
di Paola Sacchi
Dal generale agosto di democristiana memoria si è passati al guerriero agosto in camicia verde. Se nella Prima repubblica le vacanze del Palazzo venivano usate per sopire e troncare ogni polemica, la Lega nord ha deciso di indossare ad agosto l’armatura del guerriero Alberto da Giussano. Dal ritiro delle truppe in Afghanistan al dialetto a scuola, dalla proposta di affiancare al tricolore i vessilli locali alle gabbie salariali, o meglio salari territoriali.
Solo uscite agostane, le hanno bollate anche alcuni alleati come il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Invece no. Il guerriero agosto serve per gettare le basi di quello che sarà un autunno verde shocking. Sarà inaugurato il 13 settembre a Venezia alla festa dei popoli padani, dove è previsto quasi il doppio delle presenze.
La Lega sta scaldando i motori perché vede tante insidie sulla sua road map: ci sono innanzitutto il federalismo fiscale, madre di tutte le battaglie del Carroccio, da attuare con decreti, e il federalismo istituzionale da incanalare in Parlamento istituendo il Senato delle regioni. Tutte cose che, come la Lega non smette di ricordare, fanno parte del programma di governo, ma che ora sono asediate da una miriade di richieste dal Meridione. Fino a vagheggiare un partito del Sud. I mal di pancia di Raffaele Lombardo e Gianfranco Miccichè (Pdl) sono bastati a far drizzare le antenne delle vedette lombarde.
E così si prepara un autunno all’insegna di una accentuata dialettica. Di sicuro c’è un’altra ragione che ha scatenato il guerriero leghista: la battaglia per l’egemonia del Nord che avrà l’epicentro alle elezioni regionali del 2010. Silvio Berlusconi aveva detto che Roberto Formigoni sarà presidente della Lombardia a vita e, in quell’occasione, Bossi aveva fatto buon viso a cattivo gioco. Ma pochi giorni dopo a un comizio serale, nel corso di una delle tante feste leghiste, ha rilanciato: “Vogliamo Lombardia e Veneto”. C’è chi dice che pur di prendere il Pirellone, e quindi la sua Lombardia, il ministro delle Riforme per il federalismo sarebbe persino disposto a cedere il Veneto. Per farlo sarebbe disposto anche a giocarsi pedine come il ministro dell’Interno Roberto Maroni o il viceministro delle Infrastrutture Roberto Castelli.
Ma, visto che entrambi occupano ruoli chiave, c’è chi non esclude che possa toccare a Giancarlo Giorgetti, leader della Lega lombarda e potente presidente della commissione Bilancio di Montecitorio, quarantenne, bocconiano, di casa a Gemonio e fedelissimo del capo.
Ma il Sud cosa c’entra con il movimentismo leghista? La lady di ferro vicentina Manuela Dal Lago, vicecapogruppo alla Camera, è esplicita: “Credo che ci sia la volontà di ricordare i patti di governo sottoscritti perché con le uscite di alcuni esponenti del Pdl del Sud c’è il rischio che non vadano avanti le cose concordate “. Insomma, non è più la Lega che aveva puntato sulla secessione, semmai è un Carroccio che si pone l’obiettivo di “leghistizzare ” l’Italia.
Non a caso Giorgetti confidò a Panorama a giugno subito dopo il successo elettorale che il problema del partito nazionale se lo sarebbero posti subito dopo essersi rafforzati al Nord. La partita non è tra la vecchia Lega identitaria e un Sud da sganciare.
Almeno stando a quello che il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli dice a Panorama in una conversazione al telefono, dalla sua casa di Bergamo, interrotta dagli ululati dei suoi adorati e giganteschi pastori del Caucaso. Calderoli nega di aver voluto sparigliare per evitare che le richieste del Sud mettessero in discussione la road map leghista che parte con il federalismo. “Il punto vero è un altro: o si fa il federalismo e vengono attuate le nostre riforme, alle quali poi tutti gli altri vengono dietro, o implode il sistema paese. Quindi i secessionisti non siamo noi, ma chi bolla le nostre come uscite agostane. Insomma, a creare l’unità del Paese riconoscendo e valorizzando le diversità siamo proprio noi della Lega”.
Il programma autunnale in Parlamento prevede “una commissione bicamerale per i decreti attuativi del federalismo fiscale; è già uscito poi dal Consiglio dei ministri il codice delle autonomie”. Questo codice secondo la Lega è fondamentale per l’attuazione del federalismo: “Dovrà stabilire chi deve fare le cose, rimettere ordine insomma a quelle competenze già modificate con la riforma del titolo quinto della Costituzione”.
Dopo la “riforma territoriale anche lo Stato dovrà fare il suo passo con l’abolizione del bicameralismo perfetto. Ci saranno una Camera dello Stato e un Senato delle regioni“.
Altro punto nodale: il riequilibrio dei poteri dell’esecutivo e del legislativo. Spiega Calderoli: “È sacrosanto che un premier possa scegliere e revocare i ministri”. E subito si arriva all’eccesso di voti di fiducia e alla decretazione d’urgenza. “Oggi anche nella maggioranza c’è chi si trova un po’ spiazzato rispetto all’attività di governo che deve ricorrere a strumenti eccezionali. Quindi serve un riequilibrio dei poteri in cui nessuno prevarichi l’altro”.
Quanto ai salari territoriali, secondo Calderoli diminuendo il costo del lavoro al Sud si creerebbe un volano di sviluppo con la nascita di nuove imprese: “La commissione europea ha già invitato a tenere conto delle differenze del costo della vita nelle varie aree confermate dalla Banca d’Italia“. Insomma, altro che uscite agostane, si accalora il ministro. Non lo sono neppure quelle sul dialetto e sulle bandiere regionali: “Intanto nessuno negli atti parlamentari ha usato la parola dialetto ma radici regionali. Si tratta di attingere per gli insegnanti da albi regionali.
E poi vi sembra giusto che anche quest’anno la maggior parte delle lodi dei diplomati venga dal Sud? Da noi sono tutte bestie?”. Quanto al tricolore affiancato da inni e vessilli locali, “vorrei ricordare che l’articolo 114 del titolo quinto della Costituzione modificato stabilisce che la Repubblica è costituita da comuni, province, città metropolitane, regioni e Stato. Avevamo già presentato questa proposta nel luglio del 2008 ma nessuno se ne è accorto. In ogni caso io onorerò di più il tricolore nel momento in cui il cittadino tornerà a essere un soggetto e non più un suddito”.
Il Sud, intanto, non dà tregua: “Io non parlo con i Miccichè, ma con Raffaele Lombardo che richieste di bottega e di potere non me ne fa” dice Calderoli. “E poi ho favorito proprio io l’incontro tra Lombardo e il ministro dell’Economia Tremonti che ha un po’ sbloccato la situazione. Anche se a Giulio ho detto che la parola Cassa del Mezzogiorno non mi è piaciuta”. Quanto ai Fas, sui finanziamenti per il Sud la Lega vigilerà perché vadano a progetti precisi, “non più a ospedali con 18 posti e 160 dipendenti. Con clientelismo e assistenzialismo non si fa fallire il federalismo, ma il Paese”.

Ma un’uscita leghista al giorno non rischia di togliere il governo di torno? “È una cavolata. Questo governo in 14 mesi ha fatto più di qualunque altro in una legislatura intera. Chi pensa di insinuare dubbi sulla sua tenuta è meglio che si ricreda. Perché questo governo sarà di legislatura e costituente: cambierà il Paese”. Una linea, questa, condivisa da tutti. “Questo governo durerà 5 anni” rincara il presidente dei deputati Roberto Cota. “Sarebbe ora di smetterla di pensare che quando la Lega esprime le proprie idee lo fa perché vuole creare tensioni”. E sul partito del Sud Cota è sicuro: “Non nascerà perché sarebbe una spaccatuta nel Pdl e Berlusconi è già riuscito a risolvere il problema “. E comunque ci sarà sempre la Lega a ricordarglielo.
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- Lunedì 17 Agosto 2009
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