nei supporti informatici sequestrati al ragazzo, la polizia ha trovato anche numerose croci celtiche, fasci littori, foto di Hitler da solo o insieme a Mussolini. Il materiale bloccato comprende pure filmati di giovani a volto coperto che fanno il saluto fascista, di scontri con le forze dell’ordine e del gruppo ultras viterbese “Questione di stile”. Insomma, ha sintetizzato un investigatore, l’armamentario tipico dei gruppuscoli neonazisti. Il ritrovamento dei materiale, secondo il questore di Viterbo, Raffaele Micillo e il capo della Squadra Mobile, Fabio Zampaglione, al di là dell’effettiva appartenenza o meno del quattordicenne ai gruppi neonazisti (aspetto non chiarito e comunque oggetto d’indagine) sarebbe indicativo dell’indole dei protagonisti degli episodi di bullismo e del “brodo di coltura” in cui sono maturati.
Nel corso delle indagini seguite all’arresto, gli agenti della sezione minori della Squadra Mobile di Viterbo sono riusciti a ricostruire dettagliatamente tutto il “rituale” fatto di violenze e intimidazioni cui il ragazzo arrestato e gli altri due bulli, non imputabili perché minori di 14 anni, hanno sottoposto il loro compagno di scuola.
Il ragazzo, di 14 anni appena compiuti, è stato arrestato la settimana scorsa dalla squadra mobile di Viterbo. Secondo quanto riferito dall’Ansa, che citava foti investigative, avrebbe messo in atto contro il suo compagno una serie di atti di bullismo definiti di “estrema violenza”. In un’altra circostanza, ad esempio, gli avrebbe spento le sigarette sulle braccia. Il minore arrestato ha agito insieme ad altri due adolescenti non imputabili in quanto non hanno ancora compiuto 14 anni.
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Una donna senegalese si è data fuoco davanti al Campidoglio, a Roma, mentre passava la delegazione del presidente del Senegal, Abdoulaye Wade, che doveva incontrare il sindaco Walter Veltroni. Secondo alcuni testimoni, Penda Kede’, 41 anni, è la nipote del presidente.
Il gesto estremo pare causato da un motivo futile: il non essere stata accolta nel pullman noleggiato per andare in Capidoglio. A impedire il peggio è stato l’intervento di un carabiniere che rapidamente e ha spento le fiamme con un estintore. La donna è comunque in pericolo di vita e si trova ricoverata in terapia intensiva nel reparto grandi ustionati dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma. Fonti sanitarie affermano che ha ustioni sul 70% del corpo. Le sue condizioni vengono definite ”molto gravi”.