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A Genova, la solitudine del piccolo bullo. In classe senza compagni

Atti di bullismo

Il bullo da solo, in aula. I compagni fuori, tenuti a casa dai genitori “per sicurezza”.
Teatro della vicenda è una terza elementare della scuola Salgari di Genova, nel quartiere di Sampierdarena.
Il “baby-bullo” è un bambino di otto anni, con problemi caratteriali e famigliari. Non lega con gli altri 16 compagni di classe e avrebbe mostrato un atteggiamento violento. Le tensioni tra lui e il resto della classe andavano avanti da tempo e avevano già messo sul chi vive i genitori, che avevano minacciato già lo scorso dicembre (secondo quanto apparso sul Secolo XIX) di ritirare i bambini dalla scuola.
Già in passato il ragazzino aveva aggredito i compagni lanciando contro di loro oggetti vari.

Pochi giorni fa, il bambino ha puntato un temperino alla gola di una compagna di classe, scatenando la ritorsione dei genitori: i compagni a casa per una settimana e lui, da solo, in aula.
Una protesta esagerata, spiega sgomenta il dirigente scolastico Marisa Belloglio: “Spero che i genitori cambino atteggiamento perché così questo bambino viene ancor più emarginato” (da lunedì sta frequentando da solo le lezioni, ndr). Ho fatto tutto il possibile affinché avesse una copertura totale del sostegno. Ora attendiamo anche i provvedimenti dell’Ufficio regionale scolastico”.

Ai genitori la scuola piace “lunga”: il 90% dei nuovi iscritti al “tempo pieno”

La scuola

Dopo mesi di polemiche, alla fine le famiglie italiane hanno scelto e a settembre i bambini della prima elementare si troveranno in gran parte (56%) nelle classi a 30 ore, con percentuali minori (3%) per le 24 ore, (7%) per le 27 ore, mentre il tempo pieno (le 40 ore con due maestri) è stato scelto dal 34%, in aumento rispetto allo scorso anno.
Dati importanti per valutare il trend, specie in vista delle recenti nuove misure adottate dal governo, che dovranno scattare proprio a partire dal prossimo settembre. I dati non sono ancora definitivi ma, a quanto risulta, sei famiglie su dieci di quelle che hanno iscritto il proprio figlio in prima elementare hanno scelto l’orario di 30 ore. Si tratta dei primi dati rilevati dal ministero dell’Istruzione su un campione di circa 900 scuole. Per i dati definitivi ci vorranno ancora alcune settimane. Il 3% delle famiglie ha scelto le 24 ore, il 7% le 27 ore, il 56% le 30 ore e il 34% le 40. A conti fatti il 90% delle famiglie ha chiesto il tempo pieno per i propri bambini.

Saranno sufficienti” si chiede qualcuno “i maestri in organico? Bisognerà attendere i dati definitivi prima di poter dare una risposta certa. Sicure invece le polemiche: Francesco Scrima (Cisl Scuola) e Giuseppe Fioroni (Pd) hanno parlato di “bocciatura” del maestro unico e del modulo a 24 ore, con precisazione di Viale Trastevere che ha ribadito che “tutti i quadri orari per il nuovo anno della prima elementare prevedono il maestro unico di riferimento”.
“È a dir poco distorta la lettura che l’ex ministro Fioroni propone sui dati relativi alle iscrizioni scolastiche”, afferma Francesco Pasquali, coordinatore nazionale dei Giovani per la Libertà-Forza Italia. “Sostenere che le famiglie italiane abbiano bocciato il maestro unico è falso. Il Pd dovrebbe arrendersi all’evidenza. Dopo il flop delle manifestazioni studentesche anti Gelmini oggi le famiglie riconoscono la bontà della riforma”. Replica a Fioroni anche da parte del senatore della Lega, Irene Aderenti: “Non può parlare per slogan”.
“Avevamo ragione noi: sapevamo che le famiglie volevano il tempo prolungato”, commenta Gianluca Gabrielli, del Coordinamento nazionale difesa del tempo pieno. “In molte scuole questi orari non sono previsti, altrimenti la richiesta sarebbe stata anche superiore. Il tempo pieno cresce dove c’è la speranza di ottenerlo e se si lasciasse la possibilità di farlo supererebbe il 60% del totale”. “Adesso” conclude Gabrielli “resta da vedere se il ministro ottempererà alle richieste delle famiglie”.
A rassicurare le famiglie ci pensa proprio il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Che fa sapere che i fondi per il tempo pieno non solo ci sono ma addirittura sono aumentati: “Le risorse per il tempo pieno non solo non sono state tagliate” ha spiegato il ministro “ma sono state confermate. E grazie a un migliore impiego, sono aumentate. Quindi, non ci saranno problemi e sarà possibile rispettare il tempo pieno e la scelta delle famiglie”.
A margine della presentazione del Progetto Gaber a Milano, interpellata riguardo a una sua preoccupazione per l’elevato numero di ragazzi che ha ricevuto il 5 in condotta negli scrutini il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini ha commentato: “Il Papa ha parlato di una emergenza educativa: credo che questa emergenza sia sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo insieme lavorare per fare in modo che i ragazzi abbiano dei punti di riferimento e dei modelli educativi”. Lo ha detto. “Dobbiamo essere preoccupati” ha detto Gelmini “perché ogni giorno le cronache raccontano di episodi di bullismo e di assenza di disciplina. Non dobbiamo drammatizzare. La funzione educativa deve essere svolta dalla scuola ma non solo. Serve una collaborazione, soprattutto un rapporto di stima con la famiglia, ma anche i media hanno una grande responsabilità nell’educare e diseducare i ragazzi”.

La guerra civile di Rignano Flaminio: una partita legale sulle spalle dei bambini

L'entrata della scuola materna dell'istituto comprensivo 'Olga Rovere' di Rignano Flaminio (Roma), dove si sarebbero verificati i presunti episodi di pedofilia in una foto scattata il 24 aprile 2007
Prima la guerra civile, a Rignano. Le accuse, le fazioni, il paesone alle porte di Roma separato in casa, tra garantisti e forcaioli.
Ora la guerra legale, tra gli avvocati della parti in causa e contro il Tribunale di Tivoli. Una battaglia di posizione, di trincea, in cui tutti mirano ad altezza uomo, sperando di non ferire i bambini coinvolti, già vittime di una vicenda che non dimenticheranno mai.
Ieri, dopo il secondo incidente probatorio su uno dei bambini ritenuti “idonei a testimoniare”, il fuoco si è fatto più intenso. A sparare all’impazzata è stato soprattutto l’avvocato Giosuè Naso, uno dei legali delle maestre indagate: ha annunciato che presenterà un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura contro il Gip Elvira Tamburelli. Durante la testimonianza di una delle piccole ex alunne della scuola materna Olga Rovere, il magistrato ha deciso di violare la stanza dove la piccola stava giocando e raccontando la sua storia a una psicologa. Una stanza opportunamente allestita con giochi e disegni, da dove la bambina poteva essere ascoltata, via auricolare, dal giudice, dai genitori, dai legali delle due parti. Poi la piccola si è stancata, innervosita, ammutolita. Ed è stato il momento in cui il giudice per le indagini preliminari ha deciso di entrare e di varcare il confine tra il gioco, l’analisi e il procedimento giudiziario.
Un atteggiamento condannato dagli avvocati delle maestre sotto accusa. Ma che ha lasciato dubbiosi anche i legali dei genitori. L’avvocato Franco Merlino, che rappresenta la parte civile, ha chiesto di mettere un freno agli esami sui piccoli e ha presentato un’istanza per trasferire i prossimi incidenti probatori direttamente a casa dei bambini.

Test antidroga: dove si comprano e come funzionano i kit


La proposta ha suscitato scalpore. L’assessore alla Salute del Comune di Milano, Carla De Albertis (di An), intende distribuire gratuitamente alle famiglie dei test antidroga. In questo modo, ha spiegato, i genitori potranno controllare se i loro figli abusano di sostanze stupefacenti e intervenire per farli smettere. In una prima fase la distribuzione riguarderà le quasi 4 mila famiglie di Zona 6 con ragazzi tra i 13 e i 16 anni e poi sarà estesa a tutti i nuclei. Per richiamare l’attenzione sulla propria iniziativa, l’assessore De Albertis si è spinta oltre: “Proporrò il test a tutti i colleghi della Giunta”, ha dichiarato. Non si è tirato indietro Vittorio Sgarbi, responsabile della Cultura, che interpellato da Panorama.it ha risposto di essere pronto a sottoporsi alla prova: “Accetto la sfida, non ho niente da nascondere”.
La pubblicità però si è dimostrata superflua. In pochi giorni la polemica sugli stupefacenti è esplosa sulla scia dei fatti di Vercelli, dove l’autista di un autobus responsabile di un incidente in cui sono morti due bambini è risultato positivo al test della cannabis. Il dibattito sulla distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, sulla loro pericolosità per la salute e sull’opportunità di prevedere esami specifici per alcune categorie di lavoratori è tornata alla ribalta.
Ma se un genitore vuole sapere se il proprio figlio si droga, non deve aspettare che il test glielo regali il Comune.
Il test antidroga che il Comune di Milano vuole distribuire alla famiglie si trova in tutte le farmacie della cittÃ
Su Internet ci sono decine di aziende che vendono questo tipo di kit a prezzi modici. La media è intorno ai 20 euro, ma certi stick scendona fino a 2 euro. Alcuni produttori parlano proprio di uno “strumento concreto per tutti coloro che hanno dei dubbi sui propri familiari. Da oggi”, si legge nel lancio, “è possibile eseguire un test antidroga senza andare in un laboratorio di analisi, quindi nell’assoluta tranquillità della propria casa e senza alcuna intromissione nella privacy familiare”. Altri usano come traino la celebre inchiesta delle Iene tra i parlamentari.
Il sito che offre gli Screen Droga Test fornisce anche una lista delle famracie italiane in cui si possono trovare. A Milano ce ne sono una ventina. “Li abbiamo da alcuni mesi” spiega Carlo Arienti, della farmacia di via Solferino, “ma i clienti non ne conoscevano neppure l’esistenza. Ora cominciamo a ricevere richieste e domande da parte dei genitori”. Richieste subito accontentate con una vasta scelta di prodotti.
Sono proprio i kit acquistati dal Comune. Ce ne sono di otto tipi: sei rilevano attraverso l’urina le singole sostanze (marijuana, cocaina, anfetamine, ecstasi, benzodiazepine e oppiacei), uno ne rileva cinque contemporaneamente (tutte tranne le benzodiazepine, che sono dei sedativi) e uno le rileva tutte e sei attraverso la saliva. Costano rispettivamente 12, 24 e 36 euro.
I farmacisti precisano che si tratta solo di esami preliminari, che attestano la presenza o meno di sostanze stupefacenti anche a distanza di alcuni giorni. Per analizzarne la concentrazione o il momento della somministrazione, occorre ricorrere ai controlli di laboratorio.
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I kit antidroga (disponibili in farmacia e che il Comune di Milano vuole distribuire gratuitamente alle famiglie), per scoprire se i figli fanno uso di stupefacenti, secondo voi, sono un test corretto e utile per controllare i comportamenti degli adolescenti?

Affido condiviso: fatta la legge, gabbato il papà

Un bambino (con)diviso tra mamma e papÃ
Tribunale di Locri: negato l’affido condiviso a un padre di due gemelli di 2 anni “tenuto conto della tenera età dei bambini” hanno motivato i giudici.
Tribunale di Lecco: affidato un tredicenne al padre perché “gli orari della madre non sono compatibili con l’affidamento condiviso”.
Tribunale civile di Roma: rifiutato l’affido a un padre “a causa della conflittualità genitoriale che tuttora permane in forma ancora più esasperata”…
Marino Maglietta, docente di fisica a Firenze, e anima di Crescere insieme, l’associazione di padri separati che ha ispirato la legge sull’affido condiviso, sbotta: “A Pisa i tribunali decidono in un modo, a Livorno in un altro. E nel Sud i figli devono stare solo con la madre. Sempre a Locri è stato rifiutato un affido condiviso perché il padre abita a 12 chilometri di distanza dal figlio. E nel Nord magari col padre se la mamma è pendolare. È intollerabile che la sorte di una famiglia la si giochi ai dadi”.
A un anno dall’entrata in vigore della legge che doveva essere la soluzione migliore per i minorenni, affidati a entrambi i genitori con identici diritti e doveri, ci sono molto malumore e molta confusione. Se in molte città, come Genova, Torino, Bari, Cagliari, Firenze, Trieste, Milano, Bologna, l’affido condiviso è una regola applicata nel 90 per cento delle separazioni, a Roma la percentuale scende al 60 per cento, per precipitare all’11 per cento di Ancona.
Incalza Maglietta: “A dispetto della legge i giudici si prendono una discrezionalità che a volte sfocia nell’arroganza”. I rimedi? “Una circolare interpretativa del ministero, oppure una nuova legge per far applicare in modo corretto questa legge”.
Recriminazioni dei genitori a parte, qual è il bilancio degli avvocati divorzisti? Laura Remiddi, matrimonialista romana, ammette: “Sono un’oppositrice pentita. Ho notato una riduzione del contenzioso. I giudici quando possono applicano il condiviso. Come a dire: coniugi, datevi una calmata”. Cesare Rimini, decano dei matrimonialisti: “Negli affidi di figli nati fuori dal matrimonio la competenza è del tribunale civile o di quello minorile?”. Anna Maria Bernardini De Pace è rassegnata: “Questa legge c’è, la dobbiamo tenere. L’importante è che i giudici la interpretino sempre tenendo presente l’interesse del minorenne.
Potrebbero seguire l’esempio del presidente del tribunale di Monza che ha emesso una circolare interpretativa a cui i suoi giudici si debbono attenere”.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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