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G8
Dal terrorismo mediatico sulle possibili scosse di terremoto in Abruzzo durante il G8, alle dichiarazioni di D’Alema, alle minacciate proteste da parte dei no-global e delle associazioni anarchiche, nella Rete si è aperto il dibattito su questo G8. Ecco alcune delle opinioni raccolte sul Web.
I sisma di Berlusconi
“Decontestualizzare e virgolettare sono due tra gli esercizi da scribacchino che meglio riescono a questi venduti della disinformazione di regime: l’ordine di scuderia è, oggi e già da qualche settimana, spargere la voce che Berlusconi stia tentando di far fuori i “grandi della terra” facendoli inghottire da un terremoto (del resto, perché avrebbe spostato il G8 dalla tranquilla Sardegna, sennò?)”
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Le scosse di D’Alema
“Come se non bastassero le scosse sismiche naturali, sono annunciate scosse artificiali. Quelle di cui parla da tempo D’Alema, senza dire di preciso di cosa si tratta. [...] Lo spieghi meglio perché qualcuno potrebbe anche insinuare che trattasi di terrorismo psicologico, tra l’altro.
Unpercento » Scosse & Sismi
I soliti “pacifisti”
“Di nuovo a Vicenza una esibizione dei soliti pacifisti. C’è chi ha definito quella di Vicenza una prova generale, fatta nella immediata vigilia del G8 d’Abruzzo (per farsi una idea dei preparativi, basta andare a dare un’occhiata al loro sito: Abruzzo Social Forum). [...] Prepariamoci dunque al peggio. Ma non in Abruzzo. Meglio, molto meglio a Roma: si possono fare più danni e ci si può confondere e fuggire molto più facilmente.”
Daw Blog » No global, no party
Gli scandali montati ad arte
“Ormai è chiaro: entro qualche giorno, o durante i lavori del G8, la stampa nostrana o straniera compirà un blitz in piena regola per gettare fango sul Presidente del Consiglio e rovesciarlo. Ma tutto ciò non potrà intimidire Berlusconi, nè il suo elettorato. [...] L’ennesimo tentativo di golpe non riuscirà.”
Anduril » Il G8 si avvicina: prepariamoci al tentativo di golpe
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Come preventivato anche dallo stesso premier nei giorni precedenti al G8 de l’Aquila, la buona riuscita dell’evento sembra esser messa in dubbio da una serie di problemi e tensioni che potrebbero rendere complicato lo svolgimento del summit. Ecco i principali.
Il terremoto
Proprio nei giorni immediatamente precedenti al summit, la terra in Abruzzo ha ripreso a tremare.
Quattro scosse di terremoto fra la notte di domenica e la mattina di lunedì, l’ultima delle quali alle 9.02 con una magnitudo di 3.0 nella scala Richter. Ma nuovi sismi potrebbero presentarsi anche nei giorni dell’evento, con i leader mondiali riuniti a l’Aquila.
Per questo motivo la Farnesina ha previsto un piano d’emergenza, da sfruttare nel caso in cui una scossa superasse i 4/4.5 di magnitudo: la caserma di Coppito verrebbe evacuata e il summit verrebbe trasferito a Roma.
Le “previsioni” di D’Alema
Nonostante le problematiche interne al PD, nel pieno della lotta per la scelta del nuovo segretario, Massimo D’Alema non è riuscito a trattenersi dal prevedere “altre scosse” ai microfoni di Radio Città Futura: secondo l’ex leader maximo la leadership di Berlusconi comincierebbe a “mostrare delle crepe” tali da permettergli di ipotizzare “un periodo di incertezza in cui nel Paese possono aprirsi anche scenari imprevedibili”.
La caccia alle foto di Villa Certosa
Da più parti si erano alzate voci per anticipare la cosa: con l’avvicinarsi del G8, l’attenzione della stampa (non solo) estera si sarebbe concentrata sul premier.
Ed è quanto sta accadendo, con una vera e propria caccia allo scandalo da parte delle maggiori testate internazionali, in lotta - secondo il Sunday Times di proprietà Murdoch, “acerrimo nemico” di Berlusconi - per accaparrarsi altre foto fra quelle scattate da Antonello Zappadu a Villa Certosa.
Foto che “non corrispondono a fatti avvenuti e sono certamente frutto di manipolazione o di fotomontaggi digitali”, come giustamente sottolineato da una nota di Palazzo Chigi in risposta all’intensificarsi degli attacchi contro il presidente del Consiglio, e che sarebbero frutto di una “morbosa campagna della stampa estera”.
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Una cittadella “organizzata in modo perfetto”: è con queste parole che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha descritto il lavoro svolto dalla task-force organizzativa per mettere a punto la sede del G8 a L’Aquila.
Una sede approntata in pochissimi mesi, dopo la decisione da parte del Governo di spostare il summit dalla sua location originaria - la Maddalena, in Sardegna - alla città simbolo del sisma che lo scorso 6 aprile ha colpito la regione, causando centinaia di vittime.
Il complesso che ospiterà le delegazioni
Luogo dell’incontro sarà la Scuola Ispettori della Guardia di Finanza di Coppito, che già negli scorsi mesi ha ospitato i lavori della Protezione Civile per il post-terremoto.
Per l’occasione il complesso di edifici è stato ristrutturato (ritinteggiature interne ed esterne, interventi idraulici ed elettrici) e riarredato (rigorosamente con mobili “made in Italy”) per “offrire agli Otto Grandi un’ospitalità decorosa, ma certamente non lussuosa, in linea con la decisione di realizzare un Vertice il più possibile essenziale, sobrio, e vicino al disagio degli abruzzesi”, come riporta il sito ufficiale del G8.
La “zona rossa”
Attorno alla cittadella è stata approntata una “zona rossa” dell’estensione di circa 3 Km di raggio, inaccessibile per motivi di sicurezza a chiunque, a meno di possedere uno speciale pass.
Limitati anche gli spostamenti dei residenti nella zona, che dovranno essere preventivamente approvati, e che dovranno avvenire appositamente a piedi.
Informazioni utili a quanti si trovano sul territorio aquilano saranno fornite dal canale Rai Isoradio, che dispenserà notizie su meteo e traffico, preavvisando i cittadini della chiusura delle strade al passaggio delle delegazioni.
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I protagonisti
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi accoglierà a l’Aquila i capi di stato degli altri 7 maggiori stati mondiali.
Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, Stephen Harper, Gordon Brown, Dmitry Medvedev, Barack Obama, Taro Aso: in questa speciale gallery ecco tutti i protagonisti del summit abruzzese, del Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso e di Fredrik Reinfeldt, che partecipa in veste di Presidente di turno del Consiglio dell’UE.
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Una fiaccolata per chieder giustizia
“Yes, we camp”. È stato questo lo slogan delle oltre duemila persone che nella notte di domenica si sono raccolte in una fiaccolata nel centro de L’Aquila, a tre mesi dal violento terremoto dello scorso 6 aprile, per commemorare le 307 vittime della tragedia ma anche - e soprattutto - per chiedere “verità e giustizia” sui possibili errori umani compiuti da chi poteva evitare queste morti.
Con un invito ai partecipanti al summit internazionale: “Cari Governanti del G8 provvidenziale, aiutateci a ricostruire per salvare nostra storia e identita’. Investire su di noi le vostre energie e risorse, perche’ la nostra rinascita sara’ la vostra. Ogni paese faccia coraggiosamente la sua parte e tutti i paesi ne coglieranno i vantaggi”.
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Gli 8 “imperatori” che governano il mondo
Usare l’arma dell’ironia per protestare contro gli 8 grandi potenti della terra. Un’idea diversa quella portata avanti da un gruppo di attivisti a Roma, nella spettacolare sede del Circo Massimo.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, il primo ministro canadese Stephen Harper, quello britannico Gordon Brown, il premier italiano Silvio Berlusconi, il presidente russo Dmitry Medvedev, il presidente USA Barack Obama e il primo ministro giapponese Taro Aso. Tutti rappresentati come degli antichi romani, dei gaudenti Neroni con - alle loro spalle - le fiamme sulla città a rappresentare la distruzione del mondo globale.
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LEGGI ANCHE: Otto anni dopo Genova, ora tocca a L’Aquila. Ma cosa resta di quel G8? - Guarda la GALLERY
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E così sta per arrivare il giorno fatidico: dopo settimane burrascose per l’Italia - fra scandali gonfiati e “scosse” previste - domani avrà inizio il G8 dell’Aquila, summit internazionale dalla rilevanza strategica che vedrà riuniti i leader degli 8 maggiori Stati mondiali.
Italia, USA, Canada, Francia, Germania, Regno Unito, Giappone e Russia: sono questi gli 8 paesi le cui delegazioni si incontreranno a partire da domani e fino al prossimo 10 luglio nei territori del terremotato Abruzzo, in cui la task-force organizzativa ha svolto rapidamente un lavoro egregio in condizioni precarie.
I preparativi
In un’intervista odierna a Il Giornale, infatti, il premier Silvio Berlusconi ha infatti assicurato che “la cittadella è organizzata in modo perfetto”.
All’interno della struttura “troveranno ospitalità 40 capi delegazione e più di mille persone al loro seguito, e anche i giornalisti avranno la possibilità di seguire i lavori da vicino”.
La “cittadella” è la scuola della Guardia di Finanza di Coppito, un edifico costruito secondo criteri antisismici e considerato quindi sicuro per ospitare i partecipanti al summit.
Le insidie
Come preventivato anche dallo stesso premier, però, la buona riuscita dell’evento sembra esser messa in dubbio da una serie di problemi e tensioni. Ecco i principali:
Il terremoto
Proprio in questi giorni immediatamente precedenti al summit, la terra ha ripreso a tremare in Abruzzo.
Quattro scosse di terremoto fra la notte di domenica e la mattina di questo lunedì, l’ultima delle quali alle 9.02 con una magnitudo di 3.0 nella scala Richter.
Per questo motivo la Farnesina ha previsto un piano d’emergenza, da sfruttare nel caso in cui una scossa superasse i 4/4.5 di magnitudo: la caserma di Coppito verrebbe evacuata e il summit verrebbe trasferito a Roma.
Le “previsioni” di D’Alema
Nonostante le problematiche interne al PD, nel pieno della lotta per la scelta del nuovo segretario, Massimo D’Alema non è riuscito a trattenersi dal prevedere “altre scosse” ai microfoni di Radio Città Futura: secondo l’ex leader maximo la leadership di Berlusconi comincierebbe a “mostrare delle crepe” tali da permettergli di ipotizzare “un periodo di incertezza in cui nel Paese possono aprirsi anche scenari imprevedibili”.
La caccia alle foto di Villa Certosa
Era prevedibile, e da più parti si erano alzate voci per anticipare la cosa: con l’avvicinarsi del G8, l’attenzione della stampa (non solo) estera si sarebbe concentrata sul premier.
Ed è quanto sta accadendo, con una vera e propria caccia allo scandalo da parte delle maggiori testate internazionali, in lotta - secondo il Sunday Times di proprietà Murdoch, “acerrimo nemico” di Berlusconi - per accaparrarsi altre foto fra quelle scattate da Antonello Zappadu a Villa Certosa.
Foto che “non corrispondono a fatti avvenuti e sono certamente frutto di manipolazione o di fotomontaggi digitali”, come giustamente sottolineato da una nota di Palazzo Chigi in risposta all’intensificarsi degli attacchi contro il presidente del Consiglio, e che sarebbero frutto di una “morbosa campagna della stampa estera”.
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L’opinione della Rete
I sisma di Berlusconi
“Decontestualizzare e virgolettare sono due tra gli esercizi da scribacchino che meglio riescono a questi venduti della disinformazione di regime: l’ordine di scuderia è, oggi e già da qualche settimana, spargere la voce che Berlusconi stia tentando di far fuori i “grandi della terra” facendoli inghottire da un terremoto (del resto, perché avrebbe spostato il G8 dalla tranquilla Sardegna, sennò?)”
Poliscòr » La mala información: Capitolo XII - Terremoto Birichino /2
Le scosse di D’Alema
“Come se non bastassero le scosse sismiche naturali, sono annunciate scosse artificiali. Quelle di cui parla da tempo D’Alema, senza dire di preciso di cosa si tratta. [...] Lo spieghi meglio perché qualcuno potrebbe anche insinuare che trattasi di terrorismo psicologico, tra l’altro.
Unpercento » Scosse & Sismi
“Di nuovo a Vicenza una esibizione dei soliti pacifisti. C’è chi ha definito quella di Vicenza una prova generale, fatta nella immediata vigilia del G8 d’Abruzzo (per farsi una idea dei preparativi, basta andare a dare un’occhiata al loro sito: Abruzzo Social Forum). [...] Prepariamoci dunque al peggio. Ma non in Abruzzo. Meglio, molto meglio a Roma: si possono fare più danni e ci si può confondere e fuggire molto più facilmente.”
Daw Blog » No global, no party
Gli scandali montati ad arte
“Ormai è chiaro: entro qualche giorno, o durante i lavori del G8, la stampa nostrana o straniera compirà un blitz in piena regola per gettare fango sul Presidente del Consiglio e rovesciarlo. Ma tutto ciò non potrà intimidire Berlusconi, nè il suo elettorato. [...] L’ennesimo tentativo di golpe non riuscirà.”
Anduril » Il G8 si avvicina: prepariamoci al tentativo di golpe
“Sarebbe giusto, di qui al G8, data le delicatezza di questo grosso appuntamento internazionale, avere una tregua nelle polemiche”. L’invito, doveroso, non è arrivato da un esponente qualunque della scena politica italiana, ma da un personaggio superpartes che non persegue logiche di partito: il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ieri a Capri festeggiava i suoi 84 anni.
Pur comprendendo “le ragioni dell’informazione e della politica”, il Presidente - dopo le settimane concitate del “caso Noemi” prima, e della “scossa di Bari” poi - ha esortato politici e stampa a metter da parte le ostilità per evitare ripercussioni sull’immagine dell’Italia alla vigilia di un evento di rilevanza internazionale come quello del G8 abruzzese.
L’accoglienza dei politici
L’appello è ovviamente stato accolto con favore da buona parte della classe politica italiana. A rimarcare la bontà delle parole di Napolitano, ad esempio, anche il presidente della Camera Gianfranco Fini (che pure in passato si era dimostrato critico nei confronti del leader del PdL): “Mai come in questa circostanza l’appello del presidente è puntuale e apprezzabile”.
Ma anche Emma Marcegaglia, leader di Confindustria, si è espressa a favore: “Sono d’accordo con lui: il G8 è un palcoscenico straordinario. Dobbiamo arrivarci tutti uniti, compatti, senza logiche che dividono, e senza situazioni che indeboliscono il nostro Paese”.
Il “no” di Di Pietro (e gli altri)
Non sono mancate, tuttavia, le prevedibili posizioni critiche da parte dei vari esponenti dell’opposizione, ormai in lotta aperta con l’esecutivo Berlusconi. Il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, ha infatti affermato che per quanto nutra un “profondo rispetto” per la carica ricoperta da Napolitano, “non reputa accoglibile l’appello”.
Ancora più duro ci è andato Antonio Di Pietro, come d’abitudine e come il suo elettorato antiberlusconiano dell’IdV si aspetta, invitando il Capo dello Stato a non guardare “il dito ma la luna”: “Non vogliamo fare polemiche, ma ci riferiamo a fatti”.
Gli stessi fatti citati questa mattina da Massimo Giannini, che nel suo editoriale odierno su Repubblica rinfaccia a Napolitano che “dove esistono i fatti c’è il giornalismo, che non può e non deve mai conoscere tregua”.
Una tregua in bilico
Date le premesse, insomma, c’è da chiedersi se davvero tregua sarà, e quanto questa potenziale pace mediatica possa durare. Quella del G8 è un’occasione troppo ghiotta per i detrattori del premier, per lasciarsela sfuggire: non a caso gli scandali e le accuse mediatiche si sono moltiplicate al suo avvicinarsi.
Le opinioni della Rete
Napolitano è Napolitano
“A chi si era illuso di poter attuare una replica del ‘94, Napolitano ha detto che non si presterà a questi intrighi. Insomma, Napolitano non è Scalfaro, e neppure Scalfari.”
Legno Storto » Napolitano non è Scalfaro (i)
Con i se e con i ma
“E’ tardiva la preoccupazione per le cattive figure, richiamando (solo) l’informazione al senso di responsabilità, in presenza di un irresponsabile Presidente del Consiglio che (senza tregua) sistematicamente calpesta e si fa beffe delle Istituzioni e che da un po’ di tempo ci mostra il letto grande in piazza. Altro che buco della serratura.”
La montagna incantata » Senza Tregua
Il chissenefrega di Repubblica
“Dopo il cazziatone presidenziale, a Repubblica serpeggia la delusione. Toni bassi, sguardi cupi, tristezza. [...] Quelli di Repubblica [...] respingono il logico e saggio monito di Napolitano, perché “dove esistono i fatti c’è il giornalismo, che non può e non deve mai conoscere tregua”. Complimenti, a pochi giorni dal G8, con tutti gli occhi del Mondo rivolti all’Italia, l’odio per Berlusconi prevale su tutto, compresi i caldi inviti del Quirinale a preservare quel poco di immagine internazionale che ci rimane.”
Daw » Napolitano? E chi se ne frega
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Guarda nei GRAFICI: il piano di ricostruzione. Lo SPECIALE di Panorama.it
Donne, vecchi e bambini: ci vorrebbero loro per lo schiaffo in mondovisione a Silvio Berlusconi e per far saltare i preparativi del G8 che portera a luglio i grandi della Terra fra i senzatetto d’Abruzzo. Donne, vecchi e bambini, gente tignosa, mossa dalla disperazione di chi ha perso tutto e che ora, proprio ora, macina rabbia sotto le tende degli sfollati, dimenticati da tutti. I progetti semplici, ambiziosi, vengono coltivati in silenzio.
Nella tendopoli il piano assume forma, profondita nei cuori dei piu impazienti, che vengono individuati, scelti, fatti amici. In breve, si vogliono trasformare i giorni di Barack Obama, del G8, dall’8 al 10 luglio nei luoghi violati dal cataclisma, in un happening incalzante di contestazioni, in una tomba mediatica internazionale per il premier; proteste da far alzare un muro d’odio che isoli il governo e imbarazzi le cancellerie dei paesi amici. L’allarme arriva dall’Aisi, gli 007 del generale Giorgio Piccirillo che stanno occupandosi di mettere in sicurezza il vertice.
Hanno scoperto che l’attivita di proselitismo viene portata avanti da un gruppo di 15-20 persone. Si sono “infiltrate ” tra i volontari civili, aiutano la popolazione abruzzese ad affrontare la quotidianita negli accampamenti e cercano di individuare chi potrebbe partecipare all’iniziativa. L’obiettivo e quindi fomentare proteste, magari persino disordini, non da parte dei “movimenti”, dei gruppi internazionali contro la globalizzazione, con azioni di guerriglia urbana che gia aveva caratterizzato i black bloc a Genova, ma sollevando i terremotati contro il premier. Lo scarto di rilevanza mediatico e evidente: le azioni di protesta da parte dell’antagonismo vedrebbero una reazione fredda dei leader dei paesi, che reagirebbero ritenendo l’azione contro il G8 e non contro il primo organizzatore.
Se invece fossero gruppi di senzatetto ad accusare il governo di disattendere le promesse fatte, di non avviare i trasferimenti nei prefabbricati nei tempi previsti, insomma se Silvio Berlusconi venisse accusato dai terremotati di aver non solo illuso la povera gente ma anche mentito, l’impatto sarebbe micidiale sotto i riflettori in tutto il mondo. L’abile mossa di portare i grandi del pianeta nelle miserie lasciate dall’onda tellurica si trasformerebbe cosi in un boomerang dagli effetti imprevedibili. Questi “finti” volontari, sempre secondo quanto raccolto dagli 007, starebbero diffondendo false notizie per creare incertezza. La prima e che l’agenda definita dalla Protezione civile e dal governo per assicurare alle famiglie un tetto entro Natale non verrebbe rispettata.
Percio ogni disguido, ogni ritardo, ogni nomina rinviata, a iniziare dalla scelta dei subcommissari, viene enfatizzato per radicalizzare i malumori. E inoltre evidente che proprio gli errori e le lacune di Genova, che provocarono qualche graffio all’allora capo della Polizia Gianni De Gennaro (oggi a capo del dipartimento delle informazioni per la sicurezza, che coordina Aisi e Aise), possono evitare gli errori del passato con un’operazione di prevenzione e isolamento da artificieri del dissenso pilotato.
Guarda nei GRAFICI: il piano di ricostruzione. Lo SPECIALE di Panorama.it
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Il leader della rivolta è uno studente con un volto duro e affilato che sembra uscito dai fumetti di Andrea Pazienza. La serata è fresca, i “compagni” elettrizzati: il giorno successivo è previsto a Torino il corteo contro il cosiddetto G8 dell’università. Ma gli intendimenti sono più alti: “Il sistema è malsano, lottiamo contro la Tav, per la Palestina, a favore dei migranti”. E soprattutto “contro i fascisti”. Ne incontrate tanti? “La nostra università è piena”. Lampo di rabbia. “Non siamo violenti” spiega il giovane, già condannato per aggressione alle forze dell’ordine, “ma, se la polizia ci provoca, di certo reagiamo”. Come sarebbe finita sembrava già scritto. L’epilogo di guerriglia urbana era già palpabile dopo i primi passi del corteo.
Alla manifestazione dell’Onda anomala il colore che si nota di più è un mesto nero. Pochi passi e dal gruppone si sfilano gruppetti di ragazzi con il volto coperto: imbrattano, una dopo l’altra, le colonne color crema dei portici con simboli e scritte anarchiche. Qualche centinaio di metri dopo qualcuno comincia a riempirsi le tasche di cubetti di porfido.
I contenuti sembrano fiacchi. Negli slogan i riferimenti all’università sembrano accessori. Ben più partecipati sono gli insulti a poliziotti e governanti. L’Onda pacifica e propositiva, quella che in autunno aveva scosso gli atenei, a Torino non emerge. Nascosta dietro le nostalgie ideologiche e i metodi della parte “dura e pura” del movimento.
A sassaiola finita gli organizzatori torinesi che si ritrovano davanti all’università sembrano paghi. Quasi in tempo reale il loro blog ufficiale riferisce trionfante il successo di una manifestazione con 24 agenti feriti e due studenti arrestati: “L’Onda perfetta”. Una marcia “determinata e convinta, che ha raggiunto la sede del summit, senza dimenticarsi di colpire i simboli della crisi (banche e agenzie del lavoro), per tentare di sfondare il muro di un esercito frapposto tra i propri bisogni e le autorità di un’università che di sostenibile non ha assolutamente nulla”.
Dietro questa perfezione c’era il Cua, il collettivo universitario autonomo che anima l’Onda anomala torinese. Sono stati loro le menti dei tre giorni di dissenso. Una cinquantina di studenti, centinaia di simpatizzanti, benvoluti da estrema sinistra e parte del mondo accademico, un apparentamento con il centro sociale Askatasuna. Il Cua non partecipa alle elezioni studentesche “perché sostiene una pratica politica dal basso e autorganizzata” al motto di “autonomia, sapere e conflitto”.
Comincia a farsi conoscere nel maggio 2007. Si scatena durante un volantinaggio del Fuan, cercando di impedirlo; fumogeni, bacheche rovesciate e lanci di uova. Davanti alla polizia gli autonomi reagiscono. Tre di loro vengono arrestati per violenza, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Chiede la loro scarcerazione una decina di docenti torinesi, tra cui Gianni Vattimo, candidato alle europee con l’Italia dei valori. Lo scorso febbraio i giovani vengono condannati a 11 e 12 mesi.
Oltre ai “fascisti”, un altro nemico oggetto di plateali dimostrazioni è Israele. Il collettivo, un anno fa, tentò di boicottare la Fiera del libro di Torino, che l’aveva invitato come paese ospite. Nel 2005 aveva contestato una docente ebrea, rea di aver chiamato per una lezione di economia il diplomatico israeliano Elazar Cohen.
Nel marzo 2009 si fanno notare per altri scontri con la polizia. Nell’atrio dell’ateneo alcuni militanti di Azione universitaria cercano di allestire un banchetto di firme per le elezioni studentesche. Gli autonomi si oppongono. Intervengono gli agenti. Qualcuno lancia una bomba carta (”macché: era un petardone” minimizzano): tre agenti della Digos restano feriti. Un militante di Askatasuna viene arrestato.
Più goliardici sono stati una decina di giorni fa, quando hanno “sequestrato” il rettore, Ezio Pelizzetti, dopo aver bloccato il suo ufficio. Al magnifico viene imputata la decisione di chiudere l’università per il timore di disordini, “adducendo fantasmagorici allarmi sicurezza e motivi di ordine pubblico” recita un comunicato firmato dall’Onda anomala di Torino. Qualche ora dopo agli studenti è stato concesso l’uso della palazzina Aldo Moro, accanto alla sede centrale dell’università.
“Purtroppo c’è una solidarietà accademica nei loro confronti pericolosa e poco costruttiva: in pratica possono fare quello che vogliono” lamenta Augusta Montaruli, 25 anni, laureanda in giurisprudenza, reponsabile di Azione universitaria a Torino. È chiamata “fascista”, è la più detestata dagli autonomi. Sospira: “Hanno bisogno di avere un nemico. Li esalta lo scontro, il conflitto. Si sentono eroi”.
Vattimo, camicia azzurra e cravatta rossa, appare per un fugace saluto poco prima della partenza del corteo. “A me sembrano solo bravi ragazzi che reagiscono alle provocazioni. Ora quest’altra intollerabile trovata del G8 dei rettori. La tensione sociale cresce pericolosamente. Io piuttosto sono stupito dalla mansuetudine di questi studenti”. Poco distante un dirigente della polizia compendia: “Fra di loro ci sono i dialoganti e i facinorosi. Ma vanno di certo tenuti d’occhio”.
Alla fine del corteo, soddisfatta e dialogante sembra Dana Lauriola, del Cua, 27 anni, che fa un po’ da portavoce dell’Onda anomala torinese, capelli rossi e piercing al labbro. Lamenta il taglio di fondi e l’ingresso dei privati nell’università, la crisi globale, la precarietà e la violenza delle istituzioni: “Abbiamo lanciato il segnale che il movimento non è morto. Oggi migliaia di persone lo hanno dimostrato. Torneremo a farci sentire. Sarà un autunno di lotta in tutti gli atenei italiani”.
Appagato dagli esiti di questo controsummit è pure Simone Rubino, anch’egli del Cua, studente di scienze a Torino: “Abbiamo fatto tutto quello che ci eravamo prefissi, i blocchi stradali, i cortei, la contestazione ai rettori per impedire loro di entrare nella Mole Antonelliana. E anche con le forze dell’ordine abbiamo manifestato il nostro dissenso”. Cioè? “La polizia doveva capire che non abbiamo paura di loro. Del resto il concetto di violenza in senso stretto è superato: la vera violenza è del capitalismo, che ha prodotto devastazione e illibertà”. Sintetizza dunque il manifesto: “Siamo un movimento studentesco, non studentista. Abbiamo interessi vasti”.
Rubino fa parte di Askatasuna. Il centro sociale occupa una bella palazzina di tre piani color mattone a qualche centinaio di metri dall’università. Molto attivi, raccolgono un certo consenso tra studenti e gente del quartiere. Organizzano affollati concerti, qualche cena popolare e corsi di pugilato nella palestra Antifa boxe, nata per contrastare i picchiatori fascisti.
Qualche logo Antifa boxe si vede anche durante il corteo. Un ragazzo, che indossa una felpa della palestra, ha un fazzoletto bianco davanti alla bocca. Con occhi torvi dice che parlare di università non gli interessa affatto.
(ha collaborato Francesca Bacinotti)
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