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Terremoto: come reagire in caso di scossa

Violento sisma a L'Aquila: crolli, vittime e dispersi

Continuano incessanti le comunicazioni della Protezione Civile a tutti coloro che, in qualche modo e a vario titolo, sono spinti verso le zone dell’Abruzzo colpite dal sisma. Ecco il vademecum della Protezione Civile sul comportamento da tenere in occasione di nuovi movimenti tellurici. Il Dipartimento invita a non mettersi in viaggio verso l’Abruzzo colpito dal terribile terremoto.

Durante la scossa Cercare riparo all’interno di un vano di una porta inserita sotto un muro portante o sotto una trave: se si rimane al centro della stanza, infatti, si potrebbe rimanere feriti dalla caduta di vetri, intonaco o altro materiale.
Sotto i tavoli? No, è pericoloso stare vicino a mobili, oggetti pesanti e vetri che potrebbero cadere addosso.
Se si è in auto, non sostare in prossimità di ponti, di terreni franosi o di spiagge, potrebbero lesionarsi o crollare o essere investiti da onde di tsnunami
Non precipitarsi per le scale, dopo una scossa sismica sono la parte più debole di un edificio. Per lo stesso motivo non usare l’ascensore che potrebbe bloccarsi.
Se si è all’aperto, allontanarsi da costruzioni e linee elettriche, potrebbero crollare. Stare lontani da impianti industriali e linee elettriche, e possibile che si verifichino incidenti.
Dopo le scosse, assicurarsi dello stato di salute delle persone attorno agevolando così l’opera dei soccorsi. Non cercare di muovere persone ferite gravemente, si potrebbero aggravare le loro condizioni.
Uscire con prudenza, indossare sempre le scarpe, in strada ci si potrebbe ferire con vetri rotti o calcinacci.
Chiudere gas ed elettricità, ricordarsi, prima di uscire di casa, di chiudere gli interruttori generali del gas e della corrente elettrica per evitare di innescare incendi e deflagrazioni.
Andare in uno spiazzo aperto, lontano da edifici e da strutture pericolanti.
Non bloccare le strade, evitare di intasare le strade con le auto: lasciarle libere per i mezzi di soccorso ed evitate di usare il telefono, è necessario lasciare le linee telefoniche libere.
Fare il possibile per raggiungere le aree di attesa individuate dal piano di emergenza.

Il sisma distrugge l’Abruzzo, Berlusconi: “Nessuno sarà lasciato solo”

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Silvio Berlusconi è entrato nella caserma della Guardia di Finanza di Coppito, una frazione de L’Aquila verso le 14, poco dopo aver sorvolato le zone colpite dal sisma. Il Cavaliere era visibilmente provato e addolorato per quanto accaduto nella notte in Abruzzo.
Accanto a lui nella scuola della Gdf sedevano i ministri dell’Interno e delle Infrastrutture, Roberto Maroni e Altero Matteoli, il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, il presidente della provincia e il sindaco del capoluogo abruzzese, Massimo Cialente.
Durante la conferenza stampa una lieve scossa di terremoto ha spaventato il premier, che stava parlando in una sala visibilmente lesionata. Berlusconi, che ha annullato tutti i suoi impegni compresa la visita a Mosca, ha spiegato ai giornalisti i danni subiti e ha rassicurato che “Nessuno sarà lasciato solo”.
Rendendo conto della situazione, il premier ha detto che la scossa di terremoto dell 03,32 della mattina “è stata di intensità del nono-decimo grado della scala Mercalli, per una durata di venti secondi”. Il presidente del Consiglio ha detto che “l’epicentro” del terremoto in Abruzzo “ha avuto un’estensione di circa 15 chilometri, colpendo l’Aquila e una parte estesa di sue frazioni. Registriamo un numero record di soccorritori”, ha aggiunto il premier, sottolineando che “nessuno sarà lasciato solo” dall’opera dei soccorritori. Il premier ha precisato che l’epicentro del sisma si è verificato a circa 10-15 km nel sottosuolo.
“Il centro storico dell’Aquila e tutti gli edifici pubblici della città sono inagibili”, ha quindi spiegato Berlusconi chiarendo: “Tutte le scuole che non avranno la certificazione di agibilità resteranno chiuse”.
“Il messaggio che vogliamo mandare è che nessuno deve restare nelle case lesionate”, ha rimarcato il presidente del Consiglio aggiungendo che l’area del terremoto è stata suddivisa in quattro zone, ognuna delle quali avrà un responsabile per i soccorsi e le operazioni necessarie a venire incontro ai bisogni della popolazione.
Verrà allestito un ospedale da campo proprio all’Aquila di fronte all’ospedale, del quale si cercherà di continuare ad usufruire dei servizi rimasti funzionanti. E ha avvertito: ”Nessuno può dire che non ci saranno altre scosse nelle prossime ore o nei prossimi giorni”.
E rimarca: “Credo che adesso sia il momento di non dare luogo a nessuna discussione, bisogna reagire con i fatti, con l’azione, e poi quando avremo sistemato tutte le cose si potrà anche cominciare a discutere sulla prevedibilità o meno di questo terremoto”. “I senza casa sono diverse migliaia - spiega il premier - ma non abbiamo ancora la possibilità di dare un numero che abbia una qualche certezza di approssimazione”.
Quindi l’annuncio: il Consiglio dei ministri si riunirà stasera per “varare gli aiuti economici” relativi agli interventi necessari per l’Aquila e provincia, colpita dal terremoto di stanotte. “Rimango qui a seguire la situazione e a valutare tutto ciò che può essere utile”, ha assicurato Berlusconi al termine della conferenza stampa.
Il premier ha ringraziato le numerose testimonianze di solidarietà che sono arrivate a partire da quella del presidente statunitense, Barack Obama, e di quello russo Dmitri Medvedev.
Il capo del governo ha quindi firmato il decreto per dichiarare lo stato di emergenza nazionale con il quale ha nominato commissario straordinario del governo il responsabile della protezione civile Guido Bertolaso per gestire la situazione.

Terremoto in Abruzzo. Storie dal sisma: il racconto di chi si è salvato

Violento sisma a L'Aquila: crolli, vittime e dispersi

Le mille storie della tragedia si susseguono di ora in ora. Testimonianze drammatiche che vengono a galla grazie ai racconti dei sopravvissuti o ai ricordi, ancora drammatici, di chi ha assistito alla morte di parenti, amici e conoscenti. I vigili del fuoco hanno estratto viva dalle macerie una bambina di due anni a San Gregorio, frazione del comune dell’Aquila: a salvarla, facendole scudo con il proprio corpo, sarebbe stata la madre, morta nel crollo dell’abitazione. La piccola - di cui non si conoscono esattamente le condizioni - è stata immediatamente trasportata in ospedale da un elicottero degli stessi vigili, già tornato nell’area per prestare soccorso ad altri feriti.
Altra storia: la sorella lo chiama al cellulare e lui, da sotto le macerie, riesce a risponderle e a dare indicazioni perché i soccorritori possano individuarlo e portarlo in salvo. Forse deve la vita a quella chiamata lo studente universitario di Fermo nelle Marche, 20 anni, travolto con altri compagni dal crollo della Casa dello studente all’Aquila. Erano trascorsi pochi minuti dalla scossa delle 3:32: la sorella e il padre dello studente, allarmatissimi, tentano di rintracciarlo al cellulare, senza ricevere risposta. Si rivolgono al 118, i vigili del fuoco, la polizia di Fermo, e a quel punto, si riesce ad allestire un ponte telefonico con la zona del crollo. La ragazza e il fratello si parlano: lui, con un filo di voce, fornisce dati utili perché chi scava fra le macerie, al buio, possa raggiungerlo, e alla fine viene tirato fuori, incolume. È sotto choc ma sta bene, non ha riportato ferite nè traumi, ed è già rientrato a casa. Un altro compagno di alloggio invece non ce l’ha fatta. E fra quel che resta della Casa dello studente si scava ancora.

Uno dei paesi più colpiti dal terremoto è Tempera, a sette chilometri dall’Aquila. Un altro centro devastato dal sisma è Onna, a 10 km dal capoluogo: il 90% delle case è caduto e gli abitanti stanno scavando a mani nude per dare soccorso a chi è rimasto sotto le macerie in attesa dei soccorsi. E’ ancora presto per fare bilanci ma la situazione è drammatica. I vigili del fuoco, quattro ragazzi del posto, sono arrivati da poco; la prima ambulanza ha portato via una donna che respirava a fatica e i cittadini continuano ad estrarre persone da sotto le macerie. Da soli, a mani nude e, qualcuno, con in testa un casco da moto. La gente dalla notte circola tra le macerie, attonita.
Alcuni non erano andati a dormire dopo il terremoto avvertito intorno alla mezzanotte: c’è chi dice che una delle persone di cui ancora non si conosce la sorte sarebbe rientrata in casa proprio un minuto prima della scossa delle 3,32. L’ennesima di una serie che da settimane, da mesi, teneva in molti con il fiato sospeso. È anche a Tempera, adesso, qualcuno parla di “allarme sottovalutato”. Ma non è il momento, non c’è tempo, per le polemiche. La gente continua a cercare e a scavare.

Nella piazzetta la gente si ritrova, parla, fa la conta di chi c’è e chi non c’è: chi piange, chi si fa forza, anche se ha la casa distrutta perché “la cosa importante è avercela fatta”.

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Terremoto in Abruzzo, le testimonianze: “Mi sento miracolato”

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“Oggi è la mia nuova data di nascita”. Ecco il primo commento di Maurizio Marino, componente dell’orchestra “Città aperta” che stanotte, al momento del sisma che ha letteralmente raso al suolo l’Aquila e i paesini limitrofi, si trovava in un bed and breakfast di Fossa (L’Aquila).
“Mi sento un miracolato”, ha aggiunto: “adesso ci troviamo nel campo sportivo dove ci stanno rifocillando”. La struttura dove si trovava è crollata. “Per fortuna non è caduto il soffitto” ha detto “e in quel momento ho pregato ed ho pensato ai miei famigliari e a mio figlio. Ho pensato di morire”.
“Ho dormito fuori e questo mi ha salvato ma adesso spero tanto che tirino fuori i miei compagni vivi”.
Sono ovviamente drammatiche le testimonianze di chi si è salvato e ora può raccontare le ore di panico e tragedia della notte. Valerio, studente universitario di Tagliacozzo (L’Aquila), assiste con gli occhi bagnati di lacrime, il lavoro di una ruspa caterpillar che sposta interi blocchi della palazzina di quattro piani in via Rossi, dove i suoi cinque compagni di appartamento vivevano al secondo piano. Anche qui, come in altri punti della città, si lavora disperatamente lottando contro il tempo per estrarre dalle macerie le persone, si spera ancora in vita. Qui, dove sono crollate due palazzine attigue i soccorritori cercano una decina di persone, otto delle quali studenti universitari, e i due proprietari degli appartamenti in affitto. A quanto pare, degli studenti universitari, cinque ragazzi e tre ragazze, sono per la maggior parte della provincia di Teramo. Si sa di certo che una delle dieci persone è deceduta tra le macerie, e si aspetta di poter tirare fuori il corpo.
I dirigenti medici dell’ospedale dell’Aquila che stanno gestendo l’emergenza hanno chiesto alla protezione civile l’installazione di un ospedale da campo nella zona di piazza d’Armi, mentre il governatore dell’Abruzzo Gianni Chiodi ha lanciato un appello urgente a tutti i cittadini affinchè compiano un grande gesto di solidarietà recandosi nei presidi ospedialieri della regione per donare sangue presso i centri trasfusionali. Al momento l’organizzazione dei soccorsi viene fatta per strada nello spazio antistante il pronto soccorso.
Sono frenetici i lavori di scavo in via XX Settembre tra le maceria di una palazzina di tre piani che si è sbriciolata e quasi rasa al suolo: da sotto le macerie si è udito poco fa la richiesta di aiuto di una voce femminile che gridava: “Chi mi sente?”. Secondo la ricostruzione dei soccorritori, che sono coordinati da Giorgio De Matteis, vicepresidente del Consiglio regionale e ex assessore regionale alla protezione Civile, sotto le macerie di questa palazzina ci sarebbero almeno due persone, delle quali forse una bambina. Poco prima da sotto le macerie era stata estratta una signora che è stata trasportata in ospedale.
“Pensavo ad una cosa pesante ma non di queste proporzioni. Sono passato per la città e ci sono davvero molti pezzi di città distrutti. Ci sono tanti feriti e numerosi morti”. Lo ha detto il direttore generale della Asl dell’Aquila, Roberto Marzetti, che si trova davanti al pronto soccorso per coordinare le operazioni di emergenza. “La macchina dei soccorsi - ha aggiunto - è partita subito, ci sono medici e paramedici a lavoro, chi di turno e chi no è tornato a lavoro. Abbiamo attivato due sale operatorie e quindi la reazione della città c’é stata”. Così come i dirigenti della Asl, Marzetti non era all’Aquila al momento del terremoto ma una volta saputo della scossa si è precipitato in città. Nel fare il punto della situazione, il manager ha sottolineato che sono attive due sale operatorie ma che dovranno essere trasferiti i dializzati la cui struttura si é allagata. Il reparto di neonatologia è già stato trasferito. “I delta di medicina sono da evacuare e poi ci sarà da fare la stima dei danni visto che l’ospedale non ha probabilmente problemi strutturali ma calcinacci, intonaci e suppellettili a terra. Ci vorrà qualche giorno prima che la situazione migliori, ma la cosa importante è che tutti sono a lavoro per aiutare le persone colpite da questa tremenda ferita”. Marzetti ha sottolineato che per sostenere la struttura ospedaliera che comunque è in difficoltà dovrebbe essere installato un ospedale da campo proprio nelle vicinanze del San Salvatore.

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