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Pierpaolo Bruni, il magistrato che ha sostituito Luigi de Magistris nell’indagine Why not della procura generale di Catanzaro, è in rotta di collisione con il resto del pool: ha chiesto di essere sollevato dall’incarico e il trasferimento del procedimento alla procura di Salerno. Lo rivela il settimanale Panorama nel numero in edicola da venerdì 18 luglio, che riporta ampi stralci delle lettere che Bruni ha inviato, per motivare le sue richieste al procuratore generale Enzo Iannelli.
In una lettera del 10 giugno, scrive Panorama, si legge: «Il gruppo di lavoro esiste solo formalmente poiché soltanto lo scrivente, pressoché in esclusiva negli ultimi mesi, ha posto in essere attività investigative e di impulso alle indagini».
Bruni, che non ha firmato la richiesta d’archiviazione per l’ex ministro della giustizia Clemente Mastella, è in contrasto con i colleghi anche sull’atteso chiarimento della posizione di Romano Prodi. Infatti Bruni sta seguendo un filone che riguarda l’ex premier («il presunto finanziamento all’onorevole Prodi attraverso il Laboratorio democratico», un centro studi di giovani vicini al Professore) e vuole poter continuare a investigare prima di archiviare.
Nell’ultima missiva, spedita a fine giugno, scrive Panorama, Bruni, preoccupato per l’andamento delle indagini, ha proposto una riunione del pool con un ordine del giorno sorprendente: discutere il trasferimento dell’inchiesta catanzarese alla procura di Salerno per competenza, visto che i pm Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi procedono contro alcuni indagati di Why not per una presunta corruzione in atti giudiziari.
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Oltre Prodi, ecco chi sono gli uomini che hanno un ruolo chiave nell’inchiesta del pm Luigi De Magistris sulla cosiddetta loggia di San Marino. Imprenditori, politici, finanzieri. Tutti tirati in ballo in quella che il magistrato definisce “la pervicace volontà di depredare le risorse pubbliche pur di raggiungere lucrosi interessi criminali” e spiega: “Le indagini preliminari hanno evidenziato comuni colleganze affaristiche tra società e persone riconducibili, anche indirettamente, ad amministratori pubblici facenti parte di opposti schieramenti”.
Luigi Bisignani. Ex giornalista, scrittore di spy story di successo, ex capo ufficio stampa ad alto livello, Bisignani, classe 1953, è Executive vice president for international business del gruppo Ilte Pagine Gialle.
In passato le cronache le ha scritte e le ha anche animate. Come giornalista comincia giovanissimo all’Ansa, è stato tra il ‘76 e il ‘79 capo dell’ufficio stampa del ministro del Tesoro Gaetano Stammati, nel governo Andreotti, poi nel ‘92 diventa direttore delle relazioni esterne del gruppo Ferruzzi. Nell’ ‘81 viene citato tra gli affiliati alla P2, circostanza sempre smentita, e nel ‘93 viene arrestato nell’ambito delle inchieste su Tangentopoli ed Enimont con l’accusa di violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Verrà condannato in via definitiva a 2 anni e 6 mesi. Nel 2002 arriva anche la radiazione dall’Ordine dei giornalisti.
Lorenzo Cesa. Nato vicino a Roma nel 1951, dall’ottobre del 2005 è segretario nazionale dell’Udc. In precedenza, dal 2004, era stato parlamentare europeo. Cesa è entrato giovanissimo in Azione cattolica ed è diventato dirigente del Movimento giovanile della Democrazia Cristiana. Nel 2001, quando era consigliere comunale a Roma, è stato condannato in primo grado per corruzione, nell’ambito di una vicenda in cui è coinvolto anche il ministro dei Lavori pubblici Giovanni Prandini. La condanna viene annullata in Appello per incompatibilità del giudice, poi il reato si prescrive.
Il segretario dell’Udc ha commentato così le accuse che gli rivolge la procura di Catanzaro: “Sono amareggiato. Se avessi anche un minimo dubbio sulla correttezza del mio operato professionale, non sarei al mio posto un secondo di più. Avete di fronte una persona con le mani pulite”. Un pentito di mafia, Francesco Campanella, ha dichiarato agli inquirenti che la Global Media, società di comunicazioni fondata da Cesa e ancora riconducibile a lui attraverso la moglie e il figlio, veniva utilizzata per lucrare sui fondi europei a favore del partito.
La Global Media si è occupata dell’organizzazione, oltre che dei congessi Udc, anche degli Internazionali di tennis e dello Smau alla Fiera di Milano e ha avuto molte committenze pubbliche. Per una partecipazione della società nella Digitaleco (gruppo Sipro di Di Gangi) Cesa è inoltre finito nel dicembre 2006 nel mirino dell’Olaf, l’Ufficio antifrode europeo.
Walter Cretella Lombardo. Attualmente il generale di divisione, Cretella Lombardo è capo di stato maggiore dell’Ispettorato per gli istituti di istruzione e comandante della scuola ufficiali della Guardia di finanza di Ostia. Nato a Colosimi (Cosenza), è amico sia dell’ex direttore del Sismi Pollari, sia del generale Speciale. Ma tra le sue amicizie ci sono anche quella con Cesare Geronzi e Giancarlo Elia Valori, vicino di casa del generale a Trastevere. In passato è stato a capo del II Reparto della Fiamme gialle, l’intelligence della Guardia di finanza.
Decorato con una medaglia al valor civile per aver salvato quattro persone dall’annegamento, ha dichiarato in un’intervista a Repubblica: “Sono invidiato perché sono un uomo buono. Se dovesse essere il popolo a decidere, io riceverei un plebiscito per il mio modo di essere italiano: franco e generoso”.
Sandro Gozi. “Uomo di Prodi”: così può essere definito in sintesi Sandro Gozi, ex funzionario della Commissione Europea all’epoca della presidenza del Professore e oggi deputato dall’Ulivo. Nato in provincia di Forlì nel ‘68, è membro della commissione Affari costituzionali (in sostituzione del premier) e di quella sulle Politiche dell’Ue nonché presidente del Comitato Schengen, Europol e Immigrazione.
Gozi è docente di politiche e istituzioni europee all’Institut d’Etude Politiques di Parigi e all’Università di Lecce e ha pubblicato diversi saggi su questi argomenti. A Bruxelles è stato assistente politico di Prodi, che l’ha poi lasciato lì come consigliere del suo successore Barroso. Ma è anche uno sportivo, nel 2002 è stato campione italiano di squash.
Tra i fondatori del Partito democratico europeo, di cui è vicesegretario, nella sua attività ha sempre dedicato particolare attenzione alla promozione del volontariato a livello continentale. È membro dell’associazione culturale Input insieme a Filippo Andreatta, Enrico Letta e Lucio Caracciolo e tra i fondatori del Laboratorio Democratico Europeo, associazione politico-culturale di cui è presidente.
Pietro Macrì. Di Vibo Valentia, 43 anni, imprenditore. A Vibo, dopo aver lavorato tra Londra, Oslo e Milano, torna nel 1999 per fondare la Met, azienda che fornisce sistemi informativi integrati (5,5 milioni di euro di fatturato nel 2004 e un trend di crescita del 300 per cento). Orgoglioso di aver creato posti di lavoro nella sua terra, in un’intervista a Class del 2004 dichiara: “Qui c’erano le condizioni adatte per insediarsi: alta disoccupazione ma anche alta scolarità . Abbiamo formato decine di giovani, a nostre spese, non potevamo aspettare i tempi della finanza agevolata”. Met ha fornito piattaforme Erp ad aziende della sanità , come l’Istituto Tumori di Milano e il Policlinico Gemelli di Roma. Presso l’azienda di Macrì è stato ospitato uno dei tre portali del World Chamber network, la Camera di commercio mondiale (gli altri due sono in Canada e in Asia). “Questa terra deve puntare su turismo e nuove tecnologie, altro che sull’industria pesante”, commentò Macrì.
Giancarlo Pittelli. È senatore di Forza Italia e avvocato penalista, nato a Catanzaro, ha 53 anni. Coordina il partito di Silvio Berlusconi in Calabria. L’incarico gli è stato affidato nonostante nel 2005 fosse alla sua prima nomina in Parlamento, grazie anche ai buoni rapporti con Bondi e Cicchitto. La sua amicizia col procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi sarebbe all’origine dello scontro di quest’ultimo col sostituto De Magistris.
Nella scorsa legislatura Pittelli è stato autore di una proposta di modifica del Codice di procedura penale che fece molto discutere. A Palazzo Madama è membro delle commissioni Giustizia e di quella sul ciclo dei rifiuti. Come legale titolare di uno studio molto affermato in Calabria, assiste alcuni tra gli indagati delle inchieste di Catanzaro. In passato è stato anche presidente dell’aeroporto di Lamezia Terme, anche se ha paura dell’aereo e viaggia sempre in treno.
Antonio Saladino. Ex presidente della Compagna delle opere della Calabria, ha 53 anni ed è imprenditore nel settore del lavoro interinale. Antonio Saladino, o “Tonino”, è partito dalle caramelle. Nel 1989, accantonata la laurea in veterinaria, il “non-feroce Saladino” (la definizione è de Il Foglio di Ferrara) fa incontrare i lombardi della Icam con alcuni lavoratori calabresi e fonda la Silagum, una fabbrica di dolciumi che esporta in 25 Paesi e nel 2004 ha fatturato 4 milioni di euro. I disoccupati cominciano a fare la fila fuori dalla sua porta del quartier generale di Lamezia Terme.
Da qui l’idea di creare la Need&partners, entrando nel mercato del lavoro interinale. La sua formula l’ha spiegata a Class in un’intervista del 2004: “Abbiamo ribaltato l’andazzo abituale del Sud. Prima si presentava un progetto qualunque, pur di incassare i finanziamenti, e poi, forse, si preparavano i giovani. Noi invece creiamo le professionalità , individuiamo i bisogni reali, infine presentiamo il progetto”. Se c’è un bisogno, insomma, Saladino ha gli uomini per soddisfarlo.
Piero Scarpellini. È consulente dell’ufficio del consigliere diplomatico della Presidenza del Consiglio per i Paesi africani, ha 57 anni. Secondo il pm De Magistris, “insieme al figlio Alessandro rappresenta persona di assoluta fiducia del premier Prodi”. Palazzo Chigi precisa che si tratta di un consulente non pagato, ma nel settembre scorso un articolo de L’Espresso ha sottolineato che “gira su auto della Presidenza del Consiglio” e che suo figlio “svolge la funzione di portaborse di Prodi”. Il suo ruolo sarebbe stato decisivo nei buoni rapporti tra Italia e Libia ma anche, secondo un’inchiesta pubblicata sul numero 25 di Panorama (giugno 2000), di quelli tra l’attuale premier e il governo di San Marino.
Piero Scarpellini è dipendente dal 1995 di Pragmata, società di consulenza sammarinese fondata da alcuni ex soci di Nomisma.
LEGGI ANCHE: Lo speciale sull’inchiesta di Panorama.it
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Catanzaro story, il giallo è anche al Palazzo di giustizia: non corre infatti buon sangue tra il procuratore capo Mariano Lombardi e il sostituto procuratore Luigi de De Magistris, titolare dell’inchiesta sulla cosiddetta loggia di San Marino che ha iscritto nel registro degli addirittura il premier Romano Prodi. Tra i due litiganti, nel dorato isolamento palermitano si gode la celebrità Gioacchino Genchi, il consulente informatico che ha scritto la perizia chiave. Vediamo meglio chi sono.
Luigi De Magistris. Dall’inizio della sua carriera in Magistratura, nel 1995, il sostituto procuratore Luigi De Magistris, 40 anni, si è spesso concentrato sui casi di corruzione nella pubblica amministrazione e sui rapporti tra criminalità e politica. L’inchiesta sulle “Toghe lucane”, che coinvolge anche magistrati e dirigenti di polizia, è una delle più rilevanti. Guadagnandosi la stima di chi lo considera un coraggioso censore del potere e le critiche di chi invece lo accusa di essere un magistrato politicizzato.
Da sempre a Catanzaro (tranne un intermezzo dal 1998 al 2002 alla Procura di Napoli), De Magistris è oggetto di diverse interrogazioni parlamentari da parte del centrodestra, che ne sostengono l’incompatibilità ambientale e ne chiedono l’allontanamento dalla città calabrese. In una di queste l’ex senatore di An Ettore Bucciero, che ha chiesto e ottenuto nel gennaio 2006 un’ispezione ministeriale a carico del pm, lo accusa di “tendere a condizionare la vita amministrativa, con le sue inchieste mirate a colpire con lo strumento giudiziario settori della vita pubblica dei quali non condivide le scelte politiche”.
Altri dubbi sull’attività di De Magistris sollevati dai suoi detrattori riguardano i rapporti con la stampa. Il sostituto procuratore avrebbe secondo alcuni la tendenza a dare troppa risonanza mediatica alla proprie inchieste, grazie in particolare alla sintonia con alcuni cronisti del Quotidiano della Calabria. Anche la sezione l’Anm di Catanzaro ha parlato di pericolo “per la credibilità stessa della magistratura”. Lui, che tiene sempre il Vangelo sul comodino, non si scalfisce. E in un’intervista del dicembre scorso a Telitalia, una tv locale, ne ha anche per i suoi colleghi: “Per poter affrontare il tema della giustizia in modo serio” afferma “bisogna essere anzi tutto non corporativi e molto critici al proprio interno. Ritengo che la magistratura abbia fatto parte molto spesso, in alcune sue componenti, di un sistema non trasparente”.
Mariano Lombardi. Non hanno esitato a “essere critici” l’uno con l’altro De Magistris e il responsabile del suo ufficio, il procuratore della Repubblica Mariano Lombardi, già procuratore distrettuale antimafia sempre a Catanzaro. Quest’ultimo sostiene di non essere mai stato informato dal suo sostituto dell’iscrizione sul registro degli indagati del premier Romano Prodi.
Lo scontro di qualche mese fa tra i due magistrati nasce sempre da un provvedimento preso da De Magistris di cui Lombardi non sapeva nulla. Nell’ambito dell’inchiesta “Poseidone” condotta dal pm su presunti illeciti nella gestione dei fondi comunitari nel settore della depurazione è indagato, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, il senatore di FI Giancarlo Pittelli. Lombardi dichiara di non essere stato informato dell’iniziativa nei confronti del senatore e per questo ha tolto l’indagine a De Magistris.
Il quale però ha contrattaccato, denunciando alla Procura di Salerno e al Csm il proprio superiore. De Magistris avrebbe riscontrato delle irregolarità commesse da alcuni colleghi e accusa Lombardi di aver fornito informazioni riservate a Pittelli riguardo all’inchiesta. Come scrivono alcuni quotidiani, Lombardi e Pittelli sono indirettamente legati e lo stesso magistrato non nega l’amicizia. Il titolare della Procura infatti è sposato con Maria Grazia Muzzi, cancelliere della Corte d’Assise di Catanzaro. Suo figlio, Pierpaolo Greco, avvocato, è socio d’affari del senatore Pittelli nell’azienda “Roma 9″.
Gioacchino Genchi. Vive in un bunker sotterraneo nel centro di Palermo e concede interviste solo via webcam, anche se non si nega quasi mai ai giornalisti (il suo sito ha una ricchissima rassegna stampa, che va da Cronaca Vera a Maxim). Genchi è considerato il massimo esperto in Italia di intercettazioni e indagini informatiche. Ha 46 anni ed è vicequestore aggiunto della Polizia, ma sette anni fa ha deciso di mettersi in aspettativa per lavorare come consulente tecnico delle Procure. Sul suo tavolo sono passate quasi tutte le indagini più delicate degli ultimi anni.
A Partire dalla strage di Capaci. A fine anni ‘80, in piena emergenza mafia, Genchi abbandona la toga da avvocato ed entra in Polizia. A 28 anni è direttore della Zona Telecomunicazioni del Ministero dell’Interno per la Sicilia Occidentale e ha occasione di lavorare al fianco di Giovanni Falcone. Dopo la morte del giudice a Genchi viene affidata la sua agenda elettronica Casio. All’apparenza è vuota, ma l’esperto riesce a rintracciare tutti i vecchi file, che, sostiene, sono stati cancellati quando l’agenda era già sotto sequestro. Ne emergono particolari inquietanti su colleghi e alti funzionari con cui Falcone aveva rotto ogni rapporto.
Genchi, scrive L’Europeo, si attira delle inimicizie, gli viene assegnata una scorta, che però rifiuta. Deluso dal fatto che quello che ha scoperto non viene sviluppato nelle indagini su Capaci, lascia la Polizia e diventa consulente. Lavora, tra gli altri, ai casi che coinvolgono Marcello Dell’Utri e Salvatore Cuffaro, alle indagini su Denise Pipitone e Ilaria Alpi. Dispensa a chi glielo chiede, consigli su come non farsi rubare i segreti informatici e telefonici più preziosi. I suoi, lui che non si fida neppure di quelli con cui ha lavorato gomito a gomito per anni, li protegge con hard disk criptati e decine di password.
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