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Giappone

Fukushima, personale medico giapponese controlla una donna evacuata dalla cittadina vicino alla centrale nucleare - EPA/ASAHI SHIMBUN JAPAN OUT MANDATORY CREDIT: EPA/ASAHI SHIMBUN
Niente paura: la nube radioattiva causata dall’incidente della centrale nucleare di Fukushima non raggiungerà l’Italia né oggi, né domani, né, probabilmente, mai. Ad assicurarlo è la responsabile dell’Istituto di Radioprotezione dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), Elena Fantuzzi, secondo la quale, anche ammesso, per assurdo, che la nube arrivasse, le conseguenze sulla nostra salute sarebbero pari a zero.
“Non sono io a dire che la nube non arriverà mai, bensì gli stessi colleghi metereologi. Continua

Di fronte al disastro della centrale giapponese di Fukushima, dopo il violentissimo terremoto di venerdì scorso e le esplosioni che continuano a succedersi nei reattori, la discussione sul nucleare esce dai laboratori scientifici e torna a coinvolgere l’opinione pubblica come all’epoca dell’incidente di Chernobyl nel 1986.
Sul tavolo c’è la politica energetica presente e futura, il calcolo dei rischi e dei benefici del nucleare, su cui proprio l’Italia sarà chiamata ad esprimersi per la seconda volta, a 24 anni di distanza dalla prima bocciatura, con il referendum fissato al prossimo 12 giugno. Continua

Guarda la GALLERY: Chi sta con chi al congresso del Pd
Solo un po’ di pazienza. Quanta? Più o meno una cinquantina di anni. Tutti da passare all’opposizione.
Quindi, che sia Dario Franceschini o Pier Luigi Bersani o Ignazio Marino a vincere congresso, primarie e guidare il Pd, la strada ce l’hanno segnata: alla fine del percorso, di circa mezzo secolo, il Pd potrà finalmente governare. Una battuta? Macchè, anzi: è in’estrema sintesi di ciò che Romano Prodi ha detto ieri sera ai microfoni del Tg3. Argomento della conversazione, la storica vittoria dei democratici giapponesi guidati da Yukio Hatoyama (amico di vecchia data del professore bolognese), dopo 54 anni di governo, quasi ininterrotto, dei liberaldemocratici.
A dirla tutta, non è la prima volta che i Democratici si esaltano per un successo altrui, sperando che il “vento nuovo” porti in alto anche loro. Basti ricordare cosa successe con la vittoria di Obama in Usa. Ora, appunto tocca, alla prima volta del Pd nipponico. Che, ormai da due giorni, ha completamente assorbito le attenzioni del Pd italiano: “il successo dei Democratici in Giappone, dopo 54 anni di successi liberali, è un bel segnale, che indica che anche in Italia ci si deve preparare al cambio di maggioranza”, die convinto il segretario del Pd, Dario Franceschini, commentando l’esito del voto in Giappone da Piacenza. “Dopo l’India, dopo gli Usa, anche in Giappone vincono i progressisti, dopo che è scoppiata la crisi”. Non basta: “Anche l’Europa deve trovare un percorso di rinnovamento delle politiche. L’insegnamento che ci viene da quel che è successo in altri continenti è che la riscossa dei riformisti può avvenire solo a partire dai grandi temi economici e sociali, abbandonando conservatorismi e subalternità a ricette altrui”, pensa invece Pier Luigi Bersani.
Ma non basta: a rivendicare con orgoglio il modello italiano, ci pensa Europa, quotidiano democrats: “L’Italia, all’estero, è ancora il paese dell’Ulivo e delle primarie. In Germania si parla di ‘Olivenbaum’, dopo l’esito del voto di domenica in Turingia, in Sassonia e soprattutto nella Saar. In Giappone la vittoria del Partito democratico fa riemergere l’epoca di Romano Prodi, che è indicato come l’antesignano e il modello di Yukio Hatoyana. In Francia, l’università estiva dei socialisti è stata dominata dal dibattito ‘primarie sì-primarie no’, e più che a quelle americane si è fatto riferimento a quelle che incoronarono Prodi. Si direbbe che il centrosinistra italiano continua a fare scuola al di là dei nostri confini. Romano Prodi è interpellato come una sorta di guru che ha il know how per guarire una sinistra in crisi e senza prospettive”.
Già , Prodi. Lui, che in Italia è ormai fuori dai giochi (più interessato a fare il nonno e “l’inviato” Onu in Africa) commenta la vittoria a Tokyo, partendo da lontano, per andare ancora più lontano. Con i giapponesi, racconta al Tg3: “Abbiamo cominciato a lavorare assieme nel ‘96 quando vennero a ispirarsi a quello che chiamavano l’Ulivo italiano”. Il Professore rivela di aver parlato al telefono con il nuovo premier giapponese già domenica: “Gli ho fatto le congratulazioni, lui ha ricordato quando nel ‘98 dopo la caduta del mio governo ci siamo visti. Gli ho detto ‘guarda che non basta vincere le elezioni, bisogna avere un margine tale per durare l’intera legislatura‘. E lui il margine oggi ce l’ha”. Anche per questo Prodi non ha dubbi: il vero insegnamento, secondo l’ex premier, è che “un’opposizione si costruisce con molta pazienza. Hanno lavorato tantissimi anni…”.
E in effetti, prima di riuscire a vincere le elezioni, i democratici giapponesi guidati da Yukio Hatoyama, ci hanno messo “solo” mezzo secolo. Non male come prospettiva. Sempre che il Pd esista ancora.
Nel caso, fra cinquant’anni, quando la battaglia di opposizione sarà finita, qualcuno avvisi il buon vecchio Prodi, l’ultimo dei giapponesi: può essere che il Pd abbia ancora bisogno di lui…
In mezzo ai vari “Gina + Marco”, “Amiche 4ever”, “Forza viola” e simili epitaffi per l’umanità sulle pareti di marmo del Duomo di Firenze, passavano quasi inosservati alcuni ideogrammi giapponesi. Incomprensibili ai più, ma non per i connazionali degli autori, solitamente dotati di senso civico e il dito pronto a scattare sulle macchine fotografiche.
Così, in patria, è scattata la denuncia e la pubblica reprimenda per gli autori dei graffiti, che avevano avuto la sfrontatezza di firmarsi. Tre i casi in pochi giorni, con grande risalto sui due principali quotidiani giapponesi: Asahi e Yomiuri.
Dopo l’ammonimento rivolto a sei studentesse del Gifu City College e la successiva ammissione di colpevolezza da parte di tre ragazzi del Kyoto Sangyo University, a essere colto in flagrante è stato un insegnante trentenne: l’uomo è stato subito rimosso dalla carica di allenatore di baseball della squadra dell’istituto, ma potrebbe essere addirittura licenziato per “vandalismo”.
Nel primo caso, la scritta lasciata dalle cinque studentesse era stata notata da un turista, che l’aveva fotografata e inviata alla scuola chiedendo una scusa pubblica. Prontamente inviata alle autorità fiorentine, che non hanno sporto denuncia. D’altra parte la città è piena di scritte, segno della noia di una scolaresca in gita, di amanti infervorati o di un turista colpito dall’irrefrenabile desiderio di lasciare un segno del proprio passaggio sotto la cupola del Brunelleschi o il campanile di Giotto.
Ma attenzione, cari vandali, perché di fronte a un monumento c’è sempre un giapponese con una digitale al collo…

Controlli, analisi, sequestri: l’allarme diossina nelle mozzarelle di bufala nasce da un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sulle attività della camorra e sullo smaltimento illecito dei rifiuti. Col passare delle ore però sta diventando un caso internazionale, sulla scia delle esportazioni del prodotto famoso nel mondo. Già tre Paesi asiatici infatti hanno bloccato l’importazione del formaggio e i produttori temono un disastro economico. Tanto che per scongiurare la crisi sta scendendo in campo anche la diplomazia. Proprio come è successo esattamente due anni fa con l’emergenza aviaria, quando la psicosi causata dal virus dei polli azzerò l’importazione in Italia degli animali provenienti dall’estremo oriente e convinse molta gente (senza un reale pericolo per la salute) a rinunciare anche a quelli nostrani.
La scorsa settimana i carabinieri del Nas e del Noe di Caserta, su ordine della Dda di Napoli, hanno passato al setaccio un centinaio di allevamenti e hanno prelevato campioni di latte per verificare la presenza di diossina. I caseifici sequestrati in via cautelativa sono stati 66 in quindici giorni. Numeri che vanno confrontati con la consistenza del patrimonio bufalino dell’area Dop, che è di 1.900 allevamenti. L’incidenza dei sequestri sul totale dei produttori di mozzarelle è quindi del 3,5 per cento. Il Consorzio per la tutela della mozzarella di bufala campana dop è corso subito ai ripari, pubblicando sui principali quotidiani un comunicato in cui si garantiva la qualità del formaggio. Ma la notizia intanto aveva fatto il giro del mondo.
Nel fine settimana di Pasqua la Corea del Sud, che ogni anno consuma circa 10 tonnellate di mozzarella di bufala, ne ha proibito l’importazione dopo aver riscontrato tracce di diossina in alcuni campioni analizzati. “Toglieremo il bando in tempi brevi”, ha assicurato un portavoce del ministero dell’Agricoltura, “appena avremo identificato il produttore responsabile della contaminazione e il periodo di produzione”. Mentre la portavoce del commissario Ue all’Ambiente, Stavros Dimas, ha dichiarato di aver avuto notizie dell’eventuale rischio per la salute solo dai giornali, ma di non avere per ora “nessuna prova”.
Anche Taiwan e il Giappone hanno chiuso le frontiere al formaggio campano. La notizia di un blocco totale da parte del governo di Tokio è stata oggi ridimensionata dallo stesso Consorzio di tutela che aveva dato l’allarme. Sembra che il Giappone non abbia azzerato le importazioni, ma soltanto “rallentato” le procedure di trasporto per controlli più attenti sul prodotto. L’export verso il Giappone di mozzarella di bufala nel 2005 ha raggiunto le 329 tonnellate, per un valore commerciale di 2,3 milioni di euro.
Due anni fa il pollo arrosto ebbe il suo paladino in Lamberto Sposini, che contro la psicosi addentò una coscia in diretta al Tg5:
Oggi è il console onorario della Corea del Sud a Napoli, Antonio Spagna Musso, a scendere in campo in difesa della mozzarella: “Ormai i coreani, a differenza dei cinesi che detestano i latticini, la amano ed è perciò che la sospensione delle esportazioni rappresenta un colpo durissimo. In Corea è stato diffusamente adottato un regime alimentare basato sulla dieta mediterranea: pasta, pomodori, mozzarella, falanghina e Greco di Tufo. Io? La mozzarella la mangio, eccome”, ha dichiarato.
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- Tags: ambiente, caldo, Camera, camicia, climatizzatore, cool-biz, cravatta, Eni, Ermete-Realacci, freddo, Giappone, Koizumi, Paolo-Scaroni, risparmio-energetico, Senato
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È uno di quei “bei gesti” che devono partire dall’alto, hanno pensato all’Eni. Se l’input arriva dai colossi economici, le piccole imprese potrebbero dar seguito all’iniziativa. Detto, fatto: la piccola, ma significativa, rivoluzione dell’abito informale in ufficio è stata messa in atto con la campagna Eni si toglie la cravatta: “L’iniziativa, avviata in via sperimentale nelle sedi di Roma e San Donato Milanese, contribuirà ad un uso più razionale dell’aria condizionata, permettendo di alzare la temperatura di 1°C. Le regole - si legge sul sito della società del cane a sei zampe - sono molto semplici: pur mantenendo uno stile appropriato al luogo di lavoro, si potrà optare per un abbigliamento più fresco e leggero (ad esempio evitando giacca e cravatta).”
L’idea è venuta a Paolo Scaroni, l’amministratore delegato, che dopo aver informato i suoi collaboratori ha voluto anche lanciare un referendum interno: “siete favorevoli all’adozione di uno stile di abbigliamento più informale durate l’estate?”. L’esito? Bulgaro: il 90 per cento dei dipendenti ha detto di sì.
Complici la moda e l’afa. Ma, soprattutto, gli esempi che arrivano dall’estero, a cominciare da Spagna (dove un’azienda importante come Acciona ha raccomandato ai suoi 4.000 dipendenti un abbigliamento informale, mentre lo stesso governo di Josè Zapatero ha annunciato di lavorare a un pacchetto di misure di risparmio energetico da proporre a tutti gli spagnoli), Giappone (dove la campagna “cool biz” - gioco di parole tratto da cool e business che significa fare affari sia al fresco che alla moda - è stata lanciata in prima persona dall’allora premier Koizumi che nel 2005 ha inaugurato il nuovo corso per i dipendenti pubblici, costretti a seguire il suo esempio e a presentarsi in ufficio con la camicia hawaiana, un po’ stile Beach Boys) e Cina. Oltre alla nuova, e sempre più diffusa, sensibilità ambientale.
Per l’Eni, l’iniziativa è una delle tante sul fronte dell’impegno per l’efficienza energetica e la sostenibilità , e si basa su dati scientifici: un solo grado in più negli edifici consente di risparmiare circa il 9 per cento di energia elettrica e una proporzione equivalente di Co2. In un palazzo qualsiasi dell’azienda, il risparmio durante il periodo estivo sarà di 217.000 kWh con una diminuzione di Co2 di 126 tonnellate, che è come se 140 dipendenti andassero in ufficio per un anno con i mezzi pubblici, rinunciando all’auto privata. Moltiplicato per le sedi i numeri diventano imponenti. Soprattutto, però, l’iniziativa servirà a sensibilizzare i cittadini sui piccoli cambiamenti quotidiani che ognuno può mettere adottare per cercare di cambiare le cose. Come dire: la salvezza del nostro futuro non è solo nelle mani dei potenti o tra i principi, sostanzialmente disattesi, del Protocollo di Kyoto.
All’appello, per ora, mancano americani e inglesi: loro al massimo si concedono con il “Casual Friday”, il venerdì informale. Anche se, proprio negli Usa, sta prendendo piede l’idea che comodità e relax favorirebbero autostima, creatività e produttività .
Restando entro i confini nazionali, invece, Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera, si augura che la moda dell’Eni “sia seguita anche da altre aziende e dall’amministrazione pubblica, comprese le Aule del Parlamento in modo da poter tenere più bassa l’aria condizionata, riducendo consumi e bollette a carico dei contribuenti” (la cravatta a Montecitorio è “facoltativa”, mentre è obbligatoria a Palazzo Madama, ndr).
Anche perché gli elettori sanno che non è la cravatta il criterio in base al quale stabilire il grado di serietà di parlamentari e istituzioni.
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Si chiama Cool Biz: un’operazione lanciata nell’estate del 2005, dall’allora primo ministro giapponese Koizumi e ora ripresa anche dall’ad di Eni, Paolo Scaroni. Voi siete favorevoli all’adozione di uno stile di abbigliamento più informale durate l’estate?