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Gianni-De-Gennaro
Non cerca rivincite o vendette personali dice il neo sottosegretario all’emergenza rifiuti Guido Bertolaso (aggredito dai manifestanti campani, dimissionario dalla carica di commissario durante l’era Prodi e rimesso in campo dal governo Berlusconi). Piuttosto, dovrà cercare di convincere i cittadini campani, con una serie di riunioni con i vertici degli enti locali, che “il tempo delle proteste è finito”. Compito più difficile quest’ultimo per il capo dipartimento della Protezione civile: i manifestanti sono pronti e appena saranno ufficializzati i siti, la mobilitazione scatterà.
L’altro nemico di Guido Bertolaso si chiama caldo. “Stiamo affrontando una situazione molto difficile, peggiore di quella dell’anno scorso” dice il sottosegretario. Che davanti ha poco tempo: “Entro l’estate l’emergenza finirà. Intanto dobbiamo liberare le strade perché è già previsto un cambiamento della situazione climatica con temperature in aumento”.
Mentre l’altro componente del ticket anti rifiuti, il commissario Gianni De Gennaro è rimasto a Napoli ed ha continuato gli incontri con i vari sindaci per risolvere la situazione, Bertolaso ha visto i vertici delle Forze armate e i rappresentanti delle Forze dell’ordine: incontri operativi per definire i dettagli degli interventi da attuare nei prossimi giorni, i compiti da assegnare, i contingenti da impiegare. “Lavoreremo per accelerare le cose da fare”, assicura Bertolaso, ribadendo che Berlusconi aveva parlato di 30 mesi per avviare un ciclo dei rifiuti efficiente. “Dobbiamo farla finita con questa vergogna” insiste Bertolaso. “È finito il tempo delle proteste. Lo Stato è stato troppe volte umiliato: da nessuna parte si vedono i vigili del fuoco oggetto di lancio di pietre mentre fanno il loro lavoro”.
La raccolta straordinaria va avanti. Soltanto l’altra notte a Napoli sono state rimosse 700 tonnellate di rifiuti mentre circa 2000 ne restano per le strade. Ed in provincia è peggio. Si prosegue con l’invio dei rifiuti in Germania dove ogni settimana arriveranno tre o quattro treni dalla Campania, fino all’esaurimento della quantità concordata di 30.000 tonnellate di rifiuti domestici previsto in 10 settimane. “Non si può continuare a spendere 250 euro a tonnellata per trasportare i rifiuti in Germania” avverte però Bertolaso. “Occorre aprire le discariche e riprendere il lavoro sui termovalorizzatori”.
Tutti i comuni devono presentare il piano per la raccolta differenziata entro 30 giorni. Chi non rispetta la scadenza sarà commissariato e pagherà una penale salata, subendo una maggiorazione della tariffa per lo smaltimento rifiuti. L’attuazione della differenziata dovrà superare il 50 per cento entro il 2010.
Per Napoli la scadenza è più dura. Il sindaco, Rosa Russo Iervolino, deve individuare il sito dove piazzare il termovalorizzatore sempre entro 30 giorni. Altrimenti la questione verrà decisa direttamente da Bertolaso. Il sindaco Rosa Iervolino manderà una delegazione a visionare il termovalorizzatore di Brescia per una valutazione di impatto sul territorio.
Sono tre gli altri termovalorizzatori, che attraverso il decreto verranno militarizzati come aree di interesse strategico. Acerra dovrebbe diventare operativo entro l’inizio dell’anno prossimo. A Salerno il sindaco Vincenzo De Luca (Pd) ha individuato un sito (Cupa Siglia), i fondi sono disponibili per metterlo in funzione entro 30 mesi. A Santa Maria la Fossa (Caserta) si sta studiando l’impatto ambientale.
In merito ai siti che saranno interessati da nuove discariche, Bertolaso ha spiegato di aver “messo dentro tutti i siti possibili, tutti quelli che possono essere utilizzati, una rosa, uno spettro”. Il sottosegretario spiega anche che “non è detto però che tutti i siti indicati vengano aperti. C’è uno spettro di situazioni che valuteremo di volta in volta”. “Mi risulta che il decreto sia arrivato al Quirinale, quindi stasera o domani mattina sarà in Gazzetta. Ringrazio i miei colleghi”.
Il decreto legge che contiene il piano per l’emergenza rifiuti in Campania è intanto arrivato alla firma del Capo dello Stato e entro sabato dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, nonostante le “resistenze di alcuni burocrati che non vedono bene che il capo della Protezione Civile si occupi anche dei rifiuti”.
Stando a quanto ha fatto intendere dal sottosegretario, tra i siti individuati per la realizzazione delle discariche in Campania c’è anche Chiaiano, a Napoli. “Nel testo” dice il sottosegretario “ci sono tutti i siti possibili ma non è detto che tutti questi vengano aperti. C’è uno spettro di situazioni che valuteremo di volta in volta”. Su Chiaiano, ha aggiunto, “c’è un’ordinanza che ha chiesto all’Arpac di fare caratterizzazione del territorio e questo al momento è lo stato dell’arte”. “Starò attento, anche perché Serre ha già dato” ha detto invece Bertolaso rispondendo a una specifica domanda sull’ipotesi ventilata dell’apertura di una seconda discarica in località Valle della Masseria, nel comune salernitano. Proprio su Valle della Masseria si consumò l’anno scorso un braccio di ferro tra Bertolaso e l’allora ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che appoggiava le proteste della popolazione. Altre due discariche saranno attive entro giugno, e saranno una in provincia di Avellino e una in provincia di Benevento.
Conto alla rovescia anche per l’impiego dei militari a sorveglianza dei siti collegati all’emergenza. Il sottosegretario ha già incontrato il capo di Stato maggiore della Difesa, mentre il capo dell’Esercito ha oggi garantito che la Forza armata farà ”come sempre, il proprio dovere”, anche se l’addestramento rischia di risentirne. Però il Cocer, il sindacato con le stellette, avverte: prima di tutto occorre definire lo status giuridico dei militari. I quali, come per l’Operazione Domino (che dall’ottobre 2001 a giugno 2006 ha impiegato un numero variabile di militari, da 1.000 a 4.000, per la protezione di obiettivi a rischio di attacchi terroristici, ndr), potrebbero vedersi assegnate alcune funzioni di agente di pubblica sicurezza. Anche se lo stesso Bertolaso ha spiegato che nonostante il governo abbia deciso di far diventare le discariche “siti di interesse strategico nazionale” ha assicurato anche che “non è una vera militarizzazione”.
Quindi, in che cosa consisterà questa vigilanza? “Le discariche” ha risposto Bertolaso “non possono essere terra di nessuno e oggetto di contestazioni futili: le forze dell’ordine avranno la responsabilità di garantirne la salvaguardia e le forze armate concorreranno”. E i militari che dicono? “Più attività extra dai compiti militari facciamo, più limitazioni abbiamo nell’attività addestrativa”, ha spiegato il generale Fabrizio Castagnetti, capo di Stato maggiore dell’Esercito, incalzato dai giornalisti.
Ma subito ha aggiunto: “Siamo al servizio del Paese, del governo, e faremo il nostro dovere come sempre”. Ci sono uomini sufficienti? “I numeri li troviamo, se lo dobbiamo fare. Ci mancherebbe altro. Ci è stato chiesto di vigilare determinate infrastrutture che erano sorvegliate dalle forze dell’ordine per permettere di liberare proprio risorse di Polizia e Carabinieri”.
Dunque, quale status per i militari di guardia alle discariche? È forse la questione più delicata su cui i tecnici si sono confrontati in queste ore. L’ipotesi è quella di attribuire ai soldati alcune funzioni di agente di pubblica sicurezza. In particolare, gli uomini delle Forze armate impiegati in questi compiti potevano, in base alla legge e alle direttive dei Prefetti, “identificare e trattenere sul posto persone e mezzi di trasporto per il tempo strettamente necessario a consentire l’intervento di agenti delle forze dell’ordine”. Più o meno quello che dovrebbe avvenire anche nel caso delle discariche.

Gianni De Gennaro, dall’inizio dell’anno commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, lo aveva promesso: entro maggio la grave situazione campana verrà risanata. In realtà, i roghi (e le polemiche) continuano, l’emergenza è sempre sullo zerbino e a volte sfocia in scene di guerriglia urbana. La crisi dei rifiuti, ormai cronica in alcune aree della Campania, ricade in tutta la sua drammaticità sulle spalle dei cittadini.
Al momento, infatti, a pagarne le maggiori conseguenze è proprio la popolazione del napoletano. Può sembrare assurdo, ma i cittadini partenopei per questo insopportabile disagio pagano anche un altro prezzo elevato. Una recente inchiesta di Altroconsumo evidenziava come la Tarsu, la tassa sui rifiuti solidi urbani, per i residenti a Napoli sia più cara rispetto alla media nazionale. Senza una buona giustificazione, visto lo stato delle cose.
Una buona gestione degli scarti della nostra quotidianità (materia organica, vetro, carta, plastica…), oltre a ridurre l’impatto ambientale negativo dei rifiuti, avvantaggia le casse comunali e, quindi, anche le tasche dei cittadini. In altre parole, una politica virtuosa della raccolta della spazzatura urbana si concretizza anche nella riduzione delle spese che le famiglie devono sostenere per lo smaltimento.
La gestione dei rifiuti, più di altri servizi di pubblica utilità, è strettamente legata alla struttura e alla natura del territorio: per questo le regioni hanno l’obbligo di essere autonome in questo campo. La Campania su questo è molto indietro. Sulla carta il piano di smaltimento rifiuti esiste e sembra essere adeguato, ma non viene applicato per una serie di problemi di ordine pubblico e politico.
L’emergenza rifiuti in Campania richiama responsabilità alle quali chi governa il territorio non si può sottrarre. Questo significa che oggi il problema va risolto in pratica, e domani chi ha avuto colpe e responsabilità deve rimediare all’offesa arrecata alla regione Campania e a tutto il Paese.
Per uscire dalla crisi servono provvedimenti immediati: pulire le strade dai rifiuti con l’esercito, aprire le discariche esistenti, mettere a disposizione quelle di altre regioni. Tutti si devono assumere una parte di responsabilità. Una volta passata l’emergenza, bisognerà ripensare in modo sostanziale alle politiche di gestione dei rifiuti. A parte i casi di particolare emergenza, secondo Altroconsumo la discarica deve essere sempre l’ultima delle scelte, è la prevenzione la strategia migliore contro l’invasione dei rifiuti. Ovvero fare delle politiche serie di gestione della spazzatura.

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“Confermo quanto ha promesso Silvio Berlusconi: risolveremo l’emergenza rifiuti in Campania nel giro di due mesi”, ribadisce il deputato campano di Alleanza Nazionale, Italo Bocchino. Che, tra le altre soluzioni, in quest’intervista lancia anche la proposta di un sottosegretario all’emergenza rifiuti.
Onorevole, il Cavaliere dice che una volta vinte le elezioni risolverà l’emergenza rifiuti in due mesi.
Confermo. In due mesi ci proponiamo di levare i rifiuti dalle strade.
E per un ritorno completo alla normalità?
Diciotto mesi per chiudere il problema definitivamente. Ma abbiamo anche un’altra idea.
Dica pure.
Pensiamo ad un sottosegretario all’emergenza rifiuti.
Il super commissario Gianni De Gennaro non basta?
De Gennaro è un prefetto e noi vogliamo un politico. Fa quel che può, ma non risolverà il problema dei rifiuti: li toglierà dalle strade. Invece dobbiamo riprendere in mano la questione che va risolta in maniera politica.
E quindi volete gestire tutto da palazzo Chigi?
Esattamente.
Cose proponete, in concreto, per tornare alla normalità?
Bisogna avviare la raccolta differenziata: che dovrà essere effettuata porta a porta. I cittadini consegneranno i loro rifiuti differenziati e in cambio dovranno avere uno sconto sulla Tarsu.
Onorevole Bocchino, basterà un sottosegretario per risolvere il dramma rifiuti?
La nostra è una proposta per rimettere al centro dell’operazione politica del prossimo la questione Campania.
Nomi per quel ruolo?
Nessuno.

I pubblici ministeri che indagano sui fatti del G8 di Genova hanno chiesto il rinvio a giudizio dell’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro per aver istigato l’ex questore di Genova Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza durante il processo per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz. La notizia è stata data dal Corriere della Sera e poi confermata dal procuratore aggiunto Mario Morisani.
Il procuratore capo di Genova, Francesco Lalla che, secondo il Corriere non avrebbe firmato il provvedimento in disaccordo con i suoi pm, pur affermando di non essere a conoscenza dell’iniziativa dei suoi pm, ha negato presunti dissidi. Mario Morisani, nel confermare il deposito della richiesta di rinvio a giudizio per De Gennaro, ha sottolineato che non è necessaria la firma del capo della Procura.
De Gennaro era stato raggiunto dall’avviso di fine indagini a fine novembre scorso. L’ex capo della polizia, ora commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, aveva depositato il 18 gennaio scorso in procura una memoria difensiva in cui aveva ribadito di non aver mai indotto Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza. I magistrati hanno chiesto il processo anche per Spartaco Mortola, ex capo della Digos di Genova.
“Sono assolutamente tranquillo perché consapevole di non essere mai venuto meno ai miei doveri”, così ha commentato la notizia il prefetto De Gennaro. Raggiunto a Napoli questa mattina, dove ha ultimato un incontro con il comitato dei cittadini di Santa Maria La Fossa, una delle travagliate discariche dell’emergenza rifiuti, ed impegnato a controllare i piani di invio in Germania, dell’accusa di induzione alla falsa testimonianza che gli è rivolta, De Gennaro dice: “È una vicenda di cui mi occuperò con i miei legali al momento opportuno. Ora sono impegnato ad assolvere un delicato compito che il governo mi ha affidato”.

Non riaprono le vecchie discariche, pericolose e inutilizzabili, si punta sui nuovi siti, già individuati nel decreto del luglio scorso a Savignano Irpino (Avellino), Sant’Arcangelo Trimonte (Benevento) e Terzigno (Napoli) ma i tempi per attrezzarli non sono brevi e si studia l’ipotesi di portare i rifiuti in Germania per compiere un’operazione di liberazione delle strade della Campania dalla spazzatura, con oltre 200 mila tonnellate da rimuovere.
Il commissario di governo, Gianni De Gennaro, rivede il piano e esclude la possibilità di riaprire le vecchie discariche di Difesa Grande in Irpinia e di Villaricca, nel Napoletano, per le quali è necessaria invece un’operazione di bonifica. “La gente”, ha detto, “aveva ragione”. Si esprime così dopo aver chiesto ai tecnici del Genio militare di controllare tutte le discariche sulle quali vi sono inchieste in corso da parte delle Procure. Infiltrazioni di percolato, discariche abusive sottostanti, gravi rischi di crolli sono alcuni degli elementi che rendono impossibile la riapertura dei siti.
Non riaprirà nemmeno Lo Uttaro, nel Casertano perché, spiega il commissario, “sono stati avviati accertamenti per conto dell’autorità giudiziaria, cui spetta il compito di valutarne l’esito al termine dei relativi esami”. Di sicuro De Gennaro intende raggiungere l’obiettivo che è quello di ripulire le strade entro la metà di aprile per evitare conseguenze negative dall’arrivo del caldo. “Prosegue con determinazione l’azione per raggiungere gli obiettivi fissati dal Governo”.
Ma la strada non sarà facile, come finora sono state tante le difficoltà. A Savignano Irpino, ad esempio, in 3.000 hanno manifestato contro la decisione di realizzare la discarica provinciale in contrada Pustarza e destinata ad accogliere 700 mila tonnellate di rifiuti. In piazza sono scesi i sindaci di diversi comuni dell’Irpinia ma anche della vicina provincia di Foggia. Non sono mancate le tensioni. I tecnici dell’Arpa che si erano recati sul sito per cominciare i rilievi sono stati messi in fuga dai manifestanti. La prossima settimana saranno effettuati i rilievi nel Sannio a Sant’Arcangelo Trimonte. Anche qui, però, il clima non è affatto positivo. Secondo il sindaco Aldo Giangregorio sul territorio del comune non ci sono aree idonee per ospitare discariche.
La situazione resta molto difficile. Scenario drammatico in diverse zone della province dove, in alcuni casi, non si raccolgono rifiuti da terra addirittura da Natale. Ma anche a Napoli crescono le giacenze. I siti di stoccaggio si stanno esaurendo ed occorre trovare nuovi sbocchi ma bisogna farlo al più presto. Continuano i roghi di spazzatura. In questo scenario, gli albergatori della Campania scrivono una lettera all’assessore regionale al Turismo, Domenico De Masi. “Bisogna fare presto”, altrimenti c’è il rischio che si arrivi ad una “gran parte di alberghi chiusi o con grosse difficoltà di sopravvivenza”.

Niente partecipazione alle politiche perché “dobbiamo stare qui a lavorare per dare una mano a De Gennaro”. L’effetto rifiuti, in Campania, inizia a pesare anche nella campagna elettorale: Antonio Bassolino non solo non si presenterà alle prossima tornata nazionale, ma – sorpresa - non parteciperà neppure a comizi e convegni.
Il motivo ufficiale è quello di “gettarsi a capofitto per aiutare il supercommissario Gianni De Gennaro”, ma la scelta del governatore campano sembra dettata da altri e da altre ragioni.
Nei giorni scorsi, il governatore campano aveva ritoccato la giunta regionale: cinque nuovi assessori, “che ho preso proprio per questo: lavorare per l’emergenza. E sempre per questo, ho chiesto di lasciare a quelli che avevano manifestato disponibilità a candidarsi”.
L’obiettivo è quello di “separare i due terreni, amministrazione ed elezioni”. Una linea che di sicuro non può dispiacere all’esecutivo nazionale del partito di Walter Veltroni, che tenta sia di slegare la propria immagine da quella del governo Prodi sia da quella dei governi campani.
“Il nuovo corso” di Bassolino non sembra però entusiasmare gli alleati: in questi giorni, molti di loro continuano a chiedergli le dimissioni. Gli ultimi sono stati Cesare Salvi e Oliviero Diliberto (Sinistra Arcobaleno), ma parole poco tenere sono arrivate pure dall’Italia dei Valori, apparentato col Pd alle prossime elezioni. Sulle recenti decisioni del governatore e sulla nuova giunta, le parole più gelide sono arrivate da Nello Formisano, capogruppo al Senato del partito di Di Pietro: “non mi pare assolutamente che la soluzione adottata abbia risolto grossissimi problemi che affliggono la Campania”. E Raffaele Porta, coordinatore regionale di Sinistra Democratica, ha aggiunto: “un’operazione contraddittoria, inadeguata alla drammatica emergenza democratica della Regione”.
Più che una “scelta responsabile”, quella del governatore sembra essere solo l’ultimo tentativo per evitare che l’effetto rifiuti “sporchi” il Pd nell’imminente sfida elettorale.

L’emergenza rifiuti raddoppia: alla “monnezza” depositata lungo le vie delle città partenopee, che pure in questi giorni sta diminuendo, si aggiunge quella dei costi, salatissimi, della gestione straordinaria. Non è un caso che il generale della Guardia di Finanza Lorenzo Macchia, che era stato nominato commissario liquidatore a fine gennaio dal governo, avesse subito rinunciato. La missione di mettere in ordine i conti legati al ciclo rifiuti appariva quasi impossibile. E lo è ancora oggi.
Adesso, è il turno del prefetto Goffredo Sottile. A lui tocca l’incombenza di liquidare i “rapporti giuridici in corso fino alla cessazione dello stato di emergenza”. E i primi riscontri non sembrano portare conforto al neo commissario. La gestione ordinaria della crisi divora ogni mese 27 milioni di euro. Una cifra che, rispetto ad un anno fa, è scesa di più di un terzo (prima sfiorava quasi quota 80), ma che resta comunque troppo alta, quantomeno per il budget che ha previsto il governo dimissionario di Romano Prodi.
Il premier dimissionario avrebbe infatti garantito poco più della metà della cifra, circa trenta miliardi di lire. Una somma troppo esigua, a cui Sottile deve aggiungere due incognite. In questi giorni, i sindacati dei dipendenti dei consorzi di bacino, lo assediano infatti di proteste, minacciando di far saltare il piano previsto di smaltimento: in alcuni casi, come il consorzio Caserta 4, quasi il 60 % dei dipendenti è ancora in attesa degli stipendi di gennaio.
Molti dei comuni partenopei sono poi “morosi”, e in queste ore sono stati messi alle strette proprio dal Commissario. La prima amministrazione della lista nera è quella di Napoli, che ha un debito di più di 80 milioni. Il sindaco Rosa Russo Iervolino lo contesta (sarebbe da correggere per alcune convenzioni stipulate con il Ministero dell’Interno), ma insieme a quello del capoluogo, sono almeno quindici le amministrazioni ad avere contratto passivi di varie decine di milioni. Dalla loro disponibilità a saldarli dipenderà la maggior parte dei problemi finanziari legati all’affaire rifiuti.
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Si prepara un’altra rovente sul fronte dei rifiuti. Il commissario straordinario De Gennaro ha assicurato decisioni definitive su siti di stoccaggio e discariche ”per rimettere in moto lo smaltimento dei rifiuti in Campania”.
Per oggi è prevista anche la decisione della Commissione Ue sull’invio all’Italia del parere riguardo l’emergenza rifiuti. Ieri è stata però un’altra giornata di proteste e disordini, tra il no a discariche e siti di stoccaggio delle popolazioni locali e la rabbia dei residenti nelle zone sommerse da spazzatura: è ancora difficile il cammino verso la ”liberazione” della Campania dall’emergenza, mentre da Montesarchio (Benevento) arriva il parere dei tecnici che hanno effettuato il sopralluogo nella discarica e per i quali non ci sono le condizioni necessarie per riaprire in sicurezza il sito.
A Napoli, in serata, momenti di forte tensione nella zona est, in via Reggia di Portici, con il lancio di petardi contro la polizia che era intervenuta per rimuovere un blocco stradale.
Gli agenti hanno reagito con il lancio di lacrimogeni.
Si era iniziato all’alba con lo sgombero da parte della polizia della ex Manifattura Tabacchi, destinata a ospitare un sito di stoccaggio per i rifiuti e occupata da diversi giorni.
A Marigliano, nel Nolano - altra area scelta per ospitare un sito di stoccaggio - blocchi stradali sullo svincolo dell’asse 7 bis Nola-Villa Literno, sull’autostrada A30 e sui binari della linea ferroviaria Salerno-Cancello, e tensioni. Marigliano, che rivendica con orgoglio il suo 55% di raccolta differenziata, non vuole ‘’subire imposizioni dall’alto”. Un gruppo di residenti di Villaricca ha invece bloccato per alcune ore un tratto della Tangenziale di Napoli contro l’annunciata riapertura di un’altra discarica, quella di Cava Riconte. Un corteo è stato organizzato nel casertano, a Santa Maria la Fossa, contro l’apertura di una discarica a Ferrandelle.
Il commissario di governo, Gianni De Gennaro, da Avellino aveva annunciato che oggi assumerà ”le decisioni definitive sui siti di stoccaggio e sulle discariche per rimettere in moto il ciclo dello smaltimento dei rifiuti in Campania”. De Gennaro ha sottolineato più volte, in questi giorni, che la priorità è la tutela della salute dei cittadini. Sta acquisendo in queste ore i pareri tecnici formulati dopo la presentazione del piano, ”che non è Vangelo”.

E infatti sarà costretto a rivederlo dopo che i tecnici che hanno effettuato il sopralluogo a Montesarchio hanno sostenuto, ad eccezione del rappresentante del commissariato di governo, che ”allo stato dei fatti non sussistono le necessarie condizioni per la riapertura della discarica ed il conferimento in sicurezza dei rifiuti”. Se dovesse essere scartata Montesarchio, resta ancora in ballo la riserva, della quale ha parlato nei giorni scorsi De Gennaro, rappresentata da Parapoti, nel salernitano.
In piazza scendono ancora cittadini esasperati per lo stato di spaventoso degrado dei comuni della provincia. Manifestazioni si sono svolte a Pozzuoli e Quarto, mentre continuano gli incendi di spazzatura. Ben 110 roghi in ventiquattr’ore, con situazioni molto difficili da gestire in particolare in provincia di Napoli.

Il VIDEO servizio:
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