Leggi tutte le notizie su:


Garlasco

Garlasco, Stasi chiede il rito abbreviato

Alberto Stasi

È stato lo stesso Alberto Stasi, il giovane imputato a Vigevano per l’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, a chiedere al gup Stefano Vitelli di essere giudicato con rito abbreviato. Da quanto si è appreso, all’inizio dell’udienza preliminare Stasi si è alzato in piedi e a sorpresa ha preso la parola. Rivolgendosi al giudice ha pronunciato una frase secca: “Chiedo di essere ammesso al giudizio abbreviato”. La richiesta, non subordinata a nessuna condizione, tecnicamente non poteva essere rigettata dal giudice e ha quindi imposto una sospensione dell’udienza.

Quindi il giudice, i pm e i legali si sono fermati in aula per decidere il calendario. Poco dopo le 11.30 Stasi e i suoi difensori, oltre alla famiglia Poggi con l’avvocato, hanno lasciato il tribunale. Il giudizio abbreviato è un rito speciale caratterizzato dal fatto che con esso si evita il dibattimento e la decisione viene presa nell’udienza preliminare. Alla pena viene applicata la riduzione di un terzo. Vi sono dei limiti alla possibilità di proporre appello. La richiesta di rito abbreviato non è stata invece avanzata per il procedimento parallelo,che riguarda la detenzione del materiale pedopornografico.

Il gup Stefano Vitelli a questo punto dovrà giudicare con rito abbreviato Alberto Stasi, accusato del delitto avvenuto il 13 agosto del 2007 a Garlasco. Alla prossima udienza, fissata per il 9 aprile, dovrebbero di nuovo parlare i pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci, i quali dovranno riformulare una richiesta di condanna. Probabilmente lo stesso giorno discuteranno anche l’avvocato di parte civile e le difese. Sabato 18 aprile invece è fissata l’udienza per eventuali repliche e, salvo un cambio di programma, la camera di consiglio e la decisione. Non è escluso tuttavia che il giudice possa disporre qualche supplemento di indagine o qualche nuova perizia, il che farebbe slittare la sentenza.

Delitto di Garlasco, i pm: Stasi a giudizio per l’omicidio di Chiara

Alberto Stasi

I pm hanno chiesto il rinvio a giudizio di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi e la detenzione di materiale pedopornografico. L’intervento di Rosa Muscio e Claudio Michelucci, cominciato ricordando la telefonata di allarme di Alberto Stasi al 118 quel 13 agosto 2007, è durato oltre quattro ore. I pm sono arrivati a una conclusione abbastanza scontata: la richiesta di giudizio davanti alla Corte d’assise per il fidanzato di Chiara Poggi, che considerano responsabile dell’omicidio. L’udienza preliminare riprenderà sabato 28 marzo con l’intervento della parte civile per la famiglia Poggi e dei difensori di Alberto Stasi. Subito dopo la conclusione dell’udienza, sia i Poggi sia Stasi, con i rispettivi legali, hanno lasciato il Palazzo di giustizia di Vigevano.

Il gup di Vigevano, Stefano Vitelli, si è riservato la possibilità di disporre una nuova perizia sul pc di Alberto Stasi nel contraddittorio tra le parti. L’eventualità è stata riportata nell’ordinanza con cui il giudice ha respinto tutte le eccezioni presentate dalla difesa tranne quella sulle intercettazioni telefoniche. Nel respingere la questione che riguarda il pc, da quanto si è saputo, il giudice ha comunque rilevato che ci potrebbero essere state alterazioni nel suo contenuto dovute al fatto che gli investigatori lo hanno aperto ancor prima che iniziassero gli accertamenti tecnici disposti dalla procura. Il giudice ha inoltre respinto il dissequestro, richiesto dai legali di Stasi, del pc, delle scarpe e della bicicletta, ritenendo siano ancora utili ai fini del processo.

Oltre a respingere con riserva l’eccezione sul computer, il giudice ha rigettato la questione sulla nullità del capo di imputazione.
Quanto al materiale fotografico che riguarda la scena del crimine e che per i legali di Stasi è incompleto, il gup ha ritenuto invece che sia sufficiente ai fini dell’elaborazione della tesi difensiva. Da quanto si è saputo, inoltre, l’esame autoptico per il giudice, a differenza di quanto hanno sostenuto i legali dell’imputato, non doveva svolgersi nel contraddittorio delle parti in quanto il 16 agosto, giorno in cui venne effettuato, Stasi non era ancora iscritto nel registro degli indagati. Infine l’esame sperimentale del docente del Politecnico di Torino non va inquadrato in un accertamento irripetibile in quanto la scena del crimine può essere ricostruita in base al materiale fotografico.

Garlasco, scontro sulle consulenze e nuovo rinvio

Alberto Stasi
È stata rinviata al 13 e 17 marzo l’udienza che vede indagato Alberto Stasi per l’omicidio della fidanzata 26enne Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco, in provincia di Pavia, il 13 agosto 2007. L’udienza del 13 dovrebbe essere dedicata alla replica per la difesa delle eccezioni. Il 17 toccherà invece alla Procura. Nell’udienza odierna, durata circa due ore e mezza, sono state acquisite dal gup di Vigevano Stefano Vitelli le controdeduzioni presentate da accusa e parte civile alle consulenze della difesa di Stasi. Ammessa anche la mini memoria di quattro pagine presentata dal biologo Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi.

Inoltre è entrata nel fascicolo una nuova relazione firmata dai carabinieri del Ris di Parma, per conto della Procura di Vigevano. Il giudice ha aggiornato l’udienza proprio per dare tempo alle parti di consultare questa nuova memoria che risponde a quella della difesa di Stasi. I carabinieri spiegano che Stasi non poteva non sporcarsi le scarpe quando ha scoperto il corpo di Chiara e ancora sui pedali della sua bicicletta ci sono tracce del dna della vittima. Gli esperti hanno anche approfondito elementi che riguardano il dna e le impronte trovate nella villetta del massacro. È stata rinviata al 13 marzo anche l’udienza preliminare che vede Stasi accusato di detenzione di materiale pedopornografico. La parte riguardante questa seconda accusa è stata presa in considerazione subito dopo la conclusione dell’udienza preliminare per l’omicidio di Chiara Poggi ed è durata pochi minuti.

All’udienza sono state presentate le eccezioni delle difese. I legali di Stasi hanno illustrato al giudice quali tra le fonti di prova raccolte dalla Procura non dovranno, a loro avviso, essere utilizzate o ammesse in vista della decisione se rinviare o meno a giudizio il loro assistito. Il collegio di avvocati, guidato da Angelo Giarda, contesta le relazioni dei consulenti del pm Rosa Muscio sul pc di Alberto: non solo gli accertamenti non sarebbero stati effettuati in contraddittorio tra le parti, ma i dati e i file sarebbero stati alterati. Altro capitolo in discussione quello relativo alle intercettazioni. Il consulente della famiglia della vittima, Marzio Capra, ha consegnato una mini memoria di quattro pagine per chiarire i punti fondamentali che potrebbero inchiodare Stasi. Capra si oppone ai risultati dei consulenti della controparte e sottolinea che durante le analisi c’è stato “il completo contraddittorio”.

“Ho fatto un attento, critico, ponderato studio di tutte le fonti di prova” ha detto il perito uscendo dal tribunale. A quanto si è appreso la memoria riguarda le impronte sul portasapone nel bagno dell’abitazione dei Poggi, le tracce trovate sulla bici di Alberto Stasi e l’assenza di tracce sulle scarpe che il giovane avrebbe indossato. “Chi ha scoperto il delitto non poteva non sporcarsi, al di là di ogni ragionevole dubbio” sostiene il consulente. Nella precedente relazione Capra aveva scritto che la bicicletta di Stasi, su cui sono state trovate tracce di dna della vittima, sarebbe stata lavata. Per quanto riguarda il dispenser di sapone, Capra ha denunciato “un inaccettabile e scorretto tentativo di invalidare le analisi”. I periti degli avvocati di Stasi avevano sostenuto nei giorni scorsi la non correttezza degli esami attraverso cui Capra era giunto alla conclusione che sull’erogatore nel bagno della villetta c’erano un’impronta dell’imputato mista al sangue di Chiara. Dimostrazione, secondo l’accusa, che l’indagato si sarebbe lavato le mani per ripulirle dal sangue della vittima dopo averla uccisa.

LEGGI ANCHE: Il giallo di Garlasco tra immagini e macchine fotografiche “scomparse”

Il giallo di Garlasco tra immagini e macchine fotografiche “scomparse”

Chiara Poggi

L’ultimo round prima dell’udienza preliminare di domani (dopo il rinvio dello scorso 24 febbraio) si è giocato a colpi di scatti fotografici. Tra ieri e oggi alcuni quotidiani, come La Provincia Pavese, hanno pubblicato le immagini di Chiara Poggi e Alberto Stasi a Londra. Il ragazzo, unico indagato per l’omicidio della fidanzata, si trovava in Inghilterra col suo amico del cuore Marco Panzarasa e Chiara lo raggiunse per un fine settimana a luglio, meno di un mese prima della sua morte.

Foto uguali a quelle di tutti i ragazzi in vacanza, che ritraggono Chiara e Alberto sorridenti, se non fosse che nella stessa occasione Stasi scattò anche diverse immagini di quelle che sembrano essere la sua passione: i piedi e le scarpe di sconosciute. Anche le scarpe ai piedi di Alberto nelle foto di Londra hanno attirato l’attenzione degli inquirenti. Compaiono due paia di scarpe da ginnastica diverse, ma solo un paio fu consegnato ai carabinieri che indagano. C’è un legame col fatto che i periti dell’accusa considerano impossibile che quando Stasi trovò il corpo di Chiara, col sangue ovunque sul pavimento, le sue scarpe rimasero pulite?

Inoltre pare che dalle foto di Londra, scaricate dalla macchina fotografica al pc di Stasi, manchi un misterioso scatto. Perché Alberto avrebbe dovuto nasconderlo o cancellarlo, lasciando invece quelle “imbarazzanti” a sfondo feticista? Non solo: mancherebbe all’appello delle prove acquisite da chi indaga anche una macchina fotografica del ragazzo. A questo proposito i difensori del fidanzato di Chiara hanno fatto sapere che “quella macchina fotografica nessuno l’ha mai chiesta. Se qualcuno la chiederà verrà consegnata”. Si tratta di una Nikon Coolpix L4 che, come scrive nella sua relazione il consulente informatico di parte civile, risulta sia stata collegata il 9 agosto del 2007 al pc del giovane.

La vicenda della macchina fotografica, collegata una sola volta al computer di Stasi, e “mai trovata” e nemmeno messa a disposizione dei consulenti di parte, è stata riportata dai quotidiani. Il collegio difensivo di Stasi ha però sottolineato che non c’è alcun mistero: “La macchina non rientra tra gli oggetti di cui era stato chiesto il sequestro. Nessuna l’ha mai chiesta”. Intanto le difese stanno preparando le eccezioni, una decina, che solleveranno domani all’udienza preliminare davanti al gup Stefano Vitelli. Eccezioni corredate da una memoria scritta di 60 pagine e che riguardano l’inammissibilità e l’inutilizzabilità di una serie di documenti e di “fonti di prova”. Tra questi gli accertamenti effettuati sul pc di Stasi, a loro avviso irregolari, e le intercettazioni in cui Stasi parla con i suoi avvocati.

Nella perizia depositata dalla difesa di Stasi si parla anche di due armi utilizzate per assassinare Chiara. Un’ipotesi che va contro quella sostenuta dall’accusa in cui parla invece di un’unica arma. Gli elementi e le versioni si moltiplicano e si accavallano. Complicando, o forse al contrario aiutando, quella ricerca di “verità e giustizia” invocata dai genitori di Chiara Poggi.

Giallo di Garlasco, rinviata l’udienza con Stasi protagonista

Alberto Stasi

C’è Alberto Stasi, l’unico imputato per il delitto della fidanzata, Chiara. C’è la famiglia Poggi, (che oggi è tornata a vivere nella villetta di via Pascoli, a Garlasco). La prima udienza per il delitto di Chiara, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, è iniziata ed è stata subito rinviata al 7 marzo, dal gup di Vigevano Stefano Vitelli. L’unica decisione emersa è che i capi d’accusa contro Stasi, indagato anche per la detenzione di materiale pedo-pornografico, rimangono divisi in due procedimenti paralleli e separati.
L’ex studente modello è arrivato al tribunale di Vigevano a bordo di un’auto scura su cui c’era anche l’avvocato Angelo Giarda. Poco prima, dallo stesso portone principale del Tribunale, erano entrati i familiari della vittima: mamma Rita, papà Giuseppe e il fratello Marco. Le porte di accesso al chiostro su cui si affaccia l’aula magna in cui si terrà l’udienza sono presidiate dai carabinieri.

Ma tutto è durato poco: solo il tempo per la scontata richiesta di costituzione di parte civile della famiglia Poggi e per il deposito della corposa relazione della difesa con la conseguente richiesta di termini per esaminarla. Durante l’udienza non è stata dunque esaminata nel merito alcuna eccezione. L’udienza si è svolta in un clima sereno di rispetto reciproco tra le parti, nonostante l’iniziale inevitabile tensione. Il gup ha inoltre tenuto una breve introduzione nella quale ha invitato difesa e accusa a fare la propria parte nel rispetto delle regole in modo che ognuno possa lavorare con tranquillità e serenità tenendo conto sia degli interessi di Stasi, che fino a prova contraria è innocente, sia di quelli della famiglia Poggi.
Per loro, l’udienza di oggi è stata “una prova durissima, ma come abbiamo affrontato questa, affronteremo anche le altre”. I coniugi, al termine dell’udienza, hanno ignorato Alberto Stasi, unico indagato, e salutato solo i suoi difensori, ma non hanno rivolto neanche uno sguardo al 25enne.

Era difficile che oggi si potesse arrivare a una decisione. I legali del giovane hanno preannunciato una sfilza di eccezioni, oltre ad aver depositato una nuova consulenza sul computer di Alberto. Una relazione che mette in discussione le conclusioni dell’accusa e che punta il dito contro chi, in sede di indagine, non avrebbe rispettato i diritti della difesa.
La nuova memoria difensiva contiene la “Quinta Relazione” del professor Francesco Maria Avato, con la quale, in un centinaio di pagine, oltre a ribadire quanto già sostenuto nella consulenza depositata lo scorso agosto, cerca di smontare la tesi dell’esperto nominato dai Poggi, il professor Marzio Capra. Il professor Avato confuta, in particolare, i punti della recente consulenza di parte civile relativi al Dna di Chiara, ritrovato sul dispenser del sapone in bagno insieme alle impronte di Alberto e alla bicicletta sequestrata a Stasi e ripulita. La memoria difensiva, inoltre, contiene una relazione informatica che mira, a differenza degli accertamenti della Procura, a dimostrare che Alberto la mattina dell’omicidio di Chiara lavorò alla tesi.
Infine, le nuove carte depositate confutano, pare sotto il profilo metodologico, lo studio effettuato per conto del pm dal professor Piero Boccardo, docente del Politecnico di Torino, nel quale si ritiene impossibile che Stasi, la mattina in cui ha ritrovato il corpo della fidanzata, non si sia macchiato le scarpe di sangue.

Quella di oggi doveva essere una prima “tappa” per capire i tempi di un possibile rinvio a giudizio in vista di un processo. Alberto è pronto a dimostrare, senza scorciatoie, di essere innocente. Prima, però, il pm Rosa Muscio dovrà convincere il gup Vitelli che l’ex fidanzato è colpevole. Solo così potrà evitare l’archiviazione o la richiesta di ulteriori indagini in un delitto in cui, al momento, mancano l’arma e il movente.

Il VIDEO servizio:

Garlasco, per i periti dei Poggi la bicicletta di Stasi è stata lavata

Alberto Stasi, indagato per l'omicidio di Garlasco

Una bicicletta, un dispenser di sapone e una chiavetta usb. A una settimana dall’udienza preliminare (fissata per il 24 febbraio) in cui il gup di Vigevano Stefano Vitelli deciderà se rinviare a giudizio Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi emergono nuovi particolari dalle perizie tecniche. Secondo le quali la bicicletta sequestrata a Stasi dopo il delitto sarebbe stata lavata e sul dispenser del bagno di casa Poggi c’erano le tracce del ragazzo e anche quelle, portate lì da qualcun altro, del Dna della vittima. Il computer dell’unico imputato per l’omicidio inoltre la sera prima, il 12 agosto 2007, è stato usato con due “penne” usb, una delle quali non è mai stata trovata.

L’avvocato della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni, ha depositato presso il gup due consulenze, che vogliono contribuire “all’accertamento dei fatti e delle responsabilità” sull’omicidio in vista dell’udienza preliminare. Le due relazioni, spiega il legale, “aderiscono sostanzialmente alle conclusioni dei consulenti della Procura di Vigevano ed hanno il pregio di essersi soffermate su alcuni aspetti di sicuro interesse”. La prima perizia, firmata da Marzio Capra, docente all’Università Statale di Milano, ha approfondito tra l’altro l’analisi delle microtracce trovate sul pedale della bicicletta sequestrata ad Alberto Stasi e sostiene che si tratta di sangue della vittima. Un altro aspetto sono le impronte del giovane sul dispenser di sapone del bagno della villetta, dove l’assassino sarebbe andato a lavarsi le mani.

In particolare la bicicletta sarebbe stata lavata e sul dispenser non c’erano solo le tracce di Stasi, ma amnche quelle, “riportate”, del Dna di Chiara. Marzio Capra, cha ha firmato le valutazioni biologico-genetico forensi, ritiene che la bici “sia stata almeno in parte ripulita in epoca successiva al significativo imbrattamento con materiale organico” di Chiara Poggi. Inoltre il consulente sottolinea che è “di fondamentale importanza per la ricostruzione di questo efferato delitto la contestuale presenza” delle impronte digitali di Alberto Stasi sul dispenser del sapone in bagno e del “Dna della vittima Chiara Poggi”.

Nella ricostruzione di Capra si ricorda che l’assassino dopo il delitto è andato a lavarsi le mani in quel bagno e poi avrebbe risciacquato il rubinetto e il miscelatore. Infatti è stata trovata la presenza di tracce di Dna di Chiara non diretta ma “mediata”. E poichè sul dispenser sono state rinvenute solo le tracce di Stasi, secondo la consulenza “le sue mani, a questo punto evidentemente intrise di materiale organico di Chiara, possono ben essere il mezzo attraverso il quale è stato deposto il Dna della stessa vittima”.

Inoltre il consulente della famiglia Poggi ritiene che nella villetta di Garlasco non ci sia stata la presenza di persone diverse da Chiara Poggi e i suoi famigliari, l’allora fidanzato Alberto, un operaio che aveva fatto alcuni lavori e il personale che ha fatto il primo intervento sulla scena del crimine. Infine ha scritto che “scientificamente non ci possono essere dubbi nell’escludere che Stasi indossasse effettivamente” le scarpe Lacoste (sequestrate) quando si trovava vicino alla sua fidanzata il giorno dell’omicidio.

La seconda relazione, quella dell’ingegnere informatico Paolo Reale, invece si concentra sul computer portatile dell’indagato. Evidenziando che non ci sono prove di attività tra le 10.37 e le 11.57 del 13 agosto 2007, la mattina del delitto. La sera prima invece il pc sarebbe stato chiuso all’improvviso (operazione chiamata “crash”) e sarebbero state usate due chiavette usb. Una, di Chiara, per scaricare le foto del weekend in cui la ragazza aveva raggiunto il fidanzato a Londra, l’altra non è mai stata trovata.

Omicidio di Garlasco: hobby e segreti di Alberto Stasi

Alberto Stasi, indagato per l'omicidio di Garlasco
di Francesca Bacinotti

Nel processo per l’omicidio di Garlasco (l’udienza preliminare è fissata per il 24 febbraio) entra in scena un teste chiave quanto anomalo. I carabinieri del Ris, infatti, hanno «torchiato» il computer portatile di Alberto Stasi, l’unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Hanno passato al setaccio le immagini di cuccioli, delle moto e delle auto preferite. La barche, la casa dei sogni, le spiaggia di Spotorno, le tenerezze con Chiara. Ma non solo. Interrogando il pc di Stasi emerge, tassello dopo tassello, cartella dopo cartella, foto dopo foto, una personalità complessa, solare e cupa, dove i contrari diventano speculari. Ai cuccioli si contrappongono immagini pedoporno e hard, schedate maniacalmente; migliaia di sequenze a luci rosse, specialmente fetish.
Il 24 febbraio si deciderà il destino di Stasi e del processo: rinvio a giudizio o proscioglimento. Ma chi è veramente questo ragazzo? Il suo curriculum, in primo piano, ha la laurea in Economia alla Bocconi a pieni voti; ora sta svolgendo uno stage nello studio legale dei suoi avvocati difensori. È stato definito «il biondino dagli occhi di ghiaccio», preciso, tanto da controllare anche le virgole nei verbali degli interrogatori. La sua pignoleria è confermata anche dalla ferrea organizzazione del suo hard disk. E il latpop Compaq, sequestrato ed esaminato dal Ris, racconta molto di lui: ne esce a prima vista il ritratto di un ragazzo normale. Certo, ci sono immagini pornografiche, ma quanti ragazzi non ne hanno? Nel suo caso, però, sono tantissime e, alcune, hanno protagonisti inquietanti: minori e, in altri casi, violenze e perversioni.
Come la maggior parte dei ragazzi, Stasi scaricava file dal sistema pair to pair eMule. Ma, oltre ai 566 file musicali che ascoltava con I-tunes o con Media player, con Nero masterizzava i file: in alcuni casi i suoi cd o i dvx sembravano quasi originali, copertine comprese. Ma eMule serviva anche per incrementare il suo archivio personale. Alberto è un collezionista di immagini: scattate con la macchina fotografica o con il cellulare, scaricate da internet. Tra queste, 21 foto (in formato jpg) e sette video di carattere pedopornogarfico per i quali Stasi risulta indagato, insieme ad altre 102 persone, in seguito a un’operazione della polizia postale della Lombardia, coordinata dal vicequestore Filippo Ninni, che ha portato alla chiusura del sito R@ygold. Il volto delle piccole vittime è sempre visibile, mentre non si vedono mai completamente gli adulti. Si tratta, secondo le indagini, di documenti scaricati dopo il 22 ottobre 2006, data in cui è stato installato eMule, e copiati su un hard disk esterno non prima del 18 novembre 2006 (data in cui è stato acquistato). Secondo l’accusa, questo fatto «evidenzia la volontà - e non la casualità - dell’utente di archiviare il materiale per poterne usufruire in momenti successivi».
E poi ci sono 7.064 immagini pornografiche archiviate e suddivise in 22 sottocartelle. Scaricate e poi salvate secondo criteri precisi, comprendono anche donne violentate, persone anziane sofferenti, caviglie e piedi con o senza scarpe, oggetti fallici stravaganti. Tutte custodite in una «nuova cartella» all’interno del folder «Militare»: 423 foto di aerei e poi quella cartella inquietante. Alcune immagini provengono dalla navigazione in vari sexy shop online. Ci sono le foto amatoriali. Molte sono di piedi: Stasi adora le scarpe, ne riprende a decine con il cellulare anche all’interno del London Eye o all’aeroporto durante la sua vacanza a Londra con Chiara. E poi tre filmati in formato mpg («Primo maggio», «Parte prima» e «Parte terza»), che riprendono Alberto e Chiara che fanno l’amore.
Ma il pc non contiene solo questo archivio di immagini e video (la cartella video era vuota, ma tramite Encase, nei file perduti sono state trovate altre 6.131 foto pornografiche. Nelle cartelle recuperate, invece, 109 sottocartelle con all’interno 32.130 foto hard. Tramite Photorec, i periti hanno recuperato 7.064 immagini prevalentemente a luci rosse. Ci sono anche sette racconti hard, di cui uno a sfondo omosessuale con un protagonista africano.
Ovviamente il computer non è fatto solo di pornografia. Tra i documenti ci sono 25 cartelle riguardanti gli esami e la tesi. E poi gli animali: ha una cartella con 65 foto di varie specie, quasi tutti cani. E i cuccioli, che meritano uno spazio a sè, con 14 immagini scattate nel 2006. Ci sono anche 148 foto di ville e arredamenti d’interni. E, ancora, 209 foto di auto di varie marche e 42 di moto, più altre immagini da utilizzare come sfondo per il desktop o come screensaver. Infine le barche e il salone Nautico di Genova, visitato nel 2005 e nel 2006.
Alberto come gran parte dei ragazzi, utilizza Messenger per parlare con gli amici. Anche con Chiara, la sua «Tatina»: così la chiamava, e così ha salvato le sue immagini. Ma di lei sola ci sono 24 foto in tutto per quasi quattro anni di fidanzamento, poche per un amante delle immagini e collezionista seriale. Chiara è anche insieme con altri: per esempio con il padre e Alberto nelle 49 «Immagini da stampare». O a Natale, in cinque immagini con gli amici. E ancora in vacanza a Nizza e a Montecarlo, il 16 luglio 2005. O nelle 51 foto delle vacanze al mare il 9 settembre 2006. La cartella che le contiene si chiama «incendio». In quel periodo bruciavano i boschi della Liguria, vicino alla spiaggia. Lui li ha ripresi, come mille altri turisti. Ma oltre al fuoco anche tenerezze. Lui che abbraccia lei tra gli ombrelloni della spiaggia di Spotorno, dove Alberto ha casa. Chiara è presente anche al matrimonio dell’amico Vito, il 22 dicembre 2006.
Il computer oltre a fornire il ritratto di Alberto Stasi dice anche cosa ha fatto durante la mattina del 13 agosto, quella del delitto (vedere riquadro a pag. 67). Quando lavorava alla tesi Stasi salvava le modifiche con cadenza regolare, come dimostra lo storico del laptop. Quella mattina lui dice di aver lavorato alla tesi, ma non ci sono tracce di modifiche sul file «documenti/tesi/parti del testo/core preventivo.doc». L’ultimo salvataggio risulta effettuato dall’utente alle 18,59 del 12 agosto, giorno in cui c’è anche un trasferimento dati dal pc di Alberto a quello di Chiara, per copiare le foto delle vacanze a Londra e la cartella con la tesi di Alberto. Il trasferimento è avvenuto tra le 22,02 e le 22,03, tramite un supporto informatico non meglio definito. Ed è qui che l’accusa prova a insinuare un dubbio: Chiara potrebbe essersi imbattuta nel lato oscuro del fidanzato? Nei filmini pedopornografici? Potrebbe essersi scatenato un litigio a causa delle strane manie di Alberto, scoperte in quel momento o magari solo in parte conosciute ma mai accettate? Quella sera, poi, il pc di Alberto si arresta in modo anomalo. Per l’accusa il ragazzo avrebbe forse cercato di nascondere così il suo archivio segreto, anche perché quel pc quasi mai è stato spento manualmente, più spesso restava in standby. È su questo spegnimento anomalo che la parte civile vuole capire di più, con una nuova perizia richiesta dall’avvocato Gianluigi Tizzoni. l

Caso Garlasco: sulle orme (sbiadite) dell’assassino

Alberto Stasi, indagato per l'omicidio di Garlasco

L’unica cosa certa è che l’assassino ha lasciato la sua firma: sette orme insanguinate, visibili, e altre 18 che solo il bagliore del luminol ha rischiarato. Una firma che però, fino a oggi, nessuno è riuscito a decifrare. Il delitto di Garlasco arriva al dunque: l’avviso di chiusura delle indagini è imminente. La successiva richiesta di rinvio a giudizio piuttosto scontata: la Procura di Vigevano potrebbe inviarla entro l’anno ad Alberto Stasi, bocconiano dal volto smarrito, indagato per l’omicidio della fidanzata, Chiara Poggi. La ragazza viene trovata morta il 13 agosto dell’anno scorso. E ai giorni immediatamente successivi bisogna tornare, per capire in quale rigagnolo dell’inchiesta siano finite le orme dell’assassino. A quando i Ris di Parma entrano per la prima volta nella graziosa villetta dei Poggi. Le notano subito quelle tracce. Quattro sono nel corridoio che porta alle scale dove, riverso, c’è il corpo della ragazza. Ce n’è un’altra lungo il breve tragitto che porta al bagno. E qui vengono individuate altre due orme: la più importante, dal punto di vista indiziario, è sul tappetino. I magistrati la collegano alle due impronte digitali di Stasi sul portasapone. La correlazione è semplice: ha ucciso, si è lavato, è fuggito.
Le sette tracce, scrivono i Ris nella consulenza che consegneranno tre mesi dopo al pm di Vigevano, Rosa Muscio, sono tutte della stessa suola: “Costituita da piccoli tasselli a forma circolare”. Comuni scarpe con i pallini di gomma sotto la tomaia: possono essere da ginnastica; o anche più eleganti, come le Tod’s.
Il 5 settembre del 2007 gli esperti dell’arma tornano nella villetta dei Poggi. Sul pavimento spargono il Luminol. La casa viene totalmente oscurata: il buio pesto è rischiarato solo da diverse tracce fluorescenti. Anche queste sono orme intrise del sangue di Chiara Poggi e sono a “piccoli tasselli”. Il luminol ne esalta alcune nel salotto, in direzione della cucina. Altre le trovano accanto al tavolo da pranzo. Ma anche nel salottino e in bagno: sul tappetino e verso il mobiletto, dove l’assassino forse ha cercato qualcosa. Ci sono quindi 25 impronte di scarpa, tra quelle visibili e quelle latenti. Sono molte. E sono tutte dello stesso tipo. Tanto che i Ris, nella loro rapporto, concludono: “In considerazione della numerosità delle tracce, della tipologia, dell’univocità delle caratteristiche generali e della dislocazione in tutti gli ambienti al piano terreno dell’abitazione della famiglia Poggi, si può affermare che siano certamente riferibili alla persona che uccise Chiara”. Sono dell’assassino: “certamente”. E chi è l’assassino? L’unico indagato è Stasi. A lui sequestrano sei calzature, nessuna con quella suola. I carabinieri di Pavia continuano però a scavare: nel computer del ragazzo trovano una foto scattata a Londra, in cui indossa scarpe mai ritrovate. “Non le ho più. Erano vecchie e le ho buttate durante il viaggio” spiega il ragazzo durante un interrogatorio. Potrebbe essere una scusa, e allora sarebbe la quadratura del cerchio. “I Ris invece risalgono al modello” ricorda oggi Giuseppe Colli, legale di Stasi assieme al professore Angelo Giarda. “Ma non ha né tasselli né pallini: quindi anche questo paio, come gli altri, all’epoca viene escluso”.
L’ipotesi accusatoria però non varia: il ragazzo si deve essere sbarazzato delle scarpe dopo il delitto. I carabinieri setacciano anche i cassonetti e un canale attorno al villino, ma non trovano niente di utile. Anche i Ris tentano di capirne di più. Ma la banca dati mondiale delle calzature dà appena due risultati, due modelli tra l’ altro poco diffusi in Italia: uno è Puma, l’altro Ascot. Punto e daccapo. I dattiloscopisti dell’arma si concentrano allora sulla misura. Alcune orme sono piuttosto nitide. In particolare quella lasciata tra la porta e il mobiletto del bagno: ha “caratteristiche di piena utilità ai confronti attributivi” scrivono i Ris. Eppure “non è possibile determinare la taglia del paio di scarpe che ebbe a produrre le impronte repertate”. Niente: della firma che ha lasciato l’assassino non si riesce a sapere di più. L’unica cosa che si intuisce è la ricostruzione della Procura.
Stasi porta le scarpe con la suola a pallini al momento dell’omicidio, e se ne libera appena uscito dalla villetta della fidanzata. Dopo, a casa sua, indossa le famose Lacoste: le suole rimangono però pulite quando ripercorre il salotto dei Poggi e scopre il corpo della fidanzata. Impossibile, pensa la Procura: si sarebbero dovute sporcare. Questo rimane un cardine dell’accusa: riporta alla mente il “non poteva non avere addosso il pigiama” del processo ad Annamaria Franzoni, dove fu considerato argomento ragionevole e probatorio.
Tutti ora focalizzano l’attenzione sulle calzature immacolate di Stasi. E le 25 impronte intrise di sangue trovate sul luogo del delitto? Non ne parla l’accusa, e nemmeno la difesa. L’avvocato dei Poggi, Gianluigi Tizzoni, malvolentieri ammette: “L’impressione è che in effetti, per trovare queste scarpe non sia stato fatto moltissimo. Eppure risalire a un modello e un numero compatibile con quelle tracce doveva essere l’obiettivo principale. Aspetto però di vedere le carte dell’inchiesta”. Per gli investigatori, comunque, quelle orme apparterrebbero a Stasi. “Ma se fosse uscito con le scarpe macchiate di sangue, su quella bici ci sarebbe più di una dubbia macchiolina sui pedali!” ragiona Giarda. Il ragazzo avrebbe dovuto lasciare segni sul vialetto dei Poggi. E anche a casa sua, dove però l’esame del luminol non è stato fatto.
Due mesi fa la difesa ha tirato le sue conclusioni. Sono scritte in una consulenza di Francesco Maria Avato. Il medico legale ipotizza che a uccidere siano stati in due. Dall’analisi delle tracce di sangue emerge che il corpo di Chiara Poggi sarebbe stato sollevato: una persona sosteneva “gli arti inferiori” e un’altra “il tronco”. Una ricostruzione che, però, stride con quelle 25 tracce, lasciate da un solo tipo di suola. Quindi da un solo assassino. È l’unica certezza di un delitto che ormai è un rompicapo. Nessuno, però, sembra tenerne conto.

Guarda la GALLERY sul giallo di Garlasco

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101