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Gianni-Letta
Non passa il tandem Letta – Amato. Secondo un retroscena di Repubblica, non sarebbe servito l’intervento deciso del Quirinale per convincere PdL e Pd a dare l’ok all’inserimento nella squadra di governo, guidato dal premier incaricato Mario Monti, di politici legati ai due principali partiti. Continua

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta
Se la notizia dell’incarico conferito al neo senatore a vita Mario Monti occupa tutti titoli di apertura, nelle pagine interne i quotidiani italiani si concentrano sul toto ministri. La squadra del nuovo governo tecnico, che dovrebbe avere solo 12 membri, dovrebbe infatti essere pronta per mercoledì. Continua

Giustina Destro quando era sindaco di Padova, con Silvio Berlusconi (Ansa)
“Ieri a Padova c’erano 5mila persone per Santoro. Se vogliamo consegnare il Paese a quelli come lui continuiamo pure su questa strada, così ci massacreranno e la gente non ci vorrà più vedere”.
Giustina Destro, deputata Pdl, ex sindaco di Padova, fa parte del gruppo di frondisti scajoliani che Silvio Berlusconi teme vogliano farlo fuori. Ma in questa etichetta non ci si riconosce affatto e con Panorama.it puntualizza: “Guardate che io, da appagata imprenditrice che ero, ho cominciato a far politica per lui, per il Cavaliere, il ministro Galan che allora era il presidente della mia regione e il dottor Gianni Letta”. Continua
- Tags: Ferdinando-Adornato, Gianni-Letta, legge contro omofobia, lista gay, luca-volontè, Marco Milanese, Mario-Baccini, massimo-corsaro, Maurizio-Gasparri, omofobia, outing, Paolo-bonaiuti, Roberto-Calderoli, Roberto-Formigoni
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I nomi dei dieci parlamentari gay ma omofobi secondo i blogger di listaouting
Alla pubblicazione del suo nome nella lista di 10 politici che, secondo un blog pirata, sarebbero omofobi ma segretamente gay, Massimo Corsaro, vicepresidente vicario del gruppo Pdl alla Camera, l’ha presa nell’unico modo possibile: con una battuta fulminante: «Mi era giunta notizia - ha dichiarato all’Ansa - che il mio nome sarebbe stato strumentalmente inserito in un elenco infamante. Per un attimo ho temuto che mi inserissero in quello degli interisti occulti. Tutto sommato meglio così…». Maurizio Gasparri racconta che si è fatto qualche risata con gli amici, e aggiunge, le amiche. Elenco pesante, con nomi di primissimo piano, «sputtanati» sulla pubblica piazza non perché gay, sostengono i pirati di Listaouting, ma perché gay e per di più omofobi. Elenco pesante e iniziativa discutibile secondo gran parte del movimento omosessuale, con l’Arcy Gay in prima fila (contrarissima da sempre alla pratica dell’«outing», leggasi «sputtanamento» altrui) che definisce l’iniziativa «un rigagnolo miserevole di pettegolezzi». Ecco le voci che Panorama.it ha raccolto (e continuerà a raccogliere durante la giornata) dei protagonisti chiamati in causa dagli anonimi curatori di questo sito che annuncia, nei prossimi giorni, la pubblicazione di altri nomi, questa volta di «cardinali e alti prelati omofobi e omosessuali». Continua

Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso (Ansa)
Il disegno di legge che contiene la costituzione della Protezione civile Spa, la società di proprietà della presidenza del Consiglio dei ministri per gestire attività strumentali di supporto tecnico amministrativo, verrà discusso mercoledì alla Camera (qui il testo approvato dal Senato il 9 febbraio in pdf) dove, salvo sorprese, il Governo metterà la fiducia.
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- Tags: banche, economia, Gianni-Letta, giulio-tremonti, governo, irap, Lega, panorama in edicola, pdl, politica, posto fisso, poteri forti, Silvio Berlusconi
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Il ministro dell'Economia, Giulio tremonti
“La verità è che non succederà niente. Ma quale autunno caldo…”.
Nelle 48 ore seguite alla sua dichiarazione sul valore sociale del posto fisso, Giulio Tremonti ha continuato a ripeterlo, smentendo chiunque dipingesse scenari di chissà quali novità politiche armate dal ministro. Oppure contro il ministro. Continua

Tensione da vigilia del congresso del Partito delle Libertà? Può essere. Di fatto, a 24 ore dalla nascita del Pd, è ancora botta e risposta tra Berlusconi e Fini. E stavolta a poche ore dall’inizio del congresso Pdl.
Il premier, Silvio Berlusconi, che questa mattina era a in Campania a inaugurare il termovalorizzatore di Acerra, è ritornato su un suo pallino: l’ ammodernamento dello Stato. Un leit motiv che il Cavaliere ripete spesso: “Ci sono troppe procedure, siamo veramente indietro su tutto, anche il Parlamento…”. Quindi ha ribadito la sua idea, lanciata un paio di settimane or sono, di far votare i capigruppo parlamentari per tutti. Ma stavolta si è lasciato andare (scherzosamente?): “Adesso in Parlamento” i deputati “sono lì con due dita ad approvare tutto il giorno emendamenti di cui non sanno nulla. Quando” ricorda il Cavaliere “ho fatto un paradosso del capogruppo che vota per tutti era per dire che gli altri sono veramente lì non per partecipare, ma per fare numero”.
Parole, che hanno visto la pronta replica del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Che, con tanto di comunicato ufficiale di Montecitorio, ha chiesto al premier “di non irridere il Parlamento”. “La democrazia parlamentare ha procedure e regole precise che devono essere rispettate da tutti” si legge nel comunicato di Fini “in primis dal Capo del Governo. Si possono certo cambiare ma non irridere”.
Concetti chiari e duri, ribaditi anche nel pomeriggio, a voce, in Aula dal numero uno di Montecitorio: “È certamente sbagliato irridere le regole parlamentari e lo dirò cion chiarezza la premier”. Oltretutto: “Non è vero che i deputati sono qui a fare numero e che votano con due dita emandamenti che non conoscono”. La replica di Fini al Cavaliere è, per il presidente della Camera, doverosa “Perché dicendo che i parlamentai fanno numero si rischia di alimentare qualunquismo e sfiducia verso le istituzioni”.
Non è passato molto tempo dalla reazione di Fini che Berlusconi ha voluto precisare le sue parole: “Cado dalle nuvole. Non riesco a capire in quale modo possano essere stati stravolti i miei ragionamenti sulla necessità, da tutti condivisa, di riformare i regolamenti parlamentari. Sanno tutti che la mia posizione non è mai cambiata. Gli emendamenti dovrebbero essere discussi e approvati in Commissione, mentre nell’Aula si dovrebbero effettuare la discussione e il voto finale su ogni legge, come accade in altri Paesi”.
Le scintille tra i due principali leader del nascente Pdl erano andate diradandosi nelle ultime settimane. E i pranzi a Montecitorio sembravano aver aiutato la pacificazione. E invece, a meno di 24 ore dall’apertura del congresso della Fiera di Roma, dove nascerà ufficialmente il Pdl, l’atmosfera si fa tesa.
Rimane comunque l’incontro fissato per oggi pomeriggio tra i due nello studio di Fini a Montecitorio. Un incontro a cui, come sempre, assisterà anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Che dovrà far ricorso a tutta la sua proverbiale arte diplomatica per ripianare la situazione.

Si riparte da zero. Il direttore del Sole 24 Ore, Ferruccio De Bortoli, ha gentilmente declinato l’offerta di andare a sedersi sulla poltrona più alta della Rai. Dopo un fine settimana fitte discussioni, di retroscena e di accordi mancati, Gianni Letta e Dario Franceschini erano arrivati domenica al patto della mimosa, che nell’immaginario politico avrebbe dovuto sostituire, e aggiornare, il patto della crostata (siglato a casa Letta alcuni anni or sono sulle riforme istituzionali).
Ma la mimosa è sfiorita in poche ore. E questa mattina è stato lo stesso direttore del Sole, dopo un colloquio con l’amministratore del gruppo Claudio Calabi, a dire no: “Ringrazio Franceschini e Letta per l’offerta di presiedere la Rai, azienda patrimonio del Paese”. De Bortoli ha confermato che c’era stata una sua disponibilità “si sarebbe trattato di un incarico di grande prestigio per il quale mi ero reso disponibile. Dopo attenta riflessione” conclude il presidente mancato “ho però deciso di restare dove sono: a fare solo il giornalista”.
Nella tempistica prevista per completare il Cda di viale Mazzini domani, l’azionista di riferimento, il ministero dell’Economia, dovrebbe designare l’ottavo consigliere: che salvo sorprese sarebbe Angelo Maria Petroni. Poi in serata è convocata la commissione di Vigilanza Rai proprio per eleggere (sono necessari i 2/3: ecco perché Letta e Franceschini hanno trattato per raggiungere un accordo) il presidente.
Ma sul totonomi è tutto da rifare.
Giuliano Amato nei giorni scorsi ha detto no, perché appena nominato al vertice della Treccani, mentre l’ex direttore di Panorama, Pietro Calabrese, viene considerato dai bene informati di Montecitorio ormai fuori gioco perché legato al vecchio accordo con Walter Veltroni.
E allora si ritorna a parlare della conferma dell’attuale presidente Claudio Petruccioli. Letta e Franceschini, preso atto della rinuncia di De Bortoli, si sono incontrati ancora questa mattina presso la sede del Pd per fare ripartire le trattative.
Il “no, grazie” del direttore del Sole 24Ore rimette in gioco l’intera partita del vertice Rai, ma dal colloquio tra Letta e Franceschini, sembrerebbe emergere la comune volontà di stringere i tempi per riuscire a chiudere la partita domani come impone la tabella dei tempi parlamentari. In serata, però, il governo per bocca di Gianni Letta ha fatto sapere la propria contrarietà alla riconferma di Petruccioli. “Una scelta in contrasto stridente con le parole del presidente del Consiglio” ha commentato il Pd in una nota.”Il no a Petruccioli e le parole di Berlusconi rendono ancora più difficile l’individuazione di un nome condiviso, previsto dalla legge”. Insomma, si torna alle barricate per viale Mazzini.
Tempi che il Cavaliere conosce. E infatti, per agire in fretta, il premier ha aperto all’opposizione. Commentando la rinuncia del direttore del Sole, Silvio Berlusconi ha infatti detto “Per Ferruccio de Bortoli avevamo dato il nostro benestare invece lui ci ha ripensato”. Alla domanda se ci sia già il nome per un nuovo candidato, Berlusconi ha replicato: “No, ce lo devono dare i signori della Sinistra”. Immediata la replica del segretario del Pd Dario Franceschini a Berlusconi: “Pensavo che la legge imponesse la ricerca faticosa di un nome condiviso tra maggioranza e opposizione, richiedendo i due terzi della commissione di Vigilanza per eleggere il presidente della Rai. Se invece Berlusconi intende dire che accetterà qualsiasi nome dall’opposizione, ho molte idee in proposito”. In serata, però, il governo per bocca di Gianni Letta ha fatto sapere la propria contrarietà alla riconferma di Petruccioli. “Una scelta in contrasto stridente con le parole del presidente del Consiglio” ha commentato il Pd in una nota.”Il no a Petruccioli e le parole di Berlusconi rendono ancora più difficile l’individuazione di un nome condiviso, previsto dalla legge”. Insomma, si torna alle barricate per viale Mazzini.
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