
Il pizzino del vice capogruppo del Pd, Nicola Latorre a Italo Bocchino del Pdl
Maledetti microfoni. La storia della chiacchierata informale tra politici non è nuova alle cronache parlamentari: da tempo, anzi da sempre, le parole in libertà hanno raggiunto i più inattesi destinatari. Ma da quando (ed è il destino della Seconda Repubblica) telecamere, microfoni, macchine fotografiche e telefonini si sono moltiplicati, per la fronda politica la vita si è fatta assai più dura. Continua
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I fuorionda per la banda di Striscia la Notizia sono sempre stati il fiore all’occhiello. Sta volta è Vincenzo Visco a finire pizzicato. Nel fuorionda trasmesso dal Tg satirico di Canale 5, il viceministro dell’Economia è in sala stampa a Palazzo Chigi prima di iniziare l’incontro con i giornalisti al termine del Cdm. E, rivolto al portavoce del governo Silvio Sircana, dice: “Mastella non c’è”. “Era impegnato, aveva da fare”, risponde Sircana. E Visco: “È un crumiro e ci ha pure fregato un sacco di soldi”.
Dallo studio i conduttori, Ficarra e Picone, ironizzano sulla frase di Visco: “Che Mastella si sia fatto pagare per ogni voto alle amministrative?”.
A rispondere ai conduttori ci pensa una nota della Presidenza del consiglio: si tratta di nuove risorse per la Giustizia approvate dal Consiglio dei ministri. Ma al Guardasigilli la toppa di Palazzo Chigi non basta: è furioso e vuole una smentita proprio su Striscia. Ovviamente, con il massimo dell’ufficialità , non in un fuori onda.
Da parte sua, il viceministro afferma: “Il filmato trasmesso da Striscia la notizia è chiaramente uno spezzone di una battuta fatta mentre si parlava di alcuni provvedimenti normativi. L’uso che ne ha fatto Striscia la notizia, il momento e il modo con cui ha deciso di utilizzarlo dimostrano una chiara volontà di distorcere e di strumentalizzare la realtà ”.
La realtà è che per Visco, questo è un periodaccio: è al centro della caotica vicenda della Guardia di finanza, per la quale ha mezza maggioranza contro. A cominciare dall’Italia dei valori di Antonio di Pietro, che con un ordine del giorno chiede al governo di ritirare a Visco la delega, raccogliendo ben sei firme: i quattro senatori del gruppo e poi l’ex Sergio De Gregorio, e Fernando Rossi, l’ex del Pdci passato ai consumatori, già responsabile della caduta del primo governo Prodi. Il secondo ordine del giorno è dei dissidenti della Margherita: Willer Bordon, Roberto Manzione e Natale D’Amico che chiede a Visco di autosospendersi. E su questa linea non è esclusa la convergenza, al momento del voto, di una parte dei 12 senatori di Sinistra democratica, i fuoriusciti dai Ds guidati al Senato da Salvi. Anche la Casa delle libertà ha presentato due mozioni. Oltre a quella per il ritiro delle deleghe firmato da tutti i capigruppo, c’è anche quello della Lega, firmato da Calderoli e Castelli, che “impegna il governo a esprimere fiducia alla Gdf e in particolare a Speciale”. Una trappola per far votare l’Unione contro il vice ministro senza che se ne accorga. Come nei fuori onda…
Qui il video di Striscia
Qui il video su YouTube di Antonio Di Pietro sul caso Visco: