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Avanti Po: vi spiego perché la Lega sfonda nelle Regioni rosse

Un militante leghista a Pontida

Un militante leghista a Pontida - Ansa

Dove finisce la Padania? Sempre più a Sud, a giudicare dai risultati elettorali della Lega Nord. Nelle regioni a sud del Po, in crescita impetuosa dalle politiche del 2006 alle europee del 2009. Emilia Romagna, Marche, Umbria, Toscana. Sono ancora “regioni rosse” per antonomasia, ma l’onda verde preoccupa sempre più la sinistra. Panorama.it ne ha parlato con Paolo Stefanini, giornalista classe 1980 (ex di “Diario”) e autore di “Avanti Po. La Lega alla riscossa nelle regioni rosse”, libro a metà tra il reportage e l’indagine, nelle librerie da ieri, edito da Il Saggiatore, con prefazione di Enrico Deaglio. Continua

Primarie Pd: l’abc del voto (e il silenzio dei dirigenti)

Un manifesto del Partito Democratico

Un manifesto del Partito Democratico

Una volta erano le Botteghe Oscure: rigidi e fumosi rituali, dietro ai quali si avvolgevano macchinose procedure per nominare i direttivi del vecchio partito comunista. Oggi, invece, sono le Primarie. Continua

Che vuol dire Pdl? Gli elettori di Berlusconi decidono on line tra popolo e partito

sul sito di FI un gazebo on line per scegliere il nome due opzioni, Partito della libertà  o Popolo della libertÃ
Finora (ore 16.00): 54,85% a 45,15%. Cioè stanno vincendo gli elettori di Forza Italia (e non solo) che, come nome del nuovo partito lanciato da Berlusconi vorrebbero Il Popolo delle libertà. Plausibile il risultato, in linea con il discorso anti-parrucconi fatto dal Cav durante il discorso programmatico di fronte alle colonne del tempio di Adriano a Roma.
Insomma, ancora inebriati dai sette milioni e passa di firme raccolte nel week end, gli organizzatori dei gazebo azzurri hanno dato immediata “attuazione alle indicazioni del presidente Berlusconi”, come ha spiegato Antonio Palmieri, responsabile del sito, offrendo la possibilità alla gente (al popolo, appunto, e partendo dal basso) di scegliere on line come dovrà chiamarsi il nuovo soggetto politico, annunciato nella domenica milanese in piazza San Babila. Ieri il Cavaliere lo aveva detto: “Saranno i cittadini a decidere”. Detto, fatto: chiunque può andare sul sito di Forza Italia e con un semplice clic (sono più di 4,5 mila, per ora) dare la propria preferenza.
Stavolta, però, per prevenire le critiche sull’assenza dei controlli - che avevano messo qualche dubbio sull’autenticità delle firme di rivotiamo.it - le opzioni sono solo due e si può votare una sola volta: se si prova a farlo due volte dallo stesso computer, infatti, appare un messaggio: “Hai già votato, il tuo voto non verrà preso in considerazione”.
Una piccola nota in fondo alla videata spiega infine che “i risultati riflettono le opinioni di coloro che hanno scelto di partecipare; pertanto non possono essere assunti come rappresentativi delle opinioni di tutti i naviganti né dell’insieme degli iscritti o dei simpatizzanti di Forza Italia”.

Dopo l’exploit di Berlusconi, ecco i bipolaristi per convinzione o per necessità


Silvio Berlusconi allarga Forza Italia, cambia nome e spiazza, come spesso gli capita, tutti. Scompaginando i piani dei parrucconi, anche suoi alleati. Sostanzialmente ha detto: “Volevate il partito unico? Eccolo. Il partito unico sono io”. Il Partito delle Libertà o il Popolo delle Libertà (il nome ha detto il Cavaliere lo sceglieranno i cittadini aderenti) spariglia. E con la mossa del cavallo della scelta del proporzionale e dell’abbandono del bipolarismo va a trattare direttamente con Walter Veltroni sulla legge elettorale.
Il nuovo partito del Cavaliere potrebbe anche avvicinarsi al 40%, dicono le prime rilevazioni: a Forza Italia andranno aggiunti Gianfranco Rotondi della Dc, Francesco Storace de La Destra, De Gregorio, Carlo Giovanardi dall’Udc e qualche altro da Alleanza Nazionale. Insomma un testa a testa con il Partito Democratico di Veltroni. In un sistema che entrambi vogliono proporzionale e con sbarramento ai piccoli. Oltretutto Veltroni e Berlusconi si cautelano contro il possibile referendum: essendo i due partiti più grossi mirano a quel benedetto premio di maggioranza per il partito più grande che sta scritto nell’esito referendario.
Ma la vera novità di ieri è l’abbandono del bipolarismo. Auspice, lo ha detto lo stesso Berlusconi, ne è Giuliano Ferrara. Il direttore del Foglio, da sempre tra i grandi consiglieri del Cavaliere, ha convenuto che il tempo del bipolarismo è finito. Ma chi è favorevole al bipolarismo?
Panorama.it ha trovato quattro categorie.

I bipolaristi convinti
Sono quelli che dall’abbandono del bipolarismo ne avrebbero solo da perdere. Romano Prodi in primis. Che perderebbe la poltrona di premier. Gianfranco Fini che dovrebbe abbandonare An e la sua storia.
Gli ex bipolaristi spiazzati e convinti per forza. Italia…
Sono soprattutto gli azzurri. Infatti il Cavaliere ha messo in crisi tutti. Pure gli azzurri. Sconfessando la linea che portava avanti la coppia Bondi-Cicchitto, che è stata addirittura invitata a non esporsi troppo.
I centristi bipolaristi, ma non tanto
Sono quelli che a parole sono favorevoli al bipolarismo. Ma che si muovono per il ritorno al proporzionale, che di fatto permetterebbe un’aggregazione centrista. Dalla pattuglia dei diniani dell’ex presidente Lambertow a Francesco Rutelli a Pierferdinando Casini fino a Savino Pezzotta e Clemente Mastella.
Gli antibipolaristi
Quelli che il bipolarismo proprio non lo sopportano proprio e bramano il proporzionale come il miglior sistema rappresentativo possibile. Da Fausto Bertinotti (il Presidente della camera lo ribadisce anche oggi sul Corriere della Sera) a Walter Veltroni all’ex Udc e ora Pd, Marco Follini. Da Michela Vittoria Brambilla fino a Marcello Dell’Utri. Quindi i centristi che potrebbero diventare satelliti di Berlusconi. Da Sergio De Gregorio a Giuseppe Pizza, da Gianfranco Rotondi a Carlo Giovanardi. Posizione a sé per Umberto Bossi e la Lega che rimane sempre al fianco di Berlusconi in maniera federata.

Controcorrente l’opinione del leader del Partito Repubblicano, Francesco Nucara, che a Panorama.it spiega: “Non credo affatto che si tratti della fine del bipolarismo. Il sistema proporzionale lo consente come si è visto anche con la Prima Repubblica fra Dc e Pci”. Per Nucara, che è uomo all’orecchio del Cavaliere: “l’unica differenza è che oggi Berlusconi con questo sistema chiede più comprensione dai suoi alleati se stanno sulla stessa barca”.

Come analizzare dunque la mossa del cavallo del Cavaliere? Ecco l’opinione del professor Augusto Barbera, costituzionalista e referendario della prima ora: “Come Veltroni ora Berlusconi punta ad un partito a vocazione maggioritaria. Parla di fine del bipolarismo, e questo potrebbe significare due cose: la prima, che pensa di tornare al proporzionale della Prima Repubblica, dove il partito di maggioranza relativa ottiene l’incarico di formare il governo. Lo scontro sarà a due, tra il Pd di Veltroni e il Pdl di Berlusconi”.
Berlusconi avvia dunque una nuova fase politica. Che forse darà al Paese una nuova legge elettorale. Certamente, si è aperta una stagione. Nuova. Meno stagnante della attuale.

Berlusconi: il bipolarismo è morto, nasce il nuovo partito delle libertà

[i]19 Novembre 2007[/i] - Conferenza stampa di Silvio Berlusconi per presentare la sua nuova formazione politica.<br /> [i](©Photo by Massimo Di Vita)[/i]

Una pedana blu con due microfoni di fronte alle colonne del tempio di Adriano a Roma. È questa la scenografia scelta da Silvio Berlusconi per presentare il nuovo partito e dichiarare la morte del bipolarismo.

“Popolo della Libertà” o “Partito della Libertà” dovrebbe chiamarsi. Nascerà dal basso, dalla gente, nelle intenzioni del leader: “Non sarà una fusione fredda come quella avvenuta di recente per il Partito democratico. Nei gazebo allestiti da Forza Italia anche nel weekend prossimo raccoglieremo le adesioni degli altri partiti. E decideranno i cittadini il nome che avrà la nuova formazione politica”. Alle sue spalle campeggia però già un grande logo con la scritta “Popolo della libertà”, che evidenzia in qualche modo le preferenze del Cavaliere.

Berlusconi ha anche spiegato che il nuovo soggetto sarà l’equivalente italiano del Partito popolare europeo. Per la designazione dei vertici “non c’è altra via che passare per le assemblee o per elezioni” consultando i cittadini. “E le porte sono aperte, anzi spalancate, a tutti”. Nel merito, l’ex premier sottolinea che la sua forza aprirà un dialogo con il centrosinistra per una nuova legge elettorale che dovrà essere “non machiavellica, perché noi vogliamo un sistema proporzionale puro con sbarramento”. Anche perché oggi in Italia, secondo il leader azzurro, “con queste forze politiche, con queste individualità, il bipolarismo non è più possibile”.

Ma il capo di Forza Italia dice che il dialogo sulle riforme è ammesso solo se poi si torna alle urne. “Si possono fare anche con questo governo, a patto che poi si vada a votare”.

Su Fini, poche battute e il tentativo di smorzare la tensione: “Non rispondo alle piccole polemiche del momento o a polemiche occasionali sia quando vengono dai nostri alleati che dai competitors. Dobbiamo pensare alla mobilitazione della gente che vuole un partito unito dei liberali. Spero che chi non la pensi così possa cambiare presto idea”.

Il VIDEO del discorso di Berlusconi ripreso da Skylife:

Berlusconi: in piazza e on line per mandare a casa Prodi. Con un euro

Il sito di Forza Italia
Da una parte il governo, che sulla Finanziaria in Senato, nonostante i quotidiani scossoni, non sembra (ancora) essere arrivato a fine corsa. Dall’altra, gli alleati di An e Udc che sulle riforme flirtano con la maggioranza e danno maggior concretezza all’eterno sospetto di Silvio Berlusconi che Fini e Casini tramino per succedergli alla guida della Cdl. Impraticabile la strada della trattativa, all’ex premier, per chiamare a raccolta gli italiani desiderosi di mandare a casa Prodi, non restano quindi che le piazze. Reali e virtuali.

Questo il senso e l’intento della manifestazione del 16-17-18 novembre prossimi, quando Milano e la Lombardia saranno apripista nella raccolta di fondi e firme che, a livello nazionale, punta a un obiettivo molto ambizioso: cinque milioni di italiani che mettano al servizio della causa azzurra nome, cognome, indirizzo e carta d’identità. “Una firma e un euro per mandare a casa Prodi. Elezioni subito” è lo slogan lanciato dalla coordinatrice regionale di Forza Italia, Mariastella Gelmini.

L’iniziativa per chiedere di tornare alle urne prevede diverse modalità di adesione: quella “classica” della raccolta firme nelle sedi di Forza Italia o nei gazebo (oltre dieci mila gazebo in tutta Italia e mille nella sola Lombardia) che nel week end prossimo verranno allestiti; quella via telefono (con due numeri, attivi a partire da lunedì 12 novembre: per i cellulari 899884440 e per i fissi 16360022); quella on line, con un sito internet dedicato: rivotiamo.it.

Presentando la mobilitazione, il deputato e assessore al Comune di Monza, Paolo Romani, ha sottolineato l’importanza del sostegno popolare alle attività di palazzo: “Se la spallata viene dal Senato, c’è il rischio che sembri un golpe parlamentare, ma è forte la richiesta dal basso di mandare a casa il governo. Per questo la spallata deve venire dalle persone”. A quelle che si presenteranno ai gazebo, Forza Italia chiede anche di contribuire alle spese dell’iniziativa, versando l’obolo simbolico di un euro. Una specie di controprimarie, per recuperare denaro, energie politiche fresche e accrescere quel senso di appartenenza e di militanza che al partito del Cav. finora è mancato.


Il VIDEO con il promo dell’iniziativa su YouTube:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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