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Gianni-De-Gennaro


di Maurizio Tortorella
Lo chiamavano «Trinità ». Oppure «Oracolo Massimo». Soltanto cinque mesi fa, nel suo libro Nel labirinto degli dei, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia di lui aveva scritto che era «quasi un’icona dell’antimafia». Ora, come a volte capita ai falsi idoli, Massimo Ciancimino è caduto. Il figlio minore di Vito Ciancimino, il corleonese che fu sindaco di Palermo e morì nel 2002 con una condanna per mafia sulle spalle, è in cella: accusato di truffa e di calunnia aggravata nei confronti di Gianni De Gennaro, Continua


L’hanno chiamato «lo Squalo» per la foga che metteva quando, negli 11 anni trascorsi da poliziotto al fianco di Giovanni Falcone, dava la caccia ai mafiosi; e «Dick Tracy» per l’eterna sigaretta fra le dita, e perché in effetti un po’ somiglia all’imperturbabile eroe dei fumetti noir. Continua


Il palazzo al numero 5 di Via Emanuele Gianturco a Roma, nel quartiere Flaminio
Per la seconda volta: se la Anemone’s list fornirà prove di qualche reato, è giusto - anzi giustissimo - che i colpevoli paghino, senza guardare in faccia a nessuno e anche di più.
Detto questo, mi interrogo sull’asticella di superficialità davanti alla quale i giornali pensano di fermarsi. Oggi su Repubblica viene pubblicato l’indirizzo preciso della casa («Ma in realtà vi risiede il figlio», scrive il quotidiano) di Gianni De Gennaro, ex capo della Polizia e attuale numero uno del Dis, il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza che coordina le attività dei servizi segreti. Continua

Sono passati almeno tre anni dagli ultimi grossi attentati terroristici di matrice islamista in Europa (a Londra, il 7 luglio 2005), ma il pericolo del terrorismo è ancora reale. Anche in Italia. Lo conferma il Comitato analisi strategica antiterrorismo (Casa) nell’annuale Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza del Dis (Dipartimento informazioni per la sicurezza), diretto da Gianni De Gennaro, con il contributo di Aisi (ex Sisde) ed Aise (ex Sismi). Le minacce terroristiche all’Italia vagliate, dalle più serie alle meno realistiche, sono state 216 nel corso del 2008. Nella Relazione si sottolinea che non ci sono riscontri sul “concreto sviluppo di pianificazioni offensive” nel nostro paese o verso obiettivi italiani all’estero.
Ma la “vocazione logistica” dell’Italia per i circuiti terroristici resta. Per il Dis il panorama integralista risulta fluido e puntiforme, distinto dalla presenza di ristretti circuiti estremisti, spesso risultati raccolti attorno a referenti carismatici”. Un fenomeno questo che “è parso in crescita negli ambienti carcerari, dove è stata rilevata un’insidiosa opera di indottrinamento e reclutamento svolta da ‘veterani’, condannati per appartenenza a reti terroristiche, nei confronti di connazionali detenuti per spaccio o reati minori”. Il carcere non più “università del crimine” ma centro di indottrinamento per i più esaltati.
Secondo la Relazione le regioni in cui il radicalismo islamico assume aspetti più preoccupanti sono Lombardia (”in ragione sia della presenza di elementi già noti per l’appartenenza ad ambienti integralisti, sia dell’ingresso in campo di nuove leve”) e Campania, in particolare l’hinterland partenopeo, dove sono stati rilevati interessi comuni “tra estremisti, provenienti anche dall’estero, e delinquenza comune magrebina attiva nel settore del falso documentario”. Realtà ’sensibili’ individuate “anche in Piemonte, Veneto, Toscana ed Emilia Romagna”.
Per quanto riguarda invece la più ampia realtà europea nella Relazione viene evidenziata la crescita dei militanti cosiddetti “homegrown” ovvero di seconda generazione, quelli cresciuti in Occidente. E l’importanza del web rilevanza del web “quale ambito alternativo di radicalizzazione, reclutamento ed addestramento”.
È in arrivo una minirivoluzione all’interno dei servizi segreti. Stanno per essere formalizzati, infatti, i nuovi vice del Dis (ex Cesis), dell’Aisi (ex Sisde) e dell’Aise (ex Sismi): nomine che portano il segno di Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli 007, e del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ma che certo non dispiacciono a Gianni De Gennaro, oggi a capo del Dis ed ex capo della polizia.
Al Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza che coordina i servizi) De Gennaro sarà affiancato dal prefetto Pasquale Piscitelli (attuale vice capo di gabinetto al Viminale) e dal generale della Guardia di Finanza Cosimo Sasso, che è stato direttore della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) dal 1° agosto 2005 al 31 ottobre 2008.
All’Aisi, guidata dal generale dei carabinieri Giorgio Piccirillo, arrivano due nomi di punta: il prefetto Nicola Cavaliere, oggi vice capo della polizia e direttore della Criminalpol, e il generale delle Fiamme gialle Paolo Poletti, capo di Stato maggiore della Finanza, incarico che ora assumerà il generale Michele Adinfolfi, attuale comandante regionale del Lazio.
Infine, un’importante nomina riguarda l’Aise dove il generale dei carabinieri Michele Franzè affiancherà il generale Bruno Cornacchione come vice dell’ammiraglio Bruno Branciforte. Questi ha inutilmente sponsorizzato il suo attuale capo di gabinetto, ammiraglio Michele De Pinto.
Con la supervisione di Letta, dunque, Tremonti ha indicato i due finanzieri Sasso e Poletti (quest’ultimo ha buoni rapporti anche con Massimo D’Alema) mentre De Gennaro ha piazzato un uomo di fiducia come Cavaliere all’Aisi. Nel complesso, sono tutti nomi di indiscussa professionalità , con l’unica pecca di non avere finora avuto esperienze di intelligence.
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Di Carlo Puca
Ecco il sole che scalda l’anima e il vento che profuma di mare. È allegra andante la Napoli di piazza Plebiscito, là dove si affaccia la task force di Guido Bertolaso. Sono una squadra e si vede. Uomini e donne indossano tutti la stessa maglietta della Protezione civile, che sembra quella della Nazionale di calcio. C’è energia, ci sono le lavagne, i computer, le mappe. E fogli Excel aggiornati con minuzia. Sono i fogli dei conti. Perché stavolta i soldi sono misurati, il tempo delle spese pazze è finito. Lo spreco del passato è agli atti del Parlamento, non è una voce di popolo. Nella scorsa legislatura la commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti ha quantificato in 780 milioni l’anno la spesa corrente prodotta dall’emergenza campana. Quattordici anni di crisi equivalgono a un paio di Leggi finanziarie. Risultati? Praticamente nulli. Ecco perché si è arrivati al commissariamento del commissariato (il gioco di parole ci vuole). Nonostante resista nell’immaginario collettivo, il commissariato non esiste più, nella forma e nella sostanza. Abolite le consulenze d’oro, aboliti i fannulloni, abolite le spese di rappresentanza, pure il caffè si paga di tasca propria. Tutto deciso dalla struttura di Bertolaso.
Si chiama così: sottosegretariato per l’emergenza rifiuti. È diviso in sette “uffici di missione”: coordinamento gestione emergenziale; tecnico-operativo impiantistica; comunicazione; finanziaria; amministrativo-legale; gestione contenzioso; consorzi di bacino. Ogni missione ha un capo, tutti i capi riferiscono a Bertolaso. I costi? Bassi per la complessità della faccenda. La lista della spesa è contenuta in una legge, la numero 123 del 14 luglio 2008. È la legge che istituzionalizza il fondo per l’emergenza rifiuti. La dotazione generale è di 150 milioni di euro. Poi ci sono le specifiche. Appena il 10% “è destinato alla copertura delle spese correnti”. Quaranta milioni di euro servono per il completamento del termovalorizzatore di Acerra, inclusi i denari per i fornitori che vantano crediti con le società appaltatrici. Dieci milioni 900 mila euro sono per “la riconversione degli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti in impianti per il compostaggio e la raccolta differenziata”. L’investimento più consistente, 84 milioni, è per l’attivazione di nuove discariche. Altri soldi sono per la forza lavoro, per la quale “viene stimata una spesa pari a 12 milioni di euro”. Aggiunta qualche voce minore, restano 2.740.500 euro per “possibili nuove maggiori esigenze, acquisizione di cave e siti, indennizzi”.
A questo capitolo andrebbero poi sommati “gli importi derivanti da eventuali minori spese per gli altri interventi”. Insomma, si ipotizza di risparmiare qualcosa. Difficile. Al momento l’unico risparmio sicuro è l’Esercito: elmetto e sacchetto, soldato perfetto. Anche perché è “gratis et amore Dei”. “Impiegato per lo svolgimento delle attività di vigilanza e protezione, il personale delle forze armate agisce con le funzioni di agente di pubblica sicurezza ” recita la legge. Ma, attenzione, “senza compensi aggiuntivi”. Giusto così, “mica siamo in guerra” dice il generale Carlo Gibellino, a guida del 2° comando delle forze di difesa. “Questa storia della militarizzazione del territorio è una sciocchezza”.
Ma passare dall’Iraq alla spazzatura non è una “diminutio “? “Per carità , va benissimo, ci sentiamo utili”. In effetti quella dell’Esercito in Campania è una storia tutta da scrivere. Soldati e caporali della Brigata Garibaldi, ragazzi che hanno fatto le guerre vere, con elmetto e moschetto, si chiamano Calì, Infernola, Fasciato. Cognomi del Sud. Tra meridionali, soldati e presunti nemici hanno socializzato alla grande. “Hanno cominciato offrendoci un caffè” racconta Gibellino, l’unico nordico su piazza, “siamo passati ai fax di ringraziamento e stiamo finendo con le cittadinanze onorarie”. Perché nel Mezzogiorno la gente si fida, il militare in famiglia è un classico. E poi i soldati di guardia alle discariche hanno bloccato i camion carichi di rifiuti radioattivi e denunciato i mandanti.
È accaduto a Sant’Arcangelo a Trimonte, 600 anime nel Beneventano profondo. Qui ad aprile i trattori bloccavano le strade. Dopodiché si è manifestato l’imponderabile per queste terre di moti e ribellione. Il sindaco si è fidato e ha scelto di entrare nella gestione della discarica. Controllerà la qualità dei rifiuti, incasserà le royalty sulla spazzatura e darà lavoro a un sacco di gente del posto. Redditi fissi e garantiti. Sant’Arcangelo ora ha pure i requisiti per concorrere all’”Accordo di programma strategico per le compensazioni ambientali in Campania”. Si tratta di 526 milioni cofinanziati da Regione Campania e ministero dell’Ambiente. Sono a disposizione dei 37 comuni individuati come sedi di discariche, termovalorizzatori, siti per lo stoccaggio delle ecoballe e impianti di produzione di cdr. La compensazione e le bonifiche erano i buchi neri dello Stato in Campania, l’anello più leso nella collana di promesse mancate. Per intenderci: Savignano si prende i rifiuti, ma poi va risarcito. E con una decina di milioni di euro può diventare la Svizzera dell’Irpinia.
Finora era stato promesso a tutti di diventare come la Svizzera. Hanno avuto soltanto i rifiuti. La svolta tecnica è proprio la legge 123, che offre opportunità a tutti i livelli. Per esempio, prevede che i due nuovi termovalorizzatori di Santa Maria La Fossa e di Napoli “possano essere realizzati da imprese specializzate in regime di project financing”: chi paga l’impianto si prende la gestione. E ci guadagna. Basta far di conto. Una tonnellata di petrolio equivale a 6,841 barili. Un barile costa intorno ai 120 dollari, che corrispondono a circa 77 euro. Perciò 1 tonnellata di petrolio vale più o meno 500 euro. L’Italia ogni anno consuma 1.788 milioni di barili, in gran parte importati. Puntualmente, la nostra bilancia commerciale energetica è disastrosa. Una ecoballa composta di rifiuti trattati pesa approssimativamente 1,4 tonnellate. Dalla sua combustione si ottengono circa 700 chilowattora. Pur saltando un bel po’ di noiosi dettagli tecnici, il risultato non cambia: bruciando 4 tonnellate di rifiuti trattati si ottiene la stessa energia prodotta da 1 tonnellata di petrolio. Dunque, in termini economici, una ecoballa non vale meno di 170 euro. Con la differenza non marginale che il petrolio lo importiamo; i rifiuti campani, invece, abbiamo lottato per esportarli. Pagando. È il mondo alla rovescia.
Uno dei lavori più oscuri del sottosegretariato all’emergenza è il censimento delle ecoballe parcheggiate in Campania. Il dato parziale, non ufficiale, è impressionante. Tra capannoni, siti di stoccaggio e ricoveri di fortuna, le ecoballe accatastate sarebbero circa 6 milioni. Valore commerciale: almeno 1 miliardo di euro. L’oro di Napoli. Tuttavia, il forziere rischia di rimanere sotterrato per chissà quanto tempo. La colpa non è soltanto dei termovalorizzatori che ancora non ci sono. Il capoprogetto di Acerra, l’ingegnere Rodolfo Delia, giura: “La messa a regime della prima linea è per il febbraio 2009. Peccato, se le inchieste giudiziarie non ci avessero fermato, l’impianto sarebbe già in funzione”.
E intanto avanzano i pretendenti per la gestione, le società A2A e Actelios. Buon segno. Per gli altri tre inceneritori la programmazione sta filando liscia. Salerno in particolare promette benissimo: l’apertura è prevista entro 30 mesi. Pochi? I soldi ci sono. E ci hanno messo la faccia in troppi: Silvio Berlusconi, il sindaco Enzo De Luca, il governatore Antonio Bassolino, lo stesso Bertolaso. È questione di onore. Allora che cosa blocca l’utilizzo delle ecoballe prodotte dalla Fibe tra il 2001 e il 2005? Il sequestro disposto dalla magistratura partenopea. L’accusa dei pm è che conterrebbero troppa acqua, il 32% a fronte del 25 standard. Ma nella Germania rigorosa e ambientalista ecoballe di tipo umido già le bruciano, con garanzia di qualità . Napoli è comunque complicata. Almeno per ora. Nel frattempo, il governo è impegnato nella “fase 2″, che poi significa un bel po’ di educazione civica e “la rivoluzione culturale della raccolta differenziata” (parole di Bertolaso). Sarebbe infatti da illusi pensare che la svolta tecnica corra parallela a quella antropologica. Il malcostume resiste, eccome. Gli esempi sono tanti. Un paio li racconta Marcello Fiori braccio destro di Bertolaso. “La Campania è tecnicamente pulita, ma mancano ancora alcuni dati, non per colpa nostra.
Abbiamo inviato un fax ai 551 comuni della regione chiedendo se presentavano situazioni di criticità . In 490 hanno replicato che è tutto in ordine. Gli altri sono missing, evidentemente non hanno problemi. Però non ci hanno nemmeno risposto, collaborazione istituzionale zero”. Ancora: “Su Napoli abbiamo stilato una mappa di 100 siti sporcati dai rifiuti speciali, sui quali per legge non siamo competenti. L’Asia, la municipalizzata di Napoli, ci ha promesso che entro qualche giorno provvederà . Aspettiamo fiduciosi. Ma il dato è che c’è ancora chi continua a sversare lavatrici, copertoni e veleni vari”. L’ultimo esempio di malcostume arriva dall’elicottero antimonnezza. Col teleobiettivo in azione, la protezione civile cerca dall’alto piccoli e grandi”untori”. Fotografa loro e le loro targhe e poi li denuncia. Uno è in azione sul corso principale di Pianura: guanti in pelle per non contaminarsi le mani, abbandona folli schifezze per strada. Quell’uomo non merita il profumo del mare, la sua anima è di diossina.
Un carico contenente rifiuti ospedalieri sul quale sono state rilevate lievi tracce di materiale radioattivo, in particolare Iodio 131, una sostanza usata in medicina e comunque non pericolosa al punto che viene somministrata ai pazienti negli ospedali, è stato bloccato all’ingresso della discarica di Savignano Irpino, inaugurato appena qualche giorno fa.
Scatta l’allarme e ne nasce un giallo, con il direttore dell’impianto, Liberato Imperato, che ha smentito la presenza di materiale radioattivo parlando solo di rifiuti impropri come bende e cateteri, e il generale Franco Giannini, responsabile del settore tecnico-operativo della struttura di Bertolaso, a confermare la scoperta.
In serata il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si è complimentato con il generale Giannini sottolineando che proprio il ritrovamento di oggi “dimostra ancora una volta come nell’assolvimento dei propri compiti, in collaborazione con le forze dell’ordine, i militari impegnati a Napoli stiano svolgendo un ruolo prezioso di cui tutti gli siamo grati”.
“Questa mattina” ha detto Giannini “durante i controlli, abbiamo rilevato in un carico rifiuti ospedalieri dove c’erano tracce radioattive di Iodio 131″. A quel punto, ha aggiunto il generale, “abbiamo rimandato al sito di trasferenza di Pantano d’Acerra il carico, per consentire ai vigili del fuoco di effettuare ulteriori controlli e per cercare di risalire al responsabile dello sversamento”.
La struttura diretta da Bertolaso ha anche presentato una denuncia all’autorità giudiziaria. “È evidente” proseguono dalla struttura “che i rifiuti ospedalieri devono essere smaltiti attraverso una filiera completamente diversa da quella prevista per i rifiuti solidi urbani. L’episodio di oggi conferma” si sottolinea “l’accuratezza dei controlli”. I risultati conseguiti a Napoli, ha osservato il ministro della Difesa, “sono la risposta migliore a chi parla di divisioni tra forze dell’ordine e militari”, sottolineando che entrambi “sono al servizio dell’Italia per garantire la sicurezza interna ed esterna e il rispetto delle leggi, ciascuno nell’ambito dei propri compiti”.
Non lontano da Savignano, quaranta quintali di rifiuti pericolosi destinati alla Campania per essere smaltiti illecitamente, sono stati sequestrati dai carabinieri della Compagnia di Montella (Avellino). Il carico era trasportato da due tir provenienti dal Foggiano e diretti in Alta Irpinia.
I benefici derivanti dallo sversamento a Savignano tardano tuttavia a farsi sentire. Se la situazione a Napoli città tende a migliorare con 1900 tonnellate di rifiuti ancora a terra, così non è per la provincia, specie per l’area flegrea e quella vesuviana. Ne risente anche il turismo degli scavi archeologici: ad Ercolano cumuli enormi sostano vicino alle Ville Vesuviane, agli Scavi Archeologici e nell’area mercatale di via IV Novembre. Il sindaco, Nino Daniele, denuncerà la grave crisi in cui versa la città vesuviana domani a Napoli nell’incontro in programma con il sottosegretario Bertolaso.
Proteste nel Casertano, infine, con un corteo antidiscarica cui hanno preso parte centinaia di persone.
Il VIDEO servizio:
Non cerca rivincite o vendette personali dice il neo sottosegretario all’emergenza rifiuti Guido Bertolaso (aggredito dai manifestanti campani, dimissionario dalla carica di commissario durante l’era Prodi e rimesso in campo dal governo Berlusconi). Piuttosto, dovrà cercare di convincere i cittadini campani, con una serie di riunioni con i vertici degli enti locali, che “il tempo delle proteste è finito”. Compito più difficile quest’ultimo per il capo dipartimento della Protezione civile: i manifestanti sono pronti e appena saranno ufficializzati i siti, la mobilitazione scatterà .
L’altro nemico di Guido Bertolaso si chiama caldo. “Stiamo affrontando una situazione molto difficile, peggiore di quella dell’anno scorso” dice il sottosegretario. Che davanti ha poco tempo: “Entro l’estate l’emergenza finirà . Intanto dobbiamo liberare le strade perché è già previsto un cambiamento della situazione climatica con temperature in aumento”.
Mentre l’altro componente del ticket anti rifiuti, il commissario Gianni De Gennaro è rimasto a Napoli ed ha continuato gli incontri con i vari sindaci per risolvere la situazione, Bertolaso ha visto i vertici delle Forze armate e i rappresentanti delle Forze dell’ordine: incontri operativi per definire i dettagli degli interventi da attuare nei prossimi giorni, i compiti da assegnare, i contingenti da impiegare. “Lavoreremo per accelerare le cose da fare”, assicura Bertolaso, ribadendo che Berlusconi aveva parlato di 30 mesi per avviare un ciclo dei rifiuti efficiente. “Dobbiamo farla finita con questa vergogna” insiste Bertolaso. “È finito il tempo delle proteste. Lo Stato è stato troppe volte umiliato: da nessuna parte si vedono i vigili del fuoco oggetto di lancio di pietre mentre fanno il loro lavoro”.
La raccolta straordinaria va avanti. Soltanto l’altra notte a Napoli sono state rimosse 700 tonnellate di rifiuti mentre circa 2000 ne restano per le strade. Ed in provincia è peggio. Si prosegue con l’invio dei rifiuti in Germania dove ogni settimana arriveranno tre o quattro treni dalla Campania, fino all’esaurimento della quantità concordata di 30.000 tonnellate di rifiuti domestici previsto in 10 settimane. “Non si può continuare a spendere 250 euro a tonnellata per trasportare i rifiuti in Germania” avverte però Bertolaso. “Occorre aprire le discariche e riprendere il lavoro sui termovalorizzatori”.
Tutti i comuni devono presentare il piano per la raccolta differenziata entro 30 giorni. Chi non rispetta la scadenza sarà commissariato e pagherà una penale salata, subendo una maggiorazione della tariffa per lo smaltimento rifiuti. L’attuazione della differenziata dovrà superare il 50 per cento entro il 2010.
Per Napoli la scadenza è più dura. Il sindaco, Rosa Russo Iervolino, deve individuare il sito dove piazzare il termovalorizzatore sempre entro 30 giorni. Altrimenti la questione verrà decisa direttamente da Bertolaso. Il sindaco Rosa Iervolino manderà una delegazione a visionare il termovalorizzatore di Brescia per una valutazione di impatto sul territorio.
Sono tre gli altri termovalorizzatori, che attraverso il decreto verranno militarizzati come aree di interesse strategico. Acerra dovrebbe diventare operativo entro l’inizio dell’anno prossimo. A Salerno il sindaco Vincenzo De Luca (Pd) ha individuato un sito (Cupa Siglia), i fondi sono disponibili per metterlo in funzione entro 30 mesi. A Santa Maria la Fossa (Caserta) si sta studiando l’impatto ambientale.
In merito ai siti che saranno interessati da nuove discariche, Bertolaso ha spiegato di aver “messo dentro tutti i siti possibili, tutti quelli che possono essere utilizzati, una rosa, uno spettro”. Il sottosegretario spiega anche che “non è detto però che tutti i siti indicati vengano aperti. C’è uno spettro di situazioni che valuteremo di volta in volta”. “Mi risulta che il decreto sia arrivato al Quirinale, quindi stasera o domani mattina sarà in Gazzetta. Ringrazio i miei colleghi”.
Il decreto legge che contiene il piano per l’emergenza rifiuti in Campania è intanto arrivato alla firma del Capo dello Stato e entro sabato dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, nonostante le “resistenze di alcuni burocrati che non vedono bene che il capo della Protezione Civile si occupi anche dei rifiuti”.
Stando a quanto ha fatto intendere dal sottosegretario, tra i siti individuati per la realizzazione delle discariche in Campania c’è anche Chiaiano, a Napoli. “Nel testo” dice il sottosegretario “ci sono tutti i siti possibili ma non è detto che tutti questi vengano aperti. C’è uno spettro di situazioni che valuteremo di volta in volta”. Su Chiaiano, ha aggiunto, “c’è un’ordinanza che ha chiesto all’Arpac di fare caratterizzazione del territorio e questo al momento è lo stato dell’arte”. “Starò attento, anche perché Serre ha già dato” ha detto invece Bertolaso rispondendo a una specifica domanda sull’ipotesi ventilata dell’apertura di una seconda discarica in località Valle della Masseria, nel comune salernitano. Proprio su Valle della Masseria si consumò l’anno scorso un braccio di ferro tra Bertolaso e l’allora ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che appoggiava le proteste della popolazione. Altre due discariche saranno attive entro giugno, e saranno una in provincia di Avellino e una in provincia di Benevento.
Conto alla rovescia anche per l’impiego dei militari a sorveglianza dei siti collegati all’emergenza. Il sottosegretario ha già incontrato il capo di Stato maggiore della Difesa, mentre il capo dell’Esercito ha oggi garantito che la Forza armata farà ”come sempre, il proprio dovere”, anche se l’addestramento rischia di risentirne. Però il Cocer, il sindacato con le stellette, avverte: prima di tutto occorre definire lo status giuridico dei militari. I quali, come per l’Operazione Domino (che dall’ottobre 2001 a giugno 2006 ha impiegato un numero variabile di militari, da 1.000 a 4.000, per la protezione di obiettivi a rischio di attacchi terroristici, ndr), potrebbero vedersi assegnate alcune funzioni di agente di pubblica sicurezza. Anche se lo stesso Bertolaso ha spiegato che nonostante il governo abbia deciso di far diventare le discariche “siti di interesse strategico nazionale” ha assicurato anche che “non è una vera militarizzazione”.
Quindi, in che cosa consisterà questa vigilanza? “Le discariche” ha risposto Bertolaso “non possono essere terra di nessuno e oggetto di contestazioni futili: le forze dell’ordine avranno la responsabilità di garantirne la salvaguardia e le forze armate concorreranno”. E i militari che dicono? “Più attività extra dai compiti militari facciamo, più limitazioni abbiamo nell’attività addestrativa”, ha spiegato il generale Fabrizio Castagnetti, capo di Stato maggiore dell’Esercito, incalzato dai giornalisti.
Ma subito ha aggiunto: “Siamo al servizio del Paese, del governo, e faremo il nostro dovere come sempre”. Ci sono uomini sufficienti? “I numeri li troviamo, se lo dobbiamo fare. Ci mancherebbe altro. Ci è stato chiesto di vigilare determinate infrastrutture che erano sorvegliate dalle forze dell’ordine per permettere di liberare proprio risorse di Polizia e Carabinieri”.
Dunque, quale status per i militari di guardia alle discariche? È forse la questione più delicata su cui i tecnici si sono confrontati in queste ore. L’ipotesi è quella di attribuire ai soldati alcune funzioni di agente di pubblica sicurezza. In particolare, gli uomini delle Forze armate impiegati in questi compiti potevano, in base alla legge e alle direttive dei Prefetti, “identificare e trattenere sul posto persone e mezzi di trasporto per il tempo strettamente necessario a consentire l’intervento di agenti delle forze dell’ordine”. Più o meno quello che dovrebbe avvenire anche nel caso delle discariche.