Leggi tutte le notizie su:


Gabriele-Sandri

Il caso Sandri e quelle perizie della discordia

2

di Karen Rubin

Non ha dubbi la famiglia Sandri: l’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, che con un colpo di pistola uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri, nell’area di sosta autostradale di Badia al Pino, ha commesso un omicidio volontario con dolo e per questo reato è sotto processo. Cristiano Sandri replica con durezza alla tesi difensiva secondo cui il colpo partì accidentalmente. Rifiuta l’ipotesi secondo la quale il proiettile non avrebbe colpito la macchina se non fosse stato deviato dall’impatto con la rete metallica (vedere l’articolo su Panorama 38) che separava le due carreggiate, su cui si trovavano rispettivamente la vittima e l’imputato. Siamo convinti che il giudice abbia già quanto basta per dimostrare che mio fratello è stato ucciso volontariamente. Le testimonianze parlano chiaro. Sono quattro le persone estranee ai fatti che hanno assistito all’omicidio di Gabriele. Sono tutti d’accordo nel confermare che Spaccarotella impugnò la pistola con entrambe le mani e che a braccia tese mirò inconfutabilmente in direzione della macchina”.

I legali di Spaccarotella affidano l’impianto della difesa alla relazione tecnica di Domenico Compagnini e di Paolo Russo, da cui si evince che il colpo esploso dall’agente colpì la rete subendo una deviazione orizzontale prima di raggiungere la vittima. “La deviazione non modificherebbe comunque la posizione penale dell’imputato” ritiene Michele Monaco, legale della famiglia Sandri. “Sparando verso la macchina si è assunto la responsabilità di ciò che è accaduto dopo”.

I legali dell’imputato non dicono che la perizia di Compagnini aggiunge: “La deviazione non è quantificabile”. E che “per capire la intenzionalità del gesto di Spaccarotella, imperscrutabile agli esperti, soltanto le testimonianze di chi ha visto direttamente possono contribuire a fare chiarezza”. Per la famiglia Sandri, se saranno i testimoni a determinare il convincimento del giudice, sarà difficile che l’agente veda derubricare il reato commesso da omicidio volontario a omicidio colposo.

La battaglia tra difesa e accusa si basa anche sull’interpretazione delle tre relazioni di consulenza tecnica ordinate dal pubblico ministero Giovanni Ledda, nel corso delle indagini preliminari, all’ingegnere Gabriel Maria Ingo. Gli avvocati di Spaccarotella citano la seconda perizia a favore della loro tesi: “Le analisi chimiche effettuate sulla rete metallica rilevano la presenza di elementi compatibili con il proiettile”. In poche parole, sarebbe stato l’impatto con la rete a determinare la deviazione del proiettile verso la macchina e la morte di Gabriele Sandri.

La famiglia della vittima cita invece la terza, integrativa e conclusiva perizia di Ingo: “Per quanto riguarda il proiettile, esso ha subito in sequenza l’impatto con: il vetro dell’autovettura, la collana in argento (della vittima) troncandola, il corpo di Sandri, la collana in argento una seconda volta”.
Nella rete (seconda perizia) ci sono elementi compatibili con il proiettile, mentre sul proiettile (prima perizia) non ci sono tracce riferibili alla rete. Una contraddizione che induce il magistrato a ordinare a Ingo la terza perizia. “Il proiettile analizzato è stato rinvenuto subito, mentre la rete è stata messa in sequestro il 27 dicembre del 2007, più di un mese dopo l’accaduto. Elementi compatibili con il proiettile possono ritrovarsi anche in alcuni strumenti di lavoro con cui si montano quelle recinzioni. E poi l’indagato era a piede libero, non esiste per lui come per ogni altro cittadino indagato il rischio che possa aver inquinato le prove?” chiede Giorgio Sandri.

Ma cosa spinse Spaccarotella a impugnare la pistola? La rissa scoppiata nell’area di servizio autostradale tra i tifosi laziali e juventini era finita, “non sussistevano pericoli tali da giustificare l’estrazione della Beretta calibro 9 in dotazione agli agenti della Polstrada, il colpo è esploso nel momento in cui i ragazzi erano già in fuga, nelle macchine in movimento” afferma Maurizio Martucci, giornalista e autore del libro 11 novembre 2007 (Sovera editore).

Le dichiarazioni rilasciate dall’agente a un giornalista accorso sul posto discordano, secondo Martucci, da quelle invece rese in presenza del suo avvocato al cospetto del pubblico ministero aretino: “Al quotidiano Il Giornale Spaccarotella raccontò di aver fatto fuoco verso l’auto a scopo intimidatorio, al magistrato disse che il colpo partì accidentalmente mentre alzava il braccio, non per puntare l’arma, ma nella mimica del gesto di chi vuole fermare una persona che fugge” scrive Martucci nel libro, che viene presentato il 22 settembre al Campidoglio a Roma.

Il libro fa la cronistoria di una giornata drammatica e sostiene che dopo la morte di Sandri “gli errori si susseguirono a catena. I mezzi di informazione stravolsero la notizia imputando la morte di Gabriele alla rissa scoppiata tra i tifosi nell’area di servizio”. La verità raggiunse i tifosi di tutta Italia attraverso un tam tam partito dal luogo del delitto, dove nella giornata si concentrarono parenti e amici di Gabriele. I tifosi volevano che il campionato fosse sospeso, come era accaduto quando allo stadio di Catania fu ucciso l’ispettore di polizia Filippo Raciti. Si decise, invece, di continuare a giocare. Una decisione che gli ultrà non accettarono, scatenando una giornata di guerriglia urbana in diverse città italiane.

E mentre la famiglia Sandri non si dà pace e il padre Giorgio continua a chiedersi perché l’agente Spaccarotella non abbia mai provato a cercarlo per chiedere perdono, ogni domenica su striscioni delle curve in ogni stadio d’Italia campeggia lo slogan “Giustizia per Gabriele”.

Guerriglia dopo la morte di Sandri, arrestati ultrà di estrema destra

L'assalto allo stadio Olimpico di Roma da parte di centinaia di ultrà .<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Associazione per delinquere, devastazione, lesioni, porto di oggetti atti ad offendere. Per questi e altri reati contestati venti ultrà di estrema destra, in prevalenza laziali, sono stati arrestati stamani. Il gruppo di persone è accusato di diversi episodi di violenza politica avvenuti nella capitale.
A cominciare dagli scontri dell’11 novembre scorso dopo l’uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri, per cui è scattata anche l’aggravante del terrorismo; alla rissa provocata a Villa Ada, nel corso di un concerto del gruppo di sinistra della “Banda Bassotti”, quando una ventina di persone a volto coperto ed armati di bastone fecero irruzione durante l’esibizione ferendo due persone.

Spedizioni punitive contro tifoserie ostili, aggressioni di extracomunitari, l’attacco ad un centro rom, la progettata partecipazione agli incidenti campani per l’emergenza rifiuti, le irruzioni nei centri sociali frequentati da giovani di sinistra. È contemplato anche nell’ordinanza di custodia cautelare. L’ideazione dell’assalto ad un accampamento rom da parte di alcuni degli indagati risalirebbe ai giorni successivi all’omicidio di Giovanna Reggiani. Fu la morte di Gabriele Sandri a “dirottare” le attenzioni del gruppo criminale.

La maggior parte dei destinatari delle misure restrittive sono pregiudicati. Molti di loro sono stati raggiunti da Daspo, il provvedimento amministrativo che vieta l’ingresso negli stadi. Alle 11.30 è prevista una conferenza stampa in procura, a piazzale Clodio.

L’ideazione dell’assalto ad un accampamento rom da parte di alcuni degli indagati risalirebbe ai giorni successivi all’omicidio di Giovanna Reggiani. Poi la morte di Gabriele Sandri “dirottò” le attenzioni del gruppo criminale. La maggior parte dei destinatari delle misure restrittive sono pregiudicati. Molti di loro sono stati raggiunti da Daspo, il provvedimento amministrativo che vieta l’ingresso negli stadi.
Decisive per inchiodare gli ultrà sono state le intercettazioni telefoniche. In una di queste, una delle persone arrestate afferma: “Andiamo a menare qualche Rom. E questa volta non si tratta di assaltare un centro sociale o prendere qualche pullman di tifosi napoletani sull’autostrada, dobbiamo fare sul serio”.

Il VIDEO servizio:

A sei anni dal G8, a sei giorni dall’omicidio Sandri, tornare a Genova fa paura

Manifestazione durante il G8 di Genova del 2001
Chi l’é stæto brûxòu da l’ægua cäda, à puia da freida ascî” dicono gli anziani a Genova.
Cioè: Chi è stato bruciato dall’acqua calda, ha paura anche della fredda.
E così, 1580 giorni dopo il G8 del 2001, fa paura anche la manifestazione “Tornare a Genova” organizzata per protestare contro le condanne esemplari inflitte dai giudici per 25 manifestanti (oltre che per la mancata costituzione di una commissione parlamentare ad hoc sui fatti di quei giorni). Spaventa anche se gli organizzatori e i partecipanti sono soprattutto realtà istituzionali da Rifondazione comunista alla Fiom-Cgil, dall’Arci alle associazioni di volontariato, come la comunità di San Bendetto al porto di don Andrea Gallo. Ci saranno anche i Disobbedienti di Luca Casarini, la realtà più “morbida” dei centri sociali, presenti in forze con i loro “treni ribelli” (uno da Mestre e l’altro da Napoli).
Ma se queste sono le premesse perché i vertici dell’ordine pubblico cittadino sono preoccupati? La manifestazione casca a sei giorni dalla morte di Gabrile Sandri e Luca Casarini, leader dei Disobbedienti ha, nemmeno troppo velatamente, invitato gli ultrà a unirsi alla protesta contro le violenze delle forze dell’ordine. Se l’invito sarà accolto è da vedere. Ma in molti ricordano che alla vigilia del G8 Casarini convocò una conferenza stampa per leggere una “dichiarazione di guerra” virtuale che nei giorni successivi diventò una cruda realtà.
In questura informano che ufficialmente le tifoserie organizzate non hanno risposto alla chiamata e che probabilmente si presenteranno a Genova solo quei supporter che frequentano abitualmente i centri sociali oppure singoli gruppetti autonomi. La parte preponderante del corteo sarà rappresentata da Rifondazione che ha organizzato un centinaio di pullman (circa cinquemila militanti) ed Enrico Vesco, segretario regionale del Partito dei comunisti italiani, ha già fatto sapere che gli organizzatori assicureranno un proprio servizio d’ordine. La cosa funzionò al Social Forum di Firenze (il cordone era composto da iscritti alla Cgil), meno a Genova il 21 luglio 2001, quando il corteo si spezzò in due e iniziarono cinque ore di battaglia.
Secondo alcune fonti dei nostri servizi di sicurezza le aree più dure dell’anarcoinsurrezionalismo e dell’autonomia dovrebbero disertare l’appuntamento per non mescolarsi con Casarini & c. I siti di questi centri sociali, per esempio il Gramigna di Padova o il Csoa Cox di Milano, sembrano più preoccupati di organizzare le manifestazioni di solidarietà per i presunti brigatisti arrestati a febbraio.
L'assalto dei black bloc a Genova nel 2001
C’è, però, un’altra scuola di pensiero secondo la quale l’occasione di domani è troppo ghiotta per mancare: la polizia, dopo l’omicidio di domenica, sarà costretta a contare sino a cento prima di accennare qualsiasi reazione ad eventuali provocazioni o in caso di devastazioni. Ecco allora che spezzoni dei centri sociali più duri, soprattutto del Nord (molti dei condannati al processo vengono da lì) potrebbero cercare lo scontro, confondendosi in mezzo a sindacalisti e rifondaroli.
E gli ultrà? La polizia teme che a rispondere all’appello siano falangi di estrema destra (l’area politica degli amici del tifoso ucciso) che creerebbero tensione sia all’interno del corteo, sia nei confronti delle forze dell’ordine.
Per non correre rischi, nei pochi chilometri del percorso (il concentramento sarà alle 14 alla Stazione Marittima, vicino alla stazione Principe, con partenza prevista per Piazza De Ferrari alle 15,30) alcuni negozianti abbasseranno le saracinesche, altri parteciperanno allo sciopero di categoria, altri ancora hanno ingaggiato vigilantes privati.
“Tornare a Genova” purtroppo può significare anche questo.

La Fgci non ferma il calcio femminile

[i](Foto: [url=http://www.cfbardolino.it]www.cfbardolino.it[/url])[/i]

Il calcio italiano si ferma il prossimo weekend, il 17 e il 18 novembre, per ricordare la morte del giovane tifoso laziale Gabriele Sandri. Il calcio si ferma, sì. Ovviamente non può farlo la serie A, il cui campionato è già bloccato per gli impegni della Nazionale. Ma la serie B e la serie C non disputeranno partite. E… l’altra fetta di FGCI? Quella che non si trova quasi mai neanche nelle pagine eppur ampie della Gazzetta dello Sport, pur essendo rosa? Il calcio femminile gioca. Ha giocato ieri, 14 novembre, con un impegno di Uefa Women’s Cup (il corrispondente della Champions League maschile) del Bardolino Verona, squadra scudettata e prima italiana ad affrontare con successo tutto il percorso fino ai quarti di finale; gara di andata persa per 0 a 1 contro le danesi del Bronbdy IF, per dovere di cronaca. E giocherà nel weekend. Giocherà, indossando un segno di lutto, così come le altre categorie maschili di attività dilettantistica. Già, neanche la serie A femminile è considerata professionistica, nonostante diverse ragazze facciano le calciatrici di “professione” (seppur guadagnando come un operaio) e tanti sacrifici come i più blasonati uomini.
Ma questa non è la sola differenza del calcio in rosa, che non si ferma. Le minute tifoserie delle squadre femminili (in Italia sono minute, al nord Europa e negli States di certo no) non si prendono a insulti e botte se si incontrano per caso negli autogrill, anzi, magari fanno il viaggio verso lo stadio insieme. Né tirano fumogeni o scooter dagli spalti. Né si sognano di prendere a sassate agenti di polizia, anche perché non c’è bisogno di agenti di polizia a scortarle. E nelle gare di campionato rischiano addirittura di sedersi vicine e non in curve opposte.
Sarà perché il dio denaro non ingrossa le tasche delle atlete? Sarà perché si gioca ancora solo per pura passione? Sarà perché il calcio femminile è ancora figlio di un Dio minore? Per fortuna.
Bardolino Verona - Brondby 0-1<br> Gara di andata dei quarti di finale di Uefa Women's Cup, disputata il 14 novembre 2007 allo stadio Bentegodi di Verona<br> [i]([url=http://www.cfbardolino.it]www.cfbardolino.it[/url] - Foto Liborio Verona)[/i]

Dal Cav. a Casarini, il 17 novembre tutti in piazza appassionatamente

Una immagine del comizio che ha concluso la manifestazione del 21 luglio 2001a Genova, ripetutamente interrotta da aspri scontri tra anarchici e polizia lungo tutto il suo percorso
Non c’è cabala che tenga, pare. Il 17 novembre saranno tanti gli italiani a scendere in piazza. Di destra, di sinistra, del commercio e della scuola. Nel mirino il governo, manco a dirlo.
In ordine cronologico, iniziano gli azzurri di Forza Italia e gli altri della CdL, invitati dal Cavaliere (con tanto di lettera) dal 16 al 18 novembre, a mettere una firma (e versare un euro) negli oltre 10mila gazebo sparsi in tutta Italia e in quello virtuale sul sito www.rivotiamo.it. L’obiettivo è raccogliere 5 milioni di firme per rinnovare la richiesta del voto anticipato, portata avanti con convinzione da Silvio Berlusconi.
Poi sarà la volta della scuola: sull’onda del V-Day di Grillo, alcuni comitati studenteschi stanno organizzando, per venerdì 16 novembre, la replica del “V- Fioroni day” dello scorso ottobre. Il ministro dell’istruzione, stando agli studenti, avrebbe almeno quattro buoni motivi per lasciare la poltrona: la reintroduzione degli esami di riparazione, la mancata difesa dello statuto degli studenti, l’attuazione della riforma della maturità e la scarsa considerazione nei confronti della rappresentanza studentesca. Non contenti, il 17 novembre in occasione della Giornata mondiale di mobilitazione, i “bamboccioni” della scuola italiana scenderanno di nuovo in piazza, virtualmente uniti agli studenti di tutto il mondo, per chiedere “il libero accesso a tutti i percorsi formativi, un welfare studentesco che permetta a tutti di emanciparsi dalla condizione socio-finanziaria della propria famiglia, il diritto di tutt* gli student* a vedere i propri diritti riconosciuti per legge”.
A preoccupare però, più per l’ordine pubblico che per le conseguenze politiche, è il corteo della sinistra antagonista di sabato 17, a Genova (qui il percorso, in pdf), in favore della Commissione d’inchiesta sulle violenze del G8 del 2001 e contro le richieste dei magistrati di pene severe ai manifestanti accusati di devastazione e saccheggio. La giornata ha, purtroppo, più di un’occasione di richiamare frange violente di ultrà che, liberi da impegni “professionali” data la sosta calcistica, potrebbero saldarsi con i no global e inscenare una “vendetta” contro la polizia. La situazione è particolarmente “calda”, dopo la polemica innescata dalle dichiarazioni di Luca Casarini, leader dei Disobbedienti, sulla “comprensibile” reazione degli ultras all’uccisione di Gabriele Sandri (di fatto una sorta di invito al corteo) e dopo il tam tam dei tifosi sul web. Tanto che dal “muro” dei blucerchiati, il nervosismo è palpabile: “Non sappiamo ancora cosa faremo, ma non staremo a guardare”.
Luca Casarini, leader No global, ai tempi del G8 di Genova
E infatti ad agitare prefetto, questore e sindaco (di centrosinistra) del capoluogo ligure è un dubbio: troppi poliziotti potrebbero far pensare a una città blindata e potrebbero scatenare la rabbia; pochi poliziotti significherebbero lasciare la città allo sbando, qualora il corteo degenerasse. Quindi, che fare? Ma le preoccupazioni non impediranno ai “giottini” di sfilare: “Non c’è ragione per vietare la manifestazione che si richiama ai principi costituzionali”, fa notare il prefetto Giuseppe Romano. Ma soprattutto, la polizia dovrà anche avere la delicatezza di nascondersi: “Non ci saranno schieramenti in divisa e in tenuta anti sommossa”, conferma Giuseppe Romano. “Questo non significa non esserci”. I cosiddetti “obiettivi sensibili”, i luoghi simbolici e a maggior rischio di attacco, saranno presidiati e comunque il corteo non li toccherà.

Basta tutto ciò a tranquillizzare la città? La Digos ha le antenne puntate da giorni sulla nebulosa no global e su quella delle tifoserie più avvelenate per il caso-Sandri. In realtà sembra difficile che tifosi ultrà, per buona parte affiliati all’estrema destra, possano accodarsi a un corteo dei centri sociali. Anche se avere come obiettivo comune la “lotta” alle forze dell’ordine potrebbe saldare due mondi così distanti e tradizionalmente opposti.
Nonostante tutto, il sindaco Vincenzi si dice convinta che tutto scorrerà liscio: “Non bisogna urlare allarmi. La città verrà semplicemente ‘usata’ da un grande numero di persone. Piuttosto i genovesi evitino di usare l’auto privata”.
Solo questione di traffico, insomma. Ma per non correre nemmeno il minimo rischio, la maggior parte degli esercizi commerciali di Genova (come in altre città d’Italia) rimarrà chiusa proprio sabato 17 novembre, per lo sciopero nazionale indetto dalle organizzazioni sindacali di categoria.

Quanta gente in piazza, il prossimo 17.

Roma, la marcia degli ultrà per i funerali di Gabriele Sandri

L'omaggio dei tifosi di tutta Italia a Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso da un poliziotto in un autogrill sull'A1
“Raccomando a tutti i tifosi di vivere il loro dolore in maniera corretta, in maniera cristiana, se sono credenti, in memoria di Gabriele, per affetto per Gabriele che vive in Dio, di non fare nessun gesto, di non approfittare di una situazione celebrativa per aggiungere problemi a problemi. Non si ottiene giustizia con la violenza, questo è sicuro”.
Sono parole accorate quelle usate da don Paolo, il parroco che a mezzogiorno di mercoledì celebra i funerali di Gabriele Sandri, nella Chiesa San Pio X alla Balduina (zona nord di Roma).
La raccomandazione del prete pare non sia scontata: a dare l’ultimo saluto a Gabbodj, ucciso domenica da un colpo di pistola sparato da un poliziotto in un autogrill sulla A1, ci saranno infatti molte delegazioni di ultrà, provenienti da diverse città d’Italia. Molte tifoserie organizzate di serie A, B e C hanno infatti dato la loro adesione e saranno presenti. E la preoccupazione delle forze dell’ordine, dopo la guerriglia urbana che ha messo a ferro e fuoco una buona fetta della capitale, è comprensibilmente alta. La polizia, nel pomeriggio di martedì ha compiuto più di un controllo nel quartiere e nelle strade vicine a via Attilio Friggeri, dove si trova la chiesa dei funerali.
Da lunedì è infatti partito, soprattutto via internet, un intenso e veloce tam tam tra le curve più calde del nord, che stanno radunando le proprie delegazioni. Il sindaco di Roma, Walter Veltroni, parla con il legale della famiglia Sandri dopo essersi recato nella camera ardente di Gabriele Sandri a rendere omaggio alla salma
I funerali saranno un momento di raccoglimento, ma la presenza degli ultrà assume anche un significato politico e di testimonianza, ancor più della presenza alle esequie dei vertici del calcio italiano, di tutta i giocatori e i dirigenti della Lazio, dei politici cittadini e nazionali (molti dei quali - da Fini a Veltroni alla Melandri - hanno fatto visita anche alla camera ardente del giovane laziale, mischiandosi tra le migliaia di cittadini comuni). Intanto in segno di lutto il sito tifonet, il portale che raccoglie informazioni sulle tifoserie di tutta Italia, ha deciso di continuare ad auto-oscurarsi.
Un segnale simile anche dalla giunta comunale di Roma, che ha proclamato per oggi, dalle 12 alle 14 il lutto cittadino. Per l’occasione gli edifici del Comune di Roma, delle società, delle aziende, delle istituzioni e delle fondazioni comunali esporranno a mezz’asta la bandiera con i colori cittadini.

Il VIDEO servizio:

La polizia: non c’è guerra coi tifosi. Ma il governo non ci abbandoni ai criminali

Non è una guerra tra tifosi e polizia, ma uno scontro tra criminali e forze dell’ordine. Il clima di tensione causato dalla morte di Gabriele Sandri e dai disordini di domenica a Roma Milano e altre città non preoccupa chi fra due settimane tornerà negli stadi a tutelare l’ordine pubblico. “Non ci sentiamo nel mirino di nessuno”, dicono dai sindacati di polizia, “siamo pronti come sempre a fare il nostro lavoro. Come è stato il giorno dopo la morte di Raciti o dopo qualsiasi altro scontro violento”.

“Non dobbiamo parlare di tifosi”, sottolinea Orlando Minerva, segretario milanese del Siulp. “I tifosi sono persone per bene, i delinquenti che sfasciano e mettono a ferro e fuoco le città sono un’altra cosa. Sono criminali, non meritano spazio e vanno trattati come tali”. Nè più nè meno che come mafiosi o terroristi quindi, con la massima determinazione nel ristabilire la legalità.

“Per troppo tempo si è lasciato che negli stadi succedesse di tutto”, continua Filippo Saltamartini, segretario generale del Sap. “Qui i ragazzi si potevano ’sfogare’ e qui sono arrivati estremisti e delinquenti. Sono arrivati, purtroppo, anche i morti. Mentre le leggi contro la violenza sugli spalti venivano puntualmente affondate dai parlamentari-tifosi”. Poi il “Decreto Raciti” ha cercato di rimettere ordine. “Finché i violenti hanno trovato nel dramma di Arezzo una sponda per tornare a fare quello che facevano prima, indisturbati”, aggiunge il rappresentante della polizia.
E quando il Campionato riprenderà? Il problema è politico, secondo i sindacati di polizia. “Se il governo è dalla nostra parte, con direttive precise e senza ambiguità, il nostro lavoro è salvaguardato. Finora non è stato così”, denuncia Saltamartini.

Il VIDEO servizio:

Gaffe su ultrà e polizia. E il ministro dell’Interno non è più Amato da tutti

Il Ministro dell'Interno, Giuliano Amato, parla con il ministro per le Politiche giovanili e le Attività sportive, Giovanna Melandri
“La responsabilità è del poliziotto che ha sparato, ma se quei ragazzi fossero stati a prendersi un caffè al bar, invece che a fare una rissa, Gabriele Sandri non sarebbe morto”. Questo uno dei passaggi dell’intervento del ministro dell’Interno, Giuliano Amato, questa mattina alla Camera dei Deputati, sui tragici fatti di domenica 11 nell’autogrill dell’A1 di Badia al Pino.
Panorama.it, al termine della relazione del ministro Amato, ha raccolto alcuni commenti nel Transatlantico su questa frase.
Benedetto Della Vedova, deputato di Forza Italia: “L’episodio va isolato e sanzionato per quello che è successo. Non sono d’accordo con Amato. Il comportamento del poliziotto è stato inaccettabile e va sanzionato. Anche per poter essere più duri contro i violenti”.
Il presidente del Copaco, Claudio Scajola di Forza Italia è dubbioso: “Non capisco cosa significa questa frase di Amato. L’agente ha sparato e non doveva sparare. Parlerei solo di tragica fatalità. In generale mi è sembrata molto deludente la relazione di Amato”
Quindi il leader del Partito Repubblicano, Francesco Nucara, attacca: “Mi sembra una frase assurda. Credo che l’abbia detta per paura la Polizia non gli si rivolti contro. Non capisco come Amato non distingua la morte del tifoso, che non aveva colpe, con quello che è accaduto dopo. Piuttosto Amato ci spieghi come è potuto accadere che da Bergamo a Taranto ci siano state violenze gravi come quelle che abbiamo visto”.
Adolfo Urso, di Alleanza Nazionale ne fa una questione di metodo: “L’informativa alla Camera di un ministro dell’Interno dovrebbe essere un susseguirsi minuzioso dei fatti e non un’analisi sociologica. E invece Amato oggi ci ha propinato una lezione di sociologia”. Ancora da An attacchi al responsabile del Viminale, Gianni Alemanno: “Quello di Amato mi è sembrato un intervento molto inadeguato. Piuttosto Amato avrebbe dovuto rispondere della totale assenza dello Stato a cui abbiamo assistito in tutta questa vicenda”.
L’ex presidente del Coni, Mario Pescante, deputato di Forza Italia sbotta: “Trovo questa di Amato una versione molto semplicistica di quanto è accaduto domenica scorsa. La frase in questione mi sembra un passaggio infelice di una relazione assolutamente non condivisibile. E’ gravissimo che il ministro dell’Interno non sappia ancora oggi la dinamica di quanto è successo”
Ma anche nella maggioranza non sono teneri con il loro ministro. Elettra Deiana di Rifondazione Comunista, è durissima: “La trovo una frase estremamente infelice. Soprattutto perché detta da un ministro. Sarebbe una frase da bar, una considerazione banale se fosse detta da qualcuno che non ha responsabilità pubbliche, ma un ministro deve fare i conti con la realtà: senza fare supposizioni senza ipotesi che hanno l’unico risultato di banalizzare quanto è successo”.
Pure Peppino Caldarola, veltroniano del Partito Democratico, non è tenero: “La frase non è bella. Non andava detta e soprattutto non andava detta al Parlamento. Le responsabilità degli ultrà sono quelle del pomeriggio. La mattina c’è un solo responsabile: il poliziotto. Che non doveva sparare, né ad altezza uomo, né in altra maniera. La rissa si poteva sedare in altro modo”.
Quindi ancora un deputato del Pd, Roberto Giachetti: “E’ stata senza dubbio un’uscita infelice. Poteva risparmiarsela. In ogni caso non ho trovato molto convincente l’intero intervento del ministro.
Il capogruppo della Rosa nel Pugno, Roberto Villetti, pur dicendo di condividere l’impostazione del discorso di Amato, risponde: “Non mi impiccherei ad una battuta infelice. Certo, io non l’avrei fatta. Quello di domenica è un fatto gravissimo che va accertato: non si può sparare e soprattutto non si può sparare ad altezza uomo”.
Infine Maurizio Gasparri di An, che attacca il ministro dell’Interno sul piano strettamente politico: “Amato non è all’altezza di fare il ministro dell’Interno. Si vede benissimo che non gli va di farlo. Svolge il proprio ruolo con aria di sufficienza e lo fa malissimo. Anche nella scelta delle parole si dimostra uno sprovveduto”. Gasparri conclude con un altro carico contro Amato: “Sta uscendo da quest’esperienza ridimensionato. Voleva fare il presidente della Repubblica, ha preso il ruolo di ministro dell’Interno come un ripiego e ripiega male”.

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101