La linea dura della Regione Lombardia contro i kebab travolge anche piadine, pizze d’asporto e gelati: sarà vietato mangiarli in strada e non potranno essere venduti dopo l’una del mattino. Un vero e proprio coprifuoco che sarebbe stato voluto soprattutto dalla Lega Nord.
Che rincara la dose: “Dalla prossima settimana vigili e Asl eseguiranno una serie di controlli mirati nei 350 kebab di Milano” rincara la dose il vicesindaco del capoluogo lombardo Riccardo de Corato. Una scelta in linea con l’ondata di protezionismo gastronomico iniziata a Lucca con il divieto di apertura ai locali etnici nel centro della città . E proseguita con le esortazioni del ministro per le poplitiche agricole Luca Zaia di mangiare bagna cauda.
Il giro di vite ha fatto infuriare il popolo di Facebook: è già partita l’iniziativa “Non capiscono un cono” che riunirà domani a Milano i disobbedienti gastronomici in una mangiata all’aperto. Commenta un utente: “Credo che sarà il caso di disobbedienza civile popolare più ghiotta della storia. Per la prima volta leggendo le mie analisi del sangue e salendo sulla bilancia …potrò sorridere e dire l’ho fatto per una giusta causa”. Scrive una ragazza: “Allora vietiamo anche di fumare poichè la cenere va nell’aria e danneggia chi è più vicino… il profumo di una pizza non è un danno alla collettività … bando agli scherzi, quale sarà la prosisma tappa nella diffusione dell’insicurezza sociale?”. E pensare che il kebab ha una storia millenaria: è stato descritto anche dal leggendario viaggiatore musulmano Ibn Battuta (il Marco Polo arabo) come un cibo mangiato nella corte reale indiana. Ma ora rischia la sopravvivenza proprio nell’epoca della globalizzazione.
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Dieci consigli per tenere corrette abitudini alimentari, validi sempre e per tutti, ma in particolare con il caldo e per le persone anziane o affette da particolari patologie, come diabete o ipertensione.
- Bere anche se non se ne sente la necessità e fare spuntini freschi e leggeri aiuta a evitare gli agguati del solleone e in particolare la disidratazione e i suoi effetti deleteri. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica in almeno 10 bicchieri la dose ideale giornaliera;
- Sì a frullati, centrifugati, succhi di frutta e latte, sempre però senza esagerare;
- Consumare molta frutta e verdura, importanti perché contengono anche fino all’80% di liquidi, sono ricchissimi di sali minerali, vitamine, antiossidanti e fibre;
- Fare sempre almeno tre pasti al giorno: colazione e cena sono essenziali quanto il pranzo;
- Fare pasti leggeri, non troppo elaborati o piccanti;
- Preferire il pesce alla carne, perché ricco di elementi che proteggono dalle malattie degenerative tipiche dell’anziano;
- Evitare bevande e cibi troppo caldi o troppo freddi;
- Limitare l’assunzione di bevande gassate, alcolici e caffè;
- Si ai gelati, ma preferibilmente alla frutta;
- Assumere integratori salini solo previo consulto medico.
Dalla guida Emergenza Estate di Auser.
- Tags: Adoc, caldo, Carlo-Pileri, changeover, consumatori, consumi, costi, estate, euro, gelato, panna
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“Gelato al cioccolato dolce e un po’ salato…”.
Mica poteva saperlo Pupo, quando cantava nel ‘79, che dal 2001 il prezzo del dessert preferito dell’estate italiana (tutto, mica soltanto quello al cacao) è aumentato del 50%. Tanto da trasformare uno dei prodotti estivi più caratteristici in un piccolo lusso da potersi permettere una tantum.
Lo denuncia l’Adoc, il cui presidente Carlo Pileri spiega come “il prezzo di questo dolce sia aumentato a seguito del changeover, come abbiamo denunciato e constatato negli scorsi anni. Ciò che non accettiamo è che si prosegua con aumenti sconsiderati che hanno portato un chilo di gelato a costare 14 euro, contro gli 11,90 di due anni fa e addirittura contro le 18.000 lire del 2001″.
A montare, inoltre, e in maniera ancor più consistente rispetto a crema e cioccolato, è stato il prezzo della panna: +67,7% rispetto al 2001.
“Va considerato” spiega ancora Pileri “che chi acquista gelato e panna al Kg. può anche considerarsi fortunato rispetto a chi compra un cono o una coppetta, i cui prezzi minimi sono lievitati dalle 1.500 lire del 2001 all’euro e mezzo odierno. E questo senza considerare che il quantitativo di prodotto non è proporzionale rispetto al prezzo praticato, il gelato di un cono o di una coppetta cioè, ci costa ancor di più rispetto al prezzo al kg, con punte anche del 25%”.
L’ultima nota di sapore riguarda le brioche al gelato, ultima tendenza dell’Italia buon gustaia: “Una peculiarità tutta siciliana che ormai si trova e si consuma un po’ ovunque, da Trieste a Palermo - conclude Pileri. La solita nota stonata è rappresentata anche in questo caso dal prezzo, aumentato di oltre il 132% rispetto a 6 anni fa e divenuto un piccolo lusso per una famiglia tipo”.