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Giancarlo-Abete

Matarrese: “Celle negli stadi, se necessario”

Tifosi Napoli

“Se necessario costruiamo celle negli stadi per mettervi subito chi delinque”. Lo ha detto il presidente della Lega Calcio, Antonio Matarrese, a margine della presentazione della campagna di comunicazione contro la violenza degli stadi promossa dal ministero dell’Interno.

Sulla possibilità invece di importare o meno il modello inglese di lotta al tifo violento, il numero uno della Lega è stato molto chiaro: “Loro hanno un’altra cultura e poi non dimentichiamo che noi abbiamo comunque un’ottima tifoseria fatta di gente per bene che segue le squadre. Certo, in Italia ci sono delle leggi che vanno cambiate”, ha aggiunto, “e così anche le attività di quegli uomini politici che trovano gusto a difendere quelle persone che dovrebbero andare in galera. Invece, da noi c’è la corsa al padrino politico per la ricerca dei consensi. Noi non dobbiamo imitare nessuno, ma semplicemente dobbiamo cambiare e applicare le leggi, magari mettere se necessario delle celle negli stadi. Così se ci sono delinquenti, si mettono subito in cella e poi si trasferiscono nelle carceri. O siamo forti o è meglio arrendersi. Noi non ci arrendiamo”.

La campagna di comunicazione del ministero è costituita da spot in televisione, nei cinema e sui siti internet, nonché magliette per dire no ai tifosi violenti. L’iniziativa è stata presentata oggi dal ministro Roberto Maroni, dal presidente della Lega Calcio, Antonio Matarrese e dal presidente della Federcalcio Giancarlo Abete. Si tratta, ha spiegato Maroni “di una campagna di sensibilizzazione per promuovere i valori veri dello sport ed il tifo corretto: l’iniziativa si affianca alle misure anti violenza adottate”.

la campagna partirà domani con uno spot di 30 secondi sulle reti Rai, che presentano immagini di belle azioni di gioco alternate alle violenze dei tifosi. Lo slogan è “Tifosi violenti, vigliacchi all’ultimo stadio”. In seguito gli spot andranno in onda anche sulle reti Mediaset, in alcuni cinema, sui siti internet dei quotidiani sportivi ed anche sui maxi schermi degli stadi. Nella prossima giornata di campionato, inoltre, i calciatori di A e di B entreranno in campo indossando una maglietta con la scritta “Stop alla violenza”. A indossarla, oggi al Viminale, il pugile medaglia d’argento a Pechino Clemente Russo.

Matarrese ha assicurato che “continueremo a combattere la violenza senza abbassare la guardia: i presidenti stanno facendo l’impossibile, a volte hanno espressioni poco felici, ma poi si ravvedono e non dimentichiamo che alcuni vanno in giro con la scorta perché si sono opposti alle tifoserie violente”. Abete, da parte sua, ha sottolineato che “questa è una battaglia che si può vincere insieme”.

Lo spot del ministero, “Stop alla violenza”:

Maroni: contro gli ultras tolleranza zero

Tifosi Napoli

“Se servirà prenderemo decisioni drastiche”. Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni ha annunciato ieri sera in una trasmissione televisiva ”tolleranza zero” dopo i disordini avvenuti domenica alla stazione di Napoli che hanno visto protagonisti i tifosi partenopei in partenza per Roma. Il ministro ha convocato per oggi l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive e subito dopo il Comitato tecnico.
Due giorni dopo l’assalto di un treno da parte dei tifosi del Napoli che hanno poi danneggiato la stazione Termini gli strascichi non si limitano ai 500 mila euro di danni causati. Gli sviluppi giudiziari e le polemiche politiche aumentano col passare delle ore. I cinque ultrà arrestati, tre giallorossi e due partenopei, sono stati subito scarcerati, dopo la convalida del fermo. Lo ha deciso la magistratura della capitale di fronte alla quale i tifosi sono comparsi oggi per essere processati con il rito direttissimo.

Per effetto della richiesta dei termini a difesa, i processi per ciascuno dei fermati si svolgeranno a partire dal prossimo ottobre. La convalida dei fermi è stata dichiarata per i romanisti Giordano Corsi, accusato di aver rapinato un tifoso, Giovanni Corneli, sorpreso a sbarazzarsi di un martello, e Luigi Alberto Siccardi, trovato in possesso di due bombe carta. Analoga decisione è stata presa per i supporter azzurri Diego De Martino, trovato in possesso di un coltello, e Danilo Durevole, accusato di resistenza a pubblico ufficiale. Il giudice ha anche convalidato il fermo di un bagarino, Nicola Cannone, per violazione del daspo, l’atto amministrativo con il quale viene interdetto l’accesso negli impianti sportivi e nelle immediate vicinanze.

Il questore di Napoli, Antonino Puglisi, sta preparando la relazione richiesta dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, sui disordini avvenuti alla stazione di Napoli per mano dei tifosi azzurri in partenza per Roma. A sollecitare un “un rapporto dettagliato” è stato ieri lo stesso responsabile del Viminale. La richiesta è, per Puglisi, “un atto dovuto, anche in vista della riunione sull’Osservatorio delle tifoserie”. Quanto all’opportunità di consentire la trasferta di ieri ai partenopei, “alla vigilia”, commenta il questore, “pensavo fosse una decisione giusta, come banco di prova per l’intera tifoseria dopo anni di divieti. Ora l’Osservatorio dovrà tenere conto di quanto accaduto”.

“Quando quel treno si è mosso da Napoli”, continua il questore in un’intervista a Il Mattino, “non c’era alcun pericolo di ordine pubblico” e quindi nessun motivo per impedirne la partenza: “Cosa avrei dovuto fare, un processo alle intenzioni? Trovo deplorevole quanto accaduto a bordo dell’intercity, considero spiacevole qualsiasi forma di violenza contro persone o cose. È stata una follia inqualificabile, ma quando il treno si è mosso non c’erano segnali di allarme al di là del naturale disagio dei passeggeri costretti a viaggiare in carrozze affollate di tifosi. Tanto che in molti hanno cambiato treno, ma l’hanno fatto in modo autonomo e spontaneo, senza alcuna pressione o violenza”. I circa 1.500 tifosi in partenza con l’intercity, sottolinea il questore partenopeo, erano muniti di biglietto ferroviario e per lo stadio, e non armati: “Li abbiamo perquisiti, se avessimo trovato anche un solo tifoso armato di oggetti contundenti l’avremmo arrestato”.

Ai danni causati al treno e alla stazione si aggiungono quelli ai 39 autobus messi a disposizione da Trambus, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico di superficie a Roma, per portare i tifosi napoletani dalla stazione Termini allo stadio. Venti vetture oggi sono fuori servizio e l’azienda, che è pronta a fare denuncia contro ignoti, ha quantificato i danni in 60 mila euro. Intanto la Digos continua a indagare per identificare altri responsabili degli scontri e dell’aggressione ai danni del ferroviere alla stazione Centrale di Napoli.

“Quanto è accaduto a Napoli avrà un seguito” e dal tessuto normativo già applicato “ripartiremo senza riguardo per nessuno e senza comprensione per nulla”. Lo dice il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, intervistato dal Giornale. Sugli ultrà napoletani, Mantovano sostiene che sia stata data loro troppa fiducia poiché “Osservatorio e Casms (Comitato analisi sicurezza manifestazioni sportive, ndr) avevano confidato sui buoni risultati dello scorso campionato. La cosa più triste”, aggiunge, “è che è bastata una giornata a cancellare i passati dati favorevoli”. Ora i tifosi napoletani “rischiano di non fare più trasferte”. Alla domanda se condivida la decisione del prefetto di Napoli che ha fatto partire il treno, Mantovano risponde che “è intempestivo fare valutazioni prima di avere tutti gli elementi, ma se il bilancio è questo, è inutile nascondere che sia fortemente negativo”.

“C’è amarezza e rammarico per quello che è avvenuto, non è possibile assistere a comportamenti contrari a ogni logica di convivenza. Dobbiamo fare il massimo per debellare questo branco di delinquenti che inquinano il nostro mondo e più in generale quello civile”. È dura la presa di posizione del presidente della Figc, Giancarlo Abete, sulla violenza scatenata, con l’assalto al treno, dagli ultrà del Napoli in occasione della partita contro la Roma. “Il calcio non è rappresentato da questi delinquenti”, ha aggiunto Abete ai microfoni di Radio Anch’io Lo Sport, “che noi speriamo allo stadio non entrino più”.

L’avvio della serie A è stato rovinato dagli incidenti alla stazione ferroviaria, ma Abete tiene a sottolineare che “vanno colpiti i responsabili e non bisogna generalizzare. Perché esiste una realtà, quella della gran parte del Paese che attende con passione e serenità l’evento sportivo, e quella di alcune persone che questo evento lo vogliono rovinare. Sarebbe stata una bella giornata con un inizio di campionato avvincente se non ci fossero stati questi incidenti, contro i quali va espresso tutto il biasimo. Non è possibile assistere dal vivo o in tv a immagini di questo tipo”.

Il presidente della Figc dice di avere fiducia nelle istituzioni, e precisa che ormai il fenomeno della violenza è sempre più fuori dagli stadi. “Non è pensabile che persone mettano a ferro e fuoco le stazioni e soprattutto istillino la paura nella gente”, ha continuato Abete. “Il calcio non è rappresentato da questa gente. Io ho fiducia nel ministro Maroni e nel capo della Polizia Manganelli: le istituzioni faranno di tutto perché situazioni del genere non si ricreino. Questi delinquenti hanno anche sporcato l’immagine di Napoli. Ai tifosi era stata data fiducia, ma con questi comportamenti hanno voluto respingere al mittente l’attestazione di stima che era stata concessa. Bisogna chiedere con rispetto e forza che ci siano comportamenti adeguati contro questi delinquenti che inquinano la convivenza civile e rovinano l’immagine del calcio sul piano nazionale e internazionale”.

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Azzurri, tutto in un pomeriggio: via Donadoni, riecco Lippi

Marcello Lippi

Roberto Donadoni non è più il ct della nazionale. Meno di tre ore per dirsi addio. Poco più di una per annunciare il nuovo commissario tecnico: Marcello Lippi. La comunicazione ufficiale arriva dalla Federcalcio, al termine dell’incontro tra Abete e il tecnico che ha guidato la nazionale a Euro 2008. È durata due anni l’esperienza del tecnico bergamasco sulla panchina azzurra. Un’esperienza “stupenda” dice, salutando, Donadoni. Sulla quale hanno pesato i rigori. Un vero incubo.

“Dispiace che un calcio di rigore abbia determinato questa situazione” l’ha ripetuto ancora oggi, dopo aver avuto la conferma, dal presidente della Figc Giancarlo Abete, della fine del suo contratto. “In questi due anni” si è difeso “la mia Italia ha fatto anche qualcosa di positivo, un’ ultima partita non può cancellarlo”. E invece, pare proprio che si possa.

La semifinale era l’obiettivo minimo, per i campioni del Mondo. Tanto che il contratto firmato prima dei campionati dava alla federcalcio la possibilità di rescindere se non si passavano i quarti. Senza penali. Donadoni ha ragione: “se fossero entrati i rigori di Di Natale e De Rossi adesso sarebbero tutti a elogiare la squadra”. Già, ma l’Italia contro la Spagna si è arresa prima del 120°, rinunciando a giocare. E quando si arriva alla lotteria può andar bene come male.

D’altronde, nessuno lo sa meglio dell’ormai ex commissario tecnico: nel 1990 è proprio lui a sbagliare uno dei rigori decisivi nella semifinale del 3 luglio contro l’Argentina; ad Usa ‘94 non riesce a vincere il Mondiale, battuto nella finale con il Brasile, sempre dal dischetto. Da calciatore di club ha vinto tutto il vincibile, dominando la fascia destra nel Milan di Sacchi e Capello. Da allenatore ha avuto meno fortuna, scontrandosi con presidenti bizzosi come Preziosi (esonero dopo appena tre giornate con il Genoa) e Spinelli (si dimise per le critiche del presidente quando occupava un ottimo sesto posto con il Livorno).
Oggi si chiude ufficialmente l’avventura dell’allenatore bergamasco sulla panchina azzurra. Scelto da Demetrio Albertini nei giorni di post-sbornia mondiale e post-incubo Calciopoli. L’ombra della coppa vinta a Berlino da Lippi sempre addosso. 23 panchine per un bilancio di 13 vittorie, 5 pareggi e 5 sconfitte. Pessimo esordio il 16 agosto 2006, amichevole perduta a Livorno per 0-2 contro la Croazia. Tre partite esaltanti, contro la Scozia a Glasgow (decisiva per la qualificazione all’Europeo), contro il Portogallo in amichevole (Cristiano Ronaldo e soci schiacciati dagli azzurri) e contro la decadente Francia di questi Europei, due settimane fa. Poi la fine, il 22 giugno scorso, contro la Spagna. Ovviamente dal dischetto. In queste 23 partite sono stati 59 i giocatori schierati almeno una volta, con pluripresente risultato Gigi Buffon, a quota 19 gettoni ed anche re dei minuti giocati (1695). Due invece i bomber dell’era-Donadoni: con 6 reti ciascuno ci sono Luca Toni e Totò Di Natale. Entrambi l’hanno tradito nel momento decisivo, a Euro 2008: il primo non segnando nemmeno una rete, dopo aver vinto la classifica dei cannonieri nel campionato tedesco; il secondo sbagliando un rigore nella sfida contro la Spagna.
Roberto Donadoni

Dei calci di rigore si dice sempre che siano una lotteria. A vincerla, dopo Berlino, è nuovamente Marcello Lippi. Che torna a sedersi sulla panchina della Nazionale. L’annuncio viene sempre dalla Figc. E non è una sorpresa. Quasi chiamato a furor di popolo (e di stampa), il nuovo Ct degli azzurri “sarà presentato ufficialmente il 1 luglio”, si legge sul sito della Federazione.

Si tratta del secondo “ritorno” tra i ct azzurri, a 60 anni da Vittorio Pozzo (il ct che vinse due titoli mondiali). Il tecnico viareggino - che ha collezionato in azzurro 29 panchine con 17 vittorie, 10 pareggi e 2 sconfitte - vanta tra l’altro un curriculum da vero numero uno. E nella notte mondiale di Berlino, se lo era detto: ”Non so quanti allenatori sono riusciti a fare quello che ho fatto io, a diventare campione d’Europa e del Mondo con un club, e poi Campione del Mondo con una Nazionale”. Infatti in un mondo di star, è quello del tecnico toscano il palmarès più ricco: 1 mondiale, 5 scudetti, 1 Champions League, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa europea, 1 Coppa Italia, 4 supercoppe di Lega.

Il VIDEO servizio:


Abete: “Esonerare Donadoni? Il contratto già non esiste più”

Allenamenti azzurri aspettando Italia-Romania

Fuori dalla panchina, senza passare dal via.

Donadoni non avrà nessuna penale dalla Figc in caso di rottura del contratto. Un’eventualità che sembra sempre più una certezza. ”Nel contratto firmato a Baden con il Ct si è tornati alla formula iniziale che non prevedeva nessuna clausola di rescissione esercitabile dalle parti ma un rinnovo automatico del rapporto in caso di raggiungimento di semifinale o finale”: i termini del contratto col Ct bergamasco sono stati resi noti proprio dal presidente della Federcalcio Giancarlo Abete a margine del consiglio nazionale del Coni.
Quindi, niente soldi per Donadoni, eliminato ai quarti di Euro 2008, ai rigori dalla Spagna. Nessuna penale anche se non si dimette. Il presidente della Federcalcio conferma che la versione iniziale del contratto prevedeva una clausola di rescissione: “Era stata fissata in una somma lorda di 900 mila euro ed è documentata. Quando Donadoni mi ha chiesto di eliminare la clausola di rescissione io ho accettato. Ho privilegiato la necessità di dare al commissario tecnico la massima serenità in vista degli Europei”.
Sembra sempre più certo, adesso, il ritorno sulla panchina azzurra di Marcello Lippi, il Ct campione del mondo, nonostante le smentite di facciata dei diretti interessati. Sempre Abete ci tiene a precisare due punti. Il primo: “L’automatismo inserito nel contratto di Donadoni dimostra che la Federazione non ha in tasca nessun accordo con un altro tecnico”. Il secondo aspetto che il presidente vuole chiarire è che nessuno ha mai remato contro il tecnico. “Abbiamo sempre continuato a lavorare con l’obbiettivo di far bene ad Euro 2008 - aggiunge Abete - e per questo abbiamo sempre voluto garantire la massima serenità al commissario tecnico e all’ambiente.

Stasera intanto, a Berna si affronteranno Turchia e Germania nella prima semifinale dell’Europeo. La Spagna, giustiziera dell’Italia, e la sorprendente Russia di Hiddink si contenderanno l’altro posto in finale giovedì sera.

Il VIDEO servizio:

Il Governo nel pallone: cronaca di una giornata di caos. Chiusa con un bluff

Il ministro dello Sport, Giovanna Melandri tra il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete e quello del Coni, Gianni Petrucci durante l'incontro avvenuto all'indomani dell'uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri nell'autogrill dell'A1.<br />
Il caos regna sovrano nella politica che governa il calcio italiano. È sufficiente una semplice cronaca della giornata di oggi per capirlo.
Ore 11. Inizia al Viminale la riunione dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. Sono presenti i vertici del calcio e del ministero dell’Interno. Ore 13.50. Il presidente della Figc, Giancarlo Abete, il presidente di Lega, Antonio Matarrese lasciano il Viminale per andare a palazzo Chigi da Giovanna Melandri dove sono stati convocati per una riunione sulla situazione. L’Osservatorio non dice nulla per non interferire con le decisioni del governo.
Ore 14. Inizia il vertice tra il ministro dello Sport, Melandri e i vertici del calcio. Durerà un’ora.
Ore 15. Giovanna Melandri entra in conferenza stampa, con accanto i capi dello sport del calcio (il presidente del Coni Gianni Petrucci, il presidente della Figc Abete e il presidente della Lega Matarrese) e dice di voler stoppare il campionato. Senza specificare da quando, visto che il prossimo turno di campionato di serie A non ci sarà per l’impegno della Nazionale che giocherà a Glasgow contro la Scozia. Ma il ministro Melandri è netta: “Perché” spiega in conferenza stampa “dopo aver dedicato la riunione alla condivisione delle valutazioni sulla tragica giornata di ieri, valutiamo un gesto molto importante, ovvero la sospensione di tutti i campionati nelle prossime settimane. Senza comunque voler interferire con le decisioni dell’Osservatorio del Viminale”. Alle parole del ministro Melandri gli altri tre rimangono muti. E la conferenza stampa si trasforma in un monologo di Giovanna Melandri. In pratica, spiegano a Panorama.it alcuni addetti ai lavori del mondo del calcio che preferiscono rimanere anonimi, “ieri il governo ci ha obbligato a scendere in campo. E oggi, dopo aver giocato e dopo le violenze della serata di ieri – ovvero, a buoi ormai lontani dalla stalla – ci chiedete di fermare i campionati. Ma che senso ha?”.
Ore 17. I vertici del calcio sono riuniti a presso la Figc per esaminare la richiesta di Giovanna Melandri e del governo di fermare il campionato. La riunione va avanti fino a sera.
Ore 18. L’Osservatorio decide lo stop alle trasferte. E curve chiuse a Bergamo e Taranto. Che sono stati i cattivi più cattivi di domenica 11, dentro gli stadi. Senza quindi considerare la guerriglia urbana scatenata dagli ultrà per le vie di Roma in serata (di cui il Coni stesso è stato vittima).
Ore 18.15. Il ministro dell’Interno assolve il capo della Polizia, Antonio Manganelli dichiarando: “Ho condiviso le scelte sulla gestione dell’ordine pubblico. Hanno evitato che a quella tragedia seguissero esiti ancor più drammatici”.
Ore 19. Palazzo Chigi apprezza le decisioni dell’Osservatorio. “Dall’Osservatorio sugli eventi sportivi, riunito oggi dopo la morte del tifoso Gabriele Sandri e i successivi scontri con le Forze dell’ordine, arriva una risposta di serietà”. Poi spiegano ancora fonti del governo: “Occorre fare chiarezza sulle responsabilità di quanto accaduto ovvero sulla morte del giovane tifoso della Lazio, e, in maniera distinta stigmatizzare quanto accaduto ieri nel pomeriggio, con i tifosi che si sono scagliati contro la Polizia a Roma, Bergamo e Milano. Il pPremier Prodi è rimasto costantemente informato sulle attività di oggi e domani il ministro Amato riferirà alla Camera. In ogni caso, dopo il decreto adottato successivamente alla morte dell’ispettore Raciti sempre per scontri davanti allo stadio, con cui è già stato fatto un giro di vite contro i tifosi violenti, oggi con le decisioni dell’Osservatorio - possibilità per i Questori di fermare le partite e stop alle trasferte di tifosi violenti - si dà una risposta di serietà”.
Ore 19.45. La Figc decide pilatescamente lo stop del campionato solo per domenica prossima. Tanto mancherà la serie A visto che gioca la Nazionale. Così da salvare le capre del governo e i cavoli degli affari del calcio.
Questa la tragicomica cronaca di oggi. Rimane che un ragazzo innocente è morto e ancora non si sa ufficialmente come. Che ieri il campionato non è stato fermato, sebbene forse sarebbe stato meglio (lo hanno detto i protagonisti del calcio e lo hanno ribadito i politici) e che oggi è stato quasi fermato, quando probabilmente non serviva più.
E che la gente non va più allo stadio.

VIDEO servizio, la politica nel pallone:

VIDEO servizio, la nazionale salva la Serie A:

LEGGI ANCHE: Lo Stato senza responsabilità - La politica: “Non si doveva giocare” - La serie A: “Davanti alla morte bisogna fermarsi - Partecipa al FORUM

Polizia e ultrà: uno Stato senza responsabilità

Ultrà contro i poliziotti: nel mirino il ministro Amato e la Figc
Se in Italia la responsabilità fosse pari alla retorica non avremmo giornate come quella di ieri. E non solo nel calcio e nel mondo degli ultrà, ma in generale nella cosa pubblica, nel governo, nell’economia.
Si preferisce invece affidarsi alla retorica, ai messaggi di cordoglio fine a se stessi, ai gesti simbolici (il lutto al braccio, i dieci minuti di ritardo): tutto tranne che dire la verità e prendere decisioni conseguenti. È noto che l’unico fattore unificante degli ultrà è l’odio contro le forze dell’ordine; è altrettanto noto che dai tempi dell’uccisione di Filippo Raciti a Catania le tifoserie violente non aspettano che un pretesto per scatenarsi in tutta Italia.
Ieri uno sventurato agente della Polizia stradale ha servito questo pretesto mettendosi a sparare, senza motivo, lungo un’autostrada per una rissa tra tifosi che, a quanto pare, non meritava che da parte delle forze dell’ordine si ricorresse alla pistola. Ma più che questo poliziotto - che si spera verrà perseguito come è giusto che sia - a offrire quel pretesto su un piatto d’argento è stata tutta la catena dei suoi superiori, dal questore di Arezzo fino al vertice della Polizia, al ministro dell’Interno, ai politici ed anche ai dirigenti del calcio.
Se è colpevole fino alle estreme conseguenze che un ragazzo sia stato ucciso senza colpa ad un autogrill, è surreale che ancora nel pomeriggio inoltrato i suoi capi abbiano insistito sulla tesi dei colpi sparati in aria. Il povero Gabriele Sandri non viaggiava su un disco volante ma su una Renault. Nel merito, il tentativo di colluttazione con tifosi juventini che andavano ad assistere a un’altra partita in un’altra città non richiedeva assolutamente che un militare, dall’altra parte della carreggiata, tirasse fuori la pistola.
Ci voleva molto ad ammettere e spiegare tutto questo? A dire: abbiamo sbagliato, le colpe saranno punite, a mettersi in contatto con la famiglia di Sandri, che oltretutto non era un violento, non aveva precedenti, non viaggiava con gli ultras ma con tre amici?

Forse l’episodio sarebbe stato circoscritto, forse no. In questo caso il Viminale, se avesse saputo gestire la situazione, avrebbe dovuto chiedere alla Lega Calcio o alla Fgci di rinviare il turno di campionato. Oppure il mondo del pallone avrebbe potuto decidere autonomamente: decidere, però, non annullare due partite, far ritardare le altre dei dieci rituali minuti, soccombere alla violenza a Bergamo e Taranto. Insomma, affidarsi al caso, e diciamo che ieri è andata bene così.
Con le loro reticenze e le fughe dalla responsabilità, i capi della Polizia e del Viminale hanno (certo involontariamente) messo a repentaglio l’incolumità di centinaia di altri agenti che ieri sera, soprattutto a Roma, hanno sostenuto la rabbia prevedibile degli ultras. Non solo: interi quartieri e molti cittadini hanno rischiato di trovarsi coinvolti nella guerriglia ed è stato un miracolo che non ci siano andati di mezzo.
Con la loro pavidità i dirigenti del calcio, sempre alla ricerca di coperture politiche, governative e ministeriali, hanno esposto alle stesse conseguenze tifosi normali e calciatori. Il calcio è sempre lì a rivendicare autonomia e altro quando si tratta di soldi e diritti tv, se invece c’è da far saltare un turno di campionato è in balia degli eventi (vedi il famoso derby annullato all’Olimpico due anni fa).

Infine i politici. Walter Veltroni era a Cracovia per accompagnare una scolaresca sui luoghi dell’Olocausto. Iniziativa lodevole, che però, alle prime notizie di una capitale che rischiava di essere messa a ferro e fuoco (qui i video 1 e 2), poteva essere lasciata nelle mani di un assessore. Il sindaco, in questi casi, ha il dovere di esserci. Ancor più penose o inutili le esibizioni degli altri. Fabrizio Cicchitto non ha trovato di meglio che ricordare che il ragazzo ucciso “era un simpatizzante di Forza Italia”. Romano Prodi è apparso in tv da Bologna, come ogni domenica, all’ora dei tortelini, è si è detto “molto, molto preoccupato”. Giovanna Melandri, ministra dello sport, chiede di “fermare tutto il calcio domenica”: peccato che sia già fermo per il turno della Nazionale. Il Quirinale lancia i consueti moniti e auspici che scivolano come l’acqua.
Si sa che il vero braccio di ferro, evidentemente non risolto dai tempi di Filippo Raciti, è tra forse dell’ordine e mondo del pallone, e che la vera guerra è tra poliziotti e carabinieri da una parte, ultras dall’altra. Ieri ci ha rimesso la vita un ragazzo romano ma è stato un miracolo che non sia accaduto di peggio. Peggio, però, che è sempre dietro l’angolo: contro la violenta stupidità delle curve ci vorrebbe una classe dirigente in grado di prendere decisioni chiare e assumersi le proprie responsabilità. Purtroppo non se ne vede traccia.

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VIDEO servizio: Cori anti-polizia in molti stadi, scontri a Bergamo e Milano

VIDEO servizio: Amato, un tragico errore

La serie A quasi tutta compatta: “Davanti alla morte bisogna fermarsi”

Cristiano Doni giocatore dell'Atalanta cerca, invano, di calmare i tifosi bergamaschi dopo gli incidenti sugli spalti per i quali la partita con il Milan è stata rinviata
“Dieci minuti di ritardo sull’inizio delle partite sono poca cosa, la protesta doveva essere più forte, forse era meglio non giocare”, dice l’allenatore del Torino, Walter Novellino. “Quel che è successo è gravissimo, forse dieci minuti di ritardo non bastano: dovevamo rinviare tutta la giornata di campionato”, chiarisce il tecnico della Fiorentina, Cesare Prandelli. E, allo stesso modo, la pensano la maggior parte degli allenatori di serie A che ieri, dopo le partite della 12esima giornata, hanno detto la loro sulla morte del tifoso della Lazio, Gabriele Sandri.

Ma forse la dichiarazione più importante è quella del presidente del Catania, Antonio Pulvirenti, testimone, il 2 febbraio scorso, dei tragici avvenimenti che portarono alla morte dell’ispettore capo della Polizia, Filippo Raciti, ucciso negli scontri del post-partita tra gli ultrà etnei e quelli del Palermo. Allora, in pochissimo tempo, il commissario straordinario della Figc, Luca Pancalli, decise la sospensione immediata delle gare. “In questo ambiente” ha commentato Pulvirenti “ci sono due pesi e due misure. Sarebbe stato giusto fermarsi”. Molti degli intervistati hanno sostenuto la tesi che davanti alla morte, seppur accidentale e avvenuta lontano da uno stadio di calcio, ci si doveva fermare, mettendo lo spettacolo, almeno per una volta, ai margini e lasciando spazio alla riflessione e al dolore.

C’è chi, invece, è rimasto più cauto nell’analizzare la giornata. Il tecnico della Juventus, Claudio Ranieri, ha spiegato che la decisione è stata presa, molto probabilmente, per motivi di ordine pubblico, per evitare cioè che i tanti tifosi accorsi nei vari stadi italiani reagissero in modo incontrollabile alla notizia della sospensione del campionato. Lo stesso Ranieri ha poi però ammesso: “Ci stiamo abituando ai bollettini di guerra e questa è la cosa più triste”.

E che ci sia stata una discussione anche in seno alle istituzioni, sulla possibilità di fermare la serie A, lo ha confermato anche il presidente della Federazione italiana gioco calcio, Giancarlo Abete: “Sì, avevamo pensato anche a fermare il campionato. Ma se non l’abbiamo fatto non è per insensibilità: ci siamo assunti la responsabilità della decisione”, ha precisato il presidente federale, senza entrare nei retroscena delle lunghe telefonate con il ministro dell’Interno Giuliano Amato e con il capo della Polizia Antonio Manganelli. “È un lutto per tutto il calcio italiano”, ha aggiunto poi lapidario lo stesso Abete, ammettendo, probabilmente, che la vita e, in questo caso la morte, vale più di ogni altra cosa.

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Dopo la morte del giovane tifoso della Lazio Gabriele Sandri il campionato di calcio, secondo voi, va fermato?

Muore un tifoso laziale, la polizia e il calcio nella bufera

Gabriele Sandri, il tifoso della lazio ucciso durante gli scontri all'autogrill Badia di Pino
Il campionato di calcio è già finito? Forse no, ma certamente la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri riaccende la polemica sul tifo violento e sulle forze dell’ordine.

La tragedia è accaduta nell’area di servizio Badia al Pino, sull’A1, nell’hinterland aretino. Durante una rissa tra laziali e juventini è intervenuta una pattuglia della stradale, poi un colpo di pistola fatale. A terra è rimasto un noto dj ventiseienne, raggiunto da un proiettile esploso da un agente. La dinamica dei fatti è ancora tutta da chiarire, secondo una prima ricostruzione intorno alle 9 meno 10, due auto di tifosi della Juventus, in sosta all’autogrill e dirette a Parma, sono state attaccate da supporter laziali (che stavano andando a Milano), armati di spranga. Gli juventini sono però riusciti a fuggire e hanno chiamato la polizia stradale, dando il numero di targa dell’auto degli aggressori. Poi l’arrivo delle forze dell’ordine e il tragico epilogo.

La partita Inter-Lazio non si giocherà, mentre gli altri match inizieranno con dieci minuti di ritardo (alle 15,10). Lo ha deciso il presidente della Lega calcio, Antonio Matarrese, che si è confrontato con il capo della polizia, Antonio Manganelli, con i patron di Inter e Lazio, Massimo Moratti e Claudio Lotito, con il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, e con il ministro dell’Interno, Giuliano Amato. L’ipotesi di sospendere il torneo, che in un primo momento sembrava possibile, è sfumata anche per evitare ulteriori tensioni.

Nonostante questo, però, il clima è teso. Intorno alle 13, un gruppo di ultras atalantini ha preso a sassate una jeep della polizia a Bergamo, in viale Giulio Cesare, a poche centinaia di metri dallo stadio. A bordo del mezzo, che era in movimento, c’erano due agenti, che sono rimasti feriti. Poco dopo sono iniziati gli scontri veri e propri. Anche gli ultras milanisti, secondo le prime informazioni, hanno aggredito le forze dell’ordine: dal treno che li stava portando a Bergamo hanno fatto partire una sassaiola contro gli agenti della Polfer, approfittando di una sosta nella stazione di Treviglio. Ci sarebbero dei contusi.

Intanto si lavora anche per ricostruire l’accaduto. “Un tragico errore. Stiamo accertando la dinamica di quanto è avvenuto, cosa e come sia successo”, ha detto il questore di Arezzo, Vincenzo Giacobbe, esprimendo rammarico e dolore per la morte del tifoso. Poi ha spiegato: “Il nostro agente era intervenuto per evitare che i tafferugli tra due esigui gruppi di persone, che non erano stati individuati come tifosi, degenerassero con gravi conseguenze per entrambi”. Stando a quanto riferito dall’avvocato e amico di famiglia, Luigi Conti, Gabriele è stato colpito nella parte posteriore del collo, mentre si trovava in auto.
Gli inquirenti effettuano i rilevamneti alla stazione di servizio di Badia al Pino, lungo la A1, ad Arezzo, dove è stato ucciso Gabriele Sandri
Sempre secondo quanto spiegato, il proiettile è entrato nella vettura, una Megane, infrangendo il lunotto posteriore sinistro. L’auto, dopo l’accaduto è stata portata alla caserma della polizia stradale di Arezzo, con all’interno la salma. Il corpo di Sandri è stato poi rimosso intorno alle 13.30.

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