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Bye bye Roma, turisti giapponesi in fuga. La Brambilla li richiama: “L’Italia vi aspetta”

 Un turista giapponese

Lei almeno, Michela Vittoria Brambilla, neopromossa ministro del Turismo, ha preferito prendere carta e penna per rivolgere un appello ai turisti stranieri, piuttosto che affidarsi, come il predecessore Francesco Rutelli, a un video-messaggio in inglese molto maccheronico (per chi non lo ricordasse o se lo fosse perso, eccolo qui).
Certo, in tempo di crisi globale guai a chi se ne sta a riposare sugli allori, dando per scontato che il Belpaese continuerà ad attrarre frotte di stranieri nonostante tutto. E allora, ecco la lettera aperta - inviata tramite l’Ansa (qui il .pdf) - ai visitatori di tutto il mondo, giapponesi in testa, per ringraziarli dell’apprezzamento fin qui dimostrato per l’Italia, ma anche per invitarli a considerare ancora il nostro Paese una delle mete favorite.
Ricordando che il governo italiano ha da pochi mesi istituito un ministero ad hoc proprio “per promuovere e sviluppare il nostro sistema di accoglienza e ricettività”, Vittoria Brambilla assicura che i viaggiatori che, ogni giorno, arrivano da tutto il mondo “sono accolti come amici dagli italiani. La nostra cultura dell’ospitalità è ben nota: sappiamo bene come fare sentire un turista a casa propria e come dedicargli le massime attenzioni.
Un intervevento divenuto necessario, urgente, dopo aver fatto due conti: i turisti giapponesi in Italia sono sempre meno soprattutto per “i servizi di bassa qualità”. A certificare la fuga dei visitatori nipponici è stato, tramite una corrispondenza da Roma, l’Asahi Shimbun, il secondo quotidiano del Sol Levante con 5 milioni di copie vendute al giorno, che traccia un quadro poco rassicurante sull’Italia, dopo il conto-truffa da 700 euro che una coppia di turisti giapponesi si è vista addebitata per un pasto in un ristorante romano e dopo alcuni “prezzi illegali” nei taxi.
Ma non è finita: la testata dedica addirittura l’apertura all’interesse del Sol Levante per il Belpaese. L’articolo (dal titolo Il turismo in Italia, rapido declino) rileva che i turisti giapponesi diminuiscono velocemente: “Quest’anno si prevede che il flusso si dimezzi rispetto al massimo storico”. Il Belpaese, che ha “più beni turistici e architettonici al mondo e che prima era la meta preferita per chi andava in Europa”, ha registrato nel 2007 solo 1,47 milioni di giapponesi sbarcati negli aeroporti, secondo l’Ente del turismo italiano, un livello lontano dal picco di 2,17 milioni del 1997. Nel 2009, l’Ente stima “un forte decremento a un milione di visitatori”, mentre al momento, i posti europei preferiti dai turisti del Sol Levante sono Francia e Germania, che “hanno superato l’Italia”.

Cosa non funziona nell’attività turistica dello Stivale? Presto detto: i servizi insoddisgacenti, la “maleducazione” degli operatori del settore (troppo propensi a fare i furbi), i prezzi alti (e qui entrano in gioco il supereuro e il caro greggio, con voci addizionali incluse nel biglietto aereo). Anche i giapponesi residenti a Roma, tra i quali diplomatici e dipendenti del ministero degli Esteri, dicono - sempre secondo il quotidiano Asahi, citando un sondaggio - che “gli hotel e i ristoranti hanno servizi scadenti”, non proprio il massimo per un Paese pieno di bellezze culturali e artistiche. C’è il problema delle tariffe “illegali praticate da ristoranti e tassisti”, che non aiutano la formazione del cosiddetto turismo ‘ripetutò, cioè dei visitatori che tornano per approfondire la conoscenza del Paese, riferisce l’associazione dei tour operator giapponesi. Tanto che al forum economico di Davos del 2009, una classifica sulla competitività turistica ha piazzato l’Italia al 28esimo posto, solo tre posizioni più propro rispetto al Giappone, attestatosi al 25esimo. In base allo stesso rapporto, punteggi bassi sono stati assegnati a formazione del personale e, in generale, ai prezzi.

Lamentale da riempire un intero cahier de doléances vengono anche dai tour operators: “Riceviamo decine di segnalazioni al mese di turisti giapponesi, nostri clienti, che dicono di essere stati imbrogliati o derubati. Tra le truffe più frequenti, quelle dei tassisti abusivi, qualcuno è arrivato a farsi pagare oltre 100 euro per la tratta Fiumicino-Roma centro, che normalmente è di circa 40 euro”. A riferirlo è Hiroko, manager di un’agenzia di turismo giapponese a Roma. Hiroko ha anche spiegato che “negli ultimi tre anni le vacanze dei giapponesi a Roma sono diminuite del 50%-60% e del 30% rispetto all’anno scorso. Oggi nei mesi più affollati di turisti, come agosto, i visitatori nipponici arrivano a oltre 4mila”. Cifre “in netta diminuzione” rispetto ai viaggi dei giapponesi nel resto d’Europa. “Tra le lamentele dei nostri clienti” ha aggiunto Hiroko “i prezzi alti in Italia rispetto al Giappone e agli altri Paesi del Vecchio Continente, la disorganizzazione dei servizi, dalla ristorazione alla ferrovie, e la sporcizia di alcune strade”.

Soluzioni? La Brambilla ne propone alcune: per tutelare i diritti di tutti i turisti “per noi hanno la massima priorità”, il Ministero del Turismo ha recentemente dato avvio all’istituzione di una vera e propria commissione di vigilanza, per la quale ha richiesto anche la collaborazione delle associazioni di categoria, con il duplice scopo di verificare che, sempre e in ogni parte di Italia, “siano salvaguardate le necessità degli amici visitatori, sia per quanto riguarda i prezzi e i servizi a loro riservati che per rispondere prontamente alle segnalazioni di non conformità che possano giungere a riguardo dai turisti sia italiani sia stranieri”. A questo proposito il ministro fa esplicito riferimento al caso della coppia di turisti giapponesi che qualche giorno fa si è vista presentare un conto spropositato: “Sono stati presi provvedimenti immediati” e “difficilmente potranno ripresentarsi situazioni analoghe”.

E pensare che, nonostante scontrini fasulli e tariffe, la voglia d’Italia che si respira nel Paese del Sol Levante pare sia rimasta alta: “I giapponesi amano molto l’Italia” ha dichiarato poche settimane fa, appena prima del G8 dell’Aquila, il premier nipponico Taro Aso. Nonostante qualche “incomprensionè il legame e l’interesse verso l’Italia è fortissimo, non solo su fashion e cucina (ricercata più della francese), ma soprattutto su quello culturale, come dimostra la considerazione di cui gode l’Istituto italiano di cultura di Tokyo, voluto, finanziato e realizzato per intero dal Giappone. Parole che confortano anche il parere del presidente di Confturismo-Confcommercio, Bernabò Bocca. “La polemica che in questi giorni sta montando sul presunto abbandono dell’Italia da parte dei turisti giapponesi” commenta “è più una tempesta in un bicchier d’acqua che un reale problema che vede una caduta d’interesse per il nostro Paese. Per giunta mai come quest’anno la competitività turistica del nostro Paese è sotto gli occhi di tutti, con gli alberghi, per esempio, che nei primi 6 mesi fanno segnare, secondo i dati Istat, una diminuzione dei prezzi del 2% e con gli operatori della ristorazione da sempre fiore all’occhiello del turismo italiano”.
Una vacanza in Italia è “un’esperienza che rimarrà per sempre nel solco della vostra memoria” scrive ancora il ministro Brambilla. Si spera non solo per le file interminabili ai musei, per i sei euro per un cono gelato o i 100 per un taxi dall’aeroporto al centro città…

Mamme e ministre contrarie: la scuola Pisacane multietnica di fatto non di nome

La scuola Carlo Pisacane

Makiguchi sì, Makiguchi no. Il pedagogo giapponese, Tsunesaburo Makiguchi appunto, che nei primi anni del novecento rinnovò il sistema educativo, all’epoca molto restrittivo, del suo Paese. Ormai in Italia, perlomeno tra gli insegnanti, lo conoscono tutti. Diventerà di sicuro un simbolo. Perché?

Perché a lui avrebbe dovuto portare il suo nome una scuola elementare di Roma, al centro del quartiere di Tor Pignattara, sostituendo l’attuale intitolazione a Carlo Pisacane, eroe del Risorgimento italiano. Lo aveva annunciato nei giorni scorsi la dirigente scolastica, Nunzia Marciano, pedagoga e autrice di libri sull’educazione infantile, che però oggi ci ha ripensato, senza attendere il parere di rito dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio: “Si è creata una distorsione mediatica sulle scelte decise democraticamente dagli organi collegiali del nostro istituto per questo abbiamo deciso che sospenderemo il processo attivato per il cambio di nome”.
La scuola che dirige, infatti, conta oltre l’85% di iscritti di origine straniera e due anni fa era finita al centro dell’attenzione dei media perché nel presepio le statuine delle donne indossavano il velo, in nome della globalizzazione e del rispetto delle religioni. Sempre in nome della multiculturalità, alla Pisacane ne hanno pensata un’altra: nelle scorse settimane è stata avanzata dal Consiglio di istituto la richiesta di sostituire il nome di Carlo Pisacane con quello del pedagogo giapponese. E le polemiche non sono mancate. “Inaccettabile che una scuola italiana cancelli un simbolo così importante del nostro Risorgimento. Il Ministero si opporrà con tutti gli strumenti che la legge gli riconosce per evitare che la scuola modifichi il nome”, ha dichiarato il ministro dell’istruzione, Maria Stella Gelmini (Pdl). Si è aggiunto al coro il sindaco di Roma, Gianni Alemanno (Pdl): “Mi attiverò anch’io presso le istituzioni competenti per chiedere che il cambiamento non venga autorizzato”. E c’è pure chi, nella bagarre, ha parlato di “razzismo anti-italiano”, come il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni (Pdl).

In aiuto della preside era sceso in campo l’ex ministro dell’Istruzione dell’ultimo governo Prodi, Giuseppe Fioroni (Pd). “L’integrazione non si fa dimenticando il Risorgimento, ma nemmeno riducendo le scuole al collasso. Resta poi qualche altro interrogativo: che fare delle scuole che si chiamano Montessori in America e nel mondo? E delle steineriane in Italia, tra l’altro molto apprezzate anche dal premier visto che le ha scelte per i propri figli?”.
Ma accanto alla questione del nome, assai cara ai politici, rimangono le proteste dei genitori italiani che dalla Pisacane vogliono ritirare i loro figli. L’integrazione, al di là delle etichette, ha davvero funzionato in quella scuola? Secondo il Comitato delle mamme si va verso il fallimento. “Vogliamo capire il motivo per cui la scuola abbia fatto finta di non capire il problema oggettivo portato alla luce dalle mamme sull’equa distribuzione degli alunni e continui ad affermare che una classe con 20 bambini stranieri e un solo italiano rientri nella normalità e sia garanzia di scambio di culture e fonte di arricchimento”, scrivevano in una lettera due settimane fa. Il rischio è che il prossimo anno restino solo i bambini immigrati o le classi monoetniche.

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