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Caso Sandri, 6 anni a Spaccarotella. On line la rivolta ultrà: “Gabbo come Carlo Giuliani”

Uno striscione contro la sentenza sull'omicidio di Gabriele Sandri

La GALLERY sulla sentenza del caso Sandri

Sdegno, rabbia, vergogna. E, purtroppo, soprattutto “vendetta”. Vola su internet l’amarezza di amici, ultrà e semplici simpatizzanti di Gabriele “Gabbo” Sandri per la sentenza di ieri della Corte di Assise di Arezzo che ha condannato a sei anni l’agente di Polizia Luigi Spaccarotella, che l’11 novembre 2007 sparò da un’area di servizio all’altra dell’autostrada del Sole e uccise il tifoso della Lazio Gabriele Sandri, 26 anni.

Se l’è “cavata” - così almeno la pensano la famiglia, i parenti e gli amici della vittima - con una sentenza di condanna per omicidio colposo: sei anni di reclusione. È l’epilogo amaro per una sentenza che non piace a familiari e amici di Gabbo. Che scelgono la rete per sfogare rabbia, dolore e delusione. Al pari degli ultrà che postano tantissimi messaggi sui forum vicini ai tifosi laziali, sui blog e soprattutto sul sito dedicato al dj morto. Proprio navigando sul portale gabrielesandri.it che si concentra l’ira degli internauti per la sentenza, inondato già da ieri sera da decine di post (non firmati).
“Viva l’Italia: sei un altra vittima della giustizia italiana, come Carlo Giuliani”, si legge, “Spaccarotella: sei un uomo di m… piangi di gioia… in questo paese bisogna farsi giustizia da soli…”. E ancora: “Mettiamoci una divisa anche noi e iniziamo a sparare contro Spaccarotella…”. “Vergogna: dicano chiaramente che se uno porta una divisa da poliziotto può permettersi di sparare senza motivo e ammazzare una persona”, scrive qualcuno, mentre un altro attacca ancora l’agente: “Maledetto infame, spero che soffrirai come stai facendo soffrire la famiglia Sandri”.

Giorgio Sandri, il padre di Gabbo, anche lui visibilmente provato e indignato, annuncia di voler chiedere “spiegazioni ai ministri Maroni e Alfano e al capo della polizia Manganelli. Mio figlio è stato assassinato dallo Sato e ora lo Sato mi deve giustizia”. Poi prova a sedare gli animi: “È una vergogna, come per l’omicidio Aldovrandi a Ferrara, non c’è giustizia. Adesso però è il momento di stare calmi, non dobbiamo offrire il fianco passando dalla parte del torto”.
E come lui il fratello del ragazzo ucciso, che invita alla calma. Ma è difficile placare la furia degli ultrà per quella che considerano una sentenza contro tutti loro. Nella notte infatti si sono già verificati i primi attacchi alle forze dell’ordine, con alcune decine di tifosi che a Roma hanno assaltato la stazione dei Carabinieri di Ponte Milvio.
Ancora Giorgio Sandri: “Evidentemente la divisa paga”. Ed è quello che devono aver pensato anche gli amici (ultrà e non) di Gabbo, presenti in aula, alla lettura della sentenza da parte del presidente della corte d’assise di Arezzo, Mauro Bilancetti. Diversa invece la reazione della difesa, fra sorrisi e pacche sulle spalle. Mentre una ragazza, subito dietro gli avvocati, sembra stupirsi della reazione violenta degli amici di Sandri.

Le reazioni degli Ultrà

Sui siti degli Ultrà, intanto, si rincorrono rabbia e sconforto nei confronti della sentenza, di Spaccarotella e delle forze dell’ordine in generale.
Sul forum di LazioCity, luogo di ritrovo dei tifosi della squadra, ci provano a mantenere i toni bassi, ad invitare a seguire “lo stile che la famiglia di Gabriele ha sempre dimostrato”. Ma è difficile, e c’è anche chi spera che “la giustizia divina, quella vera, sia lenta e dolorosa per lui [Spaccarotella, NdR] e per i suoi cari”. Anche per i suoi cari, colpevoli solo di non essere andati contro il proprio figlio, padre, marito.
Vergogna e richieste di giustizia anche sul blog degli Irriducibili: “La giustizia terrena non esiste, preghiamo per quella divina! Spaccarotella pezzo di merda! (Manuel A.)”, “Che amarezza…non per spirito di vendetta ma per ingiustizia sociale, 2 pesi 2 misure, la legge non è uguale per tutti in italia. (dandoHC)”.
Su Forum Lazio ultras, Vince si vergogna “di essere un simile di coloro che ti hanno ucciso”, E.R.B. è “senza parole” e per Irridux67 “oggi t’hanno ucciso per la seconda volta”. “Cercano rifugio in improbabili sentenze” scrive invece Folketto “Gabriè, la tua famiglia non lascerà che passi sotto silenzio tutto questo e noi con loro”. “Vedrai che prima o poi verrà fatta giustizia”, conclude Contea.
Tutti a chiedersi cosa fare, concretamente. E non solo i tifosi della Lazio, ma anche quelli della Roma, del Milan, dell’Inter. Il richiamo della famiglia (papà Sandri ha ipotizzato una grande manifestazione di piazza) non conosce infatti confini di fede (calcistica) e colori: “Parteciperemo alla manifestazione organizzata dalla famiglia Sandri, ma sono sicuro che se si farà di domenica si fermerà anche il campionato perché le tifoserie di tutta Italia saranno presenti”, dice afferma uno dei leader storici dei tifosi romanisti, “Peppone”. “Del resto, dopo una sentenza del genere” aggiunge “è tutto inutile: o fai la rivoluzione o te ne stai a casa. Siccome non c’è gente per fare la rivoluzione, ce ne stiamo a casa”. Un’atmosfera di attesa pesante che potrebbe sfociare in nuove violenze, quando (fra poco più di un mese) comincerà il campionato 2009/10 di Serie A.

Le opinioni della Rete

La Rete nel frattempo si divide. C’è chi è contrario alla sentenza, tout-court, e lamenta la solita ingiustizia nei confronti delle vittime delle Forze dell’Ordine. E chi, invece, ricorda che Sandri apparteneva pur sempre a una frangia violenta della tifoseria laziale, e parla di una scelta - quella della corte - dovuta. Ecco alcune opinioni.

I favorevoli alla sentenza…

“Purtroppo già lo sappiamo che per molti, in questo strano paese, basta indossare una divisa per essere già colpevole, per passare dalla parte del violento, dell’arrogante. [...] Lo spazio è dato per gridare all’ingiustizia di una sentenza. Per urlare allo Stato che si deve vergognare per le sentenze che nei processi non fanno la giustizia voluta. Anzi, è una occasione in più per scatenare di nuovo rabbia e violenza per le strade.”

Daw » Il solito vizio tutto italiano

“Aggiungo solo che la sentenza è giusta, e sono convinto che siano degli autentici sciagurati quei giornalisti/opinionisti che stanno pompando il disagio tra menti sicuramente poco avvezze alla civiltà (i tifosi/teppisti, si sa, non hanno un grande QI). Ribadisco, però: in Italia quando si tratta di poliziotti si respira sempre una bruttissima aria. A sinistra c’è l’antico vizio di isolarli ed insultarli, sempre e comunque; a destra, invece, di manipolarli strumentalmente.”

minimAL » Spaccarotella 2

…e i contrari

“Nel caso di Federico [Aldrovandi, NdR] abbiamo visto che che se fosse stato richiesto il volontario o il preterintenzionale non si sarebbe neppure arrivati ad ottenere che i quattro fossero processati… In entrambi i casi abbiamo a che fare con poliziotti, comunque colpevoli, ma appartenenti alla categoria degli intoccabili. Fa male pensare così ma è quello che succede sempre e che mi fa veramente credere che la cosa sia ormai generalizzata.”

L’incommensurabile » Patty Gli intoccabili

“La Legge Uguale per Tutti rischia di trasformarsi in un motto in cui credere più per atto di fede verso le Istutizioni piuttosto che per la loro capacità endogena di garantire giustizia ed equità. Ecco perché ora, nel rinnovato dolore della famiglia, nella rabbia degli amici e dei tifosi, nella strisciante e pericolosa voglia di vendetta che già monta tra i siti internet dei tifosi e nelle prese di posizioni di molti ultras, viene da chiedersi: cosa accadrà?”

Ultrasblog » Lo Stato ha perso

“Nun è omicidio noooo, mica l’ha fatto apposta, tutto sto casino per attaccare lo Stato attraverso le sue istituzioni, però noi semo ugualmente inflessibili, 6 anni ma in galera non ci vai, derubricato il reato, l’avvocato che esulta, la famiglia dell’assassino commossa che si stringe intorno alla guardia trionfante. Questo è il Paese in cui viviamo, questa l’Italia che probabilmente abbiamo creato anche noi. [...] Ci faremmo una risata gigantesca se non fosse per il dolore e il rispetto che nutriamo per papà Sandri e il resto della famiglia. A voi il più profondo e sentito abbraccio, saremo in piazza quando ci chiamerete.”

C’è solo l’A.S. Roma » Ingiustizia è fatta

Il VIDEO con la lettura della Sentenza: 6 anni a Spaccarotella

Il VIDEO con la ricostruzione dell’omicidio di Gabbo Sandri:

Caso Sandri, alla sbarra l’agente che uccise Gabbo. No al rito abbreviato

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È in corso davanti alla Corte di Assise di Arezzo il processo all’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, l’uomo accusato di aver ucciso l’11 novembre del 2007 Gabriele Sandri, tifoso laziale, nell’area di servizio di Badia Alpino. Per la prima volta i familiari del tifoso si sono trovatti faccia a faccia con Spaccarotella. L’agente, accusato di omicidio volontario, è arrivato in aula dopo che la Corte d’Assise ha respinto la richiesta di rito abbreviato avanzata dai suoi difensori. Spaccarotella si è diretto verso la sua postazione, senza guardare i genitori e il fratello di Gabriele Sandri. I tre, papà Giorgio, la mamma Daniela e Cristiano, lo hanno seguito con lo sguardo, in silenzio, finchè l’agente non si è seduto. I familiari di Sandri sono seduti sulle panche della fila di sinistra; l’agente è invece sulla fila di destra in posizione avanzata rispetto ai Sandri. I familiari hanno continuato a guardarlo per alcuni secondi, si sono scambiati fra di loro sguardi e qualche parola.
“Vedrò in faccia l’assassino di mio figlio per la prima volta. Immaginate le mie sensazioni” aveva detto in precedenza Giorgio Sandri, padre di Gabriele. L’agente è entrato in aula all’avvio del dibattimento, dopo che telecamere e fotografi sono stati fatti uscire. “Voglio solo giustizia per Gabriele” ha detto Daniela, la madre del tifoso ucciso “io penso solo a mio figlio che non c’è più”. In aula anche Cristiano, il fratello maggiore di Gabriele: “Vedremo le sembianze di chi ha ucciso mio fratello”. A chi gli chiedevano sulla deviazione del proiettile da parte della rete metallica che separa l’area di servizio dalla carreggiata, su cui punta la difesa di Spaccarotella, Cristiano Sandri ha risposto: “Secondo i nostri consulenti la deviazione non c’è stata”.
Per l’avvocato Federico Bagattini, uno dei due legali che difende Luigi Spaccarotella, “il dolore del mio assistito è il dolore della famiglia”. Ai giornalisti che gli domandano come sta, Bagattini ha risposto: “Sta male, male, come sta una persona accusata di omicidio volontario sapendo che non lo ha commesso, essendo un membro della Polizia di Stato”.
Oggi, al processo, è prevista anche la presenza di tifosi della Lazio amici di Sandri. Spaccarotella, nei giorni scorsi ha detto di temere ritorsioni nei confronti suoi e della sua famiglia da parte degli ultras biancoazzurri. Decisive, per l’esito del processo, saranno anche le perizie; secondo una fatta da esperti nominati dalla difesa, il proiettile che ha colpito Gabbo sarebbe stato deviato dalla rete metallica che separa l’area di servizio dell’autostrada dalla carreggiata.

Qui il VIDEO della ricostruzione al computer quanto accadde l’11 novembre del 2007 nell’area di servizio di Badia del Pino, quando l’agente della stradale Luigi Spaccarotella sparò e uccise il giovane Gabriele Sandri.

Ultrà all’assalto dopo la morte di Sandri, il video

Bergamo

Un arresto per droga e obbligo di firma per sette giovani appartenenti alla tifoseria organizzata interista sono il risultato delle dieci perquisizioni domiciliari eseguite questa mattina dai carabinieri del Nucleo informativo di Milano, nell’ambito dell’indagine sugli incidenti scoppiati nel corso della manifestazione non autorizzata di Milano dell’11 novembre 2007, dopo l’uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri.

Dei sette, tutti nati tra il 1971 e il 1987, quattro hanno precedenti penali e tra loro c’è un ragazzo di Genova denunciato allo stadio di Bergamo domenica scorsa per aver lanciato un petardo contro i tifosi atalantini. Uno degli ultras, un ragazzo di 21 anni, è stato arrestato perché nella sua abitazione sono state trovate alcune bustine di cocaina. Altri ancora erano stati fermati in passato a bordo di un pullman di tifosi dopo aver assaltato e svaligiato un autogrill.

I fatti risalgono all’11 novembre 2007, quando a Milano (oltre che a Roma e Bergamo) centinaia di ultras scesero in piazza dopo la notizia della morte di Sandri. Una trentina di tifosi di Inter e Lazio, staccatisi dal corteo di oltre 500 persone che si stava spostando dallo stadio di San Siro a piazza Duomo, aveva percorso le vie cittadine compiendo atti vandalici contro un commissariato di polizia, la sede Rai di corso Sempione e la caserma dei carabinieri di via Vincenzo Monti. Le accuse sono di adunata sediziosa, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio, danneggiamento aggravato e porto di strumenti atti ad offendere.

Nel corso delle perquisizioni, cinque a Milano e le altre a Genova, Busto Arsizio (Varese), Mariano Comense (Como), Bresso (Milano) e Burago di Molgora (Milano), i carabinieri del Nucleo informativo del Comando provinciale di Milano hanno rinvenuto due grandi bandiere con la croce celtica e la svastica nazista, coltelli, tirapugni, manganelli (uno con l’effige del Duce e la scritta “Dux Mussolini”), spranghe di ferro, una mazza ferrata e diversi petardi e fumogeni.

Alcuni di questi oggetti sono stati sequestrati dai carabinieri all’interno di un magazzino dove la tifoseria organizzata custodiva le bandiere e i suoi striscioni, alcuni dei quali sono stati portati in caserma. Per i sette tifosi, tutti gravitanti in movimenti neofascisti e tra cui alcuni capipopolo del gruppo ultras “Irriducibili”, il pm Piero Basilone, che ha coordinato le indagini, aveva chiesto l’arresto, ma il gip Gloria Gambitta non è stata dello stesso avviso e ha stabilito l’obbligo di firma.

Il VIDEO dell’assalto alla caserma dei carabinieri:

Così morì Gabbo. Un video dei pm ricostruisce l’uccisione di Sandri

Una foto di Gabriele Sandri

Un filmato della Procura di Arezzo (qui le IMMAGINI) ha ricostruito la dinamica dell’omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri nel novembre 2007 nell’area di servizio di Badia del Pino. Nella simulazione, il poliziotto Luigi Spaccarotella, tenendo con due mani la pistola d’ordinanza, mira e spara contro l’auto sulla quale viaggiava. Il proiettile dopo aver urtato contro una rete metallica colpisce il finestrino anteriore e, poi, il 28enne romano.

Il filmato, della durata di 1 minuto e 37 secondi, è stato realizzato in base alle dichiarazioni di quattro testimoni. La notizia è riportata dal quotidiano La Repubblica. La simulazione, elaborata dai professori Domenico Compagnini e Paolo Russo, è alla base dell’imputazione di omicidio volontario contestata dal pm, Giuseppe Ledda, all’agente che, venerdì 16 gennaio, comparirà davanti al gup di Arezzo. Il giudice dovrà decidere se confermare l’accusa nei suoi confronti.
La ricostruzione, racconta Repubblica, mostra le varie fasi dell’omicidio: la sirena della Polstrada azionata per disperdere i tifosi di Lazio e Juventus che si stavano azzuffando, la fuga degli ultà, l’agente Spaccarotella (posizionato in un’area di servizio di fronte a quella del tafferuglio) che spara un colpo di intimidazione in aria e poi rincorre l’auto dei ragazzi, sulla quale viaggiava anche Sandri, e poi spara un colpo ad altezza uomo con la sua calibro 9 di ordinanza.

I legali dell’agente, Francesco Molino e Giampiero Renzo, hanno intenzione di chiedere un nuovo sopralluogo nell’area di servizio e nuove perizie, convinti di poter demolire l’accusa di omicidio volontario. “Spaccarotella ha sparato in aria mentre un gruppo di incappucciati aggrediva uno juventino” hanno ribadito i difensori “poi nella corsa è partito un colpo accidentale, che oltretutto ha subito una deviazione decisiva”.
“Quattro testimoni affermano il contrario” incalza l’avvocato della famiglia Sandri, Michele Monaco “La verità è che Spaccarotella mirò e sparò ad altezza d’uomo”.

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Caso Sandri, Spaccarotella chiede perdono alla famiglia

Il fratello della vittima
Il fratello di Gabriele Sandri, Cristiano (a sinistra) abbracciato da un amico

“Ai familiari di Gabriele Sandri chiedo perdono. Ma non trovo le parole. Ho ucciso il loro figlio: dire che mi dispiace, che non volevo, non può essere sufficiente. Vorrei incontrarli, anche se so che non sarebbe facile”. Per la prima volta, all’agenzia Ansa, l’agente di polizia Luigi Spaccarotella, accusato dell’omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri, parla della vicenda.

“Quel maledetto 11 novembre”, racconta, “è morta anche una parte di me. Pochi giorni dopo chiesi al vescovo di Arezzo di far arrivare ai Sandri il mio cordoglio. Lui si mise in contatto con persone vicine alla famiglia di Gabriele ma, non so perché, gli fu risposto che i tempi non erano maturi”. Ripercorre quell’11 novembre 2007: “Correvo, il colpo è partito accidentalmente, poi è stato deviato. Non ho mirato all’auto: come si può pensare che abbia voluto uccidere qualcuno? Voglio pagare per quel che ho fatto, ma pensare che sia stato un omicidio volontario è troppo. Rimettermi la divisa, quando sono tornato al lavoro, non è stato facile”, aggiunge l’agente, non ho più voluto impugnare una pistola, né salire su un’auto della polizia”.

“Il perdono? È tardi. La richiesta arriva con una tempistica processuale ineccepibile, che fa sorgere qualche perplessità. Non suona come vera”. È il commento di Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, alla richiesta di perdono avanzata da Luigi Spaccarotella, l’agente di polizia accusato dell’omicidio. “Incontrarlo? Non lo so, non ne abbiamo mai parlato. Ma sarebbe difficile. In dieci mesi non l’abbiamo mai sentito. Né direttamente né attraverso altre persone abbiamo mai ricevuto suoi messaggi. Un conto sarebbe stato incontrarlo subito, ma che la sua richiesta e le scuse arrivino a processo iniziato appare fuori luogo”.

“È una mossa un po’ tardiva”, aggiunge l’avvocato dalla famiglia Sandri, Michele Monaco. “E poi, dicendo che il colpo è partito accidentalmente, Spaccarotella nega l’evidenza. Ci sono prove, testimoni, che dimostrano il contrario. È un errore continuare a sostenere la tesi della disgrazia quando ci sono quattro testimoni che danno indicazioni per una volontarietà dell’azione. In assenza di un’ammissione di responsabilità”, ha aggiunto il legale, “è difficile pensare di perdonare chi ha ucciso Gabriele”.

“Vorrei che il processo finisse presto, ma forse la fretta può essere cattiva consigliera”. Così commenta la vicenda processuale l’agente di polizia accusato di omicidio volontario per la morte del tifoso laziale. L’udienza preliminare, che doveva iniziare giovedì scorso, è stata annullata dopo che uno degli avvocati di Spaccarotella ha sollevato eccezione, spiegando che non gli era stato notificato l’avviso di chiusura indagini. Quel giorno, l’agente non si è presentato in aula, per “timori per la presenza di ultrà”, spiegò poi il suo avvocato Gianpiero Renzo. “So di scritte minacciose contro di me”, dice l’agente, “di un clima ostile, che comprendo, ma che non posso non temere”. Qualche tempo fa Spaccarotella è tornato da solo nell’area di servizio dove avvenne l’omicidio. “Mi sembrava che intorno ci fosse silenzio”, ricorda, “eppure c’era il rumore delle auto. Guardavo, ma non riuscivo a pensare”.

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Il VIDEO servizio:

Processo Sandri, l’agente non va in aula. Udienza annullata

Il saluto dei tifosi a Gabriele Sandri

Volevano guardare negli occhi il poliziotto accusato dell’omicidio di loro figlio. Ma stamani, per l’udienza preliminare - poi annullata - del processo sulla morte di Gabriele Sandri, 26 anni, il tifoso laziale ucciso lo scorso 11 novembre nell’area di servizio dell’A1 Badia al Pino (Arezzo), l’imputato, Luigi Spaccarotella, 32 anni, non si è presentato. “C’erano timori per la presenza di ultrà e per le minacce che possono far pensare a un pericolo concreto”, hanno spiegato i legali dell’agente, secondo i quali il poliziotto avrebbe anche ricevuto telefonate anonime.

“Non ho mai visto in faccia l’assassino di mio figlio”, ha ribattuto il padre di Gabriele, Giorgio, “non so come facciano gli ultrà a sapere chi sia e a minacciarlo”. A Spaccarotella Giorgio Sandri manda a dire “di fare l’uomo”. Il padre di Sandri ha spiegato che sta aspettando le scuse dell’agente, anche se non è “assolutamente disposto a perdonarlo”. Anche la madre di Gabriele, Daniela, stringendo il maglione nero indossato dal figlio il giorno prima dell’omicidio, ha sostenuto fra le lacrime che se l’agente “ha una coscienza deve riconoscere la sua colpa”. Daniela stamani avrebbe voluto guardare Spaccarotella “in faccia, negli occhi”, racconta, “per capire come gli è passato in testa di sparare”.

I difensori di Spaccarotella Giampiero Renzo e Francesco Molino, avevano intenzione di chiedere il rito abbreviato condizionato a un nuovo sopralluogo nell’area di servizio in cui venne ucciso Sandri e a nuove analisi delle perizie di parte. Niente nuovi esami, invece, delle testimonianze dei quattro che avrebbero visto Spaccarotella sparare con le braccia tese verso l’auto su cui viaggiava Sandri. Per Renzo “i testimoni sono totalmente inaffidabili”. Ma di chiedere il rito abbreviato non c’è stato il tempo. L’udienza è stata annullata dal Gup Simone Salcerini che ha accolto un’eccezione presentata dalla difesa.

Uno dei due legali di Spaccarotella, l’avvocato Renzo, ha sostenuto di non aver ricevuto l’avviso di chiusura indagini: la notifica sarebbe avvenuta tramite un fax inviato al numero sbagliato. Una questione burocratica che ha portato il giudice a chiedere lo slittamento dell’udienza, che non dovrebbe tenersi prima di un paio di mesi. Una decisione che il legale dei Sandri, Michele Monaco, condivide “per non rischiare che il processo possa poi essere annullato in Cassazione”. Però, “quel numero di fax”, ha aggiunto Monaco, “era stato comunicato alla cancelleria del tribunale. Il consiglio dell’ordine degli avvocati dovrà verificare se” quello dell’avvocato Renzo è stato “un comportamento deontologicamente corretto”.

I legali di Spaccarotella hanno come primo obiettivo la derubricazione dell’ipotesi di reato: i due avvocati escludono la volontarietà. All’uscita del tribunale la famiglia Sandri è stata accolta da una ventina fra ultrà laziali, parenti e amici arrivati ad Arezzo per sostenere in maniera pacifica e silenziosa papà Giorgio, mamma Daniela e Cristiano il fratello di Gabriele. Durante l’udienza, gli ultrà hanno affisso uno striscione: “Giustizia per Gabriele”. “Sappiamo che è un processo limpido”, ha commentato Cristiano Sandri, “non abbiamo paura di sorprese. A mio fratello è dovuta una giustizia giusta”. “Anche se gli danno 100 anni di punizione”, ha commentato Daniela, “Gabriele non torna”.

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Il caso Sandri e quelle perizie della discordia

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di Karen Rubin

Non ha dubbi la famiglia Sandri: l’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, che con un colpo di pistola uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri, nell’area di sosta autostradale di Badia al Pino, ha commesso un omicidio volontario con dolo e per questo reato è sotto processo. Cristiano Sandri replica con durezza alla tesi difensiva secondo cui il colpo partì accidentalmente. Rifiuta l’ipotesi secondo la quale il proiettile non avrebbe colpito la macchina se non fosse stato deviato dall’impatto con la rete metallica (vedere l’articolo su Panorama 38) che separava le due carreggiate, su cui si trovavano rispettivamente la vittima e l’imputato. Siamo convinti che il giudice abbia già quanto basta per dimostrare che mio fratello è stato ucciso volontariamente. Le testimonianze parlano chiaro. Sono quattro le persone estranee ai fatti che hanno assistito all’omicidio di Gabriele. Sono tutti d’accordo nel confermare che Spaccarotella impugnò la pistola con entrambe le mani e che a braccia tese mirò inconfutabilmente in direzione della macchina”.

I legali di Spaccarotella affidano l’impianto della difesa alla relazione tecnica di Domenico Compagnini e di Paolo Russo, da cui si evince che il colpo esploso dall’agente colpì la rete subendo una deviazione orizzontale prima di raggiungere la vittima. “La deviazione non modificherebbe comunque la posizione penale dell’imputato” ritiene Michele Monaco, legale della famiglia Sandri. “Sparando verso la macchina si è assunto la responsabilità di ciò che è accaduto dopo”.

I legali dell’imputato non dicono che la perizia di Compagnini aggiunge: “La deviazione non è quantificabile”. E che “per capire la intenzionalità del gesto di Spaccarotella, imperscrutabile agli esperti, soltanto le testimonianze di chi ha visto direttamente possono contribuire a fare chiarezza”. Per la famiglia Sandri, se saranno i testimoni a determinare il convincimento del giudice, sarà difficile che l’agente veda derubricare il reato commesso da omicidio volontario a omicidio colposo.

La battaglia tra difesa e accusa si basa anche sull’interpretazione delle tre relazioni di consulenza tecnica ordinate dal pubblico ministero Giovanni Ledda, nel corso delle indagini preliminari, all’ingegnere Gabriel Maria Ingo. Gli avvocati di Spaccarotella citano la seconda perizia a favore della loro tesi: “Le analisi chimiche effettuate sulla rete metallica rilevano la presenza di elementi compatibili con il proiettile”. In poche parole, sarebbe stato l’impatto con la rete a determinare la deviazione del proiettile verso la macchina e la morte di Gabriele Sandri.

La famiglia della vittima cita invece la terza, integrativa e conclusiva perizia di Ingo: “Per quanto riguarda il proiettile, esso ha subito in sequenza l’impatto con: il vetro dell’autovettura, la collana in argento (della vittima) troncandola, il corpo di Sandri, la collana in argento una seconda volta”.
Nella rete (seconda perizia) ci sono elementi compatibili con il proiettile, mentre sul proiettile (prima perizia) non ci sono tracce riferibili alla rete. Una contraddizione che induce il magistrato a ordinare a Ingo la terza perizia. “Il proiettile analizzato è stato rinvenuto subito, mentre la rete è stata messa in sequestro il 27 dicembre del 2007, più di un mese dopo l’accaduto. Elementi compatibili con il proiettile possono ritrovarsi anche in alcuni strumenti di lavoro con cui si montano quelle recinzioni. E poi l’indagato era a piede libero, non esiste per lui come per ogni altro cittadino indagato il rischio che possa aver inquinato le prove?” chiede Giorgio Sandri.

Ma cosa spinse Spaccarotella a impugnare la pistola? La rissa scoppiata nell’area di servizio autostradale tra i tifosi laziali e juventini era finita, “non sussistevano pericoli tali da giustificare l’estrazione della Beretta calibro 9 in dotazione agli agenti della Polstrada, il colpo è esploso nel momento in cui i ragazzi erano già in fuga, nelle macchine in movimento” afferma Maurizio Martucci, giornalista e autore del libro 11 novembre 2007 (Sovera editore).

Le dichiarazioni rilasciate dall’agente a un giornalista accorso sul posto discordano, secondo Martucci, da quelle invece rese in presenza del suo avvocato al cospetto del pubblico ministero aretino: “Al quotidiano Il Giornale Spaccarotella raccontò di aver fatto fuoco verso l’auto a scopo intimidatorio, al magistrato disse che il colpo partì accidentalmente mentre alzava il braccio, non per puntare l’arma, ma nella mimica del gesto di chi vuole fermare una persona che fugge” scrive Martucci nel libro, che viene presentato il 22 settembre al Campidoglio a Roma.

Il libro fa la cronistoria di una giornata drammatica e sostiene che dopo la morte di Sandri “gli errori si susseguirono a catena. I mezzi di informazione stravolsero la notizia imputando la morte di Gabriele alla rissa scoppiata tra i tifosi nell’area di servizio”. La verità raggiunse i tifosi di tutta Italia attraverso un tam tam partito dal luogo del delitto, dove nella giornata si concentrarono parenti e amici di Gabriele. I tifosi volevano che il campionato fosse sospeso, come era accaduto quando allo stadio di Catania fu ucciso l’ispettore di polizia Filippo Raciti. Si decise, invece, di continuare a giocare. Una decisione che gli ultrà non accettarono, scatenando una giornata di guerriglia urbana in diverse città italiane.

E mentre la famiglia Sandri non si dà pace e il padre Giorgio continua a chiedersi perché l’agente Spaccarotella non abbia mai provato a cercarlo per chiedere perdono, ogni domenica su striscioni delle curve in ogni stadio d’Italia campeggia lo slogan “Giustizia per Gabriele”.

Guerriglia dopo la morte di Sandri, arrestati ultrà di estrema destra

L'assalto allo stadio Olimpico di Roma da parte di centinaia di ultrà .<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Associazione per delinquere, devastazione, lesioni, porto di oggetti atti ad offendere. Per questi e altri reati contestati venti ultrà di estrema destra, in prevalenza laziali, sono stati arrestati stamani. Il gruppo di persone è accusato di diversi episodi di violenza politica avvenuti nella capitale.
A cominciare dagli scontri dell’11 novembre scorso dopo l’uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri, per cui è scattata anche l’aggravante del terrorismo; alla rissa provocata a Villa Ada, nel corso di un concerto del gruppo di sinistra della “Banda Bassotti”, quando una ventina di persone a volto coperto ed armati di bastone fecero irruzione durante l’esibizione ferendo due persone.

Spedizioni punitive contro tifoserie ostili, aggressioni di extracomunitari, l’attacco ad un centro rom, la progettata partecipazione agli incidenti campani per l’emergenza rifiuti, le irruzioni nei centri sociali frequentati da giovani di sinistra. È contemplato anche nell’ordinanza di custodia cautelare. L’ideazione dell’assalto ad un accampamento rom da parte di alcuni degli indagati risalirebbe ai giorni successivi all’omicidio di Giovanna Reggiani. Fu la morte di Gabriele Sandri a “dirottare” le attenzioni del gruppo criminale.

La maggior parte dei destinatari delle misure restrittive sono pregiudicati. Molti di loro sono stati raggiunti da Daspo, il provvedimento amministrativo che vieta l’ingresso negli stadi. Alle 11.30 è prevista una conferenza stampa in procura, a piazzale Clodio.

L’ideazione dell’assalto ad un accampamento rom da parte di alcuni degli indagati risalirebbe ai giorni successivi all’omicidio di Giovanna Reggiani. Poi la morte di Gabriele Sandri “dirottò” le attenzioni del gruppo criminale. La maggior parte dei destinatari delle misure restrittive sono pregiudicati. Molti di loro sono stati raggiunti da Daspo, il provvedimento amministrativo che vieta l’ingresso negli stadi.
Decisive per inchiodare gli ultrà sono state le intercettazioni telefoniche. In una di queste, una delle persone arrestate afferma: “Andiamo a menare qualche Rom. E questa volta non si tratta di assaltare un centro sociale o prendere qualche pullman di tifosi napoletani sull’autostrada, dobbiamo fare sul serio”.

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
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