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Gianfranco-Rotondi

Il ministro Gianfranco Rotondi
Italiani mangioni e fannulloni, sempre a perder tempo a ingozzarsi. Avrà pensato questo, il ministro Gianfranco Rotondi, quando davanti alle domande di Klaus Davi ha lanciato i suoi strali contro la pausa pranzo: “Una ritualità che blocca tutta l’Italia“? Continua
Escono allo scoperto i ministri Renato Brunetta (titolare della Pubblica amministrazione) e Gianfranco Rotondi (responsabile dell’attuazione del Programma) sulla loro proposta di regolamentazione delle unioni civili. Escono allo scoperto e si prendono le prime bordate: colpiti da fuoco amico. Perché che abbia o meno costi per lo Stato ogni proposta di regolarizzazione delle coppie di fatto pare destinata a spaccare le maggioranze. Era accaduto al governo Prodi e ora tocca alla maggioranza di centrodestra.
Pomo della discordia questa volta il progetto a firma del “laico” Renato Brunetta e del cattolico Gianfranco Rotondi e i loro “Di.do.re”, ovvero “Diritti e Doveri di Reciprocità dei conviventi”. Per ora su quello che saranno i Didore si sa poco se non che dovrebbero essere a costo zero per lo Stato e che non dovrebbero prevedere welfare ma solo diritti individuali. Rassicurazioni che però non bastano alla Pdl, che, nel giro di poche ore, sul lavoro dei due ministri si spacca tra sostenitori e detrattori. Da Maurizio Gasparri ai teo-con, anche se non manca un gruppo di liberal favorevoli. Ma la maggioranza dei parlamentari tace in attesa del pronunciamento di Silvio Berlusconi. Il Pd per ora resta a guardare, anche se ci sono segnali di attenzione di qualche dirigente.
L’idea, ha spiegato Brunetta al Corriere della Sera, è quella di “un testo unico senza spese per lo Stato” che prevede “il diritto in caso di malattia, di visitare il convivente e di accudirlo, di designarlo come rappresentante per le decisioni in materia di salute, donazione degli organi, trattamento del corpo e celebrazioni funerarie. E doveri: ad esempio, gli alimenti”. Si rimarrebbe, integra Rotondi, nella sfera del diritto privato: “Non ci saranno registri, o celebrazione pubbliche”.
Insomma, non ci sarà un nuovo istituto, un “piccolo matrimonio” a carattere pubblicistico. “Nel diritto italiano” osserva ancora il ministro Dc “c’è la famiglia e il condominio, ma in mezzo non c’è nulla. Forse può valer la pena regolamentare questa area”.
La bocciatura alla coppia di ministri (post)socialista e (neo)democristiano arriva subito dalla loro destra: “Rotondi vigili sul programma di governo anziché divagare sulle coppie di fatto”, ingiunge Maurizio Gasparri, che guida la foltissima truppa di senatori del Pdl. “La regolamentazione delle unioni civili non è nel programma di governo”, tuonano le teo-con Isabella Bertolini e Laura Bianconi, il leghista Massimo Polledri, vicino ai cattolici tradizionalisti, e Arturo Iannaccone, dell’Mpa. E poi Carlo Giovanardi, ex Udc e oggi ministro della Famiglia, s’interroga: “Non si capisce perchè i due ministri debbano risollevare a freddo la questione”: cioè: la questione non è nel programma, perché tirarla fuori? “Non facciamo gli errori della sinistra”, chiosa Gabriella Carlucci. Ben sapendo che proprio su quel tema si incrinò il patto della maggioranza Prodi tra cattolici e sinistra.
Il problema di fondo lo sottolinea Alessandro Zan, presidente della Lega Italiana Nuove famiglie (Linfa), che si chiede: “Esiste davvero una maggioranza disposta ad approvare i DiDoRe o sarà l’ennesimo annuncio che rischia di creare false aspettative?”. Rotondi spiega che non sarà un’iniziativa del governo, e nemmeno della maggioranza: “Presenteremo il testo a tutti i gruppi parlamentari e cercheremo di costruire un consenso ampio. La mia intenzione è di portare a casa la legge”. Esattamente la stessa che fece qualche mese fa il Professore: tenere separata la questione dei Dico dall’azione dell’esecutivo, facendola diventare tema parlamentare.
I contrari ai DiDoRe nel centrodestra non si fanno pregare per dichiararlo, ma ci sono anche i favorevoli, i ‘liberal’ del Pdl, come Adolfo Urso, Mario Pepe, Benedetto Della Vedova, o i liberi pensatori, come Alessandra Mussolini. Poi c’è la responsabile giustizia della Lega Carolina Lussana, che apre al confronto, purchè non si ripercorra la strada dei Dico o dei Pacs. Oggi hanno espresso il loro appoggio ma non sembrano sufficienti da soli. C’è la grande maggioranza dei parlamentari del Pdl che attende la decisione di Berlusconi.
Quand’anche il Cavaliere concedesse la libertà di coscienza, servirebbe la sponda del Pd, che al momento sta a guardare e manda segnali contrastanti. Rosy Bindi mostra scetticismo e spiega che i DiDoRe “non sono la mia principale preoccupazione”. Parole di attenzione arrivano dalla senatrice Vittoria Franco, ministro ombra per le pari opportunità: “Siamo disponibili al confronto su proposte concrete”. Da Barbara Pollastrini che fu ”madre” dei Dico, giunge invece una chiusura perché la proposta Brunetta-Rotondi “è troppo riduttiva”. Critiche all’insegna del “è troppo poco” ci sono anche dalla sinistra extraparlamentare (Manuela Palermi del Pdci o Giovanni Russo Spena del Prc).
Dunque la via è stretta, con una maggioranza trasversale da trovare in Parlamento. “In Italia” osserva Urso “tutte le leggi che hanno riguardato l’avanzamento dei diritti civili sono nate in questo modo. Questo permette ai parlamentari di votare con coscienza, autonomia e responsabilità”. “Sono un democristiano” dice sornione Rotondi “e sono abituato a mediare. Noi della Dc abbiamo mandato avanti l’Italia per quaranta anni unendo e non dividendo”.
Di Stefano Brusadelli
“L’unico rischio vero che corriamo è quello di farci del male da soli. E le intemperanze verbali che ho sentito in agosto mi fanno temere che non sia una prospettiva del tutto remota”. Agli occhi di Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, l’autunno del governo assomiglia a una di quelle partite fra una squadra di fuoriclasse e una di brocchi, dove proprio l’apparente facilità dell’impegno costituisce la premessa della deconcentrazione. Difficile dargli torto. Lo schieramento Pdl-Lega-Mpa ha 98 seggi di vantaggio a Montecitorio e 41 a Palazzo Madama rispetto all’alleanza Pd-Idv. Il governo ha preso saldamente le redini del processo legislativo: alla sospensione agostana risultavano approvate 18 leggi delle quali 17 di iniziativa governativa, compresa una manovra economica per i prossimi 3 anni sulla quale le Camere potranno incidere poco o nulla. Dal Consiglio dei ministri sono già stati sfornati tra decreti e disegni di legge ben 35 provvedimenti, destinati a ipotecare i lavori parlamentari fino a primavera. E quanto al Pd, sembra troppo debilitato dai suoi travagli interni per organizzare una seria opposizione, nelle Camere e fuori. Ad autorizzare i timori dell’entourage berlusconiano sono piuttosto vari mal di pancia di maggioranza, già annunciati da brontolii estivi e sicuramente destinati ad acutizzarsi con gli appuntamenti della ripresa.
Federalismo, maneggiare con cautela. Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del programma, anticipa a Panorama l’agenda autunnale del governo. “Federalismo fiscale e riforma della giustizia in primis, insieme al rilancio dell’Alitalia. Il piano povertà, che potrà far storcere la bocca solo ai salotti radical-chic. Interventi per arrivare, possibilmente entro fine legislatura, a una riduzione al 33 per cento della pressione fiscale. Riforma della scuola, con molta attenzione anche a quella privata, che sta agonizzando. Piano infanzia, con investimenti sugli asili e bonus bebè”.
Infine, e questa è farina del suo sacco, una nuova strategia di comunicazione dell’esecutivo che con la collaborazione dei prefetti (si parte da Imperia a novembre) porterà i ministri in tutte le province italiane per incontrare amministratori locali e cittadini.
Acquisita la disponibilità del Pd a un percorso condiviso sulla giustizia (no alla separazione delle carriere, sì a una maggiore disciplina delle intercettazioni, riforma di Csm e processi civili), il punto più delicato sembra il federalismo fiscale. La Lega di Umberto Bossi lo considera decisivo per la permanenza al governo. Ma il puzzle al quale stanno lavorando il ministro “nordista” Roberto Calderoli e il “sudista” Raffaele Fitto appare più complicato del previsto.
Il leader dell’Udc Pierferdinando Casini
Mettere insieme gli interessi del Sud e del Nord sarà difficoltoso. Una rilevazione fatta tra il 2002 e il 2006 rivela che solo Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Toscana, Lazio, Marche e Friuli-Venezia Giulia spendono meno della ricchezza fiscale che producono. Per le altre il meccanismo del federalismo fiscale (le Regioni si tengono una quota di entrate tributarie ma si pagano i servizi che erogano) è intuitivamente non vantaggioso. Il Sud, a prescindere dal colore politico, è sul piede di guerra. Senza contare le irrequietezze di Comuni e Province, timorosi di venir penalizzati dal rafforzamento del livello regionale. Però se la legge non si fa entro l’anno, Umberto Bossi minaccia sfracelli.
Partito unico, turbolenze multiple. Tra il 9 e il 10 settembre i negoziatori di Fi e An definiranno con più precisione i contorni del futuro partito unico, la cui costituzione arriverà con un congresso nei primi mesi del 2009. Pur essendo da anni uno dei più convinti fautori dell’operazione, l’animatore della fondazione finiana “Fare Futuro”, Adolfo Urso, non nasconde qualche preoccupazione: “C’è il rischio” prevede “che nasca qualche confusione tra ruoli politici e ruoli di governo”. Oggi i due partiti, devitalizzati dal trasferimento al governo di tutti i loro big e dalle incertezze tipiche delle fasi costituenti, si vedono e si sentono assai poco. Ma quando il Pdl si doterà di un nuovo vertice, i nuovi capi vorranno dire la loro, anche a costo di entrare in rotta di collisione con i ministri. Nelle realtà locali, dove dei due leader attuali uno dovrà per forza perdere la poltrona, ci saranno scintille. E tra Fi e An restano importanti differenze di visione, già esposte senza troppi diplomatismi: An vuole un partito con tesseramento e conte congressuali, Berlusconi preferisce un partito all’americana.
Rimpasto, croce e delizia. Il gossip romano parla di una nuova infornata governativa: tre nuovi ministri (Michela Vittoria Brambilla al Turismo, Ferruccio Fazio alla Salute, Lucio Stanca all’Innovazione), da quattro a sei viceministri (ruolo che ora non esiste) e 12 nuovi sottosegretari. Il governo snello (60 membri contro i 102 del Prodi 2006) stenta a far fronte a tutte le incombenze, iniziando dalle continue convocazioni dinanzi alle commissioni parlamentari, in tutto ben 28. Ma il rimpasto, come insegna l’esperienza, è un’arma a doppio taglio: non farlo vuol dire deludere gli aspiranti, farlo significa deludere ancor più sanguinosamente coloro che non riusciranno a prendere neppure l’ultimo treno.
Casini, il figliol prodigo. Riprendere a bordo oppure no l’Udc di Pier Ferdinando Casini? La risposta al quesito arriverà anche dal voto regionale abruzzese, anticipato al 30 novembre dopo l’arresto del governatore Ottaviano Del Turco e il tracollo della sua giunta di centrosinistra. In cambio dell’alleanza con il Pdl, gli udc esigono la candidatura a presidente del loro leader locale Rodolfo De Laurentiis. Gran parte del Pdl abruzzese storce la bocca, preferendo l’ex sindaco di Teramo Gianni Chiodi. La posta in palio va al di là della regione. Dice Mario Valducci, responsabile di Fi per gli enti locali: “È chiaro che aprire un negoziato in Abruzzo significa aprire una trattativa ancora più ampia. Non si può concedere la presidenza a un partito se non torna nell’alveo della coalizione”. La questione non è irrilevante per le sorti del governo. Non tanto per i numeri parlamentari dell’Udc, ininfluenti (36 deputati e 3 senatori), ma per l’effetto dirompente che avrebbe sul Pd il suo ritorno nel centrodestra. In primavera è fissato un turno amministrativo che interessa la Regione Sardegna, 63 province e 4.260 comuni tra cui 27 capoluoghi. Un’intesa Pdl-Lega-Mpa-Udc lascerebbe al Pd poco o niente al di fuori delle regioni tradizionalmente rosse, accelerando il tracollo del veltronismo con una probabile scissione del Pd verso il centro. La conseguenza sarebbe una navigazione ancor più agevole del governo, almeno fino a tutto il 2010. Ma An e Lega non vedono di buon occhio il ritorno a casa del fratello separato: temono che sia solo l’inizio di uno spostamento verso il centro dell’asse della coalizione.
Il premier, nella nota in cui motivava ieri il suo no a Matrix, spiegava che non voleva offuscare quanto fatto in questi due mesi di governo andando in una trasmissione a parlare di gossip.
E oggi al termine del Consiglio dei ministri, dove non si è parlato di intercettazioni, si è presentato nella sala stampa di palazzo Chigi per tracciare un bilancio di questi primi sessanta giorni di esecutivo.
Un governo che per Silvio Berlusconi è stato “eccezionale a dispetto del gossip dei giornali e del fango gettato da certa magistratura”.
“A due mesi dall’inizio dell’attività del governo sono estremamente soddisfatto della squadra e del lavoro che siamo riusciti a fare”. E’ questo l’esordio in conferenza stampa affiancato dai ministri Maurizio Sacconi, Roberto Calderoli, Mara Carfagna, Angelino Alfano, Ignazio La Russa, Gianfranco Rotondi e Stefania Prestigiacomo. Poi entra nel merito di tutte le insinuazioni di questi giorni: “Nonostante tutto questo fango che, senza fondamento e senza base, viene gettato sul governo e su singoli ministri, i sondaggi ci premiano e continua a crescere la fiducia degli italiani”. Una fiducia che il premier indica essere cresciuta nelle ultime settimane ancora di uno 0,3%”. Come spesso gli accade agli attacchi Berlusconi risponde non mollando, ma anzi attaccando: “Non ci facciamo impressionare dagli attacchi delle toghe. Sui giornali in primo piano campeggiano continui attacchi da certa magistratura. Vogliono sovvertire il voto degli italiani, ma il tentativo fallirà. Quel tentativo che è riuscito nel 1994 non riuscirà questa volta non 2008”.
Quindi la frase nuova. Dopo aver ribadito che non si avvarrà della norma blocca-processi e aver detto che non si tratta di una norma salva-premier, ma di una norma salva tutti esclama: “Il premier non ha bisogno di essere salvato. Si salva da solo: ha un’autorevolezza che va oltre i magistrati militarizzati e militanti”. E riguardi ai suoi processi si fa sfuggire una frase che frena subito dopo: “Alcuni non sono processi… li definirei in altro modo ma non voglio acuire la polemica”.
Il premier quindi spiega che il governo dovrà non solo lavorare, ma anche spiegare agli italiani i risultati conseguiti. E per questo accanto a lui in conferenza stampa siedono tanti ministri a cui non risparmia lodi: “Sono estremamente soddisfatto della squadra di governo e voglio ringraziare l’entusiasmo la passione di ministri nuovi e giovani che ci hanno già fatto realizzare alcuni impegni elettorali”. Per spiegare agli italiani le cose fatte dal governo il premier sceglie la strada, già attuata con Forza Italia, dei gazebo: “Vogliamo comunicare i risultati del nostro lavoro e ogni fine settimana il Pdl, tramite i gazebo in tutta Italia, farà conoscere i risultati del governo”. Un’idea a cui si aggiunge la conferenza programmatica che ha annunciato il ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi per il 24 luglio: “sarà la prima, poi gireremo le cento città italiane in tutta la legislatura, per raccontare quel che il governo ha fatto, ascoltare le proposte dei cittadini ed essere presenti sul territorio”.
Il presidente del Consiglio, dopo aver promesso che i rifiuti di Napoli verranno rimossi entro il 20 luglio, ha quindi svolto una ricognizione dei provvedimenti – ha parlato contandone 67 – approvati del governo. E così i ministri che erano in conferenza stampa con lui.
Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi oltre alla promessa “per il mese di luglio di una riforma della giustizia sul lavoro”, ha ricordato quanto già fatto: “dalla detassazione degli straordinari e dei premi di produttività alla deregolazione della gestione dei rapporti di lavoro, fino all’abolizione del divieto di cumulo tra pensioni e redditi da lavoro”.
Per il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il lavoro è stato tanto “e lo abbiamo fatto in completa coerenza con il nostro programma elettorale”. Ma Alfano ha parlato anche di giustizia civile: “Non di sola giustizia penale si vive e – ha aggiunto il Guardasigilli - Berlusconi ha voluto un grande impegno sul fronte della giustizia civile, la cui riforma è inserita nella manovra del governo”.
Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità, spiega che ci sarà presto “un garante per l’infanzia” e ha parlato dell’introduzione della nuova figura di reato, lo stalking e del ddl contro la violenza sessuale che tende a rafforzare la tutela penale introducendo delle
aggravanti”.
Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha parlato di lavoro da smaltire per colpa di un’eredità pesante del precedente governo: “Abbiamo dovuto smaltire l’eredita’ del governo Prodi che ci ha lasciato 159 provvedimenti in materia ambientale non portati a compimento”.
Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha sottolineato la compattezza politica dell’esecutivo: “Questo è il governo più compatto e unito che si sia visto. Non dimentichiamo quello che succedeva nei precedenti governi, anche di centrodestra: contrasti e frizioni, cosa che non accade con questa squadra che sta lavorando per risolvere i problemi della gente”.
Finale del Cavaliere con stilettata ai giornali: “Sto per partire per il Giappone per il G8. E lì parleremo e dovremo risolvere problemi quali la fame, il prezzo del petrolio, quello del grano, parleremo di ambiente e mutamenti climatici: quelli sono problemi molto seri. Mentre le pagine dei nostri provincialissimi giornali sono piene di polemiche da cortile”.
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I commenti dei politici sulla famiglia, sul Family day del 12 maggio e sulla manifestazione del Coraggio laico che si terrà contemporaneamente in Piazza Navona
Gianfranco Fini: “Attenzione a pensare che chi sabato va a piazza San Giovanni lo faccia in ossequio al volere delle gerarchie cattoliche, e chi al contrario va a piazza Navona lo faccia per difendere la laicità delle istituzioni. Sarebbe questo un modo barbaro e infame di concepire un problema molto più importante”. “La famiglia sta a cuore a tutti, a chi crede e a chi non crede. Andare in piazza non deve diventare la cartina al tornasole per vedere chi è attento a cosa dice la Cei e chi no. Questo è l’approccio più largo nel senso più bello”. (8 maggio Kataweb)
Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci a Palazzo Madama, ha annunciato l’adesione alla manifestazione a favore dei Dico che si terrà a piazza Navona il 12 maggio. “Sono molto preoccupata della cultura che iniziative come il Family Day possono produrre. Più che a difesa della famiglia, il Family Day è contro la libertà individuale”. (Da La Stampa 07 maggio 2007)
Antonio Di Pietro, ministro delle infrastrutture: “Sono un cattolico credente e penso che un buon cristiano debba adoperarsi per far soffrire meno gli altri”. Tutti hanno il diritto, secondo il ministro, di “manifestare i propri pensieri, sia a favore dei Dico sia del matrimonio tradizionale”. L’Italia dei Valori ha comunque dato libertà di coscienza ai propri militanti. (da Il Giornale 7 maggio 2007)
Clemente Mastella, ministro della Giustizia, andrà al Family day: “Io ci sarò e invito tutti a partecipare”. (Da Repubblica 7 maggio 2007)
Rosy Bindy: “Alla Conferenza nazionale sulla Famiglia non ho invitato le associazioni gay, ma i genitori di omosessuali. (…) A me il discorso delle priorità quando si parla di diritti delle persone non piace, su qualunque diritto siamo sempre in ritardo. Ma alla conferenza nazionale sulla Famiglia gli omosessuali non hanno legittimazione a partecipare”. Paola Concia co-portavoce di Gayleft (la consulta LGBT dei Ds) commenta: “Ne avevamo parlato, avevamo chiesto di invitare l’associazione Arcobaleno, lei ha fatto una scelta di mediazione. Poco fa ha parlato della necessità di non fare distinzioni tra famiglia e famiglie e poi ha escluso i gay. Loro, i cattolici, sono fatti così. Non capisco la necessità di questo annuncio plateale”. Franco Grillini presidente onorario di Arcigay commenta invece: “Per Rosy Bindi quella omosessuale non è famiglia, e nemmeno quella eterosessuale convivente, visto che non sono state invitate nemmeno le associazioni delle coppie di fatto. (da L’Unità 07 maggio 2007)
Francesco Rutelli: “La priorità va alla famiglia - spiega Rutelli - perchè oggi chi progetta di avere figli è svantaggiato. Allo stesso tempo, tenendo ben conto delle priorità, è giusto riconoscere diritti e doveri alle persone conviventi”.
(3 maggio 2007)
Enrico Boselli, segretario dello Sdi, sarà a piazza Navona: “Non vogliamo fare una gara con l’altra piazza, vogliamo semplicemente non lasciarli soli. Dimostrare che c’è un’altra Italia, credente ma anche laica, quella dei diritti civili. E il 12 maggio sarà in piazza a chiedere che l’Italia non torni indietro. A piazza San Giovanni manifesterà la Controriforma, mentre a piazza Navona ci sarà la Riforma”. (La Repubblica 29 aprile 2007)
Paola Binetti, senatrice della Margherita è convinta che il Family Day “sarà un successo totale. Non sarà una piazza nè di destra nè di sinistra ma bipartisan. Non sarà cattolica nè laica. È una piazza in cerca di pace allegra, festosa, costruttiva, contro nessuno”. (Il Giornale 7 maggio 2007). Definisce invece quella di piazza Navona: una “manifestazione contro la famiglia”, che muove da “anacronistici presupposti ideologici”. (La Repubblica 29 aprile 2007)
Silvio Berlusconi: “Di fronte ai Dico e ai non-Dico, dobbiamo riaffermare con vigore che per noi la famiglia e’ l’istituzione tra un uomo ed una donna che si vogliono amare e che vogliono procreare dei figli”. (21 aprile 2007)
Pier Ferdinando Casini: “Il tema che abbiamo di fronte oggi non è quello di evocare improbabili parallelismi tra la famiglia e nuove forme di convivenza. Il problema è invece quello di mettere finalmente al centro della politica economica del Paese la tutela delle famiglie, soprattutto di quelle numerose”. “Attraverso la difesa della famiglia intendiamo difendere una visione del nostro Paese che si basa sulla forte connotazione della difesa dell’identità cristiana dell’Italia, in un momento in cui in tanti cercano di disperdere e far dimenticare quelle che sono le nostre radici” (gennaio 2007)
Gianfranco Rotondi, segretario della Dc: “È sciocco sparare su Prodi a proposito delle coppie di fatto: un conto è la difesa della famiglia, che è solo quella formata dalla mamma e dal papà e dai loro bimbi; altra cosa sono i diritti delle persone conviventi, e mi pare che Prodi abbia ben chiara la distinzione fra i due piani”. (da La Repubblica 12 settembre 2005)