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Gelmini

Pagelle di metà anno: abbondano i 5 in condotta

Mariastella Gelmini
Nonostante le proteste di ottobre contro le riforme targate Mariastella Gelmini abbiano unito professori e studenti, alla resa dei conti delle pagelle di metà anno i primi hanno fatto valere lo strumento del voto in condotta, reintrodotto dal ministro. Una vera e propria pioggia di 5 al comportamento degli alunni si è registrata negli scrutini intermedi. Dai dati del ministero dell’Istruzione al termine degli scrutini del primo quadrimestre nella scuola secondaria di secondo grado risulta che le insufficienze in condotta sono state 34.311, delle quali 8.151 con la sola insufficienza in comportamento. I più indisciplinati agli istituti professionali, seguono i tecnici.

La maggior parte dei 5 sono stati dati al Sud. Risuta inoltre che il 72% degli studenti ha riportato almeno una insufficienza (lo scorso anno era il 70,3%).
Maggiori carenze si registrano negli Istituti professionali (con l’80% dei ragazzi con almeno un’insufficienza) e nelle regioni del Centro Sud. A sorpresa la materia più ostica non si rivela la matematica, ma le lingue straniere, in cui il 63% degli studenti è insufficiente.
Tra i dati diffusi dal ministero anche quelli sulle iscrizioni alle elementari: sei famiglie su dieci hanno scelto l’orario scolastico delle 30 ore, mentre il 34% chiede la 40 ore. Solo il 3% ha optato per la 24 ore.

Il ministro Gelmini ha precisato in una nota che tutti i modelli orari prevedono il maestro unico (o prevalente, come vuole il premier) di riferimento.

Gelmini apre al dialogo: “Per i giovani strade nuove”

Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione

Un’ovazione accoglie l’ingresso di Mariastella Gelmini al convegno dei “Circoli del buongoverno”, a Montecatini terme. La platea non è certo quella degli studenti che la contestano, che ieri hanno assediato Montecitorio. E allora il ministro dell’istruzione parla delle sue iniziative senza temere contestazioni: ”Sono orgogliosa del decreto legge approvato nel penultimo Consiglio dei ministri” dice, definendolo “Un provvedimento molto snello, fatto di soli tre articoli, che servirà a fare un primo passo verso il cambiamento. Il nostro obiettivo è una riforma universitaria che punti ai meriti degli studenti e alla funzionalità dei corsi”.
Il ministro dell’Istruzione ha sottolineato le misure per il diritto allo studio: ”Il governo non vuole mettere le mani nelle tasche degli italiani, ma dobbiamo trovare ugualmente le risorse per assegnare 180 mila borse di studio, cosa mai fatta fino ad ora. Chiederemo un piano di rientro per le sedi universitarie distaccate, ma creeremo nuove residenze per gli studenti a costi adeguati”.
Applauditissima dai presenti, Gelmini ha spiegato che la filosofia che ispira il governo, secondo lei, è quella di ”premiare i migliori e far funzionare le università. Siamo passati dalle parole ai fatti. Alla ricerca non verranno più assegnati fondi a pioggia, ma in base alla qualità del lavoro svolto”. Fra gli obiettivi della riforma, spiega Gelmini, c’è quello di cancellare “l’ideologia dell’egualitarismo”: “Vogliamo cancellare dalla scuola e dall’università l’ideologia dell’egualitarismo, del 18 o del 6 politico a tutti, e lo vogliamo fare perché abbiamo fiducia nelle persone”.
Poi si rivolge agli studenti, “Io sto con i giovani, devono rendersi conto che si aprono strade nuove” dice, “le porte del ministero sono aperte a tutti coloro che vogliono dare un contributo alla nostra sfida. Le critiche vanno accettate, ma non accetterò mai di difendere situazioni indifendibili”. Parole di distensione anche verso l’opposizione: “Faccio appello a loro” ha affermato il ministro, “il disagio degli studenti non va strumentalizzato.Ho stima del ministro ombra Mariapia Garavaglia. Mi auguro che l’opposizione abbia il coraggio di avanzare proposte utili per migliorare la scuola”. Gelmini ha poi puntualizzato su uno dei punti più contestati dagli studenti, la “privatizzazione” delle università: “Per dare nuovi finanziamenti all’università tenteremo nuovi percorsi. Spero in un grande coinvolgimento delle imprese, ma deve essere chiaro che questo non significa privatizzazione. Stiamo faticando a trovare risorse nel pubblico come nel privato. Ma non possiamo arrenderci a restare tra gli ultimi posti nel mondo come qualità”.

Scuola in piazza: dalle proteste degli studenti alle tensioni del palazzo

Sciopero della scuola tra proteste e tensioni

La legge-Gelmini segna uno spartiacque, dice Veltroni.
Proprio così. E per diverse ragioni. Quelle del segretario del Pd si riferiscono al fatto che la fase politica che si è aperta con le elezioni dello scorso aprile si va chiudendo e la protesta degli studenti e dei docenti dimostra che è “finita la luna di miele” per il Governo.
Ma, al di là delle opinioni del leader dell’opposizione, ci sono altri motivi per cui il “No Gelmini Day” può rappresentare qualcosa di politicamente nuovo da quanto visto finora.
A cominciare dal fatto che proprio Walter Veltroni (quindi il Pd) è sceso di nuovo in piazza, dopo la manifestazione di sabato 25 al Circo Massimo, e questa volta sfila accanto agli studenti nel corteo di Roma, dopo aver ieri annunciato la decisione di raccogliere le firme per un referendum abrogativo di alcune parti (non quelle economiche) della legge sulla scuola. L’ex sindaco di Roma arriva alla partenza del corteo e davanti ai fotografi stringe la mano al leader di Idv Antonio Di Pietro e al segretario di Rifondazione Paolo Ferrero. “È naturale per me essere qui”, dice Veltroni.
In realtà, nei mesi scorsi il Pd era spesso stato “scavalcato a sinistra” proprio dall’Idv, e la stretta di mano di oggi rappresenta molto (forse ancor più della presenza dell’ex pm in piazza con i banchetti per a raccolta delle firme contro il Lodo Alfano). Il segretario democratico è convinto che questa rottura tra il governo e il mondo della scuola sia destinata a chiudere un ciclo e ad aprirne un altro e vuole porre il suo partito al centro della nuova fase: “Per il Governo Berlusconi sulla scuola è finita la luna di miele, come quella di Prodi con gli elettori finì sull’indulto. Con la differenza che loro l’indulto lo votarono, mentre noi sulla scuola abbiamo fatto una fortissima opposizione. La scuola è qualcosa che ha chiamato in causa milioni di famiglie, l’errore più grave del governo è stato scambiare questa protesta per un fenomeno politico eterodiretto”.
E quindi, si torna al (recente) passato tra Pd e Idv. Finiti i tempi in cui l’ex pm diceva che l’unica opposizione (quella da rugby) era fatta dal suo partito e che il Pd flirtava con il governo. Veltroni conferma la scelta di ricorrere al referendum, pur spiegando che non è uno strumento che il Pd usa “a cuor leggero. Noi non siamo gente che fa i referendum facilmente (e sul “lodo-Alfano” conferma che il Pd continua ad attendere il giudizio della Corte costituzionale, ndr), se l’abbiamo fatto sulla scuola è perchè lo riteniamo paradigmatico di due concezioni del futuro del Paese e anche di due modi di governare”.

A proposito di governo, è lo stesso Silvio Berlusconi a difendere la legge Gelmini e commenta così le manifestazioni degli studenti contro la riforma della scuola: “C’è una scandalosa sinistra che ha questa capacità assoluta di mentire su cose che sono di un buonsenso e di una logicità assoluta”. A chi gli fa notare che in piazza ci sono non solo ragazzi ma anche molti genitori e famiglie, il Cavaliere insiste: “La sinistra dice cose che non corrispondono al vero. La nostra non è nemmeno una riforma. Dicono delle cose, ma scherziamo? I nostri sono provvedimenti di buonsenso e assunti con il buonsenso del padre di famiglia. C’è una scandalosa e grandissima capacità della sinistra di diffondere il contrario del vero”.

Altra coincidenza con sabato 25? Il (solito) balletto delle cifre. Stando agli organizzatori a Roma sono scese in piazza più di un milione di persone (un milione e 700mila, per la precisione) per protestare contro l’approvazione della riforma della scuola. In città sono arrivati tanti treni e pullman, molti più del previsto.Per dire no alla Gelmini altri cortei si sono mossi in tutta Italia.
A Milano hanno incrociato le braccia 200mila lavoratori della scuola; a Torino 100mila; in tutta la Sicilia 200mila (solo a Palermo 50mila, a Catania 20mila, a Messina 10mila, a Siracusa 6mila, a Trapani 10mila, a Caltanissetta 5mila); a Bologna 30mila; a Cagliari 20mila; a Venezia 10mila; a Genova 10mila, a Bari 2mila, a Bergamo 7mila; a Belluno 4mila, a Firenze e a Padova qualche migliaio; a Belluno 4mila. In Abruzzo e in Calabria sono stati soprattutto gli studenti a manifestare: 5mila sono sfilati all’Aquila; circa 3mila a Reggio Calabria, 5mila a Cosenza, un migliaia a Vibo Valentia; 2mila a Lametia Terme, centinaia a Crotone. Secondo i dati parziali rilevati alle ore 14:30 dal Ministero dell’Istruzione, e comunicati direttamente dalle scuole, la partecipazione allo sciopero odierno indetto da Flc/Cgil, Cisl/scuola, Uil/scuola, Snals/Confsal, Gilda naz.ins., Fsi, Altrascuola Unicobas, cui hanno aderito anche Seios, Alai/Cisl, Cpo/Uil e Nidil/Cgil è stata pari al 57,1. Su 452.105 dipendenti tenuti al servizio, 258.152 hanno scioperato.
Si “appassiona” ai numeri anche il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Lodando l’operato delle forze dell’ordine, in occasione delle manifestazioni studentesche di ieri e di oggi, il titolare del Viminale ritiene di gran lunga esagerato il numero di un milione di manifestanti che avrebbe partecipato allo sciopero della scuola per le vie della capitale: “Ho letto che a Roma ci sarebbe stato un milione di persone. Purtroppo c’è il vezzo di moltiplicare per dieci le cifre reali, anche se 100 mila persone sono comunque tante”.
E agli slogan di chi manifesta dicendo “non finisce qui” e preannuncia altre proteste e occupazioni, in serata replica il ministro avverte: “Chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare sarà denunciato. Finora il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso”.

Guarda le FOTO. LEGGI ANCHE: A Bologna fischiato Grillo - Le novità introdotte dalla riforma Gelmini - Veltroni: referendum sulla legge - La Gelmini star di Facebook - I siti della protesta - La cura Gelmini, punto per punto. Partecipa al FORUM

Sciopero generale, la scuola si ferma e blocca Roma: “Siamo un milione”

Sciopero per la scuola

Un lungo corteo di protesta a Roma, dove secondo i sindacati sono in strada un milione di persone per lo sciopero generale contro la “riforma” Gelmini.
Iniziative, manifestazioni, proteste e lezioni in strada in tutta Italia, da Bolzano a Palermo.
Il giorno dopo l’approvazione in legge del decreto 133 sul maestro unico non si ferma il dissenso del mondo della scuola che si è dato appuntamento a piazza del Popolo a Roma per il comizio finale - con tanto di Inno di Mameli - dello sciopero generale indetto da Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda. Slogan di protesta ma anche tante rime ironiche contro il ministro alla manifestazione a Roma. La parola d’ordine più diffusa è “Giù le mani dalla scuola pubblica” e “La scuola pubblica non si tocca”: almeno tre striscioni con queste scritte sono portati dai bambini delle scuole elementari. Molti criticano la riforma che impone il maestro unico: “Maestro unico no grazie: tutti in piazza come un unico maestro”, “Un maestro uguale meno cultura”, “Maestro unico: ora dateci pennino e calamaio”, “Meno insegnanti più bambini ignoranti”.
Il corteo romano è partito in un clima sereno e sotto un cielo carico di pioggia poco dopo le 9, aperto dai bambini delle elementari con mamme e maestre, da leader sindacali di settore e nazionali come Guglielmo Epifani e Luigi Angeletti, e da quelli del centrosinistra, tra i quali Walter Veltroni, gli ex ministri Giuseppe Fioroni, Fabio Mussi, Rosy Bindi, Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero. Numerosi accanto ai docenti e al personale della scuola anche gli studenti, che si sono contati in oltre 100 mila. “Il governo dovrebbe avere il desiderio di ascoltare la protesta”, ha detto Veltroni, mentre Rosy Bindi ha sottolineato che “questa gente non rappresenta un bacino elettorale: ci sono anche molte persone del centrodestra”.
Di diverso parere la maggioranza: Maurizio Gasparri (Pdl) ha accusato le opposizioni di avere imbastito “una campagna di menzogne” invitandole “a smettere di rinfocolare la piazza”.

Il corteo romano ha avuto un epilogo movimentato quando alcune migliaia di universitari della Statale, invece di riunirsi al serpentone principale, si è diretto verso la sede del ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere. Lì è stato organizzato un presidio, cui si sono uniti studenti delle scuole superiori e di altri atenei, e c’è stato un lancio di uova e fumogeni contro i poliziotti schierati. “Gelmini arrenditi, sei circondata” hanno gridato i manifestanti. Slogan anche contro Berlusconi e il governo. Gli studenti hanno poi srotolato un nastro bianco e rosso di fronte all’ingresso principale del ministero per chiudere simbolicamente il dicastero. Poi il corteo ha ripreso a muoversi in direzione della stazione Trastevere.

“La nostra protesta non si ferma” ha promesso il segretario generale della Cgil, Epifani, sottolineando la “giornata memorabile” e l’importanza del “momento di unita”‘. Per il leader della Uil Angeletti “lo sciopero della scuola è stato convocato per risolvere i problemi contrattuali e dei precari, bisogna quindi evitare ogni strumentalizzazione politica”.
Secondo i sindacati, lo sciopero generale ha bloccato tra il 70 e il 90% delle scuole di tutta Italia: in alcune, come quella dove insegna la sorella del ministro Gelmini, assente per “motivi di famiglia”, si è aperto solo per garantire “il servizio di custodia e sorveglianza”.

Giornata di sciopero contro le riforme della scuola

Non si contano le proteste nel resto del Paese. A Bolzano sono scesi in piazza insieme ragazzi di lingua italiana e tedesca; presidi e cortei anche a Trento; a Venezia gli studenti hanno sfilato sul Ponte della Libertà; lezioni in stazione a Trieste; a Torino l’orchestra del Teatro Regio ha suonato per gli studenti; a Genova è stata occupata la stazione Principe; a Milano concentramento e corteo organizzato per lo sciopero generale della scuola; a Bologna alla protesta ha partecipato anche Beppe Grillo; cortei di universitari a Napoli; genitori e bambini hanno sfilato a Bari; in Calabria sono segnalati cortei in tutte le città, con il blocco dell’accesso a Catanzaro; in Sicilia, da Palermo a Caltanissetta sono scese in strada 100 mila persone; in migliaia anche a Cagliari.

LEGGI ANCHE: Approvato il decreto Gelmini - Scontri a Roma tra studenti - Le novità introdotte dalla riforma Gelmini - Veltroni: referendum sulla legge - La Gelmini star di Facebook - I siti della protesta - La cura Gelmini, punto per punto. Partecipa al FORUM

Il VIDEO servizio:

Gelmini:”Voto in condotta valga per la promozione”. Ma gli studenti bocciano l’idea

I risultati degli scrutini

Dopo il grembiule (promosso dalla maggioranza degli italiani), il voto in condotta. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha in mente una scuola-revival. E in un’intervista al Messaggero propone di tornare al vecchio valore del voto al comportamento degli studenti: se troppo basso, si ripete l’anno. La titolare del dicastero della scuola trova ”incomprensibile che non si valuti in alcun modo il comportamento dei ragazzi” poiché ”anche la condotta ha la sua valenza ed il rispetto delle regole deve avere la giusta considerazione. Stiamo ragionando” dice poi “sull’ipotesi di legare la promozione anche alla valutazione della condotta”.

Un’ipotesi che non va giù alle associazioni studentesche, che in mattinata rispondono via comunicati alle proposte della Gelmini: “Il voto di condotta ai fini della bocciatura”, sostiene l’Unione degli studenti ”è stato abolito con l’istituzione dello statuto dei diritti degli studenti, una grande conquista del movimento studentesco e della democrazia nelle scuole”.
”Tornare ai vecchi Decreti regi, istituiti sotto la disciplina fascista, ci sembra” afferma l’associazione studentesca “un ritorno al passato che già il ministro Moratti aveva provato a mettere in atto, senza successo. Per questo promettiamo battaglia non solo per difendere i diritti sanciti ma soprattutto per il rispetto degli stessi”. Si va verso un autunno caldo nelle scuole? Sembrerebbe di sì, anche a leggere le dichiarazioni bellicose della “Rete degli studenti“: ”Siamo sempre stati contrari a questa idea, mandata in soffitta ormai dieci anni fa con l’approvazione dello Statuto degli Studenti. La convivenza democratica” affermano gli studenti in una nota “ha bisogno di regole che coinvolgano anche gli aspetti del comportamento, ma questo non può in nessun modo ledere il diritto inalienabile di ogni studente di essere valutato per ciò che ha appreso, in modo separato rispetto alla valutazione sul comportamento e la disciplina. Ciò che ci sorprende di più è sapere dai giornali che su questa proposta ci sarebbe un confronto con i forum dei genitori e degli studenti, di cui facciamo parte. Smentiamo assolutamente di essere stati consultati. Anche in passato, quando ciò è avvenuto, ci siamo sempre confrontati nel merito di tali proposte, su cui ribadiamo la nostra più totale contrarietà”.

Insomma, un “no” tanto preventivo quanto netto. Adesso si vedrà la reazione del ministro Gelmini, che intanto pensa anche a come dare un voto (e incentivi) ai docenti: “La scuola può migliorare” dice nell’intervista citata “solo se torna a investire nei professori”. ”Dobbiamo rivedere il sistema di reclutamento, pretendere una formazione permanente e valorizzare il merito” dice il ministro, puntando per il giudizio sull’Invalsi, l’organo di valutazione delle scuole, ‘’spesso vista come un meccanismo per punire invece che per premiare”.

Il ministro della Pubblica Istruzione propone di tornare al voto in condotta: che sia decisivo per la promozione. Siete d’accordo?

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