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Gianfranco-Ravasi

Sacre liste: ma tu ce l’hai l’invito del Papa?

Papa Benedetto XVI firma l'enciclica "Caritas in veritate"

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No al premio Nobel, Dario Fo, sì al premio Oscar, Giuseppe Tornatore. E giallo sullo scultore Maurizio Cattelan. L’incontro di Benedetto XVI con gli artisti, in programma il 21 novembre nella Cappella Sistina, provoca qualche imbarazzo. Continua

Dalla Chiesa sì a nuove moschee. Ma lo Stato ne controlli le finalità

Musulmani in preghiera

Moschea sì, moschea no. Nel dibattito sulla costruzione di nuovi luoghi di culto, entra anche la Chiesa.
In due riprese. Prima, con le dichiarazioni del nuovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana, monsignor Mariano Crociata, a proposito delle ricorrenti polemiche, ultima quella aperta ieri dalla Lega, sulla costruzione di nuove moschee in Italia. “Dobbiamo garantire che i musulmani presenti nel nostro Paese possano coltivare la loro religione in maniera appropriata”, ha affermato monsignor Mariano Crociata
In questo dibattito, ha osservato, “si va per eccessi: dal rifiuto immotivato a una visibilità, a una invadenza che stonano”. Soluzione? Più “equilibrio”, ha avvertito il presule nella sua prima intervista da neo-segretario Cei, concessa al mensile 30Giorni. Il problema delle moschee in Italia è “un altro”, ha sottolineato monsignor Crociata: “Di solito” ha osservato “siamo in presenza di capi religiosi il cui riferimento è lo Stato di provenienza, non è un islam religioso che abbia uno statuto proprio”.
Perché, ammette monsignor Crociata: “Non esiste” ha aggiunto “un islam unico e nemmeno indipendente dallo Stato”. Ed è auspicabile, ha continuato che presto cresca “Un islam che abbia un riferimento italiano” che cioè abbia come di orizzonte riferimento quello “in cui noi viviamo: la nostra Costituzione e la cultura italiana e europea”.
A rafforzare la tesi del numero due della Cei, ci ha pensato poi monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del pontificio consiglio della Cultura della Santa Sede. Il biblista espone così, l’opinione del Vaticano nel dibattito sulle moschee: favorevole alla costruzione di nuove moschee in Italia, purché ci sia un controllo dello Stato sulle effettive finalità religiose, e non si trasformino in luoghi per altri fini. “Il luogo di culto in quanto tale è sempre sorgente di comunione e di dialogo” ma “il problema” nasce, ha detto Ravasi, quando “il luogo di culto assume tipologie che sono eterogenee alla propria identità: in questo caso la convivenza sociale e lo stato in particolare esigono una verifica, un controllo”.
La questione, ha spiegato Ravasi, presenta due facce della medaglia. “Da un lato” ha detto il ‘ministro’ vaticano della Cultura “bisogna riconoscere la legittimità del luogo di culto che deve essere sede di una presenza spirituale autentica. D’altra parte” ha aggiunto “questo non deve diventare un modello diverso”. E qualora diventi “qualcosa di diverso infatti, la società civile ha diritto di intervenire e verificare”.

La Lega chiede una moratoria per la costruzione delle moschee in Italia. Siete d’accordo?

Vaticano, i cardinali sono senza casa

Cardinali davanti al palazzo di Santa Marta
di Ignazio Ingrao
Sua eminenza cerca casa. Il 24 novembre il Papa nominerà 23 nuovi cardinali e in Vaticano scoppia l’emergenza alloggi di rappresentanza. Ogni porporato residente a Roma, infatti, ha diritto a un appartamento composto da salone, sala da pranzo, studio, stanza da letto, stanze per gli ospiti, cappellina e, ove possibile, una dépendance per le suore alle quali è affidata la cura personale del cardinale. L’affitto è a carico della sede apostolica, mentre le altre spese sono coperte dal “piatto cardinalizio”.
L’argentino Leonardo Sandri, che sarà il primo dei nuovi cardinali, ha appena preso possesso di un grande attico all’ultimo piano del palazzo che ospita la Sala stampa vaticana, con affaccio mozzafiato su piazza San Pietro. È subentrato al cardinale Jorge Arturo Medina Estévez, tornato in Cile.
Vicini di casa, l’anziano cardinale statunitense William Wakefield Baum e il segretario della Congregazione per i religiosi, Gianfranco Gardin. Dalla parte opposta di via della Conciliazione c’è uno degli appartamenti cardinalizi più invidiati: quello del successore di Joseph Ratzinger, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, William Joseph Levada. Dalle finestre sembra di toccare l’obelisco e la cupola di San Pietro.
Nello stesso palazzo vivono il cardinale portoghese José Saraiva Martins e l’italiano Renato Martino. Nella gara tra gli appartamenti con vista più bella vince però quello del cardinale indiano Ivan Dias. L’anno scorso è subentrato al cardinale Crescenzio Sepe nel palazzo di Propaganda Fide in cima al Gianicolo.
Protesta invece l’anziano cardinale Giovanni Coppa che vive nel palazzo dei canonici di San Pietro, accanto alla basilica. Un palazzo tranquillo, ascensore in radica e uscieri in livrea, dal quale si accede direttamente dentro la sacrestia di San Pietro. Dovrà abbandonare la sua casa perché non è abbastanza grande per il suo rango. Ma l’ottantaduenne prelato, in attesa della berretta cardinalizia, ha già chiesto di poter rinunciare al «privilegio» del trasloco. Invece rimarrà nel suo appartamento un altro neocardinale, Angelo Comastri, che risiede nella Palazzina dell’Arciprete nei giardini vaticani, insieme con il cardinale Giovanni Battista Re.
Non trova casa il nuovo presidente del Pontificio consiglio della cultura, Gianfranco Ravasi, attualmente ospite della Domus Santa Marta, destinata agli alloggi dei cardinali durante il conclave. Ravasi ha bisogno un alloggio abbastanza grande per la sua immensa biblioteca. Il suo predecessore, il cardinale Paul Poupard, non ha alcuna intenzione di lasciare il meraviglioso attico in piazza San Calisto, alle spalle di Santa Maria in Trastevere, dove vive da quasi vent’anni. Sullo stesso piano c’è il cardinale Roger Etchegaray, che vanta una straordinaria collezione di icone nella cappella privata.
Per far fronte alla carenza di alloggi di rappresentanza l’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (Apsa), guidata dal cardinale Attilio Nicora, ha deciso di trasferire gli uffici dei Pontifici consigli giustizia e pace e per la famiglia da Trastevere a via della Conciliazione. Saranno sistemati in un grande palazzo, appena ristrutturato, che nel 2003 il Vaticano ha acquistato dall’Ina-Generali per 60 milioni di euro. Al posto degli uffici di Trastevere verrebbero creati appartamenti destinati ai funzionari della segreteria di Stato, che attualmente vivono alla Domus Santa Marta, in Vaticano.
Il progetto ha provocato una mezza rivoluzione tra i prelati abituati a recarsi a piedi in ufficio, costretti in futuro ad attraversare Roma per raggiungere il Vaticano.
Contrario anche il cardinale Alfonso López Trujillo, presidente del Consiglio per la famiglia, che invece vive a Trastevere e non vuole il suo ufficio trasferito in via della Conciliazione.
Sarà trasformato Palazzo San Carlo in Vaticano: al posto del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali verranno creati quattro appartamenti di pregio. Uno sarà destinato al nuovo capo protocollo della segreteria di Stato, il nigeriano Fortunatus Nwachukwu, un altro al nuovo cerimoniere pontificio Guido Marini. E un terzo, il più bello, potrebbe andare all’assessore per gli affari generali, Gabriele Caccia.
Tra i cardinali emeriti che hanno il privilegio di risiedere ancora in Vaticano c’è Achille Silvestrini, che abita nella Palazzina della Zecca. L’appartamento più tecnologico è quello del prefetto emerito della Congregazione per il clero, Darío Castrillón Hoyos, in piazza della Città Leonina. Un’intera stanza è destinata a video, computer e internet per tenersi in contatto con l’America Latina.
Nel grande ed elegante appartamento del cardinale Pio Laghi invece c’è un pezzo di Casa Bianca: non si contano le sue foto in compagnia dei presidenti americani.
Per gli appassionati di antiquariato invece l’indirizzo è piazza San Giovanni in Laterano, in casa del vescovo ausiliare di Roma, Rino Fisichella, amante dei mobili antichi.

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